Alla vita
Come nel suono colto delle migliori
parole che descrivono l’universo,
c’è un piacere così alto e diverso,
oh vita, nei tuoi rapidi colori,
che in un tempo infinito sognatori
noi vorremmo guardare quel disperso
delirio che ripeti come un verso
riempiendoci lo sguardo di splendori.
Che mirabile onore è l’ondeggiante
principato dell’abito che spieghi,
che paesaggio imperiale è il tuo Presente!
Non potrò mai ringraziare abbastanza
che da un pugno di terra umida e cieca
tu mi abbia fatto così vivo e amante.
Il mondo
Come sei puro e delicato, o mondo!,
con paesaggi notturni e con aurore,
con giornate e con sere riposate,
austero e pieno di un ardore fecondo.
Come sei vasto, apatico e profondo;
con che rigore accogli i nostri sguardi,
e ignori le parole pronunciate
da una bocca che cambia in un secondo!
Nulla diranno che possa commuoverti;
nulla alle stelle può recare danno,
abituate a guardare la stessa morte
che l’uomo attiva e ignaro incoraggia
sperperando i suoi fuochi in vani alterchi
e facendo una vita turbolenta.
Visione e desideri della notte
Con diamanti sulla testa
con una rete di diamanti che brilla come l’acqua,
rapidamente passi per l’etere trasparente
con bagliori e con fiamme
il vento e l’armonia ti hanno cinta di nuvole,
la tua bellezza è eterna e si ripete tra le stelle.
Ma i miei occhi non vedono, soltanto ascolto
vaste ali che muovono lo spazio.
Vivere, morire, tutto è un fumo grigio
quaggiù, e il mio nome giace in fondo a un lago;
debbo piangere davanti a un fiore, sapere che mai,
mai più ti vedrò. Oh baciarti, oh le mie forze
che strappano i rami per piangerci sopra!
Guarda l’autunno già, è da molto che aspetto,
forse le foglie nuove vorranno vedermi ai tuoi piedi,
sui prati del cielo, molto lontano.
Traversa la notte, l’autunno, illuminami
come l’acqua che versa il suo chiarore sulle pietre;
ho tanto sofferto, tanto, tutti sono stati
così crudeli con me. Oh l’aurora, l’aurora
che già prende il volo sul mare!
Wilcock, Juan Rodolfo Scrittore (Buenos Aires 1919 - Lubriano 1978), di padre inglese e
madre italiana. In Argentina, dove apparvero i suoi primi libri di versi (Libro
de poemas y canciones, 1940; Ensayos de
poesía lírica, 1945; ecc.), fu tra i collaboratori della rivista Sur.
In Italia dal 1958, traduttore dall'inglese e dallo spagnolo, collaboratore di
riviste (Il Mondo di
Pannunzio) e quotidiani, pubblicò opere poetiche, teatrali e narrative, nutrite
da una vena fantastica, ironica e grottesca, non esente, negli ultimi anni, da
toni cupi e malinconici. Oltre alle raccolte poetiche (Luoghi comuni,
1961; La parola morte, 1968;
ecc.), poi confluite nell'ed. post. delle Poesie (1980;
2a ed. ampl. 1993), vanno
ricordati, in prosa, Fatti inquietanti (1960),
il romanzo Il
tempio etrusco (1973), Parsifal, i
racconti del "Caos" (1974), L'ingegnere (1975), Il
libro dei mostri (1978). Le opere teatrali, parzialmente
riunite in Teatro in prosa e in versi (1962),
sono poi apparse in L'abominevole donna delle nevi e altre
commedie (post., 1982).
https://www.treccani.it/enciclopedia/juan-rodolfo-wilcock/
