Bianca Pucciarelli Menna, nata a Salerno nel 1931, negli anni ’60 volle
sottolineare la disparità di genere nel mondo dell’arte con una scelta radicale
e di denuncia: darsi un nome maschile producendo arte femminista. Tomaso, con
una m di meno, è un omaggio a Tommaso Marinetti che fin da bambina amava per i
suoi eccessi verbali. Nei primi anni lavorava la creta producendo sculture di
ispirazione cubista e futurista ma erano le parole a ribollire già sotto la superficie.
Nei primi anni ’70 esplosero. Fu allora che Binga iniziò a usare la “scrittura desemantizzata” ispirata alla poesia concreta. L’obiettivo?
Scardinare tutte le regole della lingua, liberare le parole dal vincolo del
significato e renderle puro segno ma anche puro corpo. Come il suo Alfabetiere del 1976, o Scrittura vivente, dov’è il suo corpo nudo a creare le
lettere. Non ha mai voluto creare un nuovo
codice, ha spiegato più volte, ma desemantizzare quello corrente e proporre un
diverso senso.
Anche all’arte si era avvicinata da piccola grazie a un padre disegnatore e
decoratore che instillò nelle figlie l’amore per la bellezza e insegnò loro le
tecniche di disegno e acquerello. E tuttavia iniziò come insegnante e solo dopo
il matrimonio con Filiberto Menna – medico che si fece critico d’arte – iniziò
a frequentare i circoli artistici. Prima a Salerno, poi a Roma. Nei primi anni
lavorava la creta producendo sculture di ispirazione cubista e futurista ma
erano le parole a ribollire già sotto la superficie. Nei primi anni ’70
esplosero. Fu allora che Binga iniziò a usare la “scrittura desemantizzata” ispirata alla poesia concreta. L’obiettivo?
Scardinare tutte le regole della lingua, liberare le parole dal vincolo del
significato e renderle puro segno ma anche puro corpo. Come il suo Alfabetiere del 1976, o Scrittura vivente, dov’è il suo corpo nudo a creare le
lettere. Non ha mai voluto creare un nuovo
codice, ha spiegato più volte, ma desemantizzare quello corrente e proporre un
diverso senso.
La
ricerca artistica di Binga a questo punto era pura esplorazione della scrittura verbo-visiva
e della poesia sonoro-performativa. Negli anni ’80 pittura e poesia si ritrovarono –
un armistizio, lo chiama lei – con la serie Biographic. Nel decennio successivo con Riflessioni e puntate si schierò invece contro la guerra del Golfo. Il suo
impegno politico non è mai venuto mai meno. Del 2015 è Utero di sirena che affronta il tema della gestazione per altri. Del
2019 la collaborazione con Maria Graza Chiuri per la sfilata di Dior con le sagome dell’Alfabetiere
come scenografia e una sua poesia, Femminismo, recitata in apertura dello show. A chi le chiede
se il femminismo sia ancora necessario risponde senza dubbi: certo. Ma le piace
di più il termine sorellanza.