Ricordo di Antonino Caponnetto

Antonino Caponnetto è nato nel 1950 a Catania (Italia), dove ha vissuto, salvo una breve pausa romana, fino al 1980. Muore il 6 agosto 2022 a Mantova dove viveva dal 1981.

"In un periodo storico in cui parlando di poesia si fa metafora diretta all’acqua bollita, pensiamo di non sbagliare molto affermando che Il sogno necessario è anche -finalmente- la raccolta necessaria a ridare alla poesia ciò che le appartiene davvero. Una poetica quasi cinematografica che riesce ad allestire nella mente del lettore un preciso luogo, un preciso istante, una precisa emozione.
Gli eroi dei nostri giorni sembrano affannarsi per portare bandiere che non ci appartengono, così ci scopriamo tutti quanti antieroi pirandelliani in cerca di un qualche canone che differisca da una realtà che i più impavidi hanno il coraggio di rifiutare. Speriamo di dare il via, in questo modo, ad una ricerca di analisi sociale che sia in grado di destabilizzare, almeno un po’, questi nostri eroi scaduti". (b. c. . 2017 dalla copertina de Il sogno necessario.

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breve biografia:
Per l’Editore Campanotto, ha pubblicato due raccolte di poesie: Forme del mutamento (Udine, 1998) e La colpa del re (Udine, 2002). Per le Edizioni Kolibris, la silloge Miti per l’uomo solo (Bologna, 2009). Per l’Associazione Culturale Pellicano, Agonie della luce - Poesie 2012-2015 (Roma, 2015), Il sogno necessario (2017), Prima d'ogni altra cosa (2018).
Ha tradotto il poeta colombiano Fernando Rendón, Qual era la domanda? (Poesie 1986-2016), Pellicano, Roma, 2016. Con Pellicano ha collaborato per qualche tempo come curatore della collana poetica internazionale “Poetry by the Planet”. È stato ospite di vari festival poetici, come il Sirmio International Poetry Festival, il Festival internazionale di Poesia Virgilio, il Festival internazionale Ottobre in Poesia. Sue poesie sono state radiotrasmesse, altre sono apparse su riviste e antologie (le ultime: SignorNò, I dialetti nelle valli del Mondo, 2016), LiberAzione poEtica (2017), tutte con l’associazione Pellicano, Roma, e No Resignación (Poetas del mundo por la no violencia contra la mujer). “Antología de Salamanca, Ayuntamiento de Salamanca” (ES), 2016. Suoi testi poetici o interviste si possono leggere anche online attraverso vari link. Diversi sono i suoi contributi critici, spesso in forma di pre o postfazioni alle opere di giovani, meno giovani o ben noti poeti. Presso le Edizioni del Trito&Ritrito, sono apparse (in un numero limitato di copie destinate agli amici), quattro plaquettes: A che serve? (2001), Le chiare strade (2002), Contromovenze (2003) e Petits cahiers pour la douleur du pauvre (2005).

alcune poesie tratte da Il Sogno necessario – The Necessary Dream- Ass. Pellicano, 2017, ed. bilingue

Volge al tramonto il sole oltre le cime
nell’eco dei tuoi passi solitari
Altro suono altro ritmo non c’è stato
oggi nessuno scoppio nel tuo cuore
ma le notizie corrono e migliaia
sono quelli che fuggono lontano
dai luoghi che li videro bambini
In uno schianto di fucileria
la notte scende sopra la tua strada

*

The sun sets over the peaks
in the echo of your solitary steps
There has been no other sound no other rhythm
today nor bursting of your heart
but the news run and thousands
are those who flee far away
from the places that saw them kids
In a crash of fusillade
night falls over your road

***

Un anno prima della Grande Guerra 
sei già la tenutaria del bordello 
tra rue de Babylone e rue Vaneau

E c’è con te tua figlia, la più bella
fra le puttane della Casa - molti
le fanno omaggio di collane e rose

Nella sala d’attesa stanno a gruppi
le persone influenti, gli affaristi
Al portone dabbasso in lunghe file
clown, esuli, banditi, matti, artisti

*
A year before the Great War 
you are already the brothel’s mistress 
between rue de Babylone and rue Vaneau

And your daughter is with you, the most beautiful 
harlot of the House - many 
bring her necklaces and roses as present

In the waiting room groups 
of influential people, shrewd businessmen 
Downstairs at the door long lines 
of clowns, exiles, rogues, madmen, artists

***

Torno tra le tue braccia, Terra e Madre,
tutte le volte che di te io sogno.

Il mare che ti abbraccia e quel gran cielo,
il sole che ti bacia e quei colori,
nelle chiuse dell’anima conservo.
E con me li conduco, nel mondo ovunque sia,
ovunque a un uomo ancora batta il cuore.

Che sono diventato, ora? L’ambasciatore
della tua lingua e di quel sangue - tanto! -
dalle passate epoche al presente
che ancora ti colora imporporando
gli occhi l’anima in te, l’erba che cresce.

Sono stato io stesso, cresciuto poco a poco,
che diventato albero, ho scerpato
le mie radici stesse e t’ho lasciata.

Invece tu, mia Terra, non m’hai lasciato mai,
nei miei deserti m’hai accompagnato
e come un Cristo m’hai resuscitato.

Tutti i pensieri miei, il mio parlare,
tutto l’amore che potevo dare
nascevano da te, dal tuo amore.

Per questo torno alle tue braccia, Madre,
tutte le volte che di te io sogno.

*

I return to your arms, Land and Mother,
every time I dream of you.

The sea embracing you and that big sky,
the sun kissing you and those colors,
I hold in the sluices of the soul.
I bring them with me, wherever around the world,
Wherever a man’s heart still beats.

What have I become, now? The Ambassador
of your tongue, of that blood - so much! -
from the past time to the present
that still colors you, reddening the
eyes, the soul in you, the growing grass.

It’s been my very self growing, a little at a time,
into a tree, to have eradicated
my own roots, leaving you.

But you, my Land, have never left me,
accompanying me in my deserts,
resurrecting me as a Christ.

All my thoughts, all my words,
all the love I could give
were born from you, from your love.

This is why I return to your arms, Mother,
every time I dream of you.

***

Sembrava che la notte
fosse perfetta per prendere colpi
di sferza in piena faccia o per picchiare
a tradimento il tuo migliore amico
mentre l’ombra calava su ogni gesto
nascondendolo al mondo, ai suoi guardiani.

Sembrava che la notte
proteggesse il pastore ed il suo gregge.
Dava ricetto invece agli empi ai ladri
a belve in forma umana sempre cinte
da un’aura fascinosa di mistero.

Sembrava che la notte
permettesse perfino agli assassini
di sfuggire a rimorsi colpe accuse
pene esemplari mentre fra i paurosi
c’era chi se ne stava in covi bui

e chi nel fango si fingeva morto.

*

The night seemed
perfect to receive whiplashes
full in the face or to beat
your best friend by surprise
as the shadow descended on every gesture
hiding it from the world, from its watchmen.

The night seemed
to protect the shepherd and his herd.
While hosting the wicked and the thieves
beasts in human form always surrounded
by a charming aura of mystery.

The night seemed perfect
to allow even murderers
to escape remorse guilt accusations
exemplary punishments as among the cowards
there were those hiding in dark dens

and those in the mud pretending to be dead.

la foto è di Marco Cinque


Claudio Moica, Non scrivo poesie di domenica

 

ISBN 978-88-98965-33-5, € 9.00

Non solo Poesia, bensì anche una riflessione sullo scrivere versi e su se stesso. Il Poeta non si giustifica, non avanza pretese che non siano quelle che già sa chi, nello scrivere, trova la forza di sopravvivere e sopportare questo meraviglioso e terribile mondo costituito da violenza e umanità, amori e solitudini.

Con un ritmo leggero ma deciso segue come una partitura lo svolgere della settimana, dal lunedì al sabato, ubbidendo alla regola, rispettata da Dio e dal Poeta che la domenica non si lavora.

Anche se in alcuni paesi il Mestiere di Poeta o Scrittore non viene riconosciuto, spesso considerato un hobby come la pesca o la briscola, ci si ritrova qui in Non scrivo poesie di domenica, con tutti i drammi, ma anche le rare gioie che, spesso la cecità del velocista non sente e non vede. Con un andante ricco di visioni - attraverso le foto inserite nei testi -

Così scrive un amico di Claudio Moica Gudrun Leyendecker, centrando in breve il suono […Con l'orecchio musicale di mia madre, che era una meravigliosa pianista, ascolto la poesia non solo con il senso del significato, la percezione della scelta delle parole e le sensazioni dell'emozione, ma ricevo melodie da una poesia…].

Come sempre però lascio la parola all’Autore, ricordando la prima presentazione del libro presso l’ASP di Carbonia il 25 giugno.

L’abbraccio questa mia solitudine incompresa
da chi fruga tra i viottoli illuminati dal nulla
con l’arroganza di chi non ha mai mosso il tempo
e solo i morti ti restituiscono l’assenza di vita.

***

Mi sono nascosto nel centro
dell’essenza dove la luce è silenzio
mentre fuori da me risuona il buio
travestito da sorrisi a metà.
Poi mi protendo a toccare l’infinito
e risento i suoni dei respiri lenti
quelli affacciati nelle intenzioni
quando mi urgeva respirare per vivere.

E ora mi fa male ascoltare il tempo
diventato rumoroso e provocatorio
tanto che non sento più i miei passi
e a tentoni cerco l’uscita dal labirinto.

Ho congiunto anche le mani
ma non ricordo le preghiere
o forse non so pregare con le parole
quelle suggerite da un dio terreno.

Fermo il mio passo all’incrocio del dubbio
laddove il buio è il doppio degli anni trascorsi
e riprendo il cammino verso il raggio di verità
attento a non disturbare il vostro sonno.

***

Cosa mi racconterai quando la polvere cesserà
quando le insegne della città si spegneranno
e gli spazi bui saranno più profondi?

Cosa racconterai di noi e delle nostre dita leggere
quelle che sfioravano il tempo vigliacco
che sfidavano la notte grinzosa e fosca?

Ora che non abbiamo più un nome
ma solo vaghi accenni di parole
e per orientarci nello spazio oscuro
spiamo le briciole di luce.

Cosa ricorderai del nostro ignoto amore
forse di quando dimenticavi di abbracciarmi
o distrattamente scivolavi tra le stanze?

Cosa ricorderai di quei giorni persi a rincorrerci
dietro scrivanie disordinate e distributori di caffè
a elogiare vaghe promesse di eternità?

Ora che non possiamo sfuggire alle promesse fatte
ci nascondiamo tra cumuli di bugie perverse
a seppellire la ragione che ondeggia nell’aria
a far morire l’ultima speranza di vita.

***

Incontrarsi mentre la vita sta di lato
e aver più paura di vivere sottovoce
che morire avvolti da un cielo rosso
urlando che volare si può ma soltanto al buio.

***

In questo vento di ricordi
ho chinato il capo stanco
un po’ di pioggia ha spento i pensieri
e poi sei arrivata tu
ad asciugare queste parole inutili.

Prima di te solo sguardi leggeri
vaghe percezioni imperfette
in questo mio fuggire
dai nastri incastrati nella ruggine.

E ora tu a curarmi tra i passanti
a ripulire i dubbi e la paura
mentre la luna appesa ad un filo
sparge fragili fiori
su onde addormentate dal silenzio.

Puoi acquistare il libro sul sito dell'Editore, cliccando QUI e in tutte le librerie on-line


𝐏𝐨𝐞𝐬𝐢𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐍𝐨𝐭𝐭𝐞 (se manca la luna) 2022

diretta Zoom 13 giugno 2022

Incontro multilingue di poesia con gli Autori: 


𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚 𝐓𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐚𝐧, 𝐀𝐥𝐟𝐫𝐞𝐝𝐨 𝐏é𝐫𝐞𝐳 𝐀𝐥𝐞𝐧𝐜𝐚𝐫𝐭,
𝐂𝐚𝐫𝐦𝐞𝐧 𝐏𝐚𝐥𝐨𝐦𝐨 𝐏𝐢𝐧𝐞𝐥, 𝐂𝐥𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐌𝐨𝐢𝐜𝐚, 𝐂𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐏𝐨𝐥𝐥𝐢,
𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐚 𝐃𝐚𝐧𝐭𝐞, 𝐄𝐫𝐚 𝐁𝐮ç𝐩𝐚𝐩𝐚𝐣, 𝐄𝐯𝐚𝐧 𝐌𝐲q𝐮𝐞𝐬𝐭, 𝐋𝐢𝐝𝐢𝐚 𝐏𝐨𝐩𝐚,
𝐋𝐮𝐜𝐢𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐀𝐫𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨, 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐂𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞, 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐨𝐫𝐞𝐚𝐥𝐞,
𝐍𝐢𝐤𝐨𝐥𝐥𝐞 𝐋𝐨𝐤𝐚, 𝐍𝐨𝐫𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐨𝐦𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨, 𝐎𝐥𝐢𝐦𝐛𝐢 𝐕𝐞𝐥𝐚𝐣, 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐍𝐢𝐳𝐳𝐨,
𝐏𝐨𝐮𝐥 𝐋𝐲𝐧𝐠𝐠𝐚𝐚𝐫𝐝 𝐃𝐚𝐦𝐠𝐚𝐚𝐫𝐝, 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐃𝐞 𝐓𝐨𝐦𝐢,
الشاعر سعيد ابو طبنجه (𝐒𝐚𝐢𝐝 𝐀𝐛𝐮 𝐓𝐚𝐛𝐚𝐧𝐣𝐚), 𝐒𝐚𝐫𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐨𝐜𝐜𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐒𝐢𝐦𝐨𝐧𝐞 𝐏𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐞,
𝐓𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐓𝐚𝐢𝐣𝐢𝐧, 𝐔𝐠𝐨 𝐌𝐚𝐠𝐧𝐚𝐧𝐭𝐢, 𝐔𝐤ë 𝐁𝐮ç𝐩𝐚p𝐚𝐣, 𝐕𝐚𝐥𝐛𝐨𝐧𝐚, 𝐕𝐢𝐭𝐨 𝐃𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢 -

musica: 𝐍𝐨𝐭𝐭𝐞 di Beppe Costa eseguita dal M° 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐂𝐚𝐯𝐢𝐜𝐜𝐡𝐢𝐧𝐢

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Alessandra Trevisan: Le spalle al mare

Con Le spalle al mare Alessandra Trevisan affronta il tema dell’incontro con sé attraverso l’altro nel tentativo – sublime e (forse) riuscito – di ritrovare il noi, come si legge nella breve nota che introduce i testi: […Da qui, la sua poesia che trasmette un’idea di limpidezza, di azzurrità, di amore segue la “partitura” di una volontà inesausta di “circostanziare una nascita”, nella vita e nella scrittura…]. Un percorso che, disperatamente molti (me compreso, inutilmente) avrebbero voluto fare. Attenta studiosa di autori dimenticati, (questo ci ha fatto incontrare) soprattutto della scrittura femminile con diversi saggi che fanno luce sulle difficoltà delle donne di venire ascoltate e, quindi lette e pubblicate, dalla cultura che ci consegnano gli asserviti al potere imperante nelle maggiori case editrici.
Al contrario del poderoso e attento saggio Nel mio baule mentale, per una ricerca sugli inediti di Goliarda Sapienza, (Aracne 2020), nella sua poesia la parola appare distillata, essenziale, a volte si avvale d'un solo verso: "Se tendi all’uno estingui il simbolo". o due: "Ricostruire, rifare / la fila del mare".
Conoscendo da anni l’Autrice sono portato a pensare a un titolo simile, ma tanto diverso: Le spalle al muro, come riflesso di ciò cui prima accennavo. Lascia l’Università che, personalmente, vedo come muro, per ritrovare l'entusiasmo verso le passioni indispensabili cui crede, impegnandosi ancor più nella ricerca senza condizionamento alcuno, dando vita insieme a Viviana Fiorentino al collettivo “Le Ortique", continuando l’impegno come lyricist e musicista. La silloge edita nel 2021 è risultato della 6a edizione del Premio nazionale di poesia “Arcipelago Itaca”, Opera prima.
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di seguito alcune poesie

C’è davvero l’oltre-modo
l’oltretutto, l’oltre mondo e il dire
che sappiamo dove andiamo
a cerchio chiuso, insieme
con parole inzuppate di divenire.
Scelgo la scelta
come allora dicevo in quel
me che non più riconosco,
in questo noi che ora riluce
scelgo di venire a noi / di-venire.

*

Assorbo tutte le similitudini:
convergono dove ci sentiamo
esclusi, in un urlo salvo.
La memoria resta protesa con cifra
di rabdomante e voce di festa.

*

Persuadere il tempo
nella gloria intatta
di tutto l’andare
di sete e fame:
è ardore rivendicare,

*

Ho chiesto di tornare indietro
per ripartire l’origine.
Ci dev’essere una dimensione
che ci persuade a fare pensiero,
un sapere senza valore,
per muoversi oltre, tentare.

*

Da sotto il nuovo velo
che apre a un finale
ricordare i segni quando
prima, nel sale
saliva il regno.
Eravamo noi, le spalle al mare,
a dirci primi.
E sentire come non finisce amare
te e ogni parte.

*

Sapere dove questi opposti collimano
dentro di noi quando noi siamo.
Ci vuole mistero e benedizione.
Il sostegno è nominale da ogni lato,
in ogni cosa.
 

Alessandra Trevisan è studiosa di letteratura italiana contemporanea, lyricist e cantante. Ha pubblicato la monografia Goliarda Sapienza: Una voce intertestuale, (La Vita Felice, 2016) e altri contributi su quest’autrice si rintracciano in saggi su riviste. L’attenzione rivolta al Novecento le ha permesso di occuparsi anche di Gabriele d’Annunzio, Matilde Serao, Milena Milani, Clara Sereni, Adele Cambria, Anna Maria Ortese e Beppe Costa, Lalla Kezich e di altre voci anche viventi, tra cui quella della poeta Silvia Salvagnini. Nel 2020 pubblica con Aracne il saggio Nel mio baule mentale: per una ricerca sugli inediti di Goliarda Sapienza, con postfazione di Ilaria Crotti.

Ciò che l'Isola dice, capriccio sul mal di Sardegna di Cristina Annino e Ugo Magnanti

Due autori, tre voci, un musicista, un'Isola: un canto, incanto è Ciò che l'Isola dice, Capriccio sul mal di Sardegna, (FusibiliaLibri) (volume corredato da cd) di Cristina Annino, fra le maggiori poetesse italiane, scomparsa lo scorso gennaio e Ugo Magnanti, critico e poeta fra i più riservati, con particolare attenzione alla poesia dei giovani, cui dedica incontri nella scuola dove insegna. Ai due poeti, che sono anche lettori si aggiunge la voce di Maria Luisa Bigai e il notevole tappeto musicale con la chitarra di Fausto Ciotti.

ISBN 9788898649891 pp. 40. € 15,00, 2022


Freme la pelle alla voce calda, alla musica che riporta sull'Isola (pur chi non c'è mai stato) che affascina, rimane nei pensieri di chi va una volta con la voglia di tornare: non sono le spiagge, il mare, le montagne, i borghi sperduti coi volti scavati dal sole e dalla fatica della terra di uomini e donne, è - soprattutto - il suo popolo, forte, generoso, unico, spesso, per le proteste e la voglia antica, mai sopita, di divenire nazione, con una lingua propria, (il sardo infatti non è un dialetto), cui si aggiunge la ben nota ospitalità. Non poteva quindi che il sogno costante degli autori consegnarci un testo sublime a rappresentarla. Con le parole si muovono, corrono, sostano, scattano così che, leggendo e/o ascoltando quei paesaggi a volte lenti, altre inquiete, di colline, spiagge, alberi, onde, scorrono come in un film dove il protagonista e al tempo stesso regista è un ciclista (essenziale), quindi, dato il mezzo prescelto la sua corsa non può essere avvenire senza uno sguardo panoramico e quando si ferma osserva umani o piante che d'improvviso svaniscono come per magia o forse i fantasmi di un tempo antico che vivono ancora fra rocce e nuraghi. Possiamo immaginare il pensiero d'un poeta solitario che guarda in cielo la notte stellata o due innamorati timidi che si nascondono agli occhi indiscreti  o giocano correndo e, per riprender fiato, si abbracciano scambiandosi un tenero bacio. Quasi al termine, lo sguardo del ciclista: [...Come fanghiglia, miglia marine, / feticci di nuraghi che un Dedalo / viene in discorso; un sorriso corrotto, / verdognolo, e l'Isola ci ha servito...]

Aggiungo, in particolare, per chi ama la musica oltreché la poesia, gli interventi musicali di Fausto Ciotti, sensibilità rara che ben si accoppia alle voci e ai testi. Insomma: bellissimo e intenso risultato!
Non resta che farsi dono prezioso del raffinato libro con disco in soli 200 esemplari attraverso il sito dell'editrice cliccando QUI

...e così l'inizio del dialogo fra i tre:

Testimone insulare


Quei rami le nascondono un respiro
in più di demonietti, penso così, per tutti
gli alberi dell’isola, quelli che il continuo
mutamento, frementi li suppone,
e alti, agli occhi suoi che sono d’appetito:
squadriamola dai piè fin su alla testa.

Invece lui si è fatto i tendini, si è
fatto i muscoli, si fa ciclista,
a volte, ed è essenziale come nulla,
è più occasioni, o mito (ci scherza),
o albero, o fessura, o non è cosa,
bensì solo un terrestre, un pezzo d’isola.

Ciclista essenziale


Intanto che l’afa d’estate mi
incorona, nella stasi di ovunque,
preso per la spoglia, ^non è che piano
piano con la polvere addosso mi ci
debba dire un’orazione? Accostato
a lei sarebbe meglio, sentirei
il doppio, e di tutto, allora mi avvicino,
perché se la landa non è cieca
e non si espande, chi mai la vuole?

Una bruxa 

Finiti i crepacci, devo tirare i bracci
su da questi sassi. Dicendo
“che libidine”; io fracasso
le mie vie coi picchi. Volo, al centesimo
d’ora, vivo senza preghiere abbeverando
pozzi sacri, sempre sopra la stuoia
d’ossessive fragranze dei rami di
piante spalancate sull’acqua viola.

Cristina Annino (1941-2022) una delle più note poetesse italiane. Fra le  pubblicazioni più note Magnificat. Poesie 1969-2009 (PuntoaCapo, 2010), Anatomie in fuga (Donzelli, 2016), Le perle di Loch Ness (Arcipelago Itaca, 2019). Presente in antologie, fra le quali Il pensiero dominante, poesia italiana 1970-2000, (Garzanti, 2001), e Antologia di poeti contemporanei - Tradizioni e innovazione in Italia, (Mursia, 2016

Ugo Magnanti ha pubblicato diverse opere di poesia, tra le quali, più recentemente, l’auto antologia Il nome che ti manca (peQuod, 2019), il poemetto in ‘stanze’ L’edificio fermo, (FusibiliaLibri, 2015), e la plaquette Ciclocentauri, con tavole di Gian Ruggero Manzoni (FusibiliaLibri, 2017). Fra le tante presenze a manifestazioni di poesia, nel 2012 ha partecipato al 49° “Festival internazionale degli scrittori di Belgrado.

Fausto Ciotti compositore e polistrumentista, ha realizzato numerosi album discografici come autore, arrangiatore ed esecutore, tra gli altri: Fàghth Note, Passages, Goes thè Mind, Spagna e Italia nel XIX Secolo, abbracciando generi dalla musica classica al jazz alla world music. Da quasi quaranta anni svolge la sua attività concertistica in Italia e all’estero. Ha partecipato alla realizzazione di diversi programmi radiofonici e televisivi della RAI e di altre emittenti radiotelevisive nazionali.


Terra è casa, poesie contro la guerra

𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 è 𝐜𝐚𝐬𝐚
(𝐟𝐢𝐧𝐜𝐡é 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐛𝐮𝐭𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐠𝐢ù) 1a parte

con i poeti: Claudio Moica, Daniela Dante, Evan Myquest, Lucianna Argentino
Nikolle Loka, Rudina Muharremi, Beja Simone Principe
Valbona Jakova, Vito Davoli

e i musicisti: Federica Marelli pianoforte e voce Matteo Cavicchini i pianoforte,
tappeto musicale tratto da Metà del tempo di Beppe Costa e Nicola Alesini,
letture dalle lingue originali di Marcello Aslan

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𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 è 𝐜𝐚𝐬𝐚
(𝐟𝐢𝐧𝐜𝐡é 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐛𝐮𝐭𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐠𝐢ù) 2a parte
con i poeti: Sara Capoccioni, Marco Cinque, Poul Lynggaard Damgaard,
Rossana Jemma, Mauro Macario, Patrizia Nizzo, Cristina Polli, Luan Rama 
Teuta Shaqiraj, Olimbi Velaj

tappeto musicale e intervento del M° Matteo Cavicchini
letture di Vito Davoli - traduzioni di Era Buçpapaj, Vito Davoli, Valbona Jakova

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𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 è 𝐜𝐚𝐬𝐚
(𝐟𝐢𝐧𝐜𝐡é 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐛𝐮𝐭𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐠𝐢ù) 3a parte

con i poeti: Alfredo Pérez Alencart, Era Buçpapaj, Uke Buçpapaj, 
Nora Capomastro, Roberta De Tomi, Adel Khozam, Ugo Magnanti
Fabiola Sali, Tendo Taijin
tappeto musicale e intervento del M° Matteo Cavicchini
letture di Marcello Aslan, Vito Davoli 
traduzioni di Era Buçpapaj, Beppe Costa, Vito Davoli
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Lucianna Argentino: In canto a te

durante una manifestazione a Roccagorga

Già dal titolo appare ben chiaro che l’Autrice trova quel che nell’adolescenza aveva - come tanti - cercato.

Un cantico di ciò cui i poeti spesso scrivono, in questi tempi forse con molto timore e timidezza. Riesce con questo libro a donare a un lui, a un noi e, certamente a se stessa, qualcosa smarrita nella forse stupida corsa di una qualche realizzazione. Questa parola ormai divenuta quasi oscena è la continua ricerca del senso pieno del vivere che noi - e neanche Lei fa, né intendo farlo io - citiamo.

La certezza è che qualche volta, poche per la verità oggi, questo nuovo libro di Lucianna Argentino (fra le più note poetesse italiane), In canto a te, ci svela quel che in realtà cerchiamo, in una età che ci trova troppo spesso impreparati. Lascio al lettore la splendida nota critica di Gabriella Musetti che introduce il libro.

alcune delle poesie contenute nel libro



Io sono l’agnello
e lui la lama cui offro il collo
il coltello per il sacrificio
a un dio che dimora nel mio ventre.

***

Perdonami
per non aver compreso allora
quanto profondo fosse l’amore
questo che ha attraversato
primavere renitenti e inverni caparbi
e approda ora alla nostra estate piena
con lo stesso volto
gli occhi arrossati dal rimpianto
le mani giunte in preghiera
per la grazia del qui e ora
noi liberi dal per sempre
ché eterno sarà l’essere stati.

***

Nell’assenza compresi quanta vita ci vuole
per capire il come e il cosa dell’amore,
ma quanti i battiti perduti, quanto il calore disperso.
L’imparai sottraendomi alla verità.
Riemerse poi. Lui lontano –
un nome reticente sulla punta della lingua.
Io nello spavento, nella teoria
fui giuda di me stessa allora
che non sapevo come può stare
nel nome di un’ombra
tutta la luce che lui ora riporta alla mia riva.

***

C’è voluto tutto il tempo e una gelosa cura
perché il giorno in lui trovasse la sua voce
e una grazia acerba lo battezzasse col suo vero nome
vero sì, ma distante ancora.
Ancora nell’avvenire, ancora dove lo vorrei
pelle del mio abisso e di sconfinati dubbi pregarlo:
toccami, ricreami l’anima con le tue mani,
il corpo con il tuo sguardo; rendimi il tuo genitivo
di pertinenza, cambiami la desinenza.

***

dalla seconda parte

[…I due vagavano attoniti nel vuoto d’anni di cui erano gli
[estremi,
priva di guida la memoria andava a caso
e lei smarrita girava attorno a quella clausola
che poi, di tanto in tanto, le concedeva tregua.]…

***

[…Lui rifiatava, tornava a galla da una lunga apnea,
lo vedeva lei l’abbandono ricco in cui lui si riconquistava
e non le importava il prima. Chiuso il catalogo delle loro
[assenze,
riscritta la scacchiera. Mi hai salvato, le confessò
conquistato da quella bellezza, lei tacque in dubbio
su cosa davvero fosse salvezza.]…
Samuele Editore - 2019
ISBN 978-88-94944-13-6, p. 96, € 12.00