L’Epistolario di Zarata di Luan Rama, postfazione



pubblichiamo la postfazione  del volume di Luan Rama di Rosa Ruci Dishnica che ne ha curato anche la traduzione

 “La Divina Commedia” è il capolavoro che dovevamo leggere tempo fa nelle aule dell’Università. Il mio professore di Letteratura Antica e del Medioevo, Myzafer Xhaxhiu, si esprimeva con una tale straordinaria passione su Dante e Beatrice da sembrare patetico; ci pareva una persona strana, come se quel mondo lo attanagliasse dentro le sue grazie. Invano tentava di convincere noi, i suoi studenti, di leggere l’Inferno, Il Purgatorio ed il Paradiso. In verità noi in quell’epoca ascoltavamo i Beatles oppure Celentano, Battisti ect. Dante in quel tempo ci sembrava difficile e successivamente ce ne siamo perfino dimenticati. Anni dopo, quando visitai per la prima volta Firenze, andai alla casa dove ha vissuto Dante e il mio amico pittore Frederik Ivanaj, mi mostrò come oltre quasi cinquanta metri più in là si ergeva una volta la casa dell’amata di Dante, Beatrice.
Tempo dopo, redigendo un articolo su Botticelli, ho scoperto le sue meravigliose illustrazioni sulla trama della “ Divina Commedia”; gran parte di queste egli non riuscì a rappresentarle a colori. Davanti agli occhi mi apparve un altro mondo con quei corpi che cadevano da lassù contorcendosi nei gironi dell’inferno, dato che l’Inferno era senza dubbio la parte più sconvolgente di quei disegni. Sicuramente noi, di quell’altro lato della medaglia, cioè della crudele realtà del mondo umano, quella del crimine, dell’inferno dentro le prigioni e dei campi di lavoro forzato, del linciaggio arbitrario dell’essere umano in cerca della propria libertà, ne abbiamo preso coscienza specialmente dopo i cambiamenti politici in Albania, quando nel 1990 crollava il sistema totalitario e si chiudeva l’epoca della dittatura, come d’altronde accadeva in tutti gli altri paesi dell’Est in Europa. Proprio allora cominciarono a diventare note le stragi, i crimini, la violazione e la privazione della libertà di parola, rivelando cosa furono veramente le prigioni di Spac, di Burrel...  Eppure, dovevo leggere un articolo della gazzetta albanese sull’illustre latinista albanese Pashko Gjeci  e di seguito su Mark Ndoja, per venire a sapere che presso una piccola isola di una laguna, nelle vicinanze del golfo di Valona, a Zvernec, quasi nascosti dal mondo che li circondava, i prigionieri politici trascinavano a stento il peso di una vita più che dolorosa.
Pashko Gjeci pubblicò la traduzione della “Divina Commedia” quando uscì di prigione, mentre insegnava all’Università Letteratura Antica e quella del Rinascimento Italiano, viceversa Mark Ndoja aveva cominciato la traduzione dell’Inferno di Dante a Zvernec. Lessi allora dei passaggi di una lettera che egli mandava alla moglie, in cui le parlava delle difficoltà riscontrate nella traduzione di quell’opera sconvolgente, cosa che mi spinse a scrivere questo libro in forma epistolare, valutando proprio quel dato di fatto unico nel suo genere: tradurre “L’Inferno” di Dante subendo in prima persona e allo stesso tempo, l’inferno dei processi politici di quel periodo, essendo dentro prigione. Una trovata tanto geniale, quanto tragica allo stesso tempo! Mi sembrava tutto straordinario. Ed è stato proprio allora che cominciai a leggere Dante, specialmente l’Inferno, a immaginare le sue scene ed i gironi, il suo viaggio, il suo incontro con l’illustre poeta Virgilio e con le varie personalità della storia umana e dell’arte che lo accompagnavano lungo la trama dell’opera dove si descrive quell’infinito e pauroso viaggio, passando da un girone all’altro dell’Ade. L’immagine dell'inferno nell’opera di Dante assomiglia a un cono che diventa sempre più stretto andando verso le profondità della terra, fino a che egli non arriva insieme al suo compagno di viaggio in una grotta in cui trovano una scala che li aiutò a salire verso la luce, a vedere il cielo stellato, per poi arrivare dritti al Purgatorio e poi ancora in Paradiso, dove Dante incontrerà la sua Beatrice.
Scrivendo questo epistolario, mi attraversavano la mente diverse immagini. Per iniziare rammento le immagini di un viaggio verso Zvernec molto tempo fa con la troupe delle riprese di un film; in quella isola idilliaca, in quel “paradiso” autentico, ho visto la chiesa vuota e il monastero silenzioso dove non c’era più traccia di prigionieri politici come Kasem Trebeshina, Tuk Jakova, Mark Ndoja, Spiro Gjoka ed altri. Mi vennero alla memoria anche i racconti del mio amico di adolescenza e di gioventù Henrik Gjoka, il quale ricordava nostalgico quando insieme alla sua nonna viaggiava a piedi lungo la costa da Valona fino alla laguna di Zvernec e riuscivano a stare un giorno o due insieme ai prigionieri e alla loro persona cara. E’ questa dunque la scena, i personaggi storici, il loro dramma; aggiungo a tutto questo le immagini che mi venivano in mente guardando il castello di Ali Pasha di Tepelena alla riva dello Jonio, a Porto Palermo; un castello veneziano che ospitava dentro le sue celle circa 200 prigionieri e condannati, uomini, donne, bambini, gente che assomigliava a quella dell’inferno dantesco. Persone che, pur circondate dal mare, chiuse nel buio totale, non avrebbero potuto vedere il mare; sentivano solo il rumore delle onde e gli strilli dei gabbiani che sorvolavano da qualche parte sotto un cielo che loro non potevano ammirare. Tutto ciò faceva pensare a "L’Orecchio di Dionisio di Sicilia”, il tiranno più feroce delle epoche storiche: egli, dentro una cava a forma di orecchio gigante aveva rinchiuso le sue vittime e le spiava dall’alto in caso tramassero qualche somossa contro di lui... Alcuni prigionieri di Zvernec venivano da altre prigioni o campi di isolamento come quello di Porto Palermo, di Tepelena ect.
Ė stata veramente una strana coincidenza che dapprima, mentre seguivo il ginnasio, avevo conosciuto la figlia di Mark Ndoia, Marinta. Abitavamo nello stesso quartiere e io allora non lo sapevo che quella ragazza così gracile e bella era appunto la figlia del ex deputato e l’ex segretario della Accademia e dell’Unione degli Scrittori, che era finito a Zvernec. Però guarda caso, ci è voluto questo libro per fare si che lei mi raccontasse chi veramente fosse. Anche Marinta aveva passato lo stesso calvario del mio compagno Henrik Gjoka; pure lei con sua madre e i fratelli, rischiavano a passare la palude per andare ad incontrare il loro padre a Zvernec. Lei mi raccontò quel che era successo quando una di quelle volte era rimasta indietro e da sola stava per essere inghiottita dallo stagno, ma per fortuna, suo fratello le aveva suggerito, gridando da lontano, di aggrapparsi al cumulto di ginestre. E così afferrando quelle piante e coperta dal fango, era riuscita alla fine salvarsi. Posso immaginare per un attimo quella giovane disperata che si costrinse ad affrontare le fatalità della vita; una spinta titanica, l’amore per suo padre, le diede forze e volontà per vincere la melma della palude che la stava inghiottendo. Una adolescente come era lei, per poter incontrare suo padre, doveva svestirsi davanti alle guardie della prigione per essere controllata. Lei si ricordava delle mele che aveva dato a suo padre quel giorno dell’arresto quando lo presero dalla loro casa... le mele che io, pur non sapendo questo fatto, ho menzionato in questo epistolario.
Dopo la prima pubblicazione, una mia amica, la figlia di Tuk Jakova, mi consegnò un libro con le lettere di suo padre, che le mandava da Zvernec a sua moglie, Mita. Erano delle lettere sconvolgenti, senza dubbio, impressionanti e che ti facevano meditare, ispirandoti a scrivere su di esse, essendo d’altra parte uno squarcio di quel mondo buio quotidiano che incombeva sulla vita dei prigionieri dopo i processi politici e la gravi condanne. Le stavo leggendo tornando a casa mentre volavo verso Parigi e tutto questo mi diede dei brividi sotto quei cieli pesanti che vedevo annebbiati dalle mie lacrime. Capii allora che tutto ciò che avevo creato scrivendo questo libro non era altro che una seconda pallida copia di quella realtà così dolorosa che faceva parte del mondo dantesco proprio come aveva immaginato Dante, il quale chiuse gli occhi in esilio, lontano dalla sua patria, condannato a morte e sempre minacciato fino alla fine della sua vita, nel 1321.
Le grandi opere nascono, senza dubbio, da un grande dolore...

Luan Rama
Luan Rama, (Tirana, 1952, vive e insegna a Parigi). Autore di diverse sceneggiature di lungometraggi, disegni animati e documentari. Giornalista per molti anni in Albania, si trasferisce a Parigi divenendo ambasciatore dell’Albania per la Francia, per il Portogallo e per il Principato di Monaco dal 1997-2001. Successivamente sarà rappresentante dell'UNESCO. Scrive su diverse testate giornalistiche come Le Courrier International e quotidiani albanesi. Negli anni 1998-2001 é rappresentante personale del Capo dello Stato presso l'Organizzazione Internazionale della Francofonia. Vice delegato permanente dell'Albania presso l'UNESCO (2002-2005) quindi come membro del Consiglio superiore della Francofonia, ha condotto numerose missioni internazionali per le elezioni presidenziali e legislative in Ciad, Niger, Guinea Bissau, Madagascar.
Ha partecipato a diverse conferenze e dibattiti internazionali organizzati in Francia, Belgio, Lussemburgo, Albania.
Autore di raccolte di poesie: Mi Coprite con un pezzo di cielo, I Territori dell'anima e di romanzi: Santa Quaranta, Camera Osscura, L’uomo che voleva morire e numerosi saggi, tra questi: Lungo viaggio nel tunnel di Platone Premio europeo dell’associazione dei scrittori della lingua francese (2001), Di fronte al dipinto L’ultimo viaggio di Arthur Rimbaud,  François Mitterrand - anche i dei muoiono, Generale De Gaulle - una leggenda, visto dal punto di vista albanese. Traduttore di poeti francesi in lingua albanese: Arthur Rimbaud, Paul Verlaine, Jean Cocteau, Jean Moréas, Robert Desnos, Alain Bosquet, Adonis, Yves Mabin, Venus Khoury-Ghata e altri. Altri suoi saggi da notare: Ponte tra le due rive, sulle relacioni franco-albanese Kalorësit e Stuhisë (Cavalieri della Tempesta), Dorëshkrimet e Purpurta (I purpureus manoscritti) e Incontro con Jean Cocteau. Ha inoltre tradotto dal francese in albanese La Boubulina di Michel de Grece, L’ultimo faraone di Gilbert Sinoué, Domani senza di me, Alain Bosquet e un libro sull'archeologo Leon Rey, raccolta poetica Amer e il miele della tomba del poeta Petraq Risto.
Negli ultimi anni ha pubblicato libri storici come Bujtës të larget sulle impressioni dei viaggiatori francesi, geografi, storici, consoli, cartografi, archeologi nel corso del XIX secolo in Albania; Gli albanesi nella pittura di Léon Gérôme, l'Albania e gli albanesi tra i pittori francesi del XIX secolo, Tek Frankët - itinerari di immigrazione albanese dal XVI secolo ai giorni nostri in Francia; Dozon e Albania - il console che ha amato le fiabe; In Grecia, con gli Arvaniti, 2018, Les consulate francese da XVII à XIX secolo.
Come regista, ha scritto le sceneggiature per il cinema Vajzat kordele me të kuqe (ragazze con nastri rossi), (1984); Dëshmorët e monumenteve (The Martyrs of Monuments, 1985); Një jetë më shumë (Una vita di più, 1987; Pranvera e hidhur (Primavera amara, 1988).
Insegna geopolitica, storia dell'Albania e tradizione e modernità presso l'Istituto di Lingue e Civiltà Orientali (INALCO).
Nuerosi i premi ricevuti.
traduzione di Valbona Jakova



Beppe Costa poeta ribelle di Luan Rama

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Beppe Costa poeta ribelle (Luan Rama)
traduzioni: Valbona Jakova

Beppe Costa è un poeta che dice “ Io sono nato nei tempi del fascismo e mi pare che morirò in tempi di fascismo”. Sembra contraddittorio per un italiano democratico, ma la sua parola è disperante in un momento in cui l’estremismo di destra pare riaffiorare. Il suo viso, e specialmente il suo corpo, testimoniano tutto il dolore di chi aspira alla parità e alla pace sociale, ad un futuro equo veicolato dalla libertà di pensiero. È un erede di Albert Camus, come possiamo notare nel suo libro di poesie “Rosso, poesie d’amore e di rivolta”, è l'uomo che si ribella, il poeta ribelle che sebbene fisicamente provato, sceglie la militanza attiva non di facciata; viaggia, persino viene a passeggiare in Albania, incontra e ascolta le storie delle nostre genti e della gioventù di questo popolo, viaggia in autobus fino a Rahovec di Kossovo, dove il noto poeta Fahredin B. Shehu ha organizzato il quinto incontro Internazionale dei poeti dal mondo: America, Giappone, Irlanda, Slovenia, Albania, Bosnia e poeti del Kossovo. Innanzitutto Beppe, questo siciliano che la moderna Italia del dopoguerra ha vissuto, con i colori nero, rosso, rosa, verde, ecc., fondamentalmente è un poeta umanista. Sempre contro la guerra, con una poesia che ha saputo descrivere nei suoi versi le immagini di Pasolini e Fellini nello stesso tempo, di un’Italia che si trova anche negli altri grandi poeti del dopoguerra. Ma Beppe è una voce unica, distinta, originale, dove si intreccia il lirismo e il tragico, il profondo contro l’oltraggio dei padroni del mondo che si fa grido contro ogni forma violenza. Beppe è stato anche editore di noti autori di romanzi, filosofi, drammaturghi e poeti europei. La sua casa editrice si chiama "Pellicanolibri" (i pellicani lirici della sua poesia, pellicani di sogni e desideri). Mi racconta le sue amicizie artistiche mentre bevo un vino rosso di Rahovec e lui un caffè, l’ha legato con Fernando Arrabal, che successivamente accompagnò in molte città italiane, presentando la sua grande opera percorrendo l’Italia dal nord al sud, raccogliendo consensi e aiuti da artisti di spicco, come Monica Vitti. Ha anche pubblicato Alberto Moravia, Gaston Bachelard, Manuel Vasquez Montalban, Naim Araidi, Dario Bellezza, Arnoldo Foà, Anna Maria Ortese, Gisele Halimi, (opere di letteratura realistica sino a quella magica) femminista "gay", dove si sente una speciale simpatia per gli scrittori francesi e per la "Nuova onda" dei cineasti francesi con Godart, Trouffaut, Chabrol e Romer, così cari a me. Conversare con Beppe ti dà molto piacere, lui è come un vegliardo che racchiude in sé tutto il sapere del mondo e che con intelligenza lo riversa con modestia nella parola semplice. Ma quando sale sul palco o quando legge una poesia davanti a noi, si trasforma: l’impulso della la sua forza espressiva ti rapisce, la voce sembra non provenire dalla sua bocca ma da un altrove remoto, che è quello del tempo quando non mente.
Insieme alla poetessa Olimbi Velaj, lo accompagnato in diversi luoghi di Rahovec, prima a Masjid (Teqe) Halveti, ai piedi della grande moschea della città, a quel cortile di quattro secoli, dove vecchi padri avevano trovato un stele romana con i grappoli d'uva, poiché fin dall'antichità, questo luogo produceva un'uva meravigliosa. L'avevano trovata sottoterra e l'avevano messa all'ingresso del Teqe, e accanto a lei anche una gigantesca anfora di vino, dove senza dubbio i legionari di Cesare che seguivano Pompeo in quel tempo, verso Farsala, godevano quel vino, così come viene assaggiato oggi, poiché le cantine di Rahovec producono 50 milioni di litri di vino all'anno: bianco, rosso, "rosato". 
Proprio da quel cortile vediamo il luogo dove prima del grande massacro di Rahovec, nella Grande Krusha e Piccola Krusha, furono uccise più di 300 persone innocenti in un solo giorno, il padre di Teqe fu ucciso per primo. Ma come si suol dire, i Padri di Teqe non muoiono, anche se vengono uccisi. Quindi ci dirigiamo verso  la Grande e Piccola Krusha. Verrai con noi a Krusha? - dico io. - Certo! - dice lui con quella sua curiosità di conoscere il Kossovo e la tragedia degli albanesi. I cimiteri delle persone uccise a Rahovec sono scioccanti per lui, poiché per una famiglia come la famiglia Hoti c'erano oltre 15 tombe bianche, la stessa cosa anche per la famiglia Ramadani ed altre. Ci sono tombe in cui le date scritte accanto ai nomi sono dei vecchi di 85 anni o bambini di età superiore ai dieci anni. Questi erano gli oppositori pacifici contro l'esercito serbo, i papaveri esili del campo del Kosovo. E Beppe chiude gli occhi! Mormora sottovoce tra sé! Chissà che parola dice, forse una maledizione contro la stupidità umana, contro gli interessi di partito. E noi continuiamo, in uno splendido tramonto con una luce dorata e ci fermiamo a casa di Ukshin Hoti, con ancora le tracce della guerra, il tetto in fiamme, il busto nel cortile, il melo piantato da lui e nella semplicità di quell'uomo: le immagini di un grande figlio del Kosovo. Beppe guarda le foto e poi si siede per rendere omaggio a questa tribuna della libertà. Beppe scrive in italiano e deve lasciare quell’omaggio in albanese. Cammina lentamente come se avesse la casa di Ukshin Hoti sulla schiena, come se avesse sulla schiena un amore che trafigge quel delicato corpo fermandosi nel suo cuore che batte ancora. Poi, di fronte alla moschea di Prizeren, si siede per prendere il suo solito caffè e meditare, continuando a scrivere ancora i suoi versi. Il sentiero in salita del castello non lo può fare, ah queste gambe, si dispera perché vuole  arrivare là per incontrare le leggende albanesi e i volti umani, vuole fissare sulla carta le parole di questa terra martoriata. E così, seduto, ascolta la pacifica preghiera dei religiosi e osserva la piazza così vivace con quelle belle ragazze molto moderne che contrasta con la moschea, e poi al ritorno, poesia... leggiamo poesie ognuno a modo suo: l’americano, questo erede di George Whiltman molto poetico e serio, il giapponese Tendo è uno spettacolo a sé poiché  ti sembra di avere davanti un piece teatrale di Kabuki, dove l'attore urla e cade in intonazioni basse dove si ascolta solo il suo respiro; Anne dall'Irlanda dialoga con i suoi genitori e le fotografie della memoria, tutti leggono dal loro mondo nascosto, ora svelato per tutti noi.
Grazie a Fahredin, è un dialogo di poesia, culture, natura dei popoli, diversi. Peter Andrej della Slovenia ha le sue canzoni nella chitarra, poeta e compositore, che ci ricordano Cohen o Dylan, il poeta danese Paul Lyndggard Damgaard è un bellissimo crepuscolo di castelli maestosi della Danimarca, Ali Al Ameri ci racconta della "foresta che fa scende un arcobaleno / dai rami sopra.../, l'israeliana Miriam Neiger-Fleischmann sulla "deportazione" Sono un poeta esiliato nei campi del colore"... Ramiz Huremagic per le  forme della morte, che portano le forme della mia infanzia"; Olimbi Velaj per “i tempi delle campane perché” arriva il tempo delle campane per i morti che sospirano sotto abiti neri e fiori secchi...”; o Martinovski così allegro che non abbandona mai il suo ritornello anche quando scrive poesie, poiché come dice lui stesso "quando tu te ne sei andato, io all’improvvisamente mi trasformo in un girasole senza sole."
Beppe, l’uomo ribelle, Camus lo sapeva che come lui c’erano poeti, scrittori e  molti artisti da tutto il mondo che si erano ribellati, poiché loro chiedevano di avere un mondo più umano, più generoso, più solidale, più bello, più giusto, più progressista, più pacifico.
Questo è ciò che Beppe Costa ha nel cuore avvicinare i popoli eliminare le disuguaglianze, accettare i diversi. Prendiamo la strada di ritorno verso Rahovec non lontano dal fiume Drini e io leggo i versi di una delle sue poesie: "Anche ora che la luna...". 


Edhe tani që hëna
ç’vlere ka nëse keni qenë atje
ajo ishte zhdukur tashmë.
Edhe tani që hëna është këtu, ju ku jeni
Dhe unë pyes veten nëse yjet po luajnë me ju
si dhe ju edhe unë pyes ende veten nëse në tokë
ku me vullnet keni shkuar është e njëjta hënë dhe i njëjti det
Edhe tani që hëna kthehet
nëse ndoshta kthehet, ajo do të kthehet ndryshe
ju nuk do të jeni më me mua,
hëna që s’ka dritë dhe yje në universet e shkuara,
unë shpesh kam menduar për ju
Por nuk gjej asnjë tjetër, më kot kërkoj
para se hëna të kthehet, derisa ju nuk jeni këtu.
Ju nuk jeni më dhe unë pyes veten 
nëse hëna bën dredhi e luan me gënjeshtra,
apo ka bashkëfajtorë ose tiranë dashurie,
hëna që nuk është atje.
Ndërkohë që unë këtu, jam ulur para pragut
ju shikoni një tjetër qiell, një tjetër det
e hëna s’është këtu
Ndërsa atje tej ekziston!



Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio VI edizione



PREMIO NAZIONALE DI POESIA TERRA DI VIRGILIO ©
Sesta edizione 2020


L’associazione La Corte dei Poeti, in collaborazione con Cooperativa Sociale Società Dolce, associazione Giuseppe Acerbi e Gilgamesh Edizioni, bandisce la sesta edizione del Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio (2020). Il Premio è parte integrante di Mantova Poesia – Festival Internazionale Virgilio e gode del patrocinio degli enti pubblici mantovani.

Straordinariamente, e solo per l’edizione 2020, il Premio sarà dedicato alla figura del grande poeta mantovano Umberto Bellintani nel ventennale della morte (7 ottobre 1999).

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International Poetry Festival - Kosovo 5th edition

Quinta edizione dell'International Poetry Festival 
Rahovec 13-15 settembre 2019

Fondi për Edukim Kulturor dhe Trashëgimi ka bërë me dije e nga 13 deri 15 shtator 2019 do të mbahet edicioni i pestë i Festivalit Ndërkombëtar të Poezisë në Rahovec ku do të shpalosen poezitë nga vende të ndryshme botërore.
Pjesëmarrësit në këtë festival do të jenë autor të shquar të vendeve të ndryshme të botës. Në këtë festival do të jenë të pranishëm Anne Tannam nga Irlanda, Ali al Ameri nga Emiratet e Bashkuara Arabe, Andreë Singer nga ShBA-ja, Beppe Costa nga Italia, Tendo Taijin nga Japonia, Mercedes Roffe nga Argentina, Miriam Neiger Fleischmann nga Izraeli, Jack Mc Cann- nga Irlanda, Luan Rama nga Shqipëria/Franca, Olimbi Velaj nga Shqipëria, Peter Andrej nga Sllovenia, Vladimir Martinovski nga Maqedonia, Ramiz Huremagic nga Bosnja, Ndrekë Gjini- nga Shqipëria/Irlanda, Kristian Wikborg Wiese nga Norvegjia, Poul Lynggaard Damgaard nga Danimarkë si dhe poetët nga Kosova Faruk Buzhala, Xhevat Latifi, Tahir Hoxha, Jeton Kelmendi, Lulzim Tafa, Donika Dabishevci, Sali Bashota, Sibel Halimi, Murteza Osdautaj Vjollca Kuqi dhe Ismail Gashi.
Është bërë me dije se në këtë festival do të promovohet krijimtaria letrare e poetit për fëmijë, Jonuz Fetahaj.
Pjesëmarrësit në edicionin e pestë të Festivalit Ndërkombëtar të Poezisë në Rahovec do të kenë mundësinë të njoftohen me traditën, artin dhe kulturën e Kosovës.
Festivali Ndërkombëtar i Poezisë në Rahovec tash e pesë vite më radhë tubon zërat më të fuqishëm të skenës botërore të poezisë dhe audiencës i mundëson që të njoftohen me poetë dhe poezi e cila kultivohet në këtë kohë.
Drejtor i Festivalit Ndërkombëtar të Poezisë është poeti, Fahredin Shehu. / Koha.net / KultPlus.com







Giornata Mondiale della Poesia 2019-Cagliari - Roma







Presso Pellicanolibri - Roma
https://www.fondazionedaga.it/




Venerdì 22 dalle 17 alle 20
sabato 23 dalle 11 alle 13 dalle 17 alle 20
musica,- cinema - poesia e altre sciocchezze
introduce Cinzia Giardini
brevi cenni di Bruno M Daga e Beppe Costa
Ospiti:
Alessandra Celletti
Caterina Intelisano
Cinzia Giardini
Dante Costa
Elda Mari
Eros Ciotti
Fabrizio Arrighi
Franca Palmieri
Francesco Barnabei
Francesco Barnabei
Gassid Mohammed
Gianfranco Cossu
Giuseppe Natale
Marco Cinque
Marco Pasqua
Maria Luisa Petroni
Marina Busi
Olimbi Velay
Paolo Foglia
Simonetta Michetti
Soumaïla Diawara
Stefania di Lino
Stefano Iori
Tania Di Malta

venerdì 22 marzo dalle 17 alle 20 proiezioni dei due film
nei locali della Pellicanolibri (sabato al Centro Anziani di Via Gattico)
di Amin Wahidi, premio Città di Venezia.
-ogni dimenticanza va perdonata, come ogni assenza-



si ringraziano gli sponsor 







Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio - V Edizione

Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio

Quinta edizione


L’associazione La Corte dei Poeti, in collaborazione con Cooperativa Sociale Società Dolce, associazione Giuseppe Acerbi e Gilgamesh Edizioni, bandisce la quinta edizione del Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio (2019). Il Premio gode del patrocinio degli enti pubblici mantovani.
REGOLAMENTO
Il Premio si articola in due sezioni:
Sezione Vita di scienza e d’arte, aperta a tutti (purché maggiorenni). Si concorre con un massimo di 3 componimenti a tema libero in lingua italiana.
Per questa sezione è richiesto un contributo di iscrizione di 10 euro da versare con bonifico intestato ad Associazione di promozione sociale La Corte dei Poeti – BANCA POPOLARE DI SONDRIO – MANTOVA AG. 1 – Codice IBAN IT 86 I 05696 11501 000004416X14 – riportando nella causale la dizione “Contributo partecipazione Premio Terra di Virgilio – erogazione liberale”.
La ricevuta del versamento dovrà essere allegata all’email contenente le poesie in concorso.
Sezione L’ozio degli attivi, riservata a persone ospitate in strutture protette. Si concorre con un massimo di 3 componimenti a tema libero in lingua italiana.
La poesia dei luoghi difesi e tutelati, altrimenti definita “poesia dell’anima”, completa il quadro voluto dagli organizzatori dando spazio all’espressione lirica di persone che praticano la scrittura come elemento di riscatto, di autocura e di reinserimento sociale.
Per i concorrenti della sezione L’ozio degli attivi la partecipazione è gratuita.
COME PARTECIPARE
Le poesie dovranno essere inviate in formato elettronico, in un unico file al seguente indirizzo email:
premio@poesiaterradivirgilio.it
scrivendo nell’oggetto: Premio Terra di Virgilio sezione Vita di scienza e d’arte oppure Premio Terra di Virgilio sezione L’ozio degli attivi.
I componimenti dovranno essere rigorosamente inediti (non pubblicati da case editrici) e non dovranno superare le 24 righe/versi.
I concorrenti della sezione Vita di scienza e d’arte dovranno riportare nel corpo del medesimo file contenente le poesie in concorso, un curriculum bio-biobibliografico di massimo 360 battute spazi compresi e i propri dati anagrafici (nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza, indirizzo email).
I partecipanti alla sezione L’ozio degli attivi dovranno riportare, sempre nel corpo del medesimo file contenente le poesie in concorso, i propri dati in conformità a norme e regolamenti adottati dalle strutture ospitanti.
Sarà cura delle segreteria trasmettere alle giurie i componimenti in forma anonima per una valutazione assolutamente imparziale.
Verranno escluse le opere che non rispetteranno i requisiti indicati.
SCADENZA
L’invio delle opere potrà essere effettuato entro e non oltre il 10 febbraio 2019.
GIURIE
Sezione Vita di scienza e d’arte:
Beppe Costa – poeta ed editore – Presidente
Stefano Iori – poeta, scrittore, giornalista professionista
Rosa Pierno – poetessa e critica della poesia
Maurizio Rizzini – membro della giuria scientifica del Premio Giuseppe Acerbi
Sergio Sichenze – poeta, studioso della poesia
Sezione L’ozio degli attivi:
Carla Villagrossi – formatrice, counselor, esperta di arti terapie – Presidente
Antonella Fretta – insegnante, promotrice letteraria
Marco Molinari – dirigente socio-sanitario, poeta
Giovanni Nolfe – psichiatra e psicoterapeuta, poeta
Lucia Papaleo – assistente sociale, critica della poesia
PREMIAZIONE E PUBBLICAZIONE ANTOLOGIA DEL PREMIO
La premiazione si svolgerà a Mantova nel mese di maggio 2019 nell’ambito della quinta edizione di Mantova Poesia – Festival Internazionale Virgilio.
Vincitori, segnalati e coloro che saranno eventualmente meritevoli di menzione speciale riceveranno per tempo avviso personalizzato via email contenente la data esatta e il luogo della cerimonia.
I testi dei vincitori, dei segnalati e di coloro che ricevessero riconoscimenti speciali verranno inclusi in un volume edito da Gilgamesh Edizioni (Antologia – Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio – V edizione) che provvederà alla regolare distribuzione editoriale (il libro sarà dotato di codice ISBN). La raccolta poetica, suddivisa nelle due distinte sezioni, sarà corredata da riflessioni critiche. Il volume verrà promosso sul sito www.poesiaterradivirgilio.it e sulla pagina Facebook – Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio, sarà inoltre inviato a quotidiani, riviste, critici, biblioteche e siti Web tematici.
PREMI
Il primo classificato di ciascuna delle due sezioni riceverà un trofeo artistico personalizzato, un diploma di merito e una copia dell’antologia.
Secondi e terzi classificati di ciascuna delle due sezioni riceveranno una targa personalizzata, un diploma di merito e una copia dell’antologia.
Gli autori selezionati o menzionati di ciascuna delle due sezioni riceveranno un diploma di merito e una copia dell’antologia.
Vincitori, menzionati e selezionati di ciascuna delle due sezioni saranno invitati a partecipare, alla cerimonia di premiazione durante la quale potranno leggere i componimenti premiati o segnalati nonché ritirare volumi e premi personalmente. È possibile designare un delegato il cui nome deve essere indicato tramite email, sempre all’indirizzo premio@poesiaterradivirgilio.it.
PRIVACY
I dati personali dei concorrenti saranno tutelati a norma della legge 675/96 sulla privacy e successive modifiche – D.L. 196/2003. Gli organizzatori non assumono alcuna responsabilità per eventuali plagi, dati non veritieri o qualunque altro atto non conforme alla legge compiuto dagli autori. I diritti delle opere pubblicate rimarranno agli autori. La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale del presente regolamento e il consenso al trattamento dei dati forniti.



Tutte le notizie relative alle passate edizioni (2015 – 2016 – 2017 – 2018)
sono pubblicate alla pagina PREMIO–ARCHIVIO


PER CONTATTI E INFORMAZIONI

Segreteria Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio: segreteria@poesiaterradivirgilio.it

LA CORTE DEI POETI – ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE
Sede legale: Via C. Roda n. 87 – 46010 Montanara di Curtatone (MN)
(Si prega di non inviare lettere all’indirizzo sopra riportato
poiché trattasi unicamente della sede legale dell’Associazione)

Nei luoghi di sofferenze e speranze: l’ospedale civile di Sassari

Un male non lieve mi ha portato a conoscere un altro aspetto della città di Sassari: dove le speranze sono in bilico.
Si parla male di tutto – anche di ciò che non esiste e, quindi, vorrei per una volta abbandonare l’aspetto dell’arte sarda, ma pur sempre del cuore sardo: grande più delle coste e delle colline.
Si tratta dell’ospedale civile SS Annunziata di questa città. Reparto dove sto è la cardiochirurgia, definito dal Ministero della salute dell’eccellenza. E lo è però per altri aspetti: la confidenza, la collaborazione fra medici e infermieri. mai vista nella mia lunga esperienza di danni al corpo. Questo fa sì che il paziente è il primo ad avvantaggiarsene. Visto e verificato personalmente medici che si confrontano con le infermiere, si danno del tu quasi sempre. Il primario che attraversa le stanze di noi ‘ospiti’ non si muove come se sfilasse da Dior. I medici poi, curandoti, ti chiedono se senti dolore e avvisano i momenti che ti faranno più male, sempre con l’infermiere maschio o donna che sia, consultandosi, chiedendo come dicevo consiglio.
Margherita – che canta da contralto canzoni intelligenti, Daniela dal gran sorriso, Elisa sorniona, severa ma…, ma, anche gli infermieri che di solito sono più nevrotici qui li ho trovati, come Vittorio e Walter, con i loro sorrisi e incoraggiamenti. Quindi Lisa – che ti ricorda che ‘la vita è bella’ e poi Gavina, che ti vuole bello e sbarbato quindi Elisa che ti sprona, quasi rimproverandoti perché crede che tu ce la faccia e Luisa, Teresa, Caterina, Carmen e altre di cui non ricordo i nomi. Ma tutte poi ti vogliono sorridente e ben messo. Altrove litigavano per i turni ferie soldi, le grandi città sono anche questo: diventano numeri sull’asfalto.
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