Naim Araidi - נעים עריידי, con Canzoni di Galilea di nuovo in Italia

Naim Araidi 
Seam Edizioni, seconda edizione
terza ristampa, ed. bilingue
Dopo il successo e l'attenzione verso la poesia, in una serie di incontri avvenuti prima a Roma e poi in alcune città della Lombardia, l'Autore di Canzoni di Galilea, sarà nuovamente in Italia per incontrare ancora alunni di altre scuole. 
Grazie ad alcuni insegnanti illuminati ritornerà nel gennaio prossimo a Roma, Aprilia, Scafati, Castellammare per parlare agli studenti dei problemi del medio-oriente e sarà anche ospite di alcune associazioni con letture di poesie tratte dal testo: al Caffè Voltaire di Roma, al Simposio di Anzio, ecc.
Maggiori dettagli saranno resi noti in seguito.
Pubblichiamo qui alcune poesie tratte dal libro e un video in lingua italiana e inglese. La traduzione è di Karen Costa
Per chi volesse acquistarlo può ordinarlo sul sito della Seam, cliccando Qui

Lasciatemi tornare

Lasciatemi tornare alla madreterra
al mio vecchio paese,
alle pareti paurose delle tombe
lasciatemi tornare
al canto degli uccelli
al canto del gallo
alla terra dei cactus
e dei cipressi
alle gocce d’acqua
alla sorgente del villaggio
al mio insegnante di nuoto
che mi ha aiutato
a sopravvivere nell’oceano
della vita e nei mari
di ogni città...
permettetemi di tornare al lato orientale
o straniero, non importa
lasciatemi tornare a me stesso...
Lasciatemi prendere ciò che vi piace dell’occidente
m’è costata la vita e gli anni migliori senza sorridere 
mai
prendete le vostre macchine 
per autostrade mortali
tutti i telefoni cellulari
tutti gli schermi piatti
tutti gli strumenti sofisticati della vita moderna
non c’è necessità di uccidermi, 
di lasciarmi morire
per uccidere
chi ha gelosia
nei miei confronti.
Naim in due licei di Brescia, 2014





أعيدوني

أعيدوني إلى بلدي القديم
إلى القناطر
إلى “العقدات” في بيت أجدادي
إلى الطريق الذي كم أخافني
...عند جدران المقابر
أعيدوني
لصياح الديك
لزقزقة العصافير
إلى  الصبّار
 ورفوف السرو
إلى المياه المتقطّرة
“في “عين الضيعة 
إلى “السّيح” الذي علّمني السباحة
التي لم تكفني ماء المحيط
...وبحار المدن
أعيدوني إلى الحارة الشرقية
أو الغربية

...أعيدوني إليَّ

وخذوا كل ما شئتم من حضارة الغرب
التي كلّفتني كلّ عمري
ولم تبتسم يوماً
إليّ
وخذوا آلات الموت على الطريقِ السريع
خذوا الهواتف
وشاشات التلفاز
وكل مكيّفات الحياة
فلا داعٍ لقتلي كي أموت
ولا داعٍ لموتي
كي يموت من الغيرة
.غيري


Parlando degli ulivi del paese

Parleremo degli ulivi del paese
e dell’olio d’oliva dei territori
forse troveremo un linguaggio comune
la metà della mia vita vissuta da solo
sulla porta di casa tua
e l’altra metà ancora alla ricerca
di un nuovo titolo
ai racconti di Scheherazade.

Vieni a sederti nella baracca
sotto la volta del cielo
mangeremo fichi e melograni e grappoli
d’uva a piene mani.
Noi non ci  sposeremo e non daremo bambini
alla Galilea, affinché il monte Carmelo non insorga
e il poeta non gioisca per i nostri peccati.
Noi dobbiamo riconquistare la nostra cultura
per tornare al cielo.

تعاليْ نتحدّث عن زيتون بلادي

تعالي نتحدث عن زيتون بلادي
،وعن زيت زيتون البلاد
لعلنا نجدُ لغةً مشتركة
لنصف عمري الذي تركني وحيدًا
 ،عند مدخل بيتكِ
والنصف الآخر الذي يبحث
عن عنوان جديد
.لقصة شهرزاد

تعاليْ نسكن تحت العرائشِ 
في العراءْ
نأكل التينَ والرمّانَ والعنقودَ
في صبر الوعاء
ثمّ لا نتزوّجُ ولا نُنجبُ أطفالا للجليلِ
لكي لا يغضب الكرملُ منّا
ويرضى من خطايانا المعرّي
ونكفّرُ عن حضارتنا
.ونرجعُ للسماء



L’amore arriva

L’amore arriva secondo la direzione del vento
il battito cardiaco e le canzoni.
L’amore va come la poesia,
su gradini di occasioni mancate.
Per questo voi, amanti, siate pronti!
dovete catturare le occasioni.
Chiudete porte e finestre
sta lì proprio dove l’aria passa
l’affare è fatto per chi sa aspettare.
Queste sono canzoni, certo impossibili.
C’è sempre un’entrata per il cuore
e un’uscita per chi vuol partire.
L’amore va, l’amore viene
come un poema che solo
le palme comprendono. 
يجيءُ الحبُّ

يجيءُ الحبُّ كما تُريد الريح
على إيقاعِ القلوبِ والأغنية.
ويذهبُ الحبُّ كما تُريدُ القصيدةُ،
على آثار الفرصة التي تفوت.
أيّها العاشقونَ في تلك الاحتمالاتِ تَهيّأوا!
هنالكَ دائمًا فرصةٌ لا تفوت.
أَقفلوا الأبوابَ والنوافذَ التي
تتيحُ لكم متنفّسًا للريح
فالهواءُ لا يعزفُ إ لّ للناظرينَ
هذهِ أنغامٌ ، بعضها مستحيل.
وهنالكَ دائمًا منفذٌ للقلبِ
ومُتَنفّسٌ للذينَ يواكبونَ الرحيل.
هوذا الحبُّ الذي يجيءُ ويذهبُ
كالقصيدةِ التي لا يفهمها
إ لّ النخيل.






Naim Araidi (Maghar, 1950) è un poeta, insegnante ed è stato ambasciatore d’Israele in Norvegia.
Giovanissimo si è trasferito ad Haifa per completare la sua istruzione fino ad insegnare nella medesima Università, in quella di Bar-Ilan, al Gordon College of Education e all’Università Araba per l’Educazione in Israele.
Ha presentato due programmi settimanali su Channel 2: uno per bambini e un notiziario. Ha fondato la rivista Al-Aswar. Molti suoi lavori, originariamente scritti in ebraico e in arabo, sono stati tradotti in molte altre lingue, questa è la prima pubblicazione in italiano. Ha ideato e fondato il Nissan Poetry Festival nel 1999, nell’occasione della seconda Intifada con l’intenzione di stabilire un canale di comunicazione fra le diverse religioni che popolano il Medio Oriente, lui di religione Drusa.
2014: Premio Letterario Internazionale Città di Sassari: Menzione premio speciale della critica CANZONI DI GALILEA – Naim Araidi (Galilea)

Naim Araidi completed his elementary school in his village, then moved to Haifa to complete his secondar
y education. He went on to gain B.A in Hebrew language and Political Science and another B.A in Hebrew Literature and Comparative Literature. Then he gained a M.A in Hebrew Literature and Comparative Literature at Haifa University. This was followed with a Ph.D in Hebrew Literature from Bar-Ilan University.
He served as a teacher and a lecturer in both Haifa & Bar-Ilan Universities. Then he moved to Gordon College and the Arab College for Education in Israel. Currently he serves as the Director of the Children's Literature center at the Arab College as well as the co-ordinator of Studies for the Non-Jewish students at Gordon College. Dr. Naim presents two weekly programmes on Channel 2, a children's programme and a news programme. He also established "Al-Sewar" magazine. He had many positions and has participated in a large number of international festivals for writing and poetry. Many of Araidi's books are now available in different languages world-wide. For the first time in Italy in 2014 an anthology of his poems was published by Seam Edizioni and is reprinted in about three months. The first edition was presented during the roman poetical twinning with Ottobre in Poesia[1] in 2013. 
2014: Naim Araidi won the Critics Award at the International Literary Prize City of Sassari with the book "Songs of Galilee" by Seam Edizioni!




Lettera al signor Presidente del Consiglio Matteo Renzi

     Le scrivo dal mio luogo modesto e con linguaggio semplice che mi è congeniale.
    Scrivo con la mia solita grazia, senza pretendere che lei possa ascoltarmi.
La mia voce - come la mia lettera – sono troppo deboli per raggiungerla. Ma, come sempre, ne approfitto per scrivere anche agli italiani (o gli italioti come alcuni dicono).
Non l’avevo sentita parlare che dopo aver visto l’imitazione che il ‘comico’ Crozza fa di lei.
Mi appariva esagerata, ridicola e, in una parola, impossibile.
Già, mi appariva impossibile che le parole del comico fossero davvero le sue.
Sembrava davvero impossibile, anche se assuefatto alle barzellette di Silvio, per la verità m’ero persuaso di vivere nel paese dei balocchi.
Questa volta però la differenza c’è. Intanto siete in due: lui dietro a consigliare e dirigerla e lei davanti a fare quella sorta di clown che avrebbe voluto fosse la sua professione, dirigendo programmi televisivi o altro. Mi sono chiesto più volte come mai non l’avesse assunta in uno dei suoi canali.
La risposta è fin troppo facile: meglio prendere il ‘suo’ posto e creare finalmente quella distruzione  definitiva della sinistra italiana che il 'nostro' non è riuscita a completare (per colpa delle "toghe rosse"), qui il rosso almeno c'è! o, almeno, c'era.
Ecco lei è il figlio furbo che ‘lui’ non ha avuto. Il figlio furbo, giovane e belloccio, con gli occhi allegri e con le braccia aperte, cosa impossibile sia a Pier Paolo che a Marina o Barbara.
Vi accomuna nella qualità di padre spirituale con quella naturale per qualche indagine (scrivo qualche ma si comprende, o no!) del suo Tiziano. Due padri, nessuna svolta! una vita sempre a rischio e a contatto coi magistrati.
Ma anche una certa attinenza con quella democrazia cristiana (si fa per dire) che non smette di dare figli alla patria.
Sì, benché negli anni si siano moltiplicati i partiti questa sembra un polipo con mille branchie di democristianini che proliferano: stesse idee, stesse origini, stesse politiche e perfino stesse cattive abitudini di frequentare le procure.
Lei voleva rottamare i vecchi del partito? forse molti s’erano rottamati prima o fingevano di stare da tutte le parti. Adesso cosa c'è? un governo d'infanti?
       Da tempo che i comunisti sono spariti o per cause naturali o per essere stati acquisiti da altre bandiere... e, come infanti il suo predecessore aveva gusti migliori, non sempre, certo!
Ma lei sogna e fa sognare molti degli italiani che non ricordano più neanche Mussolini se non per il fatto che si poteva stare con le porte aperte (niente da rubare) o che i treni arrivavano in orario (assenza di cronometri svizzeri, arrivati subito dopo).
Ieri l’ho risentita e di nuovo mi sembrava Crozza: emozioni, cuore, amore, sempre del fare.
Ma che cazzo dici: mentre si finisce col distruggere quel poco di scuola rimasta (forse state dimenticando la materna e gli asili nido, mettete mano pure lì). L’assistenza sanitaria al collasso, che ci farà traslocare a Cuba o Israele (e pensare che dicono di star peggio di noi, dannata informazione).
Mentre parla, gioca a convegni migliaia di dipendenti vanno a spasso (finalmente a godere dei bei paesaggi del nostro paese), criminali vengono assolti dopo aver massacrato dei ragazzini a manganellate o peggio.
Non ci sono dibattiti, né scontri (tranne l'appena accennato) perché non si discutono leggi e nessuno si accorge che non c’è opposizione. Che non c’è una sorta di dittatura con tante complicità a partire dal Presidente di tutti?
Il paese era finito è vero, sta sul collasso, vero altrettanto e la prima protesta di operai finisce nel sangue: come dire un governo di ‘sinistra’ colpisce una manifestazione di sinistra!
Ma lei dorme la notte, fa sogni, realizza cosa siamo, in che paese viviamo e come ha fatto a stare lì?
Forse è quello più giusto!
Dopo Berlusconi le persone (o il popolo) s’è ormai addomesticato, vive di quella speranza che lei sostiene e invoca.
La speranza, come la cravatta sono i passaporti per gli imbecilli!
Quale speranza vede lei? io nessuna. Perché anche se per cause fortuite lei domani finisse di governare nel nostro paese non s’è formato nulla. Forse gli unici che potrebbero sono quei giovani che stanno fuggendo. Il bisogno di andarsene rimane più forte che mai: oltre cinquantamila ci hanno lasciato e, quelli che invece amano le carriere militari e le armi si stanno avviando a combattere guerre sante.
Lei lo sa, vero?
O secondo lei il paese è ricco? visto che la gran parte delle banche danno monete solo da 20 e 50 euro? gli spiccioli non si prendono ormai neanche come mance.
Era così abituato alle domande a quiz, ha vinto qualche milione (anzi parecchi per il tempo) e ora se la pone qualche domanda che non sia come fottere gli ultimi saggi rimasti nel ‘suo’ partito.
Che sia suo si sa, che sia partito lo dice già il nome. Anzi addirittura spar(t)ito.

Io ormai sono d’età avanzata, con futuro breve, ma pensi a quanti si troveranno ancora a non avere posti di lavoro, altri in migliaia continuano a perderlo, gli ultimi pensionati si devono pagare spesso ticket per analisi e medicine, altri ancora cercano di andarsene e infine rimarrà quest’esercito che neppure l'ha votata e che lei incanta, come alle primarie. Un non eletto, come altri, d’altro canto, senza voti. 
Smonti ancora quel poco che rimane, poi ci sarà poco da ridere, nulla da mangiare per molti.
Mentre le banche sempre più potenti con la complicità di altri come lei che in questo periodo stanno governando quasi dappertutto, saranno padroni della terra, fornitori di armi per distruggere intere popolazioni inutili. I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
... e un fantoccio sulla mina (che mi perdonino i fantocci!)
Completo con l'ultima significativa immagine che ricorda il "tempo che fa"

Introduzione da: La terra non è il cielo
Premessa permessa

Comunque vada occorre ricordare
che la berlusconite è una religione
che ha conquistato i cervelli
di un terzo degli italiani.
Ricordandosi che tutte le religioni sono devastanti,
quest’ultima non ha prodotto arti,
né strade, scuole o monumenti di alcun tipo.
Quando e se si dissolverà
lascerà il mondo attorno ancora più vuoto.
Senza alcuna resurrezione.
Il popolo più adatto era proprio quello italiano?
Di questo resta in alcuni di noi il terrore.






Il becchino e la scrittrice

Il becchino e la scrittrice di beppe costa
 (da una storia 'quasi' vera)

Spesso gli artisti hanno un becchino accanto che in trepidazione ne attende la fine.
Intesa come morte, naturalmente.
A volte, i più coraggiosi (ci sono coraggiosi anche fra i becchini) tentano tuttavia di anticiparla.
In vita non si curano di ciò produce, sottraendo tutto quel che possono, dai soldi del ‘fumo’ al respiro del sole caldo perfino nel tramonto dell’ottobre romano.
Così fu questa storia: malgrado qualcuno pensi che a provocare la morte della nostra protagonista sia stato lo stesso suo uomo, marito, poco amante ed erede.
Forse spingendola dolcemente giù per le scale, oppure porgendo allungando il braccio con l’ultima sigaretta di un pacchetto ormai vuoto, così che la nostra spingendosi in avanti ebbe a cadere.
E cadde giù dalle scale dove rimase uno o due o addirittura tre giorni, prima che lui la cercasse e ne desse allarme.
Così finì, o almeno immagino finì la vita della grande scrittrice.
S’era dato poco da fare lui, in verità. Le uniche ad aiutarla sono state qualche amico fraterno, qualche femminista o post femminista e il portiere del palazzo di casa.
Poche persone per la verità e pochi libri editi fino alla morte.
Teatro, cinema ormai erano solo un lontano ricordo di tanti anni prima.
L’ultima rappresentazione la ricordava però: proprio lì, quando il marito, scadente autore e attore, s’invaghì della bella cointerprete dello spettacolo.
Così da portarla nella grande casa dove abitavano, consumando in tre quel poco che non bastava per due.
Per questo il becchino, affamato sempre più, avvenuta la sepoltura cominciò a chiamare tutti gli amici di Gaudenzia, per vedere il da farsi: era inammissibile che la sua opera venisse seppellita con Lei.
Fece e rifece, stilò, riscrisse, sistemò documenti, lettere, saggetti e poesie, anche quelle che facevano vergognare Gaudenzia, sebbene ormai a vita l’aveva addestrata a non vergognarsi ormai di nulla.
Trovò amici, complici in convegni, raduni, filmati e quanto potesse servire alla sua causa: aveva aspettato tanto, con altrettanta fame addosso che adesso non ne poteva più.
Piccoli editori, poi il caso vuole che in Francia e in Austria comincia gradualmente e col passaparola, specie fra i giovani, ad avere successo ed è l’inizio del successo (quasi) mondiale per lui, naturalmente che amministra da quel giorno dello scivolamento, ogni pizzino Gaudenzia avesse scritto.
Ma farà di più: scrive e riscrive romanzi, aggiusta lettere inesistenti, scrive poesie al femminile, modifica, amplia e inventa ciò che per anni teneva gelosamente in testa.
Era nato e finalmente! un caso: la più grande scrittrice italiana veniva scoperta e pubblicata dal migliore editore italiano.
Ma perché smettere?
La ‘mucca’ può produrre di tutto e, se i grandi editori non vogliono, ci sono i cosiddetti piccoli affamati e affannati per avere quel ‘nome’ in catalogo.
Così Gaudenzia che aveva in verità scritto per tutta la vita ma sempre lavorando a due tre romanzi e qualche verso, si ritrovò con centinaia di volumi all’attivo.
Lei morì triste, sola e in povertà giù per le scale del paese amato, avendo scritto un capolavoro!
Il becchino vive felice, ricco e contento (con altre attrici al fianco) e produce - come qualche tempo prima aveva fatto il segretario di un noto pittore  - e continuerà a produrre (immagino) opere in quantità industriale.
Ne scrisse, corresse e modificò tante che alla fine diventò uno scrittore ‘quasi’ bravo anche lui.
Ci aveva provato prima di incontrare la sua Gaudenzia.
Quanto lavoro dà la morte ai becchini!


b. c.

Stefano Iori, L'anima aggiunta, Seam 2014

ISBN 9788881795260, pag 128, € 10.00
Sedicesimo volume nella storica collana "Inediti rari e diversi" diretta oggi da Beppe Costa e Igor Costanzo, L'anima aggiunta di Stefano Iori viene edita in questo mese di ottobre dalla Seam Edizioni di Roma,
Si può richiedere il libro sul sito dell'Editore, in tutte le libreria online o attraverso il proprio librario di fiducia. Il volume è arricchito dalla traduzione in lingua inglese di Karen Costa e dall'immagine in copertina: “White” di Fabio Mariani, mentre la grafica è a cura di Progetto stefiro

Dalla prefazione:

Se Gregory Corso invitava, durante il festival di Castelorziano del ‘79, a scrivere e leggere poesie - ché leggere fa bene intanto a se stessi -, da quell’evento c’è stata, da un lato la dissacrazione del poeta intrappolato nella sua oscura realtà e nelle sue idiosincrasie, e dall’altro, un fluire di poeti da dopocena, dessert al bar o altrettanto anonime manifestazioni di piazza.
Un funerale per la poesia e per i poeti? In un certo senso sì, finiva la figura storica e retorica (già da qualche anno quasi scomparsa) e come urlava a quel tempo Dario Bellezza dal palco, inseguito dai fischi di giovinette in costumi da bagno: “fate qualche applauso, se non mi applaudite non leggo più” perché, spiegava, “i poeti vanno incoraggiati e vanno soprattutto applauditi anche se le loro poesie non vi piacciono”.
Già i poeti andavano incoraggiati e applauditi, oggi forse un po’ meno. Il rischio che diventino tutti carta al macero è sintomatico e dimostrato dalla stampa di una editoria (definita minore, ma unica in attività seria) con oltre 65.000 volumi di versi editi nel 2012. Esistono quindi persone che scrivono (e fa bene alla salute - propria-) e Poeti.
E i Poeti, si sa, ancor più oggi cercano amanti coi quali condividere questo sogno della parola che tutto comprende, dalla musica all’immagine, al colore, fino a conquistare
e scoprire l’anima.
Ed è a quell’anima che Stefano Iori fa riferimento, cercando da tempo nel mondo dei poeti e nella poesia che ama e lo circonda, fino a scavare dentro di sé le ragioni dell’essere ed essenzialmente le ‘sue’ ragioni dello scrivere. Attento all’uso della parola l’Autore consegna a noi e a sé, un ponte fra la poesia classica ed emozioni più che mai attuali.]...

La 'voce' del Poeta

Fiato

Agire le cose fuori
Agire le cose dentro
Agire alto e basso
Agire, agire, agire
fin che fiato ci regge

Nel ghetto, al terzo piano di una via stretta
versione rivista da Sottopelle - 2013

La mia casa al terzo piano
si affaccia su di una via
che sarebbe stretta
in qualsiasi vera città,
ma qui pensano sia largo
quel nastro antico
di ciottoli sconnessi
Dalla strada ogni rumore,
anche il più minuto,
salendo lesto alla finestra,
si amplifica ad ogni metro
fino a raggiungermi
in veste di rombo o tuono
Ma se urlo dal balcone,
chiamando l’amico che passa,
questi non sente e tira dritto
Orecchio turbato,
afona parola,
fastidioso risultato
dell’acustica beffarda
Inutile frastuono,
vana parola
Basta poco
per soffrire impotente
Nell'isola sospesa
non si prende e non si dà

Anima aggiunta

Altro da me,
l’anima aggiunta
lavora da sola
Mi scrive e mi dice
con fare garbato
La penso e non c’è,
mi volto e lei ride
Il bello – sapete? -
è che lascia i suoi segni


Stefano Iori (Mantova, 1951). L’autore si rivela al pubblico e alla critica con la filmografia ragionata Tinto Brass (collana I Grandi del cinema - Gremese Editore, Roma 2000). Varie le sue collaborazioni, tra cui la cura di testi di valorizzazione culturale dei territori per l’Editoriale Giorgio Mondadori. Ha già firmato due sillogi poetiche: Gocce scalze (Albatros Il Filo, Roma 2011) e Sottopelle (Kolibris, Ferrara 2013, con prefazione di Gio Ferri). 
Nel 2014 la giuria del Premio Lorenzo Montano gli assegna la menzione nella sezione Una poesia inedita per la lirica Dono di mare, pubblicata nel presente volume.
Sue composizioni appaiono in prestigiose antologie e nell’Enciclopedia di Poesia Contemporanea della Fondazione Mario Luzi (Roma, 2013).

Stefano Iori: il sito





Nel nome del cambiamento di Iago


Spesso mi sono posto questa domanda: ma la poesia può cambiare il mondo? Applichiamo il metodo galileiano, il consolidato metodo scientifico. Partiamo dall’affermazione: la poesia può cambiare il mondo (tesi). Cerchiamo di demolire questo enunciato e se non ci riusciamo, il di sopra teorema vale come legge universale.
Ora devo trovare un problema centenario, una piaga che non trovi riscontro negli schieramenti politici. Posso riuscirci, i miei due neuroni sono alla minima distanza, scatta la scintilla e trovo il rebus: la fame nel mondo.  Milioni di morti l’anno; oh dico milioni!
Contatto i miei contatti, li sensibilizzo, trovo un posto d’impatto, una bella discarica a cielo aperto. Creo un movimento, lo chiamo LE NUOVE OSSA, va finanziato, trovo i fondi, arrivo a 5000 euro, 1000 dei quali mi servono per le spese di organizzazione. Con i restanti cercherò un editore che abbia voglia di pubblicare l’ennesima antologia di settore, oppure riesco a trovarne uno che non vuole soldi (molto raro oggi) e con i restanti dovrò pagare le spese dei poeti che verranno da ogni parte d’Italia, se sono poeti dovrebbero essere poveri (altrimenti perché cazzo attaccano la borghesia se poi ne fanno parte?).
Serve però un’importante testata che dia risalto all’evento ( la mia non basta e poi ho già due ficozzi) per cui parte del finanziamento andrà al giornale che accetterà. Siamo pronti, occupiamo la discarica e iniziamo a leggere, i vigili urbani ci tengono sotto controllo, si alternano poeti importanti, tre vengono dall’Africa, ma non se la passano poi così male ( i-pode, i-phone, touch-screen, tacci-loro). 
Mentre leggiamo, dati alla mano, 1000 bambini muoiono, e quando andremo tutti a cena insieme il numero sarà raddoppiato. In altre importanti città del paese si è fatta la stessa cosa, anche il tg nazionale apre con il grande successo ottenuto dalla manifestazione. Ma perché in Africa si muore ancora? Cazzo dopo un così grandioso atto di ribellione, non è possibile! La poesia può cambiare il mondo?
No.

Se vuoi cambiare il mondo non fare il poeta, la poesia salva te stesso dal mondo, e ti porta fuori dalla sua pazzia, nei pressi di una follia personale, solo questo è il suo potere.

Memoria

Di nuda proprietà vestita
s’aggira nel mercato delle ossa
chi vende armi, chi compra tempo
altri si asciugano la lingua.

L’usuraio programma l’incasso
“ se è lei che vuoi fare guerra dovrai”
le ossa attrezzano la rissa,
nel nome di leggi rese divine 
la prassi è la stessa più morte più oro.

Il mercato continua a chiassare,
la pace fugge nel bosco
dove ricorda d’essere amata.

Il poeta Iago su facebook

Poeti: Federico García Lorca

Tanto grande è stata la stima per questo autore, uno dei primi poeti letti credo fra gli 8 e i nove anni e mai abbandonato, che, per l'uscita di questo libro straordinario, non intendo spendere più di qualche riga, riportando soltanto l'immagine di copertina, una foto e tre poesie, una famosissima.
Su questo grande autore, vittima del franchismo, vittima di una società ancora più omofoba per quei tempi tristi di Spagna, si scriverà ancora, perché tanto c'è da sapere. Non certo della sua omosessualità, ma certamente del suo grande coraggio pari alla sua grandezza di poeta.
Naturalmente, come spesso capita, non sono i grandi editori ad occuparsi del poeta (Garzanti e Guanda hanno quasi ceduto le armi), ma la Kaos nota per i tanti libri inchiesta e di impegno civile. Non poteva essere altrimenti ché Mondadori o l'Einaudi berlusconiana continuano a inseguire e pubblicare i docenti universitari o personaggi televisivi. Spesso quando si premia un Nobel per la poesia, in Italia non c'è traccia. (b.c.)

BREVIARIO AMOROSO
Federico García Lorca
isbn 978-88-7953-263-1, pagg. 202, prezzo € 17,00
settembre 2014
A cura di José Arqueta.  Per acquistare il libro clicca QUI

Frammenti poetici, i noti e censurati “Sonetti dell’amore oscuro”, poesie e scritti sentimentali: la tematica amorosa, nell'espressione artistica del grande poeta spagnolo Federico García Lorca.
«L’amore, con i suoi inganni e i suoi tradimenti, attraversa la vita umana... Questa angoscia di andare senza sapere dove, e il sapore dell’amore che mi brucia in bocca... Io non saprò mai dirti come e quanto ti amo: quando ti sono vicino mi scordo di tutte le parole».
«Il primo bacio / che sapesse di bacio / fu per le mie giovani labbra / come la pioggia fresca... / Il mio amore errabondo, / castello senza fortezza, / di ombre ammuffite...» 
«Ti vedo solitario, pieno d’amore, di spiritualità e di bellezza, e sento la tua solitudine come un incantevole paesaggio nel quale mi addormenterei per sempre. Anch’io sono solo, per quanto tu mi creda in compagnia perché ho successo e ricevo corone di gloria, eppure mi manca la divina corona dell’amore». In appendice: gli amori omosessuali di García Lorca, con testimonianze di Luis Buñuel, Pablo Neruda, e del biografo lorchiano Ian Gibson.

La ballata dell’acqua del mare
(La balada del agua del mar)

Il mare
sorride in lontananza.
Denti di spuma,
labbra di cielo.
«Cosa vendi, oh giovane torbida
con i seni al vento?».
«Vendo, signore, l’acqua 
dei mari».
«Cosa porti, oh giovane negro, 
mischiato al tuo sangue?».
«Porto, signore, l’acqua 
dei mari».
«Queste lacrime salmastre, 
madre, da dove vengono?».
«Vengono, signore, dall’acqua 
dei mari».
«Cuore mio, e questa amarezza 
grave, da dove nasce?».
«È così amara l’acqua 
dei mari!».
Il mare
sorride in lontananza.
Denti di spuma,
labbra di cielo.

A Catalina Bàrcena

La tua voce è ombra di sogno.
La tue parole
sono nell’aria dormiente
petali di rose bianche.
Per i tuoi capelli dorati, 
per la tua occhiata intensa, 
per la tua voce nuvolosa e triste 
consegno il mio mantello andaluso.
I tuoi occhi hanno la nebbia 
delle mattine antiche; 
dolci occhi sonnolenti, 
rigonfi di lontananze.
Nell’ascoltarti si sente
dentro l’anima un lontano 
mormorio di calda fonte.
Lorca con Salvador Dalì, 1925

Romanzero gitano. La moglie infedele
(Romancero gitano. La casada infiel)

E io me la portai al fiume 
credendo che fosse ragazza, 
e invece aveva marito.
Fu la notte di San Giacomo 
e quasi per un impegno.
Si spensero i lampioni 
e si accesero i grilli.
Negli ultimi anfratti 
toccai i suoi seni dormienti, 
che mi si aprirono subito 
come rami di giacinti.
L’amido della sua sottana 
mi risuonava nelle orecchie, 
come una pezza di seta 
lacerata da dieci coltelli.
Senza luce nelle sue coppe argentate 
gli alberi erano cresciuti,
e un orizzonte di cani 
latrava molto lontano dal fiume.

Superati i biancospini, 
i giunchi e i rovi, 
sotto il suo cespuglio di capelli 
scavai una buca nel fango.
Mi levai la cravatta.
Lei si tolse il vestito.
Io il cinturone con la pistola.
Lei i suoi quattro corpetti.
Né nardi né chiocciole 
hanno la pelle così fine, 
né i cristalli alla luna 
risplendono con quel luccichio.
Le sue cosce mi sfuggivano 
come pesci impauriti, 
per metà piene di fuoco, 
per metà piene di freddo.
Quella notte io percorsi 
il migliore dei sentieri, 
montando una puledra di madreperla 
senza briglie e senza staffe.
Non voglio dire, da uomo, 
cose che lei mi disse.
La luce della ragione 
mi fa essere molto discreto.
Sporca di baci e sabbia, 
la portai via dal fiume.
Con la brezza si battevano
le spade dei gigli.

Mi comportai per come sono, 
un autentico gitano, 
Le regalai un cestino da cucito 
e di raso paglierino, 
e non volli innamorarmi 
avendo lei marito, 
mi disse che era ragazza 
quando venne al fiume.

Poeta e drammaturgo spagnolo (Fuente Vaqueros 1898 - Víznar, Granada, 1936). Voce tra le più originali del Novecento spagnolo, amico di S. Dalí e L. Buñuel, partecipò ai vari tentativi modernisti, specialmente impressionisti. Morì durante i primi giorni della guerra civile, fucilato dai franchisti. Talvolta ridotto a cantore folkloristico dell'Andalusia per raccolte come il Romancero gitano (1928), suo primo successo popolare, G.L. in realtà superò questa posizione raccogliendo suggestioni derivate sia dalla tradizione spagnola seicentesca sia dalle moderne avanguardie. Tra le raccolte: Poeta en Nueva York (scritto tra il 1929 e il 1930 e pubblicato nel 1940); tra le pièces teatrali: Bodas de sangre (1933), Casa de Bernarda Alba (1933).

Vita e opere: Compì i suoi studî prima ad Almería e quindi nell'università di Granada dove studiò filosofia e diritto, laureandosi in giurisprudenza nel 1923. Appassionato di teatro, fondò nel 1931 il teatro universitario "La Barraca" che diresse con Eduardo Ugarte. Di una certa importanza formativa fu il viaggio negli Stati Uniti nel 1930. Risiedette in Argentina nel 1933-34. Morì a Granada, fucilato dai nazionalisti, durante i primi giorni della guerra civile. Appartenente alla medesima generazione di R. Alberti, P. Salinas, J. Guillén, partecipò ai varî tentativi modernisti, specialmente impressionisti, ciò che sta a testimoniare la buona conoscenza che doveva avere delle correnti letterarie europee e particolarmente francesi. Il valore folcloristico della poesia lorchiana è stato uno degli argomenti più discussi dalla critica contemporanea e successiva al poeta. L. stesso ebbe a dichiarare in proposito "il mio gitanismo è un tema letterario e un libro. Nulla di più". Il desiderio del poeta, infatti, fu sempre rivolto a superare l'angusta e provinciale posizione di cantore andaluso che gli derivava da parecchie circostanze spesso estranee alla sua poesia. Il mito, che si impossessò di lui alla morte, lo volle poeta immediato e quasi demoniaco, di scarsa cultura, arrivando anche a dargli un'ascendenza zingaresca. La imagen poética de Góngora, conferenza letta nel 1927 a Siviglia, Granada e Madrid e quindi pubblicata nel 1932 su Residencia, basterebbe da sola a porre in luce il valore letterario della sua opera che cerca nella tradizione gongorina un punto di contatto espressivo. Sin dalle prime battute poetiche (Libro de poemas, Canciones, Poema del cante jondo) sono presenti alcuni tratti dominanti di tutta la sua produzione lirica: la metafora sorprendente, il mistero, la sensazione dell'indefinito. Con Romancero gitano il clima di tensione drammatica e la trasposizione metaforica continua raggiungono la loro espressione più matura. La poesia lorchiana posteriore si apre verso nuove esperienze: evasione dal mondo popolare andaluso e dalle forme metriche abituali; presenza di temi nuovi (l'America, i neri, il mondo arabo); eliminazione del metro e della rima. La sua produzione teatrale, poi, nella naturale ricerca di temi squisitamente personali, rivela l'attenta lettura di Lope de Vega e dei classici del "Siglo de Oro". Il valore lirico del verso e la presenza di poemi intercalati conferiscono un carattere poetico al teatro lorchiano i cui personaggi, spesso schematici, sono l'incarnazione di passioni violente e degli aspetti più primitivi e oscuri dell'animo umano. Il personaggio femminile protagonista è una costante del teatro lorchiano. La donna rappresenta per il poeta la sensualità e lo slancio vitale. Il darsi è donare sé stessi interamente nel significato quasi pagano del concetto. I corpi giovani devono incontrarsi e si uniscono senza preoccupazioni moralistiche nell'esaltazione del bello e della vita. Il dovere rende infelice la donna, come in Yerma, e la sterilità ne è il castigo più angoscioso. Il tema della morte, che tanta parte ha nella lirica, è presente anche nel teatro, più o meno con il medesimo significato; la morte conclude e dà senso al momento eroico della vita. Così nella Casa de Bernarda Alba, la protagonista paga l'attimo di felicità raggiunto suicidandosi e nel Llanto por Ignacio le tenebre calano sul corpo del giovane proprio nel momento in cui è vestito di luci. Tra le sue raccolte di liriche: Impresiones y paisajes (1918), Libro de poemas (1921), Canciones (1927), Romancero gitano (1928), Poeta en Nueva York (scritto tra il 1929 e il 1930 e pubblicato nel 1940), Poema del cante jondo (1931), Llanto por Ignacio Sánchez Mejías (1935), Primeras canciones (1936), Seis poemas gallegos (1936). Le sue opere di teatro più notevoli sono: Mariana Pineda (1927), La zapatera prodigiosa (1930), Amor de don Perlimplín con Belisa en su jardín (1931), Retablillo de don Cristóbal (1931), Así que pasen cinco años (1931), El público (1933), Bodas de sangre (1933), La casa de Bernarda Alba (1933), Yerma (1934), Doña Rosita la soltera o el lenguaje de las flores (1935), Diván de Tamarit (1936).


https://www.treccani.it/enciclopedia/federico-garcia-lorca/

Lettera al signor Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Caro Presidente, (per molti, non per me e per tanti altri come me) Giorgio Napolitano:
In sella
Garante delle Istituzioni, come sa, spesso sono disilluse.
Le scrivo dal mio luogo modesto e con linguaggio semplice che mi è congeniale.
Non sono un competente, lei sì e molto più di me per continuare ad essere lì, in quel palazzo molto più bello di quello dei tanti dittatori che negli ultimi anni, complici degli americani, abbiamo contribuito a distruggere.
Sono uno che scrive versi e la mia lettera, a differenza dei tanti poeti (letterati, critici, cavalieri, attori, calciatori, insomma un po’ troppi, le hanno scritto per avere la sua medaglietta.
Per la verità ce l’ho anche io, col suo nome inciso (non il mio, regalo al Premio città di Ostia dell’amico poeta Tonino Colloca, forse per farle dispetto a Lei, o a me!).
La tengo chiusa nella sua scatoletta e non ne faccio nota di merito, se non appunto, per un riguardo a Tonino.
Ma sono anche uno che da quando è nato, vede la sua nazione in stato in guerra: fra mafia, magistratura, paesi attaccati (senza che ci abbiano neppure molestato) e ci armiamo da tempo, fornendo armi anche a coloro che sarebbero nemici.
Lo so, lei da tempo, da che mi ricordi è stato come un ambasciatore con gli americani, nel timore che i ‘comunisti’ attaccassero il paese o conquistassero il parlamento.
Eppure anche lei, sempre se la mia memoria non fa cilecca, era ed è stao un comunista, o un cattocomunista (se si usa ancora o quando esistevano).
Come scrive la costituzione (scusi il minuscolo, ma siete tutti voi a trattarla male) avremmo libertà di religione (o culto che dir si voglia) e non ho mai capito perché in ogni luogo pubblico ma soprattutto nelle scuole ci sia l’obbligo, oltre la foto del Presidente, lei o altri, del crocifisso.
Che poi fosse una figura positiva per i ragazzi, chessò un Gesù seduto fra le genti o in cammino sulle acque, andrebbe anche bene. Invece no: crocifisso per ricordare una la terribile morte inchiodati o saldati abbia subita da ‘Lui’ (forse con qualche dubbio) ma da molti altri certamente sì.
Così come è insopportabile la spesa per mantenerla: spesso dieci volte maggiore a quella di presidenti di paesi dove non si è solo una figura rappresentativa.
Lo so, oltre alle medagliette, lei da a molte attività culturali il Suo ‘patrocinio’ naturalmente senza sborsare un solo euro, ma chi fa attività culturali che spesso soffre di difficoltà economiche, gode forse di questo ‘regalo’? questo non so.
So che il nostro paese ‘avrebbe’ il più grande patrimonio culturale al mondo: cioè le tracce di tutti i secoli da quando il pianeta esiste. Se non crolla l’intero stivale ancora visibili. Ed è l’unico paese al mondo che ha così ricco patrimonio. Ha pure il sole e una discreta temperatura: per queste due ultime attività non dipendenti da Lei o da me non c’è stato alcun referendum per abolirle. Quindi ci sono. Sono nostre. Sarebbero la ricchezza di un paese: l’arte e la natura.
Se non fosse così deturpato e devastato dall'incuria. O in molte delle sue parti devastato dalla nostra opera, dove tutto è consentito corrompendo, salvo esser puniti dalla natura che fa franare parti consistenti del territorio.
Col ministro Cancellieri: tanta fiducia!
Si rende poi conto che oltre le mura del suo palazzo, nella città di Roma, a poche centinaia di metri scorre la spazzatura e un traffico infinito dove si resta imbottigliati per tutta la durata della vita lavorativa (per chi naturalmente un lavoro ha). Intendo dire che chi vive a Roma e non ha la fortuna di vivere nei ‘palazzi’ o di avere le auto blu, ha la vita interamente interrotta o turbata psicologicamente dal caos e dallo smog (che puzza) cittadino.
Ma Lei non è il sindaco, (all'attuale ho già scritto) ma il Presidente di tutti.
Una pensione anticipata? una dimissione sarebbe ormai troppo tardi? Poi la ‘vita’ Lei se l’è goduta tutta: fin da giovincello come pochi altri ha occupato tutti i posti di potere.
Mi turbano alcune vicende che La riguardano direttamente: avendo coperto quasi tutti i ruoli avuti nella vita pubblica dovrebbe sapere molte cose riguardanti i ‘misteri italiani’.
Come ministro degli interni, poteva farci sapere qualcosa sulle molte tragedie che fanno tanta ombra alle nostre vite: dalla strategia della tensione, alle tante bombe, dalle relazioni con la mafia, al caso Moro.
Della repressione comunista su Praga poi neanche una riga, né un respiro o palpito.
Poteva evitarci lo sfascio provocato da Berlusconi. Quante leggi firmate da Lei lo hanno salvato!
E quando nel Palazzo si vendevano senatori e deputati, Lei era altrove?
Ha firmato leggi senza rinviarle alle camere, è stato chiamato a deporre sulla trattativa stato-mafia e tanto altro. Ma queste attività, chiamiamole così, fanno parte della sua lunga biografia e non è qui il caso di fare copia e incolla. Chi vuole può informarsi.
Sa certo come sia ridotto il mondo del lavoro, Lei alla sua età ancora lavora, non la biasimo, pensi a quanti fra 40 e 50 anni in poco tempo hanno perso ogni diritto, molti rinunciano togliendosi la vita.
Altri giovani, se non vanno via dal nostro paese, neanche provano a cercarlo.
Dovrebbero evitare persino di andare a scuola, sta quasi diventando inutile e quasi uno spreco per molte famiglie. Ma forse serve ancora per non farli rimanere immobili a casa.
Comunque non farebbero mai in Italia quei lavori che per fortuna gli stranieri fanno. Malgrado la metà degli italioti li vorrebbero ricacciare nei paesi d’origine.
(Ma, di questo, scriverò in altra lettera agli italiani).
si frana
Ciò che mi è insopportabile è il suo rapporto ambiguo sempre con l’ex presidente del consiglio Berlusconi, di cui ahimé parte del ‘popolo’ non è riusciti a liberarsi. Iniettato nelle vene ormai come malattia.
Certo non è Lei che ha milioni di voti, ma ‘lui’ silvio, lui ha avuto e continua ad avere un ruolo preponderante nella vita del bel paese.
Per questo mi rivolgo a Lei: Lei non è stato votato da noi, arriva solo con l’accordo fra le forze politiche.
La colpa quindi non è Sua, tutta sua in questo ruolo di Presidente di “tutti”.
La gran parte degli italiani vive assuefatta alle truffe, agli imbrogli, agli accomodamenti. Molti barcamenandosi con le innumerevoli corruzioni, altri vivendo disperati senza urlare contro chi governa questo paese, di 'presunta' democrazia e con la costituzione che col Suo contributo si va modificando.
Molti infine non riescono neanche a sopravvivere, perdono lavoro, casa e, soprattutto la dignità.
So che questa lettera non Le arriverà, ma ci provo lo stesso.
Con la speranza flebile che il suo successore possa contribuire a migliorare qualcosa.
Almeno che non sia chiamato Re, come per Lei accade.
Il regno sta vivendo questo:
operazioni in corso:
chiusura di attività come non era mai accaduto aumento dell'effimero e inutile in tutte le direzioni; eliminazioni di mezzi pubblici (marino fa danni mortali a una roma già in coma):
ospedali in riduzioni di tutto, uno dei migliori S. Filippo Neri, ridotto in malora per favorire quell'altro delle chiese cattoliche;
Molte scuole italiane stanno messe bene: soldi non ce ne sono per le armi sì
scuola: lo dico ancora: libri e tonnellate sulle spalle che non servono a nulla, men che mai alla cultura ne sapeva più mia nonna analfabeta che un laureato di oggi, quando le scuole non crollano;
università? col mutuo ventennale ci si potrà laureare;
la costituzione: spesso citata anche da Lei, impedirebbe al nostro paese di partecipare a qualsivoglia guerra: malgrado non siamo stati mai attaccati, forniamo uomini, mezzi, basi a chiunque lo chieda, non Le risulta che abbiamo buttato giù qualche dittatore? in Libia, in Iraq per esempio;
renzi: una farsa che racconta le barzellette come fossero cose serie, peggio di silvio che almeno qualcuna la sapeva racccontare (come quella della nipote che ancora fa ridere mezzo mondo;
chi fa fallire aziende di stato prende milioni di euro di liquidazione ma, attenzione, non va in pensione, gliene danno un'altra che sta bene in forma, così da provvedere a distruggerla

e cosa fa il presidente di tutti?
lasciate che i ragazzi non vengano a voi, che vadano altrove.
Basta? o continuo Maestà!
b.c.