Alessandra Trevisan: Le spalle al mare

Con Le spalle al mare Alessandra Trevisan affronta il tema dell’incontro con sé attraverso l’altro nel tentativo – sublime e (forse) riuscito – di ritrovare il noi, come si legge nella breve nota che introduce i testi: […Da qui, la sua poesia che trasmette un’idea di limpidezza, di azzurrità, di amore segue la “partitura” di una volontà inesausta di “circostanziare una nascita”, nella vita e nella scrittura…]. Un percorso che, disperatamente molti (me compreso, inutilmente) avrebbero voluto fare. Attenta studiosa di autori dimenticati, (questo ci ha fatto incontrare) soprattutto della scrittura femminile con diversi saggi che fanno luce sulle difficoltà delle donne di venire ascoltate e, quindi lette e pubblicate, dalla cultura che ci consegnano gli asserviti al potere imperante nelle maggiori case editrici.
Al contrario del poderoso e attento saggio Nel mio baule mentale, per una ricerca sugli inediti di Goliarda Sapienza, (Aracne 2020), nella sua poesia la parola appare distillata, essenziale, a volte si avvale d'un solo verso: "Se tendi all’uno estingui il simbolo". o due: "Ricostruire, rifare / la fila del mare".
Conoscendo da anni l’Autrice sono portato a pensare a un titolo simile, ma tanto diverso: Le spalle al muro, come riflesso di ciò cui prima accennavo. Lascia l’Università che, personalmente, vedo come muro, per ritrovare l'entusiasmo verso le passioni indispensabili cui crede, impegnandosi ancor più nella ricerca senza condizionamento alcuno, dando vita insieme a Viviana Fiorentino al collettivo “Le Ortique", continuando l’impegno come lyricist e musicista. La silloge edita nel 2021 è risultato della 6a edizione del Premio nazionale di poesia “Arcipelago Itaca”, Opera prima.
per acquistare il libro clicca QUI

di seguito alcune poesie

C’è davvero l’oltre-modo
l’oltretutto, l’oltre mondo e il dire
che sappiamo dove andiamo
a cerchio chiuso, insieme
con parole inzuppate di divenire.
Scelgo la scelta
come allora dicevo in quel
me che non più riconosco,
in questo noi che ora riluce
scelgo di venire a noi / di-venire.

*

Assorbo tutte le similitudini:
convergono dove ci sentiamo
esclusi, in un urlo salvo.
La memoria resta protesa con cifra
di rabdomante e voce di festa.

*

Persuadere il tempo
nella gloria intatta
di tutto l’andare
di sete e fame:
è ardore rivendicare,

*

Ho chiesto di tornare indietro
per ripartire l’origine.
Ci dev’essere una dimensione
che ci persuade a fare pensiero,
un sapere senza valore,
per muoversi oltre, tentare.

*

Da sotto il nuovo velo
che apre a un finale
ricordare i segni quando
prima, nel sale
saliva il regno.
Eravamo noi, le spalle al mare,
a dirci primi.
E sentire come non finisce amare
te e ogni parte.

*

Sapere dove questi opposti collimano
dentro di noi quando noi siamo.
Ci vuole mistero e benedizione.
Il sostegno è nominale da ogni lato,
in ogni cosa.
 

Alessandra Trevisan è studiosa di letteratura italiana contemporanea, lyricist e cantante. Ha pubblicato la monografia Goliarda Sapienza: Una voce intertestuale, (La Vita Felice, 2016) e altri contributi su quest’autrice si rintracciano in saggi su riviste. L’attenzione rivolta al Novecento le ha permesso di occuparsi anche di Gabriele d’Annunzio, Matilde Serao, Milena Milani, Clara Sereni, Adele Cambria, Anna Maria Ortese e Beppe Costa, Lalla Kezich e di altre voci anche viventi, tra cui quella della poeta Silvia Salvagnini. Nel 2020 pubblica con Aracne il saggio Nel mio baule mentale: per una ricerca sugli inediti di Goliarda Sapienza, con postfazione di Ilaria Crotti.

Ciò che l'Isola dice, capriccio sul mal di Sardegna di Cristina Annino e Ugo Magnanti

Due autori, tre voci, un musicista, un'Isola: un canto, incanto è Ciò che l'Isola dice, Capriccio sul mal di Sardegna, (FusibiliaLibri) (volume corredato da cd) di Cristina Annino, fra le maggiori poetesse italiane, scomparsa lo scorso gennaio e Ugo Magnanti, critico e poeta fra i più riservati, con particolare attenzione alla poesia dei giovani, cui dedica incontri nella scuola dove insegna. Ai due poeti, che sono anche lettori si aggiunge la voce di Maria Luisa Bigai e il notevole tappeto musicale con la chitarra di Fausto Ciotti.

ISBN 9788898649891 pp. 40. € 15,00, 2022


Freme la pelle alla voce calda, alla musica che riporta sull'Isola (pur chi non c'è mai stato) che affascina, rimane nei pensieri di chi va una volta con la voglia di tornare: non sono le spiagge, il mare, le montagne, i borghi sperduti coi volti scavati dal sole e dalla fatica della terra di uomini e donne, è - soprattutto - il suo popolo, forte, generoso, unico, spesso, per le proteste e la voglia antica, mai sopita, di divenire nazione, con una lingua propria, (il sardo infatti non è un dialetto), cui si aggiunge la ben nota ospitalità. Non poteva quindi che il sogno costante degli autori consegnarci un testo sublime a rappresentarla. Con le parole si muovono, corrono, sostano, scattano così che, leggendo e/o ascoltando quei paesaggi a volte lenti, altre inquiete, di colline, spiagge, alberi, onde, scorrono come in un film dove il protagonista e al tempo stesso regista è un ciclista (essenziale), quindi, dato il mezzo prescelto la sua corsa non può essere avvenire senza uno sguardo panoramico e quando si ferma osserva umani o piante che d'improvviso svaniscono come per magia o forse i fantasmi di un tempo antico che vivono ancora fra rocce e nuraghi. Possiamo immaginare il pensiero d'un poeta solitario che guarda in cielo la notte stellata o due innamorati timidi che si nascondono agli occhi indiscreti  o giocano correndo e, per riprender fiato, si abbracciano scambiandosi un tenero bacio. Quasi al termine, lo sguardo del ciclista: [...Come fanghiglia, miglia marine, / feticci di nuraghi che un Dedalo / viene in discorso; un sorriso corrotto, / verdognolo, e l'Isola ci ha servito...]

Aggiungo, in particolare, per chi ama la musica oltreché la poesia, gli interventi musicali di Fausto Ciotti, sensibilità rara che ben si accoppia alle voci e ai testi. Insomma: bellissimo e intenso risultato!
Non resta che farsi dono prezioso del raffinato libro con disco in soli 200 esemplari attraverso il sito dell'editrice cliccando QUI

...e così l'inizio del dialogo fra i tre:

Testimone insulare


Quei rami le nascondono un respiro
in più di demonietti, penso così, per tutti
gli alberi dell’isola, quelli che il continuo
mutamento, frementi li suppone,
e alti, agli occhi suoi che sono d’appetito:
squadriamola dai piè fin su alla testa.

Invece lui si è fatto i tendini, si è
fatto i muscoli, si fa ciclista,
a volte, ed è essenziale come nulla,
è più occasioni, o mito (ci scherza),
o albero, o fessura, o non è cosa,
bensì solo un terrestre, un pezzo d’isola.

Ciclista essenziale


Intanto che l’afa d’estate mi
incorona, nella stasi di ovunque,
preso per la spoglia, ^non è che piano
piano con la polvere addosso mi ci
debba dire un’orazione? Accostato
a lei sarebbe meglio, sentirei
il doppio, e di tutto, allora mi avvicino,
perché se la landa non è cieca
e non si espande, chi mai la vuole?

Una bruxa 

Finiti i crepacci, devo tirare i bracci
su da questi sassi. Dicendo
“che libidine”; io fracasso
le mie vie coi picchi. Volo, al centesimo
d’ora, vivo senza preghiere abbeverando
pozzi sacri, sempre sopra la stuoia
d’ossessive fragranze dei rami di
piante spalancate sull’acqua viola.

Cristina Annino (1941-2022) una delle più note poetesse italiane. Fra le  pubblicazioni più note Magnificat. Poesie 1969-2009 (PuntoaCapo, 2010), Anatomie in fuga (Donzelli, 2016), Le perle di Loch Ness (Arcipelago Itaca, 2019). Presente in antologie, fra le quali Il pensiero dominante, poesia italiana 1970-2000, (Garzanti, 2001), e Antologia di poeti contemporanei - Tradizioni e innovazione in Italia, (Mursia, 2016

Ugo Magnanti ha pubblicato diverse opere di poesia, tra le quali, più recentemente, l’auto antologia Il nome che ti manca (peQuod, 2019), il poemetto in ‘stanze’ L’edificio fermo, (FusibiliaLibri, 2015), e la plaquette Ciclocentauri, con tavole di Gian Ruggero Manzoni (FusibiliaLibri, 2017). Fra le tante presenze a manifestazioni di poesia, nel 2012 ha partecipato al 49° “Festival internazionale degli scrittori di Belgrado.

Fausto Ciotti compositore e polistrumentista, ha realizzato numerosi album discografici come autore, arrangiatore ed esecutore, tra gli altri: Fàghth Note, Passages, Goes thè Mind, Spagna e Italia nel XIX Secolo, abbracciando generi dalla musica classica al jazz alla world music. Da quasi quaranta anni svolge la sua attività concertistica in Italia e all’estero. Ha partecipato alla realizzazione di diversi programmi radiofonici e televisivi della RAI e di altre emittenti radiotelevisive nazionali.


Terra è casa, poesie contro la guerra

𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 è 𝐜𝐚𝐬𝐚
(𝐟𝐢𝐧𝐜𝐡é 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐛𝐮𝐭𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐠𝐢ù) 1a parte

con i poeti: Claudio Moica, Daniela Dante, Evan Myquest, Lucianna Argentino
Nikolle Loka, Rudina Muharremi, Beja Simone Principe
Valbona Jakova, Vito Davoli

e i musicisti: Federica Marelli pianoforte e voce Matteo Cavicchini i pianoforte,
tappeto musicale tratto da Metà del tempo di Beppe Costa e Nicola Alesini,
letture dalle lingue originali di Marcello Aslan

per il video su facebook clicca QUI
per YouTube clicca QUI

𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 è 𝐜𝐚𝐬𝐚
(𝐟𝐢𝐧𝐜𝐡é 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐛𝐮𝐭𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐠𝐢ù) 2a parte
con i poeti: Sara Capoccioni, Marco Cinque, Poul Lynggaard Damgaard,
Rossana Jemma, Mauro Macario, Patrizia Nizzo, Cristina Polli, Luan Rama 
Teuta Shaqiraj, Olimbi Velaj

tappeto musicale e intervento del M° Matteo Cavicchini
letture di Vito Davoli - traduzioni di Era Buçpapaj, Vito Davoli, Valbona Jakova

per il video su facebook clicca QUI
per YouTube clicca QUI
𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 è 𝐜𝐚𝐬𝐚
(𝐟𝐢𝐧𝐜𝐡é 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐛𝐮𝐭𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐠𝐢ù) 3a parte

con i poeti: Alfredo Pérez Alencart, Era Buçpapaj, Uke Buçpapaj, 
Nora Capomastro, Roberta De Tomi, Adel Khozam, Ugo Magnanti
Fabiola Sali, Tendo Taijin
tappeto musicale e intervento del M° Matteo Cavicchini
letture di Marcello Aslan, Vito Davoli 
traduzioni di Era Buçpapaj, Beppe Costa, Vito Davoli
per il video su facebook clicca QUI
per YouTube clicca QUI


Lucianna Argentino: In canto a te

durante una manifestazione a Roccagorga

Già dal titolo appare ben chiaro che l’Autrice trova quel che nell’adolescenza aveva - come tanti - cercato.

Un cantico di ciò cui i poeti spesso scrivono, in questi tempi forse con molto timore e timidezza. Riesce con questo libro a donare a un lui, a un noi e, certamente a se stessa, qualcosa smarrita nella forse stupida corsa di una qualche realizzazione. Questa parola ormai divenuta quasi oscena è la continua ricerca del senso pieno del vivere che noi - e neanche Lei fa, né intendo farlo io - citiamo.

La certezza è che qualche volta, poche per la verità oggi, questo nuovo libro di Lucianna Argentino (fra le più note poetesse italiane), In canto a te, ci svela quel che in realtà cerchiamo, in una età che ci trova troppo spesso impreparati. Lascio al lettore la splendida nota critica di Gabriella Musetti che introduce il libro.

alcune delle poesie contenute nel libro



Io sono l’agnello
e lui la lama cui offro il collo
il coltello per il sacrificio
a un dio che dimora nel mio ventre.

***

Perdonami
per non aver compreso allora
quanto profondo fosse l’amore
questo che ha attraversato
primavere renitenti e inverni caparbi
e approda ora alla nostra estate piena
con lo stesso volto
gli occhi arrossati dal rimpianto
le mani giunte in preghiera
per la grazia del qui e ora
noi liberi dal per sempre
ché eterno sarà l’essere stati.

***

Nell’assenza compresi quanta vita ci vuole
per capire il come e il cosa dell’amore,
ma quanti i battiti perduti, quanto il calore disperso.
L’imparai sottraendomi alla verità.
Riemerse poi. Lui lontano –
un nome reticente sulla punta della lingua.
Io nello spavento, nella teoria
fui giuda di me stessa allora
che non sapevo come può stare
nel nome di un’ombra
tutta la luce che lui ora riporta alla mia riva.

***

C’è voluto tutto il tempo e una gelosa cura
perché il giorno in lui trovasse la sua voce
e una grazia acerba lo battezzasse col suo vero nome
vero sì, ma distante ancora.
Ancora nell’avvenire, ancora dove lo vorrei
pelle del mio abisso e di sconfinati dubbi pregarlo:
toccami, ricreami l’anima con le tue mani,
il corpo con il tuo sguardo; rendimi il tuo genitivo
di pertinenza, cambiami la desinenza.

***

dalla seconda parte

[…I due vagavano attoniti nel vuoto d’anni di cui erano gli
[estremi,
priva di guida la memoria andava a caso
e lei smarrita girava attorno a quella clausola
che poi, di tanto in tanto, le concedeva tregua.]…

***

[…Lui rifiatava, tornava a galla da una lunga apnea,
lo vedeva lei l’abbandono ricco in cui lui si riconquistava
e non le importava il prima. Chiuso il catalogo delle loro
[assenze,
riscritta la scacchiera. Mi hai salvato, le confessò
conquistato da quella bellezza, lei tacque in dubbio
su cosa davvero fosse salvezza.]…
Samuele Editore - 2019
ISBN 978-88-94944-13-6, p. 96, € 12.00

Omaggio a Dario Bellezza - Beppe Costa Incontri

In occasione del 26° anniversario dalla morte del poeta, Il 𝗕𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗜𝗡𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗜 organizza una lettura dedicata al poeta romano nella serata del 𝟯𝟭 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟮 alle 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟵,𝟯𝟬 in diretta sulle pagine facebook Dario Bellezza e Beppe Costa Incontri
per video su YouTube clicca QUI

Di seguito i lettori e i loro interventi:

𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗕𝗲𝗹𝘁𝗿𝗮𝗺𝗲 legge
𝘋𝘰𝘱𝘰 𝘶𝘯 𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘧𝘦𝘳𝘰𝘤𝘦 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘰
𝘈𝘭𝘻𝘢𝘳𝘮𝘪, 𝘥𝘢𝘳𝘵𝘪 𝘭𝘶𝘤𝘦 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘳𝘦
con un intervento sul teatro di Dario

𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗖𝗶𝗻𝗾𝘂𝗲 legge
𝘢 𝘌𝘭𝘴𝘢 𝘔𝘰𝘳𝘢𝘯𝘵𝘦
𝘔𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘮𝘱𝘭𝘪 𝘴𝘦 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘷𝘰

𝗕𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗮 legge
𝘌𝘳𝘰𝘴
𝘎𝘪𝘰𝘷𝘢𝘯𝘪 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘪

𝗗𝗮𝗻𝗶𝗲𝗹𝗮 𝗗𝗮𝗻𝘁𝗲 legge
𝘊𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘱𝘶𝘯𝘵𝘢𝘳𝘮𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘪𝘭 𝘤𝘢𝘯𝘦
𝘈𝘥𝘥𝘪𝘰 𝘤𝘶𝘰𝘳𝘪, 𝘢𝘥𝘥𝘪𝘰 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘪,
𝘔𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘮𝘱𝘭𝘪 𝘴𝘦 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘷𝘰,

𝗩𝗶𝘁𝗼 𝗗𝗮𝘃𝗼𝗹𝗶 legge
𝘈 𝘗𝘪𝘦𝘳 𝘗𝘢𝘰𝘭𝘰 𝘗𝘢𝘴𝘰𝘭𝘪𝘯𝘪,
𝘎𝘢𝘵𝘵𝘪, 𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘮’𝘢𝘤𝘤𝘰𝘨𝘭𝘪𝘦𝘵𝘦,
𝘔𝘢𝘥𝘳𝘦

𝗩𝗮𝗹𝗯𝗼𝗻𝗮 𝗝𝗮𝗸𝗼𝘃𝗮 legge
𝘙𝘪𝘮𝘰𝘳𝘴𝘰 𝘢 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘳𝘵𝘪 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘶𝘴𝘪𝘰𝘯𝘪,
𝘚𝘰𝘵𝘵𝘰𝘱𝘰𝘯𝘵𝘦,
𝘉𝘳𝘶𝘤𝘪𝘢𝘷𝘰 𝘥’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘦 𝘷𝘰𝘭𝘶𝘵𝘵𝘢̀




Solo in diretta on-line su
Visita anche la pagina ufficiale di Dario Bellezza su

Giornata Mondiale della Poesia, 2022

Pellicanolibri  
Beppe Costa Incontri  
20/21 marzo - ore 18,30 


Gli Autori:

𝐀𝐥𝐟𝐫𝐞𝐝𝐨 𝐏é𝐫𝐞𝐳 𝐀𝐥𝐞𝐧𝐜𝐚𝐫𝐭, 𝐋𝐮𝐜𝐢𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐀𝐫𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨,
𝐄𝐫𝐚 𝐁𝐮ç𝐩𝐚𝐩𝐚𝐣, 𝐔𝐤ë 𝐁𝐮ç𝐩𝐚𝐩𝐚𝐣, 𝐒𝐚𝐫𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐨𝐜𝐜𝐢𝐨𝐧𝐢,
𝐍𝐨𝐫𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐨𝐦𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨, 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐂𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞, 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐂𝐮𝐫𝐜𝐢,
𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐚 𝐃𝐚𝐧𝐭𝐞, 𝐕𝐢𝐭𝐨 𝐃𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢, 𝐕𝐥𝐚𝐝𝐢𝐦𝐢𝐫 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧𝐨𝐯𝐬𝐤𝐢,
𝐕𝐚𝐥𝐛𝐨𝐧𝐚 𝐉𝐚𝐤𝐨𝐯𝐚, 𝐂𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐏𝐨𝐥𝐥𝐢, 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐨 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚𝐥𝐮𝐜𝐢𝐚

Intervento musicale: M° 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐂𝐚𝐯𝐢𝐜𝐜𝐡𝐢𝐧𝐢

 per la prima parte dell'incontro su YouTube clicca    QUI


Gli Autori:

𝗔𝗱𝗲𝗹 𝗞𝗵𝗼𝘇𝗮𝗺, 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗶𝗮 𝗗𝗶 𝗟𝗶𝗻𝗼, 𝗡𝗶𝗸𝗼𝗹𝗹𝗲 𝗟𝗼𝗸𝗮,
𝗣𝗼𝘂𝗹 𝗟𝘆𝗻𝗴𝗴𝗮𝗮𝗿𝗱 𝗗𝗮𝗺𝗴𝗮𝗮𝗿𝗱, 𝗠𝗮𝘂𝗿𝗼 𝗠𝗮𝗰𝗮𝗿𝗶𝗼,
𝗨𝗴𝗼 𝗠𝗮𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗶, 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗠𝗲𝗹𝗶𝗹𝗹𝗼, 𝗖𝗹𝗮𝘂𝗱𝗶𝗼 𝗠𝗼𝗶𝗰𝗮
𝗘𝘃𝗮𝗻 𝗠𝘆𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁, 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗡𝗶𝘇𝘇𝗼
𝗥𝗼𝘀𝗮𝗻𝗮 𝗖𝗿𝗶𝘀𝗽𝗶𝗺 𝗱𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗮, 𝗦𝗶𝗺𝗼𝗻𝗲 𝗣𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗲,
𝗙𝗮𝗯𝗶𝗼𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗹𝗶, 𝗢𝗹𝗶𝗺𝗯𝗶 𝗩𝗲𝗹𝗮𝗷

Interventi musicali: M° 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼𝘀 𝗩𝗶𝗻𝗶𝗰𝗶𝘂𝘀, M° 𝗡𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮 𝗔𝗹𝗲𝘀𝗶𝗻𝗶

 traduzioni: Vito Davoli

 per la seconda parte dell'incontro su YouTube clicca QUI

Goliarda Sapienza: due o tre cose ancora di lei

 


erano così intense le nostre sere che talvolta
l'alba appariva e non ci si rendeva conto che quella
fosse davvero la luce del giorno e la fine della notte

ancora e per anni non riesco a conservare
degnamente questo largo scialle e a volte
mi ci avvolgo tastando i tanti buchi delle sigarette

a Frascati volevo riportarglielo ma ricordai solo la stecca di sigarette che nessuno ricordava, lo scialle no ed ora che è così tanto freddo lo prendo ancora dall'armadio, lo indosso e, forse, qualche buco lo provoco anch'io; non aveva timore della morte, del malessere si scusava e ne rideva ma soprattutto il timore era di annoiarsi, di non trovarsi più attorno nessuno dei suoi allievi che, spesso. l'accompagnavano, ascoltando in silenzio le nostre lunghe chiacchiere

di questo e d'altro ricordavo nel documentario girato a casa sua, ma ormai lei non era più con noi, di questo e di quei pochi amici che incontrava, ma osavo parlare male del marito, a casa sua, nella trasmissione organizzata da lui, quindi fui "tagliato" (da qualche parte resterò pure)

alla commemorazione del comune ho visto piangere Citto soltanto, l'ex compagno che non aveva sposato e per questo era stata criticata, ma anche quando sposò Angelo fu altrettanto criticata per questo matrimonio con uno così giovane e privo di talento.


Che non le lasciava neanche i soldi per comprare il fumo.
Alla passerella del Costanzo show si oppose e, come Adele Cambria, si alzò e andò via.

Questa era l'Italia anche allora, per chi si dovesse meravigliare ricordo che almeno oggi molti giovani soprattutto donne, l'hanno scoperta.
Altri continuano a sfruttarla ma, d'altro canto, la prima forse ad esserne felice, oggi sarebbe lei. Scoprendo che anche le cose più inutili che scriveva hanno o stanno venendo tutte alla luce.

Così va il mondo, Goliarda cara, proprio così: quegli stessi tromboni che ti hanno insultata senza leggerti ora ti rispettano (anche se sempre senza leggerti)

Roma 2011