A proposito della 41° edizione del Festival Internazionale città di Ostia -di Beppe Costa-


Com’era prevedibile (sta davvero diventando una vita noiosa, per chi, come me, prevede troppo spesso ciò che accade), del Premio Internazionale città di Ostia, si è parlato e scritto, unicamente perché fra i premiati c’era un artista non gradito a chi di arte non sa nulla. D’altro canto da tempo di arte nel nostro paese non si sa quasi nulla (bisogna chiederlo forse ai giapponesi che in file silenziose affollano mostre e musei).
I mass media, o minimi, hanno avuto occasione di parlarne (per 60 secondi nel TG1 di notte fonda e alla fine, citando Cecchini, d’Eusanio e Cucuzza). Con tutto il mio dovuto rispetto per loro, quando mai la RAI non si occupa che di se stessa?
Sono lontani i tempi quando era possibile vedere e ascoltare non solo Claudio Villa ma anche Luigi Tenco, un chitarrista come Alirio Diaz e il più straordinario dei cantautori Enzo Jannacci.
Erano tempi di una sola rete, d’un solo canale ma dov’era possibile imparare qualcosa.

Premio al regista Claudio Fragasso
Così che gli sforzi durati 50 anni del presidente dell’associazione Anco Marzio, Tonino Colloca (in questo caso) ricevono qualche riga di giornale e quei 60 secondi di TG limitati ad un evento che ha visto premiato“anche” uno dei più attenti registi alle cose italiane Claudio Fragasso, un giovanissimo imprenditore come Leonardo Del Grosso, le attrici Manuela Morabito, Barbara Lay, Mirko Polisano col solito libro scomodo che ci riporta alle situazioni (ormai ignorate pressoché da tutti dell’Afganistan) ed altri, tanti altri, per non parlar di me.

Qualcuno poi, senza esserci stato, naturalmente, e senza avere neanche letto, accusa i premiati di essere fascisti e\o mafiosi e, questi qualcuno leggo sono o sarebbero del partito che fa capo a Vendola, uno dei più colti ed educati fra i nostri politici.
Certo la cultura non si divide più in destra e sinistra, anzi non si divide più per niente: va scovata negli angoli sperduti della terra.
Così come negli anni scorsi, malgrado si siano premiati poeti come Franco Loi, Giovanna Mulas, attori come Vittorio Gassman o Ubaldo Lay e Arnoldo Foà, ha fatto parlare ancora una volta di un certo Licio Gelli (per la poesia scritta, non per la vita condotta) ma non ha fatto parlare neanche per Bertinotti (anche lui, come “i soliti noti” sanno, di destra.)
Il fatto è che chiunque faccia qualcosa fuori dai percorsi è messo all’indice (per non parlar di me) lo scorso anno il festival di Sassari – Ottobre in Poesia – s’è arricchito di qualche giornale in più, grazie al fatto che uno dei poeti ospiti (io) arrivando era stato coinvolto in un incidente spettacolare. Quindi la notizia c’era ed io esistevo (finalmente).
Tonino Colloca col dott. Domenico Mazzullo
Ora la grande parte delle manifestazioni culturali, quali la sagra della salsiccia, la corsa delle biciclette, la mostra del carciofo, in bocca ricevono prebende e contributi, mentre la Poesia (di cui molti si fregiano e succulenti si sfregano le mani) in genere quando la si propone, viene surclassata da altre presenze: ricordo la più fotografata al Premio Latina: una bella donna con scoperte cosce in prima fila è stata fra le più fotografate, mentre non mi ritrovo neanche una foto di Dario Bellezza o di Ruggero Orlando.

Scribacchini e pennivendoli al solito sono pronti a soffocare e annegare la qualità e allora con tracotanza ci narrano della loro ignoranza, ben consci di conoscere ciò che loro stessi (televisione e giornali) propongono da 30 anni.
Così è che la cultura la insegna Marzullo (gli altri che lo seguono marzullando festosamente) e se almeno signorilmente c’erano anche Cucuzza e la d’Eusanio sappino lor signori, scorrendone le biografie che di destra costoro non sono, per non dire del citato Fragasso e che se di atteggiamento mafioso si tratta (attenzione all’uso del termine generante querela e grosso risarcimento!) è certamente l’uso che ne fanno costoro dei loro blog o giornali che siano.
A noi resta la certezza che abbiamo visto oltre 500 persone educate e attente e una breve contestazione (liberamente espressasi) in una serata al Cineland di Ostia che mi ha visto premiato, ebbene sì, ma soprattutto per la presenza di tanti amici e persone perbene che ho sentito calorosamente attorno.
Poiché non sono pagato da nessuno e nessuno mai ha potuto mettermi bavagli, non avendo alcun lavoro sotto padrone (rifiutato sin dall’infanzia) posso esprimermi con la certezza di non peccare né di presunzione, né di atteggiamenti che non siano umili e corretti davanti a chi svolge un lavoro, fra tante difficoltà, nel mondo di quella Cultura così difficile da imporsi, in un paese che legge e quel poco che legge forse lo fa male, da un po’ di tempo.



Premio Internazionale Città di Ostia 41° di Maddalena Saitta


Sembrava un sogno, di quelli che ti emozionano ancor prima di sognarli…

La zucca fatata si è presentata con un nome fin troppo moderno - Milano 51- e i primi compagni di viaggio dolcissimi e delicati come la bellissima Alessandra Celletti ed il meraviglioso Alberto.
In perfetto orario saluti con gioia e grandi sorrisi, fino ad arrivare alla sala 11 di Cineland dove si sarebbe svolta la serata.
L’ampio tendaggio si è aperto sulla sala riempita di persone venute ad assistere al Premio Internazionale città di Ostia, arrivato alla quarantunesima edizione.
Che emozione conoscere l’artefice della manifestazione Tonino Colloca e abbracciarlo sotto il palcoscenico colorato di fiori!

Alda d'Eusanio con Monica Picca
Antonello Piscolla e Tonino Colloca
L’atmosfera è stata da subito tranquilla, non si sentiva parlottare nessuno:educazione e dignità hanno contribuito a rendere tutto fantastico.
Una graditissima sorpresa è stata la madrina d’eccezione, Alda d’Eusanio, che ha saputo donare bellezza, intelligenza e affetto. Ecco, è stato un susseguirsi ininterrotto di racconti, esperienze, musiche, danze che avevano una grande parola in comune: Speranza! ma anche Azione, Condivisione, Amore che, tutte insieme, restituiscono la voglia di esserci e partecipare ognuno come puo’ e sa.

Sembrava di essere, finalmente, nel mondo che desideriamo avere e, non solo, ricordare che esiste e vuole soltanto essere riconosciuto e vissuto con umiltà, pazienza e bellezza.
I riconoscimenti si sono susseguiti con un ordine perfetto, quasi una danza estatica che non stancava mai, soprattutto quando sono stati premiati, per la  Letteratura,  il giornalista Michele Cucuzza che mi ha incantato con la sua voce calda nella serietà che accompagnava il racconto di una bella esperienza vissuta, raccontata nel libro “Il male curabile”, scritto sulla storia delle ricerche del medico italiano Mauro Ferrari che, trasferitosi in America, lavora per dare speranza a chi è afflitto dal male del secolo, e Mirko Polisano con gli interessanti reportage ed il video sulle sue “Storie Lontane” che ci ha trasportato, con immagini eloquenti, in un mondo che non è lontano solo geograficamente, ma sconosciuto, così come rimangono sconosciute molte notizie che non rallegrano bensì impongono serie riflessioni sul nostro sbandierato desiderio di aiutare il prossimo che si riduce ad uno svogliato apprendere meccanicamente dalle uniche fonti di informazione, rimanendo comodamente avvolti nella illusoria tranquillità della nostra casa.
Beppe Costa con Tonino Colloca
Lo avrei abbracciato anche per la sua semplicità, il suo essere uno di noi, uno che però si muove e porta con sé le storie di mondi lontani.
Non meno importante è stata la premiazione al Teatro Stabile di Ostia Antica, che ha visto presenti il direttore artistico Corrado Croce assieme a tutta la compagnia teatrale; un riconoscimento all’arte del teatro, alla volontà di farlo vivere perché possa continuare ad emozionare sempre più gli occhi di chi si accomoda in platea, questa volontà l’ha espressa lo stesso Corrado leggendo “Ponte mollo” di Checco Durante.
E ancora le scuole capaci qualche volta di sostituire o almeno integrare l’assenza di genitori sempre in corsa  e mai a cogliere l’attimo fuggente: l’Istituto Toscanelli, il Liceo Antonio Labriola e il Liceo Scientifico Democrito con una nutrita rappresentanza di insegnanti. Idea certo unica unire alle eccellenze chi lavora spesso con pochissime gratificazioni.

Viene da riflettere su quanto siamo incapaci di aprire gli occhi e ascoltare davvero tutti i mormorii vicini e lontani che, anche il nostro udito, si rifiuta di far entrare.
Era presente l’Associazione culturale ricreativa dei sordi di Acilia che, grazie all’aiuto di una traduttrice, ha potuto seguire tutte le parole, le poesie ed i canti; forse molti di noi sono più sordi di loro e non se ne rendono nemmeno conto!

Qualche dissenso si è manifestato al premio per l’arte contemporanea a Graziano Cecchini, rientrato poco dopo grazie alla signorilità dell’ “ambasciatore culturale” Tonino Colloca che da anni promuove questa iniziativa che riconosce il merito e non la notorietà!

Altro momento della premiazione
Commozione di fronte a eventi conosciuti da pochi, emozione e occhi che non riuscivano a trattenere le lacrime che si affacciavano.
Non so dire di più, non so dire meglio.
È stata una esperienza magnifica dovuta soprattutto all’ideatore che merita non soltanto applausi, targhe o medaglie ma tutta la nostra ammirazione, il nostro calore, amicizia e rispetto.

Sono stata fortunata ad essere presente, a provare i sentimenti, con il cuore che sembrava allargarsi ancora di più per fare entrare bellezza, magia e grande Arte, quella con la A maiuscola.

Posso soltanto ringraziare tutti i protagonisti del Festival sapendo che non basta, posso abbracciare il cuore, e nemmeno questo basta. Posso amare la vita, la bellezza ed il futuro: forse questo basta.

Di Beppe Costa, premio alla carriera, non posso dire altro essendo amici da anni e trovandomi ospite in questo suo spazio.


Maddalena Saitta




Premio organizzato dall'Associazione Culturale "Anco Marzio"

Liste libri scolastici, Pellicanolibri




Perché aspettare sempre l'ultimo momento?

Come molti clienti già sanno, a partire dai primi giorni di luglio già sono presenti in libreria la gran parte dei volumi scolastici.
Via Gattico, 3- 00166 Roma (Casalotti) tel. 0661563181
pellicanolibri@libero.it

Al rientro dalle meritate vacanze, inevitabili sono le corse in libreria per la riapertura delle scuole. Per evitare inutili ansie ed errori, potete anche scriverci e noi, nei limiti del possibile, vi daremo tutte le informazioni necessarie.



Le case editrici dei libri scolastici provvedono a stampare un tot di copie prima del mese di agosto. Dopodiché chiudono per tutto il periodo di agosto e, molto spesso, riaprono quasi in concomitanza dell’apertura delle scuole. Ecco perché consigliamo di prenotare o acquistare (per chi già ha la lista o quantomeno deve provvedere per i volumi del proseguo) i libri scolastici prima del mese di agosto, sia per evitare la fila in libreria, sia per evitare di attendere i libri a lungo, aspettando le ristampe delle case editrici che vengono effettuate una volta raggiunto un certo volume d’ordine.


L'Ucraina, Euro2012 e il Movimento Femen

 Ieri in Ucraina, a Kiev, mentre 11 italiani sfidavano 11 inglesi, nuovamente la stampa ha obliato l'ennesimo avvenimento politico in un paese dove la democrazia è sempre più qualcosa di invisibile. Alcune attiviste del Movimento Femminista Femen sono state pestate e arrestate fuori dallo stadio per aver protestato contro la prostituzione e contro gli Europei di Calcio. Proprio a riguardo voglio pubblicare un testo estratto dai CANTI DI CONFINE, scritto alcuni giorni fa, con la speranza che nel suo piccolo possa far girare alcune notizie sulla reale situazione ucraina. Il testo è aperto da due citazioni.

 
CANTO XV (del movimento Femen)

Mie giovani colombe, per chi vivete a questo mondo?
Siete cresciute servendo le altre.
È servendo che vedrete le vostre trecce ingrigire.
È servendo, sorelle mie, che morirete.”

“Abbiamo riportato il corpo femminile sui media tradizionali,
prima era riservato solo a giornali erotici o cinema porno.
Ora parlano di noi, e abbiamo fatto vedere al mondo
che l’Ucraina non può essere il bordello dell’Europa”
(Sasha Chevtchenko)

Europa Europa Europa Europa Europa!
Le mie parole voglion ricordare
la giovane donna col braccio teso
statuarsi a comporre cenno romano
a seno nudo, svastica sul petto
gli stivali neri da neo-guerriera
capelli corti, biondo d'Ucraina
baffetti da Furher sul palco d'Hamburg
- Freie unt Hansestadt Hamburg
in genere indossa solo gli slip
talvolta un mantello a coprir le spalle
sul ventre porta scritte di protesta
sui palmi i tagli del filo spinato
negli occhi rabbia d'un popolo oppresso.
Europa Europa Europa Europa Europa!
Le mie parole voglio ricordare
un'altra donna vista a seno nudo
che ha tatuata questa frase: “il mio corpo
è un'arma, un'arma molto potente”
lei, Sasha Chevtchenko che sollecita
i giovani ormai perduti nel fumo
nell'alcol, ad evitar la deriva
che mostra i seni come fossero armi
che guida lotte alla prostituzione
e si batte convinta contro il declino
di questa avvilente democrazia
tacchi a spillo e gambe sempre a mostrarsi
per dire l'osceno scempio dei capi
Vladimir Putin, Berlusconi e Strauss-Kahn
Europa Europa Europa Europa Europa!
Le mie parole voglion ricordare
Parigi, Davos, Minsk, Mosca e poi Kiev
nei primi ritrovi al Cafè Cupido
dentro la bottega di Oksana Chatchko
le macchie di vernice e le proteste
cartoni dipinti, guanti da boxe
lottatrice, nel cuore Marx ed Engels.
Europa Europa Europa Europa Europa!
Le mie parole voglion ricordare
tutti i seni al vento davanti ai fiori
i fiori dei Campionati Europei
il tentar furto della sacra coppa
maschera ipocrita degli assassini
a partire dai pozzi di Gorlovka
riempiti di cani narcotizzati
o i cuccioli avvelenati di Kiev
fino ai loschi cecchini di Brovary:
per ogni bestia un suo proiettile.
Europa Europa Europa Europa Europa!
Le mie parole voglion ricordare
quelle ragazze a meno venticinque
che sotto la guida di una Anna Hutsol
con la scritta “pidocchi puzzolenti”
paragonare il delegato Miller
all'SS della notte dei coltelli
all'atto di nascita Heindrich Muller
sotto il segno della Gazprom di Mosca.
Europa Europa Europa Europa Europa!
Le mie parole voglion ricordare
lei, Oksana Makar, morta per stupro
dopo essere stata data alle fiamme
e ricordar che tutti gli aggressori
alla fine son stati rilasciati
da bande di corrotti poliziotti
perché scoperti “di buona famiglia”.
Europa Europa Europa Europa Europa!
Le mie parole voglion ricordare
lei, l'arancione Yulia Tymoshenko
trascinata di forza in ospedale
a tutti gli effetti bocca cucita
dover subir l'accusa di omicidio.
Europa Europa Europa Europa Europa!
E allor mi domando caro Shevchenko
all'ombra dei soldi che ti guadagni:
perché ti limiti a esultare in campo?”
Poco ci vuole a calarsi le brache
e mostrare il culo al mondo padrone!


41° Premio Internazionale Città di Ostia


-Premio alla Carriera a Beppe Costa-

Roma, 16 giugno - Il 30 giugno è il giorno del Premio Internazionale Città di Ostia che quest’anno si tiene nella sala 11 di Cineland.
Questa mattina, conferenza stampa di presentazione che raggiunge quota 41 edizioni.
Una longevità che indica l’apprezzamento nei confronti di una iniziativa culturale a grande respiro, la prima del genere sul territorio e nei confronti del suo ideatore: Tonino Colloca.
Tonino Colloca durante la conferenza stampa
L’incontro con la stampa presieduto da Antonello Piscolla, si è tenuto nell’Aula consiliare Massimo Di Somma alla presenza del presidente Giacomo Vizzani, di numerose rappresentanze istituzionali.
Eccezionale madrina, Alda D’Eusanio per una serata ad invito all’insegna del tutto esaurito (oltre 500 persone) e che, come ha avuto modo di affermare proprio Tonino Colloca "superato il giro di boa dei 40 anni" vuol dire un riconoscimento al Premio, ormai nel tessuto del Lido di Ostia.
Un riconoscimento - ha affermato ancora Colloca – con il quale abbiamo voluto premiare la meritocrazia, al di là del nome più o meno conosciuto, al di là delle mode e della notorietà.
Perché ci sono persone che vivono nel silenzio ma che contribuiscono a tenere elevata la cultura.
Compito principale di questo Premio, è proprio quello di cercare le eccellenze e non soltanto del territorio.
Alla conferenza stampa ha portato il suo personale saluto il presidente Giacomo Vizzani che si è soffermato proprio sulla prerogativa della manifestazione "quella di andare a trovare situazioni di nicchia e quindi di portare alla ribalta ambiti altrimenti sconosciuti".
Il vice presidente Renzo Pallotta, nel ringraziare Tonino Colloca per il suo lavoro ha dichiarato che "se ogni singolo cittadino facesse un centesimo di quello che fa l’Associazione Anco Marzio, il contributo culturale sarebbe più elevato. Colloca - ha detto ancora Pallotta - è da considerare un ambasciatore culturale del nostro territorio".
E, per citare solo alcuni dei premiati di questa edizione 2012, il premio alla carriera va a Beppe Costa.

Foto: Marco Pasqua
Nutrito il gruppo dei riconoscimenti per il settore cinema: il regista Claudio Fragasso, l’attore Gianfranco Gallo, le attrici Manuela Morabito e Barbara Lay.
Per il teatro, premiati due ambiti territoriali: il Fara Nume e lo Stabile di Ostia Antica, rappresentati rispettivamente dai direttori artistici, Andrea Serafini e Corrado Croce.
Per la Tv, il premio andrà a Veronica Maya.
Per la letteratura a Rossella Drudi, al giornalista Michele Cucuzza e a Mirko Polisano che con i suoi reportage (video e libri) ha saputo portare le sue "Storie Lontane", più vicine, più note e comprensibili. Premiati anche tre Istituti scolastici: Toscanelli, Labriola e Democrito. Claudia Dominaci riceverà il premio per il settore musica, per la giustizia, Massimo Moriconi, presidente del tribunale di Ostia.
Per l’industria, Leonardo Del Grosso, per il sociale, l’associazione culturale ricreativa dei sordi di Acilia. Un premio all’arte contemporanea con Graziano Cecchini.
Per lo sport, premio a Old Stars Ostia, Podistica Ostia e Ostia Antica Athletae, e per la vela all’associazione Vela Pettirosso Sail.
Da parte del delegato alla cultura Salvatore Colloca, il ringraziamento "a quanti nel corso di questi 41 anni, sono stati vicini alla manifestazione, a quanti con il loro affetto hanno permesso il prosieguo del cammino di questo importante riconoscimento".
Un pensiero condiviso dal presidente della commissione cultura, Monica Picca che ha ringraziato Tonino Colloca “per l’opera culturale e divulgativa e per il rinnovamento che ha saputo di volta in volta dare all’iniziativa”.



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Beppe Costa sceglie: Olga Campofreda in "Caffè Trieste"

La gran parte dei viaggi che l’uomo riesce a fare avvengono all’interno di sé, spesso con l’ausilio dei libri.
Jack Hirschman e Olga Campofreda
I grandi racconti per secoli ci hanno trasportato in luoghi irraggiungibili, via via nel tempo quegli stessi luoghi sono diventati sempre più vicini e i viaggi sempre più facili, mentre, inversamente, i viaggi all’interno di sé divenivano più complessi tanto che ai tempi d’oggi è diventato necessario l’ausilio di altri, psicologo in testa.

Così m’è accaduto in questi giorni che il tempo d’invalidità concede, di compiere due viaggi per gli stessi luoghi, uomini e abbracci.
Un caso raro che il destino ha voluto (o preteso) ch’io ritornassi a quelle memorie sbiadite di un giovane che cercava un modo di esprimere le proprie incapacità su tutto. La poesia.
Il 7 giugno leggo in una sola notte il libro di Olga Campofreda, incontrata all’ultimo reading di Jack Hirschman e le sue brigate rivoluzionarie italiane, a Roma.
Caffè Trieste. Ma, appunto il caso, la sera dopo su Rai 24 Sole 24 ore, lo stesso viaggio, stessi personaggi, dove manca solo Jack.
Ferlinghetti è il protagonista e il suo luogo magico universalmente riconosciuto, la libreria da lui fondata: City Lights (titolo preso dal film di Chaplin)
Mancava anche Fernanda Pivano, mio primo contatto (e amica) con molti autori amati e certamente di quella Sicilia degli anni 60 dove Jack e Lawrence avevano contatti con Nat Scammacca e alcuni poeti del sindacato scrittori di cui facevo parte.
Così ci raccontammo con Jack nel corso dell’ultimo Festival Ottobre in poesia di Sassari.
è stato come precipitare all’indietro, ricordare Amelia Rosselli e Gregory Corso, l’amico sindaco Enzo Grasso che col Premio Akesineide a Castiglione di Sicilia cercò col mio aiuto e quello di Dario Bellezza di riunirci tutti: da Fernanda Pivano a Gregory (del quale narrerò a parte) fino a Josif Brodskij, prima che altri li premiassero.
Bella la trasmissione che vorrei avere registrata ma nel luogo dov’ero non avrei potuto e poi, come scrivevo è stato un caso.
Copertina di "Caffè Trieste"
Lawrence Ferlinghetti
Ma rimane il libro di Olga, Caffè Triste, la sua voglia così tanto simile alla mia, ma in tempi così diversi e in situazioni dove certo il suo impegno, coraggio, fors’anche amici e genitori hanno reso più facile, mentre io nel tempo, mi sono dovuto contentare che venissero qui a Roma o in Sicilia, dove potevo. L’economia, la mia vita priva di mezzi forse mi hanno dato molto più di quanto meritassi.
Non desidero certo raccontare il viaggio di Olga, semmai accennare della delicatezza del suo libro, senza enfasi, curato, fino all’ultima pagina, ben documentato dove, certamente, ciò che mi ha colpito diventa l’abbraccio di Agneta Falk (Aggie) la moglie di Hirschman.
Di quelli, non solo il suo che restano, della differenza fra il nostro baciare, sfiorando appena le guance, desta e sinistra, di quegli abbracci che sentirai per sempre sul corpo.
Questo m’è accaduto, esattamente questo: a Casa delle Poesia di Sergio Iagulli e Raffaella Marzano a Baronissi.
Jack che scende a gambe larghe la scala, monumentale seguito da Agneta con i più bei sorrisi mai visti, impressi nella memoria e quelle lunghe mani che hanno continuato a stringersi per diversi minuti.
Così ho stretto il libro di Olga fra le mani per tutti questi giorni. Senza fronzoli o inganni, come spesso i poeti fanno. Così ho rivisto in sequenza vecchi film su San Francisco le sue strade e palazzi simili alle nostre.
Vorrei che molti lo leggessero e andassero a riscoprire Allen Ginsberg e il suo “Urlo”, riscoprissero come la poesia della Beat Generation si diffuse in tutto il mondo e come tantissimi giovani trovarono nella lettura qualcosa che li ‘armasse’ contro l’imperialismo e il potere che, qualche volta, può persino vincere. Così la poesia è stata una forza travolgente tanto da vincere la censura (Urlo provocò un processo contro Ginsberg e Ferlinghetti suo editore), e mise in atto un movimento rivoluzionario contro la guerra imperialista americana.

Oggi può accedere la stessa cosa? Potrebbe.
Penso sì e no in contemporanea. Perché ci sono più mezzi di diffusione ma anche la quasi totale occupazione dei cervelli più all’avere che all’essere. L’apparire sembra talmente importante e radicato che, onestamente non so. Malgrado vi siano più voci poetiche e maggiori possibilità come scritto per ribellarsi.
Come sta accadendo nei paesi nordafricani che utilizzano la rete per mostrare al mondo le stragi compiute da sanguinari dittatori. Ma è probabile che la dittatura dei carri armati sia più facile da combattere che la pulizia del cervello effettuata per tanti anni dai mass media, che ha colpito diverse generazioni. 

Olga Campofreda durante il reading
del 17 maggio al Circolo degli  Artisti (RM)
Così non ho parlato del libro Caffè Trieste di Olga, né di lei, figura sottile, timida e frenetica a un tempo che ho ascoltato mentre leggeva con una grazia quasi tremante al Circolo degli Artisti di Roma, nella serata cui accennavo.
Non l’ho raccontato e non volevo farlo, ma ha provocato in me una tale serie di ricordi e se lo tengo ancora vicino, con la sua copertina così essenziale e umile ci sarà più che un motivo.
E, qualcuno forse lo intuisce da ciò che ho scritto finora.

L’invito quindi a leggerlo e consigliarlo, certamente per molti giovani sarà una informazione multipla e forse utile per conoscere, per chi già sa o ha letto, certamente una esemplare sintesi di ciò che sono state e rappresentano ancora questi poeti, diversi da tanti altri che hanno usato la parola come arma contro il potere, in qualunque parte del mondo diventi insopportabile.
Ma anche una voglia di viaggiare in quel mondo dei libri che servono a farci viaggiare anche con pochi mezzi.


beppe costa

Olga Campofreda Caffè Triste, Colazione con Lawrence Ferlinghetti, Giulio Perrone editore 2011
pp. 128 € 10.00

Olga Campofreda è nata a Caserta nel 1987. Dal 2006 al 2009 ha scritto per il quotidiano Il Mattino, occupandosi di musica e spettacolo. Attualmente collabora come pubblicista con varie testate. Dove sei Charlie? Una storia di poesia e Rock & Roll (ARPANet, 2006) è il suo primo racconto, a cui sono seguiti il romanzo la Confraternita di Elvis (ARPANet, 2009) e la raccolta di racconti Sporche Storie di Rock & Roll (Il Caso e il Vento, 2009).
Con il racconto Peep Show ha debuttato al Teatro Nuovo di Napoli nella rassegna di giovani scrittori emergenti L’arte del racconto, a cura di Massimiliano Palmese. Attualmente vive a Roma, collabora con la casa editrice Edizioni Spartaco, gestisce il blog www.lagallinabianca.it, organizza concerti in salotto e performance poetiche.

Sinan Gudžević e L’altalena degli Spos(t)ati


Questa non è intervista ma un aperitivo e non è una nota critica,  è  un piccolo incontro e non so se è accaduto veramente. Probabilmente è accaduto, è possibile. Comunque… sono finita per scriverne sull’onda della  mia straconosciuta curiosità nei confronti delle persone e delle personalità prima ancora che dei poeti.
Incontro dunque Sinan Gudžević filologo, traduttore e poeta yugoslavo di cui vi voglio raccontare due cose.
Tante ne sono dette su di lui ma quel che vi dico io è che ho conosciuto un uomo triste, veramente, molto ironico, ma triste, amaro come un liquore d’erbe, un miscuglio di aromi che si confondono, di cui si trattiene solo quel particolare retrogusto.
Ci incontriamo a Salerno, fuori dal Museo Diocesano dove si tengono gli Incontri di Poesia Internazionale a cura di Casa della Poesia e decidiamo di prenderci un aperitivo.

Attacco con le solite banalità sul fatto che conosco la Serbia, che ho visitato anche la Bosnia, che adoro il suo paese d’origine, che ero a Sarajevo lo scorso settembre, insomma cose così. Dico, (ciliegina sulla torta) che il conflitto in Yugoslavia non è facile da capire! -E neppure difficile- risponde lui! Ecco questo è Sinan. Questa risposta dice molte cose: dice che non possiamo capire una situazione tanto complessa, che non la possiamo raccontare (ma questo in molti lo dicono), dice che lui non la può dire ma soprattutto che non la vuol dire! - Ecco - penso, ecco la forma poetica privilegiata da Sinan (che anche quando fa poesia rimane filologo), ecco a voi l’Epigramma. Forse mi sbaglio ma rifletto che la Guerra pretende una narrazione epica, tragica, disincarnata, al contrario dell’epigramma che è breve, denso semanticamente, incarnato nella realtà, vitale. E penso che quella guerra è servita per sfornare anche una certa letteratura, ma lui non ha abboccato all’esca dei “Poeti di Guerra”, ma qui è meglio che mi fermi…
Comunque lo osservo. Ha occhi abbassati, socchiusi (direi piuttosto sfuggenti) ma si capisce che il suo campo visivo dilata la realtà stessa e mi chiedo cosa veda davvero con quegli occhi, perché si intuisce chiaramente che lo sguardo si spinge lontano e forse indietro nel tempo e che poi improvvisamente le visioni si appiccicano sulle cose presenti nel reale: sarò anche romantica ma io credo che veda colonne greche, templi romani, fumi di terre bruciate, tombe antiche con solenni iscrizioni in latino.
Solenne lo è pure lui: -Dichiaro che questa è una bellissima giornata- qualcosa del genere, mentre ci spostiamo verso un bar all’aperto che si sporge sulla piazza mentre una strana atmosfera medioeval-commerciale (è in corso una festa medioevale?!?) avvolge il luogo.

Prima cosa: Sinan dichiara, rende unico, chiaro, incontrovertibile e ufficiale ciò che dice. Mi piace, mi piace come usa le parole e quell’italiano ricercato con le “R” arrotolate e le dolcissime “C” della pronuncia serba (ma conosce quasi alla perfezione moltissime lingue classiche e moderne: pare che abbia insegnato il Russo in Brasile per un intero anno!).

Seconda cosa dunque: la questione della lingua e delle lingue. Intuisco improvvisamente che, per lui, tenere insieme tradizione e modernità, sapere e facezie equivale a ricucire in una trama di tessuto vivo qualcosa che si è perso nella storia di un popolo e, lo so, con la storia della lingua serbocroata che scopro egli definisce come l’unica capace di volare. Un’aquila a cui hanno sparato nelle ali, aggiungo io. Vola anche lui sopra le parole che poi mi cadono addosso in forma di piccoli frammenti colorati, frammenti di una cultura vasta quanto una vasta malinconia e che percepisco solo condensata, appena intuibile dentro parole nette, ironiche sferzanti, semplicissime come quelle dei bambini. Credo che Sinan sia l’esempio vivente della parola che nel suo esser scelta , nella puntigliosità e sobrietà di stile ci dica chi è l’Uomo. D’altra parte lui stesso si considera orfano di lingua e questa è l’unica grande perdita che nessuna pace può risarcire. Sostiene infatti che la lingua è una patria e comprendo allora quel suo gironzolare per il mondo! Capisco bene che molti di questi intellettuali non possano, oggi, sentirsi cittadini in quello spezzatino di tante patrie e nessuna, che è oggi l’ex Yugoslavia. Mi viene in mente anche perché insista tanto col tema dell’Amore.
Per fare un esempio, nell’introduzione a una raccolta di poesie d’amore di Josip Osti, il nostro uomo scrive che “mentre diversi scrittori provenienti della ex-Jugoslavia si sono avidamente buttati a tematizzare orrori della guerra, pulizie etniche, stupri e campi di concentramento, perché il mercato dell'Europa occidentale lo richiedeva, Osti, anche se ferito dagli orrori della guerra nella sua intimità più profonda, è rimasto poeta anche in guerra” (ma anche Izet Sarajlic ribadisce che “la cosa più importante all’inizio è salvare le parole perché dall’erba al coltello sono troppo sporche di sangue “).

Capisco adesso la determinazione a difendere, curare le parole e le loro origini più che i pensieri, le ideologie o i grandi temi. Capisco il suo amore per i paradossi perché a dividere, discernere e stringere le parole spremendole a fondo nell’abbraccio della ragione o meglio delle “ragioni” rimane quel succo prezioso e concentrato che è il paradosso, rigore e logica portate all’estremo di se stesse, sintesi di tutte le contraddizioni e verità, espressione che non spiega, contiene.

Ritornando all’aperitivo, per me diventa doppio quando mi scandalizzo perché non alcolico come avevo richiesto. Allora lui si impone, con garbo e classe, perché me ne portino un secondo, fatto finalmente come si deve. Nel frattempo cadono a terra le sue carte tra cui una poesia che poi la sera dovrebbe leggere pubblicamente e non riuscirà più a trovare! Gli chiedo qualcosa circa la verità e la Menzogna, io penso alla Poesia e alla Parola naturalmente, e mi sento rispondere filosoficamente che non sono della stessa materia, che l’una non è il contrario dell’altra, che sono due Qualità diverse, stanno su due Piani che non si incontrano. Capisco bene quel che vuol dire, anche se come spesso accade non saprei spiegarlo in modo preciso.

Nei giorni successivi ho il piacere di ascoltare gli aneddoti, i paradossi (Amico, ma tuo padre è ancora vivo? No, è ancora morto! ) le barzellette e anche un gustoso sogno dove gli amici presenti e viventi giacciono per errore uno nella tomba dell’altro!

foto: Valeria Raimondi
Ma l’altalena che c’entra? C’entra perché ci ritroviamo a chiacchierare seduti su un vecchio dondolo nel giardino di Sergio e Raffaella, noi due e il poeta Piqueras mentre dei bambini ci giocano accanto. Sinan dichiara ad un certo punto che quella è “ l’altalena degli Sposati” e chiede alla bimba di sei anni che vorrebbe salirci, se lei è sposata. La bambina nega, senza stupirsi troppo, e neppure il fratellino di tre anni pare lo sia: Sinan gentilmente le chiede di scendere dall’altalena. Siccome la piccola non cede, lui ci fa scendere tutti e piazza sull’altalena anche il fratellino “ Ecco, dichiaro ora che questa è l’altalena dei non sposati”.

Sinan è un elemento così.

Concludo dicendo che è un uomo dal forte abbraccio, e questo è molto “yugoslavo”, questo “pathos” che in lui si manifesta con misura e spesso viene trattenuto.
Mentre sto scrivendo alla radio informano che il Napoli vince la Coppa Italia. Non che mi interessi molto personalmente, ma sarà al settimo cielo il colto poeta intellettuale, tifoso sfegatato del calcio, del Napoli e del Partisan, Sinan Gudžević. Allora scelgo per l’occasione un epigramma calcistico e un secondo, fortemente autoironico.
Inserisco anche una fotografia che gli scattai a Sarajevo lo scorso autunno e che ho salvato col nome: SINAN IL CIECO VEGGENTE.

Valeria Raimondi



Da “Epigrammi Romani” - Sinan Gudžević - Multimedia Edizioni


LXXX

Fabio, chiedi perché per Napoli parto ben spesso, 
     Di domenica, solo, sempre a mezzodì.
Provi a voce a pensar: Pompei, l'antro della  Sibilla,
     Bacoli, Capo Miseno, Vesuvio, Posillipo forse.
Fabio, non è per questo: Maradona mi spinge al viaggio.
    Sappi che scendo dal treno sempre a Campi Flegrei.
Vesuvio e Bacoli posso vederli tutti i gorni,
      Ma Maradona, ben sai, solo di domenica c’è.

C

Calcoli, reuma, artrite li ereditai da madre
     Sonno inquieto e lieve da parte paterna mi viene,
Sudore notturno, prurito li presi dal nonno materno,
     L’indole a pianto e uggia  dono della nonna materna,
Flemma, facondia, fiacca dalla nonna paterna,
     il digrignare notturno traccia del nonno paterno.
Se a tutto aggiungi anche i miei propri tributi
     Due prolassi dorsali, ulcera, vitiligine e pressione
Forse infine avrai un’idea più chiara di quale
     Misero essere vuole burlarsi di Roma in versi.



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