beppe costa sceglie: Alessandra Celletti o della musica a “colori"


Confesso che ho avuto e ho molte difficoltà a scrivere di una musicista che è diventata parte integrante delle mie giornate, senza quella scomodità di mettersi nel traffico, uscire di casa, stringersi fra la folla.
Così, anche grazie alla rete, in ogni momento vivo circondato da una musica che riesce a colorare le buie giornate invernali e di pioggia, ma anche rendere gradevoli quelle quando il caldo sembra stroncarti.
Lentamente in questi ultimi anni, appassionato da sempre di musica, ho scoperto ogni angolo possibile visitato da Alessandra: una continua scoperta di quell’universo sconosciuto e impossibile da frequentare se non si è muniti di orecchie ‘oltre’ e di una grande anima capace di accogliere ogni minimo mutamento che nell’universo, appunto, accade.
Ed è così che ho iniziato a scrivere ascoltando tutti i brani composti da lei e da altri, ma sempre da lei eseguiti.
Spesso nella musica quando si eseguono grandi autori ci si confronta ed è in questi momenti che la tecnica può sopravanzare l’abilità.
Certo l’autrice ha studiato sin da piccola il pianoforte, lasciando però uno spazio più che ampio alla fantasia e al cuore, in sostanza alla magia tante volte narrata nelle fiabe.
Chi ricorda quando la Rai trasmetteva (questo era il suo compito) danza, teatro e musica, limitandosi invece oggi a un concerto, detto appunto di Natale? Si potevano ascoltare le genialità di Glenn Gould, unico che mi sentirei (non solo io) di accostare all’abilità, alle sonorità e alle invenzioni di Alessandra Celletti, visibili ancor più nei concerti dal “vivo”.
Altri, anche molto più celebri (Morricone, Einaudi) scoprono un brano che riesce a colpire la sensibilità di molti e poi non faranno che ripetere la stessa linea armonica sino alla nausea, per anni o decenni. Come accade per telefilm e sceneggiati che diventano culto e pane quotidiano - non occorrendo alcuno sforzo - mentre per la verità hanno ‘inventato’ solo un pezzo, efficace, certo e soprattutto essenziale alla loro carriera.
Ma nulla a loro desidero togliere o contestare, tant'è. Ci s’è fatta l’abitudine.
Ma qui siamo oltre, siamo altrove, come dicevo, in un universo senza fine o confini, come a pochi accade (e cito non a caso René Aubry, altro splendido capolavoro di musica a colori e circolare).
La tecnica, certamente posseduta da Alessandra lascia quindi il posto alla magia, alla fantasia, all’invenzione che, ogni volta trasforma e trascina allo stesso tempo chi, ha avuto anche la fortuna di ascoltarla dal vivo.

A questo si aggiunge il ‘carattere’, giocoso ma allo stesso tempo duro con se stessa, sorridente ma attenta alle ‘buche’, insomma con la consapevolezza che, chi sceglie di dedicarsi all’arte nel nostro paese non debba aspettarsi riconoscimenti che non siano vissuti e sofferti sulla propria pelle ma, questo ad Alessandra (che sa) né a me importa molto.
Ciò che conta è ciò che offre a noi e a se stessa: la musica come vita e vitalità, come strumento (in questo caso il pianoforte) come parte del proprio corpo che, diventa però anche estensione infinita.
Si può conoscere meglio e più accuratamente leggendo il libro “Paraphernalia”, curato da Massimo Marchini, un inno alla gioia e alla personalità della Celletti, uscito contemporaneamente allo splendido cd “Sustanza di cose sperata”.
Tanti i suoi dischi e tanto diversi l’uno dall’altro, perché come scrivevo l’artista non ama fermarsi a qualcosa che ‘funzioni’, bensì si cimenta e sperimenta altri modelli e stili, dedicando ampio spazio all’esecuzione di musicisti quali Philip Glass “Metamorphosis” , o Galluppi, Roedelius fino al più recente Gnac “The Red Pages”, dove un’atmosfera francese prende il posto di quelle inglesi e americane già presenti in altre opere.
Come lei stessa scrive vive nel suo ‘disordinato ordine’: fra fiaba e realtà dove fra il pianoforte si trovano animali veri e di stoffa in una sorta di vortice di colori che prendono parte essenziale nella sua musica.
Ultimo lavoro già in prenotazione in esemplari numerati e firmati “Sketches of Sacagawea” e “The Red Pages”, insieme a Mark Tranmer, atmosfere ancora una volta diverse e uniche.ACAGAWEAETCHES OF SACAGAWEA
Posso affermare con pochi dubbi che ci si trovi davanti a una dei più grandi musicisti di tutti i tempi, proprio perché la strada percorsa, sebbene abbia avuto un inizio, non si prefigge la fine: un sentiero all’infinito verso quell’orizzonte che appare, ma che mentre cerchiamo di raggiungere, si allontana sempre più e ogni composizione aggiunta sarà un albero che ne illumina e colora il percorso.
Beppe Costa

Per saperne di più visita:

Beppe Costa: Su Goliarda Sapienza e altre verità editoriali e culturali



03 Maggio 2009

Sono felice, come lo è Adele Cambria che finalmente il libro (ma anche gli altri libri) di Goliarda Sapienza vengano considerati anche dalla “cultura” italiana.

Nel 1987 pubblicai con l'aiuto economico di Marta Marzotto il romanzo (ideale seguito dell'Università di Rebibbia) Le certezze del dubbio (Pellicanolibri, appunto) e fu una operazione che intendeva, o meglio, pretendeva di fare tornare alla 'memoria' una scrittrice che non voleva più frequentare i salotti (non tanto quello di Martina che se non altro aiutava chiunque fosse in odore d'arte) bensì quelli frequentati dagli 'scriventi'.

Goliarda inserita (come me) nella monumentale letteratura di Carlo Muscetta (oddio chi era costui? direbbe Enzo Siciliano, altro genio), veniva isolata per la storia piuttosto lunga che però qui viene in parte scritta. Ma possibile, mi chiedo e vi chiedo che non si vada a fare una 'mediocre ricerca su Internet'?

Così (sempre con la Cambria, oggi arrabbiata più che mai), gli sforzi fatti da coloro che come me fanno 'i muratori dei libri' diventano vani: Cercammo di ottenere il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli (come avevamo ottenuto per Anna Maria Ortese - e qui la storia è ancora peggio, di recente il Corriere con un articolo disinformato attribuisce a Leonardo Sciascia l'avere ottenuto tale vitalizio per Anna, anziché a me medesimo e ad Adele). Ma Goliarda aveva rubato gioielli ed era finita (molto volentieri in carcere, a Rebibbia, da qui il libro riedito da Rizzoli). Beppe Costa

Insomma: non basta la disinformazione inerente Arrabal, Vazquez Montalban (ho pubblicato il suo primo libro), Anna Maria Ortese e molti altri da me editi o riportati in vita. Si uccide un editore (me) che ha speso l'intera vita in sostegno ed aiuto degli scrittori. E mi spiace che non ci sia fra noi più Moravia (fra i pochi a sostenermi sempre, regalandomi anche la gioia di pubblicare un suo libro La tempesta) per far sì che gli 'scriventi' ieri come oggi si accorgessero un po' di più di ciò che sta dietro le quinte.

Conservo ancora in camera da letto lo scialle di Goliarda, Rai Tre in un vecchio filmato girato ad un anno dalla morte, ha censurato il mio intervento, considerandolo forte ed offensivo nei confronti della 'cultura'. Per quanto riguarda la legge Bacchelli, basti guardare su wikipedia della Ortese (contribuii a farle firmare il contratto con Adelphi, che non mi ha mai ringraziato) oppure leggere le lettere originali che stanno sul mio blog: http://beppe-costa.blogspot.com

È così facile, ma, forse, anche io sono stato e sono ancora "scomodo".

“Appassionata Sapienza”. di Fabio Barcellandi

“Appassionata Sapienza”. A Ferrara giornata di studi su Goliarda Sapienza
Uno dei libri di Goliarda Sapienza, a suo tempo pubblicato da Pellicanolibri
Uno dei libri di Goliarda Sapienza, a suo tempo pubblicato da Pellicanolibri
13 Marzo 2009


Ferrara – Goliarda Sapienza (Catania 1924 - Gaeta 1996) scrittrice straordinaria e potente, al punto tale che gli editori italiani ebbero paura, rifiutandosi lungamente di pubblicare il suo capolavoro L’arte della gioia, che da noi arrivò solo dopo l’esplosivo successo del libro in Francia, e ancor più la passione di moltissime donne, perché anche in Italia ci si accorgesse di lei, è la protagonista di “Appassionata Sapienza”, Giornata di studi che il Comune e la Provincia di Ferrara con la collaborazione di Biblioteca Comunale Ariostea e Libreria delle Donne di Bologna, Servizio Biblioteche e Archivio Storico, le dedicano sabato 21 marzo nella Sala G. Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea (Via Scienze, 17), a partire dalle ore 9:00.



Una Giornata che vedrà insieme, a tratteggiarne il “Profilo della scrittrice”, Manuela Paltrinieri, Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Ferrara, Massimo Maisto, Assessore alle Istituzioni Culturali del Comune di Ferrara, Francesca Mellone (Biblioteca Ariostea), Adriana Chemello (Università di Padova), Il romanzo del divenire di Goliarda, Lucia Cardone (Università di Sassari), Goliarda attrice, Laura Lepetit (Edizioni La Tartaruga, Milano), Angelo Pellegrino (Stampa Alternativa, Roma).

Una donna da amare per sempre, Goliarda, così come le sue opere, di cui parleranno, Marinella Antonelli (CDD), Laura Fortini (Università di Roma Tre - SIL), Monica Farnetti (Università di Sassari – SIL), Manuela Fraire (psicoanalista, Roma), Clotilde Barbarulli (CNR-Giardino dei Ciliegi di Firenze), Giuliana Ortu (Università di Sassari).



Oggi, i suoi sei magnifici libri – Lettera aperta (1967), Il filo di mezzogiorno (1969), L'Università di Rebibbia (1983), Le certezze del dubbio (1987), L'arte della gioia (2000) e Destino coatto (2002) – sono contesi dalle maggiori case editrici, su di essi fermentano i saggi critici e le tesi di laurea, e un video della Rai “L’arte di una vita” (RAI Educational, di Loredana Rotondo, autrice radiotelevisiva, Roma e Manuela Vigorita, regista, che saranno presenti all’incontro), compreso nella serie “Vuoti di memoria”, che immortala la scrittrice fra le grandi figure del Novecento a cui è divenuto improrogabile rendere i dovuti onori.

Autobiografica, politica, speculativa, struggente, la sua scrittura è capace di raccontare e insieme di pensare la vita, radicandosi nei crocevia più dolorosi e sprigionando al contempo quella gioia che dà il titolo al suo maggiore romanzo e che sta provocando nel pubblico di lettrici e lettori un vero e proprio effetto di contagio. L’arte della gioia (una sorta di autobiografia in cui Goliarda riversò totalmente se stessa, affrontando argomenti ritenuti “scomodi” come la libertà sessuale o, in senso allargato, quelli sulla vita e la politica, la famiglia e la storia) racconta la storia di una vita, di una famiglia e di un secolo proponendosi come un grande affresco della cultura siciliana. Non a caso, è stato accostato al Gattopardo e ad altri testi capitali della letteratura di quell’isola, che nel Novecento hanno rappresentato al meglio la letteratura italiana. Ma gli altri titoli di Goliarda Sapienza sono ugualmente preziosi, e segnano con forza un percorso di riflessione e di scrittura capace di coinvolgere numerose lettrici e di aiutarle nella loro personale esperienza.



Figlia di Giuseppe Sapienza e Maria Giudice, (sua madre è stata la prima donna dirigente della Camera del Lavoro di Torino), Goliarda venne cresciuta in un clima di assoluta libertà dai vincoli sociali: il padre ritenne opportuno non farle frequentare la scuola per evitare che la figlia fosse soggetta a imposizioni fasciste.

A sedici anni si iscrisse all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica di Roma, dove nel frattempo si era trasferita con la famiglia. Per un periodo intraprese la carriera di attrice teatrale e lavorò saltuariamente anche nel cinema, inizialmente spinta da Alessandro Blasetti Legata sentimentalmente al regista Citto Maselli, sposò però, anni dopo, il copywriter Angelo Maria Pellegrino.

Il suo conterraneo Beppe Costa, si batté a lungo per lei, non riuscendo (a differenza di Anna Maria Ortese) a ottenere il vitalizio della Legge Bacchelli, né la ristampa delle sue opere.



Fabio Barcellandi

(da Delt@, 11 Marzo 2009)

Calpestare l'oblio. Seconda assemblea nazionale



Sabato 8 gennaio 2011, dalle 17:00 alle 23:30, presso l'Associazione culturale "Beba do Samba" in Via de' Messapi 8 [Quartiere San Lorenzo], Roma, i Poeti Dallo Spazio: Beppe Costa, Chiara Daino, Andrea Garbin parteciperanno alla seconda assemblea nazionale Calpestare l'oblio, a cura de La Gru, Argo in collaborazione con L'Unità, Left, Liberazione, il Fatto Quotidiano.

Come mai gli studenti in rivolta non conoscono la rivolta dei poeti e i poeti non frequentano le assemblee degli atenei?
Per quale motivo i giornalisti non hanno a cuore la sorte degli scrittori esiliati dalla società italiana e viceversa?
Perché le voci dei lavoratori precari dell'istruzione non si intrecciano con le melodie dei nuovi musicisti o con le riflessioni dei nuovi intellettuali costretti all'esilio?
Come mai ogni ambito della cultura della società italiana vive in questa forma di separazione la propria crisi e il proprio dissidio nei confronti dell'ideologia nazionale più ignorante ed arrogante d'Europa?
Proveremo l'8 gennaio, durante la seconda Assemblea nazionale di "Calpestare l'oblio", a ricomporre i pezzi di questo mosaico discutendo tutti assieme de "La questione culturale italiana.".

Sono invitati a partecipare tutti gli scrittori, poeti, intellettuali, artisti, piccoli editori, giornalisti, collettivi e singoli studenti degli Atenei in rivolta, precari dell'istruzione e della cultura, cittadini e lettori d'Italia.
Ci sarà molto di cui discutere, organizziamoci per vederci.

Organizzato da La Gru, Argo e Ass. cult. Beba do Samba
Saranno presenti giornalisti de: L'Unità, Left, Liberazione, Il fatto quotidiano, Gli altri (lista delle presenza dei giornali in aggiornamento quotidiano).
Saranno presenti esponenti de: Ateneinrivolta, Coordinamento K5 di Studi orientali, Abbiamo fame di cultura, SEL, PD, PRC (lista delle presenze politiche in aggiornamento quotidiano).

Dalle 17 alle 21 assemblea pubblica.

Dalle 21 alle 22.30 buffet e presentazione della versione definitiva del libro dei poeti in rivolta "Calpestare l'oblio" (Cattedrale, 2010).

Dalle 22.30 Concerti: PANE e il mitico fondatore del Canzoniere del Lazio PIERO BREGA.

La lista definitiva delle presenze fisiche confermate sarà pubblicata prossimamente.

Per informazioni e per conferme di partecipazione:
Valerio Cuccaroni: valerio.cuccaroni [chiocciola] argonline [punto] it
Fabio Orecchini: alivepoetry [chiocciola] hotmail [punto] it
Davide Nota: dadonota [chiocciola] hotmail [punto] it

PER LA RESISTENZA DI CASA DELLA POESIA!

Cari amici,
persistono e si aggravano i problemi per Casa della poesia, ormai
fuori dalle logiche istituzionali che stanno compromettendo e
desertificando il nostro territorio. Una realtà riconosciuta ed
apprezzata a livello nazionale ed internazionale, presa ad esempio e
modello, dopo quindici anni di attività costante e continua, rischia
di non sopravvivere al degrado del nostro territorio e di annegare nel
silenzio e nell'indifferenza.

Possiamo contare solo sull'aiuto di quanti in questi anni hanno
condiviso eventi e progetti, ideali e visioni. Per mettere in piedi
una pratica di resistenza chiediamo a tutti voi un gesto semplice, ma
per noi fondamentale, l'acquisto dal sito di uno o più libri
della nostra casa editrice, per voi, o per fare un regalo significativo
ai vostri amici. I nostri libri vi faranno compagnia e vi offriranno
mondi di versi e visioni originali. Vi diventeranno familiari alcuni
degli straordinari poeti che fanno parte del nostro circuito.

Ecco l'indirizzo al quale è possibile ordinare i vostri libri:

http://www.casadellapoesia.org/estore-elenco/multimedia-edizioni/Libri

CONTIAMO SUL VOSTRO AIUTO E SULLA VOSTRA CONDIVISIONE !

Ora e sempre...?


Raffaella & Sergio
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Casa della poesia
tel. 089/953869 - 347/6275911


LA FABBRICA DI BATTERI: esperimento di vjing


Fabio Scalzotto ci offre una prova di vjing in tempo reale sulla lettura da parte dei poeti Dana Drunk e Fabio Barcellandi di componimenti di poesia incivile tratti dal libro di Dana Drunk La fabbrica di batteri. Il video è testimonianza parziale di un evento tenutosi alla libreria Diffusione Cultura di Sesto San Giovanni, che ha visto la presentazione del volume di poesie di Dana Drunk da parte di Fabio Barcellandi - curatore del testo e autore della prefazione che nel seguito si riporta integralmente:

"Quando il potere spinge l'uomo all'arroganza, la poesia gli ricorda i suoi limiti. Quando il potere restringe il campo dei suoi interessi, la poesia gli ricorda la ricchezza e diversità della sua esistenza. Quando il potere corrompe, la poesia purifica, poiché l'arte afferma le fondamentali verità umane che devono servire da pietre di paragone del nostro giudizio." John Fitzgerald Kennedy La fabbrica di batteri è il poeta. La fabbrica di batteri è la poesia. La fabbrica di batteri è [di] Dana Drunk. Batteri che sono germi, germogli in attesa di poter germinare vita. Batteri che sono lieviti, fermenti in attesa di poterla diffondere la vita. Poesia e poeta, dunque, come genesi e veicolo di vita. E pensare che c'è chi non la considera [la vita?] la poesia, e pensare che c'è chi la trascura [la vita?] la poesia, e pensare che c'è chi non la comprende [la vita?] la poesia, e pensare che c'è chi la ignora [la vita?] la poesia... e pensare che c'è chi non la vive [la vita?] la poesia! E il pensare che tutto ciò sia dovuto all'errata interpretazione di una figura retorica, all'errata interpretazione della poesia, proprio per avere smesso di considerarla, proprio per averla trascurata, proprio per avere smesso di comprenderla, proprio per avere deciso di ignorarla, proprio per avere smesso di viverne: fa male, ammala. La figura retorica in questione è la sineddoche, "una figura retorica che consiste nell'uso in senso figurato di una parola al posto di un'altra, mediante l'ampliamento o la restrizione del senso. La sostituzione può riguardare: ▪ la parte per il tutto (albero al posto di nave) ▪ il materiale per l'oggetto (ferro al posto di spada) ▪ il singolare per il plurale e viceversa (l'Italiano - come persona - all'estero per gli Italiani all'estero) ▪ il genere per la specie e viceversa (il mortale per l'uomo; il felino per il gatto)". Nello specifico è la restrizione del [buon?] senso, la parte per il tutto, che a un certo punto della storia culturale ha fregato [la vita?] la poesia: la nascita della letteratura di evasione. Il concetto stesso di letteratura di evasione, inizialmente un genere letterario come tanti possibili altri, ha finito per divenire il genere letterario, la letteratura tutta. E la poesia, che di evasione ha ben poco, in quanto molto più introspettiva e profonda, concreta e materica oltre ogni più facile apparenza, ha finito per venire soppiantata, per essere accantonata, per morire, quasi. Soprattutto quando il potere ha ulteriormente [volutamente?] frainteso evasione con distrazione, arrivando a utilizzare la letteratura e la cultura tutta, come evasione per distrazione delle persone dalla vita! Frattura, quella fra vita e letteratura, fra vita e poesia, che non può che generare mostri. 

E se questa è la vita che il potere ci prospetta, una vita che lui stesso ci ha riempito di mostri da cui necessariamente distrarci, poi, ecco che la poesia, solo apparentemente in punto di morte, riprende vigore, si rafforza, tornando a far luce sul buio calatoci sulla ragione, sulle nostre ragioni, a cui la poesia dà voce. Inutile negare, nascondere, ignorare, distrarre, i mostri ci sono e ci annienteranno; prendiamone coscienza, non potrà farci più male, ci permetterà anzi di proteggerci, di difenderci, di sconfiggerli, grazie, per converso, proprio a quei batteri che la fabbrica della poesia, la fabbrica del poeta, la fabbrica di Dana Drunk produrranno su vasta scala, il nostro antidoto. La poesia di Dana Drunk ricuce la frattura fra vita e letteratura, fra vita e poesia. La poesia di Dana Drunk è una poesia schietta, sincera, vera, vera poesia. La poesia di Dana Drunk dice le cose come stanno? Ma nient'affatto non ci si dimentichi che le cose non stanno affatto come dice Dana Drunk: questa la sua metafora, che non è artificiosa, artificiale come tante, troppe altre, altère, ma reale, concreta, sentita, vissuta. I sentimenti del poeta Dana Drunk sono quelli della donna Dana Drunk sono sentimenti di dolore, di rabbia, di rivolta nei confronti di una vita che non rispecchia più la sua vita, che non la rappresenta, che non le appartiene più, ma che al contempo sono anche sentimenti di speranza, di passione, di amore, per una vita che comunque le scorre dentro, la attraversa, le dà vita. Il dolore di Dana Drunk è dolore vero, provato, sentito, vissuto sulla propria pelle e attraverso la pelle di chi ama e delle persone a cui vuole bene, di cui è amica. La rabbia di Dana Drunk è rabbia vera, trasmessale dal morso della vita cagna matrigna. La rivolta di Dana Drunk è senza speranza? Assolutamente no, perché mai verrà meno, nemmeno nel caso in cui davvero non ci sia nessuno con cui prendersela, il suo canto non smetterà di echeggiare, perché Dana Drunk è la poetessa che canta “Cose Velenose” (il suo gruppo musicale, ndp) anche, e niente è più velenoso della verità, che nessuno vuole più sentire. Per questo il poeta scrive, un poeta scrive, e la poesia è scritta, perché ciò che muore, come la verità e come la poesia a volte sembrino, non scompaiano, lasciando segni che, codice genetico, possano ricostruire – dopo un crollo quanto mai necessario e auspicato – trasformando i paletti imposti da altri, in pali infitti, invitti, fondamenta di quella/questa fabbrica di batteri che possa contagiare: salvando. Questo il nuovo DNA, la nuova D[A]NA DRUNK, to be drunk/tutta da bere, metafora del lèggere leggère parole come massi, sassi, materiali da costruzione: germ[ogl]i di quella li-ber-tà, di cui Dana Drunk è inevitabilmente schiava. Viva quindi la poesia di Dana Drunk, viva quidi il poeta Dana Drunk, viva quindi "La [sua] fabbrica di batteri", la nostra salvezza, la nostra salute: diffondiamola! 

Fabio Barcellandi

ALICE POETRY SLAM 5.12.10 ORE 21 ALICE NELLA CITTA' VIA CAPPI 26 CASTELLEONE (Cr)



Domenica 5 Dicembre 2010 ore 21:00

ALICE POETRY SLAM

Alice nella città, via Cappi 26, Castelleone (CR)

a cura del Circolo Poetico Correnti e PoesiaPresente


Poesia è poiein, è fare, anche per poter trovare il dicht, il dire. Slammare è l’arte di dire ad alta voce poesia in un poetry slam, competizione poetica in cui anche il pubblico, oltre al poeta, ha un ruolo attivo, centrale. L’Alice Poetry Slam pone a confronto poesia e hip hop, mondi fino ad oggi paralleli che nel poetry slam, grazie ad inedite o riscoperte congruenze, stanno ritrovando un logos comune. Se i versi dei rapper invitati denoteranno le tipiche ritmiche incalzanti che fanno scivolare ed arrotare il senso, i poeti performer proporranno un adattamento sonoro del testo poetico che vanta lontane radici troubadoriche. Quello che conta, in ogni caso, è creare durante l’evento dello slam, uno spazio temporaneo condiviso, in cui slammer e rapper nel competere (da cum-petere, insieme andare verso) con messaggi simultanei e reiterati, possano sperimentare con i loro acting quell’energia che sa rinnovare la funzione sociale della poesia. Alice Poetry Slam giunge proprio dove l’accoglienza è già luogo d’ascolto. Nella zona dove attraverso lo specchio le parole vanno ad assomigliare alla libertà da esprimere e da condividere.
alberto mori e dome bulfaro

slammer e rapper partecipanti:

Dana Drunk Silvia Monti Diego Perfettibile
Alfonso Petrosino Simone Savogin Skarty Doc Voltus 273

MC Dome Bulfaro e Marco Borroni

Tra la prima e la seconda manche verrà presentato il libro “incastri metrici vol. 2” (Arcipelago Edizioni 2010)
a cura di Marco Borroni + Reading autore a sorpresa

MONTEPREMI: EURO 120
primo classificato COME ARRIVARE:

Alice nella città, via Cappi, 26, Castelleone (CR)
Castelleone è a 30 chilometri da Cremona, 10 da Crema e 50 da Milano.Si raggiunge percorrendo la S.S. Paullese.
All’unico semaforo svoltare verso il centro e prendere poi la terza via a destra.

info:Circolo Poetico Correnti – Alberto Mori 339 4439848 0373.86560 (studio) albmor3@tin.it
PoesiaPresente – Dome Bulfaro347/0685951 info@poesiapresente.it www.poesiapresente.it