Scopri il mito prima che scada

Fernando Arrabal
Oggi (pare) nessun morto importante da segnalare, così il mio pensiero e cordoglio va ai tantissimi cui manca (e ai tanti ancora vivi, malgrado siano noti, nessuno parla)
Questo scrivevo qualche tempo fa su facebook.
Sembravo tendenzialmente -almeno in prima riga- piuttosto cinico ma in verità rispecchiavo il cinismo di altri, molti altri, a partire da chi, con importanti strumenti come radio, giornali e televisioni, per anni non aveva considerato minimamente il ‘personaggio ancora in vita’.
Così la rete non fa altro che amplificare ciò che gli altri mezzi d’informazione diffondono con l’aggiunta del ricordo personale del personaggio cui pare tutti, ma proprio tutti, si sono formati nel tempo.
Gli ultimi due casi David Bowie ed Ettore Scola. Anche qui nei commenti si legge (quasi) sempre di trovarsi dinnanzi alla sparizione degli ultimi geni.
Le osservazioni sarebbero tante ma mi soffermo solo sulla certezza che non saranno gli ultimi; finché ci sarà una sola persona che legge ci sarà sempre un mito, un grande, che darà all’arte qualcosa che rimarrà per sempre e ci sarà sempre da rammaricarsi per la scomparsa. Altra certezza è che in vita, negli ultimi anni, soprattutto, certo per l’età che qualcuno riesce a raggiungere, nessuno lo aveva diffuso (Scola) ‘anche’ alle nuove generazioni.
Ettore Scola 
Così è naturale che la gran parte del ‘pubblico’ conosce il mito proprio e solo quando verrà a mancare.
Naturalmente oltre ai genitori e ai familiari in genere che non trasmettono più ai giovani ciò che hanno, nel bene o nel male, appreso, sono e saranno sempre pochi a conoscere le opere compiute in vita dal personaggio che scompare. Anche se, con i mezzi della tecnologia attuali sarebbe possibile scoprire cinema, arte, musica, teatro e tanto altro disponibile in rete del genio che va via.
Tutto questo cordoglio poi durerà circa un giorno, con tutte le testate giornalistiche che scriveranno pressoché le stesse cose e, nel caso di cinema, qualche rete ne trasmetterà i film.
Mettiamo, per esempio Claudio Abbado, scomparso nel 2014: riempie la rete ma la gran parte degli italiani non ne conosceva l’esistenza, comunque, associava il nome a qualche eco ormai passato e, al tempo stesso, qualcuno si meravigliava che fosse ancora vivo.
Vivo, ma non se ne parla, perché in genere si parla di personaggi che riempiono ogni giorno le cronache, spesso per stupidità o per inaudito successo come, per restare in musica, Giovanni Allevi.
Quindi viviamo in un mondo ricco di persone che all’arte dedicano l’intera vita, spesso con sacrifichi e disagi, talora perseguitati o soltanto malvisti nel proprio paese, alcuni più fortunati ottengono grandi successi ma, la salute, i drammi della vita o soltanto per l’età, sembrano svanire nel nulla per riapparire all’improvviso, morti. Definitivamente.
Questo almeno per spiegare alla meglio ciò che intendevo in quelle poche righe.
Ho avuto la fortuna di nascere subito dopo la guerra e di incontrare, anche senza avere grandi mezzi e senza la rete di oggi, di scoprire Van Gogh e Cezanne, Klimt e Magritte, così come Chopin, Bach e Mozart e tutti scoperti attraverso i libri che oggi (malgrado l’enorme quantità prodotta) sembrano abbandonati a se stessi. E di incontrare e conoscere diversi personaggi nel campo delle tante arti da Gaber a De André, da Léo Ferré, Enzo Jannacci fino ad attori come Arnoldo Foà e tantissimi poi gli scrittori come la Ortese, Goliarda Sapienza, Moravia, Arrabal.
Folla di ragazzi in libreria
Scoprendovi spesso le intimità, le paure, le insicurezze e, qualche volta, anche le difficoltà economiche. Non ho mai trovato tanta rabbia o cattiveria come invece capita oggi.
Forse perché c’è una grande lotta per avere successo? Ciò che prima era ricerca di sé e passione, si è trasformata in bisogno di riconoscimento a tutti i costi.
Più volte è stato detto che sembriamo un popolo di opinionisti e creduloni (migliaia sono le notizie bufala, costruite a volte in modo divertente, quando è il loro scopo, ma più spesso ci cadono a migliaia e le ripetono all’infinito).
Così anche i testi delle canzoni, salvo qualche caso raro, spesso più noto all’estero, non hanno anima. Il cinema, soprattutto quello americano, copia se stesso, riproponendo storie già viste.
In fin dei conti è proprio vero che più strumenti ci sono e più la creatività sembra svanire, per arrivare - non tanto “infine”- alla poesia che non sa più trovare argomenti e così copia dal racconto ciò che le serve per vestirsi bene e ripresentarsi al pubblico come una diva attempata incapace di riconoscere se stessa.

Pellicanolibri, 40 anni 1976 - 2016


1976-2016


Sono passati quarant’anni e il marchio è sempre nelle mani dei Costa. Nel mondo dei libri questa è diventata un’assoluta rarità. Sono poche infatti le attività editoriali che non siano diventate finanziarie, che non siano state acquistate o, peggio, che non abbiano chiuso definitivamente. Dopotutto “finché c’è una persona che legge, il mondo potrà salvarsi”. Pellicanolibri resiste.
Superando un’enorme quantità di difficoltà prima editoriali, poi commerciali, Pellicanolibri vive ancora con grande determinazione grazie a due caratteristiche: le testardaggini del fondatore Beppe Costa in campo editoriale e la forza e la determinazione del figlio Dante Costa che oggi mantiene inalterata quella capacità di consigliare e guidare il pubblico dei lettori nell’enorme quantità di volumi (circa 60.000) che escono ogni anno.


Adele Cambria foto Marco Pasqua



Con interventi di: Barbara Alberti, Fernando Arrabal, Goliarda Sapienza, Maddalena Saitta, Claudio Giurgola, Marcella Testa, Massimiliano Flumini, Emanuele Fanti, Aura Lulli, Liliana Arena, Beppe Costa, Paolo Antinori, Adele Cambria. Con una lettera di Arnoldo Foà e una di Anna Maria Ortese.

Monica Vitti
 Libro fuori commercio dato in omaggio ai clienti/sostenitori della libreria.

Memorie (quasi) vere: Adele Cambria

Memorie (quasi) vere: Adele Cambria













Il 5 novembre ci ha lasciati, ancora una delle poche persone che ho profondamente rispettato.
Ho inserito tanti brani di questo libro inesistente che lei insisteva avrei dovuto completare. Tanti brani che la riguardano. Decido oggi di riportare quanto già scritto alcuni anni fa e non ancora pubblicato in blog, anche se quasi sempre le mie memorie (quasi) vere l'hanno sempre vista presente negli ultimi 40 anni.
A due giorni dalla scomparsa, a parte la notizia della morte, i giornali e la televisione non ne hanno fatto cenno. Molti si meravigliano, io non troppo!
Cliccando QUI trovate il suo blog

Premio Pellicanolibri 1997

Fra il 1990 e il 2001 mi sono venuti a mancare amici ispiratori della mia (chiamata in famiglia) follia.
Da Moravia a Ferré fino a Luce d’Eramo, (pubblicai nel 1997 il suo Raskolnikov e il marxismo), e, in quest’anno, cominciai davvero a sentirmi solo.
Avevo organizzato tante manifestazioni in piazza dall'apertura della libreria fino agli eventi organizzati all'interno della stessa. Non potevamo più pubblicare per difetti di distribuzione e quel poco che riuscivamo a distribuire non ci veniva pagato.
Ma ancora avevo il sostegno dei tanti poeti e amici che ruotavano intorno a noi. Quell’anno fu anche quello della ulteriore separazione dall’ultima convivenza che avesse un qualcosa di umano, cioè una splendida figlia che, poco dopo, venne a vivere con me.
Così, fra mille difficoltà e la scomparsa di chi mi sosteneva ‘spiritualmente’, cessai in piazza e altrove qualsivoglia attività, rinchiudendomi sempre più con la grande fortuna, però, di educare (almeno stavolta) uno dei figli: l’ultima.


In libreria con Goliarda Sapienza

Mi sentivo quindi attorniare dalla normalità del denaro, dei soldi occorrenti e attorno a me non c’era, può dirsi pure, qualcuno che non pensasse al denaro per la macchina o per altro.
La fortuna di sempre: rimaneva instancabile mio figlio Dante, cui poco dopo affidai la libreria e, in parte, la mia vita.
Non avevo più sogni se non quello di pensare a loro, i figli, e stare male per ciò che non avevo potuto fare per loro. Solo Adele Cambria, fra i miei intimi amici della scrittura, rimaneva in attività, ma abitava troppo lontano e ci vollero dieci anni buoni prima che potessi rivederla, ma fu tutto merito dei miei malanni e della rete.

Arrivò il 2006, sembrò il mio turno di andarmene. Dopo un infarto lieve si scoprì un aneurisma addominale. Operato e per molto tempo chiuso in casa, con Marcello Cirillo, amico sempre vicino anche adesso, imparai l’uso del pc e la rete. Mia figlia Karen dovette ritornare dalla madre, ma rimase e rimane sempre vicina (purtroppo Alessandro e Cristina vivono da sempre e Carsoli e non ho avuto che pochi contatti con loro, solo le informazioni che arrivano da Dante che ogni giorno per lavorare si fa ben cento chilometri, avendo scelto di vivere nella cittadina abruzzese).
La rete e il pc dicevo, ed è così che ritrovai forza e dignità di vivere e nuovamente la voglia di battermi per la poesia.
Dopo una qualche corrispondenza e-mail incontrai Fabio Barcellandi e venne l’idea di creare un gruppo di artisti, scelti, fra i migliori (anche umanamente) scovati in rete e così nacquero non solo amicizie che tuttora mi ridanno vita, ma una serie di incontri che ricominciano, appunto, in libreria nel 2007.
Dieci anni dopo, i grandi andati sostituiscono i grandi che arrivano. E così penso di non aver perso il fiuto.

2013 ancora con noi

Fra musicisti e poeti e pittori, un gran numero di affetti, a questi si aggiungono quelli cresciuti nel quartiere dove, nel 1992, avevo, anzi mia madre, aveva voluto aprire la libreria, per me, per fermarmi dai miei pazzi giri. Così crescono Fabio e la sua pittura, Giuliano Perticara con la sua musica e Simone Ciampanella che, lasciato il flauto, si occupa di vari tipi di assistenza dalle carceri alle chiese.
In tutto questo c’è sempre una persona: Paolo Antinori, unico e imprevedibile presente ogni volta in cui, vivendo da solo, mi serva qualcosa. Contadino e fine lettore, insieme a Claudio Giurgola, sono delle presenze costanti nella mia vita da quando vivo a Roma. Questo e su questo sembra si riprenda a vivere. Non sono più né editore, né libraio e neanche riuscirò a scrivere questa biografia seria, per tutto ciò che mi ha circondato.
Adele Cambria, giornalista, scrittrice, attrice di Pier Paolo Pasolini che, rincontrata dieci anni dopo, smaltiti una serie di rimproveri, curiosa della mia ripresa, accetta di affacciarsi al mondo di internet comunicando le sue attività tramite il blog e facebook.
La convinco così a dar vita al suo blog, mezzo che, fino a pochi anni fa, non sapevo neanche io cosa fosse.
Alle parole ‘link’, ‘file’ che dice Marcello Cirillo, rispondo alterato: «perché non parli italiano?!».
Impiegherò anni per capirlo e ora che ritengo di esserci quasi riuscito, penso che se questo mezzo fosse stato nella mia disponibilità negli anni sessanta, la mia attività editoriale, forse, sarebbe continuata, sfruttando la sua enorme potenzialità.
Avevo incontrata Adele qualche anno prima, agli inizi degli anni ‘80, presentatami da Dario Bellezza in uno dei miei pellegrinaggi fra Roma e Catania e, nell’‘86, pubblico il suo primo romanzo ‘Nudo di donne con rovine’ che, penso, gli abbia fatto avere più d’un guaio nella sua famiglia, ma di questo ne parla nella sua biografia ‘Nove dimissioni e mezzo’. L’anno prima eravamo riusciti a far applicare la legge Bacchelli per Anna Maria Ortese, tentammo, sempre con Adele, di fare la stessa cosa per Amelia Rosselli, Dario Bellezza, Goliarda Sapienza, ma fu inutile: Amelia si suicidò prima, gettandosi dal sesto piano di via del Corallo, dove viveva. (Nell’aprile del 1994 era morto Ruggero Orlando abitante nella stessa via che frequentavo parecchio).
Goliarda Sapienza era stata in carcere, volendolo in certo modo, per avere rubato gioielli alla cognata e Dario Bellezza era gay e quindi non ci sarebbe stata "Bacchelli" a prescindere.
Insomma non mi occupai più di questa legge di cui intanto ne usufruivano altri più stretti alle solite manovre politiche.
Poi non avevo né soldi né telefono per continuare a fare battaglie e per giunta da solo.
Vissi non so come e con quali soldi ma è certo che ai miei figli che erano già tre non avevo potuto dare nulla: qualcuno mi chiamava poeta ma avrei preferito, come diceva nonna, essere un idraulico.
O almeno la definizione di ‘distributore automatico di parole’ perché in effetti ero peggio di un avvocato: qualsiasi cosa mi si chiedesse, la mia proverbiale ‘parlantina’ mi toglieva dai guai.
Solo che per un bel po’, dieci anni, appunto, caddi nel silenzio. Parlando solo con Karen e Dante per le necessità più impellenti.
Tantissimi sono e saranno gli incontri con Adele, la sua energia non le impedisce, malgrado l’età, di continuare a combattere con la forza della sua scrittura.
Su Youtube trovate tante registrazioni che la riguardano, alcune anche nostre, qui una delle splendide serate con Adele in Libreria

Tiburtino 24: Letture per Naim Araidi

C'è qualcosa di marcio attorno e dappertutto. Come accade per la politica da anni avviene anche per la cultura che precipita anno dopo anno nell'inferno più totale di una editoria marcia, condizionata in tutti i sensi e casi dalla politica.
Qualche testimonianza è confermata dalla mia stessa 'voce', sempre più debole, sempre più inutile.
Senza aiuti, come nella gran parte dei paesi civili, l'Italia precipita in tutti i campi che la cultura riguardano.
Piccoli editori tentanto senza aiuti di affermare la loro presenza ma anche l'unificazione della distribuzione in pochissime mani rende tutto così difficile. E, in tutto questo caos, che coinvolge anche e soprattutto le librerie indipendenti (molte di quelle storiche hanno chiuso, invertendo anche qui la situazione, sempre di quei paesi civili) l'aumento di autori senza lettori diventa sempre più tragico.
Allora forse la necessità di fare per pochi quel tanto che serve a loro e a noi che da tempo ce ne occupiamo.
Seguendo l'esempio di Giuliana Bellorini che nella sua casa vicino Anzio, ha creato il Simposio, incontri pressoché ogni due giorni fra musica, arte, teatro e poesia, tentiamo anche noi a Roma e sempre in una casa, questa piccola carta o iniziativa culturale se così vogliamo chiamarla.
La "Casa" non è tanto grande ma lei, noi, sì, lo siamo e siamo anche un po' folli per proporlo a quanti (sappiamo pochi, così ci entrano tutti) ancora possono provare piacere nel leggere e diffondere poesia.
Il primo degli incontri di questo esperimento sarà dedicato al grande poeta arabo scomparso il 2 ottobre di quest'anno Naim Araidi e la padrona di Casa (bisogna fare i nomi) che propone questa attività è Maddalena Saitta. Una casa all'ottavo piano al numero 36 di via Cave di Pietralata, scala B interno 24, a due passi da autobus, metro e stazione Tiburtina.
Per questo, dal numero dell'interno e dalla vicinanza alla stazione abbiamo deciso di chiamare Tiburtino 24. Organizzata dalla Pellicano Associazione Culturale.

Ci saranno, oltre me e Stefania Battistella che con me ha curato l'edizione italiana di alcune poesie di Naim, pubblicate da Seam nel 2013, Liliana Arena, Marcella Testa e chi altri vorrà aggregarsi a questa lettura-conversazione.

Naim e Liliana
Maddalena e Naim
Sarete tutti benvenuti e ci accoccoleremo anche per terra come si fa per i grandi concerti, accovacciati gli uni sugli altri. Se troverete l'accoglienza e l'interesse che vi aspettavate faremo in modo che questi incontri proseguano almeno uno al mese.

Bisogna tornare come nel passato anche se adesso non abbiamo castelli se non quelli in aria che costruiamo ancora, testardi come muli.





Naim Araidi di Laura Quinzi al Simposio di Anzio

Quando la Poesia sopravvive al Poeta

Non è una lettera questa che ti scrivo, né un racconto su un uomo noto a tanti nell’ambiente della poesia, né un articolo che, mi è stato chiesto di scrivere entro il 24 di ottobre.
No, anzi, perché un articolo è un attenersi a riportare i fatti, limitarsi a raccontarli senza però commentarli, e se dicessi che questo è un articolo sarei disonesta, perché la mia intenzione non è limitarmi a un resoconto freddo e impersonale, perciò sono troppo coinvolta, nel parlare di te, in un luogo e in uno spazio con penna alla mano e carta bianca, tutta da riempire.
Uno spazio metaforicamente indefinito, dato che ogni rapporto vi si colloca, e questo appunto non sarà un normale reportage, ma il breve estratto di un rapporto cui il tempo di maturare è stato negato, già, perché non ho potuto conoscerti da vicino, ma ho sentito da subito, attraverso quello che scrivi, che tipo di persona sei. Prima di tutto una persona per bene, semplice, e autentica.
Un’amica ultimamente, in due diverse occasioni nello stesso periodo mi fa:
- Se ne vanno senza chiederci niente, e noi dobbiamo lasciarli andare –
Niente di più vero.
Laura Quinzi
Questo è il tipo di amore cui dovremmo aspirare, un amore che va oltre il dolore personale per la perdita di una persona cara, privo della pretesa egoistica di averli vicini per sempre, ma noi che siamo esseri “finiti” non ne siamo capaci, se non con il senno di poi.
È in questo luogo fisico che cerco di dirti e dire agli altri quello che provo e che penso di te, e voglio farlo anche con te caro amico.
Un mese e mezzo fa circa, chiamando un amico in comune e anche fratello tuo, dato il grande affetto che vi ha tenuti uniti per anni, gli chiedevo - Come stai? Ti sento stanco, non voglio essere indiscreta ma vedo che non stai bene,
- e lui - Sto passando un brutto momento, ho un amico che sta male, un grande dispiacere. –
Che stupida a non aver chiesto di più, mannaggia alla buona educazione!
Già, ma a saperlo prima che parlava di te Naim, cosa avrei potuto fare? Forse convincerti a restare ancora con noi? O forse la danza della pioggia per distrarre la morte? Ma quella è più furba di me e di te messi insieme.
Molti ti avevano conosciuto al Simposio di Giuliana Bellorini, ricordi? Ma sì che lo ricordi!
Come potresti dimenticare quel pomeriggio meraviglioso a raccontarci di te, e noi ad ascoltarti ipnotizzati dai tuoi modi sinceri nel dire come stavano le cose, mentre ci parlavi della tua terra, quella che ti ha visto nascere e quella ereditata da tua madre, che amavi in egual modo, due in una.
Mentre parlavi della tua famiglia, della poesia, della tua infanzia, della tua professione. Che meraviglia ci hai procurato nel racconto della tua Galilea.

E nemmeno io posso dimenticare quanto mi hai dato in quell’unica occasione in cui ci siamo incontrati, in cui ti sei rivelato a me, un uomo fragile, perché chi ama, lo diventa.
Quanta verità storica usciva dalle pieghe della tua bocca, amareggiata per quel conflitto di sangue che sta distruggendo i Paesi che tanto ami, Palestina e Israele.
Da subito ho percepito la dedizione profonda per il lavoro che svolgevi, con l’amore caricato in spalla, e tra le mani la fiducia incrollabile che la pace fosse possibile. Poi nel ’99 hai ideato e fondato il “Nissan Poetry Festival”, un evento che riunisce poeti da ogni parte del mondo, perché si crei un legame fra le diverse realtà religiose culturali e politiche.
Nessuno ci aveva pensato. Che bellissima idea hai avuto. Che ancora oggi vive
Un raduno che parla di pace e giustizia, di libertà e diritti per ogni popolo, amore per la verità e la dignità dell’essere umano, l’amore che dovrebbe trasparire dalla vita di quanti ne parlano tanto.
Ecco, è questo a mio avviso che dovrebbe comunicare chi scrive e fa poesia, e chi si spende con tante parole scritte, che diventino parole vive, e non cosa morta.
Caro Naim, vedi? Come non dire di te? Come non lasciarmi trasportare da quel sentimento di affetto sincero che provochi in chi ti ascolta? E io ti ho ascoltato, e lo faccio ancora.
Ma questa è una altra storia, qui stiamo dicendo che te ne sei andato, che ci hai privati senza volerlo della tua persona fisica, della tua voce, eri occhi attenti e scuri.
Sto dicendo Naim, che mi manchi, si, manchi alla mia socialità, al mio quotidiano vivere, a quello scambio di alcune parole ogni tanto sui social.
Tu che eri una piccola certezza, una delle poche nella mia vita, una di quelle su cui si può contare sempre, sapendo che il mondo è popolato anche da persone di cuore come te, un uomo, un Poeta, e lo scrivo maiuscolo perché così è, questo sei.
Dico grande per il comunicare con umiltà l’essere tuo Poeta che sa parlare a tutti, una voce che si lascia raggiungere e non si nega mai, che ascolta e risponde, con la calma e la mitezza del cuore che ti rendono straordinario. Voce che mi piace sentire nel suono della tua pronuncia.
Ci hai raccontato che quando eri Ambasciatore in Israele, ti sei dimesso perché non condividevi la loro politica, perché eri scomodo, una voce fuori dal coro, e hai fatto scelte che appagassero il tuo spiccato amore per la umanità, e per la cultura. E sei tornato a fare il professore di arte e letteratura
Eri un sant’uomo Naim?
No, un uomo semplice, che simile a un gesù moderno, scendevi nel cuore della gente istillando gocce di piccoli miracoli poetici, in un deserto di menti e cuori inariditi, come la vita ne è piena, ma fatta anche di persone che apprezzano e amano la letteratura l’arte e la poesia.
E qua si rafforza l’idea e la certezza che la poesia salva la vita.
Una Poesia la tua che guarisce, che fa bene all’anima di chi l’ascolta e la beve a piccoli sorsi.
Eri un religioso?
No, anzi, tu le religioni non le amavi, così intrise di fanatismo bigotto, fondamentaliste, paraventi per l’ipocrisia, atte alla conquista di spazi e territori in nome di un dio vanaglorioso che punisce e si vendica, oramai la verità è sotto gli occhi di tutti, la religione anestetizza la coscienza.
Religioni omofobe, volte a perpetrare violenza e dipendenza psicologica, ma, a detta del mondo occidentale “più civili” di altre, non sanguinose per fortuna, ma non meno distruttive e schiavizzanti, che creano pregiudizi e ignorano il rispetto delle diversità.
La tua era una fede pulita, fiducia in dio, oltre la religione.
con Giuliana Bellorini, ospite esemplare
Chi eri tu Naim? Uno che ci ha creduto, che ha sempre svolto il suo lavoro con amore, nella professione che più ti si addiceva, più incline alle tue aspirazioni dicevi, in quel delicato compito di insegnare ai ragazzi, e nell’ambito di un progetto appoggiato dai Comuni e dalle istituzioni scolastiche, per dire a questi giovani che ci sono sensibilità altre, come il valore della cultura, l’importanza di leggere i libri, della poesia.
Può darsi caro Naim che questa tua sfida produca futuri poeti e poetesse, chissà, o al più lettori e cultori della poesia. Penso che da adulti si ricorderanno di te, e magari alcuni di loro porteranno avanti quei valori che gli hai trasmesso.
Oggi quelli che ti hanno conosciuto molto meglio e più a lungo di me, potranno raccontare in modo più profondo, di te persona.
Grazie per essere entrato anche se per poco nella mia vita, grazie per quella certezza che nonostante l’assenza materiale, ritrovo nelle tue opere poetiche. Sono sicura che altri continueranno il tuo lavoro.
Grazie perché, anche se ti ho visto una sola volta, ti ho conosciuto per sempre, e di questo sono onorata e felice. Mi piace adesso immaginarti “sulla riva del tuo Lago di Galilea, appoggiato alla quercia, mentre lo sguardo scuro si perde tra i riflessi dorati di un paio d’ali che tu stesso hai disegnato per volare”.

Laura Quinzi

Dopo quello del Galeter di Montichiari del Movimento dal Sottosuolo del 17 ottobre, domenica 25 si è svolto un altro degli incontri organizzati dagli amici che Naim Araidi ha conosciuto nei suoi tanti viaggi italiani. Questa volta siamo vicino Anzio, ospiti dell'amica Giuliana Bellorini, della sua casa d'amore e di poesia, dove il grande Poeta era già stato nel gennaio di questo stesso anno.
Riporto uno dei brani letti in questa occasione, senza aggiungere se non questa breve nota.
Hanno anche letto poesie di Naim Iago, Franca Palmieri e altri mentre Fiore Leveque è intervenuto con proprie poesie e brani musicali.
Il prossimo 15 novembre un altro incontro,  questa volta a Roma, sempre in una casa d'amore e di poesia dell'amica Maddalena Saitta. Le foto della serata sono di Rosario Napoli e Paola Leoncini.