La Notte della Poesia VI Edizione - Venafro 2023
Nguyen Chí Trung, Dovremmo vedere
Dovremmo vedere (II)
traduzione dallo spagnolo di Vito Davoli
VENAFRO - Notte della Poesia 2023 di Marco Cinque

Venafro: Notte della Poesia 2023
"È tempo della Notte della Poesia. La notte di chi non si stanca, nonostante i capricci del mondo, di ricercare la bellezza. E di condividerla in piazza, magicamente"
Dopo cinque anni, venerdì 30 giugno alle 21:30, la sesta edizione de 𝑳𝒂 𝑵𝒐𝒕𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑷𝒐𝒆𝒔𝒊𝒂 tornerà ad occupare quel luogo magico, amico dei ricordi, che è la piazzetta dell'Annunziata. Si presenterà come una commistione di arti diverse mosse tutte dall'amore per la cultura.
Ukë Buçpapaj: 𝘘𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘳𝘪𝘦𝘴𝘤𝘪 𝘢 𝘷𝘪𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢
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Ukë Buçpapaj QUANDO NON RIESCI A VIVERE LA VITA 1 Dormire nella vita 2 La vita nella palude |
Nguyen Chi Trung Poema freddo
Nguyen Chi Trung una voce nostalgica che cerca risposte sulla dolorosa permanenza dell’uomo sulla terra. Benché conosciuto anche per la sua lirica erotica e d’amore, l’arteria primaria di Trung è esistenziale; la sua è poesia di domande filosofiche, rivolte a capire il perché, il come, il quando, il da dove e il verso dove dell’uomo e di tutto ciò che lo circonda. Qui offriamo un assaggio di Venti, quelle pagine che si fanno vento, alito celeste che trasporta i ricordi e la materia verso il regno del nulla.
Nato in una città sulla costa nel Vietnam del sud, è cresciuto a Saigon. Negli anni sessanta, grazie ad una borsa di studio, Chi Trung si reca in Germania per studiare filosofia, matematica e meccanica applicata. Ha lavorato come ingegnere fino al 1997. Vive attualmente a Stoccarda e fa lo scrittore. Scrive sia in tedesco sia in vietnamita e traduce poesia nella lingua vietnamita. È riconosciuto come uno dei grandi poeti viventi del suo paese, l’unico esponente della sua generazione. Nel 2013 è uscita una raccolta dei suoi testi poetici a Saigon in sette volumi. Quest’anno è in uscita la prima edizione italiana di Venti presso Samuele Editore.
Dal sito: http://www.minervaonline.it
Beppe Costa: Un utopista senza speranza! di Era Buçpapaj
D. Quando hai iniziato a scrivere poesie?
R. Credo sia iniziato dalla scuola elementare, le avventure di Ulisse,
raccontate nell’Iliade di Omero, spingevano a raccontarmi nelle disavventure
mie e della mia famiglia, forse 8 anni.
D. Quali sono le tue fonti di ispirazione per scrivere poesie?
R. Non credo sinceramente alla ispirazione, più che altro mi colpivano drammi che vedevo attorno già in famiglia ma anche le disavventure e gli amori che notavo a scuola. Mi colpivano soprattutto le storie seppure sempre eguali e sempre piene di tristezze.Erano tempi di ricostruzione dell’Italia successivi alla guerra e che sentivo profondamente ancora vicina.
D. Esiste un poeta o una poesia che ti ha ispirato in particolare?
R. Ricordo che dovevo operarmi e chiesi a mia madre le poesie di García Lorca. In genere all’inizio è stata la poesia francese e spagnola che trovavo anche molto musicale, con ritmi e temi che mi affascinavano, in seguito l’interesse si è via via allargato alla scoperta di poeti sudamericani, una serie di amicizie fondamentali per me, mi hanno fatto scoprire la poesia delle donne, troppo spesso taciuta dai grandi editori dei miei tempi.
D. Qual è la poesia che hai scritto che rappresenta di più te stesso come poeta?
R. In genere le poesie che trattano proprio il tema della poesia e dei poeti, l’ho scritta oltre 40 anni fa e si conclude in un verso “sublime la poesia quando non è egoista”. Un tema universale che oggi troppo spesso sembra la si ostenti ed es9bisce.
R. Non ci credo, ma dobbiamo pensare che sia così, altrimenti nessuno più scriverebbe. Più sicuro è che per alcuni è fondamentale descrivere ciò che molti pur avendo occhi e orecchie sembrano non sentire, come una umanità sempre in modalità coma di cui nessuno sembra accorgersi. Guerre, danaro, natura e la tenerezza sembra sparire. Ecco che allora per chi scrive diventa necessità primaria.
D. Pensi che i poeti abbiano una responsabilità sociale quando si tratta di scrivere poesie?
R. Credo che sempre siano stati i poeti a raccontare la storia dell’umanità, molto meglio degli storici e, quindi, su questo terreno occorre tornare: raccontare ciò che i mass media sembrano non sapere, sempre più asserviti al potere, mentre il poeta è sempre un rivoluzionario. In molti paesi le carceri sono piene di poeti e di scrittori: voci uniche spesso a rappresentare il dissenso.
D. Quali consigli daresti a chi vuole iniziare a scrivere poesie e vuole migliorare le proprie capacità in questo campo?
R. Sembra banale ma consiglio di leggere e leggere sempre anche ciò che viene pubblicato quasi in sordina, oggi la grande editoria non offre granché in tal senso, molti autori del “mio” passato non vengono più pubblicati. Diventa sempre più difficile forse per la grande abbondanza di versi che la rete offre, ma in questa grande confusione si possono trovare perle nascoste.
D. Infine, Come ti descriveresti come poeta?
R. Credo questa sia una domanda cui non saprei rispondere. Scrivo spesso per mettere in guardia, cercando di mantenere la speranza verso un mondo migliore che io stesso non ho più da anni: un illuso!
Era Buçpapaj
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