L'ANIMA DEL MONDO - Incontri di poesia del Galeter (reading di poesia e musica dal vivo).
sabato 19 giugno 2010 alle ore 21.30, presso il Caffè Galeter di Montichiari (BS) in Via Guerzoni 92h:
L'ANIMA DEL MONDO - Incontri di poesia del Galeter (reading di poesia e musica dal vivo).
musiche di ANGEL GALZERANO
Nato A Montevideo, Uruguay da emigranti italiani. Cantautore, chitarrista , charanguista e compositore di colonne sonore. Dal suo arrivo in Italia ha dato vita a numerosi gruppi di musica d'autore tra cui "Voces de America", "Canto Libre", "Essenza" e "Angel Galzerano trìo" La sua arte si esprime anche nel teatro, componendo musica per diverse opere:
"Que culpa tiene el tomate" di Fabio Maccarinelli, (premio Paolo Grassi 2000, miglior opera prima per la Lombardia) "L'uomo dal fiore in bocca" con l'attrice cantante Livia Castellini "Pampas" di Fabio Maccarinelli. Oltre che per il teatro compone colonne sonore per documentari; ha scritto la musica della collana di video di tradizioni locali "Antichi mestieri bresciani" e per documentari per RAI international e RAI 3.
Attualmente: è chitarrista del ensamble di musica ebraica "SHALOM" di Verona. E' chitarrista e vocalista del "Angel Galzerano trìo" . Collabora con diversi cori locali con i quali esegue l'opera musicale “La misa criolla" del compositore argentino Ariel Ramirez in qualità di charanguista e chitarrista. Da qualche anno opera nell'ambiente scolastico con progetti interculturali, concerti didattici e con l'insegnamento della chitarra.
LABORINTUS: tra patafisica e avanguardia. Omaggio a Edoardo Sanguineti.
di ANDREA GARBIN
RAP... SODIE MIGRANTI. Presentazione e reading di VIOREL BOLDIS.
Viorel Boldis è nato nel 1966 a Oradea, nel nord-ovest della Transilvania. Ha pubblicato la raccolta di poesie "Da solo nella fossa comune" (Gedit Edizioni, 2006). Partecipa a reading e slam di poesia. Nel 2005 ha vinto il concorso Eks&Tra.
TRA MURA DI VENTO. Presentazione e reading di ROSANA CRISPIM DA COSTA.
Rosana Crispim Da Costa è nata a San Paolo del Brasile. Vive da diversi anni in Italia. Premiata al concorso EksTra, ha pubblicato la raccolta di poesie e prosa "Il mio corpo traduce molte lingue" con Fara Editore. Ha collaborato con radio e televisioni private. Nel 2006 l'antologia "Desejo" è stata segnalata al Premio Popoli in Cammino. Prima classificata al concorso Lingua Madre nel 2007. Vincitrice del Premio Nazionale di Poesia Città di Castorano 2009. Da anni è docente di giochi interculturali. Di recente ha iniziato l'attivita di paroliere per diversi musicisti. Ha ideato gli spettacoli "Poesie e suoni oltre i Confini" e "Melting Pot".
Cinzia Pierangelini, " 'A jatta ", GBM edizioni
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| ISBN 9788875600228 pag. 160. € 13.50 |
distribuzione PDE
'A jatta (la gatta) ma chi ormai non comprende i termini di un dialetto siciliano, trasportato in letteratura da Sciascia, Camilleri e non per ultima Agnello Hornby?
E a quest'ultima, alla "Mennulara" farei riferimento nel raccontare le emozioni che 'A jatta ha provocato (ma anche lasciato dentro di me per sempre - come accade solo a pochissimi libri dei tanti che si leggono).
Così, con questo riferimento nulla volendo togliere agli altri autori, se non ché le due donne vanno ben oltre al linguaggio di Sciascia, che tanto ci ha narrato, o di Camilleri, che nei suoi racconti di Montalbano dice una volta per ripetere sempre - ben altro il Camilleri che pochi leggono e ancor meno capiscono (o colgono) da "La concessione del telefono" al "Birraio di Preston".
Ma lasciamo i due autori (ne parlerò in seguito) per rimetterci al corso del linguaggio e del dialetto usato da Hornby come da Pierangelini. In entrambi i casi non è un abuso né un uso per provocare la 'risata' o la 'confusione' al lettore.
Bensì il trasmettere parole (altrimenti intraducibili che il dialetto siciliano ha: un esempio? tumbulata \ schiaffo, ebbene, in tumbulata o timbulata (secondo province) c'è il movimento della mano in tutto il suo lungo andare, creando un movimento d'aria che lo schiaffo (tentativo goffo) non rappresenta.
Dico questo, che ritengo però importante, visto che a volte i critici odierni colgono (sfogliando qualche pagina, un risvolto, o una retrocopertina) soltanto (o per criticare - che critici sarebbero?) la parlata nostra.
Orbene nel linguaggio d'a 'jatta c'è la perfezione nell'uso dei termini (mai eccessivi, e neppure autoreferenti) per raccontarci una vicenda, apparentemente semplice, ma con tale descrizione dei personaggi (tutti) da renderli non vivi, bensì parenti, amici, forse contenuti nel nostro sangue, o desideri, vicende talmente ben orchestrate (non per niente l’Autrice è anche musicista) che non vi sarà possibile non leggerlo tutto d’un fiato.
Potremmo dire che è la storia di Alfredo, che vive con una gatta (condanna e compagna) la propria esistenza quando non ha più voglia neppure di ricordare passato e trascinarsi solo indolentemente sul presente, senza farsi troppo toccare dalle vicende degli amici o del paese o dal pensiero di come potrebbe essere un futuro. Un uomo che appare privo di desideri, che d’improvviso fa un incontro straordinario, (come Totò in un noto film di Pasolini che non vi cito) da brivido e che, di colpo, come un uragano, gli rivoluziona l'esistenza.
O quella di Andrea, della sua modificazione in donna e dell'inizio della sua esperienza sotterrando la vita precedente, crudele, che il lettore scopre in un flashback che si inserisce fra presente e passato, che ritorna prepotente e costante.
Il racconto emoziona e per quanto riguarda (neppure se mi pagate vi narro la storia) Andrea, preferisco citare le parole della stessa autrice:
"La transessualità pretende rispetto, conoscenza soprattutto. Ho voluto provare a immedesimarmi davvero nei problemi di Andrea, la mia dolce transessuale".
Quando apparirà un terzo incomodo, Giorgio un violoncellista, inserendosi con la propria autorità, decisione, certezza, io lettore ho un brivido, come se qualche lacrima volesse venir giù, dinnanzi a una storia reale con qualche contorno di fiaba, ecco che nella storia (pregio estremo dell'Autrice) come d'incanto intervengono altri personaggi, amici di Alfredo che tentano di 'salvarlo' dall’”innamoramento” impreziosendo il racconto di avvenimenti che esistono nella realtà del nostro paese (in questo caso siamo in Sicilia) ma nessuno ce li racconta più, anzi, neppure lo si tenta. Se si esclude a volte fra gli italiani il solo Ammanniti, e il citato in precedenza Roberto Pardini.
Ma la storia non può essere la mia sintesi, per quanto possa tentare di compiere sforzi "inumani" (e rinuncio) non riuscirei mai a dare se non che un'idea minima di quanto sia delizioso (parrebbe quasi un insulto) scoprire, mentre leggi, ciò che non puoi immaginare sia il seguito. Quante volte è capitato negli ultimi 20 o più anni?
Se, in genere, ti annoi subito dopo qualche pagina e non riesci ad andare avanti…
Qui invece mi è accaduto di cercare subito l’ultimo suo romanzo "Un'altra Julia" e la conferma è arrivata. Certamente mi trovo davanti a una delle rare Autrici che posso, senza il minimo dubbio, definire tale. E non è poco.
Beppe Costa
Cinzia Pierangelini
Violinista e docente, vive a Messina. Ha cominciato a scrivere nel 2004. Ha pubblicato: Dall’ultimo leggio, raccolta di racconti, ed. traccediverse - Eraclito e il muro, romanzo ed. GBM - 'A jatta, romanzo ed. GBM - Draghia, ed. Delosbooks, 2008 romanzo fantasy. Il professor Scelestus-romanzo fantasy per ragazzi ed. La penna blu, 2009. Un'altra Julia, romanzo, ed.Historica 2009. Suoi racconti e poesie si trovano nelle antologie. Noir. Quindici passi nel buio; Il mio mare; Libera uscita; Femmine, Concorso di emozioni, Corrispondenze di sensi; Siculiana. La gola. Orizzonte. Una fiaba per Gramos, antologia a scopo benefico ed. Lulu. Il racconto Il piromane vincitore del concorso Writers-Magazine 2007 e il racconto Non c'è musica sono stati pubblicati dalla rivista Writersmagazine. Tutti i colori dei bambini, antologia a scopo benefico ed. Montag
"Anche ora che la luna", il nuovo libro di Beppe Costa
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| ISBN: 88-86203-55-1 € 15.00 |
Beppe Costa, poeta della vita
Nella schiera di tutti gli amici, estimatori, seguaci “innamorati” di Beppe Costa mi pare di essere arrivata quasi per ultima. Per una delle bizzarrie della vita mi è accaduto di conoscerlo da appena un anno e non ho quindi potuto dividere con lui i tempi d’oro della sua stretta e rutilante vicinanza con i grandi “classici” scrittori italiani, della battaglia per fare ottenere la “Bacchelli” ad Anna Maria Ortese, dei suoi scambi con Dario Bellezza…
Di tutto questo fermento ho raccolto solo gli echi, i ricordi che tuttavia mi sono stati raccontati in modo così vibrante da darmi l’impressione che fossero accaduti da poche ore.
E così, caro Beppe, posso dire che in quei tempi “c’ero anch’io”.
Ma il vero motivo di questa vicinanza, e con tutto quello che ha a che fare con te, è un altro. Tu sei un poeta e la poesia, si sa, ci restituisce ogni singolo attimo, mettendolo continuamente a fuoco.
C’è di più. I tuoi versi parlano quasi sempre d’amore, e in apparenza potrebbero suonare ora in contrasto con i tuoi capelli bianchi, seppure fluenti. Se questo contrasto non appare, o appare annullato, è proprio perché è stata la poesia a renderti “folletto” per sempre. E il tuo entusiasmo, la capacità di coinvolgere nello stesso girone lettori e scrittori, il tuo continuo metterti in gioco nella fucina di ininterrotte e nuove invenzioni, davvero non hanno età. Tu non sei solo poeta di parole scritte, ma anche poeta della vita, questo è il punto.
E se, come qualcuno ha scritto, tutti i poeti sono pazzi, evviva la pazzia!
Lia Levi
ESTRATTO:
scrivo, amico mio
scrivo, amico mio
una lettera diversa
una lettera che vorrebbe contenere
tutte le parole che non so usare
quando una vita
appena apparsa va via
e rimango senza fiato
né forze
ed io come tanti finti poeti
che ho invocata la morte
in tanti tristi momenti dell’esser mio solo
mio diverso, mio come se l’uni-verso
fosse l’unica vera luce da raggiungere
Io che non so mai perché
io che non ho fede
io ho tanto amore per la vita
io che, per giorni ho avuta la certezza
di perderla.
Io che sono un caso per la medicina
Io, vorrei essere io
a volare fra le stelle a chiedere perché
un dolore così grande
un dolore quasi osceno
ti viene consegnato
e chiedo a ‘lui’ cui non credo
perché una normale donna madonna
debba avere uno strazio così grande
Mentre la speranza s’apre
e un’altra vita compare
io, malgrado tutto
da pessimo poeta,
non so ancora che ripetere
chiedi alle stelle
noi che alle stelle tanta musica diamo
Che siano essi a guarirci
ad abituarci quanta preziosa sia la vita
non mia, non nostra, ma quella altrui
quella che al primo strillo d’un neonato
ci riempie gli occhi di pianto
Ed io del mio pianto non resta che far dono
anche ora se la luna ci fosse
...è come se la luna andasse
malgrado io la guardi stupito
ancora e stupita anch’essa
per tanta attenzione
Malgrado io la indichi a bambini
d’ogni parte della terra
la terra vergognosa si nasconde
Fumo e polvere e cenere
fanno un mestiere maledetto
e molti di noi vengono interrotti
o turbati nei loro bisogni d’amore
Ma cosa dire loro?
Come far capire che la luna c’è
se non riescono a vederti?
Ricordi le notti bianche?
Ricordi cosa si scriveva tanto tempo fa
ch’io non c’ero
com’era possibile allora
come adesso che con un cielo così bello
possano esserci umani così stupidi*
E come è possibile che gli stessi stupidi
non s’accorgano ch’io scrivo per te
anche ora che guardiamo la stessa luna
e fra poco lo stesso mare?
Se non si comprende
un teorema tanto elementare
come farò ancora a scrivere per gli uni
peggio d’animali affamati di carne e sangue
e per gli altri che d’amore
vedono solo che il nostro stupido corpo
spesso anch’esso stupido e inutile.
Anche ora se la luna ci fosse
e chiedendole tutto questo
so che non potrebbe rispondere
perché stupido umano
e innamorato sono anch’io
ma lei sa di chi...
un abbraccio
un abbraccio fra le tante lune viste
la tua forse è quella giusta
quella che manca
quella che ancora tenta di sorridere
quella che a mezzo viso
quella che forse stanca
anche se in un sorriso
si stacca fra le nuvole
quella che il tempo insiste
anche se poi mi manca
quella che di nascosto
contiene trame ignote
quella che non perdona
quella che accetta il sole
quella che si commuove
quella che ancora piange
quella che non si rassegna
quella dell’abbandono
quella che io ancora sono
rendimi l’anima
a M.
come navigante
d’altri tempi e mari
arrivo tardi alla tua vita
troppo tardi
vita mia
mi ritrovavo perduto
in un alto mare
senza bussola
né memorie
a riportare
per scoprirti nel tuo mondo
silenzioso
dove mani corpi e braccia tese
da dimenticare
dove l’anima
non fa che impallidire
cercando disperante
di sfuggire
ed io ti chiedo
prima di volare
rendimi l’anima
prima di morire
lasciati vivere
e
guidare
oppure
prendimi l’anima
che anch’io con te
possa guarire
o se vai
ti possa accompagnare
anche ora se la luna ci fosse
...è come se la luna andasse
malgrado io la guardi stupito
ancora e stupita anch’essa
per tanta attenzione
Malgrado io la indichi a bambini
d’ogni parte della terra
la terra vergognosa si nasconde
Fumo e polvere e cenere
fanno un mestiere maledetto
e molti di noi vengono interrotti
o turbati nei loro bisogni d’amore
Ma cosa dire loro?
Come far capire che la luna c’è
se non riescono a vederti?
Ricordi le notti bianche?
Ricordi cosa si scriveva tanto tempo fa
ch’io non c’ero
com’era possibile allora
come adesso che con un cielo così bello
possano esserci umani così stupidi*
E come è possibile che gli stessi stupidi
non s’accorgano ch’io scrivo per te
anche ora che guardiamo la stessa luna
e fra poco lo stesso mare?
Se non si comprende
un teorema tanto elementare
come farò ancora a scrivere per gli uni
peggio d’animali affamati di carne e sangue
e per gli altri che d’amore
vedono solo che il nostro stupido corpo
spesso anch’esso stupido e inutile.
Anche ora se la luna ci fosse
e chiedendole tutto questo
so che non potrebbe rispondere
perché stupido umano
e innamorato sono anch’io
ma lei sa di chi...
un abbraccio
un abbraccio fra le tante lune viste
la tua forse è quella giusta
quella che manca
quella che ancora tenta di sorridere
quella che a mezzo viso
quella che forse stanca
anche se in un sorriso
si stacca fra le nuvole
quella che il tempo insiste
anche se poi mi manca
quella che di nascosto
contiene trame ignote
quella che non perdona
quella che accetta il sole
quella che si commuove
quella che ancora piange
quella che non si rassegna
quella dell’abbandono
quella che io ancora sono
rendimi l’anima
a M.
come navigante
d’altri tempi e mari
arrivo tardi alla tua vita
troppo tardi
vita mia
mi ritrovavo perduto
in un alto mare
senza bussola
né memorie
a riportare
per scoprirti nel tuo mondo
silenzioso
dove mani corpi e braccia tese
da dimenticare
dove l’anima
non fa che impallidire
cercando disperante
di sfuggire
ed io ti chiedo
prima di volare
rendimi l’anima
prima di morire
lasciati vivere
e
guidare
oppure
prendimi l’anima
che anch’io con te
possa guarire
o se vai
ti possa accompagnare
Serata conclusiva alla Pellicanolibri con gli incontri “Poeti Dallo Spazio”, di Stefania Del Ferraro
La poesia in tutte le sue sfumature è stata la protagonista della serata organizzata a Roma il 22 maggio scorso, presso Pellicanolibri, nell’ambito degli incontri poetico musicali con i “Poeti Dallo Spazio”, a cura di Fabio Barcellandi.
Gli incontri vengono promossi da gennaio 2009 insieme al poeta Beppe Costa per proporre occasioni di dialogo tra poeti, pittori, musicisti, cantanti e attori “provenienti da ogni parte dell’universo, per dare concretezza materica a una poesia che si vuole fatica” e, come ha sottolineato lo stesso Costa, che ha moderato la serata, per permettere agli “artisti che vengono da lontano di incontrarsi e di amarsi” attraverso i versi della poesia.
Tra i protagonisti che si sono succeduti alla lettura di alcuni dei propri brani poetici, accompagnati dalle musiche di Fabio Mariani e Roberto Pardini: Fabio Barcellandi, Virginia Foderaro, Caterina Intelisano, Marcella Testa.
È toccato al promotore dell’iniziativa, Fabio Barcellandi, classe 1968, spiegare il senso di un’altra iniziativa, “La scrittura creativa di Opposto”, in procinto di diventare casa editrice. “Il progetto – ha esordito – ci insegna che la rete non sempre è qualcosa di negativo, ma può diventare positiva quando da virtuale si trasforma in incontro concreto e conoscenza reale. E, in effetti, con la nascita della casa editrice, La Scrittura Creativa di Opposto da eventuale sta per diventare testo con l’unico fine di creare altra poesia perché – ha sottolineato – noi, di poesia, ne vogliamo sempre di più. Siamo qui per scambiarci la poesia e le parole, e per trovare, nello scambio, altra poesia e altre parole”.
E sono versi tutti intrisi di contrasti e opposizioni quelli proposti da Barcellandi: sullo sfondo di tematiche profondamente intimiste, il poeta crea un gioco fondato sul confronto diretto tra vita e sogno, esistenza e mera sopravvivenza, illusione e realtà.
Uno sguardo protesto verso gli altri e su ciò che gli altri rappresentano per l’io è quello che è emerso invece dai versi letti da Caterina Intelisano, che ha offerto al pubblico poesie scandite da sensazioni, immaginari istantanei e concreti, attraverso la messa in scena dei binomi solitudine/falsità, morte/amore/vita, dei contrasti forza/fragilità, altri/io, verità/falsità, e l’uso delle immagini della notte e della luna, introducendo spesso il tema dell’artista il cui destino è quello di “dare l’anima e non sembrare triste”.
Una poesia ricca di immagini e di similitudini, dunque, ricorrenti e caratterizzanti in particolare i versi letti da Marcella Testa che nella vita fa l’insegnante e che, proprio in quanto tale, ha tenuto a ricordare la diffidenza che percepisce oggigiorno nei confronti della poesia, contro la quale, ha detto, occorre lottare: solo la passione infatti può fare entrare l’arte poetica nelle scuole.
I temi dell’amore, del sogno e del dolore tornano ancora nei versi di poesie e dei racconti, curatrice della collana di narrativa e poesia “Quinto colore”, edita da Opposto.net, e di Mariaelisa Giocondo, che nonostante i suoi diciannove anni ha presentato al pubblico versi potenti e profondi.
Ha concluso la serata lo scrittore Silvano Agosti, ospite d’eccezione, che ha passato in rassegna, con la sua solita vena irriverente, alcuni dei versi che hanno caratterizzato il proprio percorso poetico. Agosti ha presentato i temi dell’amore, delle donne, della morte, della presunzione umana e dell’innamoramento.
In una serata nata all’insegna della scoperta degli altri e dell’incontro, il poeta non ha potuto non leggere un bellissimo componimento scritto da una sua scoperta letteraria.
Agosti, in particolare ha ricordato “il coraggio della poesia che si scontra con un’indifferenza generale e diffusa”. “Esiste un passaggio troppo forte – ha spiegato – dalla mediocrità del quotidiano al sublime della poetica”. “È proprio questo – ha chiosato – che causa un fatale, inesorabile disinteresse”.
stefania del ferraro
da Lettura Blog
EDOARDO SANGUINETI E' MORTO
Aveva 79 anni. È morto stamattina a Genova, sua città natale, il poeta e scrittore Edoardo Sanguineti. Nato il 9 dicembre del 1930, fu un esponente di punta della neoavanguardia e del «Gruppo ’63».
Uomo e intellettuale "impegnato", Sanguineti era docente di letteratura italiana all’Università di Genova.
fonte: Rainews24. Ricordiamolo leggendolo: Siamo tutti politici (e animali) Siamo tutti politici (e animali): premesso questo, posso dirti che odio i politici odiosi: (e ti risparmio anche soltanto un parco abbozzo di [catalogo esemplificativo e ragionato): (puoi sceglierti da te cognomi e nomi, e sparare nel mucchio): (e sceglierti i perché, caso per caso) ma, per semplificare, ti aggiungo che, se è vero che, per me (come dico e ridico) è politica tutto, a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: (e questo mi definisce, sempre per me, i politici odiosi, e il mio perché: amo, così, quella grande [politica che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane (come ciao, pane, fica, grazie mille): (come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi, spraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva): (e poi, lo so che non si dice, ma, alla fine, mi sono odiosi e uomini e animali p.s.: da Postkarten Ho insegnato ai miei figli che mio padre è stato un uomo straordinario: (potranno raccontarlo, così, a qualcuno, volendo, nel tempo): e poi, che tutti gli uomini sono straordinari: e che di un uomo sopravvivono, non so, ma dieci frasi, forse (mettendo tutto insieme: i tic, i detti memorabili, i lapsus): e questi sono i casi fortunati.
ho la pelle, il corpo che crolla,
il polso, il cuore, cessa e riflette,
solo poco tempo fa, la stanza bianca
il pallore, la paura, firmando ciò che dovevo
sorridendo al prete, stringevo figli.
mi sono svegliato
tutto oggi torna in un secondo
in mente, e come rivederti
d'improvviso tanti anni fa, sui treni,
ospiti, unici con Loi a giocare di poesia
fra scuole, binari e qualche 'geloso'.
Io delle tue risposte, altri del tuo successo,
come di successo può gioire un poeta.
come oggi a risentirti, per scoprirti ancora,
stringendo polsi e mentre sembra morire
l'informazione la poesia rinasce,
ancora rinasce
e fa rivoluzione unica possibile
inarrestabile.
BEPPE COSTA INCONTRI: SILVANO AGOSTI E I POETI DALLO SPAZIO
Venerdì 21 maggio, incontro con SILVANO AGOSTI che presenterà il suo ultimo romanzo: "Il Ritorno di Pinocchio", edizioni Salani, alle ore 21.00 presso Pellicanolibri (Via Gattico 3, 00166 Roma), nell'ambito degli incontri tenuti da Beppe Costa.
Musiche di Fabio Mariani e Roberto Pardini.
IL LIBRO
Una città, una bambina, una notte. Alla finestra bussa un bambino, chiede di entrare e dice di essere Pinocchio... E' l'inizio di un'altra storia. Un'avventura speciale di incontri, di scoperte, di amicizie per le strade della città e della vita.
Il ritorno di Pinocchio celebra la scoperta del mondo con occhi infantili, ribelli alle convenzioni della soceità e della cultura. Un viaggio notturno e visionario con lo sguardo del bambino che è in tutti noi, il distillato di tutti i temi più cari a Silvano Agosti.
UN BRANO
"La bambina si siede sul letto.
«Ma tu chi sei?»
«Anche se sembro un bambino qualsiasi, io sono Pinocchio. Come c’è scritto nel libro ora sono un bambino, non sono più un burattino. La mia storia non è finita, anzi, si può dire che proprio di lì è cominciata. Devi sapere che quando sono diventato un bambino vero... È successo alcuni anni fa... Giusto?»
Pinocchio siede sul letto accanto alla bambina.
«Hai fame? Hai sete? Posso chiamarti Pinocchio o hai cambiato nome?»
«Chiamami pure Pinocchio» risponde Pinocchio con un sorriso."
L'AUTORE
Data e luogo di nascita: 23 Marzo 1938, Brescia, Italia
Si diploma all’Istituto Magistrale e parte giovanissimo per Londra. Vuole vedere la casa dove nato Charlie Chaplin e in seguito scoprire il mondo. Vive in Inghilterra, in Francia, in Germania svolgendo i lavori più umili e infine parte a piedi, come un pellegrino medioevale per visitare tutto il Medio Oriente e l’Africa del nord.
Si iscrive nel 1960 al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si diploma nel 1962, vincendo con il cortometraggio La veglia il ciack d’oro che gli viene consegnato dal Presidente della Repubblica. A Mosca, nel 1963, si specializza sull’opera di Ejzenstejn.
Dopo aver lavorato con Marco Bellocchio alla sceneggiatura, i dialoghi, il montaggio de "I pugni in tasca", nel 1967 esordisce col lungometraggio con "Il giardino delle delizie". Fortemente censurato in Italia e invitato all’esposizione universale di Montreal. Nel 1975 dirige "Matti da slegare" con Marco Bellocchio, Sandro Petraglia e Stefano Rulli.
Dal 1976 al 1978 è docente di montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia. Il suo cinema Azzurro Scipioni, nel quartiere Prati, diviene un punto di riferimento per i film d’arte e per quello impegnato. Nel 1983 termina "D’amore si vive", personalissima ricerca sulla sensualità e i sentimenti in una Parma tutta speciale.
Intorno agli anni 80 inizia la sua attività letteraria che produrrà romanzi come "l’UOMO PROIETTILE" (candidato al Premio Strega) "UOVA DI GAROFANO", "LA RAGION PURA", "IL SEMPLICE OBLIO" , "LETTERE DALLA KIRGHISIA.
Vive, gioca e lavora a Roma.
* * *
Sabato 22 maggio alle ore 21, proseguono gli incontri poetico musicali con i "Poeti Dallo Spazio" a cura di Fabio Barcellandi, presso la Pellicanolibri di Roma con FABIO BARCELLANDI, CATERINA INTELISANO, MARCELLA TESTA, ospite d'eccezione: SILVANO AGOSTI.
I POETI DALLO SPAZIO
Fabio Barcellandi (Brescia, 1968) ha pubblicato un corpus di nove poesie nell'antologia “Il Mercante d'Inchiostro” edita da Farnedi Edizioni, un ulteriore corpus di sette poesie nell'antologia “Florilegio” edita da Lisi Editore e la silloge “Parole Alate”, poesie ispirate dall'omonima canzone di Meg, edita da Cicorivolta Edizioni.
Attivo anche nella narrativa, suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste Macworld e Writers Magazine Italia, con la quale collabora; coopera anche con il sito di scrittura creativa Opposto.net, che si occupa di creatività, narrativa, racconti e poesia, e con Tellusfolio.it, il giornale telematico dedicato ad argomenti di attualità e cultura.
Vincitore del premio Solaris edizione 2008 delle Edizioni Montag, pubblica la silloge "Nero, l'inchiostro - che tu chiami parole".
Da gennaio 2009 organizza insieme al poeta Beppe Costa i "Poeti Dallo Spazio": occasioni d'incontro di poeti, pittori, musicisti, cantanti e attori provenienti da ogni parte dell'universo, per dare concretezza materica a una poesia che si vuole fàtica!
A giugno 2009 quattro sue poesie inedite sono state inserite in “Quinto Colore”, AA.VV., Editrice M.C.Editing, la prima Antologia de "La Scrittura Creativa di Opposto".
Prix Teranova 2009 per la poesia.
Suoi aforisimi sono presenti nell'agendina 2010 de "La Scrittura Creativa di Opposto": "365 piccoli giorni", pubblicata a dicembre 2009. Un suo racconto sarà pubblicato nel mese di giugno 2010 in "Quinto Colore racconta l'Italia", la seconda Antologia de "La Scrittura Creativa di Opposto".
E ora che "La scrittura creativa di Opposto" diventa casa editrice (maggio 2010), è stato chiamato a far parte del comitato editoriale e a essere il curatore della collana di poesia alterativa "I Nei".
Caterina Intelisano, dopo il diploma conseguito alla scuola di recitazione “Umberto Spadaro” del Teatro Stabile di Catania, sua città natale, ha lavorato in teatro come attrice e aiuto-regista, collaborando con Turi Ferro, Lamberto Puggelli, Giuseppe Di Martino, Augusto Zucchi e altri. Ha recitato in cinema con Franco Zeffirelli, ha partecipato a varie fiction TV, ha scritto e interpretato racconti e programmi radiofonici, ha anche collaborato a molti programmi televisivi in qualità di programmista regista, autrice, consulente. È anche speaker e doppiatrice.
Scrive “poesie?” da quasi tutta la vita e dal 2007 le pubblica sul suo blog nella comunità virtuale “Myspace”. Non partecipa quasi mai a concorsi letterari perché “Vai a capire quali non sono truccati” e non crede che pubblicherà mai su carta stampata, perché pensa che attraverso il web si arrivi prima a essere letti e a toccare il cuore, che è il suo obiettivo. Si riserva di cambiare idea, naturalmente, qualora un editore trovasse la sua scrittura interessante e originale, al punto da accollarsi tutte le spese di pubblicazione.
Marcella Testa è nata a Castellamare di Stabia nel 1972 e risiede a Scafati, dove insegna materie letterarie presso il liceo scientifico “R. Caccioppoli”.
Suoi racconti e poesie sono presenti in antologie edite da Montag, Perrone, Cicorivolta, Farnedi, Edizioni Progetto Cultura e sul Writers Magazine Italia. Il nuovo egocentrismo ha vinto la decima edizione del Premio WMI. Nel 2009 un suo racconto è risultato vincitore nella IV edizione del Premio Letterario Logos indetto dalla Perrone Editore. Nello stesso anno è uscita la sua prima silloge Come una nebulosa, ed. Montag.
Musiche di Fabio Mariani e Roberto Pardini.
Musiche di Fabio Mariani e Roberto Pardini.
IL LIBRO
Una città, una bambina, una notte. Alla finestra bussa un bambino, chiede di entrare e dice di essere Pinocchio... E' l'inizio di un'altra storia. Un'avventura speciale di incontri, di scoperte, di amicizie per le strade della città e della vita.
Il ritorno di Pinocchio celebra la scoperta del mondo con occhi infantili, ribelli alle convenzioni della soceità e della cultura. Un viaggio notturno e visionario con lo sguardo del bambino che è in tutti noi, il distillato di tutti i temi più cari a Silvano Agosti.
UN BRANO
"La bambina si siede sul letto.
«Ma tu chi sei?»
«Anche se sembro un bambino qualsiasi, io sono Pinocchio. Come c’è scritto nel libro ora sono un bambino, non sono più un burattino. La mia storia non è finita, anzi, si può dire che proprio di lì è cominciata. Devi sapere che quando sono diventato un bambino vero... È successo alcuni anni fa... Giusto?»
Pinocchio siede sul letto accanto alla bambina.
«Hai fame? Hai sete? Posso chiamarti Pinocchio o hai cambiato nome?»
«Chiamami pure Pinocchio» risponde Pinocchio con un sorriso."
L'AUTORE
Data e luogo di nascita: 23 Marzo 1938, Brescia, Italia
Si diploma all’Istituto Magistrale e parte giovanissimo per Londra. Vuole vedere la casa dove nato Charlie Chaplin e in seguito scoprire il mondo. Vive in Inghilterra, in Francia, in Germania svolgendo i lavori più umili e infine parte a piedi, come un pellegrino medioevale per visitare tutto il Medio Oriente e l’Africa del nord.
Si iscrive nel 1960 al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si diploma nel 1962, vincendo con il cortometraggio La veglia il ciack d’oro che gli viene consegnato dal Presidente della Repubblica. A Mosca, nel 1963, si specializza sull’opera di Ejzenstejn.
Dopo aver lavorato con Marco Bellocchio alla sceneggiatura, i dialoghi, il montaggio de "I pugni in tasca", nel 1967 esordisce col lungometraggio con "Il giardino delle delizie". Fortemente censurato in Italia e invitato all’esposizione universale di Montreal. Nel 1975 dirige "Matti da slegare" con Marco Bellocchio, Sandro Petraglia e Stefano Rulli.
Dal 1976 al 1978 è docente di montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia. Il suo cinema Azzurro Scipioni, nel quartiere Prati, diviene un punto di riferimento per i film d’arte e per quello impegnato. Nel 1983 termina "D’amore si vive", personalissima ricerca sulla sensualità e i sentimenti in una Parma tutta speciale.
Intorno agli anni 80 inizia la sua attività letteraria che produrrà romanzi come "l’UOMO PROIETTILE" (candidato al Premio Strega) "UOVA DI GAROFANO", "LA RAGION PURA", "IL SEMPLICE OBLIO" , "LETTERE DALLA KIRGHISIA.
Vive, gioca e lavora a Roma.
* * *
Sabato 22 maggio alle ore 21, proseguono gli incontri poetico musicali con i "Poeti Dallo Spazio" a cura di Fabio Barcellandi, presso la Pellicanolibri di Roma con FABIO BARCELLANDI, CATERINA INTELISANO, MARCELLA TESTA, ospite d'eccezione: SILVANO AGOSTI.
I POETI DALLO SPAZIO
Fabio Barcellandi (Brescia, 1968) ha pubblicato un corpus di nove poesie nell'antologia “Il Mercante d'Inchiostro” edita da Farnedi Edizioni, un ulteriore corpus di sette poesie nell'antologia “Florilegio” edita da Lisi Editore e la silloge “Parole Alate”, poesie ispirate dall'omonima canzone di Meg, edita da Cicorivolta Edizioni.
Attivo anche nella narrativa, suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste Macworld e Writers Magazine Italia, con la quale collabora; coopera anche con il sito di scrittura creativa Opposto.net, che si occupa di creatività, narrativa, racconti e poesia, e con Tellusfolio.it, il giornale telematico dedicato ad argomenti di attualità e cultura.
Vincitore del premio Solaris edizione 2008 delle Edizioni Montag, pubblica la silloge "Nero, l'inchiostro - che tu chiami parole".
Da gennaio 2009 organizza insieme al poeta Beppe Costa i "Poeti Dallo Spazio": occasioni d'incontro di poeti, pittori, musicisti, cantanti e attori provenienti da ogni parte dell'universo, per dare concretezza materica a una poesia che si vuole fàtica!
A giugno 2009 quattro sue poesie inedite sono state inserite in “Quinto Colore”, AA.VV., Editrice M.C.Editing, la prima Antologia de "La Scrittura Creativa di Opposto".
Prix Teranova 2009 per la poesia.
Suoi aforisimi sono presenti nell'agendina 2010 de "La Scrittura Creativa di Opposto": "365 piccoli giorni", pubblicata a dicembre 2009. Un suo racconto sarà pubblicato nel mese di giugno 2010 in "Quinto Colore racconta l'Italia", la seconda Antologia de "La Scrittura Creativa di Opposto".
E ora che "La scrittura creativa di Opposto" diventa casa editrice (maggio 2010), è stato chiamato a far parte del comitato editoriale e a essere il curatore della collana di poesia alterativa "I Nei".
Caterina Intelisano, dopo il diploma conseguito alla scuola di recitazione “Umberto Spadaro” del Teatro Stabile di Catania, sua città natale, ha lavorato in teatro come attrice e aiuto-regista, collaborando con Turi Ferro, Lamberto Puggelli, Giuseppe Di Martino, Augusto Zucchi e altri. Ha recitato in cinema con Franco Zeffirelli, ha partecipato a varie fiction TV, ha scritto e interpretato racconti e programmi radiofonici, ha anche collaborato a molti programmi televisivi in qualità di programmista regista, autrice, consulente. È anche speaker e doppiatrice.
Scrive “poesie?” da quasi tutta la vita e dal 2007 le pubblica sul suo blog nella comunità virtuale “Myspace”. Non partecipa quasi mai a concorsi letterari perché “Vai a capire quali non sono truccati” e non crede che pubblicherà mai su carta stampata, perché pensa che attraverso il web si arrivi prima a essere letti e a toccare il cuore, che è il suo obiettivo. Si riserva di cambiare idea, naturalmente, qualora un editore trovasse la sua scrittura interessante e originale, al punto da accollarsi tutte le spese di pubblicazione.
Marcella Testa è nata a Castellamare di Stabia nel 1972 e risiede a Scafati, dove insegna materie letterarie presso il liceo scientifico “R. Caccioppoli”.
Suoi racconti e poesie sono presenti in antologie edite da Montag, Perrone, Cicorivolta, Farnedi, Edizioni Progetto Cultura e sul Writers Magazine Italia. Il nuovo egocentrismo ha vinto la decima edizione del Premio WMI. Nel 2009 un suo racconto è risultato vincitore nella IV edizione del Premio Letterario Logos indetto dalla Perrone Editore. Nello stesso anno è uscita la sua prima silloge Come una nebulosa, ed. Montag.
Musiche di Fabio Mariani e Roberto Pardini.
COME TI RICICLO L’EX [SALONE DEL LIBRO] presentazione di "Virus 71" di Chiara Daino
15 maggio 2010
Salone Internazionale Del Libro, Torino
Ore 17
presentazione di
"Virus 71"
di Chiara Daino
prefazione di Tommaso Ottonieri
Aìsara Edizioni
Padiglione 2 - 3
Stand M64
Stand P22-Q21

dalla prefazione di Tommaso Ottonieri:
Salone Internazionale Del Libro, Torino
Ore 17
presentazione di
"Virus 71"
di Chiara Daino
prefazione di Tommaso Ottonieri
Aìsara Edizioni
Padiglione 2 - 3
Stand M64
Stand P22-Q21

dalla prefazione di Tommaso Ottonieri:
«Una bocca che si offre, dalla bocca alla faringe, come macchina da guerra. Risonante cassa, macchina di risonanza. Nella pronunzia frontale. Rullo compressore del verbo, e parole a rincorrersi nel peso ferreo d'una velocità multiversa (lingua che scorre a multiple velocità salendo la corrente delle salive i suoi sali secreti); ingranaggio di sillabe in furia nel moto della deglutizione. È questa la fortezza verbale (irta purezza virale) di Daino, il velluto rovente ruvido di Daino, poesia armata contro se stessa (contro contro ogni inganno che il decoro della parola è in grado di operare) - anti/poesia in purezza strappata coi denti brano a brano, a bruciare il suo tempo: e centimetro su centimetro a conquistare spazi, a saturare ogni spazio, costi quel che costi, in cumuli d'anniluce. E se il costo è monta di marea se è il magma che travolge il discorso (fattosi carico del coacervo dei discorsi) nel diramarsi metastatico dei sensi del Senso, se è ribollìo se è lava che trascina le ispide arborescenze dal dire disseminate lungo i pendìi, allora significa che qui è l'unico costo possibile, o forse anzi, che è il costo necessario. […] Nella purità virale, che è solamente sua, l'Arco di Daino resta solo a popolare il linguaggio in numerose parti, quando le pareti crollano e l'alter, il maschio (per antonomasia, settantuno: l'ommemmerda delle carte della cabbalà sudista), si squaglia flaccido senza più frecce nel pallore d'un ultimo fuoco irredimibilmente affetto; e si sgonfia sconcertato in un talamo di accenti aguzzi come spine. E lei diretta e sola, nel centro aperto della scena, come un'armata che si sia data il compito (effetto Matrix) d'affrontare il deserto delle tenebre, per illuminarlo della lucentezza delle sue corazze di titanio, delle sue spade da jedi reduce da un pianeta esploso. E metallo allora come làmina vibrante, teso Arco a rimandare onde sensibili di Suono; una carne flessibile di schegge, ad ammassarsi in velocità di luce, strato su strato per erigere un muro elastico di Suono, un vibrare acuminato di cristalli, in tensione sull'assordante frastuono del Nulla.
(Poesia, a rigori, incommentabile (almeno da fuori) questa di Chiara, perché diritta/diretta – come lama, tagliente lama tempestata di pietre - estroflessa autoanalitica testimoniale provvista di corazze d'impossibile autocommento…)
Mastica-e-sputa, non potrà che essere (anoressia pantagruelica) il suggello di questa cannibalesca difesa dall'universo svuotamento. – Che è poi nulla di meno che desertificazione definitiva della Carne.- In elfica leggerezza di Daino, è il colpo estremo di glottide, tirato per non lasciarsi soffocare dalla monta irreversibile del male: quel che pure bisogna risalire (sa bene Daino) per ritrovare, contaminati e incorrotti, il bandolo d'una qualsiasi salvazione. – Salvazione nella vita del linguaggio; salvazione del medesimo linguaggio, da assimilare tutto intero e molteplicemente in ogni piega, per via di discipline estreme tutte ancora e sempre da inventare […]».
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