L'Autore ha acquisito, attraverso la passione e l'amore per artisti che vanno da Magritte, Dalì, Caravaggio, Romano (per citare alcuni così diversi fra loro ma di ciascuno apprezzandone le tecniche e le idee), una maestria e un uso del colore di notevole livello, che maggiormente si estrinseca quando agisce su quei temi che più lo colpiscono: il degrado dell'uomo visibile attraverso la sofferenza delle guerre, della fame e delle lotte disperate per la sopravvivenza.Beppe Costa incontri: "Dettagli Materici" di Fabio Mariani
L'Autore ha acquisito, attraverso la passione e l'amore per artisti che vanno da Magritte, Dalì, Caravaggio, Romano (per citare alcuni così diversi fra loro ma di ciascuno apprezzandone le tecniche e le idee), una maestria e un uso del colore di notevole livello, che maggiormente si estrinseca quando agisce su quei temi che più lo colpiscono: il degrado dell'uomo visibile attraverso la sofferenza delle guerre, della fame e delle lotte disperate per la sopravvivenza.Beppe Costa sceglie: Marco Cinque “Sintesi”

di prossima pubblicazione a cura di M. CinqueLèo Ferrè - Alma Matrix in concerto a Roma
Sono arrivata prima dell’orario stabilito per l’incontro.Camminare nel quartiere, vissuto per molti anni al tempo dell’università, era già un tuffo inaspettato nei ricordi vissuti, cancellati, difficili e qualche volta emozionanti e vivi, come sono i ricordi lontani, quelli che non si spengono mai.
Nella piazza, già preparata con sedie, palco, riflettori e mixer, un gruppo di persone del quartiere. Si conoscevano, era evidente, e cantavano insieme le arie che un altoparlante faceva volare… con voce intonata e sprazzi tenorili ben impostati.
La curiosità cresce, Mauro Macario, Gianluca Cavaliere, i testi di Léo Ferré… un incanto per i pensieri che ancora non conoscevano quello che si preparava. Non conoscere, se spesso puo’ sembrare un limite, in questo momento era la scoperta… la scoperta di un mondo che si apriva inaspettatamente.
Macario mi è entrato subito ovunque con la sua voce calda modulata in toni che aprivano le porte ai testi della poesia erotica, dissacrante, scritta da Ferré per le donne, alle donne, ai minimi gesti languidi e avvolgenti della conquista, del sogno, dell’eccitazione. Cavaliere apriva, con la bellezza della voce cantata, sulla musica originale data dalle stesse basi di Ferrè, anche chi voleva rimanere chiuso, sospettoso, lontano, in difesa. Cercavo di fotografare con l’idea di immortalare il momento e, con la scusa di trovare inquadrature migliori, mi avvicinavo sempre di più al palco… sorridendo alle signore che mi scambiavano per fotografa, amica, forse parente, chissà?

Con pochi mezzi e quando si vuole, si può fare o si trovano i luoghi magici per la poesia.
Con "Unavantaluna" Castelgandolfo s'illumina di suoni e voci, di Maddalena Saitta

In macchina, direzione Castelgandolfo per lo spettacolo della Cumpagnia di musica siciliana Unavantaluna!!!
Attenzione di otto occhi (dodici per la precisione, reclamano gli occhiali) per trovare le indicazioni e non sbagliare strada… ma i moderni mezzi messi a disposizione ci fanno anche ascoltare una voce femminile che sussurra la
direzione e un grilletto che avverte i vicini autovelox.
Allegria e battute con l’odore di pizza che lentamente si raffredda poggiata alle mie spalle… e non è l’unica a perdere calore.
Tunnel.. vai di qua.. vai di la’ e di nuovo il tunnel che sembra essere messo apposta per confondere gli incauti che si affidano ad un TomTom che, meraviglia di alta tecnica, ce la mette tutta anche se qualche volta perde il segnale.
Il silenzio prende spazio all’arrivo nella bella piazza della Libertà dove il palco e le numerose sedie già occupate da altrettanti spettatori donano vista e luci perfette, in attesa dello spettacolo, da sempre attraente per le voci che girano sugli ottimi musicisti che si esibiranno stasera…
Si sa che le voci mormorano con anticipo su ogni evento!
Quando arrivano sorridenti tutti sorridono e, appena iniziano a suonare con la bravura e la professionalità che li contraddistinguono, tutti iniziano timidamente a “suonare” muovendo appena la testa per poi liberarsi e battere decisamente il ritmo con le mani, le gambe, le braccia, i piedi.. qualcuno con le labbra.
Note limpide, voce calda, corposa, in un meraviglioso dialetto siciliano che sembra moltiplicarsi in tante voci come possono essere solo i siciliani, che vivono ovunque con l’isola nel cuore, nelle mani, nelle orecchie, nel naso, a ricordare i colori, il mare, i pesci, le lampare che fanno strada sull’acqua e con tutto il desiderio sprigionato dai suoni di una terra antica, di una terra che non è possibile dimenticare.
Gli strumenti come flauto, zampogna, friscalettu, chitarra, tamburi, tamburini e marranzanu si intrecciano in una musica che non si puo’ solo ascoltare con le orecchie ma con tutto il corpo, creano immagini, profumi e tanta voglia di chiudere gli occhi per lasciarsi trasportare dalla bellezza di chi sa suonare con il cuore, con l’amore che si puo’ quasi toccare per quanto è intenso, sanguigno, lavico, fuori e sopra il tempo.
Se le parole spesso non si comprendono per chi non è siciliano, basta ascoltare i suoni delle parole e seguire i movimenti che non sono mai risparmiati in questo spettacolo meraviglioso…
Musica, musicisti, voci coinvolgono totalmente nella tradizione, nella storia e nel dolore.
Rimpiango di non essere stata vicina alle mie radici, ad un padre siciliano che insegnava senza parole… accostando la polpa dorata dei cedri sotto l’Etna vestito di lava nera.
Il silenzio avvolge la straordinaria esibizione come un velo poggiato a protezione… nel rispetto totale, finalmente, degli artisti che sognano con la musica. Un merito certamente va agli organizzatori.
Nella Piazza vivono solo i suoni, nulla disturba il lento e ritmico fluire della musica, dei corpi e delle voci…
Il mistero dell’arte si fa corpo, pensiero, emozione, diventa vita calda, impegnata, vita da amare, che ama e si fa amare.

beppe costa: "di me, di altri, ancora" a Lanuvio (Roma)
Massimiliano Bardotti: "Fra le gambe della sopravvivenza", di Stefania Battistella

beppe costa sceglie: "Ruben "il rogo della Vespa"

e il nuovo "Live alla fontana", due nuovi cd del cantautore
Come in un grande e 'serio' divertimento, provando come un ragazzino alla scoperta delle novità in campo musicale, ascolto e riascolto, fermando ogni tanto il cd, "Il rogo della Vespa" di Ruben e, come spesso mi accade, cerco disperatamente ma anche con furba delizia, parole che non siano state ancora dette sulla canzone italiana e su questa in particolare del nostro cantautore.
E allora ricordo che quasi sempre i nostri cantanti, con qualche eccezione (Luigi Tenco, Enzo Jannacci, Piero Ciampi, fra i massimi ad esempio) hanno avuto una svolta quando c'è stato l'incontro con il Poeta: Roversi per Dalla, Sgalambro per Battiato, Pivano per De André, solo per citarne qualcuno.
Come se, contrariamente da come è accaduto in Francia (Ferré, Brel, Brassens) i nostri autori di musica avessero una qualche difficoltà ad essere Poeti allo stesso tempo.
Probabile sia il concetto della poesia italiana, da secoli paludata e poi impoverita da tanta accademia e da tanti premi con ciondoli e frusaglie varie.

Nella realtà c'è qualcosa di diverso, più sotterrato (o nel sottosuolo, per citare l'amico Garbin) che si muove, che ha forza, che resiste.
Come Momo, cui a volte ho fatto cenno che in sé raccoglie novità, vivacità, istinto musicale e impegno (pervaso dall'ironia graffiante e credo unica fra cantautrici) che ritroviamo in alcuni maestri come Gaber e primo fra tutti Jannacci.
Tornando a Ruben, trovo queste caratteristiche a farlo unico nel suo genere: riprendendo in parte il passato musicale di gruppi e autori statunitensi (che ama e ne fanno il suo primo amore d'inizio) sposato con la modernità dei testi: dove trova spazio non solo l'amore stupido e da mercato di un letto sfatto che ha esaurito il suo compito, ma anche quei lavoratori che la canzone, o meglio, i cantautori hanno scordato.
Si aggiunge la novità, così antica, dei suoni non mischiati ad effetti che spesso stravolgono (o addirittura rendono le parole incomprensibili: godendo come si fosse dal vivo la bellezza di una voce pulita e al tempo stesso forte, che non addomestica né addormenta.
Particolare attenzione nell'ascoltarle più volte, come dicevo, Il rogo della vespa, che dà titolo ad cd e Giù, formidabile testo coinvolgente anche dal punto di vista poetico, di quella che dovrebbe essere la tematica di coloro che scrivono poesie e|o canzoni.
Mentre mi accingevo a scrivere del "Rogo della vespa", ricevo "Live alla fontana" ed allora non è un caso ciò che stavo scrivendo a confermare una forza e una volontà di Ruben nell'essere presente, futuro con la conoscenza e consapevolezza del passato: nell'indicare le storture di una società che sfrutta l'essere umano nel e del presente: "Infezione" la dice lunga e molto più di ciò che posso esplicare io nello scriverne.
Bravo Ruben, davvero e grazie anche di riportare all'attenzione la canzone che fu dello stesso Gaber, di Ivan della Mea, Jannacci e alcuni altri che non dimenticavano mai di segnalare il declino della società in evoluzione sì, moderno si, ma, in sviluppo, non in civiltà: cose diverse sulle quali occorrerebbe ragionare.
Ottimi i musicisti: Carmelo Leotta, Carlo Poddighe, Pippo Guarnera, Luca Tacconi, Carlo Cantini, Salvatore Maiore, le voci di Nadia Bonizzato, Lidia Lorenzoni e Valentina Meneghelli, la collaborazione del violino di Michele Gazich



