giovedì 18 settembre 2014

L'umanoide contro la natura di Iago

Orsa Daniza
Procediamo con ordine perché l’orsa non è un’assassina, ammettiamo l’errore poiché un fungo non è il killer, consideriamo la forza degli elementi visto che la natura trova sempre un modo nuovo per manifestarsi, ma sopra ogni fatto, rispettiamo la casa che ci ospita. Di questo si tratta e le vicende avvenute in questi giorni sono figlie di uno stupro di gruppo, premeditato e finemente applicato.
L’orsa importata venti anni fa dall’est per ripopolare e salvaguardare la specie… però, Iago (non io l’altro all’inglese) sarebbe stato più buono. Un umanoide va per funghi, si imbatte in un plantigrado con prole e che fa? Invece di andarsene mostra  curiosità e si avvicina, bé sì tipico delle scimmie. Il risultato lo sapete tutti.
Entriamo nel discorso, ma sì dai le parole sono gratuite: il giornalista di parte, quella dei costruttori e agricoltori, dice che l’orsa, prima di redarguire un coglione, è scesa pericolosamente a valle divorando 10 asini. Forse l’hanno confusa con un T. Rex, estinto 65 milioni di anni fa.
Non si può scrivere che noi abbiamo progressivamente invaso il suo territorio, e che basta osservare le foto di quelle zone per vedere come il bosco è colorato dai tetti delle case che lì non ci devono stare, non si può scrivere che quando un orso ha cuccioli sceglie di predare in modo sicuro e indolore, infatti la dipartita dei poveri asini è avvenuta in presenza di bocche da sfamare e non prima.
Sì ma allora non possiamo più andar per funghi? Ma porca puttana (mi scuso se ho scritto “porca”), in alcune zone del globo i patiti di pesca subacquea non oltrepassano le reti di protezione, perché sanno che lo squalo bianco potrebbe indossare la loro muta. Si poteva agire in modo diverso e se non è stato fatto, in base alla cooperazione dei miei due neuroni, concludo che l’orsa doveva morire; in quanto alla dinamica dell’avvelenamento, Poirot sta ancora indagando.
Edwin Chota ucciso a fucilate l'attivista peruviano che difendeva la natura
Sorvoliamo sul potere dinamico dei funghi, che aggrediscono chi li coglie, immaginate la scena: venti funghi velenosi immobilizzano l’uomo, il ventunesimo vola nella sua bocca e in poco tempo lo uccide. La stagione dei funghi sta per iniziare e con puntualità estrema litigo con schiere di scimmie, cugini della scimmia vista sopra, che con il rastrello fanno a pezzi tutti i funghi che non conoscono, in realtà ne conoscono solo tre specie, quelle note come buone.
La loro risposta è disarmante: così nessuno muore. L’undicesimo comandamento, in via di stesura, impone: cogli solo quello che conosci. Mi è impossibile poi non aggiungere un refolo di nota alla devastazione biblica a cui ci sottopone la natura ingrata; bombe d’acqua, fiumi in piena e vento scorticante (nel mio giardino ho trovato tre cavallette e due rane, devo preoccuparmi?).
 Abbiamo cementificato in ogni dove, con il beneplacito dei comuni, seguendo le solite vie di autorizzazione. La soluzione c’è, (qui da noi il genio non ha maschere) richiesto lo stato di calamità. Proporrei lo stato di calamita, così da poter prelevare quelle facce di ferro e adagiarle oltre le reti anti-squalo. La colpa è solo nostra. Esistono cose e accadimenti più urgenti che la vita di un’orsa? Falso. Le cose diventano importanti non lo sono a priori. Un popolo se vuole affrontare sfide improrogabili deve iniziare dal rispetto del più debole, il diverso, che in questo frangente si chiama “orsa”, altrove è detto palestinese, ebreo, indiano… genere umano. Dimenticavo: hanno ucciso Edwin Chota, ma questa è un’altra storia.


Il poeta Iago su facebook



mercoledì 17 settembre 2014

Poemas de Stefania Battistella en español traducido por Stefania

Grazie a Jose Amador Martin Sánchez, Stefania Di Leo, Miguel Elías, Alfredo e Jaqueline Alencart!

Foto: Marco Pasqua
Crear en Salamanca se complace en publicar, por vez primera en español, a la poeta italiana Stefania Battistella (Treviso, 1989). La traducción ha sido expresamente para esta revista por la poeta y profesora italiana Stefanía Di Leo. Battistella ha publicado “Briciole di pensieri e di velluto” (AltroMondo, 2010), “L’amore m’ha fatto fragile” (Thauma, 2012) y “Primo giorno senza futuro” (Seam Ed. 2013). En 2011 se muda a Roma y el mismo año participa como invitada del Festival Internacional Octubre en Poesía. Algunos poemas suyos están presentes en la antología “Acqua privata? No grazie!”, bajo la dirección de Marco Cinque. También participa en un tour con el espectáculo “di me, di altri, ancora” y “d’amore e d’altre abitudini”, junto al poeta y editor Beppe Costa. En 2012, 2013 y 2014 participa, como invitada por Italia, en el “Nisan Festival”, que se celebra cada año en Galilea (Israel). Está presente en el número de julio de 2012, de la Revista Redes Dedalus.

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domenica 14 settembre 2014

Liliana Arena: Maghar, a Naim Araidi

A Maghar

Liliana Arena e Naim Araidi
È poeta Naim,
è venuto al mondo a Maghar
e ha vissuto troppe bombe coi suoi occhi
per rimanere inerte a capo chino.

Gli ho sorriso senza mai parlare
non avrei capito la sua lingua
ma ho letto da quelle mani la sua Galilea.

Crede nella poesia Naim
e all’intifada
gridò ai poeti di tante religioni e tante lingue
di cantare con una sola voce.

Crede nell’amore Naim
e il novantanove
vide per primo giungere quegli uomini.
Erano drusi, ebrei, ortodossi e musulmani
pregavano tutti un solo dio con altri nomi.
Alcuni arrivarono da Gaza.

Crede nel sogno Naim
e il cielo lo ha protetto.
In questi quindici anni
in tanti sono venuti con le loro canzoni
e hanno insegnato al mondo come i miracoli,
a Maghar, possano accadere.

A Naim Araidi
e ai tanti fratelli che credono
nell’abbraccio universale della poesia.


To Maghar

He is a poet, Naim,
he came into the world to Maghar
and he has lived too many bombs with his eyes
to remain inert with his head bowed.

I smiled at him without ever speaking
I would have not understood his language
but I read of his Galilee from his hands.

Naim believes in poetry
and in intifada
he yelled at the poets of many religions and many languages
to sing with a single voice.

Naim believes in love
and the ninety-nine
he first saw those man coming.
They were Druze, Jewish, Orthodox and Muslim
they all praised one God with other names.
Some came from Gaza.

Naim believes in the dream
and the sky has protected him.
In these fifteen years
many came with their songs
and they taught the world, just like miracles,
to Maghar, they can occur.

To Naim Araidi
and many brothers and sisters who believe
in the universal embrace of poetry.
Poem translated by Karen Costa

Maghar-Galilee Israel מרכז להב"ה מגאר Pikiwiki Israel [CC-BY-2.5], via Wikimedia Commons
Naim Araidi (Maghar, 1950) è un poeta, insegnante ed è stato ambasciatore d’Israele in Norvegia. Giovanissimo si è trasferito ad Haifa per completare la sua istruzione fino ad insegnare nella medesima Università, in quella di Bar-Ilan, al Gordon College of Education e all’Università Araba per l’Educazione in Israele. Ha presentato due programmi settimanali su Channel 2: uno per bambini e un notiziario. Ha fondato la rivista Al-Aswar. Molti suoi lavori, originariamente scritti in ebraico e in arabo, sono stati tradotti in molte altre lingue, questa è la prima pubblicazione in italiano. Ha ideato e fondato il Nissan Poetry Festival nel 1999, nell’occasione della seconda Intifada con l’intenzione di stabilire un canale di comunicazione fra le diverse religioni che popolano il Medio Oriente, lui di religione Drusa.

Naim Araidi (Maghar, 1950) is a poet, teacher, and was Israel's ambassador in Norway. When he was young he moved to Haifa to complete his education until teaching at same University, and Bar-Ilan University, the Gordon College of Education and the Arab University for Education in Israel. He presented two weekly programs on Channel 2: one for children and a newscast. He founded the magazine Al-Aswar. Many of his works, originally written in Hebrew and Arabic, have been translated into many other languages. He conceived and founded the Nissan Poetry Festival in 1999, on the occasion of the second Intifada with the intention to establish a channel of communication between the different religions that populate the Middle East. He is Druze.

Liliana Arena (Castellammare di Stabia, 1966) ha pubblicato le raccolte poetiche L'oceano del mio Io (Aletti-2008), La luna oltre la grata (Aletti 2010), La vite, la vita nel volume antologico Materia Prima (Giulio Perrone Ed-2012) e Monologhi di vetro, edita da SEAM (2°edizione marzo 2014). È presente in varie Antologie, tra cui Jackissimo (antologia dedicata a Jack Hirschman); fa parte della redazione del sito web “Di testa e di gola” e collabora da alcuni mesi con il giornale “Clic Donne 2000”. Diversi i riconoscimenti e Premi Letterari Nazionali e Internazionali per la Poesia, tra cui Premio Letterario Internazionale Città di Sassari 2013 per l’Inedito e Premio Napoli Cultural Classic 2013 per la Narrativa. Ospite alla VII Ed. del "Teranova Festival", cura inoltre l’organizzazione del Festival Internazionale “Palabra en el mundo” per la Città di Castellammare di Stabia.

Liliana Arena (Castellammare di Stabia, 1966) has published the poetry collections L’oceano del mio Io (Aletti 2008), La luna oltre la grata (Aletti 2010), La vite, la vita in the anthology Materia Prima (Giulio Perrone Ed-2012) and Monologhi di vetro, published by SEAM (2nd edition March 2014). She is present in various Anthologies, including Jackissimo (anthology dedicated to Jack Hirschman); she is part of the editorial of the website "Di testa e di gola" and has worked for several months with the newspaper "Clic Donne 2000". Several literary awards national and international for poetry, including the International Literary Prize City of Sassari 2013 for inedit works and Napoli Cultural Classic 2013 Prize for narratives. Guest to VII Ed. of "Teranova Festival", she is also responsible for organizing the International Festival "Palabra en el mundo" for the city of Castellammare di Stabia.

mercoledì 10 settembre 2014

Uomo da "Impaginato per affetto", 1989

Impaginato per affetto, è un libro edito nel 1989 da Pellicanolibri
con la prefazione di Giacinto Spagnoletti, vincitore l'anno seguente del Premio Alfonso Gatto
Il testo è esaurito da tempo, riporto qui la lunga poesia del 1967 che è stata anche il canovaccio per uno spettacolo teatrale, portato in giro per le scuole siciliane agli inizi degli anni '70 dal regista Franco Calogero.

Uomo

1989. Premio Alfonso Gatto 1990
Ha dovuto attendere che si sistemassero mondi
Ha dovuto attendere che si sistemassero continenti
Ha dovuto attendere che si placassero mari
Ha dovuto attendere che nascesse luce
Ha dovuto attendere che risorgessero terre poi
infine
è arrivato lui
Uomo nudo
Ha dovuto lottare per potersi cibare
Ha dovuto lottare per potersi coprire
Ha dovuto lottare per non essere ucciso
ed ha atteso sempre la fine della lotta
che con la morte infine è venuta
poi
ha di nuovo atteso di rinascere
Ed è rinato
è rinato in lui il problema del cibo
ed ha pianto
è rinato in lui il problema di coprirsi
ed ha pianto
è rinato in lui il problema di non essere ucciso
ed è morto
Di nuovo ha atteso
Ed è rinato
e con lui è nato il problema di credere
aspettava
e con lui è nato il problema di amare
aspettava
e con lui è nato il problema di uccidere
ed è morto
Così i giudici hanno cominciato il giudizio
Lo hanno giudicato perché non credeva
ma a lui è accaduto
Lo hanno giudicato perché rubava
ma a lui è accaduto
Lo hanno giudicato perché uccideva
ma a lui è accaduto
E altri uomini in terra in consiglio riuniti
giudicavano quelli che erravano dietro loro consiglio
A loro era accaduto di rubare per fame
A loro era accaduto di rubare per amore
A loro era accaduto di uccidere per difesa
A loro era accaduto di non credere in dio
A loro era accaduto di non sperare nei simili
E giudici ne chiedono morte
ma loro non fuggono dinnanzi
al consiglio di amministrazione umano
loro non fuggono dinnanzi
al consiglio di amministrazione divino
a lui a loro era accaduto
No non avevano colpe
Signori decidete inferni o paradisi
decidete libertà o prigioni ma grazie
lui uomo
loro uomini sono abituati ad aspettare
Aspetteranno in silenzio
Aspetteranno di rinascere
Aspetteranno episodi migliori
Aspetteranno di passare per buoni
Buoni se
incontreranno per strada avvenimenti buoni
se incontreranno per strada amore
se incontreranno per strada cibo se
non incontreranno cannoni se
non incontreranno omicidi
se incontreranno giudizi di dio

Dovrai rispettare le leggi
di chi?
Dovrai rispettare purezza
di chi?
Dovrai rispettare amore
di chi?
Dovrai rispettare silenzio
di chi?
e poi
dovrai chiedere consiglio
a chi?
Dovrai meditare
dove?
Dovrai stare raccolto
quando?

Se incontrate per strada un ladro che ruba
dategli la mano siete lui!
Se incontrate per strada un albero
siategli amico siete lui!
Se incontrate per strada l’amore
amatelo siete voi!
e voi giudici che giudicate col metro con la bilancia
siete gli eletti
e voi deità che offrite inferni e paradisi
aspetterete anche voi

Aspetterete di giudicare colpevoli non li trovate?
li inventerete!
Aspetterete una battuta di mano
non l’avrete?
la inventerete!
Poveri giudici eletti!
Forse aspettate che qualcuno vi ami?
Forse aspettate di dare buon esempio
o aspettate anche voi invano la vostra legge
che vi ha condannato
ed aspettate la morte per
poter rinascere anche voi
poter rubare anche voi
poter uccidere anche voi
poter amare anche voi
poter essere giudicati anche voi
e pietà
amore
per chi non ha vestito per coprirsi
 per chi non ha madre cui dare affetto
per chi non ha donna da amare
per chi non ha pane da mangiare
per chi non ha figli da crescere
per chi non ha gambe per camminare
per chi non ha occhi per vedere
per chi non ha braccia per stringere
e pietà amore pietà
per chi soffre per incomprensione
per chi soffre per disperazione
per chi soffre per presunzione amore pietà
dal giudice all’uomo qualunque
dal ricco al povero
dal bianco al negro
dal dio all’essere umano


E l’uomo nasce in mezzo agli alberi
percorre sentieri fra canti d’animali
E l’uomo trasforma alberi in appartamenti
e non è contento
trasforma sentieri in strade asfaltate
e non è contento
Trasforma canti d’animali in assurdi rumori
e non è contento
Di chi la colpa?

Nel grembo di una madre c’era il buio ed era felice
nel gioco bambino cominciò ad indispettirsi ma era felice
poi chi gli ha parlato? chi l’ha reso diverso? Divenne grande
le braccia della madre non lo sorreggevano più cominciò a preoccuparsi
Divenne grande
le parole che prima non capiva adesso conobbe cominciò a preoccuparsi
Divenne grande
le braccia protese al cielo pregò cominciò a preoccuparsi
Nessuno rispose
Crebbe e si confuse completamente
Cominciò a ricordare quand’era nel buio e rimpiangeva
Amore chi condanna?
Per sapere chi condannare occorre capire chi è colpevole
E colpevole colui che ha rubato


È colpevole colui che s’è lasciato rubare
È colpevole colui che ha ucciso
È colpevole colui che s’è lasciato uccidere
È colpevole colui che ha amato
E colpevole colui che non ha amato
È colpevole colui che ha creduto
È colpevole colui che non ha creduto
È colpevole colui che ha creato animali
È colpevole colui che li ha distrutti
e nessuno è colpevole e allora?
Bisogna amare il buono
Bisogna amare il cattivo
Bisogna amare la vita
Bisogna amare la morte
Bisogna amare la pace
Bisogna amare la guerra
Bisogna amare colui che ama
Bisogna amare colui che non ama
Amare
anche se l’amore non è capito
anche se l’amore non è corrisposto
anche se
chi tu ami ti tradisce se
chi tu ami ti odia se
chi tu ami ti uccide
amare nello stesso modo
Lui loro i giudici dio
allora potranno finalmente imparare
a vivere senza rubare
a vivere senza odiare
a vivere senza ammazzare

(1967)






martedì 9 settembre 2014

"d'amore e d'altro". Maschere, 1982

1982
Pubblicato nel 1982 da Pellicanolibri 
su pregiata carta di Franco Conti, il testo si è subito esaurito.
Già in questo spazio è apparsa la prefazione di Luce d'Eramo
Questa la prima parte del libro

Maschere

Il mio Volto la mia Faccia il mio Viso la mia Espressione
Il mio Sguardo i miei Segni tutti addosso
Le mie innumerevoli Maschere cangianti
ad ogni occasione evenienza festa dolore terrore
Risaputo
Ma quando nulla impone quando non serve non è utile
non è d’occasione 
Perché?
I miei occhi i miei sorrisi le mie condiscendenze
Le mie ciglia s’inarcano s’aprono si schiudono
La mia pelle si fa morbida e tesa
La mia fronte mette rughe
Le mie Facce
I miei volti sempre diversi
Ho cercato di nascere
Ho cercato di imparare i tuoi i vostri i loro linguaggi
Ho cercato i movimenti giusti che facessero
d’oro le occasioni datemi
Ho cercato di salvarmi dai vostri giochi mascherati
di necessità
Ho cercato di imparare il vivere ed ho bene appreso
ad indossarvi
Ho cercato d’essere più volte mio
Non ho capito perché Secondo Voi secondo Chi
Sono arrivato dopo e dopo chi?
Ho cercato di amare non soltanto regalandomi
per pochi spiccioli attimi
Ho cercato in tutti i modi di capire perché ho imparato
i vostri mestieri del falso
Il vostro servilismo la vostra sconfitta
e la vostra ricchezza e il vostro piacere
Ogni volta ne sono ritornato mascherato di te di te

e di te e di te

Ho sconfitto innumerevoli volte me stesso me maschera
me che non mi ritrovo
Torno indietro ma utilizzando ciò che mi serve
o cercando prima di sapere cos'è
Tutto questo non è novità torna indietro
Disgregazione aggregazione congiunzione
Espressioni di singoli esseri striscianti abbrutiti
da ciò che loro non è e non gli appartiene
Vorrei conoscere il punto zero che è poi
come il fine ultimo
Ho cercato di dare vita
Ho cercato di apprendere i vostri movimenti e le vostre
motivazioni Ho provato scoperto emozioni non proprio mie
Distruggo la parola
La parola è ferma immobile assolutamente inutile
La parola è mascherata non aiuta a comunicare
La mia bocca ha parole non mie imparate chissà come
e da chi Il mio corpo si muove tenta d’essere libero si
strappa di dosso la maschera
Ecco questo sono io!
Infine vi sento e vi ascolto e vi vedo per ciò che siete
Vedo i vostri volti facce visi espressioni sguardi segni
del mio nuovo              errore
Ho imparato a sbagliare e la consapevolezza
che è impossibile non cadere nelle trappole mi serve
a sopportare ciò che sono ciò che vedo e sento e strillo mi dibatto
piango invoco uccido e mi fa rabbia
la vostra indifferenza il volto fermo
asciutto impassibile quello di sempre!
Ecco venite fuori con le vostre interiora coi vostri
cuori crudi e a pezzi Ecco mostratemi ciò che siete perché
io possa sapere ciò che sono
Vi muoverò accuse ben precise e dimostrabili
Vi inchioderò alle vostre responsabilità
e recherete i segni sul volto delle vostre meschinità
della vostra sconfitta
dell’inutile tentativo di mascherarvi
Di-mostrate-mi l’uomo
Dove in quale fatto in quale circostanza non è colpevole
di essere falso
Ho cercato di darti la vita
Ho cercato di vestirti pulirti di amarti
Ma non sei amabile
Io non so amare! 
ma ho imparato così da te da voi
da loro
Ho cercato di adattarmi e vederti crescere
diventare potente poi ho cercato di assicurarmi
che quando eri inseguita
il mio corpo ti nascondesse tutta
Ho cercato di essere più volte mio
Non ho capito perché
Secondo Voi Secondo chi
Sono arrivato dopo e dopo chi?
Sorridete con e dalle vostre facce mortali
Sì le vostre facce sono assolutamente mortali
e non riuscirete ad aggregarmi
Perché sono segno movimento non parola fissa
che da voi ho imparato ad usare
Ecco usare
Ho usato come usate come dire come film come fare
come lavorare come sempre come Dio come tutto è falso e vi cedo
 
6 sttembre 2014, Ponte di libri per Gaza
foto di Marco Cinque
Io vi cedo ho la consapevolezza
di vedervi esseri mostruosi
perché senza il vostro volto senza la vostra verità
senza la vostra...
...e il vostro piacere...
Ogni volta ne sono tornato in maschera intercambiabile
indefinibile non identificabile
come killer come terrorista come carnevale come come se non
bastassero gli occhi!...
Ma anche quelli tenete coperti infinitamente
assurdamente falsificati eppure così vivi
e tu e tu e
voi…
Il tempo scorre dalla scimmia al cartello
dalla santa adorna al gesucristo che salta via dalla tomba
dagli operai in sciopero al muratore
che salta dall'impalcatura dal bambino alla bomba
ai lutti il tempo scorre
E ancora di più viene necessità di non far trapelare
ciò che siamo ciò che pensiamo Ciò!
Mi sono fermato mi sono messo anch’io in festa in parata
mi sono messo anch’io i violini d’orchestra
ho saltellato fra i rami mi sono contorto sull’erba
caldo e colmo di piacere di natura
mi sono investito di profumi e oggetti
mi sono cullato dei bravo dei bene del come va
ed ho sentito «ti vedo strano» «cosa c’è che non va?»
E a tutto questo vorrei rispondere ti cancello
scelgo di nascere ora con chi e come voglio
scelgo anch'io il mio momento
non potete fare tutto a vostra scelta a vostro piacimento
delle mie gioie dei miei dolori della mia musica
del mio colore e dell’abito
e scelgo anch'io le «Maschere»
per non rimanere sconfitto

Vi scopro vi calpesto vi incoraggio e vi distruggo
a mio piacere
per mio di me per nessun te che non c’è mai quando ci
sono Io Io
Io che non so chi sono e mi perdo
Io che mi scopro
Io più volte calpestato Io distrutto
Eppure è questo e tutto questo ed altro ancora detto
e non detto che non importa se risaputo
o meno cui vado incontro e te e te anche tu e voi sì
anche voi

(1982)