venerdì 20 giugno 2014

Memorie (quasi) vere: Maurizio Costanzo

Era quasi tutto pronto per registrare ma, prima, bisognava avere una conversazione col ‘capo’, firmare la dichiarazione di responsabilità. Venne a prendermi una signora bassina, riccia peggio di me e piuttosto nevrotica nei gesti:
«Venga, l'aspetta».
Andai mentre usciva Gabriella Zappalà col suo sorriso aperto e sornione ma con l'aggiunta di una punta di acido:
«Vai, poi ti dico».
Entrai, mi afferrò le mani tenendole alle sue.
M’era sempre apparso un po’ simpatico, un po’ populista e, quando lo seguivo con quel cosa c’è dietro l’angolo, addirittura divertente.
Adesso era pallido e sudato. Immagino come potesse essere durante le trasmissioni. Ma non sapevo, nulla.
«Deve aiutarla, questa donna».
«Certo che sì, intanto l’ho pubblicata, su consiglio di Barbara Alberti, come sa. Per questo sono qui, ma è lei che ha potere, non io. Io sono piccolo, anzi piccolissimo».
Così iniziò il primo incontro con Maurizio Costanzo e il suo show. Mi chiedevo cosa volesse dire con quel ‘deve aiutarla’. Lui ha quel potere assoluto di trasmettere a diverse centinaia di migliaia di spettatori quel che dovrebbero fare. Ha lanciato belli e brutti, secondo simpatie, complicità e raccomandazioni.
Infatti fu così, la trasmissione si incentrò sul sesso narrato nel romanzo della Zappalà: ‘Il grido della chimera’, (Pellicanolibri, 1990). Dopo questa apparizione non fummo e non fui tanto tormentato dalle richieste del libro, quanto del come si fa ad andare al Costanzo o del come raggiungere la signora che la ‘dava’.
Io e lei fummo circondati da così tanti ‘ammiratori’ che dovetti staccare il telefono. Alcuni furono scrittori che, rintracciatola, l’invitarono a pranzi, cene e naturalmente quant'altro possiate immaginare. Ma fu Costanzo il principale ‘ammiratore’. Una serie di lettere e inviti, ma Gabriella voleva che il suo libro si vendesse, non che si svendesse lei.
Forse avrebbe ceduto a un sogno d’amore, a un incontro mai avvenuto, non certo a una schiera di ammiratori che immaginavano pompini al buio di un cinema, come narrava nel suo libro da casalinga impavida..
Così andò più volte, divertendo il pubblico raccontando di come mangiava le pagine dopo averle scritte.
Fui invitato anch'io, dalla sala (di cui metto traccia) con la promessa che avrei parlato per non più di cinque minuti. Così fu, preciso 49 minuti e qualche secondo.
Andai diverse altre volte.
Malgrado presentato come un genio della letteratura, una volta feci da palo, senza poter dire una sola parola. Un’altra portandoci Arnoldo Foà (che poi dovette gratuitamente fare spettacolo ai Parioli) e anche qui a un certo punto, forse per la solita lagna dell’artista malato, Foà ed io ci alzammo tentando di andare via.
Una puntata invece per presentare "e pompe di Satana" di Arnoldo Foà
All'ultimo invito, forse il quinto, avevo già aperto la libreria, pensando che la mia vita privata sarebbe stata massacrata ancor più, decisi di lasciare la sedia vuota.
Doveva essere destino, questa intenzione fu aiutata nel permettermi di sbagliare strada.
Non avevo accettato l’invito di farmi prendere dall'organizzazione del Costanzo show, un senso di libertà che avevo a quell'epoca (forse volendo imitare Moravia, nel rischio della ‘noia’ voleva avere la sua macchina per fuggire. Anziché andare verso viale Parioli, andai in senso inverso verso il cimitero del Verano. Non mi rendevo conto: temevo che dall'indomani, diventando molto visibile, sarei stato affollato da richieste di aiuti ancora maggiori. La libreria era un impegno economico sbilanciato e ancora prima di aprire, una montagna di debiti era pronta a seppellirmi.
Confuso, con una ridda di pensieri contrastanti (la pubblicità è utile ma dagli interventi in televisione non era arrivato pressoché mai un ordine di acquisto o un invito, solo ex amici o conoscenti che cercavano il mezzo per arrivarci. Tornai a casa.
Questa esperienza fu tutt'altro che emozionante. Riportò molte persone a contattarmi: madri che avevano figlie ballerine, cantanti, geni in qualcosa e amici cosiddetti che non vedevo da trent'anni almeno, e tutti a dire:
«Ti ricordi di me?» qualche preambolo e poi la richiesta di come si fa ad andare dal Costanzo.
Conservo le lettere di Gabriella Zappalà, scomparsa per tumore, qualche tempo dopo. Il presentatore le scriveva lettere di fuoco. Non mi cercarono più se non per Goliarda Sapienza, per sapere dove e come rintracciarla.
Ci andò anche Goliarda, parlando del nostro libro (avevo pubblicato le Certezze del dubbio (Pellicanolibri, 1987oggi è nella Eianudi) e l’amica comune Adele Cambria che, alla richiesta della ‘passerella’ si rifiutò infuriata e andò via veloce come un furetto.
Mi avevano chiamato dal Costanzo chiedendomi numeri di telefono e di portarci anche Arnoldo Foà (che avevo citato già alcune volte).
Fu così che almeno Arnoldo Foà riprese a lavorare grazie, in fondo, alla Zappalà che, se non mi avesse proposto, non sarei andato e non avrei parlato della situazione, perlomeno critica, del grande attore.

Com'è buffo a volte il sistema: grazie a Barbara Alberti, alla fine la Zappalà rimase sconfitta e sola e Arnoldo (a sua insaputa) insieme a Maurizio Costanzo, trassero qualche vantaggio: almeno per il teatro.
Aggiungo: qualche anno fa avevo messo altri vide con alcune presenze come Gabriella Zappalà, ma Youtube li ha eliminati. Purtroppo.

Posta un commento