Beppe Costa Incontri: Oltre il Mare, Barbara Alberti

Barbara Alberti

Ospite d'eccezione per l'incontro Italia Albania "Oltre il Mare"
Roccagorga 25/27 settembre 2020 - spazio Agorà - La Rifolta

Per una biografia accurata di Barbara Alberti, dovremmo avere lo spazio del dizionario Devoto Oli. Alcuni cenni: è nata ne 1943 a Umbertide 1943, Vive e lavora a Roma dal periodo dell’Università.
Ha pubblicato oltre 30 opere fra narrativa e saggistica. È anche coautrice di  sceneggiature cinematografiche, tra cui Il portiere di notte di Liliana Cavani (1979 collaboratrice), Io sto con gli ippopotami (1979), Monella  (1998) e Melissa P. (2005), e autrice di testi teatrali (Ecce homo). Di recente, come attrice la vediamo nei panni di una nonna, poco credibile, nell’ultimo film di Ozpetek, la Dea fortuna.

Dal 1983 al 1998 Barbara Alberti ha tenuto la rubrica Parliamo d'amore sul settimanale Amica. Nel 1983 scrive una rubrica su Penthouse chiamata "Luci rosse". Il 21 gennaio 1988 è diventata giornalista pubblicista. Dal 2009 gestisce una pungente rubrica settimanale La posta di Barbara Alberti su Il fatto quotidiano. Attualmente tiene, inoltre, una rubrica di corrispondenza coi lettori sul settimanale Gioia. Scrive anche sui settimanali Confidenze e D-La Repubblica delle donne.

https://it.wikipedia.org/wiki/Barbara_Alberti

Barbara Alberti lindi në 11 prill të vitit 1943 në Umbertide, një qytezë e vogël në provincën e Perugia-s. Jeton në Romë që nga koha e Universitetit ku u dipllomua në Filozofi pranë Universitetit La Sapienza. Ka publikuar mbi 30 vepra, romane, ese nga viti 1976 deri në vitin 2016 përfshirë gazetari, është regjistruar në rregjistrat profesional që prej vitit 1988 dhe gëzon bashkëpunime të ndryshme për revista dhe gazeta. Ajo është gjithashtu bashkëautore e skenareve të filmave, duke përfshirë filmin e Il Portiere di notte të Liliana Cavani (1974, bashkëpunëtore), Io sto con gli ippopotami (1979), Monella (1998) dhe Melissa P. (2005), dhe autore e teksteve teatrale (Ecce homo). Kohët e fundit, si aktore, ne e shohim atë në rolin e një gjyshe, pak të besueshme, në filmin e fundit të Ozpetek, Dea e fatit. 

Nga 1983 deri në 1998 Barbara Alberti mbajti kolonën "Parliamo d'amore" në të përjavshmen Amica [2]. Në 1983 shkruan një kolonë në Penthouse të quajtur "Luci rosse". Më 21 Janar 1988, bëhet një gazetare e pavarur [3]. Që nga viti 2009 menaxhon një kolonë thumbuese javore (Postimi i Barbara Alberti) në Il Fatto Quotidiano. Aktualisht, mban gjithashtu. një kolonë korrespondence me lexuesit në të përjavshmen Gioia. Ajo gjithashtu shkruan në të përjavshmen Confidenze dhe D-La Repubblica delle Donne. 




traduzione in albanese: Valbona Jakova



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Angelo Maria Ripellino, Scontraffatte chimere

Da Scontraffatte chimere di Angelo Maria Ripellino, edito da Pellicanolibri nel 1987 esaurito da tempo. Qui di seguito trovate la prefazione del volume curata da Giacinto Spagnoletti; in parti successive seguiranno le liriche.
Prefazione di Giacinto Spagnoletti

Angelo Maria Ripellino, una delle figure insostituibili del panorama letterario del secondo cinquantennio del secolo, si spense a Roma il 21 aprile 1978, a soli cinquantaquattro anni. Qualche mese prima di morire aveva pubblicato da Guanda l’ultimo suo libro di poesie, Autunnale barocco, qualche giorno dopo la fine Einaudi fece recapitare ad Ela, la scrittrice e traduttrice ceca che era stata la sposa e la compagna della sua vita, l’ultimo straordinario volume di critica: Saggi in forma di ballate, recante come sottotitolo «Divagazioni su temi di letteratura russa, ceca e polacca». In due brevi paginette anonime il lettore veniva informato che l’autore in questo volume aveva raccolto i saggi «che in anni recenti erano stati al centro della sua attività critica». E ne allineava i nomi: da Cechov a Rozanov, da Chlébnikov a Pasternak, da Schulz ai cechi Halas e Kolàf. «Sullo sfondo, onnipresente punto di riferimento, la grande figura di Majakovskij e le ardite sperimentazioni dei cubo-futuristi».

Naturalmente, passando le settimane e i mesi, e togliendo dai suoi cassetti quanto di prezioso ancora contenevano, dovevano emergere altre poesie, nuovi saggi che presto vedranno la luce, a cura di solerti slavisti. Sarà un ricco corredo, quello dei versi e quello delle prose, che si aggiungerà ad una produzione tra le più profonde e incantevoli del nostro tempo. Slavista, dunque e poeta. Ma Ripellino sapeva che in un paese come il nostro, dove la passione erudita si sposa raramente alla libertà creativa, l’esser relegato fra gli «slavisti» poteva significare pressoché un insulto. La seconda poesia della raccolta Sinfonietta (1972) lo ricorda in modo risentito: «È deciso. La prossima volta farò un altro mestiere».

È semplice dire perché lo slavista Ripellino – il maggiore certo di lingua italiana - abbia tante benemerenze. Ha presentato per primo nel nostro paese le poesie di Pasternak (1957), la prosa di Andrei Belvi (1961) e ha contemporaneamente fatto conoscere la poesia ceca contemporanea e la poesia russa del Novecento; ha dedicato la sua attenzione a Majakovskij, al teatro russo d’avanguardia (1959) e ai nuovi poeti sovietici (1961), concludendo nel ‘65 con Il trucco e l’anima una delle indagini più affascinanti sui maestri della regia nel teatro russo contemporaneo, e con Poesie di Chlébnikov nel ‘68 lo studio di uno splendido periodo della grande avanguardia storica russa. Ma il capolavoro doveva vedere la luce nel ‘73, con Praga magica, che ha legato per sempre il nome di Ripellino alla capitale boema, alla sua storia, alla sua arte, alla sua letteratura.

Come era possibile scrivere un libro di così sapiente, capillare conoscenza di quella cultura e insieme delineare un romanzo della «città d’oro», che a tratti – è stato detto – «assume cadenze patetiche di antica cronaca»? Questa fusione è stata raggiunta, mercé l’uso di uno stile dai mille risvolti personali che riverbera sul quadro della storia la stregonesca capacità di illusioni propria di un grande poeta. Naturalmente a Praga magica è stata riservata una sorte crudele: non poter circolare là dove avrebbe dovuto. In un’occasione recente, uno dei maggiori studiosi boemi della nostra poesia mi diceva che a Praga e altrove circolano dattiloscritti e fotocopie di questo libro, che le autorità governative, e pour cause, non hanno mai permesso fosse tradotto.

Beppe Costa Incontri: "Oltre il mare - Italia Albania" - Roccagorga (LT)




Autori:

Claudio Moica, Daniela Dante, Era Buçpapaj, Lorella Crivellaro, 
Luan Rama, Marco Cinque, Maria Camilla Cederna, 
Marino Santalucia, Migena Arllati, Nikollë Loka, Olimbi Velaj, 
Paola Orsini, Patrizia Nizzo, Stefania Battistella, Stefania Di Lino, 
Ugo Magnanti, Ukë Buçpapaj,Valbona Jakova
e
Barbara Alberti



Attori:

Caterina Intelisano, Lina Bernardi, Daniela Dante
L'Agorà - progetto: architetto Eros Ciotti
Musicisti:

Nicola Alesini sax, Peppino Anfossi violino
Rita Casiddu voce

Unavantaluna 

in concerto 

Carmelo Cacciola cretan lute, lead vocal 
Pietro Cernuto bagpipe flute, lead vocal 
Francesco Salvadore lead vocal, percussion, jews harp
Luca Centamore guitar, percussion, vocal 


Marcos Vinicius in concerto 



Concerti - Poesia - Storia - Teatro - Mostre d'Arte
Fotografia: Dino Ignani



coordina: anita madaluni
responsabile agorà: eros ciotti
ospiti: enzo piccaro, valbona jakova
ideazione e regia: beppe costa



Intervista a Fernando Arrabal di Antón Castro, Esclusivo

Así que, como Fernando lo ensu correo electrónico, en la versión también francesa, público hoy en día perdonar puristas, genios y los incompetentes. No soy capaz de arreglar puntos o ordenar así que, lo propongo tal como es, esperando a que algún vendedor de cerebros tenga uno adecuado para mí. ¿Esto es poesía, literatura, locura? has vivido como quieras o puedes.
Es complicado para nosotros y lo gracioso es que no sabemos por qué. Buena lectura, beppe
Antón Castro (HERALDO, 13-VII): Fernando, ¿qué se sabe con certeza del mundo y sus circunstancias cuando se avecinan los 88?

F.Arrabal: Con evidencias : ¿incógnitas? En cambio con disparates y paradojas: ¿sensateces? Cuando voy con mi bici: el porvenir ¡ya! La física aporta lo máximo al estudio de la nada.

A.C. ¿Qué se siente Fernando Arrabal: un poeta, un dramaturgo, un jugador de ajedrez, un soñador o un hombre que aún busca sentido a su vida?

F.A.: ...¿y todo lo contrario; antagónica y discordantemente? No encontrar la aguja en un pajar es menos raro que dar allí mismo con el perdedor de ella.

A.C¿Cómo definirías Familia: una cita con tus antepasados, con los amigos, contigo mismo a lo largo del tiempo?

F.A.: Hermosa y rica convocatoria (a causa de ellos) tuve y tengo los encuentros por haber y habidos.

Todos enfocados hacia los jardines perdidos donde tiembla el sueño y retumba el futuro

A.C Tu padre te ha marcado mucho: en la vida, en tus sombras y en la ficción, tanto en la novela como en el cine. ¿Sueñas aún con tu padre, es el gran fantasma de tu vida?

F.A.: ...aun siempre desaparecido, estuvo y está hondamente conmigo siempre. Su teatrito enviado desde la prisión de Burgos tiene una cocina alquimista y una escalera para subir al cielo como en todas mis piezas. Subiendo creaba y creo el juego de espejos que mantiene el esplendor de los desbordamientos.

A.C -Aquí hablas de tu hermano pintor, y apasionado por la aviación, de tu hermana… ¿Son todas las familias distintas? ¿Cómo te ha marcado la tuya?

F.A.: Todos me marcan y me marcaron desde mi abuela-Coraje hasta mi hija. Mi hermano con su uniforme castrense defendió en las Salesas al blasfemo insultado por toda la prensa.... como si me hubiera protegido en un laberinto de palomas apuñaladas.

A.C -Te matizan y caracterizan muchas cosas: la rebeldía, la pasión por el lenguaje, la especulación del pensamiento, pero también la confusión y el caos, los libres usos de la imaginación. imaginación. ¿Familia también es el recuento de un naufragio existencial, de una búsqueda que no cesa?

F.A.: Fui y soy incapaz de naufragar. No puedo sortear los espeluznantes recovecos sin las ayudas tutelares. Y la más inmerecida de los mejores que me rodean y rodearon.

Con estas protecciones puedo escribir con el soplo de los volcanes y con la fiebre antigua de las palabras .

A.C.Te auto-retratas en varios textos. A veces de manera muy explícita. ¿Qué te ha dado el surrealismo y qué medida lo eres o lo sigues siendo?

F.A.: No tanto como se dieron mutuamente André Breton y León Trotsky, Aún entretenido el ruso con los conejos y las gallinas de su nueva casa de la Ciudad de México.

El 21 de agosto de 1940 [he nacido un once de agosto] Trotsky fue asesinado tras una tentativa fallida, entre las plantas carnívoras, por dos achantados héroes de la Union Soviética: Mercader y Neruda , cada uno en su momento..

A.C -¿Y el movimiento pánico? ¿Cómo entiendes tú su poética, su actitud ante el mundo?

F.A.: El gran hallazgo fue dar con el papel fundamental y primero del tohu-bohu; permite y permitió todos los otros. Cuando se sueña con encajes de arena se pueden hacer novillos escapándose por los tejados.

A.C -¿Qué asusta a Fernando Arrabal?

F.A.: Todo ...a pesar de que a veces me siento dispuesto a devorar la eternidad ¡con tanto apetito!

A.C -¿Cómo entiendes y vives la ‘patafísica?

F.A.: Con fruición y sin tabarras Con transparencias cautivadas por el espacio.

A.C -¿Qué te han dado los objetos, qué buscas con su compañía: arte, calor, cercanía, un planeta transversal de emociones y de sentimientos...?

F.A.: Prefiero disponer de un cafarnaúm a vivir sin nada en un quirófano. Para suicidarse no hay que tener vértigo. Es más sencilla la huelga del hambre con aperitivos.

A.C -¿Te ha ayudado Franco a ser más díscolo, a colocarte frente a la tiranía?

F.A: No me ayudó nunca en nada Y sobre todo me inspiró la idea de matarle. Tiranicidio felizmente frustrado que fragué con el galardonado del premio Jolliot-Curie de química atómica e hijo de Tristan Tzara.
La mayoría de jóvenes de mi quinta lo planearon y lo hubieran hecho infinitamente mejor que yo.

A.C -La famosa carta que le mandaste. ¿Te ayudó o se convirtió en una mitología o en lugar común que mitiga tu grandeza, tus ideales, tu idea radical de transgresión?

F.A.: No me gusta la transgresión y menos aún la provocación. Ambas incontrolables como lo reconocen Tales de Mileto y Grotendieck. Salvo los adivinos ¿todo el mundo puede prever el futuro?

A.C -Me conmueve ese texto donde tu hija dialoga con Louise Bourgeois… ¿Es el canto a la lucidez y el candor?

F.A.: Toda ella me conmueve por su fragilidad y sus captaciones. Su mente es tan especial y única. Celebro que coincidamos.

A.C -Ha muerto Fernando SM Félez. ¿Cómo lo recuerdas, cómo fue vuestra relación?

F.A.: Medio siglo, de encariñamiento , alianza, apego, lealtad, intimidad y unión. Las cotangentes demuestran la existencia de Pan mejor que San Ambrosio con su argumento ontológico.

A.C -Has tenido un gesto muy humano, y no sé si irónico, con Enrique Bunbury, que habría udo textos tuyos sin anunciarlo. ¿Cuál es tu idea sobre el plagio? ¿Es una actitud la tuya de defensa de lafraternbidad entre creadores?

F.A.: ...a veces me encanta que se me plagie Como es el caso con mi guion de la película Metro, y después con el de Paris-Texas tras mis obras y pasión descubiertas en Madrid/Tejas.
Soy Fernando Arrabal. Por correo certificado lo envío para que comprueben si hay diferencia. .

A.C -¿Qué te sigue diciendo España? ¿Y el castellano?

F.A.: Es mi lengua, mi país, por los siglos de los siglos. Como lo fue también Ciudad Rodrigo para la familia ‘de Espinosa’un siglo antes de la eclosion del vástago Spinoza en Amsterdam.
Más que raíces tengo piernas , cuando las cebras exigen que sus rayas sean horizontales.

A.C -Un hombre como tú, intenso, divertido, sincero, ¿se arrepiente de algo si hace balance de su propia vida?

F.A.: De casi todo y mucho más si no hubiera estado tan bien rodeado. ¿Existe una frontera entre lo normal y lo auténtico? ¿entre la anomalía y lo anormal?

A.C -¿Cuál es la importancia del humor en tu vida?

F..A.: El humor es muy peligrosa cuando irónicamente no está esclarecido por la sorna o escarnio de uno mismo ... Más vale vivir como golondrina que solicitar como cuervos. o

El humor ¿puede llegar a ser infantil centrípeto y aleatorio sobre su jergón de certezas?

A.C -¿Has soñado, has tenido o las tienes, aún, fantasías con el Premio Cervantes o el Premio Nobel?

F.A.: Comprendo que no puedo ser el candidato ideal . La tela de fondo de mi virtualidad funda mi realidad.

A.C -Como algunas veces han dicho Marías o Goytisolo, ¿Sientes que a veces, para los ministros de Cultura o presidentes del Gobierno, tú eres como el español que leequivoca, el que incomoda sin tapujos?

F.A.:Me gusta tanto el hijo (Fernando excelente especialista del Greco) como me gustaba el padre (que ganó tantos galardones del antiguo régimen) y los hermanos Goytisolo.
Creo que me han visitado una decena de ministras y ministros ... todos simpatiquísimos. Incluso uno de ellos me ofreció el más alto galardón (malogrado) que nos hubiera venido la mar de bien a mi novia y a mí.
Has trabajado, Fernando, con muchos aragoneses: Mariano Cariñena, con el Teatro de la Ribera, eres un entrañable amigo de Raúl Herrero y del finado Antonio Fernández Molina…

A.C¿Tienes buenos recuerdos de tus colaboraciones con ellos, hay algo que recuerdes con cariño? Molina fue excepcional y Raúl aún más. Creo que les costó y les costará que se les escuche.

F.A.: Molina y Herrero son ya dos santos paganos. No me extrañaría que Molina como Gaudi accediera a la beatitud. A mí ya me ha hecho dos milagros.

A.C -Te deseo larga vida, muchos libros, nuevos versos, pero seguro que ya has pensado en un epitafio. ¿Cuál es, cuál sería?

F.A.:Es lo mejor que se me puede desear. Y como el universo es rotatorio ¿cuándo podremos viajar por el tiempo?
Le ruego que por favor me perdone por no poder ni saber responder a la última pregunta


Pandemia - Arrabal

Omaggio e ricordo di Dario Bellezza


Musica: Memoria Fado (by Egberto Gismonti)

alla chitarra Marcos Vinicius
Riprese: Roberto Naponiello estratti e montaggio video b.c.

per la pagina di Dario su facebook clicca QUI

per Youtube la pagina di Marcos Vinicius clicca QUI


Beppe Costa: Costruire un tempio attraverso la Parola di Luan Rama

Il ponte poetico del poeta italiano attraverso l'Adriatico
(per leggere in albanese tutto l'articolo clicca sul titolo)

Il tempio che per oltre mezzo secolo ha eretto il poeta italiano Beppe Costa, non assomiglia ai templi storici. È un tempio di parola, costruito attraverso la Parola, le Verbe, della poesia con parole dell’anima e rivolta, un tempio non solo per se stesso ma per te e per me, per l'uomo comune, per colui che ama il libro e la libertà, per quello che soffre e cerca di tenere viva la speranza. È un altro tempio, un tempio di amore solidale, un tempio di pace e anti-guerra, un tempio che cerca di creare e proteggere la speranza del futuro in ogni angolo del mondo. L’ho incontrato al Festival Internazionale della Poesia a Rahovec (Kosovo), fra poeti irlandesi, sloveni, bosniaci, giapponesi, americani, islandesi, e altri ed ho subito sentito che questo poeta soffriva molto. Sembrava che avesse scalato la montagna e dal suo punto più alto, guardava il mondo mai pentito delle proprie battaglie e di quelle di altri poeti italiani e quelli del mondo, poiché giù, il mondo era ancora immerso nella pozzanghera della miseria, dell’indifferenza, di odio e sfruttamento, con confini insormontabili, di mura, di divisione ed egocentrismo: Il mondo che aspettava sempre quel grande cambiamento che i poeti vogliono, quelli della rivolta come Beppe Costa. Questo siciliano che scrive poesie sin dall'età di 8 anni, che vagava e vaga tra poesia, musica e antifascismo, pubblica i suoi primi libri negli anni ’70, poi eccellendo negli anni '80 e '90 con la poesia e narrativa, creando così un ampio lavoro multidimensionale: poetica, giornalismo, romanzo, canzoni, video, in questo modo amiamo ascoltarlo, quando con voce graffiante legge poesie sue e degli amici poeti: poeti che cantano del mondo e dell'amore umano, poeti che sanno suonare il campanello d'allarme per un altro mondo. Splendidamente, Barbara ha scritto che Beppe in Romanzo siciliano “ vede il tempo nostro, ed è la vulcanica profezia di una catastrofe morale - insieme al racconto di una vita passionale”. Oggi vediamo gli stessi problemi davanti ai nostri occhi: guerre con stati, invasioni arbitrarie, violenze e dittature, mafia e organizzazioni criminali, con la scusa che la guerra viene sempre combattuta per la libertà. Eppure Beppe ha continuato con la poesia di strada, la poesia di protesta, ricordandoci di Pasolini che adorava così tanto. Quando l'ho incontrato, non ero al corrente della sua grande opera, non conoscevo le traduzioni che aveva fatto in italiano delle opere intense di Fernando Arrabal, sempre nella stessa trincea, ma presto ho scoperto come questo poeta si opponesse alla guerra e all'oppressione verso l’essere umano e il suo sfruttamento; Mi sono reso conto di come cercasse e cerca una nuova moralità per il mondo, quel mondo civile non riesce ad apparire. Eppure i poeti sanno come non arrendersi, come non rattristarsi. Sanno come far suonare le loro campane poetiche. Non casualmente o inutilmente: con il suo trasferimento a Roma nel 1984 (da Catania dove aveva iniziato nel 1976 fondando la casa editrice) che ne 1992 diventerà una grande libreria Molti intellettuali sono intervenuti con letture, presentazioni o solo per acquistare libri e molti gli incontri con gli alunni delle scuole. Ma porta le letture e le presentazioni anche nei bar, nelle piazze, nelle scuole e nelle carceri. in modo che persone d’ogni età potessero rispondere alla chiamata poetica e sentire quella sensibilità del mondo e l'amore che esiste. Con lui ci sono state al fianco Monica Viti, Dacia Maraini, Barbara Alberti, lo stesso Arrabal, ma anche il cantante Don Backy che l’abbiamo sentito così tanto negli anni 70-80 insieme a Lucio Battisti, Gianni Morandi, Massimo Ranieri e molti altri. E’ stato amico di Alberto Moravia, Anna Maria Ortese, Leopold Sédar Senghor, Enzo Jannacci, Alejandro Jodorowskj autori che ha intervistato per il Giornale di Sicilia. Con molti autori ha viaggiato per l’Italia fra questi: Dario Bellezza, Adele Cambria, Arnoldo Foà, Goliarda Sapienza. Jack Hirshman, Poul Polansky. Ha vinto il premio Alfonso Gatto, ha pubblicato opere di importanti autori europei come Manuel Vasquez Montalban, Gaston Bachelard, Gisele Halimi e autori dei nostri giorni e alcuni anche tradotti. Gli amici di Beppe sono numerosi. Sono in tutto il mondo perché 
Luan e Beppe in Kosovo

Beppe è un poeta di terra e di vita, un poeta dell'amore, cantore nell’ultima opera Il poeta chi amava le donne (e parlava coi muri) che ama tutti: i semplici, gli indifesi, i poveri, gli omosessuali, i tossicodipendenti e vorrebbe tanto farli uscire da quella dalla miseria dove vengono relegati. Beppe sa urlare per amore, poiché è così che ha sempre fatto, fin dalla sua giovinezza. Quest'uomo oggi vuole dare speranza anche a chi vive armato o che è stato costretto a combattere e condurre una guerra ingiusta. Vuole far cambiare strada, spiegargli che la lotta è sempre e solo per la pace. Sebbene egli stesso nella poesia inedita ultimi scalini sa che altri verranno e saliranno la scala della poesia e la lotta per il progresso e la solidarietà umana. La certezza che le nuove generazioni daranno respiro alla vita e a questo mondo malato che, non di rado rimane schiacciato dai deliri di sovrani, imperatori e dittatori.
Semplice e sorprendente la memoria di Beppe nei confronti del suo amico, il poeta palestinese Naim Araidi, mancato ne 2015, cui dedica i versi: amico mio / non conoscevamo la lingua dell’altro / ma la poesia scorreva ... » Innalzare un tempio attraverso la parola non è facile. Per innalzarlo, devi avere una grande anima, devi accettare la semplicità, essere umile davanti alle persone e al suo servizio, cantare d'amore in modo che possa mantenere viva l'anima delle persone, specialmente dei giovani. Quando eravamo a Prizeren, in Kosovo, Beppe si godeva la vita, poiché prima di tutto ama la vita, è un poeta di vita. Gli piaceva la nuova realtà era iniziata per il popolo del Kosovo, delle donne incinte e di quelle belle ragazze che camminavano in pace nel Kosovo, una vita che è iniziata dalle ceneri della guerra nella poetica della fenice. Era molto soleggiato quel giorno a Prizren. C'era molto sole nella casa di Namik Hoti e altrettanto in quelle centinaia di tombe che ha visto sulla terra del Kosovo così che ne ha scritto per loro. Sì, costruire un tempio non è facile. E Beppe, già malato, stanco nel corpo ma non dell'anima, Beppe che non si arrende, continua a cantare. Sa come mantenere in vita questo tempio attraverso il sacrificio. Sa che il primo ad essere sacrificato è il poeta, come lo furono Lorca, Ritsos e molti altri. Ecco perché nelle fondamenta di quel tempio, c'è il sangue e lo spirito, spirito da poeta: quell'anima turbata che non lascerà questo mondo senza vedere il raggio ocra del sole apparire all'orizzonte, quel sole che porterà la pace nel mondo, di un mondo senza guerre, dove i connazionali del suo amico palestinese Naim Araidi possano vivere in pace con gli amici del poeta israeliano Amichai. È Beppe Costa che negli ultimi anni, dopo la sua visita in Albania, da Tirana a Durazzo, da Valona fino a Saranda, insieme ad alcuni amici poeti italiani, incontrando molti poeti albanesi, ha creato quel bellissimo ponte che attraversa l'Adriatico, quel ponte poetico. E, spesso i ponti poetici, quelli dell'anima, sono più forti dei ponti di pietra, ferro e cemento. Beppe Costa, questo ammiratore di Rembaud, Eluaurd Prévert o Valery, sarebbe accolto a braccia aperte in Albania e senza dubbio è tanto conosciuto e tanto popolare nell’ambito sociale, tanto quanto il suo lirismo e le sue poesie d'amore. Sarebbe bello che la POETEKA la invitasse alle pagine, così come i media sensibili alla poesia.

Luan Rama

Traduzione di Valbona Jakova