Poeti: Stéphane Mallarmé





Brezza marina


La carne ।è triste, ahimè! e ho letto tutti i libri.
Fuggire! laggiù fuggire! Io sento uccelli ebbri
tra l’ignota schiuma e i cieli!
Niente! nè antichi giardini riflessi dagli occhi
terrà questo cuore che già si bagna nel mate
o notti! né il cerchio deserto della mia lampada
nel vuoto luglio difeso dal suo candore
né giovane donna che allatta il suo bambino.
Io perché!Vascello che dondoli l’alberatura
l'ancora sciogli per una natura straniera!
E crede una Noia, tradita da speranze crudeli
ancora nell'ultimo addio dei fazzoletti!
E gli alber forse, richiamo dei temporali
son quelli che un vento inclina sopra i naufragi
sperduti, né antenne, né verdi isolotti...
Ma ascolta, o mio cuore, il canto more, dei marinai!

Brise marine

La cbair est triste, hilas! et fai lu tous les livres.
Fuir! là-bas fuirl’Je sens que des oiseaux sont ivres
D’itre pormi l’icume inconnue et les cieux!
Rien, ni les vieux jardins reflitis par les yeux
Ne retiendra ce cceur qui dans la mer se trempe
O nuits! ni la darti diserte de ma lampe
Sur le vide papier que la blancheur difend
Et ni la jeune femme dlaUant son enfant.
Je partirai! Steamer btdanqant ta mature,
Live l’onere pour une exotique nature!
Un Ennui, disoli par les cruds espoirs,
Croit encore à l’adieu suprème des mouchum'
Et, peut-itre, les mdts, invitant les orages
Sont-ds de ceux qu’un vent penebe sur les
Perdus, sans màts, sans mdts, ni fertiles ttof
Mais, ó mon caur, entends le ebant des matelots!

Il ciabattino

Tranne la pece nulla da fare,
il giglio nasce bianco e corne odore
francamente lo preferisco
a questo buon rattoppatore.
Al mio paio addizionerà
piû cuoio di quanto ebbi mai
e ciò dispera un bisogno
di talloni in liberté.
Il martello che non si sbaglia
conficca rozzi chiodi burlesdii
sulla suola die la sua voglia
conduce sempte per altre peste.
Scarpe ricreerebbe,
o piedi, se voi lo voleste!

Le savetier

Hors de la poix rien à faire,
Le lys naît blanc, comme odeur
Simplement je le préfère
A ce bon raccommodeur.
Il va de cuir à ma paire
Adjoindre plus que je n’eus
Jamais, cela désespère
Un besoin de talons nus.
Son marteau qui ne dévie
Fixe de clous gouailleurs
Sur la semelle Venvie
Toujours conduisant ailleurs.
Il recréerait des souliers,
O pieds! si vous le votdiez!


Quando minacciô l’ombra della legge ineluttabile
un vecchio Sogno, aile vertebre desiderio e ferita,
sotto le vôlte funebri affranto di petiee
esso in me la sua ala ripiegò indubitable.
Lusso! Salotto d’ebano, dove a sedurte un te
urlla morte si torcono celebrate ghirlande,
non siete che superbia mentita dalle tenebre
per chi dalla sua fede, solitario, è abbagliato.
io so che al largo di questa notte la Terra
d’un gran falô proietta l’insolito mistero
di Ira i secoli sordidi che l’oscurano meno.
Lo spazio eguale a sé, che si neghi o s’accresca
in questa noia rotea vili fuochi che attestino
l’accendersi del genio, luce da un astro in festa.


Quand l’ombre menaça de la fatale loi
Tel vieux Rêve, désir et mal de mes vertèbres,
Affligé de périr sous les plafonds funèbres
Il a ployé son aile indubitable en moi.
Luxe, ô salle d'ébène où, pour séduire un roi
Se tordent dans leur mort des guirlandes célèbres,
Vous n’êtes qu'un orgueil menti par les ténèbrei
Aux yeux du solitaire ébloui de sa foi.
Oui, je sais qu'au lointain de cette nuit, la Terre
Jette d'un grand éclat l’insolite mystère,
Sous les siècles hideux qui l’obscurcissent moin\
L’espace à soi pareil qu’il s’accroisse ou se nie
Roule dans cet ennui des feux vils pour témoin i
Que s’est d’un astre en fête allumé le génie.


Stéphane Mallarmé nasce a Parigi nel 1842 e la sua vita è priva di avvenimenti di rilievo: un breve soggiorno in Inghilterra, una vita matrimoniale di routine, un incarico di insegnante nel liceo di Tournon, in provincia.
Nel 1866, Il “Parnasse contemporain” gli pubblica una decina di poesie e nello stesso anno comincia il poema Erodiade al quale può dedicare solo poco tempo a causa dei trasferimenti che lo destinano prima a Besançon, poi ad Avignone.
Nel 1867 inizia il racconto Igitur, o la follia di Elbehnon che lo impone tra gli amici come il teorico della poesia simbolista, di cui è anche uno degli esponenti più lucidi. Ottenuto finalmente il trasferimento a Parigi (1871), i “martedì letterari” di casa Mallarmé influiscono notevolmente sulla formazione dei letterati della nuova generazione. Nel 1876 pubblica il poemetto Il meriggio di un fauno che lascia la critica benpensante sconcertata e diffidente. Nel 1897 esce Un colpo di dadi non abolirà mai il caso, imprevedibile nel suo aspetto formale perché rompe il sistema sintattico e ritmico tradizionale. Amareggiato per non essere riuscito a scrivere il “Libro” assoluto che si era proposto, muore nel 1898 prostrato da insonnie e abbattimenti.


da UE Feltrinelli

https://it.wikipedia.org/wiki/John_Keats