Memorie (quasi) vere: Dario Bellezza

foto: Dino Ignani
Come capita a poeti e scrittori un po’ noti, anche a Dario molti chiedevano di leggere i propri libri di poesie.
Per alcuni anni evitai quindi (e non solo a lui) di manifestare il mio mestiere (anche) di scrittore, volendomi occupare solo dei libri degli altri. Non mi sentivo pronto e fino a quel momento avevo avuto la fortuna di aver letto i grandi autori del passato. Poi, frequentandoci e venendo lui spesso a Catania, scoprì attraverso il suo rovistare nelle case degli amici, un mio testo e mi chiese se volessi una sua prefazione. Così fu.
Mi sono trovato centinaia di volte con lui per presentare libri di tantissimi giovani autori: leggendo una o due pagine durante il viaggio o nell’attesa dell’incontro, aveva la straordinaria capacità di interpretare, dal modo di scrittura, la personalità dell’autore tanto che alla fine di ogni presentazione, anche il più sconosciuto (a lui) degli autori, brillava di meraviglia per come lo avesse scoperto, analizzato, compreso.
Capitava che non volesse presentare qualcuno ma, all'insistenza o all'offerta di denaro, accettava, salvo che durante la presentazione, poco alla volta, impercettibilmente, cominciare a parlarne male. Vedevo l’autore impallidire, cominciare a grattarsi come seduto su una sedia rotta, con una smorfia che voleva apparire un sorriso e, per Dario, che tutto notava, iniziava il divertimento vero.
Uno degli incontri a via del Boschetto

Questo diveniva poi racconto da fare con gli amici. Mi insegnò a parlar male di qualcuno cui volevamo bene in presenza di amici comuni di modo che lo andassero a riferire; ma questo ‘piano’ lo attuava per constatare se effettivamente i presenti erano davvero amici di colui di cui si stava parlando male. Qualche volta la voce si spargeva e capitò che alla fine di qualche reading o presentazione, dopo aver affrontato un lungo viaggio in treno in seconda o terza classe, non ci pagassero. Prese l’abitudine di chiedere i soldi prima e magari, anziché di trecento mila lire ne prendevamo cento.
Gli chiedevano frequenti prefazioni che, in cambio di una buona cifra, ma con grande fatica, si costringeva a fare: i poeti, grandi presuntuosi, pagavano (anche allora) molto volentieri; avevano così la prefazione del Premio Viareggio e amico di Pasolini: “il miglior poeta della nuova generazione”, (P. P. P.).
Quando l’editore Arduino Sacco, credo nel 2010, mi ha chiesto se fossi disponibile per una prefazione di “Salomé”, rimasi muto per la forte emozione e l’accontentai con gioia. Ma, dopo la stampa, scopro che aveva acquistato copie vecchie da Librìa (1991) ma senza neanche aggiornare la copertina che così rimane monca non solo dell’ultima pubblicazione (appunto, ‘Salomé’), ma di tutte le altre avvenute dopo la sua morte.
Quale disappunto e come constatare ancora che presunti editori non leggono neanche ciò che pubblicano. Il libro, inoltre, veniva venduto insieme ad un poeta ‘emergente’, forse unico fruitore dell’opera e il mio testo veniva inserito a mo’ di cartolina.

Eros e Kairòs -Primo Festival di Poesia al Femminile


Viterbo - Roma - Civitavecchia



Dal 6 al 15 giugno 2014.

Festival di poesia e contaminazioni artistiche, musica, teatro, canto. 

Un evento che darà voce alla poesia delle donne. Non solo: un momento in cui bellezza e storia si fonderanno insieme per un attimo fuggevole e magnifico.

Questo è EROS E KAIROS, primo Festival Internazionale di poesia femminile promosso dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia in Roma e prodotto con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia, della Fondazione Cassa di Risparmio di Viterbo e in collaborazione con MACHAS creative consultancy di Londra.

Un happening di parole, musica, canto che percorrerà luoghi antichi ed evocativi: nella suggestiva cornice del Ninfeo di Villa Giulia a Roma il 7 e 8 giugno, con poesia, musica, danza e arte digitale, ma anche al Palazzo Brugiotti di Viterbo il 6 giugno, con poesia e ambiente, e nello scenario archeologico delle Terme Taurine a Civitavecchia, con la poesia performativa, il 15 giugno.

Il programma di EROS E KAIROS, ideato e diretto artisticamente dalle poete Dona Amati e Monica Maggi, comprende personaggi di spicco e nomi di altissimo rilievo culturale internazionale: Marcia Theophilo (scrittrice brasiliana, con la sua poesia civile per l’ambiente, Joumana-Jo Haddad (scrittrice libanese, tra le prime a dar voce all’erotismo delle donne arabe), Maram Al Masri (voce poetica e civile siriana, da tempo esule a Parigi), Duska Vrhovac (scrittrice e giornalista di lingua serba, attiva per i diritti delle donne). Illustre anche il “cast” poetico delle voci poetiche italiane: Gabriella Sica, Rosaria Lo Russo, Maria Grazia Calandrone, Tiziana Cera Rosco, Letizia Leone, e molti altri nomi di spicco.

Anche le presenze maschili sono di tutto rispetto: tra gli altri Lello Voce, dal 2001 ideatore del primo Poetry Slam nazionale, Marco Cinque e il suo gruppo poetico­musicale, Dante Maffia, Carlo Bordini e il giornalista Rai Ennio Cavalli.

Sabato 7 giugno, a dare il benvenuto a Roma alle voci internazionali, vi sarà la giornalista e scrittrice Barbara Sgarzi.

Il fotografo Dino Ignani inaugurerà la mostra Scrivere con la luce: ritratti di poete, omaggio alle protagoniste della poesia contemporanea.

Il Festival EROS E KAIROS sarà anche aperto alle case editrici, che domenica 8 giugno esporranno nello spazio di Villa Giulia, e ospiterà un premio letterario rivolto al pubblico. È stato contestualmente bandito, infatti, il concorso poetico EROS E KAIROS destinato ai nuovi talenti poetici femminili.

Saranno Maria Teresa Ciammaruconi (presedente della giuria), Beppe Costa, poeta e sostenitore della Legge Bacchelli, e Lidia Riviello a consegnare il premio alle vincitrici (una pubblicazione edita da FusibiliaLibri).
Le Finaliste in ordine alfabetico sono:

Giulia Cherubini
Sylvia Pallaracci
Valeria Raimondi



Programma di Roma


Anche ora che la luna, edizione in quattro lingue, Maghar



Pubblicato in occasione del Nisan Poetry festival di Maghar, (Israele) una antologia tratta da "Anche ora che la luna" in lingua araba, israeliana, inglese e italiana. 


Traduzioni a cura degli studenti delle scuole di Maghar, con la supervisione di Naim Araidi.
Due dei testi tratti dal libro:



Maghar

manca al cuore e alle braccia
il calore e la voce di Saeed
la voce di Naim l’emozione di Hanna
tutti i giorni sento l’assenza
definitiva di Saker Ghanen
tornerò in quel luogo
dalle tante religioni
a quei sorrisi che non hanno
bisogno di traduzioni

torno presto Maghar
questa volta i mie passi
saranno meno incerti
e più sereni, vedrò le luci

e l’ordine delle strade
pensando che i muri 
possano crollare
e per sempre



Cenere

Nasceva il mondo tenero bambino
feroce assassino.
Nasceva stordito guardava attorno a sé
dov’era la luce.
Nasceva il mondo e anch’io ma tu
no non c’eri ancora tu.
Credevo sognare guardavo perduto animali
sgozzarsi fra loro una musica dolce sembrava
un pianoforte che già c’era
tu ancora no tu no

Nasceva il mondo
guardavo le stelle e la luna
parevano piangere per quante stragi
l’uomo sotto commetteva
com’era possibile?
Nascevo io e i popoli si massacravano
tu ancora non c’eri
s’inventavano i giochi s’illuminavano
le strade arrivavano inglesi americani
il jazz sostituiva il flamenco
ricostruivamo strade e case
si spazzava la cenere a tonnellate
nasceva di nuovo il mondo
Tu ancora no

Nasceva il mondo l’amore con me
lasciavo case e nonni
l’Etna ricopriva ancora di cenere appena spazzata
le città, anche la mia
ma tu, tu non arrivavi
sbrigati ch’è tardi
come farò sennò ad amarti
se ancora tu, tu ancora non arrivi

Eppure si lasciavano dietro
Ricordi di vite bruciate.
O soltanto uomini e donne e bambini 
in cerca di cenere
per riavere qualcosa ch’era andato perduto.
Ma tu, tu dov’eri ancora?
Suonavo, suonavo per te, in attesa di te
anche ora che la luna non c’è
le note di piano prendevano strade e colori
coprivano il grigio del mondo
arrivavano stelle con ancora più luce

Appena bambino qualcuno mi disse
aspetta ancora un po’ studia le note
arriverà anche lei, ci sarai anche tu
ma tu, tu ancora non c’eri
ed io già vecchio di cent’anni
già ci pensavo tenendoti stretta


In silenzio un silenzio di note
sfiorate di dita che andavano
volavano per rendere dolci
l’immane tragedia che uccideva
milioni e milioni di persone così
per fare cenere per riscaldare.
Nasceva il mondo, dio, perché,
nascere se tu ancora non ci sei?
Sarà tardi, troppo, sarà ormai troppo tardi
sarò cenere anch’io quando tu arriverai
si spezzeranno dita con la voglia di suonare
ma io ci sarò, ombra, magica per te
io ci sarò sempre ad amarti
a tenerti le dita fra le mani
anche quando il mondo si spezzerà
e luna e stelle e cielo andranno via
e noi con loro per sempre
e saremo solo cenere nel vento


Il teatro che ospita il Festival







Il retro copertina del libro

L'inizio con Igor Costanzo, Stefania Battistella,
Naim Araidi, io e Gao Xing







Memorie (quasi) vere: Fernanda Pivano

Nanda con Luca Paglialonga
ideatore della torta-Kerouac
L’ultima ad andarsene, in ordine di tempo, fra gli scrittori amici che hanno inciso particolarmente nella mia vita, è stata Fernanda detta Nanda.
Da tempo voleva vedere la Pellicanolibri ormai diventata solo libreria nel quartiere affollato e senza strade – figurarsi i marciapiedi - di Casalotti, quindi la mandai a prendere dopo avere preparato, con l’aiuto del bar Paglialonga (oggi cambiata gestione) di Piazza Ormea, una enorme torta con una scritta di Kerouac sopra, sedie, gazebi e quant'altro servisse per una vera e propria manifestazione in piazza. 
Una gioia immensa il suo arrivo in libreria - dove troneggia ancora il suo Premio Viareggio, consistente in una bruttura in ferro e bronzo di 16 chili, consegnatale così di botto che quasi cadde in terra (Nanda, non la scultura, purtroppo). Non era consapevole che l’avremmo festeggiata per i suoi prossimi 80 anni. In piazza era già tutto pronto. 
Pochi sapevano chi fosse, qualcuno pensava che festeggiassi mia nonna. Qualche mese dopo però la festeggiò Genova e apparve in RAI, a questo punto molti nel quartiere ritornarono stupiti ponendo domande ma, naturalmente nessuno comprò uno, dico uno dei suoi libri.
da Piazza Ormea verso la Pellicanolibri
La premiammo, così come avevamo fatto per alcuni anni con tanti altri protagonisti "diversamente bravi" del mondo della cultura e, quello del 1997, fu per noi l’ultima volta in piazza.
Alcuni elementi del quartiere si dissero 'disturbati' di questo appropriarci di spazi pubblici. D’altro canto il degrado generale della cultura sta rendendo stupidi tanti esseri cosiddetti umani, e non solo dove vivo.
Ciò che però mi rimase impresso furono due cose, la prima: quando l’accompagnammo a casa, in via della Lungara (abitazione romana che lasciò qualche tempo dopo), volle regalarci i suoi quaderni di sughero che portava ogni anno dalla Sardegna in quantità industriale, quando era ospite a casa di Fabrizio de André; la seconda, più complessa, fu:
Jovannotti la voleva in concerto all'aperto nella piazza di Aulla, in provincia di Massa-Carrara. 
Il cantautore non avrebbe iniziato senza la sua presenza! I soliti corteggiati in età avanzata! 
Chiesi ad una mia ‘amica’ se poteva accompagnarla. Lei, non ricordo il nome, entusiasta accettò. Nanda le chiese se fosse mia amica, se guidasse bene e non troppo veloce.
Le risposte furono tutte affermative.
con Anna Procaccini, che incontra la sua 'tesi di laurea
Passò neanche un’ora e le vedo tornare: Nanda infuriata: «Questa sarebbe una tua amica? »
Non sapevo cosa rispondere, né immaginare l’accaduto. Intanto l’autista si era dileguata. 
«Ma Dario Bellezza non t’ha insegnato nulla?»
Sempre più stupito io:
«Tanto, certo» risposi.
In breve, Nanda aveva cominciato a parlare di me, di cosa mi credessi di fare, di approfittare delle situazioni. L’altra felice e giuliva approvava, fino a definirmi uno stronzo senza briciolo di umanità e senza ideali. 
A quel punto, mentre si riscaldavano contro di me, Nanda fece bloccare l’auto:
«Portami indietro, tu non sei amica di Beppe e quello rimane uno così ingenuo da farsi fregare da tutti».
In effetti Dario Bellezza faceva così, ma non me ne rendevo conto, pensavo sempre fosse il suo modo d’essere, sparlocchiare delle persone che comunque amava: da Moravia a Pasolini. Ed io da buon siciliano, con un senso alto dell’amicizia, non avevo utilizzato questo mezzo. 
Fernanda per età, esperienza anche negli Stati Uniti forse era costretta ad utilizzare il sistema e, da quel giorno, ho cercato di utilizzarlo anch'io.


Anna Procaccini Foà, Io, il teatro, Rubettino 2014

Credo siano passati anni, non ricordo più quanti. Mi si confondono fra le tante cose che, malgrado l’età, continuo a fare. Con caparbietà, certo, anche se con nessuna specializzazione.
Di questo libro devo avere avuto l’impressione che l’avessi sognato, voluto, più dello stesso Arnoldo, quel giorno del 1990 quando mi spinsi a casa sua, una villa che un tempo doveva essere un sogno sulla Nomentana.
Dopo un morso di una delle cagnette al polpaccio (seppi dopo ch'era incinta), rifocillato dal padrone di casa che teneva a farmi fare una antirabbica, non so come fui portato, anche questo non ricordo, se in uno stanzino o un vero e proprio sgabuzzino, dov'erano accatastate montagne di carte, in plichi, sparse, ma anche ‘volanti’.
Rubettino editore,
pag. 96, € 10.00
Erano gli scritti di uno che, essenzialmente e per me, era soltanto un attore, e che attore.
Con già 60 anni di Teatro!
Lì, forse, o forse pochi giorni dopo, mi o ci? venne l’idea di provare a pubblicare uno di questi ‘blocchi’. Scoprendo che c’erano centinaia fra testi teatrali, poesie e qualche romanzo o abbozzo di tale.
Nacque “Le pompe di Satana” una sorta di ironico, non sempre, e veritiero percorso di una piccola parte della sua vita. Ne seguirono altri (fra la sua meraviglia e comprensione e la mia disperazione che non riuscivo a vendere). Fu la volta della raccolta di poesia “La formica” e di un altro romanzo “La costituzione di Prinz”, questi, ancora oggi, o forse solo oggi, sono considerate le sue opere migliori come narrativa da qualche giornalista. La critica, si sa, sta altrove.
Ma, dopo l’autobiografia, edita da Sellerio è proprio quello uscito in questi giorni che stava all'origine del mio pensiero, quel giorno a casa sua.
Finalmente eccolo!
Perché in effetti, se Foà, è stato attore di cinema, teatro, televisione per 70 anni, la mole di documenti da raccogliere (qualora non fossero spariti, come è probabile sia accaduto a molti) doveva essere infinita.
C’era anche stata la partenza per le Seychelles, obbligata quasi e una casa a Milano, dove tutto era sparito. Quindi era improponibile: se centinaia di carte erano rinchiuse in quello stanzino, che riguardavano solo gli scritti, come poteva essere possibile ricostruire la sua vita artistica, considerando anche la sua vita avventurosa che non sto qui a raccontare!
Ecco che, le cose negative si accompagnano qualche volta a quelle positive: l’incontro con Anna Procaccini, dolce donna, colta ma anche tenace e caparbia (finirà che ci litigo prima o poi). Io, il teatro è il frutto di queste doti tutte insieme.
foto Marco Pasqua
Questo libro fa giustizia ad Arnoldo che, forse, non sapendo che sarebbe stato pubblicato, è voluto andarsene prima. Perché anche quando andavamo in giro a presentare i suoi (ben!) tre libri in 3 o 4 anni, aveva sempre la voglia di nascondersi. Non aveva tutti i torti, perché ogni volta la prima cosa che gli veniva detta era sulla sua voce. Lui era una voce? Certo, anche, ma non solo.
Ma questo della voce era un tale ritornello che diventava insopportabile per lui, ma anche per me.
Quindi un bel fiasco con i libri, pure al Costanzo show dimenticava di parlare del romanzo o delle sue poesie, raccontando invece aneddoti come sempre spassosi e pieni d’ironia.
Questa quindi, non è la premessa al libro, ma una sorta di introduzione a voi che lo comprerete.
Un lavoro immane in un piccolo libro, delizioso anche nella grafica, nella carta e, perfino nel prezzo. 
C’è l’intervista (privata) della moglie Anna e la bibliografia ragionata delle opere, completata da molte illustrazioni. Si scopre così l’idea di cosa sia il Teatro da parte di chi del teatro ha fatto la propria vita. C’è anche una breve selezione della critica (dal 1941 al 2006).
qualche anno fa da Pellicanolibri
Come abbiano fatto Arnoldo e Anna, come siano riusciti non lo so, so che questo sogno è diventato libro e chissà se un giorno ne avremo anche uno su tutto ciò che l’Attore ha scritto.

Questa, naturalmente mia, non è una recensione ma un omaggio verso una figura che non mi né ci abbandonerà mai. Ed è (Lui) in vantaggio!

Organizzato da Luca Pizzurro
sarà presentato al Teatro del Torrino di Roma sabato 7 giugno, ore 21:00.
beppe costa

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Memorie (quasi) vere: Goliarda Sapienza



Per avere il libro scrivi a: pellicanolibri@libero.it
Dopo Amelia Rosselli e Dario Bellezza, stavolta viene a mancare Goliarda Sapienza. È il 30 agosto 1996. Viene trovata nella sua casa di Gaeta, ai piedi della lunga scala da dove, presumibilmente, era caduta (o chissà, spinta giù).
Sarà trovata dopo alcuni giorni, una delle mie più grandi amiche che ho cercato di sostenere con tutta l’anima non solo pubblicando il suo “Le certezze del dubbio” nel 1987, (Pellicanolibrima cercando di stimolare anche altri editori, e riportandola in Sicilia grazie al sindaco Enzo Grasso e con Marta Marzotto a fare da sponsor e presentarla. L’avevo naturalmente incontrata grazie a Adele Cambria e mai persona mi fu così simile nel pensiero, nella libertà di opinioni, nell'ascoltare i giovani e tante altre cose che mi ci vorrebbe un libro intero per poterle esaminare ed esternarle tutte.
Tale è stato l’affetto che ci legava che, come capita in questi casi, le lunghe conversazioni notturne, sembrano fare più parte della mia vita personale che della sua. 
Da leggere questo articolo di Adele Cambria nel suo blog:
Goliarda Sapienza, la terribile arte della gioia
in occasione della pubblicazione de “L’arte della gioia”, anche in Italia, dopo lo straordinario successo avuto in Austria, Germania, Francia. Lei è, secondo me, (e non solo) insieme a Elsa Morante, la migliore scrittrice italiana degli ultimi due secoli.

Mauro Macario, "La screanza", Edizioni LiberoDiScrivere

Può essere accettabile la morte? no, certamente. Quando colpisce bambini e giovani, ancora meno.
Quando però colpisce un figlio, il dolore è inenarrabile ma, quando poi, oltre alla morte, si assiste anche al massacro del corpo del proprio figlio, allora il dolore durerà per ogni secondo vissuto e per tutta la vita.
Con questi versi, dedicati al figlio, ecco la “La screanza”, l’ultima raccolta.
Così ha inizio il libro che però ha una fine, com'è logico con l’ultima pagina che ci specifica anche il titolo.
[…Screanza: Al poeta che interviene con il suo piglio volutamente scortese, volutamente sgarbato per aggredire i gangli di una società che come abbiamo detto si muove in un suo circuito da cui sono escluse la pietà, la compassione, la solidarietà? O la screanza appartiene al nostro quotidiano vivere?] scrive nel corso della bella introduzione Rodolfo Di Biasio.
Le poesie di Mauro Macario, poeta riservato e fra gli ‘invisibili’ della nostra bella cultura italiana di sfrontati accademici e critici che arrivano quasi sempre dall'azione cattolica, poco o per nulla cristiana. Eppure tutto quel mondo che mi è familiare entra a far parte del libro: il cinema, l’arte, la canzone.
Naturalmente di qualità, quelli che, prima di noi ci hanno fatto vedere anche la creanza. Ma, come scrive Macario, non è e non siamo in un film. La società, anche quella che scrive è diventata troppo ‘screanzata’. Mentre non possiamo fare nulla contro il ‘potere’ delle multinazionali, delle armi, dei giornali, dovremmo coi nostri versi, fatte di parole scritte, proseguire a lanciare almeno un urlo contro: la parola è più forte di qualsiasi altra arma.

E nella parola del Poeta c’è, eccome!

Autopsia d'amore
(a mio figlio)
Taccheggia lungo il corridoio
a passo d’uccello
come una cicogna cattiva
dal profilo di falce
a guardarla così è pure elegante
distaccata
In Kenia da dove, forse, non sarebbe
voluto rientrare
altera
le mani da pianista
invece squarta
è una macellaia di Stato
seziona e ricuce
al mattatoio giudiziario
ligia al suo dovere
di operaia specializzata
alla catena di smontaggio
dove rottama le salme in esubero
senza fermare i ritmi di produzione
osserva distrattamente
- lei sì con occhi vitrei -
l’estraneo allungato sul tavolo
pronto alla mattanza
è nessuno
freddo e rigido
come un suppellettile
in una casa abbandonata
è nessuno
non appartiene alla madre
né al padre
è proprietà dello Stato
che ne fa libero scempio
e spettacolo didattico
per un loggione di matricole
durante uno spettacolo






















ora lo gira su un fianco
poi sull'altro
sa bene il suo mestiere
la cicogna cattiva
col becco ricurvo
come un uncino da asporto
che fruga e saccheggia
un’identità sottratta al mio sangue
ad una carne condivisa nel crearsi
dunque anch'io vengo macellato

attraverso la mia progenie

il suo taglio blasfemo
lo fa uscire dal sogno
come un palloncino sfuggito di mano
e rincorso in quell'eco d’infanzia

rimasta nei tratti a mostrare la sua forza 
contro la logica occidentale della morte
dove cattolici e laici si trovano d’accordo

a non rispettare il corpo inerte

profanarlo
con le sue chele smaltate
profanarlo
con asettica meticolosità
offende la sua anima terrestre
quello che ha vissuto
come ha amato
i suoi pensieri
lei offende il Tao 

e se stessa
in cortocircuito
con l’armonia degli elementi
ma lo shen
non potrà farlo a pezzi
su quel bancone da pescivendola
dove lo ha eviscerato
e ripulito con la canna dell’acqua

come si fa al mercato a fine giornata

quel corpo è il corpo del mondo
adesso lasci fare a me
mi guardi
si fa così
raccolgo
non asporto
raccolgo tutta l’età
anno dopo anno
lo sguardo che aveva
la tristezza di solitudini sconosciute
il suo sopravvissuto odore di latte
le tragiche miserie che lo hanno abbattuto
il liquido lucente dei suoi occhi

e ricompongo

impari
è un’occasione per capire

un’autopsia d’amore

(Sarzana, 30 -10-2010)

Regista, autore teatrale, di saggi, di biografie (quella del padre, innanzitutto), di varie raccolte di versi Mauro Macario però si è sempre sentito molto più di casa nella Poesia che altrove, forse perché fatta da esseri umani, perlopiù solitari, come egli è o, forse, perché ha incontrato alcuni fra i grandi (ormai quasi tutti scomparsi) e, come accaduto a me, si è vestito degli stessi panni. O, almeno, tentiamo di indossarli!
Lo avevo conosciuto dalle pagine di due libri dedicati a Léo Ferré, (che utilizzavo anche alcuni anni fa nel mio primo spazio in rete) "il cantore dell'immaginario" e soprattutto "l'arte della rivolta", più che come figlio di Erminio o come regista.
Ma non è solo questo, il Poeta è tanto altro, come raramente accade: Poeta che ama i Poeti e che li canta e legge negli spettacoli organizzati insieme al complice e bravo citato Gianluigi: 
Li ho incontrati, infine, a Roma. Per me, una forte emozione, con Gianluigi Cavaliere che cantava sulle basi di Léo e la voce passionale e tesa di Mauro. Non ho saputo, né forse voluto scriverne allora. Incapace di reggere forti emozioni, con la febbre tesa e il corpo che vibra, non è come in un film. Soprattutto fra quelli che siamo soliti sceglierci:

Proiezione privata
(la poesia del non)
Spettacolo!

Non è come in un film
non funziona così
dalla banchina del porto
dalla scaletta dell’aereo
dal binario della stazione
lei non correrà verso di te
gridando il tuo nome
con le lacrime agli occhi
e tanto meno al rallentatore
né ci sarà musica in play-back
ad esaltare l’emozione di quell'abbraccio
ripreso con carrello circolare
e dolly finale
in campo lungo dall'alto
tu che hai immaginato
lo stesso scenario
sostituendo i protagonisti
con altre facce in primo piano
sei rimasto troppo tempo
in quel pulciaio dei sogni
con il cuore contratto
in ultima fila
e troppi anni
sulla banchina del porto
alla scaletta dell’aereo
in fondo al binario della stazione
ad aspettare nessuno
guardando gli abbracci degli altri
udendo una musica che solo tu sentivi
la vita non è un film francese
loro non tornano
né al rallentatore
né a passo normale
semplicemente
vanno in un altro film

riceviamo un bacio onlus
giusto sul letto di morte
a volte neanche quello
non si capisce cosa frena
la libera espressione
C'è già, in queste foto, tutto ciò che vorrei scrivere 
di un gesto naturale
che salverebbe il mondo
fermando gli orologi
sull'ora da inventare
esseri umani
hanno coperto la distanza
tra la terra e la luna
ci sono pochi centimetri
tra due labbra
eppure quelle labbra
non riescono a coprire
una distanza infinitesimale
ecco perché tanti pianeti
non sono visibili a occhio nudo
e capita sempre più spesso
di piangere come servette
a una pellicola sentimentale

non è come al cinema

hai solamente venduto i gelati

alla fine del primo tempo
inghiottito dai tuoi stessi sogni
tra il buio e quel fascio di luce
senza neanche sentire i tuoi capelli cadere
certo potremmo rigirare il finale
e dire che il film è per tutti
ma non è così
quella corsa al rallentatore
non è per tutti
e poi è tardi
sullo schermo bianco
è già apparsa la parola
Fine
((Sarzana, 24 -01-2011)

Su youtube trovi tantissimi video dei poeti
letti e musicati da Mauro Macario, Gianluigi Cavaliere
Insieme "Chantango"
 (b.c.)

Edizioni Liberodiscrivere
ISBN 9788873883692, pp. 108, € 10.00

Per acquistare il libro clicca qui 
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