W la Rivoluzione di Iago

Il poeta a Olbia nella recente edizione del
Festival Ottobre in poesia
 Non è possibile, non ci credo!
Questa esclamazione rimane ferma in piedi tra le mie tempie. Non si muove di un millimetro neanche quando scuoto la testa. 
Secondo un recente studio i bambini da grandi non vogliono più fare l’astronauta; il campione in esame indaga sui nostri piccoli fino all’età di 10 anni.
Il loro sogno, o meglio il nuovo sogno, la più grande ambizione è quella di essere cuochi.
Avete capito bene: stare ai fornelli, mettersi un grembiule, condire pasta, tagliare aglio e cipolla, affettare pancetta, preparare pasti per un grande a affermato ristorante d’alta cucina.
Bene, sono bambini cosa c’è di strano? I tempi cambiano, la nuova tv incombe con tutti i programmi di intrattenimento per il pubblico minore; è positivo che vengano stimolati in modo costruttivo (mi si dice).
No, non ci siamo, mi sono perso.
Quando ero alle scuole elementari avevo dei sogni o più romanticamente dei desideri, mi vedevo in una capsula spaziale tra le stelle lungo sentieri mai visti da altri. Spesso immaginavo di comandare di un’importante spedizione scientifica, pronto a esplorare i misteri della natura, oppure di avere i tanto invocati superpoteri.
“Iagoman sventa una rapina alla banca” che titolo da prima pagina.
Invece ora stanno uccidendo anche l’immaginazione dei bambini, la forza trainante del futuro uomo sociale è sempre stata la curiosità. Desiderare qualcosa che non si conosce ma si percepisce, come in un valzer di veli che permette di vedere per poi nascondere il movimento alla mente, fino all’imago favolistico.
Lì, il cuore batteva e s’inalberava... infine la calma del sorriso infantile, il ghigno ingenuo di possibile ascesa nel sogno che si annullava e rigenerava. Questo è il vero atto rivoluzionario, la più grande rivolta dopo quella francese, vuole i nostri figli privi di desiderio. Un piano perfetto messo in opera con le margherite in mano.
Nessun genitore grida rifiuto, anzi contenti della nuova tendenza, eccoli già pronti per abbellire l’albero del vicino Natale, con mini pentolame vario, finti baffi, guanti rosa e cipolle vere.
Li sentite?
“sai cara, mio figlio ha preparato un piatto di fettuccine ai funghi, ma che bravo il mio bambino è un genio”- oppure - “la mia nipotina ha fatto una torta alle mele divina”.
Inevase restano le gesta fantastiche e le prospettive di vittoria, seppur fugaci, inevitabilmente legate ad un’età presto dimenticata ma appunto per questo unica come quei sogni rimasti cotti in padella.


Ero troppo piccolo
per capire lo sforzo dei grandi
seriamente impegnati a farci credere
nel bacio delle fate
o nella benevolenza d’una vecchia
in volo sulla scopa.

Ora sono troppo grande
per accettare la musica dolciastra
dell’attesa
e quando vedo l’elfo
uscire da sotto l’albero
cambio strada
adesso che conosco
il sapore della crescita.



Iago, nome d’acqua Roberto Sannino, poeta. Nel 2006 vince il premio Fonopoli di Renato Zero, con la lirica “Il biancospino”, che da il titolo alla sua prima silloge edita. Seguono (editi da case editrici non a pagamento), Negativo a colori(2008), Delirium Tremens (2009), L’alibi perfetto (2010), Concerto per carta e inchiostro e Fabian 2011. Preferisce portare la poesia verso le persone, sceglie luoghi ed eventi popolari, nei quali scrive in presa diretta e regala fogli d’inchiostro ai convenuti.Tiene corsi di introduzione alla pratica poetica per circoli letterari, scuole e strutture comunali. Organizza eventi letterari, ultimo in ordine di tempo “Colosseo e altri luoghi” (presentazione del libro con inediti di Dario Bellezza). Di prossima pubblicazione “ La famiglia dello scalzo” opera in versi (Edizioni Seam).

Naim Araidi: Quattro poesie


In Cina

Sabato 17 gennaio Liceo Caccioppoli, Scafati ore 10
Sabato 17 gennaio  Circolo Nautico, Castellammare di Stabia,  ore 18,30
Lunedì 19 gennaio, Liceo Tacito, succursale, Roma, ore 10
Martedì 20 gennaio scuola media Garibaldi Aprilia, ore 9.30 e ore 11.30
Martedì 20 gennaio Simposio - Libero Incontro, Anzio, ore 16,45
Mercoledì 21 gennaio, Pellicanolibri, Roma, ore 18
Giovedì 22 caffè Voltaire, Roma, ore 20,30



(a)
I bambini in tenera età si fissano occhi dentro gli occhi,
e parlano l’uno all'altro
nel silenzio fragoroso del linguaggio della morte.
Non riuscivo a capire:
i bambini in tenera età vivono
e ancor più teneramente vanno alla morte.
Così il poeta scriveva
non in ebraico, non in arabo né in un'altra lingua,
i bambini massacrati non hanno lingua,
come il cielo testimonia.
Sembrava parlassero
ma non riuscivo a capire,
i bambini in tenera età vivono
e ancor più teneramente vanno alla morte.
Così il poeta scriveva.
Mio Dio, che sei stai in cielo,
che comprendi molto di più
tutto ciò che con la tua saggezza hai inventato,
la tua sapienza mi sovrasta,
e non ti accuso.

(b)
Per un momento cose che non devono 
essere dimenticate vengono dimenticate:
l'uomo possiede la ragione,
l’animale il cervello,
ma non sono sicuro
per chi dei due sarebbe più facile capire,
quando il poeta rivela,
il crudele segreto della morte.
Morte qui, morte là,
un bimbo qui, una bambina là,
figlia qui, figlia là,
strappati alla vita condotti alla morte:
un pianto non ancora iniziato,
un pianto non ancora finito.

In tempo di guerra la mia voce grida

In tempo di guerra la mia voce grida
e l'inchiostro si asciuga sulla mia penna.
Ma in ogni caso
non sarà con me.
Quando finisce la guerra
so che il dolore si scrive.
Nel frattempo gli aerei volano
sopra la mia casa.
E in tempi di guerra non sappiamo
cosa dire ai soldati
che sono caduti,
Io combatto lo speaker quando,
conta i morti mentendo, l’ipocrita:

in tempo di guerra la mia voce grida
quando ogni forma mi passa davanti,
non resta che spogliarsi
durante questa lunga assenza.
Nel frattempo mi abituo al silenzio
come far passare la guerra in pace,
e ottenere la pace dalla guerra
in ogni caso non si conosce il pianto
si scrive,
finalmente ti spogli
e mostri i segni,
di quello che hai lasciato
da Pellicanolibri, Roma
e ciò che rimane
pur tuttavia in tempo di guerra
continua a gridare la mia voce.

Ritorno al villaggio

Sono tornato al villaggio,
dove ho imparato a piangere per la prima volta.
Ho rivisto la montagna
paesaggio dove la natura
si genera senza la necessità della fotografia,
ho rivisto la mia casa in pietra,
pietre scolpite sulle rocce dagli antenati.
Sono tornato su me stesso
-questa era la ragione.
Sono tornato al villaggio.
Perché ho sognato un parto difficile
col zatar *, che si è aggiunto al mio dizionario poetico,
e un parto ancor più difficile
l'udito in un rocciosa, terra deserta,
perché lì ho sognato la nascita dell’amore.

Sono tornato al villaggio
dove ho trascorso la mia vita precedente,
radicalmente migliaia di vite
nella buona terra,
finché giunse il vento
mi spinse via riportandomi
a quel tempo quando ci si pente.
Ahimè, il mio secondo trentesimo sogno,
su strade che non esistono più
dove le case che crescono più alte come la torre
di Babele,
ahimè, i miei sogni pesanti
-Colpire le vostre radici dove più nulla crescerà!
Dove sono i figli della povertà,
dov'è il mio paese, il villaggio che conoscevo,
dove sono i nomi che indicavano i percorsi
sono adesso divenute strade asfaltate;
Moniga del Garda: Naim con i suoi traduttori nel marzo 2014
Ahimè, il mio piccolo paese, s'è trasformato in una città distesa.

Sono tornato al villaggio,
dove è morto l'abbaiare dei cani
e il piccione è diventato un semaforo.
Tutti i fellah che avevano voglia di cantare la canzone dell'usignolo fra mucchi di fieno, sono diventati operai 
con lo smog in gola,
dove sono tutti quelli che più non vedo;
Ahimè, il mio sogno pesante,

Sono tornato al mio villaggio,
la cultura galoppante,
mi fa tornare al villaggio
come qualunque straniero che viene dall'estero.

(* Zatar: miscela di spezie usate dagli Arabi).

a Farid Al-Atrash 

Ho ascoltato le tue canzoni in ogni giorno di tempesta,
sentivo la tua enorme tristezza
anche se non ti sono mai stato vicino
al Cairo.
Nelle mie poesie ho trasferito quel dolore 
che lentamente emettevi
dalle vene degli accordi che avevano fame 
e facevano male subito;
quando eri solo
non potevi fermarti nella tua casa
sulle montagne dei Drusi
sulla strada che va dall'Egitto al Libano
perché ti avrebbero accusato di tradimento.

*(ottobre 1910 – 26 dicembre 1974) è stato un grande
e noto compositore, cantante e attore siriano.

Naim Araidi (Maghar, 1950-2015) è un poeta, insegnante e diplomatico israeliano.
Appartiene alla minoranza religiosa dei Drusi.
Giovanissimo si è trasferito ad Haifa per completare la sua istruzione fino ad insegnare nella stessa Università e in quella di Bar-Ilan, quindi al Gordon College of Education e all’Università Araba per l’Educazione in Israele.
Come giornalista ha presentato programmi settimanali su Channel 2: sia per bambini che notiziari. Ha fondato la rivista Al-Aswar.
Nel 1999 ha ideato e fondato il Nissan Poetry Festival in occasione della seconda Intifada, con l’intenzione di stabilire un canale di comunicazione fra le diverse religioni che popolano il Medio Oriente; in questa occasione poeti di tutto il mondo si incontrano a Maghar con altri poeti e giornalisti arabi e israeliani.
Ha vinto diversi premi internazionali, ricevuto due lauree honoris causa, scritto libri per bambini, poesie e opere scientifiche in ebraico e in arabo, molto è stato tradotto in altre lingue.
È stato ambasciatore d’Israele in Norvegia.

Se avessi un figlio di Iago

Non sono padre forse un giorno lo sarò.

Mi guardo indietro, cosa nociva per uno che esplode il presente, trattengo il fiato, gli occhi vedono la pelle delle palpebre. Penso alle mie scelte, mai semplici e spesso in contrasto con la soluzione accomodante.
Potevo accettare la carriera di manager, vi garantisco che non mi mancano le doti classificate come necessarie per primeggiare nelle riunioni aziendali, ho tutto quel che serve per avere successo. Il successo non fu quel che successe. Sono una stortura, un qualcosa che non doveva esistere per quel che oggi è.
Procediamo per gradi: provengo da una famiglia normale, scuole medie svolte in modo normale, sufficiente in ogni materia. I professori consigliano ai miei genitori di iscrivermi in un istituto professionale; un modo educato per dire che non ho nessuna qualità. Così fanno e così mi adeguo.
Impiegherò 6 anni per prendermi il diploma di perito elettronico, replico due volte il quinto e all’esame finale consegno in bianco la prova scritta di elettronica. Mi presentai in pigiama e pantofole, aspettai l’appello, firmai e me ne tornai a casa, venni salvato dalla prova di italiano, presi buoni voti sia allo scritto che all’orale.
Non sono padre forse un giorno lo sarò. 
Mi iscrissi all’università,  dopo 5 anni e 11 esami abbandonai gli studi. Iniziai la vita nel mondo lavorativo, passando per ogni livello di inquadramento, dal manageriale al facchinaggio, scaricatore di porto compreso. Durante questa lunga processione di assunzioni e licenziamenti, avevo a cuore solo una cosa: la mia salute mentale. Ho letto molto, forse troppo per uno che non aveva qualità (come dissero i miei professori), ho mangiato carta, divorato nozioni, ascoltato i colori dei pittori, le composizioni dei maestri e i disturbi dei folli, cercati e conosciuti al buio delle ore più fredde. Etologia, zoologia, astronomia, letteratura, testi sacri e pornografia.
Ero consapevole che questa enorme cascata di sensazioni un giorno avrebbe bagnato il mio deserto, non sapevo però il modo, che arrivò al termine di quella notte, strana dolce e tremenda notte.
Non sono padre forse un giorno lo sarò.
Oggi sono un poeta, è una scelta definitiva, con tutto ciò che il termine include. Ho abbandonato il lavoro, non mi sento un disoccupato, anzi lo studio dell’arte poetica mi prende gran parte della giornata. Sento di progredire nella mia scrittura, mi sono posto dei percorsi e li seguirò, non mi interessa la meta; d’altronde la mappa ti dice come arriverai non se arriverai. 
La vita dei poeti è particolare, unica nel bene e nel male. Ai riflettori preferisco la riflessione, quella sensazione di privato smarrimento che porta lontano dalle appartenenze; ai microfoni preferisco gli sguardi, occhi che non mi nascondono nulla, che mi trasmettono un resoconto di antica stirpe.
Non sono padre forse un giorno lo sarò, ma a quella persona di certo dirò: non fare come me. A nessuno auguro di sconfiggere se stessi.


al Liceo Marconi di Sassari in POESIA&AZIONE
al Festival OttobreinPoesia, 2014
Nome d’acqua Roberto Sannino, poeta. Nel 2006 vince il premio Fonopoli di Renato Zero, con la lirica “Il biancospino”, che da il titolo alla sua prima silloge edita. Seguono (editi da case editrici non a pagamento), "Negativo a colori" (2008), "Delirium Tremens" (2009), "L’alibi perfetto" (2010), "Concerto per carta e inchiostro" e Fabian 2011. Preferisce portare la poesia verso le persone, sceglie luoghi ed eventi popolari, nei quali scrive in presa diretta e regala fogli d’inchiostro ai convenuti.
Tiene corsi di introduzione alla pratica poetica per circoli letterari, scuole e strutture comunali. 
Organizza eventi letterari, ultimo in ordine di tempo “Colosseo e altri luoghi” (presentazione del libro con inediti di Dario Bellezza. 
Di prossima pubblicazione “ La famiglia dello scalzo” opera in versi (Edizioni Seam).

L'Autore su facebook

Naim Araidi - נעים עריידי, con Canzoni di Galilea di nuovo in Italia

Naim Araidi 
Seam Edizioni, seconda edizione
terza ristampa, ed. bilingue
Dopo il successo e l'attenzione verso la poesia, in una serie di incontri avvenuti prima a Roma e poi in alcune città della Lombardia, l'Autore di Canzoni di Galilea, sarà nuovamente in Italia per incontrare ancora alunni di altre scuole. 
Grazie ad alcuni insegnanti illuminati ritornerà nel gennaio prossimo a Roma, Aprilia, Scafati, Castellammare per parlare agli studenti dei problemi del medio-oriente e sarà anche ospite di alcune associazioni con letture di poesie tratte dal testo: al Caffè Voltaire di Roma, al Simposio di Anzio, ecc.
Maggiori dettagli saranno resi noti in seguito.
Pubblichiamo qui alcune poesie tratte dal libro e un video in lingua italiana e inglese. La traduzione è di Karen Costa
Per chi volesse acquistarlo può ordinarlo sul sito della Seam, cliccando Qui

Lasciatemi tornare

Lasciatemi tornare alla madreterra
al mio vecchio paese,
alle pareti paurose delle tombe
lasciatemi tornare
al canto degli uccelli
al canto del gallo
alla terra dei cactus
e dei cipressi
alle gocce d’acqua
alla sorgente del villaggio
al mio insegnante di nuoto
che mi ha aiutato
a sopravvivere nell’oceano
della vita e nei mari
di ogni città...
permettetemi di tornare al lato orientale
o straniero, non importa
lasciatemi tornare a me stesso...
Lasciatemi prendere ciò che vi piace dell’occidente
m’è costata la vita e gli anni migliori senza sorridere 
mai
prendete le vostre macchine 
per autostrade mortali
tutti i telefoni cellulari
tutti gli schermi piatti
tutti gli strumenti sofisticati della vita moderna
non c’è necessità di uccidermi, 
di lasciarmi morire
per uccidere
chi ha gelosia
nei miei confronti.
Naim in due licei di Brescia, 2014





أعيدوني

أعيدوني إلى بلدي القديم
إلى القناطر
إلى “العقدات” في بيت أجدادي
إلى الطريق الذي كم أخافني
...عند جدران المقابر
أعيدوني
لصياح الديك
لزقزقة العصافير
إلى  الصبّار
 ورفوف السرو
إلى المياه المتقطّرة
“في “عين الضيعة 
إلى “السّيح” الذي علّمني السباحة
التي لم تكفني ماء المحيط
...وبحار المدن
أعيدوني إلى الحارة الشرقية
أو الغربية

...أعيدوني إليَّ

وخذوا كل ما شئتم من حضارة الغرب
التي كلّفتني كلّ عمري
ولم تبتسم يوماً
إليّ
وخذوا آلات الموت على الطريقِ السريع
خذوا الهواتف
وشاشات التلفاز
وكل مكيّفات الحياة
فلا داعٍ لقتلي كي أموت
ولا داعٍ لموتي
كي يموت من الغيرة
.غيري


Parlando degli ulivi del paese

Parleremo degli ulivi del paese
e dell’olio d’oliva dei territori
forse troveremo un linguaggio comune
la metà della mia vita vissuta da solo
sulla porta di casa tua
e l’altra metà ancora alla ricerca
di un nuovo titolo
ai racconti di Scheherazade.

Vieni a sederti nella baracca
sotto la volta del cielo
mangeremo fichi e melograni e grappoli
d’uva a piene mani.
Noi non ci  sposeremo e non daremo bambini
alla Galilea, affinché il monte Carmelo non insorga
e il poeta non gioisca per i nostri peccati.
Noi dobbiamo riconquistare la nostra cultura
per tornare al cielo.

تعاليْ نتحدّث عن زيتون بلادي

تعالي نتحدث عن زيتون بلادي
،وعن زيت زيتون البلاد
لعلنا نجدُ لغةً مشتركة
لنصف عمري الذي تركني وحيدًا
 ،عند مدخل بيتكِ
والنصف الآخر الذي يبحث
عن عنوان جديد
.لقصة شهرزاد

تعاليْ نسكن تحت العرائشِ 
في العراءْ
نأكل التينَ والرمّانَ والعنقودَ
في صبر الوعاء
ثمّ لا نتزوّجُ ولا نُنجبُ أطفالا للجليلِ
لكي لا يغضب الكرملُ منّا
ويرضى من خطايانا المعرّي
ونكفّرُ عن حضارتنا
.ونرجعُ للسماء



L’amore arriva

L’amore arriva secondo la direzione del vento
il battito cardiaco e le canzoni.
L’amore va come la poesia,
su gradini di occasioni mancate.
Per questo voi, amanti, siate pronti!
dovete catturare le occasioni.
Chiudete porte e finestre
sta lì proprio dove l’aria passa
l’affare è fatto per chi sa aspettare.
Queste sono canzoni, certo impossibili.
C’è sempre un’entrata per il cuore
e un’uscita per chi vuol partire.
L’amore va, l’amore viene
come un poema che solo
le palme comprendono. 
يجيءُ الحبُّ

يجيءُ الحبُّ كما تُريد الريح
على إيقاعِ القلوبِ والأغنية.
ويذهبُ الحبُّ كما تُريدُ القصيدةُ،
على آثار الفرصة التي تفوت.
أيّها العاشقونَ في تلك الاحتمالاتِ تَهيّأوا!
هنالكَ دائمًا فرصةٌ لا تفوت.
أَقفلوا الأبوابَ والنوافذَ التي
تتيحُ لكم متنفّسًا للريح
فالهواءُ لا يعزفُ إ لّ للناظرينَ
هذهِ أنغامٌ ، بعضها مستحيل.
وهنالكَ دائمًا منفذٌ للقلبِ
ومُتَنفّسٌ للذينَ يواكبونَ الرحيل.
هوذا الحبُّ الذي يجيءُ ويذهبُ
كالقصيدةِ التي لا يفهمها
إ لّ النخيل.






Naim Araidi (Maghar, 1950) è un poeta, insegnante ed è stato ambasciatore d’Israele in Norvegia.
Giovanissimo si è trasferito ad Haifa per completare la sua istruzione fino ad insegnare nella medesima Università, in quella di Bar-Ilan, al Gordon College of Education e all’Università Araba per l’Educazione in Israele.
Ha presentato due programmi settimanali su Channel 2: uno per bambini e un notiziario. Ha fondato la rivista Al-Aswar. Molti suoi lavori, originariamente scritti in ebraico e in arabo, sono stati tradotti in molte altre lingue, questa è la prima pubblicazione in italiano. Ha ideato e fondato il Nissan Poetry Festival nel 1999, nell’occasione della seconda Intifada con l’intenzione di stabilire un canale di comunicazione fra le diverse religioni che popolano il Medio Oriente, lui di religione Drusa.
2014: Premio Letterario Internazionale Città di Sassari: Menzione premio speciale della critica CANZONI DI GALILEA – Naim Araidi (Galilea)

Naim Araidi completed his elementary school in his village, then moved to Haifa to complete his secondar
y education. He went on to gain B.A in Hebrew language and Political Science and another B.A in Hebrew Literature and Comparative Literature. Then he gained a M.A in Hebrew Literature and Comparative Literature at Haifa University. This was followed with a Ph.D in Hebrew Literature from Bar-Ilan University.
He served as a teacher and a lecturer in both Haifa & Bar-Ilan Universities. Then he moved to Gordon College and the Arab College for Education in Israel. Currently he serves as the Director of the Children's Literature center at the Arab College as well as the co-ordinator of Studies for the Non-Jewish students at Gordon College. Dr. Naim presents two weekly programmes on Channel 2, a children's programme and a news programme. He also established "Al-Sewar" magazine. He had many positions and has participated in a large number of international festivals for writing and poetry. Many of Araidi's books are now available in different languages world-wide. For the first time in Italy in 2014 an anthology of his poems was published by Seam Edizioni and is reprinted in about three months. The first edition was presented during the roman poetical twinning with Ottobre in Poesia[1] in 2013. 
2014: Naim Araidi won the Critics Award at the International Literary Prize City of Sassari with the book "Songs of Galilee" by Seam Edizioni!




Lettera al signor Presidente del Consiglio Matteo Renzi

     Le scrivo dal mio luogo modesto e con linguaggio semplice che mi è congeniale.
    Scrivo con la mia solita grazia, senza pretendere che lei possa ascoltarmi.
La mia voce - come la mia lettera – sono troppo deboli per raggiungerla. Ma, come sempre, ne approfitto per scrivere anche agli italiani (o gli italioti come alcuni dicono).
Non l’avevo sentita parlare che dopo aver visto l’imitazione che il ‘comico’ Crozza fa di lei.
Mi appariva esagerata, ridicola e, in una parola, impossibile.
Già, mi appariva impossibile che le parole del comico fossero davvero le sue.
Sembrava davvero impossibile, anche se assuefatto alle barzellette di Silvio, per la verità m’ero persuaso di vivere nel paese dei balocchi.
Questa volta però la differenza c’è. Intanto siete in due: lui dietro a consigliare e dirigerla e lei davanti a fare quella sorta di clown che avrebbe voluto fosse la sua professione, dirigendo programmi televisivi o altro. Mi sono chiesto più volte come mai non l’avesse assunta in uno dei suoi canali.
La risposta è fin troppo facile: meglio prendere il ‘suo’ posto e creare finalmente quella distruzione  definitiva della sinistra italiana che il 'nostro' non è riuscita a completare (per colpa delle "toghe rosse"), qui il rosso almeno c'è! o, almeno, c'era.
Ecco lei è il figlio furbo che ‘lui’ non ha avuto. Il figlio furbo, giovane e belloccio, con gli occhi allegri e con le braccia aperte, cosa impossibile sia a Pier Paolo che a Marina o Barbara.
Vi accomuna nella qualità di padre spirituale con quella naturale per qualche indagine (scrivo qualche ma si comprende, o no!) del suo Tiziano. Due padri, nessuna svolta! una vita sempre a rischio e a contatto coi magistrati.
Ma anche una certa attinenza con quella democrazia cristiana (si fa per dire) che non smette di dare figli alla patria.
Sì, benché negli anni si siano moltiplicati i partiti questa sembra un polipo con mille branchie di democristianini che proliferano: stesse idee, stesse origini, stesse politiche e perfino stesse cattive abitudini di frequentare le procure.
Lei voleva rottamare i vecchi del partito? forse molti s’erano rottamati prima o fingevano di stare da tutte le parti. Adesso cosa c'è? un governo d'infanti?
       Da tempo che i comunisti sono spariti o per cause naturali o per essere stati acquisiti da altre bandiere... e, come infanti il suo predecessore aveva gusti migliori, non sempre, certo!
Ma lei sogna e fa sognare molti degli italiani che non ricordano più neanche Mussolini se non per il fatto che si poteva stare con le porte aperte (niente da rubare) o che i treni arrivavano in orario (assenza di cronometri svizzeri, arrivati subito dopo).
Ieri l’ho risentita e di nuovo mi sembrava Crozza: emozioni, cuore, amore, sempre del fare.
Ma che cazzo dici: mentre si finisce col distruggere quel poco di scuola rimasta (forse state dimenticando la materna e gli asili nido, mettete mano pure lì). L’assistenza sanitaria al collasso, che ci farà traslocare a Cuba o Israele (e pensare che dicono di star peggio di noi, dannata informazione).
Mentre parla, gioca a convegni migliaia di dipendenti vanno a spasso (finalmente a godere dei bei paesaggi del nostro paese), criminali vengono assolti dopo aver massacrato dei ragazzini a manganellate o peggio.
Non ci sono dibattiti, né scontri (tranne l'appena accennato) perché non si discutono leggi e nessuno si accorge che non c’è opposizione. Che non c’è una sorta di dittatura con tante complicità a partire dal Presidente di tutti?
Il paese era finito è vero, sta sul collasso, vero altrettanto e la prima protesta di operai finisce nel sangue: come dire un governo di ‘sinistra’ colpisce una manifestazione di sinistra!
Ma lei dorme la notte, fa sogni, realizza cosa siamo, in che paese viviamo e come ha fatto a stare lì?
Forse è quello più giusto!
Dopo Berlusconi le persone (o il popolo) s’è ormai addomesticato, vive di quella speranza che lei sostiene e invoca.
La speranza, come la cravatta sono i passaporti per gli imbecilli!
Quale speranza vede lei? io nessuna. Perché anche se per cause fortuite lei domani finisse di governare nel nostro paese non s’è formato nulla. Forse gli unici che potrebbero sono quei giovani che stanno fuggendo. Il bisogno di andarsene rimane più forte che mai: oltre cinquantamila ci hanno lasciato e, quelli che invece amano le carriere militari e le armi si stanno avviando a combattere guerre sante.
Lei lo sa, vero?
O secondo lei il paese è ricco? visto che la gran parte delle banche danno monete solo da 20 e 50 euro? gli spiccioli non si prendono ormai neanche come mance.
Era così abituato alle domande a quiz, ha vinto qualche milione (anzi parecchi per il tempo) e ora se la pone qualche domanda che non sia come fottere gli ultimi saggi rimasti nel ‘suo’ partito.
Che sia suo si sa, che sia partito lo dice già il nome. Anzi addirittura spar(t)ito.

Io ormai sono d’età avanzata, con futuro breve, ma pensi a quanti si troveranno ancora a non avere posti di lavoro, altri in migliaia continuano a perderlo, gli ultimi pensionati si devono pagare spesso ticket per analisi e medicine, altri ancora cercano di andarsene e infine rimarrà quest’esercito che neppure l'ha votata e che lei incanta, come alle primarie. Un non eletto, come altri, d’altro canto, senza voti. 
Smonti ancora quel poco che rimane, poi ci sarà poco da ridere, nulla da mangiare per molti.
Mentre le banche sempre più potenti con la complicità di altri come lei che in questo periodo stanno governando quasi dappertutto, saranno padroni della terra, fornitori di armi per distruggere intere popolazioni inutili. I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
... e un fantoccio sulla mina (che mi perdonino i fantocci!)
Completo con l'ultima significativa immagine che ricorda il "tempo che fa"

Introduzione da: La terra non è il cielo
Premessa permessa

Comunque vada occorre ricordare
che la berlusconite è una religione
che ha conquistato i cervelli
di un terzo degli italiani.
Ricordandosi che tutte le religioni sono devastanti,
quest’ultima non ha prodotto arti,
né strade, scuole o monumenti di alcun tipo.
Quando e se si dissolverà
lascerà il mondo attorno ancora più vuoto.
Senza alcuna resurrezione.
Il popolo più adatto era proprio quello italiano?
Di questo resta in alcuni di noi il terrore.






Il becchino e la scrittrice

Il becchino e la scrittrice di beppe costa
 (da una storia 'quasi' vera)

Spesso gli artisti hanno un becchino accanto che in trepidazione ne attende la fine.
Intesa come morte, naturalmente.
A volte, i più coraggiosi (ci sono coraggiosi anche fra i becchini) tentano tuttavia di anticiparla.
In vita non si curano di ciò produce, sottraendo tutto quel che possono, dai soldi del ‘fumo’ al respiro del sole caldo perfino nel tramonto dell’ottobre romano.
Così fu questa storia: malgrado qualcuno pensi che a provocare la morte della nostra protagonista sia stato lo stesso suo uomo, marito, poco amante ed erede.
Forse spingendola dolcemente giù per le scale, oppure porgendo allungando il braccio con l’ultima sigaretta di un pacchetto ormai vuoto, così che la nostra spingendosi in avanti ebbe a cadere.
E cadde giù dalle scale dove rimase uno o due o addirittura tre giorni, prima che lui la cercasse e ne desse allarme.
Così finì, o almeno immagino finì la vita della grande scrittrice.
S’era dato poco da fare lui, in verità. Le uniche ad aiutarla sono state qualche amico fraterno, qualche femminista o post femminista e il portiere del palazzo di casa.
Poche persone per la verità e pochi libri editi fino alla morte.
Teatro, cinema ormai erano solo un lontano ricordo di tanti anni prima.
L’ultima rappresentazione la ricordava però: proprio lì, quando il marito, scadente autore e attore, s’invaghì della bella cointerprete dello spettacolo.
Così da portarla nella grande casa dove abitavano, consumando in tre quel poco che non bastava per due.
Per questo il becchino, affamato sempre più, avvenuta la sepoltura cominciò a chiamare tutti gli amici di Gaudenzia, per vedere il da farsi: era inammissibile che la sua opera venisse seppellita con Lei.
Fece e rifece, stilò, riscrisse, sistemò documenti, lettere, saggetti e poesie, anche quelle che facevano vergognare Gaudenzia, sebbene ormai a vita l’aveva addestrata a non vergognarsi ormai di nulla.
Trovò amici, complici in convegni, raduni, filmati e quanto potesse servire alla sua causa: aveva aspettato tanto, con altrettanta fame addosso che adesso non ne poteva più.
Piccoli editori, poi il caso vuole che in Francia e in Austria comincia gradualmente e col passaparola, specie fra i giovani, ad avere successo ed è l’inizio del successo (quasi) mondiale per lui, naturalmente che amministra da quel giorno dello scivolamento, ogni pizzino Gaudenzia avesse scritto.
Ma farà di più: scrive e riscrive romanzi, aggiusta lettere inesistenti, scrive poesie al femminile, modifica, amplia e inventa ciò che per anni teneva gelosamente in testa.
Era nato e finalmente! un caso: la più grande scrittrice italiana veniva scoperta e pubblicata dal migliore editore italiano.
Ma perché smettere?
La ‘mucca’ può produrre di tutto e, se i grandi editori non vogliono, ci sono i cosiddetti piccoli affamati e affannati per avere quel ‘nome’ in catalogo.
Così Gaudenzia che aveva in verità scritto per tutta la vita ma sempre lavorando a due tre romanzi e qualche verso, si ritrovò con centinaia di volumi all’attivo.
Lei morì triste, sola e in povertà giù per le scale del paese amato, avendo scritto un capolavoro!
Il becchino vive felice, ricco e contento (con altre attrici al fianco) e produce - come qualche tempo prima aveva fatto il segretario di un noto pittore  - e continuerà a produrre (immagino) opere in quantità industriale.
Ne scrisse, corresse e modificò tante che alla fine diventò uno scrittore ‘quasi’ bravo anche lui.
Ci aveva provato prima di incontrare la sua Gaudenzia.
Quanto lavoro dà la morte ai becchini!


b. c.