Poeti: Federico García Lorca

Tanto grande è stata la stima per questo autore, uno dei primi poeti letti credo fra gli 8 e i nove anni e mai abbandonato, che, per l'uscita di questo libro straordinario, non intendo spendere più di qualche riga, riportando soltanto l'immagine di copertina, una foto e tre poesie, una famosissima.
Su questo grande autore, vittima del franchismo, vittima di una società ancora più omofoba per quei tempi tristi di Spagna, si scriverà ancora, perché tanto c'è da sapere. Non certo della sua omosessualità, ma certamente del suo grande coraggio pari alla sua grandezza di poeta.
Naturalmente, come spesso capita, non sono i grandi editori ad occuparsi del poeta (Garzanti e Guanda hanno quasi ceduto le armi), ma la Kaos nota per i tanti libri inchiesta e di impegno civile. Non poteva essere altrimenti ché Mondadori o l'Einaudi berlusconiana continuano a inseguire e pubblicare i docenti universitari o personaggi televisivi. Spesso quando si premia un Nobel per la poesia, in Italia non c'è traccia. (b.c.)

BREVIARIO AMOROSO
Federico García Lorca
isbn 978-88-7953-263-1, pagg. 202, prezzo € 17,00
settembre 2014
A cura di José Arqueta.  Per acquistare il libro clicca QUI

Frammenti poetici, i noti e censurati “Sonetti dell’amore oscuro”, poesie e scritti sentimentali: la tematica amorosa, nell'espressione artistica del grande poeta spagnolo Federico García Lorca.
«L’amore, con i suoi inganni e i suoi tradimenti, attraversa la vita umana... Questa angoscia di andare senza sapere dove, e il sapore dell’amore che mi brucia in bocca... Io non saprò mai dirti come e quanto ti amo: quando ti sono vicino mi scordo di tutte le parole».
«Il primo bacio / che sapesse di bacio / fu per le mie giovani labbra / come la pioggia fresca... / Il mio amore errabondo, / castello senza fortezza, / di ombre ammuffite...» 
«Ti vedo solitario, pieno d’amore, di spiritualità e di bellezza, e sento la tua solitudine come un incantevole paesaggio nel quale mi addormenterei per sempre. Anch’io sono solo, per quanto tu mi creda in compagnia perché ho successo e ricevo corone di gloria, eppure mi manca la divina corona dell’amore». In appendice: gli amori omosessuali di García Lorca, con testimonianze di Luis Buñuel, Pablo Neruda, e del biografo lorchiano Ian Gibson.

La ballata dell’acqua del mare
(La balada del agua del mar)

Il mare
sorride in lontananza.
Denti di spuma,
labbra di cielo.
«Cosa vendi, oh giovane torbida
con i seni al vento?».
«Vendo, signore, l’acqua 
dei mari».
«Cosa porti, oh giovane negro, 
mischiato al tuo sangue?».
«Porto, signore, l’acqua 
dei mari».
«Queste lacrime salmastre, 
madre, da dove vengono?».
«Vengono, signore, dall’acqua 
dei mari».
«Cuore mio, e questa amarezza 
grave, da dove nasce?».
«È così amara l’acqua 
dei mari!».
Il mare
sorride in lontananza.
Denti di spuma,
labbra di cielo.

A Catalina Bàrcena

La tua voce è ombra di sogno.
La tue parole
sono nell’aria dormiente
petali di rose bianche.
Per i tuoi capelli dorati, 
per la tua occhiata intensa, 
per la tua voce nuvolosa e triste 
consegno il mio mantello andaluso.
I tuoi occhi hanno la nebbia 
delle mattine antiche; 
dolci occhi sonnolenti, 
rigonfi di lontananze.
Nell’ascoltarti si sente
dentro l’anima un lontano 
mormorio di calda fonte.
Lorca con Salvador Dalì, 1925

Romanzero gitano. La moglie infedele
(Romancero gitano. La casada infiel)

E io me la portai al fiume 
credendo che fosse ragazza, 
e invece aveva marito.
Fu la notte di San Giacomo 
e quasi per un impegno.
Si spensero i lampioni 
e si accesero i grilli.
Negli ultimi anfratti 
toccai i suoi seni dormienti, 
che mi si aprirono subito 
come rami di giacinti.
L’amido della sua sottana 
mi risuonava nelle orecchie, 
come una pezza di seta 
lacerata da dieci coltelli.
Senza luce nelle sue coppe argentate 
gli alberi erano cresciuti,
e un orizzonte di cani 
latrava molto lontano dal fiume.

Superati i biancospini, 
i giunchi e i rovi, 
sotto il suo cespuglio di capelli 
scavai una buca nel fango.
Mi levai la cravatta.
Lei si tolse il vestito.
Io il cinturone con la pistola.
Lei i suoi quattro corpetti.
Né nardi né chiocciole 
hanno la pelle così fine, 
né i cristalli alla luna 
risplendono con quel luccichio.
Le sue cosce mi sfuggivano 
come pesci impauriti, 
per metà piene di fuoco, 
per metà piene di freddo.
Quella notte io percorsi 
il migliore dei sentieri, 
montando una puledra di madreperla 
senza briglie e senza staffe.
Non voglio dire, da uomo, 
cose che lei mi disse.
La luce della ragione 
mi fa essere molto discreto.
Sporca di baci e sabbia, 
la portai via dal fiume.
Con la brezza si battevano
le spade dei gigli.

Mi comportai per come sono, 
un autentico gitano, 
Le regalai un cestino da cucito 
e di raso paglierino, 
e non volli innamorarmi 
avendo lei marito, 
mi disse che era ragazza 
quando venne al fiume.

Poeta e drammaturgo spagnolo (Fuente Vaqueros 1898 - Víznar, Granada, 1936). Voce tra le più originali del Novecento spagnolo, amico di S. Dalí e L. Buñuel, partecipò ai vari tentativi modernisti, specialmente impressionisti. Morì durante i primi giorni della guerra civile, fucilato dai franchisti. Talvolta ridotto a cantore folkloristico dell'Andalusia per raccolte come il Romancero gitano (1928), suo primo successo popolare, G.L. in realtà superò questa posizione raccogliendo suggestioni derivate sia dalla tradizione spagnola seicentesca sia dalle moderne avanguardie. Tra le raccolte: Poeta en Nueva York (scritto tra il 1929 e il 1930 e pubblicato nel 1940); tra le pièces teatrali: Bodas de sangre (1933), Casa de Bernarda Alba (1933).

Vita e opere: Compì i suoi studî prima ad Almería e quindi nell'università di Granada dove studiò filosofia e diritto, laureandosi in giurisprudenza nel 1923. Appassionato di teatro, fondò nel 1931 il teatro universitario "La Barraca" che diresse con Eduardo Ugarte. Di una certa importanza formativa fu il viaggio negli Stati Uniti nel 1930. Risiedette in Argentina nel 1933-34. Morì a Granada, fucilato dai nazionalisti, durante i primi giorni della guerra civile. Appartenente alla medesima generazione di R. Alberti, P. Salinas, J. Guillén, partecipò ai varî tentativi modernisti, specialmente impressionisti, ciò che sta a testimoniare la buona conoscenza che doveva avere delle correnti letterarie europee e particolarmente francesi. Il valore folcloristico della poesia lorchiana è stato uno degli argomenti più discussi dalla critica contemporanea e successiva al poeta. L. stesso ebbe a dichiarare in proposito "il mio gitanismo è un tema letterario e un libro. Nulla di più". Il desiderio del poeta, infatti, fu sempre rivolto a superare l'angusta e provinciale posizione di cantore andaluso che gli derivava da parecchie circostanze spesso estranee alla sua poesia. Il mito, che si impossessò di lui alla morte, lo volle poeta immediato e quasi demoniaco, di scarsa cultura, arrivando anche a dargli un'ascendenza zingaresca. La imagen poética de Góngora, conferenza letta nel 1927 a Siviglia, Granada e Madrid e quindi pubblicata nel 1932 su Residencia, basterebbe da sola a porre in luce il valore letterario della sua opera che cerca nella tradizione gongorina un punto di contatto espressivo. Sin dalle prime battute poetiche (Libro de poemas, Canciones, Poema del cante jondo) sono presenti alcuni tratti dominanti di tutta la sua produzione lirica: la metafora sorprendente, il mistero, la sensazione dell'indefinito. Con Romancero gitano il clima di tensione drammatica e la trasposizione metaforica continua raggiungono la loro espressione più matura. La poesia lorchiana posteriore si apre verso nuove esperienze: evasione dal mondo popolare andaluso e dalle forme metriche abituali; presenza di temi nuovi (l'America, i neri, il mondo arabo); eliminazione del metro e della rima. La sua produzione teatrale, poi, nella naturale ricerca di temi squisitamente personali, rivela l'attenta lettura di Lope de Vega e dei classici del "Siglo de Oro". Il valore lirico del verso e la presenza di poemi intercalati conferiscono un carattere poetico al teatro lorchiano i cui personaggi, spesso schematici, sono l'incarnazione di passioni violente e degli aspetti più primitivi e oscuri dell'animo umano. Il personaggio femminile protagonista è una costante del teatro lorchiano. La donna rappresenta per il poeta la sensualità e lo slancio vitale. Il darsi è donare sé stessi interamente nel significato quasi pagano del concetto. I corpi giovani devono incontrarsi e si uniscono senza preoccupazioni moralistiche nell'esaltazione del bello e della vita. Il dovere rende infelice la donna, come in Yerma, e la sterilità ne è il castigo più angoscioso. Il tema della morte, che tanta parte ha nella lirica, è presente anche nel teatro, più o meno con il medesimo significato; la morte conclude e dà senso al momento eroico della vita. Così nella Casa de Bernarda Alba, la protagonista paga l'attimo di felicità raggiunto suicidandosi e nel Llanto por Ignacio le tenebre calano sul corpo del giovane proprio nel momento in cui è vestito di luci. Tra le sue raccolte di liriche: Impresiones y paisajes (1918), Libro de poemas (1921), Canciones (1927), Romancero gitano (1928), Poeta en Nueva York (scritto tra il 1929 e il 1930 e pubblicato nel 1940), Poema del cante jondo (1931), Llanto por Ignacio Sánchez Mejías (1935), Primeras canciones (1936), Seis poemas gallegos (1936). Le sue opere di teatro più notevoli sono: Mariana Pineda (1927), La zapatera prodigiosa (1930), Amor de don Perlimplín con Belisa en su jardín (1931), Retablillo de don Cristóbal (1931), Así que pasen cinco años (1931), El público (1933), Bodas de sangre (1933), La casa de Bernarda Alba (1933), Yerma (1934), Doña Rosita la soltera o el lenguaje de las flores (1935), Diván de Tamarit (1936).


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