lunedì 16 febbraio 2015

Beppe Costa Incontri: poesia attualità musica - di VenerdìDario Bellezz

6 MARZO
Musica e Poesia:

Dario Bellezza all'inaugurazione 1992
Iacopo Ratini “Disturbi di personalità”
Jacopo Ratini, Cantautore, nasce a Roma il 17 Maggio 1982. Vincitore di numerosi Premi e Festival nazionali di musica d’autore, tra cui Musicultura, il Premio Lunezia, il Tour Music Fest, il Roma Music Festival, Musica Controcorrente, il Premio Note Verdi e Sanremo Lab, partecipa, a Febbraio 2010, al Festival di Sanremo nella categoria nuove proposte. Ha all’attivo due Dischi Ho fatto i soldi facili (Universal 2010) e Disturbi di Personalità (Atmosferica Dischi 2013), un Libro di poesie e racconti (Se rinasco voglio essere Yoko Ono – Edizioni Haiku 2012), una favola per bambini, innumerevoli live e collaborazioni artistiche di rilievo nazionale.
Iago “La famiglia dello scalzo”.
Iago, nome d’acqua Roberto Sannino, poeta. Nel 2006 vince il premio Fonopoli di Renato Zero, con la lirica Il biancospino, che da il titolo alla sua prima silloge edita. Seguono (editi da case ENP), Negativo a colori (2008), Delirium Tremens (2009), L’alibi perfetto (2010), Concerto per carta e inchiostro, Fabian (2012) e in edizione italiana-inglese La famiglia dello scalzo (2015). Preferisce portare la poesia verso le persone, sceglie luoghi ed eventi popolari, nei quali scrive in presa diretta e regala fogli d’inchiostro ai convenuti. Tiene corsi di introduzione alla pratica poetica per circoli letterari, scuole e strutture comunali. Organizza eventi letterari, ultimo in ordine di tempo Colosseo e altri luoghi (presentazione del libro con inediti di Dario Bellezza). Ospite al Festival Letterario Internazionale Ottobre in Poesia (2014).

20 MARZO
Presentazione del libro:

Il comunista che mangiava le farfalle (Pendragon 2011) di Mauro Olivi.
Introduce Massimiliano Flumini, il Prof. Stefano Adami dialoga con l’On. Mauro Olivi
Mauro Olivi dopo essere stato segretario della federazione bolognese del Partito Comunista Italiano dal 1974 al 1976, fu eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati alle elezioni politiche del 1976, e successivamente riconfermato alle elezioni del 1979 e a quelle del 1983. Un libro autobiografico dell’ex segretario PCI di Bologna e successivamente deputato. Non è il solito libro di memorie di un politico a fine carriera. Certo, c’è tanto Pci. Dai trionfi degli anni Sessanta e primi Settanta al declino degli Ottanta. Con i riflettori sui protagonisti del potere emiliano: Renato Zangheri, Guido Fanti, Vincenzo Galletti. E sui protagonisti più importanti del comunismo italiano, a cominciare da Enrico Berlinguer. Tutti raccontati senza reticenze da un uomo che li ha conosciuti davanti e dietro le quinte.

27 MARZO
Presentazione dei libri:

Teorema del corpo-Donne che scrivono l'eros 
a cura di Dona Amati.
FusibiliaLibri, prefazione di Beppe Costa e immagini di Sabrina Manfredi.
Il volume, che inaugura la nuova collana “fibre – collettanee di poesia” e che raccoglie le visioni e le voci di cinquantasette autrici, è arricchito con una sezione di immagini artistiche della fotografa Sabrina Manfredi.
Inaugurazione: Arnoldo Foà, Ruggero Orlando e
Melo Freni (1992)
L'edificio fermo di Ugo Magnanti.
FusibiliaLibri, prefazione di Antonio Veneziani, postfazione di Cristina Annino.
Ugo Magnanti è nato e vive nelle città di Anzio e Nettuno.
Poeta e promotore culturale, ha ideato e diretto numerosi eventi letterari in diverse città italiane, fra cui la rassegna “Nettuno Fiera di Poesia 2010”. Pur privilegiando l’oralità e l’azione della poesia, ha pubblicato, fra l’altro, la raccolta Rapido blé, Ume, 2003, la poesia d’arte “Pronostico”, con 2 acquerelli originali di Eugenia Serafini, Edizioni Artecom-onlus, 2011, e le plaquette 20 risacche, Acume edizioni, 2007, Poesie del santo che non sei, Edizioni Akkuaria, 2009, Il battito argentino, Alla pasticceria del pesce Edizioni, 2011.
Ha partecipato con sue poesie-oggetto a varie mostre e ha curato azioni, fra cui Otto poeti nell’immondizia, Poesie vomitate contro la Turbogas, il body poem Notte di Valpurga, Sicilia Poetry Bike (con Enrico Pietrangeli), Icaro e Dedalo Ditirambi No Turbogas, BiciNuragica-Poesia. Nel 2012 ha rappresentato, insieme ad altri poeti, la poesia italiana al 49° Festival internazionale degli Scrittori di Belgrado.

10 APRILE
Presentazione del libro:

Mai ci fu pietà (Castelvecchi) di Angela Camuso. 
Dialoga con l’autrice Beppe Costa.
Angela Camuso è giornalista professionista, vive a Roma. Si occupa di inchieste e di cronaca nera e giudiziaria. Attualmente collabora anche per le seguenti testate: Leggo, l’Espresso. il Fatto Quotidiano, il Secolo XIX, la Nuova Sardegna, Narcomafie. Mai ci fu pietà è il libro più completo sulla storia della banda della Magliana. Un best seller aggiornato fino agli ultimi inquietanti sviluppi sulla più violenta organizzazione criminale romana Mafia Capitale. Vincitore nel settembre del 2010 del Premio Carver come miglior libro di saggistica.

17 APRILE
Movimento dal Sottosuolo:

Con i poeti Liliana Arena, Marcella Testa, Andrea Garbin e Stefania Battistella. Musiche di Giuseppe Natale.
Dal 2008 ad oggi un gruppo di autori appassionato di poesia ha preso il Caffè Galeter come punto di riferimento e di ritrovo per compiere le sue ricerche, sperimentazioni e una sensibilizzazione nei confronti della poesia e della letteratura. La nascita del collettivo dei “poeti dal sottosuolo” ha avuto inizio in un periodo in cui la moda dei social network ha iniziato a disgregare le collettività trasformando gli utenti in individui propensi alla solitudine e all’a-socialità. Lo scopo degli “incontri di poesia dal sottosuolo” è appunto quello di creare un’occasione di incontro e di dialogo sulle tematiche affrontate dalla poesia contemporanea. Andrea Garbin è l'ideatore e il presidente del Movimento che nel 2013 diventa associazione, pubblicando Movinent'Azione dal Sottosuolo (Seam).

8 MAGGIO
Presentazione del libro:

L’anima aggiunta (Seam) di Stefano Iori. Dialoga con l’autore Beppe Costa. Coreografia musicale di Marco Cinque e Giuseppe Natale.
Stefano Iori si rivela al pubblico e alla critica con la filmografia ragionata Tinto Brass (collana I Grandi del cinema - Gremese Editore, Roma 2000). Varie le sue collaborazioni, tra cui la cura di testi di valorizzazione culturale dei territori per l’Editoriale Giorgio Mondadori. Ha già firmato due sillogi poetiche: Gocce scalze (Albatros Il Filo, Roma 2011), Sottopelle (Kolibris, Ferrara 2013, con prefazione di Gio Ferri) e L’Anima aggiunta (Seam 2014). Sue composizioni appaiono in prestigiose antologie e nell’Enciclopedia di Poesia Contemporanea della Fondazione Mario Luzi (Roma, 2013).
I musicisti:
Marco Cinque Scrive, fotografa, suona, recita, pubblica saggi, raccolte poetiche, articoli. Partecipa ad album musicali, festival internazionali di poesia, mostre pittoriche e fotografiche. Attraverso i linguaggi dell’arte veicola tematiche sociali e ambientali, privilegiando nei suoi progetti multimediali le scuole di ogni ordine e grado. Ha lavorato nell’area del disagio giovanile, in progetti di formazione (AISE-ENAIP). Ha promosso la campagna nazionale Adotta un condannato: adozioni epistolari di prigionieri detenuti nei bracci della morte statunitensi.
Giuseppe Natale dalla fine degli anni ‘70 ha scritto musiche per Radio e Televisione collaborando con il M° Leandro Piccioni ed incidendo per le più importanti Case Musicali. Nel suo percorso artistico ha lavorato nei settori più disparati, dal musical con Antonella Steni, al teatro con Carmelo Bene, alla musica leggera con Tony Esposito. Gli ultimi suoi lavori sono i cd Experience of space realizzato con il chitarrista Alfonso D’Amora e Music for imaginary movies. Due nuovi progetti sono in fase di elaborazione.

Sarà il titolare Dante Costa a darvi il benvenuto e, 
se siete bravi, ad offrirvi il rinfresco



lunedì 9 febbraio 2015

Iago, La famiglia dello scalzo, Seam 2015


ISBN 9788881795307 pp. 152 € 10.00
La famiglia dello scalzo opera in versi

[Abbandonare il tempo grosso
il progetto felice sta nei sorrisi delle ore.

Scrive così Iago, nella chiusa della poesia “L’epoca”.
Ore di lettura intense quelle da dedicare ai suoi componimenti, raccolti nel volume “La famiglia dello scalzo”, in edizione italiano-inglese. Pregni di senso, di citazioni e di pensiero sono infatti i suoi versi, cadenzati da un ritmo lindo e svelto, soppesato e distillato in righe-messaggio.
Ognuna dice. Ognuna spiega. Ogni singolo “a capo” introduce rovente intuizione, saldata senza fronzolo alcuno al precedente rigo e già pregna del seme di quello successivo.
Se la poesia è voce, ecco che quella dell’autore esprime scintille nucleari di rara efficacia, quasi autonome tra loro, eppure, insieme, queste ci regalano le perle del suo riflettere poetico, offerte in un susseguirsi di proposizioni smaglianti, a formare una collana preziosa.
Si tratta di poesie al di là di ogni pensabile buonismo, illuminate da una vena di sincera e condivisibile discordanza rispetto alla consuetudine rassicurante che domina l’interpretazione etica e religiosa delle cose di questo e dell’altro mondo. Un agire di pensiero un po’ nichilista e un po’ criticista (tuttavia sorprendentemente creativo) che sgorga
coraggioso da ogni verso, significando una strutturazione di idee e di logiche che sorpassano il senso comune della verità. E vengono a noi così, queste intense poesie, perché la verità non è necessariamente bella, anzi, è spesso dolorosa, comunque complessa, anche se santa e giusta parrebbe la sua origine lontana....]

[...Il pronome personale io, d'altronde, nelle poesie di Iago appare solamente due volte. Una in “Indulto”, dove il titolo riporta al perdono, mentre il testo sospinge al concetto di felicità, quella che proprio tale io, umanissimo, dopo secoli potrà un giorno vendere “senza mettere il piede in fallo”. L’altra in “La confessione”, ma questa non può che essere intima, personale, e nel caso specifico, decisamente sofferta.
Il rogo dell’io dell’autore è dunque quasi perfetto, ad indicare un’anima evoluta assai. E nel nostro caso il “quasi” determina una precisa consapevolezza e una altrettanto precisa missione: Maimonide scrisse infatti nel suo codice di leggi: “Ognuno deve vedere il mondo come se fosse mantenuto in equilibrio da lui e ogni suo atto potesse far pendere la bilancia da una parte o dall'altra”.
La parte della poesia ringrazia.
dalla prefazione di Stefano Iori


La 'voce' dell'Autore

Verbo

Sull'antica stele
il riporto conduce vita propria
evidenzia somme uscite dagli spazi
il dolore è di gran lunga il bene più usato.
Dal succo d’inganno cola sconfitta.
Mancano i luoghi d’accesso amoroso
le minoranze
potenti gnomi cancellati dalla favola
soldati di basse altezze
così da non vedere i riporti d’ossa

che abbondano il calcolo.

Spirito

Nomade di ultima tribù
ho appena trovato una traccia
il cognome della notte
sul registro del giorno.
Invisibili all'occhio pigro
stanno i contorni del vespro
che incendiano l’aria
laddove esiste solo
l’inconsueto falò dell’anima.
Iago a "OttobreInPoesia"
foto: Marco Ceraglia

Proposito

Seguo il copione
per ordine d’apparizione
vizi egiziani, rituali romani
e danze babilonesi
il più grande intelligente
sconta sempre la colpa
portando in tasca la polpetta di vermi.
La tribù dei conigli scava altre tane
prima visionate dal macellaio di turno
mai sazio e svelto nell'affilare lame.
Satanità o Santità?
Basta togliere la vocale
invertire le consonanti
ed eccolo
il fantasma del miracolo.

La confessione

Vedo una rosa cadere sul campo affamato
corro da lei
calpestando erbacce e steli dorati
il vento ruggisce disapprovazione
spinge muri d’aria, quasi la pelle
mi viene portata via.
S’intravedono tendini e legamenti
le ossa cedono
strisciando arrivo da lei.
L’abbraccio e la porto all'orecchio:
la libertà ha il volto seducente
d’una figura asessuata
che ti uccide chiedendo scusa.
Ultime parole vegetali
d’una rosa cresciuta a fatica
su un campo fondamentalista
io
sfiancato dalla sconfitta
scuoiato dalle avversità
mi accascio e sparisco
nel verde ormai sazio.


Iago, nome d’acqua Roberto Sannino, poeta. Nel 2006 vince il premio Fonopoli di Renato Zero, con la lirica Il biancospino, che da il titolo alla sua prima silloge edita. Seguono Negativo a colori (2008), Delirium Tremens (2009), L’alibi perfetto (2010),Concerto per carta e inchiostro e Fabian 2011. La famiglia dello scalzo (Seam 2015).
Preferisce portare la poesia verso le persone, sceglie luoghi ed eventi popolari, nei quali scrive in presa diretta e regala fogli d’inchiostro ai convenuti.Tiene corsi di introduzione alla pratica poetica per circoli letterari, scuole e strutture comunali. Organizza eventi letterari, ultimo in ordine di tempo Colosseo e altri luoghi, (presentazione del libro con inediti di Dario Bellezza). 
Ospite al Festival Internazionale OttobreInPoesia in Sardegna.

Puoi ordinare il libro sul Sito della Seam
e in tutte le librerie

sabato 7 febbraio 2015

Cantiere Poetico 2015: Una rassegna POP

PROGRAMMA CANTIERE POETICO 2015

CANTIEREPOETICO2015
Una rassegna POP
Patrocinata per marzo dall’UNESCO
Progetto che contiene il “BONUSS” – Collaborazioni e gemellaggi poetici tra BOsa, NUoro, SaSSari
Vers’inProgress

Conosci te stesso, poetizzati!!
Anche quest’anno si aprirà da febbraio a giugno lo speciale Cantiere Poetico.
È un evento dell’associazione P.O.P. – Progetto OttobreinPoesia, ideato e diretto da Leonardo Onida e realizzato con il patrocinio di tanti partner istituzionali e privati, in collaborazione con associazioni culturali e artisti regionali e nazionali.
Tra le importanti proposte culturali che animeranno tanti comuni sardi nei vari mesi dell’anno, questo “Cantiere Poetico” sarà caratterizzato dai versi in divenire, a celebrare l’arte sacra dell’incontro con presentazioni di libri, suggestivi reading poetico musicali, seminari sul cinema e la scrittura poetica, spettacoli teatrali.
Per costruire orizzonti e non stare solo fermi ad osservarli. Per unire prospettive, incrociando sguardi e tracciando frammenti creativi.
Un calendario d’incontri con cadenza mensile, che attraverseranno poeticamente le tre stagioni (inverno- primavera- estate) che precedono il grande evento autunnale, il Festival Internazionale OTTOBRE in POESIA.
Per chi ama l’ascolto, per chi vuole conoscere qualche segreto dello scrivere poetico, per conoscere Protagonisti della Cultura Internazionale, per gli amanti del vero cinema. In costruzione dunque, in Sardegna, un nuovo “Edificio poetico”.
Quest’anno all’interno del Cantiere Poetico sarà attivato anche uno speciale laboratorio artistico, un gemellaggio tra Bosa-Nuoro-Sassari denominato BoNuSs che vedrà le 3 città sarde impegnate in una proficua formula di “mutuo soccorso artistico”.
All’interno del Cantiere Poetico un’importante data di rilevanza Internazionale a cui Sassari aderisce da anni attraverso l’associazione Progetto OTTOBREinPOESIA sarà il 21 MARZO: Celebrazione della Giornata mondiale della Poesia indetta dall’Unesco, evento che coinvolge da anni centinaia di città e associazioni con l’intento comune di celebrare la poesia.
Ogni iniziativa, con i dati degli organizzatori, il comune patrocinante e i nomi dei protagonisti, viene segnalato sul sito ufficiale dell’UNESCO, valorizzando l’impegno solo di quegli artisti e associazioni che si sono da sempre contraddistinte per serietà ed impegno culturale.

Comuni coinvolti:
Sassari, Porto Torres, Ozieri, Alghero, Olbia, Bosa, Nuoro, Cagliari.
Alcuni degli artisti protagonisti:
Beppe Costa, Silvano Agosti, Tino Petilli, Giuseppe Boy, Alessandro Arrabito, Simone Sassu, Rita Casiddu, Salvatore Delogu, Carlo Valle, Lohene Coteur e tanti altri.

Le associazioni e i partner dell’intero progetto:
POP, MoRePoSt, Casateatro2007, Casa del Popolo di Bosa, Vecchio Mulino, SpazioPOP, Mescla (Alghero), LaBaraccaRossa (Cagliari), Chourmo, Cesp (Nuoro), Lariso (Nuoro), Messaggerie Sarde, NessunDorma, MovieMentu.

Programma

FEBBRAIO

STARE IN SCENA: divertirsi a farlo.
Laboratorio teatrale di base
A cura di Carlo Valle. In collaborazione con il POP.
Dal 17 febbraio al 30 maggio 2015 – Sassari – Spazio POP
Per info e prenotazioni 377-2575094
ERA UN VECCHIO STRACCIONE E RABBIOSO!
Omaggio poetico e musicale a Charles Bukowski.
Con Tino Petilli e Simone Sassu. Una produzione POP.
20 febbraio – Sassari – Vecchio Mulino – ore 21:00
21 febbraio – Bosa – Casa del Popolo – ore 20:30

MARZO

IL MONDO DELLE DONNE
Presentazione libro. Storia del primo consultorio autogestito dal movimento di liberazione femminile.
Di e con Pina Sardella. In collaborazione con Libreria Messaggerie Sarde, Associazione NessunDorma,
7 marzo – Sassari – Libreria Messaggerie Sarde – ore 18:00
IZZU MEU_La Madre dell’ucciso
Spettacolo teatrale su” La madre dell’ucciso” di F.Ciusa.
Di e con Alessandro Arrabito e la compagnia Casateatro2007
8 marzo – Sassari – Vecchio Mulino – ore 19:30
2€ DI POESIA
Incontri e performance di poesia metropolitana dedicata agli studenti.
Leggendo e interpretando: Dario Bellezza, Victor Cavallo, Pasolini, Campana, Flaiano, Hirschman, Ginsberg..
Di e con Frankie Fancello e Andrea Doro.
12 marzo – Liceo Segni – Ozieri
SIGNOR NO’
Spettacolo poetico-musicale e presentazione libro contro la pena di morte e contro la guerra.
Libro con testi di autori vari tra cui: Jack Hirschman, Paul Polansky, Ferruccio Brugnaro, Alberto Masala, Valeria Raimondi, Beppe Costa e tanti altri. Con Marco Cinque.
19 marzo – Bosa – Casa del Popolo – ore 19:00
20 marzo – Alghero – Mescla – ore 21:30 (al mattino, reading e incontro con le scuole)
21 marzo – Sassari – Vecchio Mulino – ore 21:00 (al mattino, reading e incontro con le scuole)
22 marzo – Cagliari – LaBaraccaRossa – ore 21:00
È PER OGGI!
Monologo teatrale liberamente ispirato a “Ultimo giorno di un condannato a morte (V. Hugo)”
Con Carlo Valle e Salvatore Delogu. Regia Leonardo Onida. Una produzione POP.
27 marzo – Sassari – Vecchio Mulino – ore 20:30
29 marzo – Bosa – Casa del Popolo – ore 19:30

APRILE

LABORATORIO DI LETTURA E SCRITTURA JAZZ
Il potere delle parole, come usarle, come declinarle in versi davanti ad un pubblico.
Il Laboratorio verterà principalmente sulla necessità di usare la voce per emergere dal caos o dal silenzio, per dire a voce alta le parole che si sentono dentro, indagando sulla forza dell’armonia e sul rapporto fra suono e silenzi
A cura di Giuseppe Boy.
9/10 aprile – Sassari – Spazio POP
POESIE SPARSE&LuoghiComuniCanti
Poesie a ritmo di blues, pop-rock e ballate
Con Giuseppe Boy e Leonardo Onida. Con la partecipazione straordinaria di Salvatore Delogu.
11 aprile – Sassari – Vecchio Mulino – ore 21:00
12 aprile – Bosa – Casa del Popolo – ore 19:00
PoetiConnections: a spasso tra Dylan, Fossati, Amos, U2, Gaber, Capossela.
Spettacolo sul senso della poesia oggi, un viaggio emozionante tra musica e versi.
Con Rita Casiddu, Salvatore Delogu, Carlo Valle, Leonardo Onida. Una produzione POP.
Liceo Paglietti – Porto Torres
METAMORFOSI SONORE
Dialogo musicale per chitarra acustica, voce e percussioni etniche. A spasso tra Jorge Cardoso, Yvon Duflot, Javier Hinoijosa, Fredy Perez.
Di e con Roberto Palmas e Gerardo Ferrara.
19 aprile – Sassari – Vecchio Mulino – ore 19:30

MAGGIO

QUANTO Costa UNA VITA?
Spettacolo di narrazione poetica e musicale sulla vita di Beppe Costa.
Gli incontri con Jannacci, Tenco, Arrabal, Bellezza, D’Eramo, Goliarda Sapienza, Leo Ferrè, Mia Martini.
Con Beppe Costa, Rita Casiddu, Salvatore Delogu. Regia Leonardo Onida. Una produzione POP.
3 maggio – Bosa – Casa del Popolo – ore 19:00
6 maggio – Sassari – Vecchio Mulino – ore 20:30
DALL’IMPOTENZA ALLA CREATIVITA’. Cinema e parole.
Seminario sul valore inestimabile di ogni essere umano, vero patrimonio dell’umanità, sull’importanza della creatività nella vita di tutti i giorni.
Di e con Silvano Agosti
Due giorni di incontri. Costo Seminario: 35€ al giorno a persona, 60€ per due giorni.
7 maggio – Alghero – Mescla
8/9 maggio – Sassari – Spazio POP
GLI ALBERI NON SCRIVONO POESIE
Presentazione del nuovo libro di poesie di Silvano Agosti, Leonardo Onida, Beppe Costa.
Libro in italiano-sardo-inglese con traduzioni di Stefano Flore, Karen Costa.
10 maggio – Sassari – Il Vecchio Mulino
GLI ALBERI NON SCRIVONO POESIE
Presentazione del nuovo libro di poesie di Silvano Agosti, Leonardo Onida, Beppe Costa.
Libro in italiano-sardo-inglese con traduzioni di Stefano Flore, Karen Costa.
11 maggio – Bosa – Casa del Popolo.
DALL’IMPOTENZA ALLA CREATIVITA’. Cinema e parole.
Seminario sul valore inestimabile di ogni essere umano, vero patrimonio dell’umanità, sull’importanza della creatività nella vita di tutti i giorni.
Di e con Silvano Agosti
Due giorni di incontri. Costo Seminario: 35€ al giorno a persona, 60€ per due giorni.
12 maggio – Bosa – Casa del Popolo.
13/14 maggio – Nuoro presso centro Cesp
15/16 maggio – Cagliari – LaBaraccaRossa in collaborazione con Chourmo

GIUGNO

HAI PAURA DI BOBBOTTI?
Proiezione cortometraggio e spettacolo musicale senegalese.
Di e con Alessandro Arrabito e i musicisti del gruppo senegalese Trikkeballake
7 giugno – Sassari – Vecchio Mulino

giovedì 5 febbraio 2015

Valeria Raimondi, Debito il tempo, FusibiliaLibri

ISBN 978-88-98649-13-6, pag. 64, € 13.00
Valeria RaimondiDebito il tempo 
Prefazione: Maria Teresa Ciammaruconi
Editore: FusibiliaLibri, 2014
Coll. Nastri, poesia

Silloge prima classificata alla Prima edizione del “Premio Eros e Kairos”, 2014,

dalla prefazione
La poesia di questa raccolta si declina in un costante presente, la prima persona dell’indicativo si arroga il diritto di nominare le cose, smascherare risvolti e tradimenti. Ma non c’e rabbia, quanto piuttosto la distanza necessaria a salvarsi da un patos troppo facile. […] Il presente è il solo tempo che ci è dato per non restare imprigionati nelle trappole dei ricordi o sbilanciati nelle ipotesi del futuro. È il tempo del resistere.
È il tempo che Valeria sceglie, a occhi aperti e fronte alta.

dai testi dell'Autrice

formicolano le dita divengono impotenti alla prensione
come quando sbalzammo dall'utero materno
            e non riconoscemmo i volti né l’aria intorno
torna il distacco il cordone che si strappa
            e scagliarci dentro un mondo morto
è già sentire tutto il peso del nonsenso
è celebrare insieme vita e lontananza

*
se mi guardi con opaca indifferenza
sono città che eternamente brucia
campo di battaglia acre odore
di polvere e di sangue della terra
se mi sfiori con bruciante indifferenza
come angelo in volo sulle mie rovine
il languore si fa magnificenza
lo stupore si ammanta di abbondanza
non sono fatta d’arte e non ho parte
porto trionfo in me di decadenza

*
eppure si corre in un tempo impreciso
lungo verdi declivi sotto i cieli d’aprile
o si fugge come lepre inseguita senza colpa ne pena
e si sale la china che inghiotte la lepre e la notte
o si scende dal colle fino all'acqua più chiara
dove dolce si accuccia la luna e si scivola piano nell'onda
poi si emerge, la corsa riprende
come bimbo orgoglioso che casca stringe i denti
e non piange

*
(azzurro troppo azzurro)
dietro le quinte di una nube
da cui sporgo timida le ali
si affaccia, platea distante, il mondo
e tu, sfrontato irriverente velo
fingi un candore quasi evanescente
ma dentro spingi e graffi
e sai di finto azzurro, di molle cielo
e io che non possiedo un’anima ruffiana
reclamo un imbianchino che salga quelle scale
e sparga di tinta nostalgia altro colore:
un certo effetto seppia appena innaturale
un poco decadente, già post-crepuscolare
L?autrice premiata al Ninfeo di
Valle Giulia da Maria Teresa Ciammaruconi

foto: Marco Cinque

*
lo so non è dolore questo, è scomposto
sbattere di ossa, indolente frangersi di onde
e non è un abbraccio il rimanere ma lambirsi
per abitudine le sponde
lo sai, non è partenza il passo, è una
fuga di cui già si scopre il gioco,
agguato che retrocede a ogni sguardo,
attesa eterna al limite del varco
lo sappiamo, non è amore quello
che puntuale ancora arriva
ma solo un pianto triste tra le cosce
e sapere che il vuoto verrà dopo,
mentre il prima non è mai davvero pieno

*
(scrivo con quel che avanza)
il bisogno di narrarsi in un Altrove
la polvere di vita che impasti col sangue
il continuo domandarsi la strada
l’ultima goccia della sete
il primo sguardo dal ponte
le note a margine
l’ultima sigaretta della sera
poi lo sfumare improvviso della rabbia
e l’abbraccio che infine si scioglie
il Resto è poesia

Qualcosa di diverso per la poesia contemporanea; vissuto il tempo dovuto e\o quel che di esso rimane, non resta che guardare attorno partendo dal sé che si mischia, si somma (ma anche si sottrae al destino crudele del mondo che scivola, spesso troppo frettolosamente, da non consentire di soffermarsi ad un dramma che altri avanzano rapidi sulla pelle, Resta la parola, asciutto, sintetica, senza fronzoli, affinché si possa salvare - nel tempo - qualcosa si utile, per noi, per la memoria, per gli altri vicini o lontani che siano. Come esperienza di una lotta impari, sebbene necessaria, che non ci veda sempre e ad ogni costo perdenti.
Una novità, dicevo e una sorpresa per me, trovandomi davanti a dei testi con dei numeri, meravigliato più avanti mentre segnalavo fra i testi migliori, quelli di Valeria Raimondi, in occasione del Premio suddetto nell'ambito del “I° Festival Internazionale della poesia al femminile Eros e Kairos”,
Quale piacere maggiore, anche per me, di poesia così saturo (a volte!) contribuire onestamente!
beppe costa


VALERIA RAIMONDI è nata a Brescia. Nel 2010 contribuisce alla nascita del Movimento dei poeti e artisti dal Sottosuolo, oggi Associazione Culturale. Organizza reading e microfoni aperti, collabora con artisti, associazioni, gruppi, movimenti legati all’interculturalità, alla libera espressione, ai diritti e all’ambiente. Nel 2013 insieme ai poeti del ‘Sottosuolo’ realizza il festival “Sconfina(te)menti”, in collaborazione con i ‘Circoli Arci bresciani’ e l‘Associazione Zastava’ per un gemellaggio culturale e ideale con artisti e poeti Serbi.
Nell'ottobre dello stesso anno è ospite presso lo ‘Studentski Kulturni Centar’ di Kragujevac, in Serbia. Nel marzo 2013 con il collettivo ‘Donne A(t)traverso’, propone il recital narrativo-teatrale Catturate nelle trame, liberate dalle reti.
Nell'ottobre 2012 esce la sua prima silloge poetica Io no (Ex-io) per la Thauma Edizioni. Sue poesie sono pubblicate all'nterno di antologie poetiche tra cui:
Sotto il cielo di Lampedusa, Rayuela, 2013, 100 Thousand poets for change, Albeggi, 2013, Jackissimo, Seam, 2014, SignorNò! Seam edizioni.
 Ospite al Festival Ottobre in Poesia nel 2014.

Con l’ultima raccolta Debito il tempo, vince  la Prima edizione del “Premio Eros e Kairos”, 2014.

lunedì 12 gennaio 2015

Ivana Maksić: LA MIA PAURA DI ESSERE SCHIAVA

ISBN 9788868670511, pp. 40, € 7,00
Ivana Maksić La mia paura di essere schiava, 2014, Gilgamesh Edizioni
traduzione di Fabio Barcellandi
Collana "Le zanzare" a cura di Andrea Garbin
con il -Movimento dal Sottosuolo-


Ivana Maksić (1984, Serbia, ex Jugoslavia).
Ha recentemente pubblicato due libri di poesia: O corpo in-corpo-ra me (Matica Srpska, 2011) e Oltre la comunicazione (Presing, 2013). È traduttrice freelance (traduce poesia, narrativa e saggistica dall’inglese al serbo).
È stata il coredattore-capo dell’antologia di poesia civile serba Ai denti (Presing, 2014).
Le sue poesie sono state pubblicate in diverse antologie e raccolte di poesia sia in Serbia che nei paesi dell’ex-Jugoslavia.

Estratto dal volume:

UN PAIO DI GAMBE, ADATTO A CHIUNQUE

1.
Se sei un uomo,
E non una bomba a orologeria,
Chi sei dunque?
Qualcuno che balla molto bene, ma a quali
[condizioni?
Balli senza scarpe, a piedi nudi (di solito è scritto in
caratteri piccoli).

2.
Oggi sono diventata la proprietà di qualcuno.
Finalmente adesso ho un impiego,
I miei orari di lavoro sono ininterrotti.
D’ora in poi quando riempirò vuoti moduli
Il mio stato occupazionale lo potrò scrivere con
           [orgoglio: impiegata.

3.
Quando i passanti superano il mio posto di lavoro
Guardano sempre qualcosa dietro di me, come se si
           [chiedessero
Se non ci sia un letto per me per dormire un po’.
           [Ma, quando potrei?

4.
L’unico svantaggio del mio lavoro
È che la mia bocca si torce dal troppo sorridere.
A parte questa stupida gioia,
Che non mi appartiene comunque,
Non ho altri sentimenti di sorta.

5.
Mio marito non lavora più illegalmente.
Ciononostante non lo vedo quasi,
Sono felice, sono la persona più felice che mai.
Il mio pancione cresce a causa di quella felicità.
Così è più facile per me lucidare i pavimenti con
           [le mie stesse mani.

 6.

Preferirei avere un pulsante o un qualche allarme
[incorporato nelle mie orecchie.
In quel caso salterei fuori dal letto più facilmente
            [durante la notte,
Non appena il mio capo mi chiama.
Sarebbe così bello, sarebbe così meraviglioso,
essere sempre in tempo, arrivare al lavoro sempre
           [prima della mia collega.


RITORNO A QUANDO ERO RIMBAUD

Imbriglierò i cavalli neri come la morte / e ruzzolerò
giù da una montagna ripida / sdraiato nel
mio carro / tra brandelli di aquiloni di carta / farò
linguacce a ogni passante / e il cielo farà
l’occhiolino / alla ferita sulla mia spalla sinistra /
vittoria / clown a una fiera delle vanità / la
lama di una ghigliottina diventa sorda da tutte quelle
bugie.


UN POETA IN PALESTRA (In SERBIA)

Mentre era in palestra, un poeta ascoltò una
[conversazione:
qualcosa
qualcosa a proposito di violenza familiare
a proposito di violenza contro le donne.
Una donna improvvisamente esclamò: non riesco a
[immaginare
quanto orribile una donna debba essere, quanto
[stupida, insopportabile e meschina
perché qualcuno la colpisca, la violenti, la
[schiaffeggi, la renda schiava.
Che ne concluse il poeta?
Il poeta non riuscì a farne una poesia.

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giovedì 1 gennaio 2015

Basir Ahang: tre poesie

Una delle voci più alte contro la guerra è quella di Basir
Ahang, afgano Hazara che vive in Italia da qualche anno.
L'averlo incontrato di persona quest'anno al Festival Internazionale città di Sassari aggiunge un altro tassello di conoscenza per un bagaglio ancora semivuoto che abbiamo in Italia, sia nei confronti di ciò che accade in molti paesi, che per lo sviluppo e la conoscenza della poesia stessa.
Sperando venga edito anche in Italia, dedico a lui e a chi ama la Poesia alcuni dei suoi versi. (b.c.)

Interrogativo d’inverno

Come molti altri prima di me
mi sono chiesto
quale fosse il senso
di questa laconica esistenza

Aspirando un tabacco troppo amaro
mi sono detto
ancora due o tre minuti
e la vita tornerà quella di prima

Stordito e obbediente di natura
ho trascorso le giornate
con una tazza di te fra le mani
unico calore inalterato negli anni

Contando gli autunni
le estati
le primavere
e gli inverni

ho atteso il giorno
in cui il corvo nero
si sarebbe seduto sul ramo di cedro
per cantare un ultimo requiem

e come l’albero tagliato in due
non poter più sentire
la neve che cade
il calore del te
tra le mani ghiacciate

Ho concluso
esser questo il senso della vita
una fine infinita

un gracchiare di corvo


Anche questa è vita?

Forse è meglio se ti abitui
se non ti fucileranno in guerra
allora sarai obbligato
ad offrire il tuo corpo al mare

Anche questa è vita?
Quando scapperai dalla tua patria
diventerai nutrimento per i pesci
se ne avrai avuto la possibilità
Dovrai sincronizzare il tuo battito
con la campana della chiesa
finché gli anni passeranno
e rimarrai ultimo fra i cittadini
Uno straniero che vuole vivere
con la lingua ormai troppo amara

Forse è meglio se ti abitui
come un orfano bambino
he prende schiaffi per abitudine

Anche questa è vita?
per te che la ami
Devi abituarti
al Teatro Civico di Sassari

Quella fottuta notte

Quando hanno sparato l'ultimo proiettile
era notte
le strade di Bamiyan¹ erano chiuse
Quella notte
Kapisa² bruciava nel fuoco della pazzia
e il demonio di Kabul ebbro dell’ultima bottiglia
di tequila di Jalisco
Sognava i corpi nudi della città di Sodoma
Quella notte Bamiyan era luminosa
con le lanterne colorate di blu
e una folla di scalzi cantava
un inno di pace
per i pezzi perduti di Shahmama
Bamyian era luminosa
e i confini del cielo di Ghulgula³
scoloriti

Quella notte la pazzia dominava ovunque
e noi miserabili nelle calli magiche di Venezia
restavamo bloccati con le lanterne spente tra le mani
Quella notte la paura dominava ovunque
e Yakawlang 4 aspettava la distruzione promessa
Quella notte un nodo orribile strozzava le gole
e noi miserabili ballavamo nell’oscurità
dei nostri pensieri
Quando i titoli dei notiziari nel mondo
cambiarono all’improvviso
e un’onda veloce come un fulmine
volteggiò nel cielo di Venezia
La vostra città all’alba
era distrutta
e noi miserabili
ballavamo ancora nell’oscurità dei nostri pensieri
Quella fottuta notte

(22/01/2014 giorno dell’anniversario del massacro di Yakawlang)

Note:
1.La provincia di Bamiyan, in Afghanistan, era sede delle famose e millenarie statue di Buddha distrutte dai talebani il 10 marzo 2001. Le statue erano chiamate Shahmama (figura femminile) e Salsal (figura maschile) ed erano considerate Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
2.La provincia di Kapisa venne distrutta e bruciata dai talebani nel 1996
3.Ghulgula era la città antica di Bamiyan
4.La provincia di Yakawlang, situata nel centro dell’Afghanistan, fu sede di uno dei massacri più sanguinosi perpetrati ad opera dei talebani. Migliaia di persone furono massacrate dai talebani solo per il fatto di appartenere all’etnia Hazara.


Basir con i poeti Liliana Murru e Leonardo Onida a Sassari
Basir Ahang è nato in Afghanistan a Kabul ma dal 2008 vive e lavora in Italia. Laureato in Storia e letteratura persiana attualmente sta conseguendo la seconda laurea in relazioni internazionali presso l’università di Padova. Giornalista di professione si occupa prevalentemente di Afghanistan e diritti umani con un’attenzione particolare alla situazione dei rifugiati e delle donne. Ha collaborato con diversi giornali e agenzie internazionali. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su BBC persian, Al Jazeera e Deutsche Welle. Basir Ahang si occupa anche di poesia e di cinema. Molte delle sue poesie sono state tradotte in italiano e in inglese. Nel 2014 ha partecipato al Festival Internazionale di Poesia “Ottobre in Poesia” di Sassari, ottenendo il premio speciale della critica per una sua poesia in concorso(Quella fottuta notte). Attualmente collabora con diversi siti di informazione come frontierenews.it, kabulpress.org e hazarapeople.com di cui è anche direttore.



Goliarda Sapienza, Le certezze del dubbio, Pellicanolibri, 1987

Rifiutato da tutti gli editori, con risposte che fanno capire di non avere neanche letto il testo, decido nel 1987 di pubblicare con Pellicanolibri questo straordinario romanzo dell'amica Goliarda.
Molto schiva e lontana dai salotti, sarà assidua frequentatrice e amata da chi, nel quartiere di Casalotti, dove c'è la libreria, avrà modo di incontrarla. Saranno anni di dolori e splendori, con l'aiuto di Adele Cambria, Marta Marzotto ed Enzo Grasso, faremo di tutto affinché potesse avere, Lei, il posto che meritava, Ci vorranno anni, la sua scomparsa e la pubblicazione in Francia e Austria de L'Arte della gioia, poi edito "finalmente" da Einaudi, a farla conoscere anche al pubblico italiano.
Associazioni, libri, film, opere inedite (non sempre valide) ora proliferano. 
Ho il dovere e la passione ancora oggi di fare conoscere ancora di più questo romanzo, ancora disponibile, ordinandolo nel sito dell'editore, pubblicando le prime pagine.
b.c.


Da quando m’avevano sbattuta fuori dal carcere in attesa di giudizio avevo preso anch’io a percorrere quelle piccole strade lastricate di sampietrini che ininterrotte conducono dall’esterno di piazzale Clodio dentro il nuovo Palazzo di Giustizia: quel percorso stava a significare (nella mente progressista dell’architetto) che ormai la giustizia era scesa dal suo trono inaccessibile e segreto e si svolgeva per le strade, sotto gli occhi di tutti, alla portata di chiunque avesse voglia di prendere parte alla cerimonia... Così andavo rimuginando fra me e me, ridendomela di quell’ennesima utopia novecentesca che andava a rotoli. Ora transenne e veri e propri muri di toraci e braccia cariche di armi da fuoco sbarravano il passo ogni quattro, cinque metri!...

Mi divertiva talmente sfottere quell’architetto, il suo dannoso liceo classico, le sue inutili letture kafkiane, eccetera (era come ridere di me stessa) che stavo per sorpassarla quando una risata familiare mi blocca davanti alla IIa sezione penale. Sarà qualche coattona che frequenta il “Governo Vecchio” mi dico, e su al secondo piano mi aspettano. Non di meno il mio passo rallenta e il mio sguardo si accinge a scrutare bene in quel particolare gruppetto dove lei, i grandi occhi bruni fissi in un’ammirazione assoluta della bella testa dell’avvocato Rocco Ventre, ride della sua strana risata di un tempo. Non è passato che un anno da quando ho ascoltato per l’ultima volta quel suo ridere infantile e rauco nello stesso tempo, eppure è come se le modulazioni di quella voce sortissero da un passato così remoto da dare brividi di paura ultraterrena. È Roberta! realizzo, la compagna della cella 27, mia prima residenza stabile a Rebibbia! Roberta deve aver sentito il mio sguardo perché per un attimo le sue pupille orlate d’ali di farfalla hanno un lieve moto verso di me prima di tornare a fissare ancora più
intensamente l’oggetto della sua ammirazione.

Non mi ha riconosciuta! Tanto vale proseguire per la mia strada.
Forse è il destino di chi si è incontrato in carcere. Anche nei viaggi avviene lo stesso: ci si scambia indirizzi, numero di telefono, ci si assicura che non si potrà fare a meno di rivedersi ma poi, tornati alla vita di tutti i giorni, si dimentica. Con un ultimo sguardo indifferente su di lei e il suo gruppetto, così che non si senta in dovere di riconoscermi, le volgo le spalle e filo via su al secondo piano dove l’avvocatessa Tina Lagostena Bassi difende l’ennesima ragazza stuprata. È per questo che sono qui, mi dico, sono stata inviata dalla mia boss di “Quotidiano Donna” per un articolo... ho detto boss ma è una donna dolcissima con fianchi generosi, pelle di latte e sguardo avvolgente che lasciamo andare! E poi ho appuntamento con Ginevra, altro pezzo di ragazza che non dico! Eh, caro Fellini, l’epoca delle tue femministe trucide è finita, e non vorrei essere nei tuoi panni!
Quando entro nell’aula purtroppo Tina ha già iniziato da tempo la sua arringa, e anche se Ginevra con la quale avevo appuntamento mi fissa sbalordita per il mio ritardo (il mio organismo preindustriale è stato così ben inchiavardato all’idea del “ritardo come delitto” che non c’è modo di allentarne qualche vite!), io come posso cerco di ignorarla e con lei tutte le dannate femminucce, donnette, prefemministe o postfemministe che il fottuto dio dell’ideologia mi ha fatto incontrare! Sempre così, quando qualcuna di loro mi delude, me la prendo con tutte: un mio metodo per soffrire meno.
Chi se l’aspettava dopo tanta vicinanza in una cella (tre metri per tre e mezzo!) di non essere nemmeno riconosciuta! Fosse stata Barbara, così passionale, emotiva l’avrei potuto anche capire. Ma Roberta, così consapevole, così fredda e ideologica!... e ci siamo pure scritte dopo quando io ero fuori e lei ancora dentro.
Come posso cerco di buttarmi anima e corpo in quel mare sonoro ora in tempesta, ora calmo e sereno che è la voce di Tina, con il fermo proposito di annegarci per una buona volta e dimenticare.
Ma non ci riesco. E quando Ginevra finalmente mi trascina fuori dall’aula tra la folla animata che commenta il processo, l’entusiasmo
di tutti per l’arringa di Tina è così assoluto e coinvolgente che mi fa dimenticare quell’incontro assurdo - solo sognato? - di qualche ora prima.
Conquistata la mia “dimenticanza”, ultima dea che assiste i sofferenti! senza sospetto distolgo gli occhi per un attimo da Tina per salutare un vecchio amico, quando all’improvviso, come uscita dal mantello nero del solito prestigiatore in smoking e cilindro, Roberta mi si para davanti. Ma di spalle, questa volta, intenta a parlare fitto fitto con qualcuno dalla statura tarchiata, paterna, i capelli bianchi, lo sguardo limpido in apprensione, ancora più paterno - se possibile - del suo grande torace. Non potevo riconoscerla mi dico: là in galera sembrava più robusta (per la limitazione costante dello spazio che ci circondava?) ed era bionda, di un biondo così naturale da non creare sospetto di finzione. Come faceva? Ma già che c’era la parrucchiera a Rebibbia! [...]