lunedì 20 novembre 2017

Bruno Petretto o la felicità del vivere: Molineddu

Bruno Petretto o la felicità del vivere
Ingresso Teatro civico di Sassari, sabato 21 ottobre in occasione del Festival Internazionale di poesia.

 Barba e capelli incrociano gli sguardi, un secondo di incertezza e:
-Sei Bruno?- -Sei Beppe?- in contemporanea. Un abbraccio stretto senza precauzioni, non trattandosi di una delle tante straordinarie donne incontrate in questi giorni.
-Devi venire da me, sicuramente-
-Verrò, appena rientro stanne certo, Bruno. Sarà una delle mie prime visite da fare. Ogni volta sembri io scappi, mentre fra poco verrò qui e per sempre-
Mani e braccia si chiudono e si entra a vedere lo spettacolo di Marcos Vinicius.
Invece  venerdì mattina, giorno prima dal rientro a Roma, viene Rita a casa di Leonardo e andiamo a Molineddu.
A poca distanza da Sassari arriviamo, dall’alto della montagna si sente –Arrivo-.
Entriamo da un cancello e si entra in una favola. Non ci credete? Allora venite e scommettiamo.
Certo non una finta favola per adulti, ma quelle che gli occhi dei bambini hanno da sempre immaginato.
C’è il ruscello, il ponticello il legno (più d’uno) che vi passa sopra, c’è la casa sull’albero, dove puoi entrare.
Pavoni, galline, oche, per non dire di cani e gatti. E c’è lui: Bruno. Artista, contadino, agricoltore scultore.

Alla favola si aggiungono opere d’arte di notevole bellezza e originalità, disseminati lungo il percorso, almeno quello in pianura che ho potuto vedere.
Non ricordo di quanti ettari è costituito Molineddu, ma alte montagne sovrastano tratti pianeggianti, sistemati a mo’ di teatro per incontri e presentazioni e quant’altro riguarda le attività che si svolgono (ma di questo scriverò in altra occasione)
Adesso solo uno sguardo di un’ora appena, consentitami dal tempo. Una casa dove vive Bruno esemplare per l’essenzialità, un edificio adibito e adeguato per le mostre e, certo, altro che potrò vedere più avanti nel tempo.

Ti rendi conto che lì c’è un uomo che ha un rapporto di sereno ma anche faticoso amore per la natura, fatica, però, che in Bruno non avverto, anzi ci lascia per risalire in montagna per poter continuare il proprio lavoro. La notte di Bruno, credo sia breve, credo aspetti  il giorno per poter rivedere e proseguire ciò che più ama.
Anche qui spariti i fronzoli e i suppellettili di una società ormai rincoglionita che suda sangue per potere avere troppi oggetti inutili che poi non usa, non godendosi pressoché mai la vita e malgrado la modernità vive come un selvaggio guerreggiando ovunque: in casa ufficio per strada o in ascensore.

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giovedì 16 novembre 2017

Festival Internazionale città di Sassari 2017

Per  celebrare il decennale del Plics e per ribadire NO alle discriminazioni ed alle Guerre, l'edizione 2017 del Festival Internazionale Città di Sassari è stata  inaugurata  giovedì 19 ottobre, con un evento speciale nella centrale Piazza Castello. Una idea assolutamente originale di Leonardo Omar Onida che ha saputo coinvolgere scuole artisti e poeti. Una installazione poetico architettonica, 1000NoW opera a partecipazione collettiva  di 1000 poesie,  contenute in 1000 bottiglie di plastica riciclata, di poeti di ogni parte del Mondo. Il messaggio poetico ecologico è  stato recepito  interamente se si  considera che  oltre 10.000  presenze hanno visitato il Muro e seguito i vari eventi. Le bottiglie non hanno più all'interno il messaggio poetico che è stato letto e conservato  dalle  tante persone che hanno voluto vedere, visitare e vivere il Muro contro le solitudini  e discriminazioni.
Venerdì 20 alle 17:30 presso la Biblioteca Comunale un interessante e affollatssimo incntro sulla figura del grande intellettuale sassarese di Angelo Mundula,  poeta e saggista, scomparso nel 2015, cui il Plics da quest’anno ha intitolato la sezione Poesia edita del Premio. Hanno ricordato l’autore Antonio Fiori, Giovanni Nuscis, Antonio Strinna Moderatore il giornalista Antonio Meloni. Splendide le letture di Daniele Monachella, accompagnato alla chitarra da Giovanni Vargiu. Angelo Mundula si è dedicato per molti anni, alla poesia dialettale delle regioni d’Italia, Suoi sono il saggio e le note introduttive ai poeti della Sardegna nell’antologia: Dialect poetry of southern Italy uscita a New York a cura del Brooklyn College, in tre lingue ( dialetto, italiano, inglese ).
Il Festival prosegue alle ore 21:00 al Vecchio Mulino con il primo dei grandi ospiti internazionali con lo spettacolo  di Néga Lucas. L’originale e affascinante interprete e musicista brasiliana che con la 'sola 'voce' e il movimento del corpo tutto ha incantato il numeroso pubblico per circa un'ora, trattenendosi  poi fino a notte con centinaia di domande - non sono mancati gli abbracci -. UNo spettacolo unico e irripetibile dove i versi delle poesie e le canzoni in italiano e in portoghese rimarranno certamente nella memoria e nel cuore dei presenti.
Sabato 21 in scena al Teatro civico a partire dalle 10 con  A cosa serve la Poesia? Di e con Giuseppe Serpillo seguito dall'ntervento sul valore della musica e della poesia, un omaggio ai ragazzi.con il grande musicista Marcos Vinicius che ha risposto alle numerose domande degli studenti.
Seguita subito dopo dalla  Premiazione della decima  edizione del Premio Internazionale città di Sassari: tutti gli autori selezionati dalla giuria tecnica scelti giuria scuole. (anche questa una idea vincente del presidente e organizzatore Leonardo Omar Onida), cui hanno partecipato tutti i vincitori delle tre sezioni del Premio.
Quindi sempre al Teatro Civico si è svolta la cerimonia di Premiazione del Plics da parte della Giuria Tecnica con la consegna dei premi ai vincitori assoluti di ciascuna sezione. Qui puoi leggere il relativo post.
foto: Valeria Raimondi
Seguirà Note dal MondoConcerto di Marcos Vinicius. Uno dei più importanti chitarristi al mondo ospite speciale del festival. Letture poetiche da parte mia e di Anita Madaluni tratte dalle lettere e pubblicazioni di Fernando Eros Caro con le Immagini e disegni di Fernando, (autore con diverse pubblicazioni, anche con la nostra Associazione Pellicano) a cura di Marco Cinque, (malgrado non sia potuto intervenire).
Subito a seguire la magia del grandissimo chitarrista davanti a un pubblico commosso e silenziosissimo, senza strumenti di amplificazione, come avviene raramente quando l'artista è eccelso! Marco Vinicius, aggiunge alle abilità tecniche di Segovia e Alirio Diaz l’umanità che è quella che spesso definiamo come “vibrazione delle corde dell’anima”: ora molti possono sapere a quali corde ci riferiamo quando le emozioni prendono lo stomaco il cervello il cuore.
Basterebbe citare le due esecuzioni  trascritte per chitarra Asturias di Isaac Albéniz e Recuerdos de la Alhambra di Francisco Tárrega
Domenica 22 ottobre alle ore 21 preceduta da due corti del Sardinia film festival appare sul palco del civico Alessia Desogussimpatia e bravura d’altri mondi.
Qui le parole non sono sufficienti, non le trovo subito, mi vengono in mente versi, le canzoni di Edith Piaf, il ricordo della Germania degli anni’30, il cinema muto, il circo, il clown e quant’altro la nostra ospite, ballerina, cantante, mimo, regista o quell’altro termine spesso abusato quale genio! No, credo si tratti di lavoro, duro lavoro, di grande sofferenza e della visione del mondo dell’arte come unica ragione di vita. 
Devo riconoscerle la realizzazione perfetta di uno spettacolo unico, di abilità sul palco, vista raramente e di comunicare gioia e dolore in tutte le lingue conosciute e non. Abbiamo ascoltato e visto i suoi giochi: un piccolo ventilatore, un faretto dietro è lei, ‘regina’ del cinema muto ci ha fatto rivivere gli anni quando al cinema vedevamo le gioie vivide di occhi truccatissimi e la drammaticità del pianto in bianco e nero che tanto inquietava il pubblico.
Abbiamo sentito canzoni in spagnolo, francese, inglese da Via con me ad Amado mio, ha rivissuto la Piaf della Via en rose. Tutto questo dal giocare del corpo a ogni muscolo del viso eseguito con la perfezione di chi non solo ama le arti citate ma soprattutto l’umanità che essi esprimono anche quando è la “soubrette svampita” a proporle.
Un pubblico entusiasta, stimolato più volte dalla protagonista ha partecipato e applaudito fino a spellarsi le mani. Ma, certo, in tutto questo non vanno trascurati affatto i musicisti di grande straordinario talento: dal jazz alla classica dei turbinii di note e di gesti: Arturo Cid al basso, Diego Suarez al piano (forse per difetto aveva quattro mani e trenta dita?! e alla batteria, ma anche clarinetto, un violino sega, e una frusta: Emiliano Marquez Rodiguez.
foto: Uccia Sechi
Questo è stato un Festival con la F maiuscola, dove tutti, intendo tutti, hanno condiviso la fatica, la gioia e la bellezza. Ogni artista poi alla straordinaria bravura ha dimostrato - come ho imparato da tempo - che solo i ‘Grandi’ hanno: umiltà, disponibilità perché loro, come scrive Marcos Vinicius: sono solo lo strumento per chi sa esserci e ascoltare.
Concludo con ciò che sento: Alessia Desogus ha lasciato tracce di gioia e, considerato tutto il brutto ch'ogni giorno ci perseguita apparendo, non è davvero poco!

Lascio per ultima, non in quanto meno importante, anzi! l'incontro affollatissimo - avvenuto a partire dalle 11 e 30  di domenica 22 a Tissi presso l'EX-MA - di più culture e arti con il CPU: Convivio Poetico Universale.  Con la partecipazione del collettivo Sinuaria Poetarum e gli artisti Respir’Arte che hanno dipinto ispirandosi alle poesie dei poeti ospiti del festival che, insieme agli artisti sardi, hanno dato vita ad uno spettacolo unico con letture, canzoni, musiche, performance, in diverse lingue, ivi compresi i dialetti locali.
Il tutto non poteva non concludersi che con un pranzo della tradizionale cucina sarda, interrotto da mille abbracci, una festa della poesia insomma, unica!
Oltre naturalmente a dar merito all'organizzazione, va aggiunto la scelta da parte del presidente del PoP dello staff tutto che ha contribuito, con grande fatica e senza apparizioni o applausi alla riuscita di tutte queste magnifiche giornate dove anche il tempo è stato splendido, contribuendo così alla riuscita di tutte le manifestazioni. Ma, questo, è merito mio!

martedì 14 novembre 2017

Premio Letterario Internazionale città di Sassari, Decennale

antologia delle opere degli autori premiati e selezionati 
Sabato 21 ottobre, sempre al Teatro civico di Sassari si è svolta la cerimonia del Plics – Premio Internazionale città di Sassari. Quest’anno diviso in due parti: la mattina i premiati della giuria scuole che, molto spesso riescono ad avere più ‘naso’ delle giurie tecniche. Anche se quest’anno la partecipazione più numerosa dei poeti della Sardegna ha decretato fra i vincitori più di un sardo e, devo ammettere che in questo caso anche la giuria tecnica ci ha ‘preso’, soprattutto per la poesia edita e inedita. Antonio Pibiri (già recidivo vincitore in una precedente edizione) con il volume “Chiaro di terra”, (L’arcolaio) per la sezione dedicata ad Angelo Mudula; intensa, ricca di emozioni la seconda della medesima edizione Antonella Iaschi – per il libro “Chiodo senza cappello” (Festina Lente Edizioni) che, a mala pena, presa da forte tremore e sensibilità come vero poeta, ha ringraziato con voce commossa e tremante. Infine menzione d’onore per Antonino Caponnetto (Pellicano Edizioni).
La seconda sezione Inedito (che porta indegnamente il mio nome, cosa che fa e ha fatto torcere a molti miei ‘colleghi’ il naso) mi ha trovato, come raramente accade, perfettamente d’accordo: prima Mariangela Ruggiu con “che ne sarà di questo amore, domani”, splendido esempio dove cervello, cuore, pancia sono complici della musicalità e della sintesi della poesia che concede al lettore di aggiungere di volta in volta rileggendola, ciò che lascia immaginare in pochissime righe. (Presente nella antologia e fra i selezionati anche con l’altra poesia “Ascolta”, a conferma della bravura e quindi ‘sofferenza’ della vita dell’Autrice.
Secondo classificato, con “Da una tegola in ascensore retta” Benito Galilea, (anch’esso recidivo al Premio). Più elaborata e di ricerca i suoi versi segno di una strada poetica e di un cammino verso il senso del vissuto e della memoria.
Quindi la terza premiata Luana Minato, ancora una donna, segno che hanno più cose da dire e che spesso nella vita reale non possono, con “Concerto metafisico” che con grande musicalità dei versi coglie i tanti bui  della vita nel presente, cui immobili assistiamo.
Infine, per la poesia, ad Angelo Taioli la menzione d’onore.
Meno d’accordo sarei per la narrativa: due testi, forse tre eccellenti, appena selezionati, ma un mio parere che non posso nascondere. Ve li segnalo comunque per chi avesse l’antologia dove sono pubblicati tutti i testi premiati e selezionati. Si tratta di “L’ora prima dell’alba” di Lucio Aimasso, “Sotto le mura di Tebe” di Sotera Fornaro e di Invisibile di Loredana Parisi (quest’ultima però scelta dalla giuria scuole).
I premiati sono, nell’ordine: Luca Dore per “Lapoque”, Danilo Cannizzaro con “Mon Cyrano” ed Elio Serino (menzione d’onore) con “Fuga dalla terra”.
Aggiungo però, a merito della manifestazione, di tutta il Premio e il Festival che, a differenza di molti eventi di questo genere, non c’è stato il ‘personaggio’, quello che mostra targhe foto esibisce in sorrisi di superiorità da vincitore. Tutto, dalla presentazione agli ospiti hanno rispettato il senso vero dell’artista, poeta, narratore o musicista che sia: generosità, commozione, tremore, passione e una certa timidezza che, ogni tanto fa onore alla poesia, alla “Vera Poesia”














martedì 7 novembre 2017

Si conta e si racconta di Franca Palmieri

C’era una volta un re ricco e potente, sempre afflitto perché non aveva figlioli… (La cerva nel bosco – Madame d’Aulnoy , 1697). C'era una volta una donna gravida chiamata Pascadozia che, affacciata a una finestra sul giardino di un'orca, vide una bella aiuola di prezzemolo… (Petrosinella – Giambattista Basile, 1634). 
Così iniziavano due fiabe del 1600 di un’autrice francese e un autore italiano, giunte fino ai nostri giorni.
Alcuni di noi ancora ricordano di averle ascoltate dai nonni e dai genitori che, in assenza di computer e televisori, raccontavano storie fantasiose e magiche da lasciarci incantati. Contemporaneamente eravamo invogliati ad evocarle per giorni e anni a seguire. A volte incutevano paura, altre volte divertivano, ma chiedevamo di ascoltarle nuovamente poiché stimolavano la nostra curiosità e l’immaginazione, tanto che aggiungevamo, toglievamo e modificavamo parti di esse per poi raccontarle ai nostri figli.

Ma cos'è la fiaba? 

La fiaba è un racconto che trasporta fuori dalla realtà e narra vicende accadute in un mondo immaginario. I personaggi sono esseri umani coinvolti in avventure sorprendenti con creature dai poteri magici.

La parola ha origini latine: fabŭla (m) discorso, leggenda, mito e volgari  flāba (m), Si distingue dalla favola, che ha un contenuto morale-allegorico e in genere animali come protagonisti.
Un altro significato di fiaba è fandonia, frottola, ma la fiaba non racconta bugie anzi storie vere che, attraverso la fantasia, la magia e i miracoli, rappresentano situazioni riscontrabili nel reale. In tal modo dal racconto emerge, anche se sottinteso, un intento formativo e di crescita morale.
È probabile che la fiaba, trasmessa oralmente, sia la semplificazione di antichi miti rielaborati dal popolo. Per secoli è stata raccontata a grandi e bambini, creando un repertorio di fantasia e saggezza, quindi non è del tutto corretto pensare che sia adatta solo ai bambini. Il suo carattere popolare e spontaneo ne ha determinato la fortuna presso ogni popolo della Terra e ciascun popolo ha espresso in essa la propria visione della realtà, le riflessioni sulla vita, sulla società, sui comportamenti umani e così via. Si pensa anche che il patrimonio delle fiabe abbia circolato in vari paesi e si sia arricchito.
Con il passar del tempo è stata avvertita la necessità di scrivere quanto veniva raccontato oralmente di generazione in generazione, affinché non andasse perso, quindi sono nate raccolte di fiabe, inventandone di nuove sulla base di tratti distintivi conosciuti.
In Oriente la prima raccolta è stata Le mille e una notte nel X secolo d.C.. In Occidente le fiabe hanno avuto successo solo nel Seicento con Lo cunto de li cunti o Pentamerone di Giovan Battista Basile, I racconti di Mamma Oca di Charles Perrault e I racconti delle Fate di Marie-Catherine d'Aulnoy.
Nell’Ottocento si sono  diffuse le Fiabe dei bambini e della casa dei Fratelli Grimm, il Libro di Fiabe della Germania di Ludwig Bechstein, le Antiche fiabe russe di Aleksandr Afanasiev, le Antiche fiabe norvegesi di  P. Christian Andersen e Jorgen Moe. Nel Novecento, è nata in Italia la raccolta delle Fiabe italiane di Italo Calvino.
Nell’Ottocento gli scrittori, che pur essendo romanzieri, hanno dedicato la loro arte anche alla scrittura delle fiabe sono stati gli italiani Luigi Capuana, Guido Gozzano e Grazia Deledda, l’irlandese William B. Yeats e l’inglese Oscar Wilde.
Dal 1960 in poi, in Italia, sono stati numerosi gli autori che hanno scritto favole moderne, adeguando una struttura  narrativa antica, ma efficace alla realtà dei bambini contemporanei. Tra questi Bianca Pitzorno, Gianni Rodari e Roberto Piumini.
Franca Palmieri


C’è una strana coincidenza nella mia vita da editore.
Nel 1916 mio nonno, Vincenzo Muglia, diede alle stampe una raccolta di fiabe di Luigi Capuana, Si conta e si racconta; anni dopo mi venne voglia di ristamparle con Pellicanolibri, mantenendo le immagini in bianco e nero dell’originale, in una nuova collana dal titolo Visioni e Immaginazioni, e nel 2016, a distanza di cento anni, ci capita di leggere e pubblicare, malgrado non avessimo una collana dedicata alle fiabe, La fiamma del cuore di Franca Palmieri.
Questo nuovo inizio mi fa scoprire un altro autore, questa volta polacco, Andrea Grabowski con Le avventure dello gnomo Muovipiedi che decidiamo di aggiungere alla collana.
Infine in questi giorni leggiamo e certamente lo pubblicheremo, la raccolta di Laura Piccin, Diversamente favole. 
Così, come a mostrare una via che riprende, mi trovo a considerare questo genere di pubblicazioni utilissime a grandi e piccini, poiché in tempi recenti sembra scomparsa l’abitudine di narrare la fiaba e, in modo credo più violento, ogni bambino cresce con un tutor in camera, sia esso un televisore o uno smartphone, che lo collega alle più grandi atrocità del presente. Chi cresce, ascoltando la voce di un genitore che racconta storie di meraviglia, avrà sicuramente uno sviluppo più nutrito affettivamente e certamente il segno di questa comunicazione profonda rimarrà per sempre impresso nella sua esistenza di adulto.
Beppe Costa


Franca Palmieri (Morolo, FR) vive e lavora a Aprilia dove attualmente insegna e conduce Laboratori di Scrittura Creativa, Poesia e Teatro. Laureata in Pedagogia e diplomata in Fisiopatologia, ha conseguito due Abilitazioni in Materie Letterarie. Ha insegnato in due diversi ordini di scuola, ricoprendo incarichi organizzativi relativamente a Progetti Educativi e Aree Funzionali, quali la Valutazione, l’Antidispersione, la Disabilità, la Continuità e l’Orientamento Ha pubblicato i libri di poesie: Arabeschi di luce,(2008), Quando la vita profuma di nuovo, (2013) e La coscienza e la vanità (2015) e di recente la fiaba La fiamma del cuore, (Pellicano). Finalista in diversi Concorsi Nazionali e Internazionali, ha ricevuto numerosi Diplomi e Menzioni di Merito. Suoi aforismi sono presenti in numerose Agende di Giulio Perrone Editore. Ha ideato e presiede il Premio Masio Lauretti riservato agli alunni di scuole medie e superiori; nel maggio del 2017 ad Aprilia si è conclusa la seconda edizione con notevole successo di pubblico e studenti.

martedì 31 ottobre 2017

inSolItaliaNotte, anteprima

Domenica pomeriggio, quando le città appaiono svuotate di senso e si lasciano confortare solo da una fitta pioggerella ottobrina, la solitudine avanza nell'animo delle persone rintanate in spazi angusti, vibranti di tecnologia. In un momento così, qualcuno cammina per ritrovare un’ umanità che sembra perduta, ma lo fa senza ricorrere a palliativi di qualche ora per ripiombare subito dopo nel pozzo della dimenticanza; lo fa per confrontarsi con le solitudini altrui e parlarne guardandosi negli occhi, per ascoltare il tremito della voce nel rivivere un passato che lo ha fatto diventare quello che è: sensibile e attento verso gli altri. 
Lo fa per sapere come sono accaduti fatti inconcepibili e per fare in modo che non accadano più. 
Lo fa per essere compreso e comprendere, per ironizzare, affrancandosi e guardare tutto con occhi obiettivi, per curare le proprie ferite, compatendo e perdonando. Lo fa per amore della verità. Solo così può far pace con se stesso e con il mondo. La finzione invece rende disumani e fa precipitare nel vuoto delle emozioni e dei sentimenti. La finzione non soddisfa nessuno, ecco perché siamo perennemente scontenti, ci perdiamo nei meandri di relazioni fittizie e alziamo muri, isolandoci sempre più.



        Nell'ascolto del vissuto di persone, quali Marco di Romanzo Siciliano, scritto da Beppe Costa e Noe, Thomas di Noe Gitano Normalmente faccio altro, scritto da Alessandro Galli, si è creato quanto descritto, in un’ atmosfera intima e confidenziale talmente impressa in ognuno di noi, che rimarrà sempre con pienezza di sentimenti e autentica condivisione.

Un grande ringraziamento alla padrona di casa Giuliana Bellorini, ai due autori, agli amici del Simposio e a tutte le persone intervenute.
Franca Palmieri



L'idea di presentare in una maniera assolutamente non comune i due romanzi credo sia una particolarità che proprio i due romanzi contengono, malgrado le età diverse degli autori e le storie abbiano 35 anni di differenza di pubblicazione (uno del 1984, l'altro del 2017, si legano perfettamente narrando storie di solitudini e inquietudini in un paese che non si occupa del benessere e della vita del proprio popolo. Da questo il titolo esemplificativo.
Il Simposio era il luogo ideale da dove partire con questa esperienza e per questo noi, ringraziamo.

beppe costa e alessandro galli



Bruno Petretto o la felicità del vivere

Ingresso Teatro civico di Sassari, sabato 22 ottobre in occasione del Festival Internazionale di poesia.
Barba e capelli incrociano gli sguardi, un secondo di incertezza e:
-Sei Bruno?- -Sei Beppe?- in contemporanea. Un abbraccio stretto senza precauzioni, non trattandosi di una delle tante straordinarie donne incontrate in questi giorni.
Bruno
-Devi venire da me, sicuramente-
-Verrò, appena rientro stanne certo, Bruno. Sarà una delle mie prime visite da fare. Ogni volta sembri io scappi, mentre fra poco verrò qui e per sempre-
Mani e braccia si chiudono e si entra a vedere lo spettacolo della straordinaria Alessia Desogus.
Invece  venerdì mattina, giorno prima dal rientro a Roma, viene Rita Onida a casa di Leonardo e andiamo a Molineddu.
A poca distanza da Sassari arriviamo, dall’alto della montagna si sente -Arrivo-.

Entriamo da un cancello e si entra in una favola. Non ci credete? Allora venite e scommettiamo.
Certo non una finta favola per adulti, ma quelle che gli occhi dei bambini hanno da sempre immaginato.
C’è il ruscello, il ponticello il legno (più d’uno) che vi passa sopra, c’è la casa sull’albero, dove puoi entrare.
Pavoni, galline, oche, per non dire di cani e gatti. E c’è lui: Bruno. Artista, contadino, agricoltore scultore.
 Alla favola si aggiungono opere d’arte di notevole bellezza e originalità, disseminati lungo il percorso, almeno quello in pianura che ho potuto vedere.
Non ricordo di quanti ettari è costituito Molineddu, ma alte montagne sovrastano tratti pianeggianti, sistemati a mo’ di teatro per incontri e presentazioni e quant’altro riguarda le attività che si svolgono (ma di questo scriverò in altra occasione)
Adesso solo uno sguardo di un’ora appena, consentitami dal tempo. Una casa dove vive Bruno esemplare per l’essenzialità, un edificio adibito e adeguato per le mostre e, certo, altro che potrò vedere più avanti nel tempo.

Ti rendi conto che lì c’è un uomo che ha un rapporto di sereno ma anche faticoso amore per la natura, fatica, però, che in Bruno non avverto, anzi ci lascia per risalire in montagna per poter continuare il proprio lavoro. La notte di Bruno, credo sia breve, credo aspetti  il giorno per poter rivedere e proseguire ciò che più ama.
Anche qui spariti i fronzoli e i suppellettili di una società ormai rincoglionita che suda sangue per potere avere troppi oggetti inutili che poi non usa, non godendosi pressoché mai la vita e malgrado la modernità vive come un selvaggio guerreggiando ovunque: in casa ufficio per strada o in ascensore.

Ho scoperto qualche anno fa la nascita di un'associazione a tutela del patrimonio di Molineddu.
Bruno fra le tante sorprese continua ad intrigare l'interesse dei giovani coi quali stringe alleanza, essendo loro il futuro della Terra.
I membri, tutti attivi dell'associazione (di solito nelle tante associazioni solouno o due fanno tutto, gli altri riposano Qui NO!) sono Giuseppe Mascia, Michele Cuccu, lo stesso Petretto, Giovanni Soletta e il "mio" Leonardo Onida (che ne è presidente e mi fa scoprire molte luoghi e persone della sua Isola

Nota: Molineddu si trova dell'agro a pochi minuti da Sassari nel comune di Ossi.

mercoledì 13 settembre 2017

La Parola detta, Stefania di Lino, La Vita Felice, 2017

pag. 108, € 13.00
 Con il suo libro La Parola detta, Stefania Di Lino ci offre ancora una volta in dono la parola, nuda, potente, così completa da poter dire che in essa si fonde ciò che per poesia ho sempre inteso e intendo. Linguaggi e temi del passato e del presente si incastrano e coagulano in un unico testo. Ed è semplicemente un uragano di sentimenti, tutti compresi – e in ogni senso riesca possibile, via via che scorrono le pagine, immaginare.

“Non siamo davanti a una poesia semplice”, ci avvisa all’inizio della prefazione Cinzia Marulli, ma è proprio questo ciò che alla poesia si richiede (e che raramente ha luogo, ponendoci, viceversa, troppo spesso di fronte a raccontini e diarietti da scuola elementare).
Ogni brano, ogni verso, persino ogni parola deve avere una vita propria, oltreché originale.
Ogni pagina di questo libro ci impone una riflessione e spesso ci procura “un pugno allo stomaco”.
La complessità, se vogliamo, viene tutta dalla vita dell’autrice, dalla visione di tutto ciò che l’occhio del poeta vede scorrere intorno. E, confessiamolo, raramente è semplice, individuabile o accettabile, o peggio, vivibile. Così come una vita che scorre serena e senza dolori, è altrettanto difficile individuarla in un ‘poeta’.
Come mi è sempre accaduto, la curiosità nella letteratura mi porta a fare scoperte che, molto spesso, per una sorta di ricerca d’identità, diventano cuori amici. Ed è grazie alla scrittura di pochi, quasi sempre fuori da salotti e interessi commerciali, che si fa luce nella mia stessa esistenza.
Troverete nelle poesie del volume quasi sempre la virgola, come se completare il testo fosse compito del lettore e segno che non si vuol mettere fine a uno stato e a un pensiero che persiste, che ha necessità di proseguire, soprattutto verso chi legge, oltre l’ultima di copertina …e che dunque non muore. Una finestra spalancata ai bordi del silenzio (che è pensiero, sentimento e vertigine). Una costante - silente e vitale, appunto - del logos che permea questo libro e che da esso si diffonde. (b.c.)

Dalla prefazione traggo alcuni brani:

[...]Nella poesia di Stefania ci troviamo davanti a una madre di un’umanità disarmante. La descrizione diviene fisica ma, tramite la materia, Stefania, da vera grande artista visiva, raggiunge l’animo nel profondo. Si tratta di una visione che trasmette un sentimento di grande pietà. Un sentimento attraverso il quale, forse, Stefania per la prima volta trova veramente sua madre.[...]

[...]Vi accorgerete che a ogni lettura dei testi di Stefania emergono significati, evocazioni, immagini nuove, via via sempre più profonde. Sicuramente si tratta di una poesia intrisa di vita e di pensiero.
Non è una costruzione mentale, ma la materializzazione di un vissuto.
Il libro è complesso, articolato, è il risultato di una ricerca costante, abbraccia l’esistenza nella sua interezza spingendosi oltre, in dimensioni altre e, a volte, anche oniriche.
È un’esperienza profonda che ci porta a esaminare il nostro io individuale e il noi universale con prospettive diverse, ma sempre, sempre pervase da un’aspirazione salvifica.[...]



Alcuni brani dal libro:

e se l’uccidere è il senso / – perché di morte si parla / ed è
la vera narrazione – / e che si debba morire ogni volta /
ma non è detto che ogni volta / sia resurrezione /
che il morire vero è laddove mai è stato amore / dimmi
ora a quale porta sta bussando il tuo dolore?,
*
ci son parole che se pronunciate / slittano / su uno
stupido amoroso accento / e le parole ritrovate /
son sempre spinte dal vento / sono odorosi pollini /
polveroso pulviscolo di spore / che hanno radici chissà
quando dove / si esprimono improvvise a ondate /
vorticano solo se sollevate / da un calore di fiato /
soffiato sulle labbra / fiato con fiato / e poi cercarsi /
annusare l’aria / sentirsi con la lingua,
*
e i frammenti restano spaiati / come i calzini bucati /
in questo nano secondo di esistenza / e son fiotti di
sangue schizzati / sulle piastrelle nuove / della cucina /
che fatica stamattina / dover ripulire le tracce lasciate /
dai piccoli omicidi efferati / perpetrati da ogni giorno
che passa,
*
erano i cani a latrare / la notte in cui la luna / era
nascosta /e guaivano / per i passi lunghi che lasciavi / e
non vi era traccia / né era prevista sosta // era l’atrocità
scoperta / ai margini di un verso,
[(navigo stretta sulle mie ossa / e tu mi dici che non
conosco il mare // è che manca una notte sicura / il
peso leggero di un sorriso / adagiato sulle spalle / un
respiro appoggiato sulla nuca)]
[sono i sogni che non si adattano alla notte],
*
c’è sempre un uomo da baciare forte / sulla bocca / un
bambino da proteggere / un pianto da consolare / un
gioco da inventare insieme / una testa da accarezzare /
una mano sicura da offrire stringere sodale / un sorriso
da lanciare come fune / e una fune tesa da trasformare
in ponte / per riunire del fiume le due sponde // c’è
sempre una guerra da smettere / e l’amore da fare.
viviamo noi / per asportazione / e transitori siamo /
persino nell’assenza / conducimi dunque nei luoghi /
dove la luna / non conti più i giorni / dove il cielo al
mattino si affacci / di promesse carico / alla finestra /
[poeti / voi che cantate / sappiate: / io amo la vostra voce /
io ascolto il vostro canto]


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