martedì 25 febbraio 2014

Memorie (quasi) vere: Alberto Moravia


            Molti sono gli episodi che mi legano a Moravia, ma i giorni a Taormina sono stati i più ‘delicatamente emozionanti’.
Muore Elsa Morante. Dacia Maraini, da tempo compagna di Moravia pensa che, infine, la sua relazione possa essere regolarizzata.
E invece?
Invece passa per Roma un ‘belvedere’ spagnolo in cerca dell’uomo italiano ‘importante’ della sua vita. I miei maligni amici colti del gruppo attorno ad Alberto, dicono che ella avesse segnati tre nomi sul taccuino: Craxi, Pillitteri e Moravia.
Ma Carmen l’aveva già intervistato, lavorando per il Giornale di Sicilia e quindi, per ordine naturale delle cose o per fato, ebbe ad incontrarlo per prima.
E fu così che il grande scrittore se ne invaghì.
Era il 1986 e furono sposi e fotografati felici. Memorabile il pezzo che scriverà Adele Cambria su ‘Il Giorno’, ironizzando alquanto sull'evento. Moravia si sa era geloso, ma un geloso dolce o, almeno, il tumulto era solo all'interno di sé. Se ne serviva per scrivere e questo è anche ‘visibile’ nei suoi romanzi.
Nel 1987 invitato al premio Akesineide (dove da qualche anno fungevo non da poeta bensì da accompagnatore e consigliere, grazie al sindaco scrittore Enzo Grasso), non appena salimmo nel lussuoso albergo Capotaormina, lui si attaccò al telefono chiamando prima Dacia, (anche lei s’era fidanzata con un violinista del quale non ricordo il nome per attutire il dolore):
«Bellissimo albergo Dacia, potresti venire anche tu?» fa lui. Ascoltavo la richiesta ma non sentivo la risposta, intuivo dalle repliche:
«Dai, vieni, porta anche lui, si mangia bene e non si paga nulla. Mare splendido, portate i costumi».
Parlando al telefono camminava nervoso, quasi supplichevole concludendo con un «vabbe’, ci vediamo a Roma, statti bene».
Pensoso, passa qualche minuto, chiama la hall e dà delle indicazioni: «sì Carmen Llera, due elle e senza apostrofo».
Chissà dov'era la Llera, llallà.

Sta con Walid Jumblat, considerato di volta in volta leader druso e/o terrorista (si sa che la storia ha sempre più facce).
            Riuscì a parlarle, una telefonata insistente e concitata, la invitava e con lei anche il suo amore (segreto a pochi). Niente da fare, Carmen stava in Libano e non intendeva rientrare.
Dovette farlo, come raccontano le cronache vere più avanti (morirà il 26 settembre 1990), 36 ore dopo la morte del marito, poiché senza di lei non avrebbero chiusa la cassa.
Alberto un po’ triste e mugugnando uscì, sempre con me, dalla camera scendendo verso il mare.
«Portati le ciabatte, qui la sabbia bolle» gli dissi, insistendo.
«Ma cosa credi, io reggo al dolore e al calore, lo sai che sono stato spesso nei deserti anche con Pier Paolo e Dacia».
«Certo che sì, ma qui in Sicilia è peggio e oggi fa 45 gradi all'ombra».
Finì che dovetti dare i miei zoccoli bruciandomi così tanto da essere questo il ricordo più vivo di quei giorni di Taormina.
Allora non c’erano fotografi o, meglio, le foto staranno lì da qualche parte e forse, qualcuno di noi, a turno, zoppicante, si trova.
            A proposito dell’articolo sul matrimonio di Alberto, io e Dario portiamo a casa di Adele Cambria, che dava le solite feste facendo cucinare le povere vittime delle sue amiche, Moravia. Aperta la porta Adele resta titubante: «Ce l’ha con me maestro?»
            «Dalle poche persone intelligenti, accetto qualsiasi cosa».
Non subito ma, dopo aver riletto quell'articolo, mi sono divertito anche io. Forse Carmen, donna come lei, ci sarà rimasta un po’ male.
E dire che qualche giorno prima che lo trovassero a casa senza più vita, avevo suonato a una macchina davanti a me mentre percorreva il lungotevere che faceva delle strane manovre, andando lentissima. Era proprio lui. Aveva una macchina particolare, con i pedali particolari e spesso quando frenava era più il marciapiede a fermarlo ma, quando veniva invitato (naturalmente nella stessa città) preferiva venire con la sua. Non reggeva a stare in posti dove c’erano delle persone che lo inondavano di complimenti o, in quei salotti noiosissimi dove, con parole difficilissime, si passavano ore senza dire nulla. Preferiva quindi tornarsene a casa senza disturbare nessuno di questi.

Qualche tempo fa Luciano De Crescenzo ha descritto le serate degli intellettuali in maniera esilarante.
Feci in modo che si riappacificasse con Dacia nell'agosto del 1989 a Sezze Romano organizzando una sorta di Premio cui parteciparono il pianista Remigio Coco, il comico Luigi Tasciotti, alle prime esperienze e un nutrito numero di amici poeti e scrittori intervenuti anche dalla Sicilia. Poco più d'un anno dopo, nel settembre del '90 ci lasciò.
Mi rimane di lui un volume edito con la mia editrice (Pellicanolibri, 1984) e una intervista dove a quel tempo collaboravo sul Giornale di Sicilia.
Con la scomparsa di Pasolini, Sciascia e Moravia sono spariti anche tre spine nel fianco della politica: dibattiti ormai oggi sterili fra finti nemici di partiti solo apparentemente diversi. Il caso di dire che soggetto corrisponde a verbo: Partire!...



vedi anche:
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/01/memorie-quasi-vere-arnoldo-foa.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/03/memorie-quasi-vere-enzo-jannacci.html
http://beppe-costa.blogspot.it/2014/03/memorie-quasi-vere-alejandro-jodorowsky.html

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