sabato 31 maggio 2014

Ferruccio Brugnaro; "Le follie non sono più follie" (Seam Edizioni, 2014)


Ferruccio Brugnaro è l’irresistibile voce della sincerità, dell’essere diretto e il desiderio di giustizia per quella invisibile classe operaia, e
la poesia che la rappresenta. 
Jack Hirschman

Non prevarranno

Le guerre
non prevarranno
non avranno
l’ultima parola.
È nata Piera Maria.
La gioia strepita
sui davanzali
del mondo.
La vita
trionfa.

[…Ho sempre cercato maestri, e ne ho trovati, mi considero fortunato. Da quando Francesco Conz mi prese sotto la sua ala, la mia vita cambiò, fui svegliato. E i maestri si susseguivano, da tutto il mondo, Hirschman, Ferlinghetti ecc. e sempre, prima o poi, saltava fuori il nome di Brugnaro, molto stimato, soprattutto negli ambienti della sinistra americana (ricordo le sue edizioni per la Marimbo press in California, a cura dello stesso Hirschman)…]
[…Come dice Francesco Moisio nella felice introduzione a “Un pugno di sole”, divenuto poi “Eine faust voll sonne” nell’edizione tedesca, la difficoltà principale sta nella definizione della sua poesia, così sfuggente per i critici; sono d’accordo, ma questa è la riprova che ci troviamo di fronte ad una novità, e dunque difficilmente catalogabile. Allora analizziamo un ingranaggio alla volta.
Vi sono delle parole necessarie alla interpretazione di questa poesia, e la prima è: umanità. Delle invenzioni italiche quella che mi garba di più. Dovremmo ricordarci più spesso di essere stati noi gli inventori dell’Umanesimo.
L'Autore al Mariconda di Mantova
Nel Novecento abbiamo visto comparire questa parola nel8 la letteratura legata alla Grande guerra, alla Resistenza, al Neo-realismo e, inoltre, era cara alla parte più sana della nostra sinistra. Brugnaro mi sembra il poeta che con precisa caparbietà ha proseguito nello scrivere alla luce di questo
importante principio. Altro aspetto latente è il concetto di “classe”, se vogliamo mutuato da Marx. Ecco Brugnaro è discepolo di questa visione degli “ultimi” (patrizi-plebei, feudatari-servitori della gleba, padroni-operai) ma da “ultimo”, come sorta di pacifico Spartaco della classe operaia.
Lui ha questa visione positivistica e quindi anche ottimistica della risoluzione dei nostri problemi sociali e aggiungerei ambientali.
La parola chiave di tutto è: fabbrica. Questo è il fatidico luogo nel quale tutto inizia e tutto finisce. Si tratta del petrolchimico di Marghera, che ha portato pane sì, ma ci si accorse ben presto avvelenato. Per cui si hanno testimonianze di uomini che non hanno potuto scegliere come vivere, bensì come morire. Di questi compagni e di se stesso Ferruccio parla, e caso raro in Italia, da operaio scrive, portando esperienza di prima mano. È poeta-operaio che parla della condizione dei lavoratori, senza il filtro dello scrittore-intellettuale, che per quanto virtuoso non può che descrivere in terza persona i disagi di altri. No, qui c’è l’esperienza diretta, le ore infinite ad inalare veleni tossici o i lutti sono i suoi, e di nessun altro. Per questo la sua poesia ti trascina via con sé, perché la forza della denuncia e del dolore non possono che provocare una mimesis nel contempo commuovente e disincantata, che provoca nel lettore, una volta aperta l’anima, una sola frase, immobile e perentoria: mai più!...] (Seam Edizioni, Giugno 2014)
dalla prefazione di Igor Costanzo


ISBN 9788881795239, pp. 76, € 10-00
coll. Inediti rari e diversi, a cura di
Beppe Costa  e Igor Costanzo





Bracciante, raccoglitore di stracci

Bracciante, raccoglitore di stracci
operaio degli altiforni
pescatore
venditore abusivo di crostacei
Mio padre
era così
adoratore del sole, adoratore
delle barene
silenzioso
fanatico del mare
Non hai mai parlato
con nessuno
analfabeta
credente solo nella vita
solo nel suo trascinare
inquietante
dai primi cenni dell’alba
ai tramonti fondi
Mio padre
così come è stato dentro
in questo mondo torbido
senza chiedere niente a nessuno
stanotte è sceso nel tempo
profondo
nei suoi grandi occhi che lui guardava
per ore e ore
da sinistra: Igor Costanzo, Andrea Garbin, Ferruccio Brugnaro,
Sandro Sardella a Venezia (1913)
Presentazione dell'antologia della Revolutionary Poets Brigade
"Heartfire", curata da Jack Hirschman e Agneta Falk 
negli universi incandescenti e amati
con dura segretezza.
Non sono triste
sono felice
contento
me lo risento dentro tutto
irruentemente
ora
col suo canto dalla nostra cucina nera
e senza finestre.
Il suo canto, più che un canto
il suo era ed è
un grido, un urlo selvaggio
denso
che io rilancio con tutta
la forza delle ferite
di un amore a brandelli
contro queste ore
di padroni affamati di sangue
di retate
contro le sbarre pesanti dell’emarginazione
contro le foreste di un dolore
e una solitudine senza fine.


Nota Biografica

Ferruccio Brugnaro, operaio a Porto Marghera dagli inizi degli anni ‘50, è nato a Mestre nel 1936, è autodidatta e vive a Spinea (Venezia). Ha fatto parte per molti anni del Consiglio di fabbrica Montefibre-Montedison, ed è stato per decenni uno dei protagonisti delle lotte del movimento operaio.
Nel 1965 Brugnaro comincia a distribuire nei quartieri,
nelle scuole, fra i lavoratori in lotta, i suoi primi ciclostilati di poesia, racconti, pensieri. È uno dei primi in Italia a diffondere la poesia in forma di volantino. Sui muri di Orgosolo si possono leggere sue poesie scritte ancora negli anni ‘70.
Ha pubblicato su molte riviste tra le quali: “La Fiera Letteraria”, “Letteratura”, “Tempo Presente”, “Nuovi Argomenti”, “Tempi Moderni”. Parte degli scritti, tirati al ciclostile e diffusi come volantini, sono stati raccolti dall’Editore Bertani e pubblicati nei volumi: “Vogliono cacciarci sotto”, 1975; “Dobbiamo volere”, 1976; “Il silenzio non regge”, 1978. Nel 1977 un gruppo di sue poesie è stato musicato dal cantautore Gualtiero Bertelli.
Brugnaro è presente in numerose antologie tra cui: “Il pubblico della poesia”, “Poesie realtà”, “Scrittori e industria”, “Cent’anni di letteratura”, “Poeti del dissenso”, “L’altro novecento”.
Con altri lavoratori nel 1980 dà vita a Milano ai quaderni di scrittura operaia “abiti-lavoro”.
Nel 1984 esce “Poesie” per conto della Cooperativa punti di Mutamento.

Nell’ottobre del 1990 vengono fatti affiggere sui muri di Venezia e di Mestre oltre cinquecento manifesti con una sua poesia contro la guerra. Lo stesso manifesto nel gennaio del 1991 è stato affisso sugli spazi pubblici di Roma. Nel 1993 esce il volume “Le stelle chiare di queste notti”,
editore Campanotto.
Nel 1996 su “Viceversa”, una rivista di Barcellona, appare un gruppo di suoi testi poetici con traduzione in spagnolo di Carlos Vitale. Nel 1997 undici sue poesie, tradotte in inglese da Kevin Bongiorni e Reinhold Grimm, vengono incluse nel n.29 di “Pembroke Magazine”, una pubblicazione internazionale dell’Università del Nord Carolina. Nel 1998 esce negli Stati Uniti, per conto della casa editrice Curbstone, “Fist of Sun”, un volume antologico della sua produzione poetica con traduzione del poeta americano Jack Hirschman. Nell’ultimo decennio sue poesie sono state pubblicate anche in Germania, Grecia, Inghilterra e Cina.
Nel 2000 Jack Hirschman traduce anche “Partial portrait of Maria” per la Deliriodendron Press. Nel 2002 appare in Francia, a cura dell’editore Editinter, il testo antologico “Le Printemps murit lentement” nella traduzione del poeta Jean-Luc Lamouille e in Italia l’editore Campanotto pubblica “Ritratto di donna”. Nel 2004 è uscito in Spagna il libro “No puedo callarte estos dìas” nella traduzione di Teresa Albasini Legaz. Nel 2005 esce a Berkeley “Portrait of a woman”, tradotto da Jack Hirschman.
È del 2006 “Verranno i giorni”, editore Campanotto. Brugnaro partecipa a San Francisco al Poetry Festival nel 2007 e nel 2009. Nel 2008 viene pubblicato in Francia, a cura di Editinter, “Ils veulent nous enterrer!” nella traduzione di Béatrice Gaudy e in Italia, per la Bohumil, l’audiolibro “La mia poesia nasce come rivolta”.
Nel 2009 Brugnaro viene invitato all’Intemational Poetry Meeting di Sarajevo dedicato a Jzet Sarajlic. Nel 2011 esce a Berkeley per l’editore Marimbo un testo antologico “The days will come” con la traduzione di Jack Hirschman e a Francoforte, a cura dell’editore Zambon, appare “Eine faust voli sonne” con la traduzione di Felix Ballhause e Letizia Fuchs-Vidotto.
Suoi testi appaiono spesso anche su varie riviste e giornali internazionali.


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