ContrAppunti perVersi: Tomaso Binga

ContrAppunti perVersi è una pubblicazione Pellicanolibri, 1990

da È Vietato l'ingresso alla Poesia
(libro fatto a mano in 30 esemplari, 1983)

1.
Foto: Dino Ignani
il mio alito
è come una RONDINE
bianca e nera
che va e viene
su e giù
toma e poi
non toma più

2.
la GALLINA
ha partorito
un limone verde
con ghiaccio
poi becchettando
come una persona felice
getta in pasto
alla patria
il granoturco
perché ricco
di omini-acidi

3.
la GIUMENTA
si precipitò
impacchettata
nell'acqua di guerra
correva nella corrente
con gli zoccoli
dipinti di rosso
ed era ancora
vergine

4.
le VACCHE
per stabilire
l’identità
del proprio corpo
morirono di antichità
sui bianchi graffiti
NESSUNO
poteva permettersi
di smentire
la legittimità
della storia

Bianca Pucciarelli Menna, nata a Salerno nel 1931, negli anni ’60 volle sottolineare la disparità di genere nel mondo dell’arte con una scelta radicale e di denuncia: darsi un nome maschile producendo arte femminista. Tomaso, con una m di meno, è un omaggio a Tommaso Marinetti che fin da bambina amava per i suoi eccessi verbali. Nei primi anni lavorava la creta producendo sculture di ispirazione cubista e futurista ma erano le parole a ribollire già sotto la superficie. Nei primi anni ’70 esplosero. Fu allora che Binga iniziò a usare la “scrittura desemantizzata” ispirata alla poesia concreta. L’obiettivo? Scardinare tutte le regole della lingua, liberare le parole dal vincolo del significato e renderle puro segno ma anche puro corpo. Come il suo Alfabetiere del 1976, o Scrittura vivente, dov’è il suo corpo nudo a creare le lettere. Non ha mai voluto creare un nuovo codice, ha spiegato più volte, ma desemantizzare quello corrente e proporre un diverso senso.
Anche all’arte si era avvicinata da piccola grazie a un padre disegnatore e decoratore che instillò nelle figlie l’amore per la bellezza e insegnò loro le tecniche di disegno e acquerello. E tuttavia iniziò come insegnante e solo dopo il matrimonio con Filiberto Menna – medico che si fece critico d’arte – iniziò a frequentare i circoli artistici. Prima a Salerno, poi a Roma. Nei primi anni lavorava la creta producendo sculture di ispirazione cubista e futurista ma erano le parole a ribollire già sotto la superficie. Nei primi anni ’70 esplosero. Fu allora che Binga iniziò a usare la “
scrittura desemantizzata” ispirata alla poesia concreta. L’obiettivo? Scardinare tutte le regole della lingua, liberare le parole dal vincolo del significato e renderle puro segno ma anche puro corpo. Come il suo Alfabetiere del 1976, o Scrittura vivente, dov’è il suo corpo nudo a creare le lettere. Non ha mai voluto creare un nuovo codice, ha spiegato più volte, ma desemantizzare quello corrente e proporre un diverso senso.
La ricerca artistica di Binga a questo punto era pura esplorazione della scrittura verbo-visiva e della poesia sonoro-performativa. Negli anni ’80 pittura e poesia si ritrovarono – un armistizio, lo chiama lei – con la serie Biographic. Nel decennio successivo con Riflessioni e puntate si schierò invece contro la guerra del Golfo. Il suo impegno politico non è mai venuto mai meno. Del 2015 è Utero di sirena che affronta il tema della gestazione per altri. Del 2019 la collaborazione con Maria Graza Chiuri per la sfilata di Dior con le sagome dell’Alfabetiere come scenografia e una sua poesia, Femminismo, recitata in apertura dello show. A chi le chiede se il femminismo sia ancora necessario risponde senza dubbi: certo. Ma le piace di più il termine sorellanza.


https://it.wikipedia.org/wiki/Tomaso_Binga