Nisan Poetry Festival


Nisan -Foundation for Art and Culture- Maghar, Israel
director: Naim Araidi
dal 3 al 6 maggio 2012

Poeti ospiti al Nisan Festival 2012:
Fahredin Shehu (Bosnia), Liu Liyun (china), Li Qi (China), Hu Wei (China), Kristin Dimitrova (Hungary), Giuseppe Goffredo (Italia) , Beppe Costa (Italia), Knut Odegard (Norway), Marek Wawrzkiewicz (Poland), Daniel Banulescu (Romania), Magda Carneci (Romania), Dan Mircea Cipariu (Romania), Milan Richter (Slovakia), Barbara Pogacnik (Slovenia), Uldis Berzins (Slovenia), Mehmet Yashin (Turkey).

Israel Hebrew :
Haim Nagid, Gad Kinar, Hamutal Bar Yousef, Agi Mishol, Hava Pinhas Cohen, Roni Somek, Miron Izakson, Asher Reich, Bracha Rozenfild, Yaara Ben David, Loren Milk, Michal Snunit, Mati Shmoelov, Keren Alkalai Gut, Marlena Brashter.

Israel Arabic :
Turki Amer, Farouk Mawasi, Rushdi Madi, Anwar Saba, Heiam Abu Zelof, Majeed Hussisi, Moaen Shalabia, Amal Radwan, Nazi Hasoon, Wahib Wehbe, Nuha Kawar, Nabil Nasr El Din, Rekaz Faur.

Gaza :
Esam El Shawa, Saeed Abo Tabnga, Mohib El Shawa, Salim El Nafar.

Jordan :
Mansoor Abo Rashed, Hanna Michael Salameh Numan

Beppe Costa incontri: Arnoldo Foà

venerdì 13 aprile dalle ore 20:00
presso Pellicanolibri
Via Gattico 3, 00166 Roma -Casalotti-
per info: 0661563181
http://pellicanolibri.altervista.org

Arnoldo Foà in
"autobiografia di un artista burbero"
(sellerio)
-l'avventura umana e artistica di un grande italiano-
legge: Elena Balestri
conduce: Beppe Costa



Quell’intuizione che non hai, quell’idea di teatro, di comicità, di tragedia, quell’idea di arte che possiedi e intravedi in te stesso solo quando, da qualche parte, ne riconosci i connotati; come se questa fosse un seme già insito inconsciamente dentro il cuore ma, purtroppo, non ancora espresso.

Molti la chiamerebbero genialità o forse, più semplicemente, carattere. Personalmente non so se l’uno o l’altro termine possano essere appropriati parlando di Arnoldo Foà: attore, regista, doppiatore, scrittore, drammaturgo, pittore e scultore italiano.
È un personaggio che confonde perché risulta difficile capire quando finisce l’intelligenza e inizia la simpatia (dilagante ed estremamente ironica); un motore sviluppatosi in anni poco felici che l’hanno costretto a balzi d’ogni genere e, se volessimo comparare tutto questo al pennello di un artista, potremmo dire che un pittore partorisce le sue tele migliori nei suoi peggiori momenti di sofferenza. Allo stesso modo, la storia sofferente di quel periodo storico, ha trovato in Arnoldo Foà colori vivissimi ed estremamente caratteristici per dipingere e delineare un’infinità di vite così tanto semplici quanto complicate. Queste tele però, restano vive e vivibili anche da chi non ha conosciuto quella “sofferenza madre” e possono essere una via in più per comprendere qualcosa di cui non abbiamo mezzi per decifrarne il significato.

Questo e molto altro deve essere riconosciuto a Foà; le sue innumerevoli interpretazioni e letture ci hanno fornito mezzi preziosi per capire una moltitudine di altri personaggi, che potremmo tranquillamente chiamare persone, Arnoldo ci ha fornito un alfabeto nuovo col quale leggere dentro ai comportamenti e atteggiamenti, periodi storici, ruoli cercati o involontariamente affibbiati, giochi relazionali e logiche famigliari e moltissime altre chiavi di vita, che lui stesso ci ha regalato calcando i palcoscenici di numerosissimi teatri. Proprio come in psicologia si studiano le diverse casistiche e profili mentali, in teatro si possono ritrovare esempi di altre vite, storie in carne e ossa che sanno parlare e insegnare la filastrocca della vita; il teatro sa sussurrare verità dolci e urlare verità amare, il palcoscenico è capace di velature di colore ma anche di contrasti stridenti. Il teatro è capace di fornire il linguaggio della vita e Arnoldo Foà è una voce che ha il suo posto ben definito e riconoscibile, in questo alfabeto di vita vissuta e vivente.


A differenza di altri, Arnoldo possiede una preparazione culturale raffinata che si estende e dilaga in molti ambiti, da quello musicale a quello scultoreo, ama la poesia, i libri e la letteratura. Probabilmente poche persone avrebbero potuto eguagliarlo, perché Arnoldo ha cresciuto un amore per l’arte che gli ha permesso di capire a fondo l’arte teatrale, inglobandosi in essa. Tutto questo e molto altro lo si trova nel libro, edito da Sellerio, “autobiografia di un artista burbero”.
Il pubblico presente alla serata dedicata alla presentazione di questo suo libro (alla Pellicanolibri di Roma -Casalotti-), si accorgerà che Arnoldo non è per nulla burbero ma, anzi, un essere umano davvero umano.

È così che vi presento Arnoldo Foà, l’uomo l’amico che 20 anni fa inaugurò la nostra libreria dicendo: “durerete tre mesi”.
È presente nel nostro catalogo con ben tre titoli.

Stefania Battistella


“non c’è differenza fra la vita e il palcoscenico […]”
Arnoldo Foà

Link utili:


Beppe Costa incontri: Alessandra Celletti


La tecnica, certamente acquisita dalla Celletti si somma alla magia, alla fantasia, all’invenzione che, ogni volta trasforma e trascina allo stesso tempo, chi ha avuto anche la fortuna di ascoltarla dal vivo.
A questo si aggiunge il ‘carattere’ giocoso ma allo stesso tempo duro con se stessa, sorridente ma attenta alle ‘buche’; insomma con la consapevolezza che, chi sceglie di dedicarsi all’arte nel nostro paese, non debba aspettarsi riconoscimenti che non siano vissuti e sofferti sulla propria pelle; questo ad Alessandra (che sa) né a me importa molto.
Ciò che conta è ciò che offre a noi e a se stessa: la musica come vita e vitalità, come strumento (in questo caso il pianoforte) come parte del proprio corpo che diventa anche estensione infinita.
Si può conoscere meglio e più accuratamente leggendo il libro “Paraphernalia”, curato da Massimo Marchini, un inno alla gioia e alla personalità della Celletti, uscito contemporaneamente allo splendido cd “Sustanza di Cose Sperata”.
Tanti i suoi dischi e tanto diversi l’uno dall’altro perché, come scrivevo, l’artista non ama fermarsi a qualcosa che ‘funzioni’, bensì si cimenta e sperimenta altri modelli e stili, dedicando ampio spazio all’esecuzione di musicisti quali Philip Glass “Metamorphosis”, o Galuppi, Roedelius fino ad uno degli ultimi Gnac “The Red Pages”, dove un’atmosfera francese prende il posto di quelle inglesi e americane già presenti in altre opere.
Come lei stessa scrive vive nel suo ‘disordinato ordine’: fra fiaba e realtà dove assieme al pianoforte si trovano animali, veri e di stoffa, in una sorta di vortice di colori che prendono parte essenziale nella sua musica.
Posso affermare con pochi dubbi che ci si trovi davanti a una dei più grandi musicisti di tutti i tempi, proprio perché la strada percorsa, sebbene abbia avuto un inizio, non si prefigge la fine: un sentiero infinito verso quell’orizzonte che appare ma, mentre cerchiamo di raggiungere, si allontana sempre più e ogni composizione aggiunta sarà un albero che ne illumina e colora il percorso.
Ecco adesso quest’ultimo piccolo gioiello: “Crazy Girl Blue”.

(b.c.)

"di me, di altri, ancora"

incontro con poeti pittori musicisti attori perditempo & affini
17 febbraio - 10 giugno 2012
festeggiamo i 20 anni della libreria Pellicanolibri
Via Gattico 3, 00166 Roma (Casalotti)
per info: 0661563181


Prossimi eVenti:




24 febbraio ore 20:00
incontro con: Arnoldo Foàin “Autobiografia di un artista burbero” (Sellerio)
brani letti da Elena Balestri
25 febbraio ore 17:30
personale di Isabella Angelini
2 marzo ore 20:00
incontro con Adele Cambriamusiche e suoniMarco Cinque
15 marzo ore 20:00
incontro con Silvano AgostimusicheDario Pierini
16 marzo ore 20:00
incontro con Liliana ArenaMarcella TestamusicheNicola Alesini
30 marzo ore 20:00
incontro con Chiara DainoFabio Barcellandipersonale di Shikanu’musiche per clavicembalo di Dario Pierini


CONTINUA...

"Come se la risposta fosse sotto gli occhi" Jack Hirschman e l'utilità del vivere.



                   Il linguaggio più semplice è il più alto di tutti, il più sincero e altruista. Perché lascia che le parole significhino senza stordire la mente con i suoni del loro corpo. Sono capaci in molti di scrivere, le parole sono di uso comune e se una penna a sfera non è negata (ma forse, nemmeno così si può pensare…) tutti possediamo i mezzi per far significare le parole. C’è un problema, però. Le parole non significano da sole e tantomeno automaticamente. Le si compone.
Jack Hirschman, il compositore di poesie con un impegno civile inaudito costatogli, di certo, molte parole che ha provveduto a scrivere ancora più in grande. Lui lascia che la vita accada, accettando da lei il tempo per viverla; al resto ci pensa lui dando modo alle azioni di accadere dentro la sua mente e non all'esterno del corpo.
Jack non ha nulla da dimostrare, che senso ha avere un abbigliamento impeccabile quando in certe parti del mondo l’acqua è negata, suonano da presa in giro all’intelligenza quelle unghie laccate quando da qualche altra parte i bambini si sparano addosso.
Non è da tutti capire e addirittura c’è chi non capisce affatto, questa questione è vecchia come il mondo, ma forse possiamo capire, se non per intelligenza, per paragoni. E nelle parole di Jack se ne trovano a secchiate.
È segno d’umiltà accorgersi di dare importanza a cose sbagliate o credute importanti; come cominciare, quindi, a capirci qualcosa in un mondo considerato tale solo nei giorni festivi? Usiamo il dolore, lasciamo che ci prenda, se deve accadere… bene, accada, poi la vita si dimostrerà per quello che davvero è: una pagina bianca in cui tutti dobbiamo scriverci sopra il nostro nome e, facendo attenzione alla calligrafia degli altri, accorgerci se stiamo solo rovinando lo spazio con scarabocchi insensati, o se invece scriviamo possibili soluzioni ai grovigli dell’esistenza.
Sono poche le cose che risultano essere più urgenti e vere dell’emotività dell’uomo, solo le conseguenze derivanti dal non rispettare questa “legge”; Jack questo lo sa benissimo e scrive:


“Posso creare qualunque cosa
quando mi immergo
in questo atto solitario

e con “creare” intendo
che posso restar seduto e lasciare
che qualunque cosa si sollevi si alzi e

cada dalle mie dita
alla pagina. Non si tratta di un trucco,
né si tratta di una disciplina. (…)”

estratto da “Questo atto solitario”
-Volevo che voi lo sapeste- Multimedia Edizioni

Non è necessario saper creare qualunque cosa, forse però, sarebbe necessario essere capaci di stare seduti e lasciare che il cervello abbia il sopravvento su inculcamenti vari ed eventuali, tenendoci ben stretta la forza della nostra individuale emotività.
Noi esseri umani siamo come le parole, non significhiamo da soli e automaticamente; ma significhiamo e funzioniamo molto bene se composti da noi stessi. Non ci è stato richiesto qualcosa che non abbiamo. Ora è necessario saper essere uomini.

Stefania Battistella

Un giorno

Un giorno smetterò di scrivere e dipingerò soltanto
smetterò di dipingere e canterò soltanto
smetterò di cantare e me ne starò seduto soltanto
smetterò di stare seduto e respirerò soltanto
smetterò di respirare e morirò soltanto
smetterò di morire e amerò soltanto
smetterò di amare e scriverò soltanto.

(1999)




Solstizio d’inverno
per Sandro Spinazzi

Entrai nella Banca
del Solstizio d’Inverno
e gridai Buon Compleanno,
Joseph Stalin.

Questa è una rapina.
Tutti a terra.
Oggi mi interessano
i guadagni, non la gente.

Era ora che cominciassimo a rapinare le banche.
Ci tengono tutti per le palle.
Spero che voi lì per terra ascoltiate.
Questa è la Rivoluzione.

(1999)


Qualcosa di fondamentale
per la sezione 87 dell’AFL-CIO

Qualcosa di fondamentale come la notte
in cui chi dorme è inconsapevole che i suoi incubi
vengono spazzati via così che i suoi sogni possono
indossare i loro abiti migliori,

in cui la polvere degli affari di ieri
viene ripulita dai quattro angoli dell’ufficio
e le macchine dormono con un occhio aperto.

Qualcosa di fondamentale come i giganteschi
baffi della scopa che spazzano
i marciapiedi dell’infanzia, le aule
e le biblioteche di modo che anche i vecchi libri si sentono
nuovi di zecca.

Qualcuno di fondamentale come un fusibile
nella cantina di un palazzo in cui è saltata l’elettricità,
uno che si assicura che l’acqua viene fuori dai rubinetti,
che mantiene il necessario ordine delle cose al massimo
livello di discreta invisibilità, come la semplicità stessa,
è spesso l’immigrato indigeno alla radice


di ciò che fa andare avanti tutta la baracca:
il custode umano, che non deve essere tagliato
come un libro buttato via dai folli tagliatori che colpiscono alle spalle
della gente, quel lui o lei che è il vero
capo dello stato delle cose
ancora forse umane.

(1996)

Link:

Altri poeti: "Acqua privata? No Grazie!" antologia in versi a cura di Marco Cinque

In questa antologia sono intervenuti autori come Fabio Barcellandi, Stefania Battistella, Alessandra Bava, Ferruccio Brugnaro, Giancarlo Cavallo, Marco Cinque, Beppe Costa, Javier Heraud, Jack Hirschman, Gabriel Impaglione, Maria Jatosti, Ivo Machado, Dario Santoro, John Claude Smith, Alessandro Spinazzi, Zingonia Zingone.

Intervallano le poesie scatti fotografici di Corrado Corradini, Marco Cinque, Geoff Ward, Bruna Di Pietrantonio, Giampaolo Santi, Antonio Ruiz.

I diritti d’autore sono destinati alla causa di Fernando Eros Caro, nativo d’America di ascendenza Yaqui, rinchiuso da quasi 30 anni nel braccio della morte californiano si San Quentin.





Lascio ora la parola ad alcuni dei poeti sopra citati:

Ferruccio Brugnaro

Rifiuto delle privatizzazioni

Non toccate l’acqua
non toccate
la sua luce.
Non vi basta
ciò che già
vi siete presi
con violenza.
Non vi soddisfano ancora
gli sfregi
mostruosi
brutali
inferti alla terra.
I popoli sono stanchi
delle vostre scorrerie
delle vostre barbarie
delle vostre infamie.
Tenete lontane le vostre
sozze mani
le infinite menzogne
dalle sorgenti
dai fiumi.
La notte è lunga e profonda
non si vede giorno.
Grande è
il vostro sporco insaziabile
egoismo
la vostra farneticante
volontà di dominio
di terrore.
La nostra sete d’amore
può esplodere
da un momento
all’altro.
Non mettete piede là
dove sgorga vita
non toccate le fonti
del sogno

Ott. 2010


Beppe Costa

Senza titolo

Privatizzate il mio corpo
fatto d’acqua
privatizzateci ancora
svendendoci per miseri rendiconti
d’una vita che non basta
non vi basta
al solito i soliti noti
vorrebbero toglierci dalla nostra viva carne
anche l’acqua
presto fors’anche l’aria

Così, come sono soliti
nei loro raduni intelligenti
come fossero eterni
tanti tropo assassini
guidano i passi dell’intero universo
come casa, come seconda casa
non ci bastasse il cielo

Così di stenti e d’acqua si muore
con quell’acqua che sembra proprio tanta
affogata a volte nel petrolio
tal altre del piscio dei bagnanti festosi
e incontenibili

Siamo fatti d’acqua eppure
abbiamo sete di così grande potere
perché non ci basti il cielo
perché non ci si compri il mare
perché non so più rispondere
a questi stupidi perché.


Gabriel Impaglione

Tutto

La nomino col tuo nome e nel nome tuo
mi consacro alla sua luce

Come potrei schiacciarla
con stivali per assassinare
con ruote d’ossido e vomito d’olio
di macchina da sterminio?

L’alzo nel palmo della mia mano l’offro
al figlio al compagno

Come potrei affondare nella sua spalla
il filo velenoso dello scolo
aprirle il cuore con un pugnale d’acido?

Posso vedere ancora l’ora costellata,
passare dalla mano della donna che amo
sotto l’arco trionfale del mattino,
portare alla sua bocca la mia bocca mentre
il mare lavora nella sua continua sinfonia

Come lapidare il cristallo dove lei annida
rompere la sua primavera
la sua migrazione di canto?

Lei balla nella finestra nuda e pura
pianoforte di metafore nella mezzanotte

Come circondarla di trappole, incarcerarla
mettere prezzo alla sua testa?

di mano in mano la vidi piena di vita
offrirsi generosa, celebrare la marcia.

Come attizzare la sete per consegnarla
prigioniera di guerra
merce?


John Claude Smith

Il Paradiso degli Scarafaggi

acqua, acqua ovunque
acqua, acqua ovunque?

a largo della costa di New Orleans
uomini di affari e speculatori
bevono martini e petrolio
vivono alla giornata per un portafoglio rigonfio
e non per i ricordi sporchi dei loro pronipoti
o le grida soffocate di gabbiano morenti su spiagge
annerite
perché il genere umano è degenere
mentre predatori di petrolieri e fornitori di gas sulla
costa ovest
corrompono le falde acquifere con un processo detto
“fracking”
& isoledi bottiglie di plastica scolpita, intasando
correnti a cinquanta miglia dall’indistinto Golden
Gate,
& la disastrosa decostruzione nucleare
ricostruisce l’aggrottato fronte marino giapponese
in un decadente sorriso sdentato,
la tetta rigonfia di Madre Natura sputa macchie
d’inchiostro per nutrirci
& la lenta morte è la nostra ricompensa
perché il genere umano è degenere
conscio dei crimini a portata di mano,
punte dell’iceberg del cappello da somaro
coronato di stupidità ed avidità che divora l’animo
che si annida sottecchi in un angolo
masturbandosi, lubrificandosi con il nostro sangue
alla ruota dell’ignoranza, con la negligenza a cavallo
di un fucile
& la tutela ambientale e i fugaci istinti di
sopravvivenza
che si agitano nello specchietto retrovisore
mentre la nostra meta finale si fa più distinta
il sole tramonta nell’anima vuota di un oceano morto,
ci attende una vacanza perenne, l’Estinzione decretata
perché il genere umano è degenere
& l’acqua che è il nostro sangue vitale
è la discarica della nostra follia imperante:
vita della razza dominante su questo pianeta
innalzo il bicchiere agli scarafaggi
per brindare alloro imminente dominio
sulla polvere & al futuro di morte
del genere umano tutto d’un fiato

acqua, acqua ovunque?
niente più acqua
sparisce
sparisce
è andata


Libro ordinabile al seguente link: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=655904

“Into the wild world, quelli che cercano” al Teatro dell’Angelo, Roma

Lo chiedevamo, in molti, dopo aver visto, alcuni più volte "Into The Wild World" che l’aspettavamo in teatro, uno spazio naturale più d’una biblioteca o una tenda (con luce che si assenta) durante l’estate romana all’isola Tiberina, e così accade fra pochi giorni: domenica 4 dicembre al Teatro dell’Angelo a Roma.Riporto un breve articolo scritto dopo aver visto la prima volta (ce n’è stata una seconda) lo spettacolo alla Biblioteca Cornelia di Roma.

Ognuno di noi, ma naturalmente coloro che qualche domanda ancora se la pongono, sogna di viaggiare.
In mancanza di mezzi, ma anche possedendoli, quello più idoneo che da secoli si tramanda è il libro, seguito, ma non sempre, dagli inizi del novecento dal film.
È appunto, partendo dai libri e dall'Odissea di Omero che Riccardo Mei (complice Roberto Pardini) compone il suo e nostro viaggio, in uno spettacolo che definire multimediale (oggi, almeno, abituati a definire multimediale quattro immagini insignificanti che scorrono su un telo) è limitativo.
Qui, ben altro!
Per chi poi ha buona memoria, legge e ricorda la bellezza degli anni '60, ricchi di entusiasmi, di invenzioni musicali, di film, di “rivoluzioni” e mutamenti della società, non poteva non commuoversi, battendo le mani a tempo e cantando perfino alle note e parole di Cat Stevens, (facile, per Riccardo Mei, interpretarle) altro elemento fondante dello spettacolo - anche questo termine è limitativo.

All'inizio fu il mare e il vento e qui Sergio Vecia con un filmato eccellente che si sviluppa per tutta la durata, contribuisce non poco alla narrazione di "Into The Wild World": terrà conto delle musiche, delle parole e spiegazioni dell'autore/attore/cantante Riccardo Mei.
Quegli scenari immaginati e/o immaginari che spesso stanno nella nostra mente, quelle lune che seguono un percorso inammissibile eppure così presente in letteratura oltreché nei nostri sogni, prendono vita e riempiono il nostro sguardo col contributo dei musicisti, primo fra tutti nel dirigerli, Roberto Pardini alla chitarra, il figlio Igor con ukulele e chitarra, la giovanissima ma assolutamente notevole (i suoi contributi con l'archetto sono esemplari) contrabbassista Joy Grifoni e Aurelio Rizzuti alla batteria e percussioni.
La musica, le immagini, le canzoni gli interventi al flauto, all'armonica di Riccardo Mei, appassionato narratore del viaggio non sono facilmente narrabili; fors'anche per me ancora più difficile, tanta la commozione che ha preso tutto il mio corpo (non solo lo spirito) per quanto accennato prima.
Se si considera che siamo poi, finalmente, in un bellissimo teatro come il Teatro Dell’Angelo di Roma, dove tutto avviene dal vivo, senza trucchi, certamente si riconoscerà, nella perfetta sincronizzazione di tutti gli elementi, la vera e grande riuscita di quello che più che spettacolo è, appunto, un viaggio, un film, un concerto, dove tutto si amalgama.

Dentro e intorno all'uomo è questa avventura che i sei protagonisti, ciascuno col proprio compito, narrano e non è altro che la ricerca di ciò che ogni giorno vorremmo fare, vorremmo essere, vorremmo comunicare agli altri.
Quegli altri che a volte ci appaiono diversi, (ma siamo sempre noi, noi stessi?) che vediamo correre, affannarsi verso tutto ciò che è esteriore e (dati i risultati raggiunti in questi anni bui) inutile. Sembra che venga coperto da una nube nera ogni passione verso il bello: avvenimenti che accadono nel nostro paese (e non solo) sembrano disinteressare completamente l’interiorità dell’essere umano che, da qualche parte, deve pur esserci, ben nascosta, ma c’è.
Il lungo applauso e la sosta di ore dopo "Into The Wild World" sono stati la dimostrazione che nessuno dei presenti aveva voglia di andarsene.
Un desiderio di comunicare con chi aveva sviscerato in poco più di 90 minuti ciò che da sempre, noi e con noi, ritengo ogni essere decentemente umano, desidera sapere, conoscere ma, soprattutto, vivere.

Una speranza e un augurio affinché "Into The Wild World" possano vederlo soprattutto i ragazzi, cui molte vicende, film, canzoni, notizie, storia vengono nascoste. Una “censura” che neppure negli anni più bui del fascismo riusciva coprire in maniera così totale.

E se il Teatro Dell’Angelo di Roma porta il pubblico ad uscir di casa e rinunciare allo stupidario televisivo, certamente lodevole

Beppe Costa
(foto Marco Pasqua)

Ricordiamoci quindi:

domenica 4 dicembre 2011
“INTO THE WILD WORLD, quelli che cercano”
ore 21:00 Teatro Dell’Angelo (Roma)


"Acqua privata? No Grazie!" antologia in versi a cura di Marco Cinque

Non è propriamente un “best seller” o “evergreen”, ma purtroppo questo è un argomento che tiene banco anche quando non viene menzionato direttamente:

“Acqua privata? No grazie!”

Questo, dunque, il titolo dell’antologia a cura di Marco Cinque, che raccoglie poesie e fotografie di autori nazionali e internazionali, contro la privatizzazione dell’acqua e in difesa di un bene primario; una specie di dialogo usando linguaggi artistici, un confronto, quasi a voler sbattere sotto gli occhi del lettore quelle verità che tutti sappiamo, ma evitiamo, con molta maestria, di affrontare. È stato chiesto agli autori che hanno aderito all’antologia, di mettere insieme poesie e scatti che facciano riflettere sul tema, che richiama il titolo, “acqua privata”.

Il risultato è stato senza dubbio sconvolgente, sicuramente perché a causa della diversa sensibilità di ogni artista, i partecipanti hanno deposto la propria tessera (ahimè, tagliente…) così da far diventare questo mosaico sempre più nitido anche se muto, agli occhi di chi riesce a guardare senza distogliere lo sguardo; non da ultimo, però, perché l’acqua è davvero una necessità e non può assolutamente diventare privata, sarebbe un disordine di priorità troppo esagerato da sopportare.

In questa antologia sono intervenuti autori come Fabio Barcellandi, Stefania Battistella, Alessandra Bava, Ferruccio Brugnaro, Giancarlo Cavallo, Marco Cinque, Beppe Costa, Javier Heraud, Jack Hirschman, Gabriel Impaglione, Maria Jatosti, Ivo Machado, Dario Santoro, John Claude Smith, Alessandro Spinazzi, Zingonia Zingone.

Intervallano le poesie scatti fotografici di Corrado Corradini, Marco Cinque, Geoff Ward, Bruna Di Pietrantonio, Giampaolo Santi, Antonio Ruiz.

Lascio ora la parola ad alcuni dei poeti sopra citati:

Stefania Battistella

FABIO BARCELLANDI

Come acqua III

l’odio non ha odore
eppure io lo respiro
il sangue che gronda
e mi toglie il fiato

l’odio non ha colore
eppure io lo vedo
il sangue che gronda
e mi priva della vista

l’odio non fa rumore
eppure io lo sento
il sangue che gronda
e mi sento sordo

l’odio non ha sapore
eppure io lo assaporo
il sangue che gronda
e mi affama

l’odio non ha forma
eppure io lo percepisco
il sangue che gronda
e fa di me una salma

l’odio
come acqua
è inodore
è incolore
è indifferente
è insapore
è informe
è
…
vita finché nel suo alveo
corre
altrimenti
è morte
se fuori da te
scorre


ALESSANDRA BAVA

Sete

Di chi è l’acqua
che zampilla dalla
fontana sulla
piazzetta romana?

È nostra.
È tua. È mia, ma non la loro.

Di chi è l’acqua
che sgorga dai
rubinetti di
questa casa?

È tua.
È mia. È nostra, ma non la loro.

Di chi è l’acqua
che scivola lenta
da questi occhi
stanchi?

È mia.
È tua. È nostra, ma non la loro.

Ho sete.

Ma, come te
e al contrario di loro,
non di denaro.

Ho sete.

Di un mondo migliore
dove nessuno si arroghi
il diritto di possedere
l’acqua altrui.

Ho sete.

Pertanto,
fareste bene ad ascoltarmi.
Questa acqua è la nostra acqua.
Giù le mani!


MARCO CINQUE

Il prezzo dell’acqua

acqua
molto più
ancor prima di prima
un diritto ancestrale infangato

acqua
di popoli ultimi
ultimi in tutto meno
che nell’essere ancora umani

acqua
di vampiri planetari assetati
che privatizzano la sete altrui
dai loro vertici, dai telegiornali
dalle loro limousine che
sbandano passando sui corpi
dei loro stessi figli quotato in borsa

e sanciscono il possesso dei bisogni
brevettando diritti primari
dal cuore ribelle di città blindate

e mettono un’etichetta, un prezzo
su tutto, e toccherà pure all’aria
se non possiamo bere non potremo
respirare senza il loro consenso

acqua
è una quota insostenibile
debito malefico della stupidità
di moderni Sansone che stavolta
hanno colonne liquide tra le mani

sarà il supremo supplizio
di ogni forma di sacra esistenza
una pena di morte inflitta alla ragione
condanna globale sul patibolo dei profitti

e sarai bendata, acqua
davanti a plotoni d’esecuzione
di governi corrotti e corruttori

loro ti vogliono uccidere
e ucciderci, lo dobbiamo impedire
in ogni modo, costi pure quel poco
di sensato che resta di noi

non possiamo venderti
non possiamo comprarti
sei il sangue limpido di nostra madre
il seme celeste di nostro padre

acqua, che ti vorrei libera
persino dal bicchiere, qui
sulle mie labbra che ormai
faticano persino a pronunciarti

acqua.


GIANCARLO CAVALLO

Angelo Srl

Ruberai la mia sete
e le mie labbra
e con le mie lacrime
adornerai la tua gola
conoscerai le segrete
vie dell’acqua
nel tuo volo notturno
tra terrore e fango
ti nutrirai del sangue
del monte dei pegni
nei tuoi occhi magnetici
trappole e trucchi magici
per circuire gli stupidi
ammirerai le tue
ali abbaglianti riflesse
nei palazzi di vetro delle Borse
mentre i profitti volano

Ma tu vorrai di più:
l’aria che respiriamo
il sole che ci scalda
i sospiri degli innamorati
le molteplici caleidoscopiche
facce della paura

Miseramente precipiterai
nello strapiombo del tuo
stesso abisso
quando milioni di voci
all’unisono pronunceranno
la formula magica
vade retro, vade retro Satana!

Berlino-Salerno, 15-10.09.2010


JACK HIRSCHMAN

Oil Water

Acqua oleosa, un torrente d’oro
che ha ucciso lavoratori, animali.
Attraversa la frontiera. Scava un Buco.
Arizona, perché hai così freddo?

Lacrime negli occhi della gente di Detroit:
l’unica acqua non privatizzata.
Cittadino di Motown Louis Joe:
è tutto al contrario, non lo sapevi?

In 35mila ne sono deprivati, si
rifiutano di mandare le loro figlie
a prostituirsi per due penny, ed urlano:
Auqca, Auqca al contrario

Gridano: Acqua! L’acqua un giorno
affonderà questo sistema nauseante sistema di bocche
menzognere riempite di denaro, le nostre pinze
entreranno nei loro musi, strapperanno tutti

i denti marci dalle loro bocche,
poi le sistemeranno su tubi
dove il torrente di quella brodaglia di
profitti sarà infine tappato,

e i ladri delle compagnie, i saccheggiatori
assoluti di ciò che è decente nella vita
gozzoviglieranno fino ad annegare,
e tutti a Detroit, New Orleans

e anche a Cleveland alzerannoi calici
pieni di semplice acca-due-o, e brinderanno
e canteranno, poiché nessun lavello o vasca
ne sarà sprovvista, La Canzone dell’Acqua:

Agua! Acqua! Eau! Wasser! Voda!
Hallelujah, la Natura è di nuovo naturale!


Per acquisti:
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=655904