Venafro: Notte della Poesia 2023

"È tempo della Notte della Poesia. La notte di chi non si stanca, nonostante i capricci del mondo, di ricercare la bellezza. E di condividerla in piazza, magicamente"

Dopo cinque anni, venerdì 30 giugno alle 21:30, la sesta edizione de 𝑳𝒂 𝑵𝒐𝒕𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑷𝒐𝒆𝒔𝒊𝒂 tornerà ad occupare quel luogo magico, amico dei ricordi, che è la piazzetta dell'Annunziata. Si presenterà come una commistione di arti diverse mosse tutte dall'amore per la cultura.

Con la collaborazione del poeta 𝐁𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚, 𝑉𝑒𝑛𝑢𝑠 𝑉𝑒𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖𝑎 è lieta e onorata di presentare al pubblico della piccola città l'estro musicale del Maestro 𝐂𝐥𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐋𝐮𝐨𝐧𝐠𝐨, autore di un recente album, 𝐶𝑙𝑜𝑢𝑑𝑦, un'opera straordinaria, intimista, tesa a scandagliare nell'ascoltatore un percorso emotivo, lavoro sublime che realizza la perfezione assoluta in musica.
𝐿𝑎 𝑁𝑜𝑡𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑃𝑜𝑒𝑠𝑖𝑎 ospiterà poi il poeta, giornalista e musicista 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐂𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞 che attraverso le pagine del libro 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑁𝑜! - contenente poesie, pensieri, sfoghi contro la guerra - saprà offrire lo strumento universale in grado di seminare la pace: quello della parola poetica con cui si esprime la dignità dell'uomo. Il libro è impreziosito dalla voce dell'astrofisica Margherita Hack che nella prefazione insegna: Signornò! È la rivolta al Signorsì, all'obbedienza cieca e assoluta che si richiede ai militari. Se i popoli gridassero ai governi Signornò, forse la pace avrebbe la possibilità di vincere contro la guerra.
La complicità delle anime belle si delineerà ancora attraverso il virtuosismo di un chitarrista brasiliano, compositore talentuoso e maestro di fama mondiale: 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨𝐬 𝐕𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐮𝐬, punto di riferimento del chitarrismo internazionale e ammirato dall'indimenticato Ennio Morricone, regalerà alla notte della poesia l'incanto e la magia delle sonorità d'oltreoceano.

Ukë Buçpapaj: 𝘘𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘳𝘪𝘦𝘴𝘤𝘪 𝘢 𝘷𝘪𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢

Ukë Buçpapaj

QUANDO NON RIESCI A VIVERE LA VITA

1

Dormire nella vita
La siccità
Uccide i fiumi
La vita nel sonno
La siccità dei fiumi
Brucianti letti e rive
Acque, onde e flussi che bruciano

2

La vita nella palude
Un fiore imprigionato
Il suo profumo dimenticato nella montagna
Il suo colore trasformato in un monaco


Nguyen Chi Trung Poema freddo

 

Nguyen Chi Trung una voce nostalgica che cerca risposte sulla dolorosa permanenza dell’uomo sulla terra. Benché conosciuto anche per la sua lirica erotica e d’amore, l’arteria primaria di Trung è esistenziale; la sua è poesia di domande filosofiche, rivolte a capire il perché, il come, il quando, il da dove e il verso dove dell’uomo e di tutto ciò che lo circonda. Qui offriamo un assaggio di Venti, quelle pagine che si fanno vento, alito celeste che trasporta i ricordi e la materia verso il regno del nulla.

Nato in una città sulla costa nel Vietnam del sud, è cresciuto a Saigon. Negli anni sessanta, grazie ad una borsa di studio, Chi Trung si reca in Germania per studiare filosofia, matematica e meccanica applicata. Ha lavorato come ingegnere fino al 1997. Vive attualmente a Stoccarda e fa lo scrittore. Scrive sia in tedesco sia in vietnamita e traduce poesia nella lingua vietnamita. È riconosciuto come uno dei grandi poeti viventi del suo paese, l’unico esponente della sua generazione. Nel 2013 è uscita una raccolta dei suoi testi poetici a Saigon in sette volumi. Quest’anno è in uscita la prima edizione italiana di Venti presso Samuele Editore.

Dal sito: http://www.minervaonline.it


Beppe Costa: Un utopista senza speranza! di Era Buçpapaj

Credo che ci siano sempre stati poeti che hanno raccontato la storia dell'umanità, molto più bravi degli storici, ed è proprio in questo campo che dovremmo essere formati: confessare ciò che i media sembrano non sapere, essendo sempre più al servizio dei governanti, mentre il poeta deve essere sempre rivoluzionario. In molti paesi, le prigioni sono piene di poeti: voci uniche che molto spesso 
rappresentano il dissenso".

D. Quando hai iniziato a scrivere poesie? 

R. Credo sia iniziato dalla scuola elementare, le avventure di Ulisse, raccontate nell’Iliade di Omero, spingevano a raccontarmi nelle disavventure mie e della mia famiglia, forse 8 anni.

D. Quali sono le tue fonti di ispirazione per scrivere poesie?  

R. Non credo sinceramente alla ispirazione, più che altro mi colpivano drammi che vedevo attorno già in famiglia ma anche le disavventure e gli amori che notavo a scuola. Mi colpivano soprattutto le storie seppure sempre eguali e sempre piene di tristezze.Erano tempi di ricostruzione dell’Italia successivi alla guerra e che sentivo profondamente ancora vicina.

D. Esiste un poeta o una poesia che ti ha ispirato in particolare? 

R. Ricordo che dovevo operarmi e chiesi a mia madre le poesie di García LorcaIn genere all’inizio è stata la poesia francese e spagnola che trovavo anche molto musicale, con ritmi e temi che mi affascinavano, in seguito l’interesse si è via via allargato alla scoperta di poeti sudamericani, una serie di amicizie fondamentali per me, mi hanno fatto scoprire la poesia delle donne,  troppo spesso taciuta dai grandi editori dei miei tempi.

D. Qual è la poesia che hai scritto che rappresenta di più te stesso come poeta?  

R. In genere le poesie che trattano proprio il tema della poesia e dei poeti, l’ho scritta oltre 40 anni fa e si conclude in un verso “sublime la poesia quando non è egoista”. Un tema universale che oggi troppo spesso sembra la si ostenti ed es9bisce. 

D. Pensi che la poesia abbia la capacità di influenzare la società e la cultura in cui viviamo?  

R. Non ci credo, ma dobbiamo pensare che sia così, altrimenti nessuno più scriverebbe. Più sicuro è che per alcuni è fondamentale descrivere ciò che molti pur avendo occhi e orecchie sembrano non sentire, come una umanità sempre in modalità coma di cui nessuno sembra accorgersi. Guerre, danaro, natura e la tenerezza sembra sparire. Ecco che allora per chi scrive diventa necessità primaria.

D. Pensi che i poeti abbiano una responsabilità sociale quando si tratta di scrivere poesie?  

R. Credo che sempre siano stati i poeti a raccontare la storia dell’umanità, molto meglio degli storici e, quindi, su questo terreno occorre tornare: raccontare ciò che i mass media sembrano non sapere, sempre più asserviti al potere, mentre il poeta è sempre un rivoluzionario. In molti paesi le carceri sono piene di poeti e di scrittori: voci uniche spesso a rappresentare il dissenso.

D. Quali consigli daresti a chi vuole iniziare a scrivere poesie e vuole migliorare le proprie capacità in questo campo? 

R. Sembra banale ma consiglio di leggere e leggere sempre anche ciò che viene pubblicato quasi in sordina, oggi la grande editoria non offre granché in tal senso, molti autori del “mio” passato non vengono più pubblicati. Diventa sempre più difficile forse per la grande abbondanza di versi che la rete offre, ma in questa grande confusione si possono trovare perle nascoste.

D. Infine, Come ti descriveresti come poeta?

R. Credo questa sia una domanda cui non saprei rispondere. Scrivo spesso per mettere in guardia, cercando di mantenere la speranza verso un mondo migliore che io stesso non ho più da anni: un illuso!

Era Buçpapaj

Per leggere l'articolo in lingua originale clicca QUI


Il raccontaballe: le origini (don Beppe e don Matteo)

 


Cosa unisce don 𝐁𝐞𝐩𝐩𝐞 a don 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 oltre che essere siciliani?
semplice: tutt’e due vivono da 30 anni indisturbati benché tutti ben sanno dove si trovano, nessuno li cerca.

Tutt’e due vivono mascherati da falso nome (o pseudonimo) e, benché ricercati, fanno ciascuno i “casi” propri senz’esssere disturbati: due fantasmi insomma.

Prima che l’uomo dei miracoli scendesse in campo, non certo per coltivare pomodori o curar le rose, il terreno doveva essere preparato e, se fino ad allora, vi era stata una attenzione particolare verso le nascenti tivvù, cosiddette libere o private, nessuno si poteva render conto di quanto potere potessero conquistare e, addirittura, condizionare intere popolazioni.

 C’era da poco il torneo fra Palermo e Catania su chi potesse conquistare il record di morti ammazzati o fatti semplicemente sparire (lupara bianca). Naturalemente ci volevano sia dei complici di bassa lega che imprenditori affermati con tendenze al comando e all’ubbidienza assoluta e totale. Dove l’utile era alto e comune. Se si ammazzava per poche migliaia di lire non era altrettanto facile pianificare senza accordi l’assalto per l’intera Isola, occorreva mano d’opera certa, imprenditori lungimiranti e intelligenti che sapevano rapinare senza lasciare tracce, come per caso aveva già fatto il 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐂𝐢𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨 che, ciancere aveva fatto a 𝙎𝙖𝙣𝙛𝙞𝙡𝙞𝙥𝙥𝙤 (e qui uno dei tanti riferimenti ai santi) rubandogli il giornale di Catania conn l’aiuto della mafia (non meglio specificata).

Così saltarono antenne, ripetitori e saltò in aria pure la Standa a due passe da don Beppe che per poco non ebbe il primo dei sette infarti.

Ma gli fecero capire che lì il naso non era il caso di ficcarcelo semmai, doveva pensare a quella strana attività di smerciare i libri, che via via diventavano sempre più pericolosi specie quanso erano buoni e aprivano i cervelli alle idee. Perciò contemporaneamente bisognava cercare di conquistare anche le case editrici più importanti che, oltrettutto, possedevano palazzi altrettanto importanti. Come Einaudi in via Biancamano a Torino o quello della Le Monnier a Firenze in via San Gallo, per alcuni riuscì per pochi altri no o almeno, non si sa. Sono così tante le manipolazioni  che si sono perse le tracce. I libri (lo furono anche i giornali, in un tempo lontano) sono pericolosi, la rete, almeno se non la insegnano a usare già dalla più tenera età poteva aiutare sia per gli attentati che per rincretinire le masse coi giochini, le fotine e i gattini: lì ormai spacciare poesia era diventato difficilissimo. Non c’era nient’altro: in pochi anni tutti artisti, ecco perché giornali, rete ma, soprattutto televisioni contavano eccome, specie per la conquista del potere totale.

Il raccontaballe ovvero: Le avventure di un ricercato (o ricercatore)

Don Beppe, detto 𝙪 𝙧𝙞𝙘𝙚𝙧𝙩𝙖𝙩𝙪, per il vestire elegante nasce nella città di S. Agata e dell’elefante nel 1914 (fonte Ninetto o Vito Davoli, n.d.r.) da una coppia di fatto non autorizzata (porterà il peso di tale difetto fino alla fine). Dopo una breve colluttazione con un prete pedofilo decide di fuggire dalla Sicilia, trasferendosi prima in Toscana, dove incontrerà un parente abbandonato di nome Dante iniziando a scrivere sotto lo pseudonimo di Camillieri (per un errore dell’impiegata o all’anagrafe). Lo utilizzerà per scrivere una serie di gialli dove il colpevole verrà individuato già nelle prime righe, evitando così lo stress al lettore teso alla sua scoperta.
foto Marco Cinque

Dopo l’entrata di Mastella nella sinistra del vostro Paese decide di fondare il primo partito di destra insieme a Pirandello, l’idea primigenia era stata dell’Alighieri (ma all’epoca il poeta aveva ucciso un migrante di sinistra mandandolo all’inferno e non poté quindi costituire un partito).

Don Beppe accumula debiti tanto da dedicarsi allo spaccio di libri; inseguito dai censori e dalla finanza si rifugerà a casa di "Pound" che però è assente, trovandovi solo un depresso Che Guevara che nessuno vuole più tranne Calenda Renzi detti anche di terzo pilu.

Cerca di incoraggiarlo leggendogli le proprie poesie ma, ancor più depresso, lo dovrà salvare da un presunto suicidio.

Per sopravvivere è costretto a chiedere all’unico ex compagno di scuola che sa sempre come cavarsela, Casini e, con lui, inventa la notte della follia, il cambio di poltrone, la crisi energetica e, infine, la deriva dei continenti.

Niente da fare, anche il Casini svolta a sinistra e, in pochi anni, si ritrova senza volerlo nuovamente fra preti, democristi e guerre.


Giornata mondiale della Poesia 2023 - online

Giornata mondiale della Poesia 21 marzo 2023 

hanno partecipato:
Nicola Ambrosino, Era Buçpapaj, Sara Capoccioni
Nora Capomastro, Marco Cinque, Vito Davoli
Poul Lynggaard Damgaard, Evan Myquest, Antonio Vanni


musiche; beppe costa, matteo cavicchini -
beppe costa incontri - pellicanolibri - online 21 marzo 2023