Anche ora che la luna, edizione in quattro lingue, Maghar



Pubblicato in occasione del Nisan Poetry festival di Maghar, (Israele) una antologia tratta da "Anche ora che la luna" in lingua araba, israeliana, inglese e italiana. 


Traduzioni a cura degli studenti delle scuole di Maghar, con la supervisione di Naim Araidi.
Due dei testi tratti dal libro:



Maghar

manca al cuore e alle braccia
il calore e la voce di Saeed
la voce di Naim l’emozione di Hanna
tutti i giorni sento l’assenza
definitiva di Saker Ghanen
tornerò in quel luogo
dalle tante religioni
a quei sorrisi che non hanno
bisogno di traduzioni

torno presto Maghar
questa volta i mie passi
saranno meno incerti
e più sereni, vedrò le luci

e l’ordine delle strade
pensando che i muri 
possano crollare
e per sempre



Cenere

Nasceva il mondo tenero bambino
feroce assassino.
Nasceva stordito guardava attorno a sé
dov’era la luce.
Nasceva il mondo e anch’io ma tu
no non c’eri ancora tu.
Credevo sognare guardavo perduto animali
sgozzarsi fra loro una musica dolce sembrava
un pianoforte che già c’era
tu ancora no tu no

Nasceva il mondo
guardavo le stelle e la luna
parevano piangere per quante stragi
l’uomo sotto commetteva
com’era possibile?
Nascevo io e i popoli si massacravano
tu ancora non c’eri
s’inventavano i giochi s’illuminavano
le strade arrivavano inglesi americani
il jazz sostituiva il flamenco
ricostruivamo strade e case
si spazzava la cenere a tonnellate
nasceva di nuovo il mondo
Tu ancora no

Nasceva il mondo l’amore con me
lasciavo case e nonni
l’Etna ricopriva ancora di cenere appena spazzata
le città, anche la mia
ma tu, tu non arrivavi
sbrigati ch’è tardi
come farò sennò ad amarti
se ancora tu, tu ancora non arrivi

Eppure si lasciavano dietro
Ricordi di vite bruciate.
O soltanto uomini e donne e bambini 
in cerca di cenere
per riavere qualcosa ch’era andato perduto.
Ma tu, tu dov’eri ancora?
Suonavo, suonavo per te, in attesa di te
anche ora che la luna non c’è
le note di piano prendevano strade e colori
coprivano il grigio del mondo
arrivavano stelle con ancora più luce

Appena bambino qualcuno mi disse
aspetta ancora un po’ studia le note
arriverà anche lei, ci sarai anche tu
ma tu, tu ancora non c’eri
ed io già vecchio di cent’anni
già ci pensavo tenendoti stretta


In silenzio un silenzio di note
sfiorate di dita che andavano
volavano per rendere dolci
l’immane tragedia che uccideva
milioni e milioni di persone così
per fare cenere per riscaldare.
Nasceva il mondo, dio, perché,
nascere se tu ancora non ci sei?
Sarà tardi, troppo, sarà ormai troppo tardi
sarò cenere anch’io quando tu arriverai
si spezzeranno dita con la voglia di suonare
ma io ci sarò, ombra, magica per te
io ci sarò sempre ad amarti
a tenerti le dita fra le mani
anche quando il mondo si spezzerà
e luna e stelle e cielo andranno via
e noi con loro per sempre
e saremo solo cenere nel vento


Il teatro che ospita il Festival







Il retro copertina del libro

L'inizio con Igor Costanzo, Stefania Battistella,
Naim Araidi, io e Gao Xing







Memorie (quasi) vere: Fernanda Pivano

Nanda con Luca Paglialonga
ideatore della torta-Kerouac
L’ultima ad andarsene, in ordine di tempo, fra gli scrittori amici che hanno inciso particolarmente nella mia vita, è stata Fernanda detta Nanda.
Da tempo voleva vedere la Pellicanolibri ormai diventata solo libreria nel quartiere affollato e senza strade – figurarsi i marciapiedi - di Casalotti, quindi la mandai a prendere dopo avere preparato, con l’aiuto del bar Paglialonga (oggi cambiata gestione) di Piazza Ormea, una enorme torta con una scritta di Kerouac sopra, sedie, gazebi e quant'altro servisse per una vera e propria manifestazione in piazza. 
Una gioia immensa il suo arrivo in libreria - dove troneggia ancora il suo Premio Viareggio, consistente in una bruttura in ferro e bronzo di 16 chili, consegnatale così di botto che quasi cadde in terra (Nanda, non la scultura, purtroppo). Non era consapevole che l’avremmo festeggiata per i suoi prossimi 80 anni. In piazza era già tutto pronto. 
Pochi sapevano chi fosse, qualcuno pensava che festeggiassi mia nonna. Qualche mese dopo però la festeggiò Genova e apparve in RAI, a questo punto molti nel quartiere ritornarono stupiti ponendo domande ma, naturalmente nessuno comprò uno, dico uno dei suoi libri.
da Piazza Ormea verso la Pellicanolibri
La premiammo, così come avevamo fatto per alcuni anni con tanti altri protagonisti "diversamente bravi" del mondo della cultura e, quello del 1997, fu per noi l’ultima volta in piazza.
Alcuni elementi del quartiere si dissero 'disturbati' di questo appropriarci di spazi pubblici. D’altro canto il degrado generale della cultura sta rendendo stupidi tanti esseri cosiddetti umani, e non solo dove vivo.
Ciò che però mi rimase impresso furono due cose, la prima: quando l’accompagnammo a casa, in via della Lungara (abitazione romana che lasciò qualche tempo dopo), volle regalarci i suoi quaderni di sughero che portava ogni anno dalla Sardegna in quantità industriale, quando era ospite a casa di Fabrizio de André; la seconda, più complessa, fu:
Jovannotti la voleva in concerto all'aperto nella piazza di Aulla, in provincia di Massa-Carrara. 
Il cantautore non avrebbe iniziato senza la sua presenza! I soliti corteggiati in età avanzata! 
Chiesi ad una mia ‘amica’ se poteva accompagnarla. Lei, non ricordo il nome, entusiasta accettò. Nanda le chiese se fosse mia amica, se guidasse bene e non troppo veloce.
Le risposte furono tutte affermative.
con Anna Procaccini, che incontra la sua 'tesi di laurea
Passò neanche un’ora e le vedo tornare: Nanda infuriata: «Questa sarebbe una tua amica? »
Non sapevo cosa rispondere, né immaginare l’accaduto. Intanto l’autista si era dileguata. 
«Ma Dario Bellezza non t’ha insegnato nulla?»
Sempre più stupito io:
«Tanto, certo» risposi.
In breve, Nanda aveva cominciato a parlare di me, di cosa mi credessi di fare, di approfittare delle situazioni. L’altra felice e giuliva approvava, fino a definirmi uno stronzo senza briciolo di umanità e senza ideali. 
A quel punto, mentre si riscaldavano contro di me, Nanda fece bloccare l’auto:
«Portami indietro, tu non sei amica di Beppe e quello rimane uno così ingenuo da farsi fregare da tutti».
In effetti Dario Bellezza faceva così, ma non me ne rendevo conto, pensavo sempre fosse il suo modo d’essere, sparlocchiare delle persone che comunque amava: da Moravia a Pasolini. Ed io da buon siciliano, con un senso alto dell’amicizia, non avevo utilizzato questo mezzo. 
Fernanda per età, esperienza anche negli Stati Uniti forse era costretta ad utilizzare il sistema e, da quel giorno, ho cercato di utilizzarlo anch'io.


Anna Procaccini Foà, Io, il teatro, Rubettino 2014

Credo siano passati anni, non ricordo più quanti. Mi si confondono fra le tante cose che, malgrado l’età, continuo a fare. Con caparbietà, certo, anche se con nessuna specializzazione.
Di questo libro devo avere avuto l’impressione che l’avessi sognato, voluto, più dello stesso Arnoldo, quel giorno del 1990 quando mi spinsi a casa sua, una villa che un tempo doveva essere un sogno sulla Nomentana.
Dopo un morso di una delle cagnette al polpaccio (seppi dopo ch'era incinta), rifocillato dal padrone di casa che teneva a farmi fare una antirabbica, non so come fui portato, anche questo non ricordo, se in uno stanzino o un vero e proprio sgabuzzino, dov'erano accatastate montagne di carte, in plichi, sparse, ma anche ‘volanti’.
Rubettino editore,
pag. 96, € 10.00
Erano gli scritti di uno che, essenzialmente e per me, era soltanto un attore, e che attore.
Con già 60 anni di Teatro!
Lì, forse, o forse pochi giorni dopo, mi o ci? venne l’idea di provare a pubblicare uno di questi ‘blocchi’. Scoprendo che c’erano centinaia fra testi teatrali, poesie e qualche romanzo o abbozzo di tale.
Nacque “Le pompe di Satana” una sorta di ironico, non sempre, e veritiero percorso di una piccola parte della sua vita. Ne seguirono altri (fra la sua meraviglia e comprensione e la mia disperazione che non riuscivo a vendere). Fu la volta della raccolta di poesia “La formica” e di un altro romanzo “La costituzione di Prinz”, questi, ancora oggi, o forse solo oggi, sono considerate le sue opere migliori come narrativa da qualche giornalista. La critica, si sa, sta altrove.
Ma, dopo l’autobiografia, edita da Sellerio è proprio quello uscito in questi giorni che stava all'origine del mio pensiero, quel giorno a casa sua.
Finalmente eccolo!
Perché in effetti, se Foà, è stato attore di cinema, teatro, televisione per 70 anni, la mole di documenti da raccogliere (qualora non fossero spariti, come è probabile sia accaduto a molti) doveva essere infinita.
C’era anche stata la partenza per le Seychelles, obbligata quasi e una casa a Milano, dove tutto era sparito. Quindi era improponibile: se centinaia di carte erano rinchiuse in quello stanzino, che riguardavano solo gli scritti, come poteva essere possibile ricostruire la sua vita artistica, considerando anche la sua vita avventurosa che non sto qui a raccontare!
Ecco che, le cose negative si accompagnano qualche volta a quelle positive: l’incontro con Anna Procaccini, dolce donna, colta ma anche tenace e caparbia (finirà che ci litigo prima o poi). Io, il teatro è il frutto di queste doti tutte insieme.
foto Marco Pasqua
Questo libro fa giustizia ad Arnoldo che, forse, non sapendo che sarebbe stato pubblicato, è voluto andarsene prima. Perché anche quando andavamo in giro a presentare i suoi (ben!) tre libri in 3 o 4 anni, aveva sempre la voglia di nascondersi. Non aveva tutti i torti, perché ogni volta la prima cosa che gli veniva detta era sulla sua voce. Lui era una voce? Certo, anche, ma non solo.
Ma questo della voce era un tale ritornello che diventava insopportabile per lui, ma anche per me.
Quindi un bel fiasco con i libri, pure al Costanzo show dimenticava di parlare del romanzo o delle sue poesie, raccontando invece aneddoti come sempre spassosi e pieni d’ironia.
Questa quindi, non è la premessa al libro, ma una sorta di introduzione a voi che lo comprerete.
Un lavoro immane in un piccolo libro, delizioso anche nella grafica, nella carta e, perfino nel prezzo. 
C’è l’intervista (privata) della moglie Anna e la bibliografia ragionata delle opere, completata da molte illustrazioni. Si scopre così l’idea di cosa sia il Teatro da parte di chi del teatro ha fatto la propria vita. C’è anche una breve selezione della critica (dal 1941 al 2006).
qualche anno fa da Pellicanolibri
Come abbiano fatto Arnoldo e Anna, come siano riusciti non lo so, so che questo sogno è diventato libro e chissà se un giorno ne avremo anche uno su tutto ciò che l’Attore ha scritto.

Questa, naturalmente mia, non è una recensione ma un omaggio verso una figura che non mi né ci abbandonerà mai. Ed è (Lui) in vantaggio!

Organizzato da Luca Pizzurro
sarà presentato al Teatro del Torrino di Roma sabato 7 giugno, ore 21:00.
beppe costa

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Memorie (quasi) vere: Goliarda Sapienza



Per avere il libro scrivi a: pellicanolibri@libero.it
Dopo Amelia Rosselli e Dario Bellezza, stavolta viene a mancare Goliarda Sapienza. È il 30 agosto 1996. Viene trovata nella sua casa di Gaeta, ai piedi della lunga scala da dove, presumibilmente, era caduta (o chissà, spinta giù).
Sarà trovata dopo alcuni giorni, una delle mie più grandi amiche che ho cercato di sostenere con tutta l’anima non solo pubblicando il suo “Le certezze del dubbio” nel 1987, (Pellicanolibrima cercando di stimolare anche altri editori, e riportandola in Sicilia grazie al sindaco Enzo Grasso e con Marta Marzotto a fare da sponsor e presentarla. L’avevo naturalmente incontrata grazie a Adele Cambria e mai persona mi fu così simile nel pensiero, nella libertà di opinioni, nell'ascoltare i giovani e tante altre cose che mi ci vorrebbe un libro intero per poterle esaminare ed esternarle tutte.
Tale è stato l’affetto che ci legava che, come capita in questi casi, le lunghe conversazioni notturne, sembrano fare più parte della mia vita personale che della sua. 
Da leggere questo articolo di Adele Cambria nel suo blog:
Goliarda Sapienza, la terribile arte della gioia
in occasione della pubblicazione de “L’arte della gioia”, anche in Italia, dopo lo straordinario successo avuto in Austria, Germania, Francia. Lei è, secondo me, (e non solo) insieme a Elsa Morante, la migliore scrittrice italiana degli ultimi due secoli.

Mauro Macario, "La screanza", Edizioni LiberoDiScrivere

Può essere accettabile la morte? no, certamente. Quando colpisce bambini e giovani, ancora meno.
Quando però colpisce un figlio, il dolore è inenarrabile ma, quando poi, oltre alla morte, si assiste anche al massacro del corpo del proprio figlio, allora il dolore durerà per ogni secondo vissuto e per tutta la vita.
Con questi versi, dedicati al figlio, ecco la “La screanza”, l’ultima raccolta.
Così ha inizio il libro che però ha una fine, com'è logico con l’ultima pagina che ci specifica anche il titolo.
[…Screanza: Al poeta che interviene con il suo piglio volutamente scortese, volutamente sgarbato per aggredire i gangli di una società che come abbiamo detto si muove in un suo circuito da cui sono escluse la pietà, la compassione, la solidarietà? O la screanza appartiene al nostro quotidiano vivere?] scrive nel corso della bella introduzione Rodolfo Di Biasio.
Le poesie di Mauro Macario, poeta riservato e fra gli ‘invisibili’ della nostra bella cultura italiana di sfrontati accademici e critici che arrivano quasi sempre dall'azione cattolica, poco o per nulla cristiana. Eppure tutto quel mondo che mi è familiare entra a far parte del libro: il cinema, l’arte, la canzone.
Naturalmente di qualità, quelli che, prima di noi ci hanno fatto vedere anche la creanza. Ma, come scrive Macario, non è e non siamo in un film. La società, anche quella che scrive è diventata troppo ‘screanzata’. Mentre non possiamo fare nulla contro il ‘potere’ delle multinazionali, delle armi, dei giornali, dovremmo coi nostri versi, fatte di parole scritte, proseguire a lanciare almeno un urlo contro: la parola è più forte di qualsiasi altra arma.

E nella parola del Poeta c’è, eccome!

Autopsia d'amore
(a mio figlio)
Taccheggia lungo il corridoio
a passo d’uccello
come una cicogna cattiva
dal profilo di falce
a guardarla così è pure elegante
distaccata
In Kenia da dove, forse, non sarebbe
voluto rientrare
altera
le mani da pianista
invece squarta
è una macellaia di Stato
seziona e ricuce
al mattatoio giudiziario
ligia al suo dovere
di operaia specializzata
alla catena di smontaggio
dove rottama le salme in esubero
senza fermare i ritmi di produzione
osserva distrattamente
- lei sì con occhi vitrei -
l’estraneo allungato sul tavolo
pronto alla mattanza
è nessuno
freddo e rigido
come un suppellettile
in una casa abbandonata
è nessuno
non appartiene alla madre
né al padre
è proprietà dello Stato
che ne fa libero scempio
e spettacolo didattico
per un loggione di matricole
durante uno spettacolo






















ora lo gira su un fianco
poi sull'altro
sa bene il suo mestiere
la cicogna cattiva
col becco ricurvo
come un uncino da asporto
che fruga e saccheggia
un’identità sottratta al mio sangue
ad una carne condivisa nel crearsi
dunque anch'io vengo macellato

attraverso la mia progenie

il suo taglio blasfemo
lo fa uscire dal sogno
come un palloncino sfuggito di mano
e rincorso in quell'eco d’infanzia

rimasta nei tratti a mostrare la sua forza 
contro la logica occidentale della morte
dove cattolici e laici si trovano d’accordo

a non rispettare il corpo inerte

profanarlo
con le sue chele smaltate
profanarlo
con asettica meticolosità
offende la sua anima terrestre
quello che ha vissuto
come ha amato
i suoi pensieri
lei offende il Tao 

e se stessa
in cortocircuito
con l’armonia degli elementi
ma lo shen
non potrà farlo a pezzi
su quel bancone da pescivendola
dove lo ha eviscerato
e ripulito con la canna dell’acqua

come si fa al mercato a fine giornata

quel corpo è il corpo del mondo
adesso lasci fare a me
mi guardi
si fa così
raccolgo
non asporto
raccolgo tutta l’età
anno dopo anno
lo sguardo che aveva
la tristezza di solitudini sconosciute
il suo sopravvissuto odore di latte
le tragiche miserie che lo hanno abbattuto
il liquido lucente dei suoi occhi

e ricompongo

impari
è un’occasione per capire

un’autopsia d’amore

(Sarzana, 30 -10-2010)

Regista, autore teatrale, di saggi, di biografie (quella del padre, innanzitutto), di varie raccolte di versi Mauro Macario però si è sempre sentito molto più di casa nella Poesia che altrove, forse perché fatta da esseri umani, perlopiù solitari, come egli è o, forse, perché ha incontrato alcuni fra i grandi (ormai quasi tutti scomparsi) e, come accaduto a me, si è vestito degli stessi panni. O, almeno, tentiamo di indossarli!
Lo avevo conosciuto dalle pagine di due libri dedicati a Léo Ferré, (che utilizzavo anche alcuni anni fa nel mio primo spazio in rete) "il cantore dell'immaginario" e soprattutto "l'arte della rivolta", più che come figlio di Erminio o come regista.
Ma non è solo questo, il Poeta è tanto altro, come raramente accade: Poeta che ama i Poeti e che li canta e legge negli spettacoli organizzati insieme al complice e bravo citato Gianluigi: 
Li ho incontrati, infine, a Roma. Per me, una forte emozione, con Gianluigi Cavaliere che cantava sulle basi di Léo e la voce passionale e tesa di Mauro. Non ho saputo, né forse voluto scriverne allora. Incapace di reggere forti emozioni, con la febbre tesa e il corpo che vibra, non è come in un film. Soprattutto fra quelli che siamo soliti sceglierci:

Proiezione privata
(la poesia del non)
Spettacolo!

Non è come in un film
non funziona così
dalla banchina del porto
dalla scaletta dell’aereo
dal binario della stazione
lei non correrà verso di te
gridando il tuo nome
con le lacrime agli occhi
e tanto meno al rallentatore
né ci sarà musica in play-back
ad esaltare l’emozione di quell'abbraccio
ripreso con carrello circolare
e dolly finale
in campo lungo dall'alto
tu che hai immaginato
lo stesso scenario
sostituendo i protagonisti
con altre facce in primo piano
sei rimasto troppo tempo
in quel pulciaio dei sogni
con il cuore contratto
in ultima fila
e troppi anni
sulla banchina del porto
alla scaletta dell’aereo
in fondo al binario della stazione
ad aspettare nessuno
guardando gli abbracci degli altri
udendo una musica che solo tu sentivi
la vita non è un film francese
loro non tornano
né al rallentatore
né a passo normale
semplicemente
vanno in un altro film

riceviamo un bacio onlus
giusto sul letto di morte
a volte neanche quello
non si capisce cosa frena
la libera espressione
C'è già, in queste foto, tutto ciò che vorrei scrivere 
di un gesto naturale
che salverebbe il mondo
fermando gli orologi
sull'ora da inventare
esseri umani
hanno coperto la distanza
tra la terra e la luna
ci sono pochi centimetri
tra due labbra
eppure quelle labbra
non riescono a coprire
una distanza infinitesimale
ecco perché tanti pianeti
non sono visibili a occhio nudo
e capita sempre più spesso
di piangere come servette
a una pellicola sentimentale

non è come al cinema

hai solamente venduto i gelati

alla fine del primo tempo
inghiottito dai tuoi stessi sogni
tra il buio e quel fascio di luce
senza neanche sentire i tuoi capelli cadere
certo potremmo rigirare il finale
e dire che il film è per tutti
ma non è così
quella corsa al rallentatore
non è per tutti
e poi è tardi
sullo schermo bianco
è già apparsa la parola
Fine
((Sarzana, 24 -01-2011)

Su youtube trovi tantissimi video dei poeti
letti e musicati da Mauro Macario, Gianluigi Cavaliere
Insieme "Chantango"
 (b.c.)

Edizioni Liberodiscrivere
ISBN 9788873883692, pp. 108, € 10.00

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Ferruccio Brugnaro; "Le follie non sono più follie" (Seam Edizioni, 2014)


Ferruccio premiato al MonigArt


Ferruccio Brugnaro è l’irresistibile voce della sincerità, dell’essere diretto e il desiderio di giustizia per quella invisibile classe operaia, e
la poesia che la rappresenta. 
Jack Hirschman

Non prevarranno

Le guerre
non prevarranno
non avranno
l’ultima parola.
È nata Piera Maria.
La gioia strepita
sui davanzali
del mondo.
La vita
trionfa.

[…Ho sempre cercato maestri, e ne ho trovati, mi considero fortunato. Da quando Francesco Conz mi prese sotto la sua ala, la mia vita cambiò, fui svegliato. E i maestri si susseguivano, da tutto il mondo, Hirschman, Ferlinghetti ecc. e sempre, prima o poi, saltava fuori il nome di Brugnaro, molto stimato, soprattutto negli ambienti della sinistra americana (ricordo le sue edizioni per la Marimbo press in California, a cura dello stesso Hirschman)…]
[…Come dice Francesco Moisio nella felice introduzione a “Un pugno di sole”, divenuto poi “Eine faust voll sonne” nell’edizione tedesca, la difficoltà principale sta nella definizione della sua poesia, così sfuggente per i critici; sono d’accordo, ma questa è la riprova che ci troviamo di fronte ad una novità, e dunque difficilmente catalogabile. Allora analizziamo un ingranaggio alla volta.
Vi sono delle parole necessarie alla interpretazione di questa poesia, e la prima è: umanità. Delle invenzioni italiche quella che mi garba di più. Dovremmo ricordarci più spesso di essere stati noi gli inventori dell’Umanesimo.

a Moniga con Ferruccio e Igor

Nel Novecento abbiamo visto comparire questa parola nel8 la letteratura legata alla Grande guerra, alla Resistenza, al Neo-realismo e, inoltre, era cara alla parte più sana della nostra sinistra. Brugnaro mi sembra il poeta che con precisa caparbietà ha proseguito nello scrivere alla luce di questo importante principio. Altro aspetto latente è il concetto di “classe”, se vogliamo mutuato da Marx. Ecco Brugnaro è discepolo di questa visione degli “ultimi” (patrizi-plebei, feudatari-servitori della gleba, padroni-operai) ma da “ultimo”, come sorta di pacifico Spartaco della classe operaia.
Lui ha questa visione positivistica e quindi anche ottimistica della risoluzione dei nostri problemi sociali e aggiungerei ambientali.
La parola chiave di tutto è: fabbrica. Questo è il fatidico luogo nel quale tutto inizia e tutto finisce. Si tratta del petrolchimico di Marghera, che ha portato pane sì, ma ci si accorse ben presto avvelenato. Per cui si hanno testimonianze di uomini che non hanno potuto scegliere come vivere, bensì come morire. Di questi compagni e di se stesso Ferruccio parla, e caso raro in Italia, da operaio scrive, portando esperienza di prima mano. È poeta-operaio che parla della condizione dei lavoratori, senza il filtro dello scrittore-intellettuale, che per quanto virtuoso non può che descrivere in terza persona i disagi di altri. No, qui c’è l’esperienza diretta, le ore infinite ad inalare veleni tossici o i lutti sono i suoi, e di nessun altro. Per questo la sua poesia ti trascina via con sé, perché la forza della denuncia e del dolore non possono che provocare una mimesis nel contempo commuovente e disincantata, che provoca nel lettore, una volta aperta l’anima, una sola frase, immobile e perentoria: mai più!...] (Seam Edizioni, Giugno 2014)
dalla prefazione di Igor Costanzo


ISBN 9788881795239, pp. 76, € 10-00
coll. Inediti rari e diversi, a cura di
Beppe Costa  e Igor Costanzo





Bracciante, raccoglitore di stracci

Bracciante, raccoglitore di stracci
operaio degli altiforni
pescatore
venditore abusivo di crostacei
Mio padre
era così
adoratore del sole, adoratore
delle barene
silenzioso
fanatico del mare
Non hai mai parlato
con nessuno
analfabeta
credente solo nella vita
solo nel suo trascinare
inquietante
dai primi cenni dell’alba
ai tramonti fondi
Mio padre
così come è stato dentro
in questo mondo torbido
senza chiedere niente a nessuno
stanotte è sceso nel tempo
profondo
nei suoi grandi occhi che lui guardava
per ore e ore
da sinistra: Igor Costanzo, Andrea Garbin, Ferruccio Brugnaro,
Sandro Sardella a Venezia (1913)
Presentazione dell'antologia della Revolutionary Poets Brigade
"Heartfire", curata da Jack Hirschman e Agneta Falk 
negli universi incandescenti e amati
con dura segretezza.
Non sono triste
sono felice
contento
me lo risento dentro tutto
irruentemente
ora
col suo canto dalla nostra cucina nera
e senza finestre.
Il suo canto, più che un canto
il suo era ed è
un grido, un urlo selvaggio
denso
che io rilancio con tutta
la forza delle ferite
di un amore a brandelli
contro queste ore
di padroni affamati di sangue
di retate
contro le sbarre pesanti dell’emarginazione
contro le foreste di un dolore
e una solitudine senza fine.


Nota Biografica

Ferruccio Brugnaro, operaio a Porto Marghera dagli inizi degli anni ‘50, è nato a Mestre nel 1936, è autodidatta e vive a Spinea (Venezia). Ha fatto parte per molti anni del Consiglio di fabbrica Montefibre-Montedison, ed è stato per decenni uno dei protagonisti delle lotte del movimento operaio.
Nel 1965 Brugnaro comincia a distribuire nei quartieri,
nelle scuole, fra i lavoratori in lotta, i suoi primi ciclostilati di poesia, racconti, pensieri. È uno dei primi in Italia a diffondere la poesia in forma di volantino. Sui muri di Orgosolo si possono leggere sue poesie scritte ancora negli anni ‘70.
Ha pubblicato su molte riviste tra le quali: “La Fiera Letteraria”, “Letteratura”, “Tempo Presente”, “Nuovi Argomenti”, “Tempi Moderni”. Parte degli scritti, tirati al ciclostile e diffusi come volantini, sono stati raccolti dall’Editore Bertani e pubblicati nei volumi: “Vogliono cacciarci sotto”, 1975; “Dobbiamo volere”, 1976; “Il silenzio non regge”, 1978. Nel 1977 un gruppo di sue poesie è stato musicato dal cantautore Gualtiero Bertelli.
Brugnaro è presente in numerose antologie tra cui: “Il pubblico della poesia”, “Poesie realtà”, “Scrittori e industria”, “Cent’anni di letteratura”, “Poeti del dissenso”, “L’altro novecento”.
Con altri lavoratori nel 1980 dà vita a Milano ai quaderni di scrittura operaia “abiti-lavoro”.
Nel 1984 esce “Poesie” per conto della Cooperativa punti di Mutamento.

Nell’ottobre del 1990 vengono fatti affiggere sui muri di Venezia e di Mestre oltre cinquecento manifesti con una sua poesia contro la guerra. Lo stesso manifesto nel gennaio del 1991 è stato affisso sugli spazi pubblici di Roma. Nel 1993 esce il volume “Le stelle chiare di queste notti”,
editore Campanotto.
Nel 1996 su “Viceversa”, una rivista di Barcellona, appare un gruppo di suoi testi poetici con traduzione in spagnolo di Carlos Vitale. Nel 1997 undici sue poesie, tradotte in inglese da Kevin Bongiorni e Reinhold Grimm, vengono incluse nel n.29 di “Pembroke Magazine”, una pubblicazione internazionale dell’Università del Nord Carolina. Nel 1998 esce negli Stati Uniti, per conto della casa editrice Curbstone, “Fist of Sun”, un volume antologico della sua produzione poetica con traduzione del poeta americano Jack Hirschman. Nell’ultimo decennio sue poesie sono state pubblicate anche in Germania, Grecia, Inghilterra e Cina.
Nel 2000 Jack Hirschman traduce anche “Partial portrait of Maria” per la Deliriodendron Press. Nel 2002 appare in Francia, a cura dell’editore Editinter, il testo antologico “Le Printemps murit lentement” nella traduzione del poeta Jean-Luc Lamouille e in Italia l’editore Campanotto pubblica “Ritratto di donna”. Nel 2004 è uscito in Spagna il libro “No puedo callarte estos dìas” nella traduzione di Teresa Albasini Legaz. Nel 2005 esce a Berkeley “Portrait of a woman”, tradotto da Jack Hirschman.
È del 2006 “Verranno i giorni”, editore Campanotto. Brugnaro partecipa a San Francisco al Poetry Festival nel 2007 e nel 2009. Nel 2008 viene pubblicato in Francia, a cura di Editinter, “Ils veulent nous enterrer!” nella traduzione di Béatrice Gaudy e in Italia, per la Bohumil, l’audiolibro “La mia poesia nasce come rivolta”.
Nel 2009 Brugnaro viene invitato all’Intemational Poetry Meeting di Sarajevo dedicato a Jzet Sarajlic. Nel 2011 esce a Berkeley per l’editore Marimbo un testo antologico “The days will come” con la traduzione di Jack Hirschman e a Francoforte, a cura dell’editore Zambon, appare “Eine faust voli sonne” con la traduzione di Felix Ballhause e Letizia Fuchs-Vidotto.
Suoi testi appaiono spesso anche su varie riviste e giornali internazionali.


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