La donna forte
Ricordo il tuo viso, fissato nei miei giorni,
donna con gonna azzurra e con fronte abbronzata;
quando nella mia infanzia, in terra mia d’ambrosia,
ti vidi aprire un solco nero in un ardente aprile.
Nella fonda taverna, l’impura coppa alzava,
chi un figlio appiccicò al tuo petto di giglio;
sotto questo ricordo, che t’era bruciatura,
cadeva dalla mano, serena, la semente.
Io ti vidi in gennaio segare il grano al figlio,
e in te, senza capire, trovai quegli occhi fissi,
ugualmente ingranditi da meraviglia e da pianto.
E ancora bacerei il fango dei tuoi piedi,
perché tra cento donne non ho visto il tuo volto,
e l’ombra tua nei solchi,
seguo ancora nel mio canto.
Dammi la mano
Dammi la mano e danzeremo
dammi la mano e mi amerai
come un solo fior saremo
come un solo fiore e niente più.
Lo stesso verso canteremo
con lo stesso passo ballerai.
Come una spiga onduleremo
come una spiga e niente più.
Ti chiami Rosa ed io Speranza
però il tuo nome dimenticherai
perché saremo una danza
sulla collina e niente più.
L’amore che tace
Se ti odiassi, il mio odio ti darei
con le parole, rotondo e sicuro;
ma ti amo e il mio amore non si affida
a questa lingua umana, così oscura!
Tu lo vorresti mutato in un grido,
e vien così dal fondo che ha disfatto
la sua ardente fiumana, sfinito
prima ancora della gola e del petto.
Io sono come uno stagno ricolmo
ed a te sembro una sorgente inerte,
per questo mio silenzio tormentoso
più atroce che entrare nella morte!
Intima
Non stringere le mie mani.
Verrà il tempo infinito
di riposare con molta polvere
ed ombra tra le dita intrecciate.
E tu dirai:
‘Non posso
più amarla; le sue dita
si sgranarono come le spighe’.
La mia bocca non baciare.
Verrà l’istante pieno
di spenta luce, senza labbra
starò sotto un umido suolo.
E tu dirai: ‘L’amai, ma non posso
amarla più, ora che non aspira
l’odore di ginestre del mio bacio’.
E mi rattristerò nell’udirti;
tu parlerai come un cieco ed un pazzo,
perché la mia mano sarà sulla tua fronte
quando le dita si spezzino,
e scenderà sopra il tuo volto
pieno d’ansia, il mio respiro.
Non mi toccare dunque. Mentirei
nel dirti che ti dono
il mio amore nelle braccia mie protese,
nella mia bocca, nel mio collo,
e tu, credendo d’averlo esaurito
ti sbaglieresti come un bambino ingenuo.
Perché il mio amore non è solo questo
stanco e restio covone del mio corpo,
che trema tutto offeso dal cilicio
e in ogni volo mi resta indietro.
È ciò che sta nel bacio e non nel labbro,
ciò che spezza la voce e non il petto:
ma è un vento di Dio, che passa lacerando
nel suo volo, la polpa delle carni.
Gabriela Mistral nasce a Vicuña, piccola cittadina a vocazione agricola e mineraria del Cile, il 7 aprile 1889. È considerata unanimemente come una delle più influenti poetesse del ‘900 nonché la prima donna sudamericana a ricevere il Premio Nobel per la letteratura nel 1945.
La sua è una famiglia modesta: il padre, insegnante e poeta amatoriale, abbandonerà la famiglia molto presto ma, nonostante tutto, la poetessa erediterà dal padre la passione per l’insegnamento e la poesia. A 11 anni è costretta a ritirarsi dalla scuola pubblica, per una falsa accusa di furto, e sarà seguita nell’educazione dalla sorella maggiore, più grande di lei di 15 anni e insegnante. Ancora ragazza, a 15 anni, conosce le opere del poeta Frederic Mistral, poeta francese di lingua e cultura occitana, e ne rimane subito colpita; sarà proprio Frederic Mistral a influenzare fortemente il suo stile letterario e la sua vita, tanto da spingere Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga, vero nome di Gabriela Mistral, a firmarsi con lo pseudonimo che tutti conosciamo come omaggio a Gabriele D’Annunzio e Frederic Mistral, suoi punti di riferimento letterario.
A 16 anni decide di iscriversi alla Scuola Normale di La Serena per poter diventare un’insegnante e seguire una delle sue grandi passioni, contemporaneamente da sfogo alle sue idee collaborando come giornalista a diverse testate locali. Di idee progressiste e di ispirazione sociale, imprimerà nei suoi articoli la sua profonda attenzione per le tematiche sociali e l’accesso all’educazione per le classi più svantaggiate. Le sue posizioni, emerse pubblicamente nei suoi articoli, sono considerate “pericolose” nel Cile dei primi anni del ‘900, ancorato a logiche conservatrici e maschiliste. Uno di questi articoli gli costerà l’espulsione dalla Scuola normale e la priverà della possibilità di accreditarsi accademicamente all’insegnamento. La penuria di insegnanti in Cile gli da comunque la possibilità di praticare l’insegnamento in scuole periferiche ed isolate del paese. È proprio in quegli anni che con Sonetos de la Muerte vince un importante competizione letteraria nella capitale cilena ed inizia ad imporsi come poetessa di spessore nei salotti del paese. La morte sarà tema ricorrente dei suoi lavori e contribuirà a delineare lo stile unico e innovativo dell’autrice sudamericana.
I nuovi governi cileni, della fine degli anni ’10, individuano in Gabriela Mistral la figura perfetta per il rilancio e la ristrutturazione del sistema scolastico cileno e le offrono la cattedra di direttrice di un importante Liceo del paese. Vincerà il concorso di direttrice al più importante Liceo femminile del paese a Santiago ma si scontrò ben presto con la mentalità di un paese non ancora pronto ad accogliere le idee innovatrici della Mistral. È all’estero che la poetessa arriva inaspettatamente al successo con la pubblicazione della raccolta Desolacion a New York nel 1922 e Lecturas para Mujeres in Messico l’anno successivo, opera fondamentale che tratterà la maternità e l’educazione femminile sotto una nuova lente. Sarà proprio il governo messicano ad offrirgli importanti riconoscimenti che le permetteranno di viaggiare per il mondo ed essere apprezzata tenendo lezioni nelle più prestigiose università europee e nordamericane. Sarà rappresentante dell’America Latina all’Istituto per la Cooperazione intellettuale e dal 1932 console del suo paese in diverse città tra cui Napoli, Parigi e New York. È in questi anni che conosce la scrittrice statunitense Doris Dana con la quale inizierà un fitto scambio epistolare e una relazione sentimentale che la porteranno a trasferirsi a New York negli ultimi anni della sua vita. Morirà nel 1957 a New York, lasciando le sue proprietà alla compagna e una cospicua eredità ad un fondo per l’educazione nella sua terra natale.
Il suo stile letterario è sorto sulle ceneri della vecchia società cilena postcoloniale. La povertà, l’emarginazione, le tematiche dell’emancipazione femminile, cosi come l’amore, il dolore e la morte saranno tema ricorrente nelle sue opere e faranno emergere la peculiarità dello stile dell’autrice, eterogeneo e discontinuo. Oltre alle opere citate, Tala, Ternura, Nubes blancas, Lagar e Recados hanno mostrato l’attenzione verso l’amore, la sofferenza e la morte, l’insegnamento e le necessità di nuovi approcci per un’educazione aperta a tutti e sensibile alle donne; universo femminile fatto di madri, mogli e giovani donne, perno e faro delle generazioni future.
https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriela_Mistral