Poeti: Jesús López Pacheco

 


Delitti contro la speranza 

Ho commesso qualche
delitto contro la speranza.
Mi voglio giudicare.

Perse la vita perché doveva guadagnarsela
ogni giorno: cadde
nel tranello.
Si fece una casa d’allegria.
L’allegria si paga
cara in Spagna.

Allegramente, quindi,
si costruì la speranza,
una speranza di parole.
Lottò.
Fu ferito in battaglia.
Vedilo
con le mani legate
dentro
la sua casa.
Che esca, direte.
Per vederlo per strada
con le mani legate?
È quasi divertente
ciò che gli accade.

Non può che fuggire
dalla strada o da casa.
E non è anche vero che ha perduto
molta speranza?
Anche di questo, certamente,
si tratta.
Ma la lotta continua
non importa chi cade.
Se la sua mano è ferita
può servire la sua arma.
Ciò che ha perduto, altri lo ritrovano
nelle nuove battaglie.
La sua speranza è
in coloro che sperano.


Adesso domando sin che mi si gonfiano le vene del collo.
Perché non salgo sull’edificio più alto,
perché non mi metto al centro della piazza più grande
e grido sino a dissanguarmi?

Cammino spesso per la città
senza andare in nessuno posto.
E sempre vedo l’uomo che avanza sul marciapiede
con le sue enormi mani sconfitte nelle tasche,
quell’uomo che ha sul volto la domanda
condannato a vivere
fra parole nere come rivelazioni.

Un dolore mi prende se lo vedo
e vorrei fare qualcosa per lui,
avvertirlo di un pericolo, gridargli che stia attento
o pagargli il tram sino a un giardino.

Ah, comprendetemi almeno.
Io cammino per la strada
e abbraccerei d’un tratto quell’uomo con cappotto e tristezza.

Ogni uomo

In questa sera di pioggia
mi sono separato da me.
Sulla terra sola
camminavo adagio
voltando il capo
per vedermi nel banco
dov’ero rimasto
a guardarmi andar via.

Dal banco mi vidi
e mi lasciai seduto
per andarmene
nella città sotto la pioggia.

Lì mi separai di nuovo,
e nel parco,
e nella città senza pioggia
dove andai dopo
e in tutte le città
del mondo mi separo
ancora da me.

Ogni uomo del mondo
io sono. Ogni parola
è mia. Ogni riso
è mio. Ogni pianto,
umiliazione, dolore
lo sto sentendo adesso
io che sono ogni uomo.

Quest'uomo

Quest’uomo che grida
in una stanza vuota
bianca
chiusa
che grida sempre
però mai si apre la porta
del luogo in cui l’aria e i ricordi
lentamente si fanno marmo irrespirabile.

Un tranvai

Anche i giorni
ebbero spigoli.
Erano terribilmente quadrati,
esatti.
Le arance,
le sigarette,
persino il fumo,
tutto diventò infine
così terribilmente quadrato
come quei giorni
che ancora mi risuonano dentro,
vuoti
in mezzo alla mia vita.

E ogni notte,
in quella stanza
terribilmente quadrata,
ascoltavo il rumore
di un tranvai felice.

Da quando l’uomo è verticale

Da quando l’uomo è verticale, mai
fu costretto a vivere così curvo.

Mai, da quando l’uomo ha voce,
ha dovuto tacere così a lungo.

A volte viene voglia
di mettersi a gridare
in mezzo alla strada
e prendere a sassate
tutta questa vetrina.

Primo però

C’è delle volte,
però,
che vorrei conficcare
la penna
in mezzo al foglio
bianco
e assassinarlo per sempre.

Secondo però

Ho gridato
sempre
allegria
e
però
com’è triste
doverla gridare
perché esista.

Per molti secoli

Ogni giorno soffro per molti secoli,
rimango sveglio per molti anni
pensando ad ogni uomo che dorme.
Si sveglierà domani e il mondo sarà uguale?
Di nuovo incominciare, continuare
terminare, di nuovo la luce,
di nuovo dormire sino a domani?

Sveglio mi colloco in ogni uomo che dorme,
penetro nella sua memoria, nel suo pigiama,
respiro la sua aria, la sua donna, i suoi figli,
e non dormo più.

Che strano essere soltanto io,
che strano non essere tutti,
tu, voi, loro,
che strano non sapere né inglese né cinese,
non poter dire come si dice
buon giorno in russo,
che strano e che fatica
vivere come uno e soffrire come tanti!

La Biografia di Jesús López Pacheco ci racconta che questo grande letterato è figlio di María del Carmen Berny Abreu e José María Pacheco Chi, José Emilio Pacheco Berny è nato in via Guanajuato 183 nel quartiere Rom di Città del Messico il 30 giugno 1939, dove ha vissuto gran parte della sua infanzia, per poi trasferirsi nella città di Veracruz dove visse con i nonni.
La sua iniziazione alla letteratura fu dovuta a due aspetti fondamentali, il primo fu la scoperta di una grande biblioteca di famiglia, il secondo, l'esperienza con il professor Moreno Tagle, che conobbe all'età di circa quindici anni e che fu colui che guidò lui nelle sue prime letture e nel fatto di conoscere la letteratura messicana.
Tuttavia, la sua passione per la letteratura inizia in tenera età, quando all'età di 8 anni frequenta un adattamento musicale di Don Chisciotte de la Mancha, diretto da Salvador Novo, al Palacio de Bellas Artes di Città del Messico; e secondo le sue stesse parole, quello spettacolo gli rivelò che il linguaggio in cui è nato «può essere per chi lo sa usare, qualcosa di simile alla musica dello spettacolo, ai colori degli abiti e delle case che illuminare il palcoscenico».

https://es.wikipedia.org/wiki/Jes%C3%BAs_L%C3%B3pez_Pacheco
UE Feltrinelli