World Poetry Tree anthology at Expo 2020 Dubai
d'amori, di delitti, di passioni: Incontri internazionali di Poesia
Incontro Internazionale multilingue di Poesia
| Giornata Mondiale della Poesia |
Mauro Macario, L'opera nuda - poesia
Ho scritto tra volute di fumo
in serate alla deriva
con bicchieri d’appoggio
e nessuno nel mondo
i momenti migliori
dopo i momenti peggiori
su e giù
su e giù
i migliori si diradano
i peggiori infittiscono
su e giù
su e giù
il soggetto in questione
ci pensa a lungo
scriverà sulla tomba
morto in altalena.
PER MANO OSCURA
Com’è triste l’amore
che porta in sé il distacco
un virus maligno
in agguato alla caduta delle difese
tra due amanti uno è asintomatico
contagia l’altro fino al decesso interiore
la stoccata finale all’animale morente
che scalcia sull’arena gli ultimi fremiti
quasi un atto virtuosistico da perfetta tauromachia
e non è un crimine voluto
ma un dolore inferto per cause naturali
una tempesta in mare che provoca naufragi
non è imputabile di nessuna colpa
un albero che ci crolla addosso
non è punibile con il taglio del tronco
dove non c’è premeditazione non c’è reato
è solo una piccola infrazione ai codici umani
il pensiero razionale vigila l’esecuzione
l’eminenza grigia che timbra le sentenze
e stende il verbale delle ammissioni sentimentali
robetta da fotoromanzi - che altro ?
l’archivio tombale delle memorie accoglie le spoglie morali
in questa fossa comune si conclude la vecchia trita storia
d’amore e morte
la rincorsa a perdifiato di tutta una vita
il traguardo mancato
ed è inutile scrivere nomi
ad uno ad uno
tori e matador finiscono lì.
Security
Potessi diventare eroe per una notte
entrare nei tuoi sogni tormentati
combattere i fantasmi del passato
e incrociando le lame
sconfiggerli nel presente
senza dare loro il tempo di chiedersi
chi brandisce la spada e perché
e se al mattino sul cuscino
trovassi un lago di sangue
vorrà dire che sono caduto sul campo
per mano di memorie cattive
in un duello mortale
succede nei romanzi d’appendice
e anche qui dall’altra parte del sogno
non piangere amore
sarò il fantasma bodyguard
ai piedi del letto
per impedire agli intrusi d’infiltrarsi
tra la serratura e la mente
un’occhiata ogni tanto al tuo sonno tranquillo.
Cosmo singolare femminile
Ogni donna è madre del mondo
che lo sia davvero
che lo sia per finta
che lo sia perché lo voglia
che lo sia per caso
fertile o sterile
regina
lavascale
in clausura
sulla strada
donna disprezzata combattuta derisa stuprata
è madre del mondo
religiosa
terrorista
diva
a capo di un’industria
a capo di una banda armata
a capo di un addio acuminato
a capo del sogno collettivo
in qualsiasi maniera
è madre del mondo
nel cielo
sotto i riflettori
nelle guerre
nelle prigioni
tra agi o miserie
tra percosse o carezze
tra amore e disamore
è madre del mondo
il corpo universale
ventre anello di Saturno
vagina incandescente di Mercurio
seni meteoritici e latte di galassia
tutti di una sola madre
Ciao amore
Suona vecchio juke-box suona
compagno d’armi e batticuori
sei un organetto di barberia
Corazzini gira la manovella
al bazar delle anime perdute
rocker crepuscolare ripiegato in sé
via dalla pazza folla
via dalla folle età
cento lire tre canzoni
e il mondo di domani
sfumò tra quelle note.
Metronomo
è una notte di pioggia battente
che ora è ?
del silenzio si è già parlato fin troppo
questo è un silenzio figurato
mi porta la tua forma nel sonno
e ti sveglio qui da me
ti faccio dire cose che non mi dici
ti faccio fare cose che non mi fai
vieni a vedere la pioggia sui vetri
noi siamo là fuori
un’arborescenza piegata dal destino
sotto l’acqua buia
che ora è?
a quest’ora se davvero esisti
mi sostituisci
la solitudine è un letto volante
che precipita nel sogno
nessuno si salva
i sensi allertati
sono capricci atomici che pestano i piedi
attraversano gli spazi
si dilatano
li annullano
appari per non so quale via traversa
io ti rendo espulsa per partenogenesi
l’immaginario soddisfa gli anticorpi
dei mistici
io vengo al banchetto affamato
ho le difese abbassate
sono anche disidratato
abbeverami al tuo ventre
ho crepe di siccità dove non si vedono
che ora è ?
il mio viso è segnato da spacchi
di notte invecchio
ho l’età della luna
che faccia giorno presto
che ora è ?
Notte di follie
Non è più tempo di bellurie formali
lo stile che vola da un geranio alla luna
c’è bisogno al contrario di una trivella
che incida la terra ne liberi i gridi
una voce pesante senza balli di corte
spurgare la grazia strappare i merletti
un frastuono d’assedio sotto le torri
rovesciare il trono del verso compunto
la fine di un monarca che troppo ha regnato
dare ai menestrelli la storia del mondo
dare a giullari la risata plebea
e al poeta di taverna una brocca di vino
mentre Beatrice tra piume e lustrini
scende le scale di un casto sublime
e si scatena al
Crazy Horse.
Prenotazione obbligatoria
Quando sbocca disattenta
la parola in più
che ti strappa il cuore
perché troppo cuore ne porta
difenditi
dimmi di tacere
la parola silenziata sarà meno di niente
guardami ora come già non ci fossi
puoi attraversare l’assenza senza dolore
con la mia voce fai lo stesso
stanne lontano fino a non udirla più
sono solo prove generali
la messinscena di una morte presunta
il poeta è un fingitore
ascolta il consiglio
allenati
picchia duro contro il tempo
perché andrò giù al tappeto
come una vecchia gloria del passato
che non regge le dodici riprese
e cerca la sconfitta premeditata
per renderti tutto più facile
pensami in sottrazione
ti servirà
abituati a cancellarmi
perché accadrà
anticipa la mossa
gioca d’astuzia
tira l’allarme
scenderò dalle tue mani
a una stazione
tu guardami come non ci fossi
cambia ti amo
in
ti ricordo.
Mauro Macario è nato a Santa
Margherita ligure nel 1947. è poeta, scrittore, regista.
Ha pubblicato 11 volumi di
poesia: Le ali della jena (Lubrina, Bergamo 1990), Crimini naturali (Book
editore, Ro Ferrrarese 1992), Cantico della resa mortale (Book editore, Ro
Ferrarese 1994), Il destino di essere altrove (Campanotto, Pasian di Prato
2003), Silenzio a occidente (Liberodiscrivere, Genova 2007), La screanza (Liberodiscrivere, Genova 2012) Premio Eugenio Montale Fuori di Casa 2012) e Metà di niente (Puntoacapo editrice, Pasturana 2014, Premio Lerici Pea 2015
per l’Edito), l’opera omnia (1990-2017) Le trame del disincanto (Puntoacapo
editrice 2017), Alphaville (2020), L’Opera Nuda (2021), e l’antologia dei suoi
testi tradotti La debacle des bonnes intentions in Francia. Ha scritto la
biografia del padre Macario un comico caduto dalla luna (Baldini &
Castoldi,Milano 1998), e un secondo libro di carattere privato Macario mio
padre”(Campanotto, Pasiandi Prato 2008). Nel 2004 esce il suo primo romanzo
Ballerina di fila (Aliberti editore, Reggio Emilia, poi Puntoacapo editrice
2021) Premio Il delfino per la narrativa 2021. Suoi sono i testi del libro
fotografico Fabrizio De André in volo per il mondo di R. Kohl.
Nikollë Loka omaggio a Jack Hirschman, trilingue
La tua immagine si intreccia con i fulmini,
e tuona la tua voce,
nel tempi bui,
durante le burrasche del tempo,
del secolo che se ne andato,
e dei secoli che arriveranno.
di adorare il dio uomo,
che il tempo l’ha ignorato,
ma tu l’hai innalzato davanti agli dei
ritto, in verticale di nuovo.
Con la tua voce abbiamo bisogno di parlare,
al sordo quotidiano del mondo,
quella tua voce
rompe codici ingiustamente consacrati,
e supera la morale marcia del tempo.
un pesante tuono che pesa al cielo,
fulmine che colpisce l'ingiustizia.
Tu voce più fedele del dolore,
tutta le sofferenze umane dispiegasti davanti al cielo,
e nel centro della sofferenza del mondo
hai messo l'uomo.
Zëri yt
Imazhi yt pëzihet me vetëtimat,
dhe zëri yt bubullin,
në kohë të ligë,
shtërngatave të kohës,
të shekulli që iku,
dhe të shekujve që vijnë...
Me zërin tënd kemi nevojë të lutemi,
ta adhurojmë perëndinë njeri,
që koha e nëpërkëmbi,
por ti e ngrite deri përpara zotave,
në vertikale përsëri.
Me zërin tënd kemi nevojë të flasim,
në përditshmërinë e shurdhër të botës,
se zëri yt
thyen kode të shenjtëruara padrejtësisht,
dhe tejkalon moralin e kalbur të kohës.
Eh zëri yt,
një bubullimë e rëndë që i peshon qiellit,
rrufe që godet padrejtësinë.
Ti zëri më besnik i dhimbjes,
të gjitha vuajtjet njerëzore i shpalose para qiellit,
dhe në qendër të vuajtjeve të botës
vendose njeriun.
Your voice
Your image mixes with the thunders
and your voice echoes
in a wicked time,
through its ruins
of a past century
and of those to come…
We must pray in your voice,
to worship the god man
that time has trampled on
but you raised him up before the gods,
back
to standing on his feet.
We need to speak with your voice,
in the dull daily life of the world,
your voice
breaks unjustly sanctified codes,
and overcomes its rotten morals
Your voice
a heavy thunder in the sky,
thunder that breaks all injustice.
You are the most loyal voice of pain
for opening all human pains to the sky
and at the center of these pains of the world
you put man.
Traduzioni in italiano: Valbona Jakova
Traduzioni in inglese: Laureta Rexha
Tributo a Jack Hirschman
| Marco Cinque, io, Alessandra Bava e John Claude Smith. Foto: Dino Ignani |
| Bar Necci, foto; Dino Ignani |
Marco Melillo: Nuova canzone felice
Dopo aver letto
la lunga e colta introduzione al libro di Marco Melillo, cosa che non faccio
mai, andando direttamente alle parole dell’Autore che mi
accingo a leggere. Ho dovuto sospendere, dimenticare e, trascorso circa un
mese, leggere infine le poesie di Nuova canzone felice.
Non sono certo
contro le introduzioni ma preferirei che siano una guida alla scoperta delle novità (se ci sono) nell’autore che si introduce. Lungi da me l’essere un critico e,
soprattutto, l’esserlo oggi. E poi critico
sul critico! Mi sembra abbastanza naturale che chi scrive di poesia, di
poesia legga (anche se a volte non è così) e, quindi troppi ‘accostamenti’ mi
sembrano allontanino il lettore più che avvicinarlo alla lettura. Ma è un mio
pensiero o, meglio, un ricordo del passato. C’è persino chi parla di regole,
(pensate se Mozart le avesse seguite!). Avere un linguaggio, uno stile proprio
è il compito del Poeta, mentre - naturalmente – i temi sono spesso simili. Un
rifiuto nei confronti della società nella quale si vive, il dolore che ci
circonda, le ingiustizie, ecc.
Quale che sia
il metro lirico ispirativo e il linguaggio esplicante o le espansioni
tematiche, la poesia di Marco Melillo è vivida, esprimendo una realtà
drammatica, inappagata nella parola e nel gesto.
Riassume un mondo estremo e contraddittorio nel suo forzato equilibrio sociale. Poesia straziata che non rinnega la vita, ma la schernisce per sentirsene graffiare oltre l'apparenza.
Però la parola va al Poeta, alcune poesie tratte dal libro che, vivamente, consiglio di leggere e rileggere.
Per navigare l’incerta lettura del mondo
la mappa è l’agire politico, l’acquisizione
di segni stranieri
dove vive il tu per intero
senza sillabare le forme che veste
la logica, finché il potere è una patria mortale.
Entro in cielo
divoro il libro
fisso sull’asfalto
una canzone.
L’orrore
La notte sbaglia al di sopra di loro.
Facile dare la colpa a chi scappa
chi spinge qualcosa di vivo
nel mare inautentico dell’abbondanza.
Facile pure il parlare
purché la vergogna abbia tratto lezione
dalla stessa legge
l’errore
oltraggiando un confine deciso dalle istituzioni
una muta di scogli spacciando parole.
Mediterraneo (I)
Férmati.
Ho cantato per giorni sull’oblio senza venirne a capo,
gli occhi bassi se passava il silenzio
e passa
come gioventù annegata e uccello d’alba
che coltiva la sua calma sulla riva.
Non sa che guardare il basso sangue di scirocco
all’orizzonte della sera precedente
e confessarsi di domenica cercando
nelle casse oramai vuote di sognanti pescatori
che ora dormono e nel sogno
si ritrovano a sognare i loro morti,
e i vecchi compagni che dei venti
non ricordano più i nomi;
loro fanno come a suggerirli però non gli riesce suono
e quando suonano, parlano dialetti innaturali
incomprensibili al passato
e quando riescono a schiarire un po’ la voce
ecco che è buio e sopra il mare tuona.
come un cimitero, croci che galleggiano
e parabole ondeggianti che sorvolano
la noia dell’attesa, la paura di partire
e i loro corpi che si muovono come s’affretta il sogno
dimenandosi al tripudio delle mosche
che compaiono sulle carni precise della rabbia
che si sogna
fissa all’al di qua del molo.
Sogna un pescatore di svegliarsi e chiama gli altri
che svegliandosi dimenticano il sogno:
Mentre attraversando il litorale spicco il volo
mi dimentico dei sogni e dei compagni,
perfino nemico e indifferente appare il sole rosso
che dimentica ogni notte l’orizzonte.
Città sotto il mare – dove non si crede allo straniero*
o non dice nulla dei suoi pescecani
la murena sonda lo spazio
tra quel corpo morbido e i resti di gusci di ricci di mare
mentre la corrente li tira più a fondo.
Non c’è la maschera del palombaro a guardare
e nemmeno le lenti di un sottomarino
però si intuisce dal cielo lontano dell’orlo dell’acqua
che quell’animale ha fallito la rotta
incagliato tra i piani e le alture
di questa città sotto il mare.
E la montagna divide due terre
il confine malfermo si agita con le sue sabbie
i delfini ci nuotano intorno
e non hanno mai smesso di amare.
Il loro gioco sorprende le piccole navi
quei pochi bagnanti che fuori le prime tre miglia di vita
si sporgono ad uno spettacolo per loro muto.
È un altro mondo per il navigante straniero.
Con la sua morte ha spezzato il confine che limita l’onda dal vento
le sponde dalla libertà di viaggiare.
Essere piante o argomenti di uomini ciechi o coralli
non fa differenza qui in mare.
Solo un po’ di vino
di rugiada, chiama
non c’è mai
il televisore
chiuso ad ore anche
il telefono
che piove
e tu sei nuda,
nuda in me
con dentro questa
stanza.
Non esiste più
nemmeno la speranza.
Un mucchio d’esseri liberi
svolta per strade deserte.
Gli assembramenti fin sotto
i portoni, le danze
le feste private evadendo i divieti
i controlli le tasse.
Fanno gli oracoli alla civiltà
delle macchine
corrono tutti negli stessi posti
se c’è da mangiare.
Certo anche i topi avranno
buona parte di colpe
per questi disastri,
ma come detto son liberi
non gli interessa volare.
Desiderio e strade silenziose stanno insieme,
fanno a gara sotto vento i mucchi delle cose.
Ma se vuoi restare all’erta dei pensieri
fare specchio dei neuroni a fior di pelle
pensa a luci trafficate senza pose nel passato,
le finestre chiuse al gusto delle rose.
Vita
Voglia di due chiacchiere con te
che cedi al mare con la sua fortuna.
Se l’ultima volta è stata prima
nella barba sotto i muti occhiali
vorrai dire «Guarda, gli anni
sono pochi per dividere poesia
alla sua missione silenziosa».
Io spero che te lo diano
un buon libro da leggere
qualcuno tra le folate autunnali
che affolla la tua meraviglia
nemmeno se vuoi gli scaffali
se cerchi chi non cerca niente
se per te il presente è un futuro
da dimenticare
ma niente ti arriva, lo so
quasi niente
è un sussulto di cane rabbioso
quest’anima appesa agli insulti
gridati dal telegiornale.
23 maggio 1992
Non ci crederete, ma io
veramente sbaglio strada
se c’è dentro un compleanno.
Quelli fatti sotto terra, poi
non ne parliamo.
Spesso il festeggiato
non lo sa, non dice dove
quando né perché o
nemmeno sei invitato
oppure, non si fa trovare.
Figurarsi presentarti in uniforme
non sapere che la rabbia
è il solo abito conforme.
Ci verrò comunque
con le scarpe bruciacchiate
i vetri rotti, le lamiere perforate
forse uomo forse donna
dio bambino
certo a pezzi per non spingere
sbagliare le ore certe
vanto postumo delle orologerie
sbagliando forse
pure il giorno.
Mi dimentico di essere poeta
dietro l’albero avvitato
appeso al mondo.
Come gli occhi contestati dalla sera
fisso un volto che non c’era
che dipinge le ombre lunghe
sui tentacoli della maledizione.
Ma altro mondo cova dove
un mondo vivo, sono amanti
sono amplessi di giganti
che si frugano nella contraddizione
le ombre dure nella terra
il quieto orgasmo che resuscita
la fede complicata dalla guerra.
![]() |
| Marco Saya editore, pag. 138, € 12.00 |
Lucianna Argentino: sei poesie italiano - inglese
come se in bocca avessimo
la stessa fioritura improvvisa dei papaveri
o l’inatteso apparire del mare dietro una curva.
Ed è un piccolo big bang di coraggio
è l’indicibile riempirsi dei graffi
a muovere i dodici muscoli del viso
e compiere il miracolo – tutto umano –
del sorriso.
At times we smile
as if we had in our mouths
the very sudden flowering of poppies
or the unexpected emerging of the sea behind a curve.
And it's a little big bang of courage
it is the unspeakable covering of scratches
when moving the twelve muscles of the face
to accomplish the miracle – so human-
of a smile.
2.
Le cose stanno in una loro
disincantata infanzia
accerchiate dall’indomabile volontà del pensiero
di coglierne l’innocenza
e custodirla nella penombra
dove dimora la verità
di ciò che non sfugge e non si sottrae
al soffio d’aria della menzogna.
Così conquistiamo il più che della vita avanza
e si fa avanti nel lutto che è
veglia dei morti sui vivi.
Things are on their own
disenchanted childhood
surrounded by the unruly will of thinking
of grasping its innocence
and keep it in the darkness
where the truth
of what does not escape and nor avoids dwells
to the breath of lies.
Thus we conquer the most that of life scraps
and comes forward in the mourning
holding a vigil of the dead over the living.
3.
Non pensare sia un caso il male
ma guarda la grazia innata
- la matrice geometrica del mondo -
e il bene che ogni giorno attende
le nostre mani per farsi carne di gioia.
Senti la gratitudine adimensionale del vivere
nell’impasto di male e di bene
del nostro circostanziale esistere.
Do not think evil is a coincidence
but look at the natural grace
- the geometric matrix of the world -
and the good awaiting daily
our hands becoming flesh of joy.
Feel the dimensionless gratitude of living
in the jumble of evil and good
of our circumstantial existence.
4.
Se è distanza uguale
a quella tra la rosa e il suo profumo
non temo lo stare nel silenzio
dove l’attesa non è speranza
ma certezza del bello che viene
e del bene già qui nella materia
del nostro risveglio.
Così mi dice il mattino
imbastito di voli e del mio quotidiano
prestargli il cuore per un canto spezzato
dall’abbaiare di cani senza pietà
e ricomposto nell’attimo preciso
del traboccare delle ore
da un tempo che più non le contiene.
If it is same distance
to the one between the rose and its scent
I am not afraid of being silent
where waiting is not hope
but the certainty of the beauty that comes
and the good already here in the matter
of our awakening.
So the morning tells me
tacked with flights and my everyday
grant your heart for a broken song
of the merciless barking of dogs
and reassembled in the precise moment
of the overflow of hours
for a time that no longer contains them.
5
Ha il peso di un’abitudine
il nostro guardarci
senza mai allentare la presa
o come un verso scritto al buio
davanti al quale sgrana gli occhi
la luce
e s’annida sotto la verde pisside dei pini
perché le sia di ristoro l’ombra
e a noi sia più facile
lo scrutinio dei non
che chi muore ci pianta in bocca.
It has the weight of a habit
our looking at each other
without ever loosening the grip
or like a verse written in the dark
fore which the light
widens its eyes
and nestles under the green pyx of pines
so shade may be of relief
and it gets easier for us
the scrutinizing of the non
that whoever dies hammers in our mouth.
6.
Una palla e dei bambini
sul prato incompiuto del mattino
tirano giù il cielo innalzano la terra
ne mettono alla prova la pazienza
con le loro grida sparpagliano la flotta delle nuvole
prosciugate dall’incredulità.
E non importa se non è tutto qui
perché qui è tutto
perché come un granello di polvere
è d’inciampo alla luce
è in simili granelli di luce
che il male inciampa
e cade.
A ball and some children
on the unfinished morning meadow
pull down the sky raise the earth
test its patience
with their shouts they scatter the fleet of clouds
drained with disbelief.
And it doesn't matter if that isn’t all
because here is all
because like a crumb of dust
is faltering to the light
it is in such crumbs of light
that evil stumbles
and falls


