Nikollë Loka omaggio a Jack Hirschman, trilingue



La tua voce

La tua immagine si intreccia con i fulmini,
e tuona la tua voce,
nel tempi bui,
durante le burrasche del tempo,
del secolo che se ne andato,

e dei secoli che arriveranno.

Con la tua voce abbiamo bisogno di pregare,
di adorare il dio uomo,
che il tempo l’ha ignorato,
ma tu l’hai innalzato davanti agli dei
ritto, in verticale di nuovo.

Con la tua voce abbiamo bisogno di parlare,
al sordo quotidiano del mondo,
quella tua voce
rompe codici ingiustamente consacrati,
e supera la morale marcia del tempo.

Eh la tua voce,
un pesante tuono che pesa al cielo,
fulmine che colpisce l'ingiustizia.
Tu voce più fedele del dolore,
tutta le sofferenze umane dispiegasti davanti al cielo,
e nel centro della sofferenza del mondo
hai messo l'uomo.

Zëri yt

Imazhi yt pëzihet me vetëtimat,
dhe zëri yt bubullin,
në kohë të ligë,
shtërngatave të kohës,
të shekulli që iku,
dhe të shekujve që vijnë...

Me zërin tënd kemi nevojë të lutemi,
ta adhurojmë perëndinë njeri,
që koha e nëpërkëmbi,
por ti e ngrite deri përpara zotave,
në vertikale përsëri.

Me zërin tënd kemi nevojë të flasim,
në përditshmërinë e shurdhër të botës,
se zëri yt
thyen kode të shenjtëruara padrejtësisht,
dhe tejkalon moralin e kalbur të kohës.

Eh zëri yt,
një bubullimë e rëndë që i peshon qiellit,
rrufe që godet padrejtësinë.
Ti zëri më besnik i dhimbjes,
të gjitha vuajtjet njerëzore i shpalose para qiellit,
dhe në qendër të vuajtjeve të botës
vendose njeriun.

Your voice

Your image mixes with the thunders
and your voice echoes
in a wicked time,
through its ruins
of a past century
and of those to come…

We must pray in your voice,
to worship the god man
that time has trampled on
but you raised him up before the gods,
back
to standing on his feet.

We need to speak with your voice,
in the dull daily life of the world,
your voice
breaks unjustly sanctified codes,
and overcomes its rotten morals

Your voice
a heavy thunder in the sky,
thunder that breaks all injustice.
You are the most loyal voice of pain
for opening all human pains to the sky
and at the center of these pains of the world
you put man.

Traduzioni in italiano: Valbona Jakova
Traduzioni in inglese: Laureta Rexha

foto Marco Cinque

Nikollë Loka poeta, storico e scrittore albanese è nato il 25 marzo 1960. Laureato presso l’Università di Scutari ha completato a Tirana gli studi post-laurea in pedagogia e la storia dell’educazione; approfondendo le sue conoscenze nel campo delle scienze umane presso l’Università Libera di Bruxelles. Direttore Esecutivo dell’Istituto di Studi Albanesi “Gjon Gazulli” è docente esterno all’Università di Elbasan. Scrive poesie e si occupa di giornalismo. Autore di sette volumi poetici in albanese e un volume poetico in italiano, pubblicato in Albania e un libro di poesie pubblicato in collaborazione con cinque poeti italiani a Roma. Ha pubblicato raccolte di poesie in albanese, oltre che in italiano, inglese, tedesco, rumeno e svedese. Spesso è presente negli ambienti letterari dell’Italia meridionale. Per la sua creatività poetica hanno scritto tante volte i giornali, specialmente quelli della Calabria.

Nikollë Loka, Albanian poet, historian and writer, was born on 25 March 1960. Graduated from the University of Shkodra, completed postgraduate studies in pedagogy and history of education at the University of Tirana, and deepened his knowledge in the humanities at the Free University of Brussels. Executive Director of the Institute of Albanistic Studies “Gjon Gazulli”, docent at the University of Elbasan. He writes poetry and is dedicated to journalism. Author of seven poetry books in Albanian, a poetry book in Italian published in Tirana and a poetry book published in collaboration with five Italian poets in Roma. He has published poetry collections in Albanian, as well as in Italian, English, French, German, Romanian and Swedish. Often he is present in the literary environments of Southern Italy. For his poetic creativity is written several times in Italian newspapers and magazines, especially in Southern Italy.

Nikollë Loka poet, historian dhe shkrimtar shqiptar lindi në 25 Mars 1960. I diplomuar në Universitetin e Shkodrës mbaroi studimet pasuniversitare në pedagogji dhe historinë e arësimit në Tiranë; duke thelluar më tej njohuritë e tij në fushën e shkencave humane në Universitetin e Lirë të Brukselit. Drejtori Ekzekutiv i Institutit Shqiptar të Studimeve "Gjon Gazulli", është professor i jashtëm në Universitetin e Elbasanit. Ai shkruan poezi dhe publiçistikë. Autor i shtatë vëllimeve poetike në shqip dhe i një vëllimi poetik në italisht, botuar në Shqipëri dhe një libër me poezi të botuar në bashkëpunim me pesë poetë italianë në Romë. Ka botuar përmbledhje poezish në shqip, si dhe në italisht, anglisht, gjermanisht, rumanisht dhe suedisht. Shpesh është i pranishëm në qarqet letrare të Italisë së Jugut. Për krijimtarinë e tij poetike është shkruar shumë herë në suplemente letrare të gazetave, veçanërisht në Kalabri.

Tributo a Jack Hirschman


13 dicembre 2021, Jack Hirschman avrebbe compiuto 88 anni. Dalla proposta del World Poetry Movement - Movimiento Poético Mundial abbiamo deciso di organizzare alcuni incontri a lui dedicati da ottobre a dicembre, leggendo sue poesie e a lui dedicate, con alcuni poeti di varie nazionalità. L'ho incontrato diverse volte, organizzando incontri con alcune scuole, ma anche in piazze, teatri o giardini, In queste occasioni ho avuto modo di leggere le traduzioni in italiano, dopo la sua lettura in inglese.
L'avevo 'sfiorato' e letto, senza incontrarlo all'inizio degli anni '80 grazie ai poeti Carmelo Pereira e Nat Scammacca che a Marsala, e altre cittadine in provincia di Trapani, organizzavano incontri di poesia, cui ha partecipato anche Ferlinghetti.
Grazie al comune di Moniga del Garda lo abbiamo premiato e organizzato in quella occasione delle letture con lui in Lombardia. Poi infine nel 2010 l'ho incontrato a Roma, insieme all'amico comune Marco Cinque e da quest'incontro abbiamo stretto una grande amicizia, seguita dagli incontri sopra citati.

Trovavo in lui quella forza interiore che si trasferiva in molti di noi, rendendoci (forse) meno schiavi quando la poesia d'impegno, o di lotta, appariva più semplice, perché più diretta. Quando, soprattutto, riusciva a coinvolgere un pubblico non sempre attento alla grande poesia.

Marco Cinque, io, Alessandra Bava e John Claude Smith. Foto: Dino Ignani

Come aveva peraltro previsto nella poesia Un giorno, ecco che la sua morte ha moltiplicato letture in tutto il mondo e la sua voce ha preso a correre attraverso centinaia di incontri e manifestazioni in presenza e online. Con alcuni amici delle Rome's Revolutionary Poets Brigade, abbiamo realizzato degli incontri a Roma in due occasioni; venerdì 10 settembre e lunedì 13 dicembre, giorno in cui avrebbe compiuto 88 anni. (da Miss Wine, via degli Angeli 34, Roma), il13 allo storico bar Necci, organizzato da Alessandra Bava (poeta e traduttrice, nonché biografa di Jack).

Bar Necci, foto; Dino Ignani

Alcuni altri incontri le ho organizzati online con scrittori e musicisti da diverse parti del mondo leggendo le poesie di Jack e versi a lui dedicati, ciascuno nella propria lingua, con le traduzioni in italiano: Alessandra Tucci, Ali Al Ameri, Daniela Dante, Era Buçpapaj, Evan Myquest, Marco Cinque, Marcos Vinicius, Matteo Cavicchini, Olimbi Velaj, Poul Lynggaard Damgaard, Uke Buçpapaj, Valbona Jakova.

Il 13 dicembre, infine, l'ultimo incontro, sempre online con poeti italiani e albanesi, sempre con il sostegno dei musicisti, leggendo poesie già pubblicate qualche anno fa in lingua italiana e albanese, tradotte da Valbona Jakova: Beppe Costa, Daniela Dante, Era Buçpapaj, Luan Rama, Marco Cinque, Nikolle Loka, Patrizia Nizzo, Sara Capoccioni, Stefania Di Lino, Uke Buçpapaj, Valbona Jakova e Matteo Cavicchini, pianoforte, Marcos Vinicius, chitarra e Nicola Alesini (sax)

Moltissimi sono i video e le poesie che potete trovare in rete lette dall'Autore
https://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Hirschman
https://en.wikipedia.org/wiki/Jack_Hirschman


Marco Melillo: Nuova canzone felice

Dopo aver letto la lunga e colta introduzione al libro di Marco Melillo, cosa che non faccio mai, andando direttamente alle parole dell’Autore che mi accingo a leggere. Ho dovuto sospendere, dimenticare e, trascorso circa un mese, leggere infine le poesie di Nuova canzone felice.
        Non sono certo contro le introduzioni ma preferirei che siano una guida alla scoperta delle novità (se ci sono) nell’autore che si introduce. Lungi da me l’essere un critico e, soprattutto, l’esserlo oggi. E poi critico sul critico! Mi sembra abbastanza naturale che chi scrive di poesia, di poesia legga (anche se a volte non è così) e, quindi troppi ‘accostamenti’ mi sembrano allontanino il lettore più che avvicinarlo alla lettura. Ma è un mio pensiero o, meglio, un ricordo del passato. C’è persino chi parla di regole, (pensate se Mozart le avesse seguite!). Avere un linguaggio, uno stile proprio è il compito del Poeta, mentre - naturalmente – i temi sono spesso simili. Un rifiuto nei confronti della società nella quale si vive, il dolore che ci circonda, le ingiustizie, ecc.

Quale che sia il metro lirico ispirativo e il linguaggio esplicante o le espansioni tematiche, la poesia di Marco Melillo è vivida, esprimendo una realtà drammatica, inappagata nella parola e nel gesto.
       Riassume un mondo estremo e contraddittorio nel suo forzato equilibrio sociale. Poesia straziata che non rinnega la vita, ma la schernisce per sentirsene graffiare oltre l'apparenza.

Però la parola va al Poeta, alcune poesie tratte dal libro che, vivamente, consiglio di leggere e rileggere.


Per navigare l’incerta lettura del mondo
la mappa è l’agire politico, l’acquisizione
di segni stranieri
dove vive il tu per intero
senza sillabare le forme che veste
la logica, finché il potere è una patria mortale.

Entro in cielo
divoro il libro
fisso sull’asfalto
una canzone.

L’orrore

La notte sbaglia al di sopra di loro.

Facile dare la colpa a chi scappa
chi spinge qualcosa di vivo
nel mare inautentico dell’abbondanza.

Facile pure il parlare
purché la vergogna abbia tratto lezione
dalla stessa legge

l’errore

oltraggiando un confine deciso dalle istituzioni
una muta di scogli spacciando parole.

Mediterraneo (I)

Férmati.
Ho cantato per giorni sull’oblio senza venirne a capo,
gli occhi bassi se passava il silenzio
e passa
come gioventù annegata e uccello d’alba
che coltiva la sua calma sulla riva.
Non sa che guardare il basso sangue di scirocco
all’orizzonte della sera precedente
e confessarsi di domenica cercando
nelle casse oramai vuote di sognanti pescatori
che ora dormono e nel sogno
si ritrovano a sognare i loro morti,
e i vecchi compagni che dei venti
non ricordano più i nomi;

loro fanno come a suggerirli però non gli riesce suono
e quando suonano, parlano dialetti innaturali
incomprensibili al passato
e quando riescono a schiarire un po’ la voce
ecco che è buio e sopra il mare tuona.

Poi il Mediterraneo si disegna dentro il sogno
come un cimitero, croci che galleggiano
e parabole ondeggianti che sorvolano
la noia dell’attesa, la paura di partire

e i loro corpi che si muovono come s’affretta il sogno
dimenandosi al tripudio delle mosche
che compaiono sulle carni precise della rabbia
che si sogna
fissa all’al di qua del molo.

Sogna un pescatore di svegliarsi e chiama gli altri
che svegliandosi dimenticano il sogno: 
sono sveglio anch’io.

Mentre attraversando il litorale spicco il volo
mi dimentico dei sogni e dei compagni,
perfino nemico e indifferente appare il sole rosso
che dimentica ogni notte l’orizzonte.


Città sotto il mare – dove non si crede allo straniero*
 
Il navigante straniero è venuto a contare le pietre del mare. 
Gli occhi ventaglio dell’acqua lo vedono estinguere 
i codici i numeri, i più diversi alfabeti mentre una medusa gli mormora
o non dice nulla dei suoi pescecani
la murena sonda lo spazio
tra quel corpo morbido e i resti di gusci di ricci di mare
che suonano l’un contro l’altro
mentre la corrente li tira più a fondo.

Non c’è la maschera del palombaro a guardare
e nemmeno le lenti di un sottomarino
però si intuisce dal cielo lontano dell’orlo dell’acqua
che quell’animale ha fallito la rotta
incagliato tra i piani e le alture
di questa città sotto il mare.

E la montagna divide due terre
il confine malfermo si agita con le sue sabbie
i delfini ci nuotano intorno
e non hanno mai smesso di amare.
Il loro gioco sorprende le piccole navi
quei pochi bagnanti che fuori le prime tre miglia di vita
si sporgono ad uno spettacolo per loro muto. 

È un altro mondo per il navigante straniero.

Con la sua morte ha spezzato il confine che limita l’onda dal vento
le sponde dalla libertà di viaggiare.
Essere piante o argomenti di uomini ciechi o coralli
non fa differenza qui in mare.

Solo un po’ di vino

di rugiada, chiama
non c’è mai
il televisore
chiuso ad ore anche
il telefono
che piove
e tu sei nuda,
nuda in me
con dentro questa
stanza.
Non esiste più
nemmeno la speranza.


Un mucchio d’esseri liberi
svolta per strade deserte.
Gli assembramenti fin sotto
i portoni, le danze
le feste private evadendo i divieti
i controlli le tasse.
Fanno gli oracoli alla civiltà
delle macchine
corrono tutti negli stessi posti
se c’è da mangiare.
Certo anche i topi avranno
buona parte di colpe
per questi disastri,
ma come detto son liberi
non gli interessa volare.

Desiderio e strade silenziose stanno insieme,
fanno a gara sotto vento i mucchi delle cose.
Ma se vuoi restare all’erta dei pensieri
fare specchio dei neuroni a fior di pelle
pensa a luci trafficate senza pose nel passato,
le finestre chiuse al gusto delle rose.

Vita

Voglia di due chiacchiere con te
che cedi al mare con la sua fortuna.
Se l’ultima volta è stata prima
nella barba sotto i muti occhiali
vorrai dire «Guarda, gli anni
sono pochi per dividere poesia
alla sua missione silenziosa».

Io spero che te lo diano
un buon libro da leggere
qualcuno tra le folate autunnali
che affolla la tua meraviglia
nemmeno se vuoi gli scaffali
se cerchi chi non cerca niente
se per te il presente è un futuro
da dimenticare
ma niente ti arriva, lo so
quasi niente
è un sussulto di cane rabbioso
quest’anima appesa agli insulti
gridati dal telegiornale.

23 maggio 1992

Non ci crederete, ma io
veramente sbaglio strada
se c’è dentro un compleanno.
Quelli fatti sotto terra, poi
non ne parliamo.
Spesso il festeggiato
non lo sa, non dice dove
quando né perché o
nemmeno sei invitato
oppure, non si fa trovare.
Figurarsi presentarti in uniforme
non sapere che la rabbia
è il solo abito conforme.
Ci verrò comunque
con le scarpe bruciacchiate
i vetri rotti, le lamiere perforate
forse uomo forse donna
dio bambino
certo a pezzi per non spingere
sbagliare le ore certe
vanto postumo delle orologerie
sbagliando forse
pure il giorno.

Mi dimentico di essere poeta

dietro l’albero avvitato
appeso al mondo.
Come gli occhi contestati dalla sera
fisso un volto che non c’era
che dipinge le ombre lunghe
sui tentacoli della maledizione.
Ma altro mondo cova dove
un mondo vivo, sono amanti
sono amplessi di giganti
che si frugano nella contraddizione
le ombre dure nella terra
il quieto orgasmo che resuscita
la fede complicata dalla guerra.

Marco Saya editore, pag. 138, € 12.00

        Marco Melillo (Napoli ’79, dove vive e lavora), tra i soci del primo caffè letterario della cittadina vesuviana. fonda insieme ad altri una webzine culturale chiamata c’è vita su Marte, proponendo una rubrica di poesia contemporanea fino al 2016. Presente con alcuni testi in antologie di contemporanei. Alcuni racconti sono stati adattati a brevi pièce teatrali, altri pubblicati a puntate su alcune testate locali (cartacee). 2017: premio “Anna Maria Ortese” promosso dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (poesia inedita); nello stesso anno pubblicato sulla rivista “Poeti e Poesia” (n°42). 2018 e 2019: tra i finalisti di “poesia a Napoli – II e III edizione” (Guida); 2019: riconoscimento al Premio “Città di Conza” (poesia inedita). Ha frequentato il teatro amatoriale e, per alcuni anni, ha curato una trasmissione radio su musica, cinema, letteratura. Per passione traduce poeti contemporanei americani.

Lucianna Argentino: sei poesie italiano - inglese

1.
Sorridiamo a volte
come se in bocca avessimo
la stessa fioritura improvvisa dei papaveri
o l’inatteso apparire del mare dietro una curva.
Ed è un piccolo big bang di coraggio
è l’indicibile riempirsi dei graffi
a muovere i dodici muscoli del viso
e compiere il miracolo – tutto umano –
del sorriso.

At times we smile
as if we had in our mouths
the very sudden flowering of poppies
or the unexpected emerging of the sea behind a curve.
And it's a little big bang of courage
it is the unspeakable covering of scratches
when moving the twelve muscles of the face
to accomplish the miracle – so human-
of a smile.

2.
Le cose stanno in una loro
disincantata infanzia
accerchiate dall’indomabile volontà del pensiero
di coglierne l’innocenza
e custodirla nella penombra
dove dimora la verità
di ciò che non sfugge e non si sottrae
al soffio d’aria della menzogna.
Così conquistiamo il più che della vita avanza
e si fa avanti nel lutto che è
veglia dei morti sui vivi.

Things are on their own
disenchanted childhood
surrounded by the unruly will of thinking
of grasping its innocence
and keep it in the darkness
where the truth
of what does not escape and nor avoids dwells
to the breath of lies.
Thus we conquer the most that of life scraps
and comes forward in the mourning
holding a vigil of the dead over the living.

3.
Non pensare sia un caso il male
ma guarda la grazia innata
- la matrice geometrica del mondo -
e il bene che ogni giorno attende
le nostre mani per farsi carne di gioia.
Senti la gratitudine adimensionale del vivere
nell’impasto di male e di bene
del nostro circostanziale esistere.

Do not think evil is a coincidence
but look at the natural grace
- the geometric matrix of the world -
and the good awaiting daily
our hands becoming flesh of joy.
Feel the dimensionless gratitude of living
in the jumble of evil and good
of our circumstantial existence.

4.
Se è distanza uguale
a quella tra la rosa e il suo profumo
non temo lo stare nel silenzio
dove l’attesa non è speranza
ma certezza del bello che viene
e del bene già qui nella materia
del nostro risveglio.
Così mi dice il mattino
imbastito di voli e del mio quotidiano
prestargli il cuore per un canto spezzato
dall’abbaiare di cani senza pietà
e ricomposto nell’attimo preciso
del traboccare delle ore
da un tempo che più non le contiene.

If it is same distance
to the one between the rose and its scent
I am not afraid of being silent
where waiting is not hope
but the certainty of the beauty that comes
and the good already here in the matter
of our awakening.
So the morning tells me
tacked with flights and my everyday
grant your heart for a broken song
of the merciless barking of dogs
and reassembled in the precise moment
of the overflow of hours
for a time that no longer contains them.

5
Ha il peso di un’abitudine
il nostro guardarci
senza mai allentare la presa
o come un verso scritto al buio
davanti al quale sgrana gli occhi
la luce
e s’annida sotto la verde pisside dei pini
perché le sia di ristoro l’ombra
e a noi sia più facile
lo scrutinio dei non
che chi muore ci pianta in bocca.

It has the weight of a habit
our looking at each other
without ever loosening the grip
or like a verse written in the dark
fore which the light
widens its eyes
and nestles under the green pyx of pines
so shade may be of relief
and it gets easier for us
the scrutinizing of the non
that whoever dies hammers in our mouth.

6.
Una palla e dei bambini
sul prato incompiuto del mattino
tirano giù il cielo innalzano la terra
ne mettono alla prova la pazienza
con le loro grida sparpagliano la flotta delle nuvole
prosciugate dall’incredulità.
E non importa se non è tutto qui
perché qui è tutto
perché come un granello di polvere
è d’inciampo alla luce
è in simili granelli di luce
che il male inciampa
e cade.

A ball and some children
on the unfinished morning meadow
pull down the sky raise the earth
test its patience
with their shouts they scatter the fleet of clouds
drained with disbelief.
And it doesn't matter if that isn’t all
because here is all
because like a crumb of dust
is faltering to the light
it is in such crumbs of light
that evil stumbles
and falls

Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Gli argini del tempo (ed. Totem, 1991) con la prefazione di Gianfranco Cotronei; Biografia a margine (Fermenti Editrice, 1994) con la prefazione di Dario Bellezza; Mutamento ((Fermenti Editrice,1999) con la prefazione di Mariella Bettarini e postfazione di Plinio Perilli; Verso Penuel (edizioni dell’Oleandro 2003) con la prefazione di Dante Maffia; Diario inverso (Manni editori, 2006), con la prefazione di Marco Guzzi; L’ospite indocile (Passigli, 2012) con una nota di Anna Maria Farabbi; il poemetto Abele (Ed. Progetto Cultura, Le gemme 2015) con la prefazione di Alessandro Zaccuri; Le stanze inquiete (Edizioni La Vita Felice, 2016); Il volo dell’allodola (Edizioni Segno, 2019) con la prefazione di Gianni Maritati; In canto a te (Samuele Editore, 2019) con la prefazione di Gabriella Musetti. Il 29 settembre del 2019 le è stato assegnato il Premio Caro Poeta 2018 durante la quinta edizione di “La parola che non muore” Festival a cura di Massimo Arcangeli e Raffaello Palumbo Mosca.

Lucianna Argentino was born in Rome in 1962. She published the following poetry collections: Gli argini del tempo (Time boundaries), E. Totem, 1991; Biografia a margine (Marginal Biography), Fermenti Editrice, 1994; Mutamento (Mutation), Fermenti Editrice, 1999, with the preface by Dario Bellezza and drawings by Francesco Paolo Delle Noci; Verso Penuel (Towards Penuel) Edizioni dell’Oleandro, 2003, with the preface by Dante Maffia; Diario inverso (Reverse Diary), Manni editori, 2006, with the preface by Marco Guzzi; L’ospite indocile (The unruly guest), Passigli, 2012, with a note by Anna Maria Farabbi; Le stanze inquiete (The restless rooms), Edizioni La Vita Felice, 2016; Il volo dell’allodola (The flight of the lark), Edizione Segno, 2019. In 2009 he published the plaquette Favola (Lietocolle), with watercolours by Marco Sebastiani. Her unpublished work, La vita in dissolvenza (Life fading away), has been set to music by the guitarist Stefano Oliva and performed in various theatres and cultural associations since March 2011. On 29th September 2019 she was awarded the Prize Caro Poeta 2018 during the fifth edition of La parola che non muore (The word that does not die)
Festival by Massimo Arcangeli and Raffaello Palumbo Mosca at Borgo La Commenda (Montefiascone, Viterbo).

traduzioni in lingua inglese di Rocío Bolaños 

Francesca Fiorentin quattro poesie italiano - inglese

1. da Carcere della Terrestrità (2021)

Estraggono la mia carne
piagata
se dico male di qualcuno,
il veleno sudato dà freddo, caldo, debolezza
devitalizza, sì - mai più.
Inutile ferita
data via per diminuire la mia vitalità.

from Carcere della Terrestrità (2021)

They will pull off your skin
wounds
if I talk badly of another,
poison sweat chills, warms, weakens,
devitalizes - never again.
Pointless sore
passed on so as to shorten my energy.

2. da Gli Alfabeti Intatti (2017)

10 aprile 2017

Leggevo, la testa avevo appoggiata
allo schienale dei pensieri, il libro
cadde dalla mia mano, seminando
i fogli a terra, e cadde l’orologio,
la sua lancetta segnava: ‘preistoria’.
Quelle pagine narravano, senza
un suono, senza una voce, così
mimando l’esteriorità macchinica
di cause, di fatti, ch’erano nudi,
senza eventi. Noi, gli dissi, non siamo
contemporanei, scrivi su sigilli
ogni tua memoria, poi da me torna.

from Gli Alfabeti Intatti (2017)

10 April 2017

I was reading, my head resting
on the back of ideas, the book
slipped from my hand, spreading
leaves on the floor, wristwatch slipped too,
its band saying: ‘prehistory’.
Pages told their story, without
a sound, without a voice, as though
mimicking the mechanical display
of causes and facts that were bare,
without outcome. I said to them, we’re not
contemporaries; you scribble on every seal
one of your memories, then come back to me.

3. da Legàmi Cedenti Ossigeno (2019)

I buoni prevedono la mossa
dopo e vivono uno stoico distacco.
Io sono dissennata e servo sul piatto
il mio cadavere anticipato
con la frutta e le diottrie che mi mancano.

from Legàmi Cedenti Ossigeno (2019)
The good ones foresee motion later
and experience stoic detachment.
Senseless I serve on a plate
my long-awaited corpse
with fruit and diopters I lack.

4. da Carcere della Terrestrità (2021)

Vedrò se è poesia questa
lo vedrò un giorno, sveglia da un sonno di decenni
riparatore, silenzioso
mentore delle parole.

from Carcere della Terrestrità (2021)

I’ll see what poetry is this
one day I’ll know when I awake from years-long sleep
restorative, silent
mentor of words.

Francesca Fiorentin si è laureata in Filosofia all'Università Statale di Milano e ha conseguito un master di “Perfezionamento in discipline filosofiche” presso l'Università Bocconi. Una sua silloge poetica è apparsa su Nazione Indiana. Ha pubblicato diversi articoli e racconti sul blog letterario Il Pickwick, col quale collabora. Ha pubblicato il poema: Il Don Giovanni, apparso sul sito Necrologika.it, in collaborazione con la poeta Francesca Tuscano. Accanita lettrice, la sua passione per la poesia l'ha portata a leggere e studiare numerosi poeti classici e contemporanei. Ha scritto diverse recensioni di libri su siti quali carmillaonline.com, lavoroculturale.org e altri. Nel 2017 è uscito il suo libro di poesie Gli alfabeti intatti edito da Arcipelagoitaca. Finalista al premio Prato Poesia nel maggio 2018; finalista al premio Tirinnanzi della città di Legnano nel giugno 2018. Nel gennaio 2020 esce il volume di poesia Legami cedenti ossigeno per Oedipus, nella collana Intrecci. I suoi libri hanno ricevuto recensioni siti come poetarumsilva.com e laboratoripoesia.it, solo per citarne alcuni. Nel 2020 entra, insieme ad altre scrittrici, come redattrice del sito di lettere e arti LeOrtique dove ha pubblicato diversi articoli ed interviste. Nel settembre 2021 una sua silloge è edita per la rivista americana Journal of Italian Translation, Volume XVI, Number 1, Spring 2021. Sempre nel settembre 2021 esce il suo terzo volume di poesia Carcere della Terrestrità, a cura di Macabor.

Francesca Fiorentin studied Philosophy at the Università Statale di Milano and completed a Masters Degree in ‘Perfezionamento in discipline filosofiche at the Università Bocconi. She has published poems and essays in Nazione Indiana, on the sites: Pickwick Blog, Necrologika.it, carmillaonline.com, lavoroculturale.org, and Le Ortique. She published Gli alfabeti intatti (Arcipelagoitaca, 2017), and Legàmi cedenti ossigeno (Oedipus, 2020). She has been the finalist of the Prato Poesia Award and and the city of Legnano’s Tirinnanzi Award in 2018. In September 2021 one of his collections is published for the American magazine Journal of Italian Translation, Volume XVI, Number 1, Spring 2021. Also in September 2021 his third volume of poetry Carcere delle Terrestrità, edited by Macabor, is published.

Translated by Antonio D’Alfonso


Era Buçpapaj quattro poesie, tre lingue



 

Rimandata di un anno, causa virus, perdurando ancor oggi, abbiamo deciso di riunirci
in streaming dal 19 al 21 marzo 2021

Fra i poeti della Giornata mondiale della Poesia, fra le voci più giovani, non per questo meno mature, c’è quella di Era Buçpapaj, figlia d’arte potremmo dire, con una scrittura senza dubbio diversa cui ci ha abituato il mondo giovanile della poesia. Una visione del mondo che allarga fortemente gli orizzonti personali, con la capacità di cogliere, anche attraverso stringenti metafore, aspetti inconsueti della vita quali l’amore per la natura e il disagio dell’essere umano incapace di comprenderla. Il suo appare però come un sussurro timido ma disperato che spero si colga attraverso alcune dei versi che qui la rappresentano. (b.c.)

Era Buçpapaj is among the poets of the World Poetry Day, one of the youngest voices representing an astounding level of poetic maturity. She is a daughter of art, using a writing style undoubtedly quite unlike that of the contemporary young poets around the world. She has a vision for the world, strongly broadening personal horizons, and an ability, even through stringent metaphors, to grasp unusual aspects of life such as love for nature and dissension among human beings failing in it. She conveys the message through a timid but desperate whisper, which I hope will be perceived from sevral poems written by her. 

Ndër poetët e Ditës Botërore të Poezisë, ndër zërat më të rinj, por jo për këtë më pak të pjekur, është edhe zëri i Era Buçpapaj, bijë e artit mund të thoshim me një shkrim pa dyshim ndryshe nga ajo me të cilën tashmë na ka bërë të ambjentohemi bota e të rinjve të poezisë. Një panoramë botërore që zgjeron pamasë horizontet personale, me aftësinë për të kuptuar, edhe përmes metaforave të rrepta, aspekte të pazakonta të jetës siç janë dashuria për natyrën dhe shqetësimi i qenies njerëzore në pamundësi për ta kuptuar atë. Sidoqoftë, kjo vuajtje shqetësuese te ajo duket më tepër si një pëshpëritje e ndrojtur por njëkohësisht e dëshpëruar që shpresoj se do të kapet përmes disa vargjeve që këtu e përfaqësojnë atë.

1. Mamma

Il tuo viaggio là nel cielo è felicità
Che fa prendere fuoco il dolore, lo trasforma in cenere
La tua anima, candida, più pura del bianco
Tu sei il Presente stesso
Il passato non ha coraggio di parlare di Te, né avvicinarti attraverso il sogno
Tu sei il canto divino che respira amore e per l’amore sospiri
Perdere Te, é impossibilità dell'impossibile
La tua luce che dimora nell'anima chiude la porta 
e la finestra al dolore, allo strazio, alla disperazione,
Abbassa e sconfigge la tristezza
Sei Tu la gioia stessa
Sei Tu l’oggi perfetto
Che vivi dentro di noi
Che dentro di noi fiorisci
Avere nostalgia di Te vuol dire bere un intero mare pieno di dolci onde inesauribili
Quindi le nostre lacrime sono le api che ti appartengono
Che raccolgono il nettare dei fiori sorridenti del tuo amore
Per fare il miele della la vita
Per non cadere preda del tenebroso conquistatore dell’armata più nera degli abissi.
TI ADORO! TI VOGLIAMO BENE! TI ADORO!

1. Mam

Rrugëtimi yt lart në Qiell është lumturi
Që brengave ua vë zjarrin, i bën shkrumb e hi
Shpirti yt, i bardhë, më i bardhë sesa e bardha
Ti je vetë e Tashmja
E Shkuara s’guxon me të zënë në gojë, as me t’u avitë përmes ëndërrimit
Ti je këngë hyjnore që këndon duke thithur dhe duke nxjerrë dashuri
Me të humbë ty, pamundshmëri mbi pamundshmëri
Drita jote që na banon në shpirt dyer e dritare ua ka mbyllur 
dhimbjes, pikëllimit, dëshpërimit
Poshtë trishtimi
Ti je vetë gëzimi
Ti je e Sotmja e Përsosur
Që brenda nesh jeton
Që brenda nesh lulëzon
Me të marrë malli për ty është si me përpi një det valë-valë me ëmbëlsi të pasosur
Prandaj lotët tanë janë bletë të përkorme
Që mbledhin nektarin e luleve buzagaze te dashuria jote
Për të bërë mjaltin e jetës
Për të mos rënë pre e ushtrive pushtuese të humnerës së zymtësisë, të së zezës
TË ADHUROJ! TË DUAM! TË ADHUROJ!

1. Mom

Your journey up into Heavens is a bliss
Defeating all kinds of sorrows
Your soul, so pure
You are Time Present
Time Past dares not mention your name, let alone knock at your door
You are a sacred singing song breathing love in and breathing love out
Losing you, such an impossible impossibility
Your light sheltering in our soul makes no room for pain, grief or despair
Down with sadness
You are happiness
You are Time’s Today
Living inside us
Blooming inside us
Missing you is like a devouring sea of endless waving sweetness
So our tears are bees
Collecting the nectar of your smiling flowers of love
To make the honey of life
Rather than fall prey to the invading armies of mournful chaos...
I ADORE YOU! WE LOVE YOU! I ADORE YOU!

2. Il primo respiro

Il primo respiro
non è diverso da bambino a bambino.
Mai toccato dal male,
mai toccato dal bene.
Il loro respiro è un cielo terso,
che impaziente aspetta di ospitare il sole,
la luna, le stelle, le nuvole.
Respiro dopo respiro
i bambini cambiano aspetto.
Sulle loro spalle si adagiano gli anni
il male e il bene si mischiano dentro.
Di giorno, anche quando le nuvole coprono il cielo
il cielo non smette di scambiarsi baci col sole
di notte, per sconfiggere il buio, la luna
lancia i suoi raggi luminosi
il cielo tuona, le stelle combattono
si sfidano a chi sarà più sfolgorante.
Il giorno dà vita al giorno
la notte divora la notte.
Il primo respiro si abbellisce di capelli grigi
venuto alla vita dal grembo del primo respiro.
No, gli uomini non sono sacchi vuoti
la loro interiorità gli ha dato forma
e la luce dell’anima vive nei loro occhi.
Mentre sfiorisce, rivive
mentre rivive, svanisce.
Corpi innumerevoli ancora indossano
il primo respiro
ieri era il loro sovrano
mentre oggi è diventato il loro schiavo.

2. Thinja foshnjore


Fryma e parë
Nga foshnja në foshnje nuk dallon
E pazënë nga e liga
E pazënë nga e mira
Frymëmarrja e tyre është qiell i pastër
Që mezi pret të strehojë diellin,
hënën, yjet, dhe retë.
Fryma ndjek frymën
E foshnja ndryshon trajtë
Mbi supet e saj nisin të pushojnë vitet
Në të nisin të pleksen të ligat dhe të mirat
Ditën, edhe kur retë mbulojnë qiellin
Qielli nuk resht së puthuri me diellin
Natën, për të mundur errësirën, hëna
Në sulm hedh rrezet e saj të nditshme
Trazohet qielli, yjet luftojnë
Sfidohen kush të lëshojë sa më shumë dritë
Dita ditën gjallon
Nata natën gllabëron
Fryma e parë stoliset me flokë të zbardhur
Ardhur në jetë nga fryma e parë vetë
Jo, njerëzit nuk janë thasë të zbrazur
Brendia atyre u ka dhënë trajtë
E drita e shpirtit u jeton ndër sy.
Teksa venitet, ajo gjallon
Teksa gjallon, ajo venitet
Trupa të panumërt ende mbajnë veshur
Frymën e parë
Dje ajo ishte sundimtare e tyre
E sot ata atë robinë e kanë zënë...

2. Infant grey hair

The first breath
Differs not from newborn to newborn
Free
From evil
Free
From good
Newborns, such clear skies
Looking forward to sheltering the sun, the moon, the stars and the clouds
Breath follows breath
And newborns grow up
With years starting to rest on their shoulders
With evil and good starting to intermingle in their insides
In the daytime, even when the clouds cover the sky
The sky ceases not to exchange kisses with the sun
At night, to defeat darkness, the moon
Orders all its armies to launch an offensive
The sky thunders, the stars fight
To outdo one another in letting out light
Day gives life to day
Night devours night
The first breath beautifies itself with grey hair
Born from the womb of the first breath itself
No, men are not empty sacks
Their content has given shape to them
And the light of their souls lives in their eyes
It exists by vanishing
It vanishes by existing
Countless bodies are still wearing
The first breath
Yesterday it was their ruler
And today they have made it into their slave...

3. (S)quarantena - l’esercito invisibile

Vedo
Gente
Ridono
Urlano
Sorridono leggermente
Si sciolgono in pianto
Così, freneticamente
Tutti insieme per far sparire te...
Ma, oh, Amore...
La guerra con te, troppo difficile
L’amore con te, l’unica via d’uscita
Il nostro desiderio di fuggire da te, è inarrestabile, invincibile
Comunque
Ci hai uniti
Ci hai costretti di parlare una lingua
E nella mente
Convinti di batterti con felicità
Tra le labbra il sorriso è vittoria
Il pianto è sottomissione
Il sorriso
E
Il pianto
Il pianto
E
Il sorriso
Ma, oh, l’Amore...
Il Sorriso
E
Il Pianto
Gemmelli siamesi
Se
L’odio fa l’amore con Amore
L’amore fece amore con l’Odio
Fecero radici profondi e profondi affinché portarono in vita l’Uno giovane...

3. Shkarantinë – ushtria e padukshme

Shoh
Njerëz
Qeshin
Bërtasin
Vënë buzën në gaz
Shkrihen në vaj
Ashtu, shfrenueshëm
Të gjithë të bashkuar me të zhdukë ty...
Por, oh, e Dashur...
Lufta me ty, fort e rëndë
Dashuria me ty, rrugëdalja e vetme
Dëshira jonë që të shpëtojmë nga ti, e pandalshme, e paepshme
Sidoqoftë
Na bashkove
Na detyrove të flasim një gjuhë
Dhe
Mblodhëm mendjen me të mundë me lumturi
Buzagazi është ngadhënjim
Vaji është nënshtrim
Buzagazi
Dhe
Vaji
Vaji
Dhe
Buzagazi
Por, oh, e Dashur...
Buzagazi
Dhe
Vaji
Binjakë Siamezë
Se
Urrejtja bëri dashuri me Dashurinë
Dashuria bëri dashuri me Urrejtjen
Lëshuan rrënjë thellë e më thellë derisa sollën në jetë një NE të re...

3. Disquarantine - the invisible army

I
See
People
Laughing
Yelling
Smiling
Crying
Uncontrollably
All of them united to put an end to you...
But, oh Dear...
Fighting you, so hard
Loving you, the only way out
Our desire to run away from you, unstoppable, persistent
Yet
You brought us together
You made us speak in one language
And
We gathered our wits to defeat you with bliss
Smiling is triumph
Crying is submission
Smiling
And
Crying
Crying
And
Smiling
But, oh Dear...
Smiling
And
Crying
Siamese Twins
For
Hate made love with Love
Love made love with Hate
Their roots reached deeper and deeper and gave birth to a new US...

4. Una volta errante e oggi il suo faro

Nudo
Svestito dai colori
Che rendono l'uomo quasi nero o quasi bianco
Lo spirito vaga libero
Viaggia continuamente
Nel corpo dell’infante appena nato cerca rifugio
Subito si accomoda lì dentro
negli occhi di questa creatura sboccia la Vita
La Fame e La Sete per l'ignoto
Così il corpo inizia a dipingersi di colori intatti
Stringe forte nella mano senza lasciar fuggire la verginità all'anima pulita.
Afferrato dall'amore per la saggezza
Lo spirito illumina il corpo dove ha costruito la casa
E sotto la sua prigionia inizia a tessere la felicità.

4.
Dikur endacak e sot fener i tij
Lakuriq
Zhveshur nga ngjyrat
Që e bëjnë njeriun ja të zi, ja të bardhë
Shpirti endet i lirë
Rrugëton pareshtur
Në trupin e foshnjës së sapolindur kërkon strehë
E sapo rehatohet aty brenda
Te sytë e kësaj krijese shpërthen JETA
URIA dhe ETJA për të panjohurën
Kështu trupi fillon të lahet e të lyhet me ngjyra të paprekura më parë
Por dore nuk e lëshon virgjërinë shpirtit të dëlirë
Kapluar nga dashuria për diturinë
Shpirti ndriçon trupin ku ka ngritur shtëpinë
Dhe nën robërinë e tij end lumturinë.
Once you were a vagrant, but now you are his lantern


4. Naked
Peeled off colours
That make man either evil or good
The soul wanders in freedom
Travelling incessantly
Seeking shelter in the new-born’s body
And once it settles inside there
LIFE, HUNGER and THIRST for the unknown
Erupt in this creature’s eyes
So the body begins to swim in the sea of colours it has never tried before
Refusing to give up the virginity of the pure soul though
Overwhelmed with the love of knowledge
The soul turns on the lights of the bodily house
And glows with happiness under its bondage.

Traduzioni in italiano di Valbona Jakova
English translation by Ukë ZENEL Buçpapaj

Era Buçpapaj (Tirana, 1992). Durante il periodo 2013-2015, Era Buçpapaj ha completato il programma di studio “Master of Sciences” in “Traduzione tecnica, letteraria e interpretazione,” Ramo di lingua inglese, Facoltà di Lingue Straniere, Università di Tirana. I suoi eccellenti risultati le hanno fatto vincere la “Medaglia d'oro.”
Ha tradotto diversi libri come: a) “Selfie: How We Became So Self-Obsessed and What It's Doing to Us” di Will Storr (inglese-albanese); b) “Anne of Green Gables” di Lucy M. Montgomery (inglese-albanese); c) “Alice's Adventures in Wonderland” di Lewis Carroll (inglese-albanese); etc. Ha scritto diverse poesie le quali sono state publicate in Albania ed all’estero, come: a) Sythi Frymor - pubblicato da World Humanitarian Drive (WHD), nell'ambito del concorso “Covid Times Poetry,” dove è stata premiata con un certificato di riconoscimento, il 22 aprile 2020, Londra, Regno Unito; b) Era; c) Hijet e Erës; d) Gëzim Vajesh; e) The Shadows of the Wind; f) Happiness of Sorrows; g) Wind; etc. Alcune delle sue poesie sono state tradotte anche nella lingua italiana e sono state anche pubblicate in Italia.

Ha partecipato a diverse Conferenze Scientifiche Internazionali ed a diversi corsi di formazione/seminari in gran parte finanziati dal programma Erasmus+.
Dal 2018 ha collaborato con Beppe Costa in molti Festival di Poesia in qualità di coordinatrice, durante i quali ha tradotto diverse poesie dall'inglese all'italiano e viceversa, e ha interpretato dall'inglese all'italiano e viceversa per i partecipanti internazionali. Nel 2019 è diventata membro del Comitato Esecutivo di ALBSA (Associazione Sociologica Albanese).
Dall'ottobre del 2015 lavora come pedagoga a tempo pieno di lingua inglese presso l'Università Mediterranea dell'Albania e come pedagoga part-time di lingua inglese presso l'Università di Tirana.

Era Buçpapaj (Tirana, 1992). Gjatë periudhës 2013-2015, ka përfunduar Programin e Studimit “Master i Shkencave” me profil “Përkthim Teknik-Letrar dhe Interpretim” në Degën e Gjuhës Angleze të Fakultetit të Gjuhëve të Huaja të Universitetit të Tiranës. Për shkak të rezultateve shumë të larta, është vlerësuar me “Medaljen e Artë”.
Është bashkautorë i disa librave të përkthyer nga Gjuha Angleze në Gjuhën Shqipe, si: (1) “Bëmat e Lizës në botën e çudirave” (“Alice’s Adventures in Wonderland”) të autorit Luis Keroll (Lewis Carroll); (2) “Ana Flokëkuqja – Vajza e Ҫatiblertës” (“Anne of Green Gables”) të autorit Lucy M. Montgomery; (3) “Selfie-Uni i Unit: Si u bëmë kaq të marrosur pas vetes dhe ҫfarë trajte po marrim” (“Selfie: How We Became So Self-Obsessed and What It’s Doing to Us”) të autorit Will Storr.
Ajo është gjithashtu autore e disa poezive që janë botuar në Shqipëri dhe jashtë saj, si: a) Sythi Frymor - botuar nga nga World Humanitarian Drive (WHD), si pjesë e konkursit ‘Covid Times Poetry', ku u vlerësua me çertifikatë mirënjohje, më 22 Prill 2020, Londër, Mbretëri e Bashkuar; b) Era; c) Hijet e Erës; d) Gëzim Vajesh; e) The Shadows of the Wind; f) Happiness of Sorrows; g) Wind; etj. Disa nga poezitë e saj janë përkthyer edhe në gjuhën italiane, si edhe janë botuar në Itali.
Ajo ka marrë pjesë në disa Konferenca Shkencore Kombëtare, si edhe në disa trajnime / seminare të financuara kryesisht nga programi Erasmus+.
Që nga viti 2018, ajo ka bashkëpunuar me Beppe Costa në shumë Festivale të Poezisë si koordinatore, ku ka përkthyer disa poezi nga gjuha angleze në gjuhën italiane dhe anasjelltas, dhe ka interpretuar (përkthyer) nga gjuha angleze në gjuhën italiane dhe anasjelltas për pjesëmarrësit ndërkombëtarë.
Prej vitit 2019, ajo u bë anëtare e Komitetit Ekzekutiv të ALBSA (Albanian Sociological Association).
Që në muajin tetor të vitit 2015, ajo punon si pedagoge e Gjuhës Angleze me kohë të plotë në Universitetin Mesdhetar të Shqipërisë dhe si pedagoge e Gjuhës Angleze me kohë tëpjesshme në Universitetin e Tiranës.

Era Buçpapaj (Tirana, 1992) During the period 2013-2015, Era Buçpapaj has completed the Study Program “Master of Sciences” in “Technical, Literary Translation, and Interpretation,” English Language Branch, Faculty of Foreign Languages, University of Tirana. Her excellent achievements made her won the “Golden Medal.”
She is the co-translator of several books: (1)  Will Storr’s Selfie: How We Became So Self-Obsessed and What It’s Doing to Us (English-Albanian); (2) Lucy M. Montgomery’s Anne of Green Gables (English-Albanian); (3) Lewis Carroll’s Alice’s Adventures in Wonderland (English-Albanian).
She is also the author of several poems that have been published in Albania and abroad as well, such as: a) Sythi Frymor - published by World Humanitarian Drive (WHD), as part of the ‘Covid Times Poetry' competition, where she was awarded with a certificate of recognition, on April 22, 2020, London, United Kingdom; b) Era; c) Hijet e Erës; d) Gëzim Vajesh; e) The Shadows of the Wind; f) Happiness of Sorrows; g) Wind; etc. Some of her poems have been also translated into Italian language and have been published in Italy as well.
She has participated in several National Scientific Conferences and in several training / seminars mostly financed by Erasmus+ programme as well.
Since 2018, she has collaborated with Beppe Costa in many Poetry Festivals as a co-coordinator, where she  has translated several poems from English into Italian and vice-versa, and has interpreted (translated) from English into Italian and vice-versa for the international participants as well.
In 2019, she became a member of the ALBSA (Albanian Sociological Association) Executive Committee. Since October of 2015, she has been working as a full-time pedagogue of English Language at the Mediterranean University of Albania, and as a part-time pedagogue of English Language at University of Tirana. 

Olimbi Velaj: quattro poesie, tre lingue

foto di  Rromir Imami
Il professore di storia

Il professore di storia conosceva tante lingue
conosceva tante persone
aveva vissuto ovunque
finché hanno chiuso i confini
e la famiglia è rimasta dall’altra parte.
Dicevano che mai più incontrò la madre
lei morì con questo dolore aldilà, a Struga
dove raramente si permetteva d’andare al confine,
in presenza di poliziotti
a distanza di 100 metri, solo per vederci…
Parte della vita restante la passò nei pressi dell’ospedale, a Elbasan
tra un piccolo appartamento e la scuola,
dove ci incantava tutti nelle ore di storia.
faceva sempre una pausa dopo: chi è assente?
Un pomeriggio, stava facendo il bagno nel fiume,
ha graffiato un neo in un ciottolo segato e di seguito
morì senza compiere i cinquant’anni.
Ai quei tempi siamo andati a casa sua
dove tratteneva a fatica il sorriso
e contava gli ultimi giorni rimasti
nella via con i tigli che profumavano…
Quel pomeriggio nei cimiteri divisi tra cristiani e musulmani,
tra i cipressi e le tombe senza nomi… se ne andò il professore.
Un forte vento ci ha sorpreso dopo il funerale
Così la folla si divise in piccoli gruppi e gente solitarie.
L’ombra del cipresso coprì la sua tomba
come l’oblio su lingue e genti perdute
oltre il confine… nel mondo del sonno
dove lui arrivò senza desiderarlo.

Profesori i historisë

Profesori i historisë dinte shumë gjuhë
njihte shumë njerëz
kish jetuar gjithkund
gjersa kufijtë u mbyllën
e familja i mbeti në anën tjetër
Thoshin se kurrë më s’e takoi të ëmën
Ajo pat vdekur me peng përtej, në Strugë
ku rrallë u lejohej të shkonin në kufi, shoqëruar me policë
në 100 metra distancë, vetëm sa për t’u parë…
Pjesën tjetër të jetës e kaloi në rrugën e spitalit, në Elbasan
midis një apartamenti të vogël dhe shkollës,
ku na mahniste të gjithëve në orët e historisë.
Gjithmonë bënte një pauzë pas pyetjes: kush mungon...?
Një pasdite, tek lahej në lumë,
gërvishti një nishan në zajet e bregut e prej tij u sos
pa i mbërritur të pesëdhjetat
I patëm shkuar në banesë asokohe
kur e mbante me zor buzëqeshjen
e numëronte ditët e mbrame
në rrugën me blire që kundërmonin...
Atë pasdite në varrezat e ndara mes të krishterëve e muslimanëve
mes qeparisëve dhe varreve pa shenja....profesori shkoi
Një erë e beftë nisi fill pas funeralit
turma u nda në grupe të vogla e njerëz të vetmuar
Hija e qeparisëve ra mbi varrin e ri
si harresa mbi gjuhët e njerëzit e humbur
përtej kufirit....në botën e gjumit
ku ai pat mbërritur pa dëshirë

A mia madre

È da tempo che non vedo il cimitero
non riesco a pensare che sei là…
Mai abbiamo creduto nella vita eterna,
solo quando sei stretta tutta al dolore, iniziamo a vacillare…
I mesi dell’infermità erano campane di lutto,
la tua dipartita, l’abbiamo vissuta giorno dopo giorno
spiando i segni del destino, pregando
secondo il nostro modo da increduli
ma dio non c’è stato e nient’altro
bestemmie mai, attendemmo in silenzio
non fa cosi ogni avvisato?...
Adesso gli anni ci attaccano ovunque
In fundo della cassetta intoccabili rimangono
I ferri insieme alla coperta che non sei riuscita a finire.
Spesso diciamo che la tua camera dobbiamo cambiarla,
ma il nostro cuore non ci permette di tirare fuori i mobili…
inconsapevolmente spero che ci incontriamo ancora
che torneranno di nuovo quei giorni spensierati
quando eri nostra senza condizioni e non si sapeva
che la morte poteva essere provata
oltre agli annunci e dispiaceri passeggeri per genti lontane…

Nënës

Ka kohë që s’vij në varreza
S’ mendoj dot se je atje...
Nuk besonim te jeta përtej,
vetëm kur u bëre njësh me dhimbjen, po lëkundeshim...
Muajt e lëngatës kambana të përzishme qenë
bashkë e jetuam ikjen, ditë pas dite
duke përgjuar fatin, duke u lutur
sipas mënyrës sonë jobesimtare
Po zot s’kish pasur e asgjë tjetër
Nuk blasfemuam, pritëm në heshtje
A s’bën kështu çdo i lajmëruar?....
Tani vitet janë dyndur mbi gjithçka
Shtizat rrinë të paprekura në një fund sirtari
bashkë me mbulesën që s’arrite ta mbaroje
Shpesh themi se dhoma e gjumit duhet ndërruar,
po s’na bën zemra t’i nxjerrim mobiljet...
Pavetëdijshëm shpresoj se mund të takohemi
se do kthehen ato ditë të shkujdesura
kur të kishim pa kushte dhe s’e dinim
që vdekja mund të provohej
përtej lajmërimeve e keqardhjeve kalimtare për njerëz të largët...

To my mother

I have not been to the cemetery for a long time now
I dare not think you are there...
We did not believe in the afterlife
Only when you became one with the pain, we began doubting...
The months of your languor were mournful bells
We lived your passing away together
Spying on destiny day after day, praying
In our disbelieving way
There was nothing else but our Happy God
We did not blaspheme, we just waited in silence
All warned people do so, don’t they...?
Now the years have settled on everything
The knitting needles and the cloth you failed to finish
Stay intact at the bottom of a drawer
We often say the bedroom needs to be changed
But we have no courage to take the furniture out...
Unconsciously, I hope we can meet
I expect the return of those careless days
When we had you unconditionally and did not know
Death could be experienced
Beyond transient announcements and regrets concerning distant people...

A mia nonna


La sua tomba è sotto una mimosa antica
nella parte settentrionale del cimitero.
Sulla pietra tombale ha una foto con il nonno
dal lontano giorno da quando presero i passaporti.
Usciva raramente di casa
una volta al mese per ritirare la pensione in banca
il resto del tempo lo passava tra le nostre camere per metà illuminate
e l’umidità che ci accompagnava per anni
Sempre le faceva male il cuore per la casa nella collina
per il boschetto, il ruscello accanto alla chiesa, per la mucca…
Avevamo vissuto a lungo insieme
ma non abbastanza per sentire il suo dolore
da portare nei piccoli appartamenti.
Quando sentii quel poco da vivere, ci ricordò la dipartita:
“Quel giorno pitturate la casa con calce
e seppellitemi da sola, senza il mio vecchio.
Sono strette le tombe della città
Non si respira se siamo in due…”
Rimanemmo stupiti e sorridemmo della sua paura…
Adesso riposa sotto la mimosa antica
con accanto il nonno
come in quel giorno quando partirono per fare le fotografie
ed io li guardavo finché sono spariti alla fine della strada
dove sono diventati solo due punti, in lontananza….

A mia nonna

La sua tomba è sotto una mimosa antica
nella parte settentrionale del cimitero.
Sulla pietra tombale ha una foto con il nonno
dal lontano giorno da quando presero i passaporti.
Usciva raramente di casa
una volta al mese per ritirare la pensione in banca
il resto del tempo lo passava tra le nostre camere per metà illuminate
e l’umidità che ci accompagnava per anni
Sempre le faceva male il cuore per la casa nella collina
per il boschetto, il ruscello accanto alla chiesa, per la mucca…
Avevamo vissuto a lungo insieme
ma non abbastanza per sentire il suo dolore
da portare nei piccoli appartamenti.
Quando sentii quel poco da vivere, ci ricordò la dipartita:
“Quel giorno pitturate la casa con calce
e seppellitemi da sola, senza il mio vecchio.
Sono strette le tombe della città
Non si respira se siamo in due…”
Rimanemmo stupiti e sorridemmo della sua paura…
Adesso riposa sotto la mimosa antica
con accanto il nonn
come in quel giorno quando partirono per fare le fotografie
ed io li guardavo finché sono spariti alla fine della strada
dove sono diventati solo due punti, in lontananza….

Gjyshes

Varri i saj është nën një mimozë të vjetër
në anën veriore të varrezave
Mbi pllakë ka një foto të hershme me gjyshin
ditën kur morën letërnjoftimet
Dilte rrallë nga shtëpia
një herë në muaj, për të tërhequr pensionin në bankë
Koha tjetër shkonte midis dhomave tona gjysmë të ndriçuara
dhe igrasisë që na shoqëroi me vite
Gjithmonë e pat pengun e shtëpisë në kodër
korijen, përroin e kishës, lopën...
Patëm jetuar gjatë bashkë
por jo mjaftueshëm për të ndier dhimbjen e saj
që mbartej nëpër apartamente
Kur ndjeu sa pak i kish mbetur, na e kujtoi ikjen:
“Atë ditë shtëpinë lyejeni me gëlqere
e më varrosni vetëm, pa plakun.
Janë të ngushtë varret në qytet
të merret fryma vet’ i dytë...”
Qemë çuditur e patëm qeshur me frikën e saj.....
Tani prehet nën mimozën e vjetër
me gjyshin përkrah
njëlloj si atë ditë kur u nisën për të dalë në fotografi
e unë i vështroja deri në fund të rrugës
gjersa u shndërruan në dy pika, atje larg...

To my grandmother

Her grave is under an old mimosa tree
On the north side of the cemetery
Its tablet bears an early photo of hers with my Grandfather
Taken on the day when they first received their passports
She rarely left her home
Once a month, to withdraw her pension from the bank
She spent the rest of her time in half-lit rooms
And amidst humidity that followed us for years
She always missed the house on the hill
The grove, the creek by the church, the cow...
We had lived together for a long time
But not enough to feel her pain
Spreading through the apartments
When she knew how little she would live, she reminded us of her passing away:
“On the day of my death, paint the house with lime paint
And bury me alone, separate from my husband
For the tombs in the city are quite narrow
Two in one would grasp for breath...”
We were surprised by and laughed at her fear...
Now she rests under the old mimosa tree
With my grandfather by her side
The same as the day when they left to have their picture taken
And I watched them until they disappeared from my eyes
Turing into two distant spots over there...

La confessione

La confessione può avere il nome di un bar, di un’ora di lettura
di una quiete dove non si vedono le tracce di una burrasca
può contenere il rumore che lascia dietro il cigolio delle scarpe
aggiungendo la forte risata di una femmina leggera
che pesa tanto al braccetto di un uomo silenzioso
mentre invita con lo sguardo tutti i volti intorno
cercando con insistenza l’attenzione.
Il racconto può avere l’apertura di una porta, come quella di un mondo
che non avevi mai voluto vedere.
L’uomo non sa cosa fare, è l’attimo che fa sentire che ha perso
si ferma folgorato tra la porta e il dolore.
Una donna silenziosa appare di fronte e sbalordisce
poteva essere stata sua, come in tutti i sogni.
Lei muore dentro e si rialza in una briciola di tempo,
quanto serve al pensiero per fare un cerchio del cervello agli occhi
poi ferma ogni movimento
regna solo il rumore del cucchiaio del tè che fa un vortice
come picchi di campane con intervalli precisi.
Tra il velo del vapore lei ha scorto l’uomo silenzioso.
Ah, lui non è come l’ha conosciuto! Al diavolo tutto quel rimpianto!...
A lui piacerebbe la finzione, il gioco, la sudditanza… O Dio!...
Non succede nessuna battaglia, nessuna parola, nessun suono
la donna silenziosa saluta con un abbassare di testa
si guardano negli occhi e tutto finisce là.
Lei si chiude in un dispiacere inaspettato, ruminante
che le ha preso appena in pegno tutto il tempo futuro.
L’uomo abbassa i grandi occhi da bambino, senza riconoscere la decadenza
l’addio è solo un sospiro che lui non osa esternare
di fronte i campi smisurati della vanità promettono l’infinito
per le nuove gioie della donna che le intorpidisce l’avanbraccio
loro vanno avanti.
La risata, il cigolio e il rumore del cucchiaio del tè
Inventano un manicomio dentro cui inizia la sordità
L’uomo silenzioso calpesta e non emette voce.

Rrëfimi

Rrëfimi mund të ketë emrin e një kafeneje, të një ore leximi
të një qetësie ku nuk duken gjurmë furtune
mund të ketë zhurmën që lë kërcitja e këpucëve
dhe e qeshura e fortë e një femre të lehtë
që i rëndon në parakrah një burri të heshtur
teksa fton me vështrim gjithë fytyrat përreth
duke ua kërkuar me ngulm vëmendjen.
Rrëfimi mund të ketë hapjen e një dere, si hapjen e një bote
që s’do të kishe dashur ta shihje kurrë.
Burri nuk di ç’të bëjë, është çasti kur ndien humbjen
qëndron i shituar midis derës dhe dhimbjes
Një grua e heshtur fanitet përballë e shtanget
mund të kish qenë e tij, si në të gjitha ëndrrat
Ajo vdes përbrenda e ringrihet në një grimë kohe,
aq sa mendimit i duhet të bëjë një qark nga truri te sytë
pastaj ndalet çdo lëvizje
mbizotëron vetëm zhurma rrethore e lugës së çajit
si goditje çange me intervale të sakta
Midis avujsh ajo ka shquar burrin e heshtur
Ah, ai nuk qenka si e njeh! Në djall gjithë ajo përmallje!...
Atij i pëlqeka shtirja, loja, zgjedha....O zot!....
Nuk ndodh asnjë betejë, asnjë fjalë, asnjë tingull
Gruaja e heshtur përshëndet me një ulje koke
Sytë ndeshen dhe gjithçka sos aty.
Ajo mbyllet në një keqardhje të beftë, ripërtypëse
që sapo ka marrë peng tërë kohën e ardhme
Burri ul sytë e mëdhenj prej fëmije, pa mundur t’i njohë trajtat e rënies
Lamtumira është vetëm një ofshamë, që ai s’guxon as ta nxjerrë
Përballë fushat e pamata të kotësisë premtojnë pafundësi
për gëzimet e reja të femrës që ia mpin parakrahun
Ata bëjnë përpara
E qeshura dhe kërcitjet dhe zhurma e lugës së çajit
sajojnë një çmendinë brenda së cilës nis shurdhimi
Burri i heshtur shkel e nuk nxjerr zë.

The story

The story can have the name of a café, of a reading class
Of a serenity where no traces of storms are seen
It may be as noisy as crackling shoes
It may also be as noisy as the roaring laughter of a light-minded female
Weighing on the forearm of a silent man
Gently inviting all the surrounding faces
And insisting on attracting their attention
The story can be the opening of a door resembling the opening of a world
You would have never wanted to see
The man does not know what to do, and it is the moment when he feels the loss
Standing astounded between the door and the pain
A silent woman haunts in front of him
She might have been his, like in all dreams
She dies within and resurrects for a short while
Enough to enable thinking to circulate from brain to eye
Then all motions stop
Only the circular noise of the teaspoon prevails
Like gong strikes struck at precise intervals
Among the vapours, she has distinguished the silent man
Ah, he is not the same as she used to know him... To hell with all that longing...!
He likes to pretend and play and bear the yoke... Oh, my Happy God...!
There is no battle or word or sound
The silent woman greets him with a nod
Their eyes meet, and everything ends there
She closes herself in a sudden chewing regret
That has just been taken hostage all the time to come
The man lowers his big childish eyes, unable to recognize the shapes of the fall
Farewell is just a sigh he dares not even to utter
The immeasurable fields of vanity in front promise infinity
Of new joys for the woman numbing his forearm
They move forward
Laughter and crackling and the noise of the teaspoon invent a madhouse
Inside which deafness begins reigning
The silent man steps on the ground and lets no sounds out.


Olimbi Velaj (1971) è nata a Mallakastër, in Albania. Ha studiato a Tirana e Sofia. Velaj è autrice dei volumi poetici Momenti muoiono sotto le mani delle ore, “Eurorilindja”, Tirana, 1998; Essere nel pomeriggio, volume bilingue (albanese-inglese), “Aleph”, Tirana, 2003 e La felicità degli altri, volume bilingue (albanese-inglese), “Aleph”, Tirana, 2021.
Le sue poesie sono state pubblicate in molte riviste letterarie in lingua albanese. È stato pubblicato in 15 lingue in diverse riviste letterarie e antologie. Ha partecipato a numerosi festival di poesia nazionali e internazionali. Contribuisce alla traduzione della poesia contemporanea.
Nomine e premi: in Albania, 1993, Migjeni, premio come poeta esordiente (Open Society Foundation); Kosovo, 2002, Premio per la migliore poesia di poetesse in lingua albanese, (Lega degli Scrittori e degli Artisti); Romania, 2005, nomination per il Premio di Poesia Balcanica (Festival Curtea de Arges); Libano, Premio letterario Naji Naaman, 2014 (Naji Naaman Foundation); Albania, Premio Poesia, 2014 (Accademia Europea delle Arti); Macedonia del Nord, Premio Menada per la creatività poetica speciale, 2020 (Festival Internazionale “I giorni di Naim”, Tetovo).
Velaj ha lavorato come giornalista per due decenni, 1993-2008 principalmente su quotidiani e radio; nel periodo 2008-2013 è stata giornalista pubblicista. Ha ricevuto due premi per i suoi successi professionali e ha lavorato a diversi progetti internazionali. Appartiene alla generazione di giornalisti che ha iniziato a scrivere subito dopo la caduta del comunismo. Nella sua esperienza di giornalista ha anche riferito dal campo della crisi del Kosovo, questioni ambientali calde, problemi di traffico di esseri umani, problemi di salute mentale, ecc. Per molti anni ha lavorato come giornalista culturale e si è occupata in particolare di questioni relative al patrimonio culturale.

Dal 2008 è docente di Letteratura Straniera e Scrittura Creativa presso il Dipartimento di Lettere, Facoltà di Scienze della Formazione, Università “Aleksandër Moisiu”, Durazzo, Albania. Ha lavorato come docente a Pristina, presso l’AAB College. Negli ultimi anni ha tenuto anche lezioni di Lingua, Letteratura e Cultura Albanese presso l’Università di Belgrado, Dipartimento di Albanologia. Ha un dottorato in scienze e ha ricevuto un premio per i suoi risultati nel campo della ricerca scientifica, con la monografia Balada, dall’oralità alla letteratura (Uno sguardo alla ballata albanese nel contesto interbalcanico), pubblicata dall’Accademia di Scienze dell’Albania, Tirana, 2020.

Olimbi Velaj (1971) lindi në Mallakastër, Shqipëri. Studioi në Tiranë e Sofje. Velaj është autore e vëllimeve poetike Çastet vdesin nën akrepa orësh, “Eurorilindja”, Tiranë, 1998; Qenia pasdite (Being in the afternoon), vëllim dygjuhësh (shqip-anglisht), “Aleph”, Tiranë, 2003 dhe Lumturia e të tjerëve (The others happiness),vëllim dygjuhësh (shqip-anglisht), “Aleph”, Tiranë, 2021. Poezia e saj është botuar në mjaft revista letrare në gjuhën shqipe. Është botuar në 15 gjuhë në disa revista letrare dhe antologji. Ka qenë pjesëmarrëse në shumë festivale poetike kombëtare e ndërkombëtare. Kontribuon në përkthimin e poezisë bashkëkohore.
Nominimet dhe çmimet: në Shqipëri, 1993, Migjeni, çmimi për poet debutues (Fondacioni i Shoqërisë së Hapur); Kosovë, 2002, Çmimi për poezinë më të mirë të grave poete në gjuhën shqipe, (Lidhja e shkrimtarëve dhe artistëve); Rumani, 2005, nominim për Çmimin Ballkanik të Poezisë (Festivali Curtea de Arges); Liban, Çmimi Letrar Naji Naaman, 2014 (Fondacioni Naji Naaman); Shqipëri, Çmimi i Poezisë, 2014 (Akademia Europiane e Artit); Maqedoni e Veriut, Çmimi Menada për krijimtari të veçantë poetike, 2020 (Festivali Ndërkombëtar “Ditët e Naimit”, Tetovë).
Velaj ka punuar si gazetare për dy dekada, 1993-2008 kryesisht në gazetat ditore dhe në radio; gjatë periudhës 2008-2013 ishte gazetare e lirë. Ka marrë dy çmime për arritjet e saj profesionale dhe ka punuar në disa projekte ndërkombëtare. Ajo i përket brezit të gazetarëve që nisën të shkruanin menjëherë pas rënies së komunizmit. Në përvojën e saj si reportere është edhe raportimi nga terreni i krizës së Kosovës, çështjeve të nxehta mejdisore, çështjeve të trafikimit të qenieve njerëzore, çëshjeve të shëndetit mendor etj. Për shumë vite ajo punoi si reportere e kulturës dhe mbuloi veçanërisht çështjet e trashëgimisë kulturore.
Që nga viti 2008 është lektore e Letërsisë së huaj dhe e Shkrimit krijues në Departamentin e Letërsisë, Fakulteti i Edukimit, Universiteti “Aleksandër Moisiu”, Durrës, Shqipëri. Ajo ka punuar si lektore në Prishtinë, në Kolegjin AAB. Gjithashtu gjatë viteve të fundit ka ligjëruar Gjuhë, Letërsi dhe Kulturë Shqipe në Universitetin e Beogradit, Departamenti i Albanologjisë. Mban gradën doktore e shkencave dhe ka marrë një çmim për arritjet e saj në fushën e kërkimit shkencor, me monografinë Balada, nga oraliteti në letërsi ((Një vështrim i baladës shqiptare në kontekst ndërballkanik), botuar nga Akademia e Shkencave e Shqipërisë, Tiranë, 2020.

Olimbi Velaj (1971) was born in Mallakastra, Albania. She studiedin Tirana and Sofia. Velaj is author of the lyric volumes Çastet vdesin nën akrepa orësh (Moments perish under the hands of clocks), “Eurorilindja”, Tirana, 1998; and Qenia pasdite (Being in the afternoon), bilingual volume (Albanian-English), “Aleph”, Tirana, 2003 and Lumturia e të tjerëve (The others happiness), “Aleph”, Tirana, 2021. Velaj is reprezentative poet in several magazines in Albanian language. Her poetry is published in 15 languages in some of literature magazines and anthologies. She has been partecipant in a number of poetry festivals. She contributes in poetry translation. Nominations and awards: in Albania, 1993, Migjeni, prize for debuting poet (Open Society Foundation); Kosova, 2002, Prize for the best poetry of woman poets in Albanian language, (League of writers and artists); Romania, 2005, nomination for the Balkan Prize of Poetry (Festival Curtea de Arges); Lebanon, Naji Naaman's Literary Prizes, 2014 (Naji Naaman Foundation); Albania, Poetry Prize, 2014 (Europian Academy of Art); North Macedonia, Prize Menada for the special poetic creativity, 2020 (International Festival “ The days of Naim”, Tetovo). Velaj has worked as a journalist for two decades, 1993-2008 mostly in daily newspapers, 2008-2013 freelance journalist. She got two prizes for her profesional achievements. Since 2008 she is lecturer in Literature Department, Faculty of Education “Aleksandër Moisiu” University, Durrës, Albania. During last years she was teaching Albanian Language, Literature and Culture at the University of Belgrade, Department of Albanology.

Translate: To English: Ukë Zenel Buçpapaj
To Italian: Valbona Jakova