Poeti: Eugenio Montale

 


Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.


Meriggiare pallido e assorto

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia

 

La solitudine

Se mi allontano due giorni
i piccioni che beccano
sul davanzale
entrano in agitazione
secondo i loro obblighi corporativi.

Al mio ritorno l’ordine si rifà
con supplemento di briciole
e disappunto del merlo che fa la spola
tra il venerato dirimpettaio e me.

A così poco è ridotta la mia famiglia.
E c’è chi ne ha una o due, che spreco, ahimè!

 

Antico, sono ubriacato dalla voce

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,

t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno

mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo

la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie

le inutili macerie del tuo abisso.


Eugenio Montale nasce a Genova nel 1896 da una famiglia alto-borghese. Trascorre l'infanzia a Monterosso, dove la famiglia si reca in vacanza. Verso il '23 comincia a elaborare una raccolta poetica che porta inizialmente il titolo di Rottami. Con questo titolo paga il suo debito nei confronti di una tradizione espressionista legata alla rivista "La Voce" e ai suoi poeti come Clemente Rebora Camillo Sbarbaro, autore di Frantumi. La vita di Montale appare priva di avvenimenti e in una poesia di Ossi di SeppiaArsenio, il poeta la definisca una "vita strozzata", riprendendo un'espressione che Benedetto Croce aveva usato per LeopardiUna vita strozzata che non riesce a conoscere l'esistenza in senso pieno. Nell'epoca fascista Montale si avvicina alla resistenza antifascista: pubblica nel 1925 Ossi di Seppia, la prima raccolta edita da Piero Gobetti, che l'anno successivo verrà ucciso dai fascisti, e sempre nel '25 firma il "Manifesto degli intellettuali antifascisti" di Benedetto Croce.
Negli anni successivi il poeta si ritira a Firenze, si impiega in una biblioteca, vive ospite a casa dello storico d'arte Matteo Marangoni, marito di Drusilla Tanzi, con cui Montale avrà una lunga relazione, fino alla morte di lei negli anni '60 e celebrata nella poesia Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale della raccolta Satura. Ma un'altra donna sarà importante per la vita del poeta, Irma Brandeis, americana, di origine ebraica e critica letteraria, con cui nascerà una storia d'amore, che si concluderà nel 1938. Questa donna diventa nella poesie di Montale emblema di una salvezza possibile, soprattutto nella raccolta Le occasioni, dove compare con il soprannome-senhal di Clizia.

Nel 1939 Montale pubblica la sua seconda raccolta, Le occasioni, forse la raccolta di poesie più importante del Novecento. Viene pubblicata da Einaudi, una nuova casa editrice, centro di raccolta di scrittori e intellettuali antifascisti. Nel dopoguerra (1948) si trasferisce a Milano, dove inizia a collaborare con il Corriere della Sera. Nel 1956 pubblica La bufera e altro, una raccolta di componimenti riguardanti la guerra e il dolore. Dopo la Bufera, la poesia di Montale prende una piega intimista e crepuscolare. Nel 1966 le poesie raccolte in Xenia sono dedicate alla moglie defunta, Drusilla Tanzi, detta "Mosca". La raccolta verrà poi pubblicata insieme alla raccolta Satura nel 1971. Nel 1975 Montale ottiene il premio Nobel per la letteratura per poi morire nel 1981 a Milano. 


https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Montale

UE Feltrinelli

Poeti: Pierluigi Cappello

 


Interno giorno


Per dire che cosa mi tengo
per dire che cosa, leggendo
uno spartito che trattenga il cielo
alto, sempre alto, per ogni pagina ascoltata
dentro il fumo
dentro ogni gola pietrificata
qui, dove non volevo
dentro il rumore di prima
il rumore di dopo
dove sempre ci si ritrova
quanto un vento, un contorno
dopo che non si è capito
e qualcosa come uno stormo si stacca
in fuga dall’incendio
una nota, dai vetri, una voce
il breve sussurrare dei poeti.

Sera


Le nove, la sera, e un poco il nero che ti sporca le mani
è tutta la terra passata di qui
a che ora le api vanno a dormire, pensi, ti chiedi,
premi il cavo del palmo sull’orlo del ginocchio
nel dirti senti come sono nuove le foglie
da quale maniera di essere solo sono volate
adesso guardi le cose come sono venute
come si sono fissate, quando nella tua persona
e appena pieghi la testa nel vuoto,
nella domanda a che ora le api vanno a dormire
quando sono passati il sapore di terra e le nuvole
davanti ai miei anni, insieme.

Casa di riposo, primo piano


Per quanto staranno così
separati dalla propria armonia
note volate via
dallo stesso spartito,
per quanto vivranno così,
le nuche sulla federa sudata
il silenzio negli occhi
lo strepito delle mani accasciate
c’è tanto silenzio, qui, padre
la vita si alza in silenzio, qui, padre
respira salendo verso le tenebre
lo sforzo di un tronco strozzato dall’edera
e fuori sciama e chiama la gioventù fogliante
primavera mia
che ci sono finestre dove il sole
si affaccia come non desiderato
e azzurri che depongono
la loro azzurra dolcezza;
la speranza è nel gesto, papà,
senza radice e puro
dalla tua mano alla mia
dalla mia mano alla tua
lo splendore di un frutto maturo.

La biografia di Pierluigi Cappello è segnata da pochi, ma decisivi avvenimenti: il terremoto, l’incidente, le tappe della carriera poetica. Cappello era nato a Gemona nel 1967, ma era originario di Chiusaforte, piccolo comune del Friuli, terra di montagna e di confine, il luogo della sua adolescenza, che lui descriveva come «una sottile linea di case infilata in un canale». Dopo il terremoto che il 6 maggio 1976 distrusse Gemona, è vissuto per anni a Tricesimo, in provincia di Udine. Da questo luogo appartato si è dedicato agli studi, alla poesia, attento e partecipe agli accadimenti del mondo, sebbene a distanza. Nonostante il disagio che gli procuravano i viaggi pur brevi, si recava di tanto in tanto a parlare nelle scuole. Nel 2006 ha pubblicato quasi tutte le raccolte delle sue poesie in "Assetto di volo" (Crocetti Editore); per questo libro ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa. È del 2010 il riconoscimento più prestigioso: il premio Viareggio per la raccolta "Mandate a dire all’imperatore". Si recò a riceverlo personalmente, affrontando una traversata dell’Appennino tanto faticosa quanto gioiosa, in ambulanza, assistito e festeggiato da una corona di amici. Una summa della sua produzione poetica è contenuta in "Azzurro elementare. Poesie 1992-2010" (Rizzoli 2013). Ha scritto anche una raccolta di filastrocche usando “parole bambine” dedicate alla nipotina Chiara ("Ogni goccia balla il tango", Rizzoli 2014). Nel 2014 ha pubblicato il romanzo autobiografico "Questa libertà" (Rizzoli). Nonostante la salute sempre più compromessa, ha pubblicato infine "Stato di quiete. Poesie 2010-2016" (Rizzoli, 2016). Gli ultimi anni li ha trascorsi a Cassacco, dove il 1° ottobre 2017 si è spento, o – per meglio dire – se ne è andato verso inniò, ossia “in nessun dove”, se così possiamo tradurre l’antica parola friulana che dà il titolo a una sua poesia: «Jo? Jo o voi discôlç viers

 https://it.wikipedia.org/wiki/Pierluigi_Cappello 

UE Feltrinelli

Poeti: Jacques Prévert


Padre nostro

Padre nostro che sei nei cieli
Restaci pure
Quanto a noi resteremo sulla terra
Che a volte è cosi bella
Con tutti i suoi misteri di New York
Seguiti dai misteri di Parigi
Che valgon bene quello della Santa Trinità
Con il suo piccolo canale dell'Ourcq
E la sua grande muraglia Cinese
Il suo fiume di Morlaix
E le sue caramelle di Cambrai
Con il suo oceano Pacifico
E le sue vasche delle Tuileries
Con i suoi buoni bambini e i suoi cattivi soggetti
Con tutte le meravigliose meraviglie del mondo
Che se ne stanno sulla terra
Offerte a tutti quanti
Sparpagliate
Meravigliate anch'esse d'essere delle tali meraviglie
Tanto che non ardiscono confessarlo a se stesse
Come una bella ragazza nuda che mostrarsi non osa
E con tutte le orribili sofferenze del mondo
Che son legione
Con i loro legionari
Con i loro reziari
Con i signori e padroni del mondo
Ciascun padrone con i suoi predicatori i suoi traditori i suoi predatori
Con le stagioni
Con gli anni
Con le belle ragazze e i poveri coglioni
Con la paglia della miseria che marcisce nell'acciaio dei cannoni

Pater noster

Notre Père qui êtes aux cieux
Restez-y!
Et nous nous resterons sur la terre
Qui est quelquefois si jolie
Avec ses mystères de New York
Et puis ses mystères de Paris
Qui valent bien celui de la Trinité
Avec son petit canal de l'Ourcq
Sa grande muraille de Chine
Sa rivière de Morlaix
Ses bêtises de Cambrai
Avec son océan Pacifique
Et ses deux bassins aux Tuileries
Avec ses bons enfants et ses mauvais sujets
Avec toutes les merveilles du monde
Qui sont là
Simplement sur la terre
Offertes à tout le monde
Éparpillées
Émerveillées elles-mêmes d'être de telles merveilles
Et qui n'osent se l'avouer
Comme une jolie fille nue qui n'ose se montrer
Avec les épouvantables malheurs du monde
Qui sont légion
Avec leurs légionnaires
Avec leurs tortionnaires
Avec les maîtres de ce monde
Les maîtres avec leurs prêtres leurs traîtres et leurs reître
Avec les saisons
Avec les années
Avec les jolies filles et avec les vieux cons
Avec la paille de la misère pourrissant l'acier des canons.

Tre Fiammiferi

Tre fiammiferi uno dopo l’altro accesi nella notte
Il primo per vedere intero il volto tuo
il secondo per vedere gli occhi tuoi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E l’oscurità completa per ricordarmi queste immagini
Mentre ti stringo a me tra le mie braccia.

Trois allumettes

Trois allumettes une à une allumées dans la nuit
La première pour voir ton visage tout entier
La seconde pour voir tes yeux
La dernière pour voir ta bouche
Et l’obscurité tout entière pour me rappeler tout cela
En te serrant dans mes bras.

Per te amor mio

Sono andato al mercato degli uccelli
E ho comprato uccelli
Per te
amor mio
Sono andato al mercato dei fiori
E ho comprato fiori
Per te amor mio
Sono andato al mercato di ferraglia
E ho comprato catene
Pesanti catene
Per te
amor mio
E poi sono andato al mercato degli schiavi
E t’ho cercata
Ma non ti ho trovata
amore mio.

Pour toi mon amour

Et j’ai acheté des oiseaux
Pour toi
Mon amour
Je suis allé au marché aux fleurs
Et j’ai acheté des fleurs
Pour toi
mon amour
Je suis allé au marché à la ferraille
Et j’ai acheté des chaines
de lourdes chaines
Pour toi
Mon amour
Et puis je suis allé au marché aux esclaves
Et je t’ai cherchée
Mais je ne t’ai pas trouvée
mon amour.

 

Jacques Prévert è nato a Neuilly-sur Seine, nel dipartimento della Seine, il 4 febbraio 1900, da un padre bretone e da una madre originaria dell' Alvernia.
Dopo aver frequentato le scuole di Parigi, cominciò a 15 anni a guadagnarsi da vivere facendo svariati mestieri.
Nel 1920 iniziò il servizio militare che lo portò prima a Lunéville, dove conobbe il pittore Yves Tanguy, e poi a Costantinopoli, dove conobbe Marcel Duhamel. Ritornato a Parigi si sistemò con questi due artisti in 'una casa sulla Rue du Chateau.
Nel 1925 i suoi contatti con gli artisti del surrealismo si fanno sempre più frequenti.
Breton, Aragon, Péret, Desnos, Leiris, Queneau, cominciano a frequentare la casa di Rue du Chateau.
I primi testi di Prévert cominciano a comparire nel 1930. In quell'anno infatti la rivista «Bifur» ospita i suoi Souvenirs de famille ou l'Ange gardechiourme (Ricordi di famiglia ossia l'Angelo aguzzino).
L'anno seguente la rivista «Commerce» pubblica Tentative de description d'un diner de tetes à Paris-France (Tentativo di descrizione di un banchetto di teste a Parigi, Francia). Tra il 1932 e il 1936 Prévert svolge una intensa attività teatrale, lavorando con la compagnia «Gruppo d'Ottobre»; scrive dei testi teatrali messi in scena dalla compagnia, alcune volte con la partecipazione dello stesso autore.
La Battaglia di Fontenoy è rappresentata dalla compagnia a Mosca, nel 1933, nel corso di una Olimpiade internazionale del Teatro Operaio.
Nello stesso periodo inizia le sue collaborazioni cinematografiche e scrive le prime canzoni che saranno cantate da interpreti famosi quali , Agnès Capri, Marianne Oswald e Juliette Greco. Il primo lavoro per il cinema fu il soggetto e la sceneggiatura del film diretto da suo fratello Pierre, nel 1932, e intitolato L'alfaire est dans le sac. Segui nel 1915 un film di Jean Renoir Le crime de Monsieur Lange.
L'anno seguente pubblica, sulla rivista «Soutes», La crosse en l'air. Torna al cinema nel 1937 iniziando una proficua collaborazione con MarceI Carné.
II primo film fu Drale de drame (tit. it. Lo strano dramma del dottor Molyneux).
Nel 1938 Prévert soggiornò per un anno negli Stati Uniti e scrisse lo scenario per il secondo film di Carné, Quai de brumes (tit. it. Il porto delle nebbie) interpretato da Jean Ga.bin, Michèle Morgan, Pierre Brasseur, Michel Simon.
Sempre in quell'anno lavora al film Disparus de Saint-Agil di Christian- Jaque e Pietre Laroche.
Segui nel 1939 Le jour se lève (tit. it. Alba tragica) con la regia di Carné.
Durante la guerra, nel 1942, per la regia di Carné e di Laroche, realizzò il film Les visiteurs du soir (tit. it. L'Amore e il Diavolo).
Del 1943 è il nuovo film con Marcel Carné, Les enfants du paradis (tit. it. Amanti perduti) con Barrault e Arletty.
Nello stesso anno lavorò ai film di Pierre Prévert, Adieu, Léonard e Lumière d'été di Jean Crémillon. Del 1945 è l'ultimo prodotto della collaborazione tra Carné e Prévert, costituito dal film Les portes de la nuit (tit. it. Mentre Parigi dorme).
Sempre in quell'anno scrisse la sceneggiatura e il soggetto del film Aubervilliers, diretto da Eli Lotar.
Il 1945 segnò anche la rtpresa dell'attività teatrale con la prima rappresentazione del balletto Le rendez-vous con musica di J. Kosma, coreografia di Roland Petit e sipario di Picasso, al teatro Sarah-Bernhardt. Presso La Nouvelle Edition esce in quell'anno il volume di André Verdet Souvenirs du présent che reca come prefazione lo scritto di Prévert C'est à Saint-Paul-de-Vence. A dicem.bre esce Paroles, raccolta delle sue poesie rimasta tra le più celebrate.
Nel 1946 Histoires. In quell'anno nasce la sua figlia Michelle. Nel 1947 esce una nuova edizione accresciuta di Paroles. Nel 1948 un grave incidente riduce Prévert tra la vita e la morte. Lo scrittore cade da una finestra degli uffici della Radio sul marciapiede degli Champs-Elysées. Resta in coma per parecchie settimane.
Poi va a trascorrere la convalescenza a Saint-Paul-de-Vence dove resterà con la moglie e la figlia alcuni anni.
Nel 1949 esce una nuova edizione di Paroles e nel 1951 esce Spectacle.
Una nuova raccolta delle poesie che andava intanto pubblicando fu fatta nel 1955 nel volume La pluie et le beau tempi.
In quello stesso anno Prévert ritorna definitivamente a Parigi. L'anno seguente pubblica il volume Mirò in collaborazione con G. Ribemont-Dessaignes e con delle riproduzioni di opere di Mirò. Nel 1957 espone i suoi collages alla Galleria Adrien Maeght. Nel 1963 pubblica un nuovo volume di poesie, Histoires, et d'autres bistoires. Nel 1966 esce Fatras con 57 immagini composte dall'autore. Due anni dopo, a Aubervilliers dà uno spettacolo audiovisivo; si tratta di collages su diapositive e poesie inedite. 
Vive in seguito sempre più lontano dagli impegni culturali e trascorre perlopiù i suoi giorni nella proprietà di Omonville-La-petite, un paesino nei pressi di Cherbourg; qui un male incurabile lo conduce alla morte l'11 aprile 1977.

UE Feltrinelli

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Poeti: Stéphane Mallarmé





Brezza marina


La carne ।è triste, ahimè! e ho letto tutti i libri.
Fuggire! laggiù fuggire! Io sento uccelli ebbri
tra l’ignota schiuma e i cieli!
Niente! nè antichi giardini riflessi dagli occhi
terrà questo cuore che già si bagna nel mate
o notti! né il cerchio deserto della mia lampada
nel vuoto luglio difeso dal suo candore
né giovane donna che allatta il suo bambino.
Io perché!Vascello che dondoli l’alberatura
l'ancora sciogli per una natura straniera!
E crede una Noia, tradita da speranze crudeli
ancora nell'ultimo addio dei fazzoletti!
E gli alber forse, richiamo dei temporali
son quelli che un vento inclina sopra i naufragi
sperduti, né antenne, né verdi isolotti...
Ma ascolta, o mio cuore, il canto more, dei marinai!

Brise marine

La cbair est triste, hilas! et fai lu tous les livres.
Fuir! là-bas fuirl’Je sens que des oiseaux sont ivres
D’itre pormi l’icume inconnue et les cieux!
Rien, ni les vieux jardins reflitis par les yeux
Ne retiendra ce cceur qui dans la mer se trempe
O nuits! ni la darti diserte de ma lampe
Sur le vide papier que la blancheur difend
Et ni la jeune femme dlaUant son enfant.
Je partirai! Steamer btdanqant ta mature,
Live l’onere pour une exotique nature!
Un Ennui, disoli par les cruds espoirs,
Croit encore à l’adieu suprème des mouchum'
Et, peut-itre, les mdts, invitant les orages
Sont-ds de ceux qu’un vent penebe sur les
Perdus, sans màts, sans mdts, ni fertiles ttof
Mais, ó mon caur, entends le ebant des matelots!

Il ciabattino

Tranne la pece nulla da fare,
il giglio nasce bianco e corne odore
francamente lo preferisco
a questo buon rattoppatore.
Al mio paio addizionerà
piû cuoio di quanto ebbi mai
e ciò dispera un bisogno
di talloni in liberté.
Il martello che non si sbaglia
conficca rozzi chiodi burlesdii
sulla suola die la sua voglia
conduce sempte per altre peste.
Scarpe ricreerebbe,
o piedi, se voi lo voleste!

Le savetier

Hors de la poix rien à faire,
Le lys naît blanc, comme odeur
Simplement je le préfère
A ce bon raccommodeur.
Il va de cuir à ma paire
Adjoindre plus que je n’eus
Jamais, cela désespère
Un besoin de talons nus.
Son marteau qui ne dévie
Fixe de clous gouailleurs
Sur la semelle Venvie
Toujours conduisant ailleurs.
Il recréerait des souliers,
O pieds! si vous le votdiez!


Quando minacciô l’ombra della legge ineluttabile
un vecchio Sogno, aile vertebre desiderio e ferita,
sotto le vôlte funebri affranto di petiee
esso in me la sua ala ripiegò indubitable.
Lusso! Salotto d’ebano, dove a sedurte un te
urlla morte si torcono celebrate ghirlande,
non siete che superbia mentita dalle tenebre
per chi dalla sua fede, solitario, è abbagliato.
io so che al largo di questa notte la Terra
d’un gran falô proietta l’insolito mistero
di Ira i secoli sordidi che l’oscurano meno.
Lo spazio eguale a sé, che si neghi o s’accresca
in questa noia rotea vili fuochi che attestino
l’accendersi del genio, luce da un astro in festa.


Quand l’ombre menaça de la fatale loi
Tel vieux Rêve, désir et mal de mes vertèbres,
Affligé de périr sous les plafonds funèbres
Il a ployé son aile indubitable en moi.
Luxe, ô salle d'ébène où, pour séduire un roi
Se tordent dans leur mort des guirlandes célèbres,
Vous n’êtes qu'un orgueil menti par les ténèbrei
Aux yeux du solitaire ébloui de sa foi.
Oui, je sais qu'au lointain de cette nuit, la Terre
Jette d'un grand éclat l’insolite mystère,
Sous les siècles hideux qui l’obscurcissent moin\
L’espace à soi pareil qu’il s’accroisse ou se nie
Roule dans cet ennui des feux vils pour témoin i
Que s’est d’un astre en fête allumé le génie.


Stéphane Mallarmé nasce a Parigi nel 1842 e la sua vita è priva di avvenimenti di rilievo: un breve soggiorno in Inghilterra, una vita matrimoniale di routine, un incarico di insegnante nel liceo di Tournon, in provincia.
Nel 1866, Il “Parnasse contemporain” gli pubblica una decina di poesie e nello stesso anno comincia il poema Erodiade al quale può dedicare solo poco tempo a causa dei trasferimenti che lo destinano prima a Besançon, poi ad Avignone.
Nel 1867 inizia il racconto Igitur, o la follia di Elbehnon che lo impone tra gli amici come il teorico della poesia simbolista, di cui è anche uno degli esponenti più lucidi. Ottenuto finalmente il trasferimento a Parigi (1871), i “martedì letterari” di casa Mallarmé influiscono notevolmente sulla formazione dei letterati della nuova generazione. Nel 1876 pubblica il poemetto Il meriggio di un fauno che lascia la critica benpensante sconcertata e diffidente. Nel 1897 esce Un colpo di dadi non abolirà mai il caso, imprevedibile nel suo aspetto formale perché rompe il sistema sintattico e ritmico tradizionale. Amareggiato per non essere riuscito a scrivere il “Libro” assoluto che si era proposto, muore nel 1898 prostrato da insonnie e abbattimenti.


da UE Feltrinelli

https://it.wikipedia.org/wiki/John_Keats


Poeti: Edgar Allan Poe

A Dream


In visions of the dark night

I have dreamed of joy departed -

But a waking dream of life and light

Hath left me broken-hearted.

Ah! what is not a dream by day

To him whose eyes are cast

On things around him with a ray

Turned back upon the past?

That holy dream - that holy dream,

While all the world were chiding,

Hath cheered me as a lovely beam

A lonely spirit guiding.

What though that light, thro’ storm and night,

So trembled from afar -

What could there be more purely bright

In Truth’s day-star? 

______

Un sogno

Nel buio della notte io ho sognato

visioni di una gioia ormai sepolta;

ma un altro sogno fatto nella veglia,

di luce e vita, mi ha spezzato il cuore.

Ah, cosa è mai un sogno a occhi aperti

per chi contempla il mondo attorno a sé

con uno sguardo che ritorna sempre

al tempo che è passato?

Quel  sacro, sacro sogno, giunto mentre

il mondo intero mi rimproverava,

mi ha rallegrato come un dolce raggio

che guidi uno spirito solitario.

Tremava da lontano, quella luce,

persa nella tempesta, nella notte,

Eppure cosa c'era di più splendido

nella stella del Vero e del mattino?


Alone


From childhood s hour I have not been

As others were; I have not seen

As others saw; I could not bring

My passions from a common spring.

From the same source I have not taken

My sorrow; I could not awaken

My heart to joy at the same tone;

And all I loved, I loved alone.

Then - in my childhood, in the dawn

Of a most stormy life - was drawn

From every depth of good and ill

The mystery which binds me still:

From the torrent, or the fountain.

From the red cliff of the mountain.

From the sun that 'round me rolled

In its autumn tint of gold,

From the lightning in the sky

As it passed me flying by,

From the thunder and the storm,

And the cloud that took the form

(When the rest of Heaven was blue)

Of a demon in my view. 


Solo


Fin da bambino, io non sono stato

uguale agli altri; non ho mai guardato

il mondo come gli altri; le passioni

da una fonte comune non ho tratto.

dalla stessa sorgente non ho attinto

il mio dolore; né ho accordato il cuore

alla gioia di chi mi stava accanto.

Ciò che io ho amato, 1’ho amato da solo.

Allora - nei miei primi anni, nell’alba

delle burrasche di una vita - è sorto

dai grandi abissi del bene e del male

questo mistero che ancora mi avvince:

sempre, dalla fontana o dal torrente,

da quella rossa rupe in cima a un monte,

dal sole che girava intomo a me

nel suo bagliore dorato d’autunno,

dal lampo che scoccava in mezzo al cielo

sfiorandomi nel suo rapido volo,

dalla tempesta e dal rombo del tuono,

e dalla nube che prendeva forma

(mentre resto del Cielo era sereno):

la sagoma di un demone al mio sguardo. 


A Elena


La tua bellezza, Etena, è per me

come le barche nicee che un tempo

su un mare profumato, riportarono

quel logoro ed esausto viaggiatore

alla dolce spoonda dov'era nato.


Pellegrino su mari disperati,

i tuoi capelli bruni, il viso classico

di Naiadi mi ha ricondotto in patria

alla gloria che fu l’antica Grecia

e la grandezza che appartenne a Roma.


Ed eccoci! Nel vano illuminato

della finistra, simile  a una statua.

Nella tua mano la lampada d’agata.

Ah! Perché nata in quella che chiamiamo

la Terra Santa!


To Helen


Helen, thy beauty is to me

Like those Nicean barks of yore,

That gently, o’er a perfumed sea,

The weary, way-worn wanderer bore

To his own native shore.

On desperate seas long wont to roam,

Thy hyacinth hair, thy classic face,

Thy Naiad airs have brought me home

To the glory that was Greece

And the grandeur that was Rome.

Lo! in yon brilliant window-niche

How statue-like I see thee stand,

The agate lamp within thy hand!

Ah, Psyche, from the regions which

Are Holy Land 


Evening star


'Twas noontide of summer,

And mid-time of night;

And stars, in their orbits,

Shone pale, thro’ the light

Of the brighter, cold moon,

Mid planets her slaves,

Herself in the Heavens,

Her beam on the waves.

I gazed awhile

On her cold smile;

Too cold - too cold for me -

There pass’d, as a shroud,

A fleecy cloud,

And I turned away to thee,

Proud Evening Star,

In thy glory afar,

And dearer thy beam shall be;

For joy to my heart

Is the proud part

Thou bearest in Heaven at night,

And more I admire

Thy distant fire,

Than that colder, lowly light.


Stella della Sera


Era la mezza estate

e metà della notte

le stelle camminavano

pallde nella luce

della luna più scintillante e fredda,

fra i suoi schiavi, i pianeti;

lei, proprio klei nei cieli,

il suo raggio sulle onde.

Io fissavo incantato

il suo sorriso freddo,

fredddo - per me troppo freddo:

passò poi come un velo

una nube fioccosa

e io mi volsi a te,

superba Stella della Sera,

magnifica e remota,

ed il tuo raggio mi sarà più caro;

perché è gioia al mio cuore

questa superba parte

che ti spetta nel cuielo e nella notte,

e m'incanta di più

il tuo fuoco lontano

di quella luce umile e più fredda.

e_ tace umile e piu fredda


Edgar Allan Poe nacque a Boston nel 1809, da Elizabeth Arnold e David Poe, entrambi attori girovaghi. Abbandonato dal padre pochi mesi dopo la nascita, alla morte della madre (nel 1811) fu allevato da mercante John Allan, che però non lo adottò mai legalmente. Studiò a Richmond e all’Università della Virginia, da cui fu espulso per debiti di gioco. Si trasferì a Boston, dove nel 1827 pubblicò la raccolta Tamerlano e altre poesie.
Entrato nel 1830 all’accademia militare di West Point (per compiacere il patrigno, che di lì a poco si risposerà, privandolo della sospirata eredità) ci rimase però solo un anno, prima di stabilirsi a Baltimora con la zia materna Maria Clemm. Tornato a Richmond, lavorò per il “Southern Literary Messenger”, dove pubblicò i primi racconti. Nel 1836 sposò la cugina Virginia Clemm, allora tredicenne. Nel 1838 diede alle stampe il romanzo Le avventure di Arthur Gordon Pym, e l’anno successivo apparvero i Racconti grotteschi e bizzarri. La celebrità arrivò solo nel 1845, con II Corvo e altre poesie, che ebbe negli Stati Uniti uno straordinario successo popolare. Gli scritti teorici, tra cui La filosofia della composizione (1846), affascinarono Baudelaire, che fu anche il traduttore dei racconti, e poi Mallarmé. Nel 1847 la morte della moglie, da tempo malata, colpì duramente lo scrittore. Poe morì il 7 ottobre 1849 in un ospedale di Baltimora: qualche giorno prima lo avevano trovato per strada, completamente ubriaco. Feltrinelli ha pubblicato nei “Classici” I racconti (1998), e Le avventure di Gordon Pym (2013).

da UE Feltrinelli

https://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Allan_Poe


Maria Manko: due racconti in ucraino, inglese e italiano

Pubblico questi racconti di grande interesse dell'amica Mariia Manko, autrice ucraina che, attualmente, vive in Italia, tratti da: L'amaro odore della solitudine degli uomini.  Fanno  parte di nove storie, in cui gli uomini raccontano diversi aspetti della loro solitudine. 

Credo che ogni uomo abbia il suo odore unico, che aggiunge profondità alle sue esperienze e sensazioni. Gli eventi del mio libro si svolgono in diverse città europee. In particolare, l'incontro con l'artista Gustav avviene a Bergen, in Norvegia. Questo dialogo parla non solo di solitudine, ma anche dei complessi rapporti tra arte e vita personale
(B.C,)


d'amore e d'altri bisogni, il nuovo libro di Beppe Costa

Beppe Costa, un fanciullo millenario 
di Mauro Macario

Così avevo definito in un’intervista francese il mio Maestro Lèo Ferré, genio del ‘900, poeta, romanziere, musicista, interprete, direttore d’orchestra, saggista. Uso ancora una volta questa definizione per Beppe Costa per convogliare il suo talento a raggera multiforme e la sua vita in un unicum plurivalente, come scia luminosa di una cometa che continua a circumnavigare il pianeta lasciando una pioggia incandescente di formazioni stellari: i suoi versi, il vissuto, il tempo esistenziale ostinatamente timbrati da abnegazione, rigore, e onestà (quasi autolesionistica), e di conseguenza il suo essere, appunto, un fanciullo millenario.

Spandersi tra poesia, direzione di Festival, Blog internazionali, romanzi, reading, sono le sue metamorfosi abituali di cui spesso hanno goduto poeti di ogni latitudine e dove l’autore da questi incontri si escludeva per scelta etica ormai inusuale in un’epoca in cui l’ego smisurato è peggio di una mina antiuomo, tanto il territorio di questo ambiente è disseminato di trappole, ma soprattutto di ingratitudini.

nel QR 90 minuti di musica pag. 144, €15.00
Beppe è sempre stato bersaglio del proprio altruismo condotto con fraternità spontanea, senza mai cedere alla fatica di erigere punti di confronto e di conoscenza tra artisti. D’altra parte, viene da lontano, dove la cultura umanistica non era solo il prodotto che la rappresentava ma era fonte di relazioni, di amicizie, di amori. La storia romana della sua famosa libreria Pellicano è una dimostrazione reale e pratica di un tempo morale e artistico che ha onorato il nostro paese e che non c’è più. Non faremo un mero elenco degli autori passati da lui e che lui ha attraversato, ci limiteremo a dire che nella grande stagione autorale dalla metà del Novecento in poi, Beppe ha vissuto con i grandi della letteratura un’empatia fraterna che oggi è sempre più difficile da incontrare.

E poi, soprattutto, c’è la corrente fluviale della sua poetica che continua a scorrere dolce e impetuosa a irrorare l’attuale desertificazione progressiva della cultura umanistica in via d’estinzione a causa di una bulimica in-civiltà tecnocratica che tutto divora: sentimenti, speranze, il senso del sogno, di qualsiasi sogno. Una in-civiltà antionirica che sta innestando nell’involuzione umana, geni robotici di tipo schiavistico ad uso e abuso della produzione di massa. Beppe no, con il suo bastone di rabdomante cerca se non oceani, almeno un rigagnolo salvifico: la poesia. E in quel rigagnolo ricrea la Fossa delle Marianne che malgrado la profondità spaventosa, raggiunge sul fondo in apnea tramite la zavorra dei suoi versi.

Ed ecco che in questo ricreato acquario umanistico, galleggia a suo agio in una morfologia genetica che non conosce rovina né inquinamento, la sua flora poetica ondeggia libera e torna in superficie nel ritrovato respiro di un canto universale. Sembra dirci : vedete com’eravamo? Come sapevamo emozionarci a un viso adolescenziale che non ci ha più cercati? Come non avevamo paura di commuoverci davanti a un addio struggente? Come tessevamo le nostre solitudini-rifugio, giorno dopo giorno, anno, dopo anno, e non abbiamo ancora finito? Come scendevamo per strada insieme a moltitudini giovanili per protestare controle guerre? E come non sappiamo più oggi indignarci davanti alla tomba collettiva dei nostri mari?

Quei mari che un tempo ci lasciavano sulla battigia i nostri sogni infranti e i nostri sguardi persi lontanamente...Quelle albe di stupore e commozione guardando il corpo nudo che ci dormiva accanto

e in quel silenzio già preannunciava la sua fuga imminente… Questo e tanto altro ci dice il presente libro La Poesia e altri bisogni… E i bisogni sono tanti, ancora inevasi o vissuti parzialmente... Leggere queste poesie come un vocabolario dell’anima, perché ogni parola ne porta dietro altre cento.

Ci sono immagini dietro le parole che ciascuno può sviluppare in camera scura, non quello di un laboratorio fotografico, ma di un contenitore mnemonico talvolta denso di strazi taciuti, di richiami,

di improvvise luccicanze. Sono i fiori che Beppe riporta in superficie dalla Fossa delle Marianne. Cogliamoli, senza strapparli. Non grida, ma nobili canzoni per ogni tempo. Che la musica in Beppe è dentro a ogni sospiro e questi sospiri musicali sono stati interpretati da Matteo Cavicchini, pianista, che insieme a Beppe ha animato di afflati sonori perché musica e poesia sono siamesi. E Beppe in Matteo ha trovato il suo fratello, il compagno di viaggio.

Siamo noi, ora, che abbiamo un bisogno. Leggere questi versi che vengono da lontano e al contempo  devono ancora nascere, in un ciclo senza fine.

Mauro Macario

nel QR 90 minuti di musica pag. 144, €15.00

Noi e la Musica di Matteo Cavicchini

Beppe Costa, o Beppeee con tre “e”, come amo chiamarlo, lo conobbi il 16 maggio del 2014, a Mantova, nel foyer del Teatro Sociale. Lui doveva leggere poesie, io dovevo suonare. Lui legge, io suono, lui legge, io suono, e in una manciata di minuti trovammo una complicità magica, un colpo di fulmine, un folgorazione, fu un incontro che ci avrebbe uniti in modo indissolubile.

Al termine dell’evento mi prese per mano e mi fece conoscere Jack Hirschman, inutile dire che vissi uno dei momenti più straordinari della mia vita. Dopo alcuni giorni non tardarono ad arrivare le prime mail, le prime telefonate, nacque così un rapporto di amicizia che ad oggi, dopo dieci anni, definisco unico.

Non si può non amare Beppe, nella sua semplicità e umiltà dona tutto se stesso al prossimo, si prodiga per i bisognosi, combatte battaglie senza esclusione di colpi, per coloro che si trovano in difficoltà e senza timore sacrifica denaro e tempo, per cause nella quali vengono meno i suoi principi di onestà e coerenza. Poeta sublime, che ha incantato un numero indefinito di persone, in ogni angolo del globo, fondatore della Pellicano libri, amico fraterno di personalità del mondo della letteratura, della musica, del cinema; ideatore di festival internazionali, musicista insomma, una personalità che ha stregato chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarlo.

La musica ha suggellato il nostro decennale sodalizio, concretizzando progetti straordinari, nei quali la mia partecipazione pianistica mi ha permesso di esibirmi in festival internazionali, giornate mondiali della poesia, eventi contro la guerra, commemorazione di figure immortali come Dario Bellezza, Antonino Caponnetto e Jack Hirschman. Negli ultimi anni abbiamo scritto e arrangiato brani, che molto probabilmente daranno vita ad una registrazione discografica, in barba all’età non conosce sosta e riposto, credo non finirà mai di sorprendermi. Da tempo mi definisce “suo fratello”, sentitamente commosso lo ringrazio, e gli auguro dal profondo del cuore mille anni di questa vita, consapevole che anche gli angeli... non potranno fare a meno di lui!

Matteo Cavicchini

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