giovedì 24 luglio 2014

ContrAppunti perVersi: Anna Cascella

ContrAppunti perVersi è una pubblicazione Pellicanolibri, 1990
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26a parte

da Luoghi
Foto: Dino Ignani

il sempre,
amore mio,
ci ospita
nel­la scintilla
del dio ma è
rischioso
quanto
la canocchia
del­le fate che
misura alle
Moire il filo
delle strade



 ***

inizio e
finisco
col rosso
ma è solo
uno smalto
e un salto
in un fosso
che vorrei
di mortella
e liquirizia
come già dissi,
come fu la vita.

 ***

raccontano vanno i
pescatori a pesca
nell'umido di notte
e della sera con
grandi maglioni rat-
­toppati: alla rotonda
armati di chitarra,
raccontavano i gio-
vani alla sbarra del
corteggiamento, che
esso anche loro e-
rano andati là di
notte con quelli a
ripescare a seriche
ragazze appena uscite
dal breve viaggio in
altomare e le lampare
che c’erano davvero pa-
revano, dondolandosi,
ammiccare


100 autori raccolti in volume da me curato, con la prefazione di Luigi Reina dell'Università di Salerno. E ha dato vita a una rassegna in via del Boschetto.
Inizio a pubblicare alcune pagine dell'Antologia, partendo dalla grande autrice e amica Amelia Rosselli, (e via via tutti gli altri autori), con lei ho avuto diverse occasioni in Sicilia e qualcuna anche a Roma, di condividere la solitudine della poesia.
Tentammo, dopo esserci riusciti per Anna Maria Ortese, di fare applicare la Legge Bacchelli, ma non fece in tempo. Ignara che ne avrebbe goduto i vantaggi, si suicidò l'11 febbraio del 1996


http://www.dinoignani.net/

ContrAppunti perVersi: Rossella Valitutti

ContrAppunti perVersi è una pubblicazione Pellicanolibri, 1990
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26a parte



C'è

Di questa luce non ho tracce me ne rammarico
mentre come gocce galleggianti
sprazzi annunciano il giorno che va
e ti penso
come qualcosa di eterno
un pallone nel cielo, e non vedo
si perde unito al suo stelo
Musica bruna per raggi caldi... mi prende
sono qui
sogno l'incontro con coraggio
con determinazione, miei
simile a rabbia incerta,
somiglia di più alla tenera tristezza la tenerezza 
mi avvolge disperata e...
ti sento
nel tentativo tuo d'allontanarti
e giochi con il sesso ma non ci sei
sei solo qui, nero,
sui miei fogli bianchi
sulla mia solitudine che è anche tua
tra falsi problemi che invento
che comprendi, che fingi
come la gente, figuranti di un teatro
vecchio solo repliche, attesa
non c'è volontà
lontano debutto di vita
e questo amore sa aspettare
senza lotta, fatalista
solista, incompreso:
e il tuo sorriso la mano che sfiora mi consola
e protegge
da me
fa lo stesso anche tu
scorrendo l'inevitabile
indefinito perché tra noi... c'è

La mia sofferenza appesa
La mia sofferenza appesa qui
come quella camicia
le mani al vento
impotenti
in una notte
settembre
lontano da te
è solo un giorno
e riempi gli spazi
tutti
i miei silenziosi, nell'attesa del vano:
Pensami... come ad un qualcosa di vivo ...eterno...
Il vizio di vivere
Correndo incontro a un sogno
hai incespicato nel nulla...
senza ritorno...
non pensi...
a noi...
Sgomenti per questo mondo...?
Nuotiamo tra lacrime
d'impotenza
assieme a un vizio
“quello di vivere”


100 autori raccolti in volume da me curato, con la prefazione di Luigi Reina dell'Università di Salerno. E ha dato vita a una rassegna in via del Boschetto.
Ho iniziato a pubblicare alcune pagine dell'Antologia, partendo dalla grande autrice e amica Amelia Rosselli, (e via via tutti gli altri autori), con lei ho avuto diverse occasioni in Sicilia e qualcuna anche a Roma, di condividere la solitudine della poesia.
Tentammo, dopo esserci riusciti per Anna Maria Ortese, di fare applicare la Legge Bacchelli, ma non fece in tempo. Ignara che ne avrebbe goduto i vantaggi, si suicidò l'11 febbraio del 1996

ContrAppunti perVersi: Oliviero Beha

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25a parte

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Questioni

Questioni di abbriio
sulla ghiaia dei ricordi
nell'infanzia delle cose
subito a nord dell'istinto
di una conservazione chimica.
Fino a scoprire
la modernità delle formiche.
Che scappano, ulivi nella mano.
Una pienezza insulsa
tra gli omicidi in corso
mi ha perso nel presente
in via di distrazione
ma so restare lucido
sul futuro degli altri
(nella domenica delle Palme).

Piedi

E all'improvviso
per ragioni minori
la mattina
gli cadde sui piedi
e il tempo
senza essere deserto
divenne un deserto.
Per non scomparire
gli toccò
raccogliere
(pazientemente)
la mattina
rimetterla a posto
liberare i piedi
toccarli.
E camminare.

De nada

L'arcobaleno nel lavabo
futuro latino
del mio passato,
un avvenire impiegatizio
nel gorgoglìo a ventosa
delle avventure idrauliche.

L'elementare trasmissione
della vita - cari -
costa fatica.
Ignorare i muscoli
dell'esistenza
non ha mai significato
fame senza.
Sbrigliare l'emicrania
nel rodeo - poi -
è soltanto un cammeo
lasciato sulla strada.
Grazie. De nada.

E la rima ridà
semplicemente
al senso

ciò che gli rubò prima.


100 autori raccolti in volume da me curato, con la prefazione di Luigi Reina dell'Università di Salerno. E ha dato vita a una rassegna in via del Boschetto. 
Inizio a pubblicare alcune pagine dell'Antologia, partendo dalla grande autrice e amica Amelia Rosselli, (e via via tutti gli altri autori), con lei ho avuto diverse occasioni in Sicilia e qualcuna anche a Roma, di condividere la solitudine della poesia.
Tentammo, dopo esserci riusciti per Anna Maria Ortese, di fare applicare la Legge Bacchelli, ma non fece in tempo. Ignara che ne avrebbe goduto i vantaggi, si suicidò l'11 febbraio del 1996

martedì 22 luglio 2014

ContrAppunti perVersi: Dacia Maraini

ContrAppunti perVersi è una pubblicazione Pellicanolibri, 1990
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                                                                                                        24a parte

Una mattina felice 
una mattina felice
Foto: Dino Ignani
la bocca amara
mi sveglio e non so
buttare giù i piedi
un passero caduto
in bocca al gatto
le penne fra i denti
uno zampettìo disperato
ma dove l'ha preso?
il gatto sorride
portandosi in giro la preda
ho le mani legate
i piedi di pietra
ma dove dove dove prenderò
le prove del misfatto
bisognerà uscire dal letto
slegarsi le mani
poggiare i piedi a terra
bisognerà salvare
l'uccelletto dall'uccellatore
ma sprofondo nel sonno
e sulle mie penne
sento i denti del gatto
che mi porta a spasso
per stanze e stanze vuote
stanze e stanze vuote
stanze e ancora stanze, stanze.

Cosa pensa lo specchio sul muro


Cosa pensa lo specchio sul muro?
cosa pensa il libro sullo scaffale?
cosa pensa il piatto nella mensola?
cosa pensa il mio vestito appeso al sole?
forse lo specchio sogna
che il libro parli e il libro sogna
che il piatto balli e il piatto
sogna che il mio vestito appeso al sole
racconti una lunga storia d’amore...




100 autori raccolti in volume da me curato, con la prefazione di Luigi Reina dell'Università di Salerno. E ha dato vita a una rassegna in via del Boschetto. 
Inizio a pubblicare alcune pagine dell'Antologia, partendo dalla grande autrice e amica Amelia Rosselli, (e via via tutti gli altri autori), con lei ho avuto diverse occasioni in Sicilia e qualcuna anche a Roma, di condividere la solitudine della poesia.
Tentammo, dopo esserci riusciti per Anna Maria Ortese, di fare applicare la Legge Bacchelli, ma non fece in tempo. Ignara che ne avrebbe goduto i vantaggi, si suicidò l'11 febbraio del 1996


Anna Maria Ortese: Estivi terrori. Nota dell'Autrice e di Adele Cambria

Da "Estivi terrori", libro edito da Pellicanolibri nel 1987, 

Nota dell'Autrice

C’è stato un tempo, quello compreso tra la fine della guerra e gli ultimi anni del Cinquanta, in cui non ho fatto che viaggiare. Le cose viste - uomini e paesi – le ho viste sempre deformate dalla sofferenza, dall'ansia, come da veloci illusioni di tregue e riposi. Il mio problema di fondo era sempre il problema «economico»: un eufemismo per non dichiarare troppo apertamente la questione della sopravvivenza fisica. Dunque, dopo la guerra, ancora questioni di sopravvivenza fisica. Tutto questo per indicare dove, in questi scritti, come in altri andati dispersi o pubblicati distrattamente, nascono tensione, solitudine, fuga e quella costante sensazione di «disastro», o prossimità del disastro, che li rende forse, a un casuale lettore d'oggi, di non trasparente lettura. Chiaro che il «disastro» era mio. Ma anche vero che le situazioni di disastro, quando così tanto prolungate, possono suggerire il sospetto - dico almeno il sospetto - di un corrispettivo disastro del tempo «umano», non sempre visibile - come da un treno in corsa un paesaggio - intorno al protagonista. È che il mondo - come lo avemmo consegnato dalle buone letture scolastiche - una volta usciti da un finimondo come quello bellico, e caduti in un ultramondo - il predatorio, l’insaziabile, il fantastico-banale - tutte le coalizioni del Nulla atte a raggiungere quella sublime Mediocrità, che è stata poi raggiunta - quel piccolo mondo ancora di razza umana, una volta usciti dalla Grande Paura, e marciando verso la Fraternità e la Pace, non c’era più. Già nel decennio Cinquanta, non c'era più!
Non auguro a nessuna persona giovane e vagamente «dissociata» come io ero, e inoltre priva di reddito e anche dì minime certezze personali e professionali - di attraversare l’Italia in un dopoguerra subito privo di unità e memoria - come io l’attraversai. C’è da uscirne spezzati. Tutto vi sembra estraneo, meraviglioso e spietato insieme: siete in casa d’altri. Ecco la sensazione che vi mangia il cuore, mentre correte da una casa all'altra, e anche, spesso, da una Bandiera all'altra. Casa d’altri! E dovunque cercate un cantuccio, e fisionomie antiche, e almeno una voce rassicurante; e quella voce suona sempre dietro un muro, sempre al di là di una parete invalicabile! Ma non ho altro da aggiungere, o spiegare - e sarebbe ingenuo il pensarlo - sul perché vidi Roma, o altre città, come appunto le vidi: straniere, accese, inesplicabili! È che cercavo qualcosa, strade e case, in cui riconoscermi e riposarmi; e questo qualcosa non c'era più.
Di Roma, oggi, e di tanti altri paesi e persone, non mi fermerei più a spiare le pur tremende diversità dal giusto, né i dolorosi eccessi, né, assolutamente, attribuirei a persone, o gruppi di persone, o a idee, l’origine di quella luce obliqua e «selvaggia» che vedo ancora coprire, come una coltre di fumo la Terra. È chiaro che il piccolo disastro di vivere è collocato proprio nel non vivere, ha le radici là dentro, nella non-umanità del vivere universale. Quindi, niente grandi responsabilità di fondo per nessuno. Ma è pur vero che rendersi conto di ciò - rendersene conto a tutti i livelli - e tentare di riconsegnare la vita a un ordine e una bontà (o almeno gentilezza) umana, cambierebbe poco alla volta il peso dei problemi; e il malvivere comune, l’ignorarsi e l'odiarsi, l'andare sbandato delle generazioni, e il loro precoce ripiegarsi nella più atroce inutilità sociale, che oggi sembrano mali così irrimediabili, assoluti, mali assoluti, alla fine, non sarebbero più.
E rimane dunque - questa auspicabile decisione - di città e uomini - di cercare ciascuno nel «disordine» universale, la propria seconda natura, intendo la lealtà, l'ordine, la compassione, il benefico rapporto umano, - la luce umana, perché ci guidi - rimane questa, oggi, la mia sola modesta filosofia. E anche inclinazione «politica», se si vuole.
Anna Maria Ortese

 Postfazione di Adele Cambria

I quattro racconti qui raccolti sotto il titolo di uno di essi, Estivi terrori, Anna Maria Ortese li ha .scritti (e mai pubblicati in volume) tra il 1950 e il 1960. E tutti, da L'uomo della costa, a Inglese a Roma, a La diligenza della capitale, confermano la visione profetica che (per sua sventura) l’Autrice ha delle realtà: la sua capacità di anti-vedere i paesaggi umani, i luoghi, la natura stessa, come si configureranno - o si sfigureranno - dieci, venti, trent'anni più tardi. E sarà questa, mi chiedo, aldilà delle circostanze esterne, materiali, la ragione profonda che scoraggia l’Ortese dal continuare a scrivere, trattandosi, per lei, di descrivere un mondo ormai da troppo tempo deserto di speranze, e le cui mutazioni, quasi sempre terrifiche, la Ortese, come una Sibilla, ha precocemente annunciato?
Dette le profezie {e quindi puntualmente avverate), consumati i ricordi (e come non citare qui il fiabesco sogno, la nitida quasi puerile memoria di un amore de Il cappello piumato?), il silenzio sembra imporsi all'Autrice come una monumentale, splendente scultura. Eppure noi con umiltà vogliamo pregarla di non rinunciare a dire, a pescare in fondo al pozzo lunare dell'anima ancora parole, ancora immagini fantastiche, come fu per L’Iguana.

Ma veniamo ora, con attenta modestia, agli esempi di una visionarietà profetica che, a volte, si fa addirittura (e parrebbe assurdo) analisi/previsione politica, che altre volte semplicemente individua il punto di non ritorno del processo degenerativo cui sta per essere sottoposta una città, che, magari, prelude ad una tragedia sociale di dimensioni certamente insospettabili, ai tempi in cui il racconto fu scritto.
Così, ne L'uomo della costa, Anna Maria Ortese, riferendo le parole di uno strano intellettuale o marinaio, personaggio forse simbolico. ma forse no, con cui ha appuntamento in un caffè di Trastevere, scrive: "...Su quella barca si poteva affrontare il vuoto del nostro tempo la straordinaria Non-Memoria del mondo attuale, la sua anima di Niente (il Niente era già al governo, avvertì)…
Ecco, come prevedere meglio - con efficacia quasi da politologo – il ristagno istituzionale italiano, fra un PCI imponente ma non "autorizzato" a governare, e una DC immanente e inestinguibile come lebbra?
Con il libro precedente,
Il treno russo, l'Autrice
ritorna a pubblicare
Così, nel racconto La diligenza della capitale, la capitale, pur inebriando chi arriva (e lei, la nomade autrice) per “lo spazio, la luce in cm sono immerse le piazze...”, pur preannunciando "una tale libertà fantastica della natura, in cui giacciono storia e costume, da darvi il capogiro,", è consapevole - almeno nei suoi abitanti più vecchi e popolani - di essere "come una macchina (che) ha sbandato, e vola ormai fuori della storia...".
Impossibile dire meglio, negli Anni Cinquanta, il futuro “balcanizzato” di Roma, finalmente esploso nelle stagioni più recenti, in un crescendo di terrorismi mediorientali e paesani, incrociati. Ed ancora Anna Marta Ortese insiste, nella consapevolezza che “lo splendore della città non è sano, non è dovuto a una crescita organica, è invece il verde splendore di un disfarsi organico". E qui è l’annuncio del proliferare mostruoso della banlieue, dell'intasarsi, ingorgarsi dei traffico senza più rimedio, dell’ingabbiamento perenne, o del crollo inutilmente annunciato, dei monumenti romani.
Ma è in Estivi terrori che l’Autrice, innocente e terribile, descrive la ragione non esistenziale, sottolinea, ma cosmico amministrativa, per cui oggi, nell'Italia del (quasi) 1990, gli sfrattati, i senza casa per sfratto, sono diventati un irresolubile dramma collettivo, una mina politica, una riserva importante di tensioni sociali.
“L’angoscia, mi dissi - scrive dunque Anna Maria - per lo meno la madre delle angosce, viene semplicemente dal governo: un governo che rappresenti solo due o tre cittadini, mette automaticamente gli altri novantasette in angoscia, e la ragione è chiara. Mentre quei due o tre avranno radici ben salde nel terreno, cioè nella legalità... gli altri novantasette, privati morbidamente di tutto questo, non avranno diritti...".
E continua: “Abbiamo qui, se non baglio, un territorio di 301.249 chilometri quadrati: [……] Su questi trecento milioni, i nativi, o abitanti, sono cinquanta (milioni cinquanta) dunque (sempre per dire), sei metri quadrati è la quantità esatta di metri per ciascun abitante. Ciò significa esattamente che a ciascun abitante – pastore, manovale, e anche principe, non importa - toccherebbero di diritto, gratuitamente, metri quadrati sei, e su questi sei metri quadrati avrebbe diritto di costruire, se vuole, un locale. Può farlo? No. [……] Almeno, questa è la risposta, […....] Ma chi è allora: “Che ha venduto i miei sei – o seicento – metri quadri di terra, con l’alba di aprile, l’ossigeno, le farfalle e tutto?...”
Innocente e terribile, come terribile è la Giustizia, Anna Maria Ortese aveva scritto, descritto, il dramma degli sfrattati prima ancora che assumesse, come oggi ha assunto, dimensioni imponenti. Chi ha venduto le sue farfalle, allora? Chi, oggi, si sente impegnato a restituire a lei, e alle persone come lei, quella giustizia, quella solidarietà che, innestate, nel suo caso, sopra un autentico talento di scrittrice, produrranno ancora il miracolo della pagina?
Chi, altrimenti, se non Anna Maria Ortese, può salvare la memoria dei suoni, dei profumi scomparsi, l’acciottolio delle carrozzelle romane sulle selci, l’odore greve dei poveri scompartimenti degli “accelerati”, quel modo antico di viaggiare, con il pane e la frittata avvolti nel foglio di carta pesante, gialla, di cui perfino gli emigranti meridionali ormai hanno vergogna?








lunedì 21 luglio 2014

ContrAppunti perVersi: Maria Jatosti

23a parte

ContrAppunti perVersi è una pubblicazione Pellicanolibri, 1990
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Proustiana 
a mia sorella Aurora
Una lanterna sopra il comodino elargisce letargiche magie
trastulla i rêves del bambino inquieto 
l'histoire de Geneviève de Brabant 
prefigurando l'estasi del bacio
materno.
Ha profumo d'inverno
la madeleine che Madame Amiot 
tante Léonie imbeve nel suo tè
pendant que le clocher de Saint-Hilaire/Saint-Jacques 
proietta la sua flèche au coeur du del 
                                           d'Illiers/Combray.  
E il fanciullo poeta già vagheggia, 
di viaggiare in Italia e di vacanze 
di pasqua al Ponte Vecchio.
Se lo figura il Ponte Vecchio ingombro 
di giunchiglie d'anemoni e narcisi
e sotto i ponti marcescenti e antichi
le pietre immemorabili di Ruskin
si finge i flutti del Canale Grande
di schiume azzurre e nobili smeraldi.
Sono marcite le ninfee fluttuanti 
alle fonti della Vivonne/Loir 
nel giardino sfioriscono le rose 
reclina piano il leccio sulle ardesie 
nella piccola piazza di Lemoine.
Mozart è morto Baudelaire riposa 
dietro le imposte chiuse al quinto piano 
quarantaquattro della rue Hamelin.
Serra le dita sul tempo perduto 
il cancelletto che varcava Swann.


                                                              Piazza Rossa 1968

Il colbacco di finto castorino                                  
le mura del Cremlino
gli stivali di pelo del cosacco
la casacca di raso ricamata
di Esenin faccia d’angelo
il libro autobiografico di Angelo
r .                                     Maria
La mela verdesecco di Vassili
al ristoro del piano hotel Rassia
la penna biro in cambio di ragioni
il sorriso negli occhi dei bambini
la fila ai magazzini
il giro alle stazioni del metrò
E i fiori vecchio Piotr 
sui piedistalli di Puskin e di Gor'kij 
e i cristalli corruschi 
i bagliori sull'acqua i mille ori 
delle cupole fauste e dei chiostri 
e i nostri silenzi colpevoli 
i dubbi ragionevoli le mani
amiche
il gelo nelle vene le domande 
antiche sul silenzio della neve 
la neve che scende sulla notte 
la notte sbigottita dai rintocchi 
del cambio della guardia a piazza Rossa
                                    en attendant Godot.


di ContrAppunti perVersi sono ancora disponibili alcune copie, ordinabili sul sito dell'editore.
100 autori raccolti in volume da me curato, con la prefazione di Luigi Reina dell'Università di Salerno. E ha dato vita a una rassegna in via del Boschetto. 
Inizio a pubblicare alcune pagine dell'Antologia, partendo dalla grande autrice e amica Amelia Rosselli, (e via via tutti gli altri autori), con lei ho avuto diverse occasioni in Sicilia e qualcuna anche a Roma, di condividere la solitudine della poesia.
Tentammo, dopo esserci riusciti per Anna Maria Ortese, di fare applicare la Legge Bacchelli, ma non fece in tempo. Ignara che ne avrebbe goduto i vantaggi, si suicidò l'11 febbraio del 1996

ContrAppunti perVersi: Gabriella Sica

Foto: Dino Ignani
ContrAppunti perVersi è una pubblicazione Pellicanolibri, 1990
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22a parte
di ContrAppunti perVersi sono ancora disponibili alcune copie, ordinabili sul sito dell'editore.

Il dono

E se fosse un dono degli dei
in premio di grande candore
l'evento più vero del mondo?


La fede

Lui ammicca ma promesse di fede
non fa
io ammicco ma promesse di fede
non faccio.

La vita

Le mie poesie bruci
e al vento disperdi
la cenere per dispetto


vuoi che versi ancora
lacrime o inchiostro?

La fiamma

Dovevo essere insensibile
per attraversare intera
la fiamma

Un ragazzo

Sei un morbido batuffolo
d'ovatta celeste che vola
nell'aria e dolce si posa

o sei come una nuvola vaga
nel cielo che il vento porta
via nella furia del tempo?



100 autori raccolti in volume da me curato, con la prefazione di Luigi Reina dell'Università di Salerno. E ha dato vita a una rassegna in via del Boschetto. 
Inizio a pubblicare alcune pagine dell'Antologia, partendo dalla grande autrice e amica Amelia Rosselli, (e via via tutti gli altri autori), con lei ho avuto diverse occasioni in Sicilia e qualcuna anche a Roma, di condividere la solitudine della poesia.
Tentammo, dopo esserci riusciti per Anna Maria Ortese, di fare applicare la Legge Bacchelli, ma non fece in tempo. Ignara che ne avrebbe goduto i vantaggi, si suicidò l'11 febbraio del 1996