
Massimiliano Bardotti: "Fra le gambe della sopravvivenza", di Stefania Battistella

beppe costa sceglie: "Ruben "il rogo della Vespa"

e il nuovo "Live alla fontana", due nuovi cd del cantautore
Come in un grande e 'serio' divertimento, provando come un ragazzino alla scoperta delle novità in campo musicale, ascolto e riascolto, fermando ogni tanto il cd, "Il rogo della Vespa" di Ruben e, come spesso mi accade, cerco disperatamente ma anche con furba delizia, parole che non siano state ancora dette sulla canzone italiana e su questa in particolare del nostro cantautore.
E allora ricordo che quasi sempre i nostri cantanti, con qualche eccezione (Luigi Tenco, Enzo Jannacci, Piero Ciampi, fra i massimi ad esempio) hanno avuto una svolta quando c'è stato l'incontro con il Poeta: Roversi per Dalla, Sgalambro per Battiato, Pivano per De André, solo per citarne qualcuno.
Come se, contrariamente da come è accaduto in Francia (Ferré, Brel, Brassens) i nostri autori di musica avessero una qualche difficoltà ad essere Poeti allo stesso tempo.
Probabile sia il concetto della poesia italiana, da secoli paludata e poi impoverita da tanta accademia e da tanti premi con ciondoli e frusaglie varie.

Nella realtà c'è qualcosa di diverso, più sotterrato (o nel sottosuolo, per citare l'amico Garbin) che si muove, che ha forza, che resiste.
Come Momo, cui a volte ho fatto cenno che in sé raccoglie novità, vivacità, istinto musicale e impegno (pervaso dall'ironia graffiante e credo unica fra cantautrici) che ritroviamo in alcuni maestri come Gaber e primo fra tutti Jannacci.
Tornando a Ruben, trovo queste caratteristiche a farlo unico nel suo genere: riprendendo in parte il passato musicale di gruppi e autori statunitensi (che ama e ne fanno il suo primo amore d'inizio) sposato con la modernità dei testi: dove trova spazio non solo l'amore stupido e da mercato di un letto sfatto che ha esaurito il suo compito, ma anche quei lavoratori che la canzone, o meglio, i cantautori hanno scordato.
Si aggiunge la novità, così antica, dei suoni non mischiati ad effetti che spesso stravolgono (o addirittura rendono le parole incomprensibili: godendo come si fosse dal vivo la bellezza di una voce pulita e al tempo stesso forte, che non addomestica né addormenta.
Particolare attenzione nell'ascoltarle più volte, come dicevo, Il rogo della vespa, che dà titolo ad cd e Giù, formidabile testo coinvolgente anche dal punto di vista poetico, di quella che dovrebbe essere la tematica di coloro che scrivono poesie e|o canzoni.
Mentre mi accingevo a scrivere del "Rogo della vespa", ricevo "Live alla fontana" ed allora non è un caso ciò che stavo scrivendo a confermare una forza e una volontà di Ruben nell'essere presente, futuro con la conoscenza e consapevolezza del passato: nell'indicare le storture di una società che sfrutta l'essere umano nel e del presente: "Infezione" la dice lunga e molto più di ciò che posso esplicare io nello scriverne.
Bravo Ruben, davvero e grazie anche di riportare all'attenzione la canzone che fu dello stesso Gaber, di Ivan della Mea, Jannacci e alcuni altri che non dimenticavano mai di segnalare il declino della società in evoluzione sì, moderno si, ma, in sviluppo, non in civiltà: cose diverse sulle quali occorrerebbe ragionare.
Ottimi i musicisti: Carmelo Leotta, Carlo Poddighe, Pippo Guarnera, Luca Tacconi, Carlo Cantini, Salvatore Maiore, le voci di Nadia Bonizzato, Lidia Lorenzoni e Valentina Meneghelli, la collaborazione del violino di Michele Gazich
beppe costa sceglie: "Colori. Settimo Archetipo Panico" di Cornelius Mine Haha


Circolo Arci Fuorirotta - Treviglio: F*estate- dal 24 al 27 giugno

beppe costa sceglie: Anna Maria Ortese: "Bellezza, addio"
Anna Maria Ortese: "Bellezza, addio"Lettere a Dario Bellezza (1972-1992)
a cura di Adelia Battista,
Edizioni Archinto, € 15.00 pp 112
Ancora un libro sulla Ortese e, ancora Dario Bellezza, entrambi accomunati dal destino che li vede "spariti" dal nostro paese.
Malgrado il ringraziamento a me rivolto e malgrado Anna Maria citi, nel periodo relativo alla battaglia per fare applicare per lei (e altri) la legge Bacchelli - sussidio dello Stato ad artisti in difficoltà - di continuo mi citi, ecco che, ancora una volta, come hanno fatto altri ricercatori, il mio nome, la mia fatica vengono ignorati e rimangono altri (forse nomi più noti) a riprendersi un merito che 'loro malgrado' non si siano conquistati.
Un po' di equilibrio lo fanno le lettere di Anna Maria a me e la biografia recente di Adele Cambria.
Nella buona sostanza accade che la Ortese scrivesse da anni non solo a Dario, ma a quasi tutti gli 'intellettuali' o scrittori che stimava o in qualche modo poteva contattare, nel descrivere (senza pietismo) le proprie condizioni di isolamento.
Ma nessuno, prima di allora se n'era occupato più di tanto.
Quando Dario, dopo anni di frequentazioni mi descrisse le sue condizioni e le ristrettezze economiche mi venne l'idea di pubblicarla, non tanto per la pretesa di poterla rilanciare, quanto per poterla indicare, fare in modo che non la si credesse 'finita'.
Così infatti accadde: prima il Treno Russo, poi Estivi terrori, iniziarono a contribuire non poco a riportarla in vita e in libreria. Prima un secondo posto al Premio Rapallo (da ridere, non la si poteva premiare una così 'fuori' dal mondo letterario, poi il Premio Fiuggi.
A quel punto, grazie ad amicizie di Adele Cambria, penetrammo in cravatta alla Presidenza del consiglio (allora Craxi) e, come uno stupido, senza fare le fotocopie, consegnai le lettere di Ortese, ricordo di avere pianto mentre ne leggevo al segretario di Giuliano Amato alcune righe.
Mi chiese di lasciarle e lì rimasero, credo che un giorno, verranno fuori: la modestia e l'umiltà e le condizioni miserabili di Anna Maria sono solo quelli che i geni posseggono.
Un rammarico rim
ane, certo ed è ciò che racconto, ma non toglierà mai la gioia di essere riuscito (mettendo perfino la cravatta) a far sì che da quel giorno quella legge viene applicata, anche se non ne hanno goduto né Umberto Bindi (gay) né Goliarda Sapienza (aveva commesso furto alla cugina), né Amelia Rosselli, grande poetessa morta suicida.
Non posso però non essere lieto di questo ulteriore libro, anche se mi lascia ancora una volta profonda amarezza.
beppe costa
beppe costa sceglie: Stefania Battistella
Non a caso, ancora, malgrado gli anni che disturbano la vista, riesco, ma forse è il 'naso' a scoprire diversità in poesia, musica, teatro, insomma in quell'arte che molti dicono non serva a nulla.Molti di questi tempi. Tempi bui, senza soluzioni.
E' forse proprio questo allora che maggiore è la qualità di ciò che, soprattutto i giovani, sentono, narrono, esprimono e, ancora, fotografano: il disagio totale, quello senza alcuna speranza. Chi sente sa, anche se giovane, che le speranze si cedono - gratuitamente - a chi si vuol prendere per i fondelli: operai, occupati a mezzo servizio, disoccupati e migranti ché, poi, lo siamo tutti, salvo quei mascalzoni al potere, quasi ovunque che sono stati capace di massacrare parte della popolazione con quell'arma impropria che è la propaganda televisiva.
Ed è così che - profittando di questo - molte case editrici, propongono pubblicazioni a chi altro mezzo di lottare non ha se non la parola.
Fra queste, ne scelgo alcune di Stefania Battistella, diversa certo, ché come oggi accade e dicevo, le vie sono davvero infinite, di pari passo
e la rete, per i curiosi come me, diviene un mezzo formidabile, laddove altri hanno fallito - almeno con me.
Lascio lo spazio al poeta
Buco d'aria
Ho la borsa bucata
perdo felicità per strada
pago il pieno e poi lascio la scia
sfamando chi per caso passa di là…
prima euforia inscalfibile
poi bisogno latente…
non so cucire
non so tappare
ridotta a contare con parsimonia
le gocce di cuore che non sono mie
Colpa dei bisogni…
… e peggio di un clochard ubriaco
Rubo col permesso fittizio
Pezzi di ghiaccio sporchi di alcool
Dai tavolini delle cene romantiche altrui
Per metterli nella borsa bucata
E sperare di non vedere il fondo
Per non perdere gli occhi con gli ideali;

Che cadrebbero…
Fuori da me
Il mostro
Ti voglio rubare gli occhi
Il copione che leggono
Il tempo che conta l’amore
Quello che manca
Voglio sporcare tutto quello che pensi
Ogni posto che guardi
Ogni carezza che dispensi
… voglio rompere la vita
Quella che c’è sopra la pelle
La tua pelle… la voglio rigare e tagliare
Fino a quando non fa più rumore
Quelle mani, chiuderle dentro un baule..
….. poi una spruzzata di polvere
La bellezza del disegno
Togliere al cuore il sostegno
Tutto quello che sarà.. una dimostrazione…
La pazzia dell’amore senza luogo
Tutto ha bisogno di un posto
Per prendere parte al mostro…
Immobile
Mi devi cercare
Poi ti devi fermare
Perché per scrivere poesie
Devi stare immobile e sentire il tempo fermo
Bloccarlo con uno sguardo
E lasciare che le parole vengano…
… ad accarezzarti il viso
…. Devi lasciare che escano
… da quella nuvola così tanto reale..
Troppo reale…
Ci vuole un luogo
Ci vuole pelle
Ci vuole “immobile”
… anche per scrivere poesia come questa..
Nata già vecchia
Sull’orlo di una corda di violino
Pronta a immolarsi per un suono
Ma stammi…
Più vicino
Cuore
E sono io
depongo le armi
si arrugginiscono dentro dolore
appiccicoso
la pioggia calda
vaporosa
scioglie la corazza di cera
i resti delle sere immaginate
e finite nel ghiaccio
il colore gocciola via
mescolato
senza più contorni individuali
si lascia andare
dalle dita alla terra
e quando cade
il mondo si appesantisce un po’
perché lui è
letto di eterne battaglie
Stefania Battistella: "briciole di pensieri e di velluto", Altromondo editore, € 10.00
per acquisti:
altromondo editore
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