
brani letti da Elena Balestri



In questa antologia sono intervenuti autori come Fabio Barcellandi, Stefania Battistella, Alessandra Bava, Ferruccio Brugnaro, Giancarlo Cavallo, Marco Cinque, Beppe Costa, Javier Heraud, Jack Hirschman, Gabriel Impaglione, Maria Jatosti, Ivo Machado, Dario Santoro, John Claude Smith, Alessandro Spinazzi, Zingonia Zingone.
Intervallano le poesie scatti fotografici di Corrado Corradini, Marco Cinque, Geoff Ward, Bruna Di Pietrantonio, Giampaolo Santi, Antonio Ruiz.
I diritti d’autore sono destinati alla causa di Fernando Eros Caro, nativo d’America di ascendenza Yaqui, rinchiuso da quasi 30 anni nel braccio della morte californiano si San Quentin.
Lascio ora la parola ad alcuni dei poeti sopra citati:
Ferruccio Brugnaro
Rifiuto delle privatizzazioni
Non toccate l’acqua
non toccate
la sua luce.
Non vi basta
ciò che già
vi siete presi
con violenza.
Non vi soddisfano ancora
gli sfregi
mostruosi
brutali
inferti alla terra.
I popoli sono stanchi
delle vostre scorrerie
delle vostre barbarie
delle vostre infamie.
Tenete lontane le vostre
sozze mani
le infinite menzogne
dalle sorgenti
dai fiumi.
La notte è lunga e profonda
non si vede giorno.
Grande è
il vostro sporco insaziabile
egoismo
la vostra farneticante
volontà di dominio
di terrore.
La nostra sete d’amore
può esplodere
da un momento
all’altro.
Non mettete piede là
dove sgorga vita
non toccate le fonti
del sogno
Ott. 2010
Beppe Costa
Senza titolo
Privatizzate il mio corpo
fatto d’acqua
privatizzateci ancora
svendendoci per miseri rendiconti
d’una vita che non basta
non vi basta
al solito i soliti noti
vorrebbero toglierci dalla nostra viva carne
anche l’acqua
presto fors’anche l’aria
Così, come sono soliti
nei loro raduni intelligenti
come fossero eterni
tanti tropo assassini
guidano i passi dell’intero universo
come casa, come seconda casa
non ci bastasse il cielo
Così di stenti e d’acqua si muore
con quell’acqua che sembra proprio tanta
affogata a volte nel petrolio
tal altre del piscio dei bagnanti festosi
e incontenibili
Siamo fatti d’acqua eppure
abbiamo sete di così grande potere
perché non ci basti il cielo
perché non ci si compri il mare
perché non so più rispondere
a questi stupidi perché.
Gabriel Impaglione
Tutto
La nomino col tuo nome e nel nome tuo
mi consacro alla sua luce
Come potrei schiacciarla
con stivali per assassinare
con ruote d’ossido e vomito d’olio
di macchina da sterminio?
L’alzo nel palmo della mia mano l’offro
al figlio al compagno
Come potrei affondare nella sua spalla
il filo velenoso dello scolo
aprirle il cuore con un pugnale d’acido?
Posso vedere ancora l’ora costellata,
passare dalla mano della donna che amo
sotto l’arco trionfale del mattino,
portare alla sua bocca la mia bocca mentre
il mare lavora nella sua continua sinfonia
Come lapidare il cristallo dove lei annida
rompere la sua primavera
la sua migrazione di canto?
Lei balla nella finestra nuda e pura
pianoforte di metafore nella mezzanotte
Come circondarla di trappole, incarcerarla
mettere prezzo alla sua testa?
di mano in mano la vidi piena di vita
offrirsi generosa, celebrare la marcia.
Come attizzare la sete per consegnarla
prigioniera di guerra
merce?
John Claude Smith
Il Paradiso degli Scarafaggi
acqua, acqua ovunque
acqua, acqua ovunque?
a largo della costa di New Orleans
uomini di affari e speculatori
bevono martini e petrolio
vivono alla giornata per un portafoglio rigonfio
e non per i ricordi sporchi dei loro pronipoti
o le grida soffocate di gabbiano morenti su spiagge
annerite
perché il genere umano è degenere
mentre predatori di petrolieri e fornitori di gas sulla
costa ovest
corrompono le falde acquifere con un processo detto
“fracking”
& isoledi bottiglie di plastica scolpita, intasando
correnti a cinquanta miglia dall’indistinto Golden
Gate,
& la disastrosa decostruzione nucleare
ricostruisce l’aggrottato fronte marino giapponese
in un decadente sorriso sdentato,
la tetta rigonfia di Madre Natura sputa macchie
d’inchiostro per nutrirci
& la lenta morte è la nostra ricompensa
perché il genere umano è degenere
conscio dei crimini a portata di mano,
punte dell’iceberg del cappello da somaro
coronato di stupidità ed avidità che divora l’animo
che si annida sottecchi in un angolo
masturbandosi, lubrificandosi con il nostro sangue
alla ruota dell’ignoranza, con la negligenza a cavallo
di un fucile
& la tutela ambientale e i fugaci istinti di
sopravvivenza
che si agitano nello specchietto retrovisore
mentre la nostra meta finale si fa più distinta
il sole tramonta nell’anima vuota di un oceano morto,
ci attende una vacanza perenne, l’Estinzione decretata
perché il genere umano è degenere
& l’acqua che è il nostro sangue vitale
è la discarica della nostra follia imperante:
vita della razza dominante su questo pianeta
innalzo il bicchiere agli scarafaggi
per brindare alloro imminente dominio
sulla polvere & al futuro di morte
del genere umano tutto d’un fiato
acqua, acqua ovunque?
niente più acqua
sparisce
sparisce
è andata
Libro ordinabile al seguente link: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=655904

Lo chiedevamo, in molti, dopo aver visto, alcuni più volte "Into The Wild World" che l’aspettavamo in teatro, uno spazio naturale più d’una biblioteca o una tenda (con luce che si assenta) durante l’estate romana all’isola Tiberina, e così accade fra pochi giorni: domenica 4 dicembre al Teatro dell’Angelo a Roma.Riporto un breve articolo scritto dopo aver visto la prima volta (ce n’è stata una seconda) lo spettacolo alla Biblioteca Cornelia di Roma.
Ognuno di noi, ma naturalmente coloro che qualche domanda ancora se la pongono, sogna di viaggiare.
In mancanza di mezzi, ma anche possedendoli, quello più idoneo che da secoli si tramanda è il libro, seguito, ma non sempre, dagli inizi del novecento dal film.
È appunto, partendo dai libri e dall'Odissea di Omero che Riccardo Mei (complice Roberto Pardini) compone il suo e nostro viaggio, in uno spettacolo che definire multimediale (oggi, almeno, abituati a definire multimediale quattro immagini insignificanti che scorrono su un telo) è limitativo.
Qui, ben altro!
Per chi poi ha buona memoria, legge e ricorda la bellezza degli anni '60, ricchi di entusiasmi, di invenzioni musicali, di film, di “rivoluzioni” e mutamenti della società, non poteva non commuoversi, battendo le mani a tempo e cantando perfino alle note e parole di Cat Stevens, (facile, per Riccardo Mei, interpretarle) altro elemento fondante dello spettacolo - anche questo termine è limitativo.
All'inizio fu il mare e il vento e qui Sergio Vecia con un filmato eccellente che si sviluppa per tutta la durata, contribuisce non poco alla narrazione di "Into The Wild World": terrà conto delle musiche, delle parole e spiegazioni dell'autore/attore/cantante Riccardo Mei.
Quegli scenari immaginati e/o immaginari che spesso stanno nella nostra mente, quelle lune che seguono un percorso inammissibile eppure così presente in letteratura oltreché nei nostri sogni, prendono vita e riempiono il nostro sguardo col contributo dei musicisti, primo fra tutti nel dirigerli, Roberto Pardini alla chitarra, il figlio Igor con ukulele e chitarra, la giovanissima ma assolutamente notevole (i suoi contributi con l'archetto sono esemplari) contrabbassista Joy Grifoni e Aurelio Rizzuti alla batteria e percussioni.
La musica, le immagini, le canzoni gli interventi al flauto, all'armonica di Riccardo Mei, appassionato narratore del viaggio non sono facilmente narrabili; fors'anche per me ancora più difficile, tanta la commozione che ha preso tutto il mio corpo (non solo lo spirito) per quanto accennato prima.
Se si considera che siamo poi, finalmente, in un bellissimo teatro come il Teatro Dell’Angelo di Roma, dove tutto avviene dal vivo, senza trucchi, certamente si riconoscerà, nella perfetta sincronizzazione di tutti gli elementi, la vera e grande riuscita di quello che più che spettacolo è, appunto, un viaggio, un film, un concerto, dove tutto si amalgama.
Dentro e intorno all'uomo è questa avventura che i sei protagonisti, ciascuno col proprio compito, narrano e non è altro che la ricerca di ciò che ogni giorno vorremmo fare, vorremmo essere, vorremmo comunicare agli altri.
Quegli altri che a volte ci appaiono diversi, (ma siamo sempre noi, noi stessi?) che vediamo correre, affannarsi verso tutto ciò che è esteriore e (dati i risultati raggiunti in questi anni bui) inutile. Sembra che venga coperto da una nube nera ogni passione verso il bello: avvenimenti che accadono nel nostro paese (e non solo) sembrano disinteressare completamente l’interiorità dell’essere umano che, da qualche parte, deve pur esserci, ben nascosta, ma c’è.
Il lungo applauso e la sosta di ore dopo "Into The Wild World" sono stati la dimostrazione che nessuno dei presenti aveva voglia di andarsene.
Un desiderio di comunicare con chi aveva sviscerato in poco più di 90 minuti ciò che da sempre, noi e con noi, ritengo ogni essere decentemente umano, desidera sapere, conoscere ma, soprattutto, vivere.
Una speranza e un augurio affinché "Into The Wild World" possano vederlo soprattutto i ragazzi, cui molte vicende, film, canzoni, notizie, storia vengono nascoste. Una “censura” che neppure negli anni più bui del fascismo riusciva coprire in maniera così totale.
E se il Teatro Dell’Angelo di Roma porta il pubblico ad uscir di casa e rinunciare allo stupidario televisivo, certamente lodevole
Ricordiamoci quindi:

Non è propriamente un “best seller” o “evergreen”, ma purtroppo questo è un argomento che tiene banco anche quando non viene menzionato direttamente:
“Acqua privata? No grazie!”
Questo, dunque, il titolo dell’antologia a cura di Marco Cinque, che raccoglie poesie e fotografie di autori nazionali e internazionali, contro la privatizzazione dell’acqua e in difesa di un bene primario; una specie di dialogo usando linguaggi artistici, un confronto, quasi a voler sbattere sotto gli occhi del lettore quelle verità che tutti sappiamo, ma evitiamo, con molta maestria, di affrontare. È stato chiesto agli autori che hanno aderito all’antologia, di mettere insieme poesie e scatti che facciano riflettere sul tema, che richiama il titolo, “acqua privata”.
Il risultato è stato senza dubbio sconvolgente, sicuramente perché a causa della diversa sensibilità di ogni artista, i partecipanti hanno deposto la propria tessera (ahimè, tagliente…) così da far diventare questo mosaico sempre più nitido anche se muto, agli occhi di chi riesce a guardare senza distogliere lo sguardo; non da ultimo, però, perché l’acqua è davvero una necessità e non può assolutamente diventare privata, sarebbe un disordine di priorità troppo esagerato da sopportare.
In questa antologia sono intervenuti autori come Fabio Barcellandi, Stefania Battistella, Alessandra Bava, Ferruccio Brugnaro, Giancarlo Cavallo, Marco Cinque, Beppe Costa, Javier Heraud, Jack Hirschman, Gabriel Impaglione, Maria Jatosti, Ivo Machado, Dario Santoro, John Claude Smith, Alessandro Spinazzi, Zingonia Zingone.
Intervallano le poesie scatti fotografici di Corrado Corradini, Marco Cinque, Geoff Ward, Bruna Di Pietrantonio, Giampaolo Santi, Antonio Ruiz.
Lascio ora la parola ad alcuni dei poeti sopra citati:
FABIO BARCELLANDI
Come acqua III
l’odio non ha odore
eppure io lo respiro
il sangue che gronda
e mi toglie il fiato
l’odio non ha colore
eppure io lo vedo
il sangue che gronda
e mi priva della vista
l’odio non fa rumore
eppure io lo sento
il sangue che gronda
e mi sento sordo
l’odio non ha sapore
eppure io lo assaporo
il sangue che gronda
e mi affama
l’odio non ha forma
eppure io lo percepisco
il sangue che gronda
e fa di me una salma
l’odio
come acqua
è inodore
è incolore
è indifferente
è insapore
è informe
è
…
vita finché nel suo alveo
corre
altrimenti
è morte
se fuori da te
scorre
ALESSANDRA BAVA
Sete
Di chi è l’acqua
che zampilla dalla
fontana sulla
piazzetta romana?
È nostra.
È tua. È mia, ma non la loro.
Di chi è l’acqua
che sgorga dai
rubinetti di
questa casa?
È tua.
È mia. È nostra, ma non la loro.
Di chi è l’acqua
che scivola lenta
da questi occhi
stanchi?
È mia.
È tua. È nostra, ma non la loro.
Ho sete.
Ma, come te
e al contrario di loro,
non di denaro.
Ho sete.
Di un mondo migliore
dove nessuno si arroghi
il diritto di possedere
l’acqua altrui.
Ho sete.
Pertanto,
fareste bene ad ascoltarmi.
Questa acqua è la nostra acqua.
Giù le mani!
MARCO CINQUE
Il prezzo dell’acqua
acqua
molto più
ancor prima di prima
un diritto ancestrale infangato
acqua
di popoli ultimi
ultimi in tutto meno
che nell’essere ancora umani
acqua
di vampiri planetari assetati
che privatizzano la sete altrui
dai loro vertici, dai telegiornali
dalle loro limousine che
sbandano passando sui corpi
dei loro stessi figli quotato in borsa
e sanciscono il possesso dei bisogni
brevettando diritti primari
dal cuore ribelle di città blindate
e mettono un’etichetta, un prezzo
su tutto, e toccherà pure all’aria
se non possiamo bere non potremo
respirare senza il loro consenso
acqua
è una quota insostenibile
debito malefico della stupidità
di moderni Sansone che stavolta
hanno colonne liquide tra le mani
sarà il supremo supplizio
di ogni forma di sacra esistenza
una pena di morte inflitta alla ragione
condanna globale sul patibolo dei profitti
e sarai bendata, acqua
davanti a plotoni d’esecuzione
di governi corrotti e corruttori
loro ti vogliono uccidere
e ucciderci, lo dobbiamo impedire
in ogni modo, costi pure quel poco
di sensato che resta di noi
non possiamo venderti
non possiamo comprarti
sei il sangue limpido di nostra madre
il seme celeste di nostro padre
acqua, che ti vorrei libera
persino dal bicchiere, qui
sulle mie labbra che ormai
faticano persino a pronunciarti
acqua.
GIANCARLO CAVALLO
Angelo Srl
Ruberai la mia sete
e le mie labbra
e con le mie lacrime
adornerai la tua gola
conoscerai le segrete
vie dell’acqua
nel tuo volo notturno
tra terrore e fango
ti nutrirai del sangue
del monte dei pegni
nei tuoi occhi magnetici
trappole e trucchi magici
per circuire gli stupidi
ammirerai le tue
ali abbaglianti riflesse
nei palazzi di vetro delle Borse
mentre i profitti volano
Ma tu vorrai di più:
l’aria che respiriamo
il sole che ci scalda
i sospiri degli innamorati
le molteplici caleidoscopiche
facce della paura
Miseramente precipiterai
nello strapiombo del tuo
stesso abisso
quando milioni di voci
all’unisono pronunceranno
la formula magica
vade retro, vade retro Satana!
Berlino-Salerno, 15-10.09.2010
JACK HIRSCHMAN
Oil Water
Acqua oleosa, un torrente d’oro
che ha ucciso lavoratori, animali.
Attraversa la frontiera. Scava un Buco.
Arizona, perché hai così freddo?
Lacrime negli occhi della gente di Detroit:
l’unica acqua non privatizzata.
Cittadino di Motown Louis Joe:
è tutto al contrario, non lo sapevi?
In 35mila ne sono deprivati, si
rifiutano di mandare le loro figlie
a prostituirsi per due penny, ed urlano:
Auqca, Auqca al contrario
Gridano: Acqua! L’acqua un giorno
affonderà questo sistema nauseante sistema di bocche
menzognere riempite di denaro, le nostre pinze
entreranno nei loro musi, strapperanno tutti
i denti marci dalle loro bocche,
poi le sistemeranno su tubi
dove il torrente di quella brodaglia di
profitti sarà infine tappato,
e i ladri delle compagnie, i saccheggiatori
assoluti di ciò che è decente nella vita
gozzoviglieranno fino ad annegare,
e tutti a Detroit, New Orleans
e anche a Cleveland alzerannoi calici
pieni di semplice acca-due-o, e brinderanno
e canteranno, poiché nessun lavello o vasca
ne sarà sprovvista, La Canzone dell’Acqua:
Agua! Acqua! Eau! Wasser! Voda!
Hallelujah, la Natura è di nuovo naturale!
Per acquisti:
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=655904
L'Autore ha acquisito, attraverso la passione e l'amore per artisti che vanno da Magritte, Dalì, Caravaggio, Romano (per citare alcuni così diversi fra loro ma di ciascuno apprezzandone le tecniche e le idee), una maestria e un uso del colore di notevole livello, che maggiormente si estrinseca quando agisce su quei temi che più lo colpiscono: il degrado dell'uomo visibile attraverso la sofferenza delle guerre, della fame e delle lotte disperate per la sopravvivenza.
di prossima pubblicazione a cura di M. Cinque