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Alessandra Trevisan: Le spalle al mare
Ciò che l'Isola dice, capriccio sul mal di Sardegna di Cristina Annino e Ugo Magnanti
Quei rami le nascondono un respiro
in più di demonietti, penso così, per tutti
gli alberi dell’isola, quelli che il continuo
mutamento, frementi li suppone,
e alti, agli occhi suoi che sono d’appetito:
squadriamola dai piè fin su alla testa.
Invece lui si è fatto i tendini, si è
fatto i muscoli, si fa ciclista,
a volte, ed è essenziale come nulla,
è più occasioni, o mito (ci scherza),
o albero, o fessura, o non è cosa,
bensì solo un terrestre, un pezzo d’isola.
Ciclista essenziale
Intanto che l’afa d’estate mi
incorona, nella stasi di ovunque,
preso per la spoglia, ^non è che piano
piano con la polvere addosso mi ci
debba dire un’orazione? Accostato
a lei sarebbe meglio, sentirei
il doppio, e di tutto, allora mi avvicino,
perché se la landa non è cieca
e non si espande, chi mai la vuole?
Una bruxa
su da questi sassi. Dicendo
“che libidine”; io fracasso
le mie vie coi picchi. Volo, al centesimo
d’ora, vivo senza preghiere abbeverando
pozzi sacri, sempre sopra la stuoia
d’ossessive fragranze dei rami di
piante spalancate sull’acqua viola.
Cristina Annino (1941-2022) una delle più note poetesse italiane. Fra le pubblicazioni più note Magnificat. Poesie 1969-2009 (PuntoaCapo, 2010), Anatomie in fuga (Donzelli, 2016), Le perle di Loch Ness (Arcipelago Itaca, 2019). Presente in antologie, fra le quali Il pensiero dominante, poesia italiana 1970-2000, (Garzanti, 2001), e Antologia di poeti contemporanei - Tradizioni e innovazione in Italia, (Mursia, 2016
Ugo Magnanti ha pubblicato diverse
opere di poesia, tra le quali, più recentemente, l’auto antologia Il nome che
ti manca (peQuod, 2019), il poemetto in ‘stanze’ L’edificio fermo, (FusibiliaLibri,
2015), e la plaquette Ciclocentauri, con tavole di Gian Ruggero Manzoni
(FusibiliaLibri, 2017). Fra le tante presenze a manifestazioni di poesia, nel
2012 ha partecipato al 49° “Festival internazionale degli scrittori di Belgrado.
Fausto Ciotti compositore e polistrumentista, ha realizzato
numerosi album discografici come autore, arrangiatore ed esecutore, tra gli
altri: Fàghth Note, Passages, Goes thè Mind, Spagna e Italia nel XIX Secolo,
abbracciando generi dalla musica classica al jazz alla world music. Da quasi quaranta
anni svolge la sua attività concertistica in Italia e all’estero. Ha partecipato
alla realizzazione di diversi programmi radiofonici e televisivi della RAI e di
altre emittenti radiotelevisive nazionali.
Terra è casa, poesie contro la guerra
Lucianna Argentino: In canto a te
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| durante una manifestazione a Roccagorga |
Già dal titolo appare ben chiaro che l’Autrice trova quel che nell’adolescenza aveva - come tanti - cercato.
Un cantico
di ciò cui i poeti spesso scrivono, in questi tempi forse con molto timore e
timidezza. Riesce con questo libro a donare a un lui, a un noi e,
certamente a se stessa, qualcosa smarrita nella forse stupida corsa di una
qualche realizzazione. Questa parola ormai divenuta quasi oscena è la continua
ricerca del senso pieno del vivere che noi - e neanche Lei fa, né intendo farlo
io - citiamo.
La certezza è che qualche volta, poche per la
verità oggi, questo nuovo libro di Lucianna Argentino (fra le più note poetesse
italiane), In canto a te, ci svela quel
che in realtà cerchiamo, in una età che ci trova troppo spesso impreparati.
Lascio al lettore la splendida nota critica di Gabriella Musetti che introduce
il libro.
alcune delle poesie contenute nel libro
Io sono l’agnello
e lui la lama cui offro il collo
il coltello per il sacrificio
a un dio che dimora nel mio ventre.
***
Perdonami
per non aver compreso allora
quanto profondo fosse l’amore
questo che ha attraversato
primavere renitenti e inverni caparbi
e approda ora alla nostra estate piena
con lo stesso volto
gli occhi arrossati dal rimpianto
le mani giunte in preghiera
per la grazia del qui e ora
noi liberi dal per sempre
ché eterno sarà l’essere stati.
***
Nell’assenza compresi quanta vita ci vuole
per capire il come e il cosa dell’amore,
ma quanti i battiti perduti, quanto il calore disperso.
L’imparai sottraendomi alla verità.
Riemerse poi. Lui lontano –
un nome reticente sulla punta della lingua.
Io nello spavento, nella teoria
fui giuda di me stessa allora
che non sapevo come può stare
nel nome di un’ombra
tutta la luce che lui ora riporta alla mia riva.
***
C’è voluto tutto il tempo e una gelosa cura
perché il giorno in lui trovasse la sua voce
e una grazia acerba lo battezzasse col suo vero nome
vero sì, ma distante ancora.
Ancora nell’avvenire, ancora dove lo vorrei
pelle del mio abisso e di sconfinati dubbi pregarlo:
toccami, ricreami l’anima con le tue mani,
il corpo con il tuo sguardo; rendimi il tuo genitivo
di pertinenza, cambiami la desinenza.
***
dalla seconda parte
[…I due vagavano attoniti nel vuoto d’anni di cui erano gli
[estremi,
priva di guida la memoria andava a caso
e lei smarrita girava attorno a quella clausola
che poi, di tanto in tanto, le concedeva tregua.]…
***
[…Lui rifiatava, tornava a galla da una lunga apnea,
lo vedeva lei l’abbandono ricco in cui lui si riconquistava
e non le importava il prima. Chiuso il catalogo delle loro
[assenze,
riscritta la scacchiera. Mi hai salvato, le confessò
conquistato da quella bellezza, lei tacque in dubbio
su cosa davvero fosse salvezza.]…
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| Samuele Editore - 2019 ISBN 978-88-94944-13-6, p. 96, € 12.00 |







