sabato 5 aprile 2014

15° Nisan Festival - Foundation for Art and Culture, Maghar - Israel

Dal 28 aprile al 1 maggio 2014
Invito



Abbiamo l’onore di invitarvi a alla festa d’apertura del 15 festival internazionale Nisan che si terrà nella sala
Ashkul Bais a Maghar il giorno lunedì 28-aprile -2014

Programma dell’incontro:riunione e accoglienza: 18.30-19.00
preparazione all’apertura:19.00
Letture di poesie
Discorsi di benvenuto:
discorso del capo della fondazione Nisan-
il dottor Magid Ashaqla
discorso del capo della giurisdizione locale-
il signor Ziad Daghash
discorso del rappresentante del ministero della cultura e dello sport- il signor Musleh Kaplan
discorso del capo dell’unione generale degli scrittori in Israele- il signor Haim Nagid
discorso del rappresentante dei poeti-
il signor Mansur Abu Rashid
discorso del capo della delegazione norvegese-
il signor Kanut  Odejard
Ospite d’onore il poeta italiano Beppe Costa






Italy

1. Beppe Costa
2. Stefania Battistella
3. Igor Costanzo

China

4. Gao Xing

Albania

5. Murish Kabashi

Germany

6. Erwin Messmer

Spain

7. Marife Santigo Bolanos
8. Alfredo Alencart
9. Santiago Trancon

Norway

10. Knut Odegard
11. Lina Undrum Mariussen
12. Steinar Opstad
13. Torild Wardenaer
14. Erling indreeide

Poets from Israel

1- Roni Someck
2- Miron Izakson
3- Haim Nageed
4- Hamutal Bar Yosef
5- Hava Pinhas Cohen
6- Sabina Messeg
7- Marlena Braster
8- Gad Kinar
9- Asher Reich
10- Michal Snonit
11- Bracha Rosenfield
12- Malka Natanzon
13- Yakov Alojim

Israel Arabic

1- Khaled Egbarie
2- Hanan Gbele Aabed
3- Anwar Saba
4- Nabil Nasereldin
5- Heiam Abu Zolof
6- Majeed Hussisi
7- Nisreen Huseen Farraj
8- Zaher Bashir Farraj
9- Turki Amer
10- Hanan Abu Zolof
11- Farhat Farhat
12- Monir Khair
13- Sherien Bashir – salah eldin
14- Inad Jaber
15- Weasam Halabi
16- Hatem Hassoun
17- Entisar ASbu Zaid
18- Rawya Brbara
19- Wafaa Hazan
20- Ebrahim Nbwany
21- Walid Hdefi
22- Kmal Shini
23- Kmal Ebrahim
24- Rakaz Faour
25- Roshdi El Madi
26- Doris Khory
27- Haiel Hamoud

Poets from Jordan

1- Hanna Salameh
2- Amal El Kurdi
3- Sherin Saleh Abu Hashie
4- Muhmmed Musa Elmraktan
(Head of delegation:Mansoor Abu Rashed)

Poets from Gaza

1- Saeed Abu Tabanga
2- Rezek Mahmud Elbyari


Prende il via quest'anno dal 28/02/014 all'01/05/014 presso Eshkol Pais a Maghar, (Israele) la 15° edizione del Festival internazionale dei poeti - con la partecipazione di poeti internazionali, molti dai paesi asiatici, europei e del Medio Oriente, insieme a poeti ebrei e arabi del paese.

L’idea del Festival nasce durante la seconda intifada 1999, dove il poeta Naim Araidi ha invitato dieci poeti arabi e dieci poeti ebrei del paese a casa sua a Maghar, per far sì che dialogassero fra loro, al fine di evitare la divisione e la spaccatura tra i due popoli. 

Da allora, la riunione si trasformò in un appuntamento annuale diffondendosi a livello internazionale con attività educative e culturali e con la partecipazione di importanti poeti, ebrei e arabi dall'interno di Israele e dall'estero.

Il Festival include anche una Mostra di artisti arabi.

Il programma del Festival prevede poesia, laboratori di traduzione, incontro con gli studenti della scuola secondaria e mostra d'arte.

Quest'anno vengono coinvolti poeti selezionati da Israele, Gaza, Giordania, Cina, Italia, Spagna, Germania, Norvegia, Albania.

Durante i quattro giorni saranno coinvolti in letture di poesie, con trenta poeti arabi importanti nel nostro paese.


post correlati: http://beppe-costa.blogspot.it/2013/05/nisan-international-poetry-festival-14.html
evento su facebook: https://www.facebook.com/events/637801556299013/?fref=ts

giovedì 20 marzo 2014

Memorie (quasi) vere: Léo Ferré

Nel camerino del Teatro Metropolitan di Catania,
dopo il concerto



“L’anarchia è la formulazione politica della disperazione. 
L'anarchia non è un fatto di solitari: la disperazione neanche. 

Sono gli altri a informarci sul nostro destino. 

Sono gli altri a farci, a distruggerci. Con gli altri si è un altro. 

Allora, distruggendo gli altri, distruggiamo noi stessi. È stato già detto; è importante che sia ripetuto...”
(Léo Ferré)




Come ho avuto modo già di scrivere, gli anni dall'80 all'87, mi risultano particolarmente confusi, avendo avuto il periodo più tumultuoso della vita privata, dell’attività editoriale, della collaborazione con troppe cose, quindi dal ‘Giornale del Sud’, al ‘Giornale di Sicilia’, la casa editrice, il premio Akesineide, la separazione, altre collaborazioni come ‘Reporter’, per fortuna alcuni giornali fanno da storia, a questa confusione, ed è innegabile la venuta di Leo Ferré a Catania e la relativa intervista pubblicata sul ‘Giornale di Sicilia’.

Malgrado Ferré sia andato via dalla Francia, le sue ‘canzoni’ sono anche edite, come quelle di Jacques Brel e Georges Brassens, da Gallimard, nella collana più prestigiosa forse al mondo di poesia: ‘Biblioteca della Pléiade’.
Le nostre collane di poesia con autori quali Neruda, Pessoa, recano invece prefazioni di Pelù, Jovanotti, che saranno bravi a cantare ma quanto a dirci di questi grandi poeti ecco che c'è da urlare!
E che gli editori sono finanziarie con dirigenti che hanno guardato sin da piccoli solo Italia uno, viene più di un sospetto. Quasi come quei critici che mi hanno contestato e non hanno voluto neppure firmare per la petizione in favore di Anna Maria Ortese e che oggi, tronfi e pettoruti (oltre che pagati) se la vanno a presentare come fosse una loro scoperta! Faranno i decennali, i ventennali, i trentennali, ecc. mangiano!
Per fortuna questo con Léo non accade, da  Enrico Medail a Mauro Macario alla figlia e persino quei tanti spazi in tutto il mondo a lui dedicati sono ‘gestiti’ da persone che hanno per Léo un grande rispetto. Come me.
È passato tanto tempo, ma il ricordo di Léo è assolutamente indimenticabile: nella politica, nell'amore, nei sogni, nella musica. Che Léo fosse anche direttore d’orchestra è sempre passato in secondo piano.
La contestazione studentesca in Francia del ‘68 e i risultati di questa, lo avevano talmente ‘nauseato’ da scegliere, come paese, l'Italia: Castellina in Chianti. Splendida! consona al suo modo di vivere.
Lì continuò a fare libri e dischi, quasi in proprio. Ricordo il suo traduttore dell’epoca Enrico Medail e la mia voglia di farlo conoscere di più, di ‘imporlo’ quasi anche ai giornali coi quali collaboravo ma, è sempre stata dura!
L’occasione però arriva.
Organizzato dal ‘Centro Culturale Francese’ di Catania, (1984) la sua presenza al Metropolitan, teatro nuovo e con tremila posti fu grande la mia gioia per avere avuto così la fortuna di conoscerlo e intervistarlo.
Ero indignato per il pubblico di trecento persone ch'era venuto ad ascoltarlo. Lui no!
Capì la mia ammirazione ma anche l'essergli simile e, abbastanza timido (sfido chiunque!) allora dal palco, mi indica e mi chiama in causa! (questo interloquire amichevole succederà diverse volte anche con Arnoldo Foà).
Mi rende partecipe dell'amore per ciò ch’è diverso. Della crescita che non può coinvolgere folle, ma che poco a poco bisogna conquistare.
Le trecento persone lo applaudirono come fossero trentamila!
Noto più per i testi delle canzoni ‘Gli anarchici’ e ‘Solitudine’, ho sempre preferito invece ‘Col tempo’ o ‘Piccina’. Perché in queste ultime si rispecchiano le altre, anzi tutte le altre.
‘Avec le temps’ ma preferisco sempre usare l'italiano, perché gli italiani lo usano sempre meno, è di straordinaria potenza, come ‘Non andare via di Brel. Potranno passare secoli ma neppure una sola riga sarà mai ‘datata’.
Nell'intervista che, per ragioni di spazio, mi è stata accorciata, Léo salva pochi dei nostri cantautori, De André soprattutto e Gino Paoli, coi quali collaborò. Siamo consapevolmente d'accordo, complici, e il tempo ha dato ragione.

Nelle foto (archivio personale) Ferré sul palco del Metropolitan di Catania.

Aggiungo che in quegli anni, avevo tentato di stampare le sue poesie, mi incrociavo con diritti musicali assurdi, costosi e pieni di trappole, tutto ben lontano dai suoi e miei desideri.
Lotte che dovevo affrontare per sopravvivere, difficile già con i libri di Arrabal, Bachelard, Halimi, che non riuscivo a diffondere né a pagarmi.
Léo aveva compreso appieno la mia forza ma anche il mio dolore; così la moglie, straordinaria e fedele compagna, quando stava male, nelle telefonate sembrava essere consapevole ch’io fossi un complice, e quasi mi voleva tranquillizzare per non ‘sentirlo’ nella sua ‘solitude’.
Dopo, molto dopo, ho incontrato il suo amico e traduttore italiano Mauro Macario (credo uno dei grandi poeti italiani, fra i più riservati e 'nascosti' a quella solita cultura ufficiale): ne ho ascoltate le canzoni, stavolta cantate da Gianluigi Cavaliere (Chantango) ed è come se il dolore si fosse acquietato, infine. Così che le vie percorse non erano totalmente in solitudine.

beppe costa

leggi anche:
http://beppe-costa.blogspot.it/2008/04/un-ricordo-di-leo-ferr-lultimo-poeta.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2008/04/leo-ferr-col-tempo-la-sua-pi-bella.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2011/08/leo-ferre-alma-matrix-in-concerto-roma.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/01/memorie-quasi-vere-arnoldo-foa.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/03/memorie-quasi-vere-enzo-jannacci.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/02/memorie-quasi-vere-alberto-moravia.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/03/memorie-quasi-vere-alejandro-jodorowsky.html

mercoledì 19 marzo 2014

Stefania Battistella incontra Omar Pedrini

Guardando qualche sua foto viene da chiedersi “Marilyn Manson dopo una cura ristabilizzante?”
Ascoltando la musica viene da chiedersi “inglese?”
Ascoltando le parole viene da dirsi “porca miseria questo è italiano!”
Ascoltando la traccia n. 16 viene da dire “beh, perché non misto zitta…”

È proprio così, dovrei starmene zitta ma io disubbidisco spesso e volentieri, specialmente se devo disubbidire a me. Credevo non fosse più possibile sentire una canzone nel suo complesso sistema, composta cioè da buone parole e buona musica. Credevo  fosse ormai “roba in via d’estinzione” in Italia, e così viene facile proiettarsi ad ascoltare altre band, esclusivamente straniere, tanto la speranza ormai è persa, facciamocene una ragione.

Arriva l’appuntamento del  giorno 17 marzo 2014 alla Feltrinelli di Roma per la presentazione del nuovo cd di Omar Pedrini (nonostante fosse -diciassette-, abbiamo azzeccata la strada giusta e pure il parcheggio dentro le strisce a pochi passi dalla libreria).
Il nome non mi è assolutamente nuovo, nel senso che mi ricorda qualcosa e in particolare la parole “shock”, ma al mondo nomi ce ne sono molti e così che differenza fa uno in più o in meno?

Arriva finalmente l’ora e dalla porta bianca laterale piccolo palchetto allestito esce un tipo con giacca in pelle, astuccio rigido della chitarra, jeans. È Omar. Scende le scale, ci scruta un po’ tutti mentre parte un timido applauso lui dice “buonasera, tutto bene?”.
Penso che partiamo bene, alla “Bergoglio” ci sa fare il tipo! Sembra assolutamente una persona normale, come quelli che hanno qualche acciacco, che non trovano quasi mai parcheggio, che fanno la fila alla cassa.
Un comune mortale, diciamo, ma come recita una famosa canzone “oltre alle gambe c’è di più”, eccome se c’è.

Non siamo in presenza di un personaggio normalmente formato, all’interno del libretto del cd ci sono diverse foto di Omar con la maglia degli All Blacks, nota squadra di rugby della Nuova Zelanda; questo ne è un esempio e spiego perché: il rugby oltre ad essere uno sport, molti diranno, violento, da evitare assolutamente, per bruti, per maschioni, ebbene, se ad una prima vista questo può apparire vero, del rugby c’è da cogliere l’umanità e la giustezza con le quali il tutto viene praticato, sia da parte dei giocatori che dal pubblico allo stadio: infatti negli stadi di rugby non ci sono reti protettive che separano giocatori e pubblico (a differenza degli stadi calcistici), non si sa mai caschi giù qualche motorino… Gli uomini tentano di circondarsi e addobbarsi con quello che reputano più vicino alla loro anima, e in questo caso c’è da dire che Omar cela un’umanità e giustezza tali da far colorire Marilyn Manson, non mi servono tante prove, signor giudice, proprio no, serve solo ascoltare il cd. Quel giorno alla presentazione del cd non c’era nessuna rete protettiva fra lui e noi, non c’era nient’altro che lui e la sua musica, le pare poco signor giudice? A me non pare poco per nulla, se ne accorgerà anche  lei quando ascolterà il cd, in particolare “Gaia e la balena”… si ritroverà come qualsiasi altro a dare una mano a trascinare il nostro senso di giustizia anche se pare non dia segni di vita.

Da sinistra: Beppe Costa, Jack Hirschman,
Omar Pedrini e Igor Costanzo alCircolo degli Artisti (Roma)
C’è tanta gente i questo cd, c’è Veronica, Emilia, Nina, Italia! Eh sì
c’è “Italia”, una donna bellissima che purtroppo ha incontrato compagni sbagliati, e questo ce lo fa capire molto bene Igor Costanzo, sia perché la recitazione è “da infarto (suo)” sia perché Igor ha saputo trovare le parole giuste dando una chiave di lettura di questo nostro paese che dovrebbe farci riflettere… siamo diventati i “papponi” di questo nostro paese?
Omar è cresciuto a “pane burro e medicine” subendo “shock dolcissimi” procurati da questa vita che a volte è generosa, altre avida… in questa partita il musicista è riuscito a impaurire a colpi di “haka” tutti i nostri pregiudizi riguardo la cultura musicale italiana per cui “è sempre meglio l’estero, ma l’estero straniero non quello che canta -i’ te vurria vasà-.
Purtroppo o per fortuna tocca a noi cambiare il mondo in cui viviamo e se ci accorgiamo di qualcosa che non va, dobbiamo cantare a squarciagola quello che invece potrebbe andare, e se questo vuol dire cantare dei figli del Lago e descriverli, così sia! Se questo significa leggere Poesia, dove Poesia è sintesi di concetti e non descrizione di abitudini, così sia! Se questo significa dire che fra cemento e terra c’è da scegliere la terra, così sia! Se questo vuol dire provare a trainare balene morte essendo bambini incoscienti, così sia! Se questo vuol dire ascoltare Omar Pedrini alla Feltrinelli di Roma o in qualunque altro posto, per capire qual è la direzione giusta da prendere… così sia.




"Non si può non uscire che sovraccarico di umanità, dopo aver sentito le parole (dopo anche l'abbraccio) di Omar. Come tutti i grandi la genialità si sposa sempre con l'umiltà. Così, di nuovo, visto che tanti grandi ci hanno lasciato, abbiamo almeno qualcuno che 'canta' la poesia. Grazie Omar, dal tuo beppe costa"













Memorie (quasi vere): Enzo Jannacci

L’altro incontro che mi viene ricordato proprio dal ‘Giornale di Sicilia’ attraverso l’intervista fatta da me a Enzo (un’altra sarà di Moravia, mentre quella di Sengor mi verrà tanto accorciata – visto che è un “negro” e per di più sconosciuto al mio capo – che mi rifiuterò di firmarla).
Due visite in Sicilia, due incontri.
Precedentemente lo avevo ascoltato a Trastevere a Roma, in via Garibaldi (forse Folkstudio, luogo storico, certo, ma la memoria degli accadimenti tutti non li regge).
Ricordo che vidi per prima cosa i piedi di Enzo sulla tastiera: e fu amore immediato, non solo e non per i piedi!
Concerto jazz alla Plaja di Catania
Uno breve a Siracusa in una sorta di Teatro tenda dove il caos regnò sovrano fino a quando Enzo non iniziò a parlare. Gli organizzatori, forse sinistrorsi e con pochi mezzi o, forse, non in buoni rapporti con le forze dell’ordine o le autorità, non avevano acconsentito al concerto se non con molto ritardo e certamente molte perplessità.
Jannacci? chi era costui? che parla in milanese a noi che siamo siculi e detentori della lingua? Sarà stato così? ma è certo che la lunga attesa e il ritardo ammassarono una folla immane, per la capienza della Tenda non adeguata. Ero con mio figlio Alessandro, tentavo di salvarlo dalla stretta di gambe, braccia, teste, nasi: un finimondo che ad Enzo non sarà sfuggito.
Poi, infine, tutto comincia, ci si scusa e si spiega come sia stato difficile per gli organizzatori avere lo spazio e i permessi. Li avrei santificati (se fossi papa o Crozza, immediatamente).
Chissà se avete mai visto un diavolo su un palco che cambia strumenti, che rompe tutte le corde della sua chitarra afferrando poi quella di uno dei chitarristi che lo accompagnavano, distruggendo pure quella, per qualcosa che definire spettacolo di canzoni è riduttivo, oltreché inutile.
Catania: torna (c’era stato un ‘lieve’ malore a Siracusa).
Tant'è che il ‘Giornale di Sicilia’, per il quale allora scrivevo alcuni articoli su personalità ‘diversamente’ brave, mi autorizzò a fare una intervista di un’intera pagina.
Tutti i suoi testi fra lacrime e risate, uno dopo l’altro, mentre anche il mimo che ha dentro di sé non cessa di muoversi. 5000 persone che non riescono a stare seduti, mai visto, poi, più nulla del genere.          Questa volta decide: torna ma al jazz. Con un gruppo di musicisti, uno spettacolare concerto all’aperto nel boschetto della Plaja. Un successo enorme, le sue canzoni o almeno quelle più note come ‘vengo anch'io’ non vengono neanche sfiorate. Ma nessuno rimane deluso.
Mica capita spesso. Ma l’esperienza del concerto è una delle meraviglie del nostro incontro. Conoscevo già l’amico comune Giorgio Gaber e tutte le canzoni di Enzo, anzi amavo proprio le stesse amate da lui. “E… allora concerto” non era uscita da molto. Quel testo mi stava nel cuore in quell’epoca più d’ogni altro.
Volle andare a mangiare nelle bettole vecchie di Catania. Malgrado dicessi che erano misere di tutto e forse anche il vino era pessimo, volle lo stesso andare in quelle. Circondato dai miei amici d’allora fu per tutti un’esperienza umana, non solo musicale.
Mi disse che si sentiva ‘corteggiato’ da mia sorella Adelaide e, in effetti anche lei l’adorava, ma come si adorano i poeti, quelli veri e, lui, più di altri cantautori parlava dei dimessi, degli sportivi colossi impavidi, delle donne cosiddette sposate e scopriva del passato le grandi tradizioni popolari.

con Enzo prima del concerto

Quelli sono stati giorni che non si sono ripetuti con lo stesso Gino Paoli, né con altri, certamente con Leo Ferré sì: stesse emozioni e solitudini, stessi impegni e mai una concessione alla stupidità, a quella stupidità che avrebbe portato al successo.
I suoi musicisti a cena sono stati un grande spasso: mangiavano pollo bevendo cappuccini. Uno penserebbe a chissà quanta birra avrebbero fatto fuori, macché, cappuccini e latte o latte e caffè.
L’accompagnai ad un emittente televisiva che allora si chiamava Telecolor, da Ada Mollica: spero che anche quella trasmissione sia stata conservata. Quando mi hanno spiegato YouTube e ho aperto il mio canale, cercavo le sue canzoni, ce n’erano pochissime, quasi nulla.
Giornale di Sicilia, 5 maggio 1984
Oggi per fortuna, con quell'altro genio della musica che è il figlio e con tanti amici che ci sono, a centinaia, anche se timidi o prudenti, i suoi brani stanno venendo fuori, se non tutti, quasi tutti.
Infine anche al cinema Jannacci resta se stesso, ovvero chi lo sceglie vuole Enzo, questa persona che sembra stare a proprio agio sia sul palco che in un’osteria, coi grandi e coi piccoli che hanno circondata la sua vita. E molti comici e autori, con lui e l’amico di sempre, Dario Fo, si sono formati e restano i migliori: coloro che all’originalità della risata non aggiungono mai la volgarità, cibo televisivo quotidiano per tutte le reti e generazioni.
Avrei voluto, negli oltre 35 anni che sono passati, rivederlo, stringerlo, dirgli quanto mi avesse insegnato con le sue canzoni ma scambiai telefono e indirizzo con quello che lo accompagnava, forse l’insegnante di karate.
Ho inutilmente scritto nel primo periodo e telefonato: nessun cenno, pazienza: erano importanti i testi e le musiche che in lp di altri tempi sono sempre con me.
Recentemente, altro vantaggio della rete, mi sono collegato con le pagine dedicate a lui e al figlio Paolo e, in qualche modo, articolo, saluti e foto, sono arrivati a sono arrivati a destinazione.

*Questo testo è stato scritto alcuni anni fa: il 29 marzo del 2013 Enzo ci ha lasciato. Quindi quasi un anno fa. Da quel giorno però gli incontri a lui dedicati, le canzoni, i video si sono centuplicati. Ecco perché alla fine i Poeti non muoiono mai: la morte anzi li diffonde ancora di più.
Dal 29 marzo 2013 almeno anche qualche giovane si 'riconoscerà nei testi immortali di Jannacci. Con un grande figlio. Paolo!

La pagina Facebook di Enzo
La pagina Facebook di Paolo

vedi anche:
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/01/memorie-quasi-vere-arnoldo-foa.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/02/memorie-quasi-vere-alberto-moravia.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/03/memorie-quasi-vere-alejandro-jodorowsky.html





Memorie (quasi) vere: Alejandro Jodorowsky


Non ricordo come né perché, avevo già scritto ad Arrabal, avevo già pensato di aprire un’attività editoriale. Non ricordo neanche se lavoravo da qualche parte, giornale o rivista, ma è certo (e le foto a volte fanno la storia che non conosceremmo mai), che ho incontrato Jodorowsky.
Prima edizione di Panico, Pellicanolibri,1978
Avevo visto e diffuso ‘La montagna sacra’, penso di avere avuto poco meno di quarant'anni e lui certamente più grande di me di tredici anni, sembrava molto più giovane. Il luogo certamente era Taormina perché, ricordo, che in quell’anno era il presidente della giuria del Cinema, dove venivo invitato anch’io non so se per un giornale, una rivista, o chissà per quale ragione.
Ma perché e come mai ci trovammo seduti su un marciapiede a guardare il paesaggio, giuro che non ricordo.
Una fotografa che, forse, lavorava nel mio stesso giornale, ci immortalò insieme, altrimenti non sarei in possesso di prove schiaccianti dove siamo, appunto, seduti a parlare.
Dialogare con Alejandro non risultò difficile, capii già da allora che le lingue servono a volte a ben poco e fino a un certo punto e lui le mischiava tutte. Fu l’impatto, l’abbraccio che ci fece sentire complici rispetto ad altri che, all'inizio ci guardavano stupiti; io, imbarazzato, lui con un sorriso che, forse, avevo sentito sulla pelle e nel cuore.
La nostra conversazione, stentata, riguardava i critici cinematografici, anche Giovanni Grazzini del ‘Corriere della sera’ che aveva stroncato ‘La montagna sacra’. Io ne vedevo, certamente, l’esagerazione di qualche scena, ma le stupidità e la violenza umana, lo sfruttamento dell’immagine del ‘povero’ cristo, da cui presi spunto per scrivere il mio unico testo teatrale: più assurdo, forse, dello stesso film citato.
Era alla ricerca dei fondi per realizzare ‘Dune’ ma, così certo di riuscirci, che mi proponeva con insistenza di andare con lui in India. Un sogno? un errore non averlo fatto? credo di sì. Famiglia e figli (lasciati poco tempo dopo) me lo impedirono. Questo ricordo mi tiene fermo all’immagine di quel giorno con lui che allora conosceva tre o quattro parole di italiano ed io nessuna lingua, neanche la mia.
Ma come sto narrando, la lingua è spesso sostituita dagli occhi, dalle braccia, dalle strette di mano. Nel ‘78 ho pubblicato ‘Panico’, dopo uno scambio di corrispondenza con Arrabal.
Non rividi più Alejandro, né mi meravigliai quando, lasciato il surrealismo, si infilò nella magia, facendo corsi, lezioni e incontri curativi.
Mi meravigliai di come all'inizio apparve al ‘Costanzo show. Il Maurizio forse conosceva poco l’autore di tanti libri (ancora non editi in Italia) e lo trattò come un guru, anzi come qualcuno che prendiamo (ridicolizzandolo) per guru.
Lo dovettero informare più avanti e riapparve, questa volta non in teatro, con il giornalista in modo più corretto: come una grande personalità del mondo dell’arte.

Da molti anni, grazie anche a Cristobal, alla magia, ai corsi, la situazione di Alejandro è assolutamente cambiata. Non più il Movimento Panico né il surrealismo né il cinema l'hanno reso famosissimo anche nel nostro paese. Leggere i suoi libri, le riflessioni, le poesie o partecipare alle sue conferenze l'ha reso lo stesso un 'guru' universalmente apprezzato. La gran parte delle pubblicazioni sono editi da Feltrinelli e Giunti.
Ben lontano il tempo quando ho cercato di vendere, proporlo al nostro pubblico.
Così come accade ancora per Arrabal, (noto in tutto il mondo, salvo che da noi) impegnato anche civilmente che è tornato in Italia nel settembre del 2013, grazie a un Premio alla Carriera del Comune di Moniga del Garda, voluto dall'amico poeta Igor Costanzo. (b.c.)


vedi anche:
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/01/memorie-quasi-vere-arnoldo-foa.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/03/memorie-quasi-vere-enzo-jannacci.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/02/memorie-quasi-vere-alberto-moravia.html


venerdì 14 marzo 2014

Stefania Battistella: Primo giorno senza futuro (SEAM Edizioni, 2013)

Lettera aperta a Stefania di Adele Cambria 

collana: Inediti rari e diversi
diretta da Beppe Costa e  Igor Costanzo
ISBN 9788881795178, pag. 80 € 10.00
Cara Stefania, hai chiesto a me la prefazione alle tue più recenti poesie, io ci provo… In fatto di poesia imparai al Liceo di Reggio Calabria, a memoria-“Infandum regina…” il V° Canto dell’Eneide, dedicato a Didone, e al suo fatale innamoramento per Enea (il pio Enea, te lo raccomando, uno che è capace di sfoderare circa duemila anni fa la classica frase virile: “Io mai ti tenni discorsi di nozze”, dopo aver tentato di squagliarsela alla chetichella…).

Il titolo del tuo secondo libro -“L’amore m’ha fatto fragile”- mi aveva sedotta per la tua lucidità. La questione è che per quanto siano distanti -a tuo vantaggio- le nostre date di nascita, fatalmente persiste, nelle donne, in noi donne, di qualunque generazione, la ricerca della felicità.
Pensa alla grande Marguerite Yourcenar, l’autrice di “Memorie di Adriano”, che chiudendosi a difesa nella sua torre d’orgoglio dichiara: “Quanto sarebbe stato insipido essere felice!” E anche, ogni volta che scopriva di essersi innamorata “di un uomo che ama gli altri uomini” sentenziava: “Mi ha salvata dalla infelicità”. Ebbene, noi, donne comuni -forse, o forse no- sopportiamo tutto per inseguire, spesso invano, la felicità.

La 'voce' del Poeta
L’amore
appare come l’odio
movimento informe
a giustificare rivolte
quando la ragione si riduce
matematica senza numeri

Insignificante

Do in pegno
la mia voce
per qualche parola in più
questo disegno artistico,
usato in lingua,
vale molto più
di quei suoni
troppo spesso
insignificanti













Spartito

Come goccia che cade
più volte
ad aumentare la sua presenza
ogni parola sembra
essere d’amore
scie di colore dipingono il cielo
pronto a chiedere
d’essere riempito, almeno, d’un paradiso
così autorizzata a chiedere certezze
dopo il cielo
domando se i tuoi tratti
potranno essere quei suoni
scritti doppi sul pentagramma
saremmo doppia scrittura
e unica ombra
mentre il cielo continua a chiedere
il suo paradiso
piangendo il nostro tempo
cui nessun dio pensa a mettere fine


dalla Postfazione:

lettura a Genzano: 8 poetesse per l'8 marzo
Palazzo Sforza Cesarini
[Novità di linguaggio (senza uso di dizionari) e novità di stile, (senza scuole e maître à penser).
Così scorre la vita come il verso di Stefania Battistella: dietro le parole troviamo, senza grossi sforzi per chi di poesia ha vissuto, le parole, nascoste certo ma anche ben visibili.
Dietro una metafora, un sogno, un desiderio, un bisogno, l’essenzialità di quel vivere che attorno sente stretto, falso, terribilmente vacuo. Qui, come nei due libri pubblicati in precedenza c’è un cammino che prosegue, alla ricerca sempre di sé, quel sé che di certo la poesia contiene e sa scoprire man mano.
Un percorso umano e letterario che si discosta da tanta poesia, cosiddetta d’impegno o presa in prestito da quel racconto americano che non si rifà neppure più a Gregory Corso o Allen Ginsberg, bensì a quei tanti che stanno di continuo spacciando prosa per poesia.
Quest’ultima deve assolutamente, come già scritto da molti, farci scoprire ad ogni nuova lettura, qualcosa che prima non vedevamo e senza soluzione ultima, lasciarci immaginare ciò che all’Autrice accade (se accade a noi stessi, sarà certamente la Poesia).
Questa forse l’ultima fra le scoperte da me fatte nel corso dei tanti anni di frequentazione del libro. Dovuta a uno di questi strumenti attuali della rete: facebook: per un gioco che l’Autrice sollecitava fra gli amici, illudendosi di trovarli attenti o preparati all'uso del linguaggio applicato alla poesia e l’illusione, tutto sommato, non c’è stata, il lettore è arrivato: Io.
Tanto le devo e spinto a proseguire su questa strada fatta spesso anche troppo da imbalsamati professori che insegnano metriche e quartine, mentre chi inventa non ha mai rispettato alcuna regola: non sarebbe invenzione e, quindi, ben venga questo modo nuovo di usare il linguaggio
così vicino però alla grande Poesia.
Nulla che si possa accostare a quei tanti poeti che corteggiano le riviste dei Pecora, i premi delle Spaziani o dei Rondoni. In corsa a prefazioni e prebende o attestati, autori che non hanno dato nessuna riga che abbia provocate emozioni, autori che della poesia hanno fatto mestiere di vita (inteso naturalmente come guadagno per quei tanti poeti che si sforzano di capire perché si debba andare a capo e quando).
Siamo ben lontani da questa modernità!]



Stefania Battistella ha pubblicato le raccolte di “Briciole di pensieri e di velluto”,  AltroMondo, 2010, “L’amore m’ha fatto fragile”, Thauma, 2012, e “Primo giorno senza futuro”,  Seam, 2013. Alcune sue poesie sono presenti in “Acqua privata? No grazie!” a cura di Marco Cinque e in “Poems for the Hazara”, un'antologia poetica multilingua che raccoglie 125 poeti da tutto il mondo, in favore del popolo Hazara. È presente nel numero di luglio 2012 nella rivista Reti di Dedalus. Ha partecipato al Festival Internazionale Ottobre in Poesia di Sassari, 2010, e come ospite per l’Italia, al “Nisan Festival”, Galilea, 2012 e 2013. Partecipa insieme a Beppe Costa agli spettacoli di poesia “di me, di altri, ancora” e “d’amore e d’altre abitudini”.

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giovedì 6 marzo 2014

Manifest'Azioni dal Sottosuolo (Seam Edizioni 2014)

Autori Vari: Inediti rari e diversI 
ISBN: 9788881795185, pag. 70, € 10,00

“la bellezza non può essere veloce, la bellezza è lenta,

la bellezza è prossima alla morte”.

Il Movimento dal sottosuolo è un gruppo di artisti che agisce
principalmente nelle province di Mantova e Brescia e che ha
come luogo di ritrovo il Caffè Galeter di Montichiari (BS).
Questo libro raccoglie una parte dei documenti realizzati nel
periodo che va dal 2008 al 2013 durante il quale il gruppo
ha creato e organizzato eventi a scopo di sensibilizzazione e
di avvicinamento alla poesia, documenti utilizzati nelle numerose
Manifest’Azioni dal Sottosuolo, cui hanno aderito e
partecipato Fabrizio Arrighi, Luca Artioli, Alessandro Assiri,
Fabio Barcellandi, Stefania Battistella, Alcide Bava, Viorel
Boldis, Bruna Bottesini, Beppe Costa, Igor Costanzo, Vilma
Dolmella, Andrea Garbin, Miodrag Golubovic, Maximilian
Gonzales, Fabrizio Grigo Contini, Valbona Jakova, Marusca
Leali, Lorenzo Mari, Giovanni Mauro, Valeria Oradini, Valeria
Raimondi, Mariachiara Salvi, Antiioche Tambre Tambre.







dall'introduzione:

Alichino (Fabrizio Grigo Contini) sfida la morte (Fabio Barcellandi).
Piazza di Acqualunga (BS)
[Nell’autunno del 2007 Andrea Garbin apre la porta del Caffè Galeter, in Montichiari (BS). È lì per depositare sul banco delle pubblicità un volantino che promuove la presentazione del suo primo libro di poesie, a Castel Goffredo (MN), insieme a Luca Artioli.
Parlando con Maria Chiara Salvi, figlia della titolare, e già curatrice degli eventi musicali e artistici nasce l’idea di proporre una programmazione letteraria. Nascono dunque così, un po’ per caso, i presupposti alla nascita del Movimento.
Ma cos'è il Movimento dal Sottosuolo?
All'inizio ci sono solo una rassegna di eventi e alcuni seguaci interessati a qualcosa che in provincia ancora non esiste: un luogo d’incontro dove autori e artisti possano ascoltare e ascoltarsi e, soprattutto, dare libero sfogo alle loro idee. Con Garbin e Artioli ci sono Lorenzo Mari e Giovanni Mauro. Tutti e quattro vengono dall'esperienza de La confraternita dell’uva, gruppo di scrittori mantovani.
È il periodo in cui vanno di moda i blog, gruppi virtuali in continua crescita.
Se da un lato questo mezzo offre grandi possibilità comunicative, dall'altro lascia scoperto un nodo cruciale e assolutamente indispensabile allo sviluppo e alla diffusione della cultura nel territorio. Proprio da questa carenza nasce l’idea di ri-creare un luogo fisico d’incontro, e il Caffè Galeter si presta perfettamente.]

Moviment'Azione dal Sottosuolo



Il sito del Movimento dove puoi associarti e \o acquistare il libro
o sul sito della SEAM