giovedì 25 dicembre 2014

Sandro Sardella, Fuoribusta, Seam 2015

ISBN 9788881795291,  pp. 98, € 10
Seam Edizioni
La poesia (di)segnata sul corpo


Sandro Sardella fa parte di quella schiera di poeti e artisti italiani che non hanno seguito né seguono la rotta della poesia per poltrone comode, salotti e parrucchieri che ti fan bello per presentarti al pubblico con una nuova opera.
L’Autore piuttosto ha il sogno (e la voce) dei tanti cantori dell’umanità disfatta, corrotta e, persino in via d’estinzione nella scrittura, così poco frequentata e senza dubbio meno gradevole della tanta poesia che oggi si legge ma che, in poche righe, ti satura, chiedendoti se ancora si possa scrivere di sé soprattutto osservando il mondo circostante. Quell’antico compito che hanno gli occhi dei poeti, che vedono oltre e, naturalmente molto altro di ciò che
sembra vero e reale. Sardella lo ha sempre fatto talora con durezza, senza risparmiare critiche neppure a se stesso:

[…] preferisci la lotta dura senza paura
o preferisci ogni cosa che lotta per un posto al sole?

preferisci l’autodistruzione operaia
o preferisci l’evoluzione della specie?

preferisci fottere
o preferisci essere fottuto?

preferisci la di / pintura operaia di Sandro Sardella
o preferisci la versione originale di Corrado Levi?...]

[…Ed è motivo che anche questo autore abbia spazio proprio in questa storica collana (nome dato dall’amico poeta Dario Bellezza, iniziata da me come Pellicanolibri sin dall’84) che si distacca dalle infinite altre per il motivo accennato all’inizio: la parola è l’unica arma possibile e la poesia ne rappresenta la parte più solida e potente, quando, per i temi trattati, supera i limiti del tempo vissuto dallo stesso Poeta, il quale sa essere un’arma quando si parla di rivoluzione, sa essere una rosa in questioni d’amore.
Beppe Costa

Un pittore che scrive, un poeta che dipinge… Sandro Sardella è tra i più eleganti esempi di una liberazione della creatività della classe operaia in Italia.
Ha coerentemente dichiarato: “Il recapitare è la mia essenza”.
Non c’è differenza tra le lettere del suo ufficio postale o le lettere nella sua randagia poesia, e altrettanto nelle sue impetuose pitture espressioniste-astratte che recapita instancabilmente a tutti gli amanti della libertà.
È la nuova Italia in attesa di aprirsi.
Jack Hirschman

Gaza city – Rasa discanto

“mentre in lontananza rombava il tuono dell’artiglieria,
noi incollavamo, recitavamo, componevamo versi e
cantavamo con tutta l’anima. eravamo alla ricerca di
un’arte elementare che pensavamo avrebbe salvato
l’umanità dalla furiosa follia di quei tempi.
aspiravamo a un nuovo ordine che potesse ristabilire
l’equilibrio tra il cielo e l’inferno.”
(jean arp)

il cuore ha tremato

il flusso dell’indecente ha forzato
un occidentale quotidiano consumonarcotizzato
il cuore tuo
cara amica
ha tremato
inquietato da
piccoli occhi interrogantimpauriti
acceso da
grida e pianti
scosso da
un’indifferenza devastante
fiamme sulla spiaggia di gaza city
la corsa delle ambulanze è breve
l’assedio resta in piedi
inascoltato
feroce
sterminatore
i bimbi saltano e giocano
in un sole traballante
la palla
vola
galleggia
oltre
idee di pietra e cementi
le olive cadono premature e marce
come cani da caccia
si sparpagliano
cacciatori investiti
di un qualche valore spirituale
s’ingozzano
fanno il bagno
fanno pulizia
lo sguardo fisso nel vuoto
dove un boato ha lasciato
indelebile la sua impronta di
polveri urla e brandelli di cielo
la cena fumò e bruciò
tra i detriti delle stanze
sopra il balcone nuovo
mani e voci
le luci e la baia
la sabbia ha un buon sapore
oltre la marea
l’odore del mercato
ascoltando le sirene
di una fragile tregua
ancora quando
piove piombo
e dalle colline aride
appena pomeriggio
carrarmati e blindati
senza limiti di tempo
sversano
un fuoco biblico
per purificare la terra
per avere sicuro e largo dominio
corpi caldi e umidi
impolverati
le donne urlano
agli aerei in cielo
un incalzante lamento
si sparge
a ritmo infuocato
tra mura e carni sfarinate
la polvere fluttua
fumo che vomita
rumori di vita
soleggiati e sparati
è un luglio di giudizio
inesorabile
irrefrenabile
ne sentiamo l’odore
il vento asciuga umori
dentro fiori invisibili
le conchiglie stridono
sullo schermo
il grido della carne
s’infrange
s’affoga
come sopportare quel cielo
queste notti arrossate
questa bestiale propaganda
questa mia impotenza
e parliamo
cara amica
di occupazione
di genocidio
di infinite ingiustizie
di vergognose complicità
di indignazione
di
di
di
e guardiamo
gli aquiloni estivi
agitarsi nel cielo
sopra teste resistenti
nel luglio fuoco di gaza city
le tue lacrime
macchie di sole
dentro voci di campane rotte

(2014)

Sandro Sardella (1952 Varese, vive a Rasa di Varese). Poesia e pittura di segno sono alcune sue tracce. Il lavoro ha marcato la sua poesia la sua poesia ha marcato il lavoro.
Nel 1979 Sandrino operaio stupidinonel 1989 Coriandoli poi tradotto da Jack Hirschman in Coloredpaperbits nel 1996 in California, nel 1999 Parolecicale.
Recentemente per le edizioni Abrigliasciolta” in Varese ha pubblicato: Fiori di carta (2010), Carte ciclostinate – volantini metalmeccanici e postali ciclostilati e fotocopiati in proprio 1978/2011 (2011), Discanto in San Francisco con traduzione di Jack Hirschman (2012) e Discanto di Gisa (2013). Nel 2014 Telegramma con opere di Vito Scamarcia. Nel 1980 con Giovanni Garancini ha fondata la rivista abiti-lavoro, quaderni di scrittura operaia. Dal 1995 frequenta le edizioni “Pulcinoelefante” di Alberto Casiraghy con il quale ha realizzato oltre sessanta libri d’artista. Nel luglio 2012 è stato invitato al San Francisco International Poetry Festival che gli ha anche dedicato una mostra personale alla Emerald Tablet Gallery in North Beach. È presente nella Carovana dei versi-poesia in azione e nella Revolutionary Poets Brigade.



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